Skip to main content

Full text of "Letteratura italiana moderna e contemporanea (1748-1903)"

See other formats


This  is  a  digitai  copy  of  a  book  that  was  preserved  for  generations  on  library  shelves  before  it  was  carefully  scanned  by  Google  as  part  of  a  project 
to  make  the  world's  books  discoverable  online. 

It  has  survived  long  enough  for  the  copyright  to  expire  and  the  book  to  enter  the  public  domain.  A  public  domain  book  is  one  that  was  never  subject 
to  copyright  or  whose  legai  copyright  term  has  expired.  Whether  a  book  is  in  the  public  domain  may  vary  country  to  country.  Public  domain  books 
are  our  gateways  to  the  past,  representing  a  wealth  of  history,  culture  and  knowledge  that's  often  difficult  to  discover. 

Marks,  notations  and  other  marginalia  present  in  the  originai  volume  will  appear  in  this  file  -  a  reminder  of  this  book's  long  journey  from  the 
publisher  to  a  library  and  finally  to  you. 

Usage  guidelines 

Google  is  proud  to  partner  with  libraries  to  digitize  public  domain  materials  and  make  them  widely  accessible.  Public  domain  books  belong  to  the 
public  and  we  are  merely  their  custodians.  Nevertheless,  this  work  is  expensive,  so  in  order  to  keep  providing  this  resource,  we  have  taken  steps  to 
prevent  abuse  by  commercial  parties,  including  placing  technical  restrictions  on  automated  querying. 

We  also  ask  that  you: 

+  Make  non-commercial  use  of  the  file s  We  designed  Google  Book  Search  for  use  by  individuals,  and  we  request  that  you  use  these  files  for 
personal,  non-commercial  purposes. 

+  Refrain  from  automated  querying  Do  not  send  automated  queries  of  any  sort  to  Google's  system:  If  you  are  conducting  research  on  machine 
translation,  optical  character  recognition  or  other  areas  where  access  to  a  large  amount  of  text  is  helpful,  please  contact  us.  We  encourage  the 
use  of  public  domain  materials  for  these  purposes  and  may  be  able  to  help. 

+  Maintain  attribution  The  Google  "watermark"  you  see  on  each  file  is  essential  for  informing  people  about  this  project  and  helping  them  find 
additional  materials  through  Google  Book  Search.  Please  do  not  remove  it. 

+  Keep  it  legai  Whatever  your  use,  remember  that  you  are  responsible  for  ensuring  that  what  you  are  doing  is  legai.  Do  not  assume  that  just 
because  we  believe  a  book  is  in  the  public  domain  for  users  in  the  United  States,  that  the  work  is  also  in  the  public  domain  for  users  in  other 
countries.  Whether  a  book  is  stili  in  copyright  varies  from  country  to  country,  and  we  can't  offer  guidance  on  whether  any  specific  use  of 
any  specific  book  is  allowed.  Please  do  not  assume  that  a  book's  appearance  in  Google  Book  Search  means  it  can  be  used  in  any  manner 
any  where  in  the  world.  Copyright  infringement  liability  can  be  quite  severe. 

About  Google  Book  Search 

Google's  mission  is  to  organize  the  world's  information  and  to  make  it  universally  accessible  and  useful.  Google  Book  Search  helps  readers 
discover  the  world's  books  while  helping  authors  and  publishers  reach  new  audiences.  You  can  search  through  the  full  text  of  this  book  on  the  web 


at|http  :  //books  .  qooqle  .  com/ 


Informazioni  su  questo  libro 

Si  tratta  della  copia  digitale  di  un  libro  che  per  generazioni  è  stato  conservata  negli  scaffali  di  una  biblioteca  prima  di  essere  digitalizzato  da  Google 
nell'ambito  del  progetto  volto  a  rendere  disponibili  online  i  libri  di  tutto  il  mondo. 

Ha  sopravvissuto  abbastanza  per  non  essere  più  protetto  dai  diritti  di  copyright  e  diventare  di  pubblico  dominio.  Un  libro  di  pubblico  dominio  è 
un  libro  che  non  è  mai  stato  protetto  dal  copyright  o  i  cui  termini  legali  di  copyright  sono  scaduti.  La  classificazione  di  un  libro  come  di  pubblico 
dominio  può  variare  da  paese  a  paese.  I  libri  di  pubblico  dominio  sono  l'anello  di  congiunzione  con  il  passato,  rappresentano  un  patrimonio  storico, 
culturale  e  di  conoscenza  spesso  difficile  da  scoprire. 

Commenti,  note  e  altre  annotazioni  a  margine  presenti  nel  volume  originale  compariranno  in  questo  file,  come  testimonianza  del  lungo  viaggio 
percorso  dal  libro,  dall'editore  originale  alla  biblioteca,  per  giungere  fino  a  te. 

Linee  guide  per  l'utilizzo 

Google  è  orgoglioso  di  essere  il  partner  delle  biblioteche  per  digitalizzare  i  materiali  di  pubblico  dominio  e  renderli  universalmente  disponibili. 
I  libri  di  pubblico  dominio  appartengono  al  pubblico  e  noi  ne  siamo  solamente  i  custodi.  Tuttavia  questo  lavoro  è  oneroso,  pertanto,  per  poter 
continuare  ad  offrire  questo  servizio  abbiamo  preso  alcune  iniziative  per  impedire  l'utilizzo  illecito  da  parte  di  soggetti  commerciali,  compresa 
l'imposizione  di  restrizioni  sull'invio  di  query  automatizzate. 

Inoltre  ti  chiediamo  di: 

+  Non  fare  un  uso  commerciale  di  questi  file  Abbiamo  concepito  Google  Ricerca  Libri  per  l'uso  da  parte  dei  singoli  utenti  privati  e  ti  chiediamo 
di  utilizzare  questi  file  per  uso  personale  e  non  a  fini  commerciali. 

+  Non  inviare  query  automatizzate  Non  inviare  a  Google  query  automatizzate  di  alcun  tipo.  Se  stai  effettuando  delle  ricerche  nel  campo  della 
traduzione  automatica,  del  riconoscimento  ottico  dei  caratteri  (OCR)  o  in  altri  campi  dove  necessiti  di  utilizzare  grandi  quantità  di  testo,  ti 
invitiamo  a  contattarci.  Incoraggiamo  l'uso  dei  materiali  di  pubblico  dominio  per  questi  scopi  e  potremmo  esserti  di  aiuto. 

+  Conserva  la  filigrana  La  "filigrana"  (watermark)  di  Google  che  compare  in  ciascun  file  è  essenziale  per  informare  gli  utenti  su  questo  progetto 
e  aiutarli  a  trovare  materiali  aggiuntivi  tramite  Google  Ricerca  Libri.  Non  rimuoverla. 

+  Fanne  un  uso  legale  Indipendentemente  dall' utilizzo  che  ne  farai,  ricordati  che  è  tua  responsabilità  accertati  di  farne  un  uso  legale.  Non 
dare  per  scontato  che,  poiché  un  libro  è  di  pubblico  dominio  per  gli  utenti  degli  Stati  Uniti,  sia  di  pubblico  dominio  anche  per  gli  utenti  di 
altri  paesi.  I  criteri  che  stabiliscono  se  un  libro  è  protetto  da  copyright  variano  da  Paese  a  Paese  e  non  possiamo  offrire  indicazioni  se  un 
determinato  uso  del  libro  è  consentito.  Non  dare  per  scontato  che  poiché  un  libro  compare  in  Google  Ricerca  Libri  ciò  significhi  che  può 
essere  utilizzato  in  qualsiasi  modo  e  in  qualsiasi  Paese  del  mondo.  Le  sanzioni  per  le  violazioni  del  copyright  possono  essere  molto  severe. 

Informazioni  su  Google  Ricerca  Libri 

La  missione  di  Google  è  organizzare  le  informazioni  a  livello  mondiale  e  renderle  universalmente  accessibili  e  fruibili.  Google  Ricerca  Libri  aiuta 
i  lettori  a  scoprire  i  libri  di  tutto  il  mondo  e  consente  ad  autori  ed  editori  di  raggiungere  un  pubblico  più  ampio.  Puoi  effettuare  una  ricerca  sul  Web 


nell'intero  testo  di  questo  libro  dalhttp  :  //books  .  qooqle  .  com 


£/7£.  0¥£ 


Harvard  College  Libra 


Front  the  Library  of 

Henry  Wadsworth  Longfellov 
Class  of  1903 


MANUALI  HOEPLI 


VITTORIO  FERRARI 


LETTERATURA  ITALIANA 

MODERNA  E  CONTEMPORANEA 


(1748-1903) 


Seconda  edizione  rifatta  e  aumentata. 


ULRICO  HOEPLI 

EDITORE-LIBRAIO  DELLA  REAL  CASA 

MILANO 
1904 


l'.-kk  ki7i  .fi-S" 


s 


HARVARD 

UNIVERSITY 

LIBRARY 


PKOPKIETÀ   LETTERA  KIA 


6TAB.  TIPOGRAFICO  K  \RINO  BELLINZAGHI 
MILANO,  CORSO  POSTA  NUOVA. 26 


A 

GRAZIADIO  ISAIA  ASCOLI 


Mio  riverito  professore, 

concedendomi  di  intitolarle  questo 
mio  studio,  Ella  comprese  che  alla  richiesta  m'aveva  incorato  un 
solo  orgoglio:  quello  d'attestare  con  il  frutto  -  pur  misero  -  del 
mio  lavoro  la  riconoscenza  d'un  italiano  verso  chi  fa  il  nome  della 
patria  glorioso  fra  le  genti  e  nel  tempo,  e  il  figliale  amore,  fatto 
di  ammirazione,  di  gratitudine,  di  devozione,  che  nutre  per  Lei 

il  suo  Vittorio  Ferrari. 


•^itol, 


•*pito 


-Capi 


I2STIDICE 


IL  MODERNO  RINNOVAMENTO  (1748-1870) 


Capitolo  I.  —  La  preparazione  {1748-1789) 

§  I.  I  precursori  . 

§  II.  La  preparazione  scientifica 

§  III.  La  rinnovazione  poetica 

§  IV.  La  poesia  drammatica  . 

§  V.  Vittorio  Alfieri  e  G.  Parini 


1-89 

1 
19 
88 
50 
71 


Capitolò  II.  —  Per  il  classicismo    al  romanticismo 

(1789-1830) 90-186 

§  I.     La  rivoluzione  italiana  e  i  primi  accenni  del 

Romanticismo 90 

§  IT.    Vincenzo  Monti.  —  U.  Foscolo    .                .  100 

§  IH.  I  neo-classici  minori 122 

§  IV.  Il  romanticismo  puro 183 

§  V.    Il  romanticismo  e  A.  Manzoni      .        .        .147 

§  VI.  Giacomo  Leopardi 178 

Capitolo  III.  —  La  patria  nella  letteratura  (1830-1870)  187-251 

§  I.     I  primi  manzoniani  nell'alta  Italia       .  187 

§  IL    II  Romanticismo  in  Toscana.                        .  197 
§  IH.  La    prosa    della    rivoluzione    e    nell'unità 

d' Italia 217 


vili  Indice. 

Pag. 

§  IV.  La  poesia  della    rivoluzione    e    nell'  unità 

d'Italia 280 

LA  LETTERATURA  DELL'OGGI  (1870-1903) 

Capitolo  IV.  —  Avvertenze 252 

§  I.     La  poesia 259 

§  II.   La  prosa 885 

§  III.  Le  donne  letterate 889 

§  IV.  L'arte  dal  secolo  XIX  al  secolo  XX    .        .  405 

Indice  alfabetico  dei  nomi 415 


IL  MODERNO  RINNOVAMENTO 

[1748-1870]. 


CAPITOLO  I. 
La  preparazione. 

§1. 

/  precursori. 

Quadro  Storico.  —  L'Italia  al  1748.  —  Le  repubbliche  (Lucca, 
Genova,  Venezia).  —  La  Lombardia.  —  Modena.  —  Roma. 
—  Reame  di  Napoli.  —  Piemonte.  —  Preparazione  dei 
destini  d' Italia.  —  Le  riforme  :  in  Piemonte,  a  Milano, 
a  Parma,  in  Toscana,  a  Napoli.  —  Rapporti  tra  la  vita 
politica  e  l'intellettuale. 

I  precursori:  la  critica  della  storia  e  del  giure.  —  Il  Ca- 
ruso e  Apostolo  Zeno.  —  L.  A.  Muratori.  —  Scipione 
Maffei.  —  Pietro  Giannone.  —  G.  V.  Gravina.  —  G.  B. 
Vico.  —  La  Storia  letteraria.  —  G.  M.  Crescimbeni.  — 
Apostolo  Zeno.  —  Saverio  Quadrio. 

«  Il  700  ha  adunque  la  sua  prima  metà  tra- 
vagliata dalle  più  vaste  guerre,  la  seconda  svol- 
gentesi  in  una  pace  quale  l'Italia  da  lunghi 
anni  non  conosceva,  e  analogamente  vuol  esser 
diviso,  perla  Storia  Letteraria,  il  secolo  XVIII 
in  due  parti  distinte,  l'una  delle  quali  appartiene 
al  passato,  l'altra   all'avvenire,   l'una    è   opera 

Ferrari.  1 


Il  moderno  rinnovamento. 


apparentemente  di  riforma,  in  realtà  di  deca- 
denza senile,  l'altra  è  preparazione  della  rina- 
scita, del  risorgimento  italiano,  cosi  politico  come 
civile,  cosi  morale  come  letterario. 

«  Appartengono  alla  prima  le  manifestazioni 
artistiche  della  letteratura  e  principale  fra  esse 
la  poesia  arcadica  che  a  quell'età  dà  nome  ; 
l'altra  comprende  tutto  quel  moto  di  rinnova- 
mento che  colla  Storia  Letteraria  direttamente 
non  si  collegherebbe,  eppure  a  buon  diritto  le 
chiede  un  posto,  perchè,  iniziato  e  guidato  dai 
pensatori,  è  moto,  oltreché  storico,  politico,  ci- 
vile e,  soprattutto,  intellettuale  »  (1). 

Con  queste  parole  si  chiude  il  quadro  sto- 
rico premesso  al  Gap.  IX  del  precedente  volume: 
e  invero  dalla  pace  di  Aquisgrana  [1748]  l'Italia 
usci  cosi  sostanzialmente  trasformata,  che  il 
Carducci  potè  giustamente  scrivere:  «  La  storia 
italiana  nella  prima  metà  del  secolo  XVIII  po- 
trebbe per  certa  guisa  assomigliarsi  al  quarto 
atto  di  un  dramma:  tutto  ciò  che  è  annunziato, 
preparato  e  svolto  negli  atti  anteriori,  si  rav- 
volge di  nuovo,  si  mescola  e  intralcia.  Nell'atto 
quinto,  cioè  nella  seconda  metà,  fuor  di  meta- 
fora, tutto  ciò  che  dell'antico  sistema  politico  e 
della  vecchia  società  rimane,  precipita  o  ac- 
cenna a  precipitare  per  dar  luogo  a  un  nuovo 
ordine  di  cose  »  (2). 


(1)  Fbnini-Ferrari,  Man.  di  Lett.  IL,  dalle  origini  al  1748,  pa- 
gina 280. 

(2)  Letture  del  Risorgimento   Italiano  scelte  e  ordinate 
da  G.  C.  Bologna,  1896,  pag.  V. 


/  precursori. 


Gli  ottanta  stati,  all'incirca,  ne' quali  era  di- 
visa ritalia  al  principiar  del  secolo  XVIII,  si 
erano  ridotti,  per  effetto  della  pace  anzidetta, 
a  dieci,  de'  quali  uno  solo,  la  Lombardia,  in 
condizione  di  assoluta  dipendenza  da  uno  stato 
straniero. 

Di  que'  dieci  stati,  tre  avevano  solo  parvenza 
e  nome  di  repubblica:  Lucca,  in  una  forma 
primordiale  di  governo  collettivista  e  protezio- 
nista, che  poco  poteva  durare  ;  Genova,  a  stento 
reggentesi  sotto  i  Doria,  mezzo  aristocratica  e 
mezzo  commerciante,  ligia  agli  austriaci,  quan- 
tunque nel  1746  li  avesse  cacciati  a  sassate 
quando  avevan  voluto  castigare  in  lei  l'alleata 
de'  Borboni  ;  Venezia  infine,  fossilizzatasi  nelle 
sue  forme  di  governo  che  duravan  dal  1297, 
scaduta  da  ogni  potestà  marittima,  vivente  «  a 
sorte,  per  accidente  »,  come  diceva  il  doge  Re- 
nier,  e  celante  la  sua  agonia  fra  lo  sfarzo  dei 
divertimenti,  lo  splendore  de' suoi  palazzi,  e 
l'incanto  del  suo  paesaggio  unico  al  mondo. 

Degli  altri:  la  Lombardia  era  fiaccata  dalle 
alterne  dominazioni  di  Spagnuoli,  Austriaci, 
Piemontesi,  poi  ancora  Spagnuoli  e  Austriaci, 
che  avean  lasciato  uno  strascico  spaventoso  di 
rovine,  di  sconforti,  d'apatia  rassegnata  o  di- 
sperata; Modena  più  che  uno  stato  era  ridotta 
ad  un  podere  sfruttato  da  un  padrone  —  l'E- 
stense —  poco  coscienzioso;  Roma  e  lo  stato 
papale  ormai  s'avviavano  all'ultimo  crollo,  per 
l'indole  stessa  del  governo  pontifìcio  renitente 
ad  ogni  innovazione  che  fosse   frutto  di  civiltà 


Il  moderno  rinnovamento. 


moderna  ;  nel  reame  di  Napoli,  infine,  la  feu- 
dalità laica  ed  ecclesiastica,  quasi  scomparsa 
o  trasformata  altrove,  persisteva  ancora  salda 
e  tenace  e  poneva  il  maggior  ostacolo  all'ini- 
ziarsi delle  riforme. 

Finalmente  il  Piemonte,  testé  divenuto  centro 
del  Regno  Sardo,  se  appariva  godere  di  un  no- 
tevole benessere,  per  la  produttività  del  terreno 
diviso  fra  molti  proprietari  e  non  isterilito  nei 
latifondi,  per  le  industrie  pullulanti,  era  tuttavia 
ordinato  a  governo  saldamente  aristocratico,  a 
monarchia  tenacemente  assoluta. 

Ormai  certo  un'Italia  nazione  non  esisteva 
più  ;  a  ragione  l'afferma  il  Masi,  dicendola  in 
quel  tempo  «  un  ricordo  letterario,  un'espres- 
sione geografica  »  e  nulla  più  (1).  Bologna,  pro- 
vincia pontificia,  s'intitolava  nazione,  Lucca 
s'armava  di  dazi  protettori  contro  i  vicini  ;  Pie- 
tro Verri  nel  1765  argutamente  satireggiava  la 
meraviglia  destata  da  un  italiano  che  non  si 
teneva  straniero  in  mezzo  ai  Milanesi  ;  e  Vitto- 
rio Alfieri  dedicava  ancora  nel  1789,  il  Bruto 
Minore  al  popolo  italiano  futuro. 

Ma  non  per  questo  meno  dovevan  prepararsi 
e  maturare  i  destini  d'Italia  in  quel  lungo,  inu- 
sitato periodo  di  pace,  per  l'opera  di  vari  fattori. 
Primo  fra  essi  il  concorso  di  principi  e  mini- 
stri buoni,  taluni  anche  novatori,  con  più  o 
meno  di  arditezza,  in  parecchi  degli  stati  italiani. 


(1)  "  L'Italia  al  rompere  della  Rivol.  Frane.  ,  in   Pensiero 
ed  Azione  nel  Risorgimento  Italiano.  Lapi,  Città  di  Castello. 


/  precursori. 


I  re  sardi  Carlo  Emanuele  III  [1730-1773]  e 
Vittorio  Amedeo  III  [1773-1796]  strappavano  a 
Vittorio  Alfieri,  il  feroce  odiator  dei  tiranni,  la 
confessione  che  egli  si  «  sentiva  nell'intimo  del 
cuore  piuttosto  affetto  per  essi  che  non  avver- 
sione: stante  che  sì  questo  re  (Vittorio  Amedeo 
III),  che  il  di  lui  predecessore  sono  di. ottime 
intenzioni,  di  buona  e  costumata  ed  esempla- 
rissima  indole,  e  fanno  al  paese  loro  più  bene 
che  male  ». 

A  Milano  l'ordinato  e  illuminato  governo  di 
Maria  Teresa  [1745-1780],  e  di  Giuseppe  II 
[1765-1790]  iniziò  una  vera  rigenerazione  mate- 
riale e  intellettuale.  Attivati  i  commerci  e  le 
industrie,  aboliti  i  privilegi  e  le  prepotenze  del 
clero,  dato  miglior  assetto  all'amministrazione, 
anche  Milano  fu  terreno  propizio  al  germogliar 
di  pensatori  che  n'avviassero  il  popolo  a  civile 
e  libera  vita  con  moderni  ordinamenti. 

D'ugual  ardimento  di  riforme  senti  gli  effetti 
il  Ducato  di  Parma,  sotto  il  governo  di  Filippo 
di  Borbone,  e  per  l'opera  di  Guglielmo  Du  Tillot 
suo  ministro  [1748-1771];  e  più  n'avrebbe  avuti 
senza  il  bigottismo  del  novello  Duca  Ferdinando 
tanto  più  fanatico,  quanto  più  viva  era  stata  la 
sua  fede  negli  ammaestramenti  del  Gondillac  e 
del  Mably. 

Più  propizio  ancora  allo  svolgersi  delle  ri- 
forme fu  in  Toscana  il  governo  de'  Lorenesi 
durante-  Francesco  [1738-1765]  e  il  suo  succes- 
sore Pietro  Leopoldo  I  [1765-1790],  ambedue 
saliti  poi  al  trono  imperiale  austriaco.    Qui  la 


6  11  moderno  r innovamento. 

coraggiosa  lotta  contro  la  prevalenza  del  clero, 
qui  il  liberismo  nel  commercio,  qui  i  miglio- 
ramenti degli  studi,  la  proclamazione  dell'egua- 
glianza de'  cittadini  di  fronte  alle  imposte,  qui 
l'amministrazione  delle  finanze  dello  stato  resa 
pubblica. 

A  Napoli  infine  già  dal  1734  s'era  instaurata 
con  Carlo  111  un'altra  dinastia  Borbonica;  e  a 
questo  sovrano  e  al  Tanucci  suo  ministro  quel 
regno  andò  debitore  delle  più  larghe  e  innova- 
trici riforme,  che  mentre  miglioravano  le  leggi 
civili  e  gli  ordini  giudiziari  del  regno,  tende- 
vano ad  affrancarlo  da  ogni  omaggio  di  dipen- 
denza verso  il  pontefice,  a  limitare  la  prepon- 
deranza degli  ecclesiastici  nel  regno,  ad  inde- 
bolire il  potere  feudale  nelle  provincie. 

Largo  fu  dunque  il  movimento  innovatore  per 
l'Italia.  Che  se  il  Du  Tillot  a  Parma,  per  lo 
spirito  reazionario  di  Ferdinando,  il  Tanucci 
a  Napoli  per  l'influenza  di  John  Acton,  il  fa- 
vorito di  Maria  Carolina,  videro  non  solo  im- 
pedite ma  in  parte  soppresse  le  riforme  con 
tanto  coraggio  portate  innanzi,  ciò  non  valse  a 
inceppare  il  progresso  di  quelle  idee  che  essi 
aveva»  patrocinato. 

Era  un  seme  gettato  e  che  doveva  o  tosto  o 
tardi  fruttificare. 

Quale  parte  ebbero  i  pensatori,  i  letterati  in 
questo  movimento  politico,  sociale  e  civile?  Qui 
è  veramente  dove  si  può  riscontrare  una  diretta 
relazione  tra  i  fenomeni  del  pensiero  e  quelli 
della  vita  nazionale:  relazione  di  alterna  e  re- 


/  precursori. 


ciproca  dipendenza,  come  è  dato  constatare,  per 
quella  parte  delle  manifestazioni  letterarie  che 
più  davvicino  tocca  la  vita  civile  e  politica,  dico 
la  storia,  la  sua  filosofia,  l'economia  politica  o 
commerciale;  relazione  di  contemporaneità  per 
la  letteratura  fantastica. 

«La  metà  prima  del  secolo  XVI II,  al  che  non 
avvertono  i  superficiali  esploratori  della  storia 
letteraria  non  veggenti  oltre  l'Arcadia,  fu  an- 
che tutta  occupata  dal  gran  lavoro  della  dot- 
trina critica  intorno  alla  storia  e  al  giure,  alle 
costumanze  e  alle  lingue,  che  promosso  nel  se- 
colo XVI  dal  Sigonio  e  da  Gian  Vincenzo  Bor- 
ghini,  emigrato  nel  XVII  in  Germania  ed  in 
Olanda,  rimpatriava  originalmente  ed  eminen- 
temente italiano  con  G.  V.  Gravina,  G.  B.  Vico, 
L.  A.  Muratori,  S.  Maffei,  P.  Giannone  (1)». 

Con  tali  parole  determina  il  Carducci  il  com- 
pito ed  il  valore  di  que'  cinque  scrittori  che  si 
tralasciò  di  considerare  nella  precedente  parte 
di  quest'opera,  parendo  che  a  buon  dritto 
spetti  loro  un  posto  logico,  se  non  cronologico, 
nel  periodo  di  rinnovamento  delle  lettere  e  del 
pensiero,  se  non  si  voglia  soffocare,  con  una 
gretta  tirannia  cronologica,  la  vita  logica  de' 
fenomeni. 

L'indirizzo  nuovo  della,  storia  politica  e 
civile  nostra  si  compendia  nell'opera  di  quei 
cinque  scrittori;  per  essi  la  storia  sali  alla 
dignità   di  ammaestra trice,  di   educatrice  na- 


(1)  Carducci,  Letture  del  Risorg.  it.,  p.  VI. 


Il  moderno  rinnovamento. 


zionale,  che,  se  non  sempre,  eerto  nella  storia 
del  nostro  risorgere  a  nazione  una  e  libera  le 
compete. 

Bene  a  "ragione  osserva  altrove  il  Carducci  (1)  che  a 
lungo  era  prevalso  e  tuttora  invaleva  al  principiare  del  se- 
colo XVIII  in  Italia  il  pregiudizio  che  ogni  prezzo  e  gloria 
dell'ero  dizione  riponeva  nello  studio  e  nella  conoscenza  dei 
fatti,  costumi,  instituti  della  Grecia  e  di  Roma,  che  voleva 
veder  l'Italia  soltanto  vittoriosa  e  trionfante,  e  da  lei  vinta 
e  sottomessa  torceva  la  vista.  Che  se  il  Machiavelli  e  dopo 
di  Ini  il  Guicciardini  ed  altri  molti  avevano  dei  fatti  antichi 
e  dei  presenti  dissertato,  sì  da  far  che  la  storia,  smettendo 
l'abito  della  esercitazione  retorica  o  della  falsa  erudizione, 
assumesse  l'ufficio  didattico  che  meglio  le  conviene,  nessuno 
però  s'era  trovato  che  continuasse  presso  di  noi  l'opera  co- 
scienziosa di  ricostruzione  storica  dei  periodi  barbarici  del- 
l'età di  mezzo,  pur  additata  ed  intrapresa  con  singolare  in- 
tuito da  Flavio  Biondo,  forlivese.  [1888-1463],  nelle  tre 
decadi  Historiarum  a  declinatione  Romanorum,  da  Carlo 
Sigonio,  modenese  [1520  o  24?-1584],  nei  20  libri  De  regno 
Italiae  ab  a.  570  ad  a.  1276,  e  da  Vincenzo  Borghini 
[1515-1580],  ne'  suoi  Discorsi  intorno  alV origine  e  ai  primi 
secoli  di  Firenze. 

Bene  dell'opera  del  Biondo  s'era  valso  il  Machiavelli,  talor 
compendiandola,  talor  traducendola,  nel  I  libro  delle  sue 
Istorie  Fiorentine;  e  taluno,  quali  il  Caracciolo  e  il 
Pellegrino  di  Napoli  [1590-1668],  l'Osio,  milanese  [1587- 
1631],  avean  tentato  la  pubblicazione  dei  cronisti  medioevali, 
o  trattati  particolari  periodi  di  storia  delle  invasioni  barba- 
riche ;  ma  la  spossatezza  penosa,  l'arida  vanità  ch'ebbe  per 
frutto  il  secentismo,  avevano  arrestato  quel  moto  di  ricerca, 


(1)  Studio  premesso  alla  nuova  ediz.  dei  R.  L  S.  ;  in  N.  A. 
1  maggio  1900,  p.  8. 


/  precursori. 


quel  bisogno  di  dar  fondamento  scientifico  e  attendibile  alla 
storia,  che  ispirò  e  mosse  Lodovico  Antonio  Muratori. 

Solo  all'aprirsi  del  secolo  XVIII,  mossi,  forse 
e  senza  forse,  dall'esempio  degli  stranieri  («  Un 
somigliante  corpo  d'istoria  possono  mostrarci 
e  i  Tedeschi  e  i  Francesi  e  gli  Spagnuoli  e  gl'In- 
glesi e  Costantinopoli  ed-  altre  nazioni.  I  soli 
Italiani  poco  della  lor  gloria  e  comodità  curanti, 
ne  sono  finora  privi  (1)  >),  rinvigoritasi,  per  il 
disgusto  della  vacuità  secentista,  la  cultura 
scientifica,  ritornarono  gl'Italiani  a  quegli  studi 
storici  cui  avevano  dato  ottimo,  ma  troppo 
breve  inizio  ;  e  G.  B.  Caruso  [1673-1724]  pubbli- 
cava la  Bibliotheea  historiea  Siciliae  (conte- 
nente 30  documenti  inediti  e  rari,  dall'invasione 
dei  Saraceni  al  principiar  del  governo  Arago- 
nese), un  anno  prima  che  Apostolo  Zeno  desse 
alle  stampe  [1721]  gli  Istorici  delle  cose  ve- 
neziane, ecc.  Un'altra  opera  ben  più  vasta 
egli  aveva  meditata,  ed  anzi  ne  aveva  già 
scritto  il  titolo  —  Rerum  italicarum  scriptores 
hactenus  desiderati  —  al  Muratori,  fino  dal 
1699. 

Ma  poiché  nel  1718  lo  Zeno  era  stalo  chia- 
mato alla  Corte  di  Vienna,  come  poeta  cesareo, 
egli  aveva  dovuto  interrompere  gli  studi  pro- 
fondi di  bibliografia  e  di  storia,  per  darsi  tutto 


(1)  Muratori:  Riflessioni  sopra  il  buon  gusto  nelle  scienze 
e  nelle  arti,  parte  II,  capo  XIII,  citata  dal  Carducci:  Nuova 
Ant.,  1  maggio  1900,  p.  4. 


10  II  moderno  rinnovamento. 

alla  letteratura  melodrammatica,  senza  aver  po- 
tuto trarre  a  compimento  il  suo  disegno. 
Lo  riprese  allora  il  Muratori. 

Lodovico  Antonio  Muratori  da  Vignola  nel  Modenese 
nato  nel  1672,  sacerdote  nel  1695,  versato  negli  studi  di  let- 
tere, di  filosofia  e  di  diritto,  fu  prima  bibliotecario  alla  Am- 
brosiana di  Milano,  poi  nel  .1700  archivista  e  bibliotecario 
del  Duca  di  Modena;  fu  nel  1716  chiamato  alla  prepositura 
di  S.  Maria  della  Pomposa  —  e  morì  nel  1750. 

Brudito  infaticabile,  prodigioso  per  attività  e  per  larghezza 
e  varietà  di  cultura,  pubblicò  molteplici  biografìe  e  commenti 
critici  di  insigni  letterati,  quali  il  Petrarca,  il  Castel  vetro, 
Carlo  Maria  Maggi,  il  Tassoni,  il  Sigonìo.  Nella  ricerca  dei 
materiali  storici  instancabile,  eternò  il  suo  nome  con  : 

le  Antichità  estensi  [1717],  scritte  in  difesa  dei  diritti  del- 
l'Impero e  della  Casa  Estense  su  Comacchio,  contro  le  pre- 
tese della  Santa  Sede; 

Rerum  italicarum  scriptores  praecipui  ab  anno  D  ad 
annum  MD  [1728-1788],  raccolta  delle  fonti  principali  della 
Storia  italiana  nel  M.°  E.0,  pubblicata  con  ingente  dispendio 
privato  da  un  sodalizio  di  dodici  cospicui  cittadini  milanesi, 
che  s'intitolò  Società  Palatina; 

Antiquitates  italicae  medii  aeri  [1788-1748],  destinate  ad 
illustrare  con  documenti,  diplomi,  notizie,  la  storia,  i  costumi, 
le  leggi,  dal  1000  al  1500  ; 

Novus  thesaurus  veterum  inscriptionum  [1739-1743]. 

Compose  pure,  oltre  molte  altre  opere  latine  ed  italiane  : 

gli  Annali  d'Italia  [1740-1748]  ;  purgati  e  chiari  per  forma, 
narrano  con  scrupolosa  verità,  ma  con  sintesi  deficiente,  e 
con  esposizione  poco  efficace  e  scolorita  le  vicende  d'Italia 
dal  principio  dell'era  volgare  al  1749. 

Già  all'opera  sua  monumentale  —  Rerum  ita- 
licarum scriptores  —  il  Muratori    avea  rivolto 


/  precursori.  il 


il  pensiero  da  tempo  e  ne  avea  determinati  gli 
intendimenti  e  i  modi  in  alcune  pagine  delle 
citate  sue  Riflessioni  sopra  il  buon  gusto  nelle 
lettere  e  nelle  arti;  già  ne  aveva  raccolto  ab- 
bondanti materiali,  quando  lo  Zeno  abbandonò 
il  suo  proposito  e  lasciò  l'Italia.  Da  allora  fu 
l'attività  del  Nostro  raddoppiata  ;  compiute  le 
Antichità  Estensi,  quantunque  malfermo  in  sa- 
lute, egli  tanto  procedette  che  nel  1723  si  potè 
iniziare  la  pubblicazione,  continuata  poi  per  16 
anni,  di  quel  meraviglioso  tesoro  di  documenti 
storici,  con  pazienza  cosi  ammirabile  rintrac- 
ciati, commentati  con  cosi  profonda  erudizione 
da  costituire  «il  più  gran  corpo  di  storia  na- 
zionale che  fosse  allora  pubblicato  in  Europa  ». 

In  esso  si  radunano  116  scritture,  tra  piccole 
e  grandi,  già  prima  edite,  e  ben  2000  tra  di- 
plomi, cronache,  storie,  poemi,  statuti,  tratti 
con  ogni  stento  da  archivi  di  famiglie,  di  città, 
di  vescovati,  di  monasteri,  illustranti  le  cose 
d'Italia  per  tutto  il  medioevo.  Son  qui  poste 
in  particolare  rilievo  quelle  cronache  volgari 
che  per  la  nudità  del  racconto  erano  state  sino 
allora  tenute  in  poca  considerazione;  è  sfron- 
tato invece,  con  un  senso  critico  acutissimo, 
tutto  il  vano  apparato  retorico  di  che  altre  cro- 
nache maggiori  offuscavano  la  sincerità  della 
narrazione,  tramettendovi  favole  e  leggende, 
ripetute  o  ricopiate  dall'una  all'altra. 

Cosi  il  Muratori  meritava  la  lode  che  a 
lui  acutamente  tributò  Cesare  Balbo,  dicendo 
aver  egli  adempiuto  «  a  tutti  e  tre  gli  uffici  che 


12  II  moderno  rinnovamento. 

avanzano  la  storia  d'una  nazione  :  fu  gran  rac- 
coglitore di  monumenti  nell'opera  R.  L  S.;  fu 
gran  rischiaratore  di  punti  sforici  difficili  nelle 
Antiquitates  ;  e  negli  Annali  fu  scrittore  del 
più  gran  corpo  che  abbiamo  di  storia  nostra  >. 

Scipione  Maffei  [1675-1755],  si  poneva  per  la 
stessa  via  con  uguali  criteri  ma  con  opera 
molto  più  limitata;  ingegno  versatile,  operosis- 
simo anche  in  altri  campi  della  letteratura, 
come  vedremo,  egli  con  la  sua  Istoria  diplo- 
matica, illustrando  manoscritti  e  diplomi  non 
ancora  pubblicati,  dettava  le  norme  per  Fuso 
dei  documenti  ;  e  nella  Verona  illustrata  (se- 
guendo, entro  limiti  molto  più  ristretti  e  di- 
screti, l'esempio  datogli  dal  suo  concittadino 
Mons.  Francesco  Bianchini  [1662-1729],  con  l'o- 
pera colossale  e  rimasta  incompiuta  :  Storia 
universale  provata  con  monumenti  e  figurata 
con  simboli  degli  antichi)  discorreva,  con  molta 
copia  di  notizie  e  acume  critico,  di  tuttociò  che 
s'attiene  alla  storia  della    sua  città  nativa. 

Nello  stesso  anno  1723  in  cui  s'iniziava  in 
Milano  la  pubblicazione  del  Rerum  italicarum 
vedeva  la  luce  la  Storia  civile  del  Reame  di 
Napoli  in  40  libri,  la  più  coraggiosa  opera  sto- 
rica per  que'  tempi,  e  per  molti  successivi  an- 
cora ;  sicché  dannata  come  eretica  e  scismatica 
dal  S.  Uffizio,  fruttò  al  suo  autore,  Pietro 
Giannone,  non  meno  gloria  che  sventura. 

Fu  il  Giannone  insigne  giureconsulto,  nato  ad  Ischitella 
in  Capitanata,  nel  1676.  Vittima  delle  inimicizie  e  delle  op- 


I  precursori.  13 


posizioni  suscitate  dalla  sua  Storia,  egli  dovette  nel  1728  ri- 
fugiarsi a  Vienna,  donde  ritornò  in  Italia  sol  quando  Carlo  III 
di  Borbone,  il  saggio  principe,  salì  al  trono  di  Napoli  [1784]. 
Ma  l'odio  della  curia  papale  non  gli  diede  tregua;  cacciato 
da  Venezia  nelle  terre  del  Ferrarese,  quindi  a  stento  fuggito, 
peregrinava  a  Parma,  a  Modena,  a  Milano,  a  Ginevra,  finché, 
ingannato,  sperò  sicuro  asilo  in  Piemonte.  Vi  fu  invece  arre- 
stato, costretto  all'abjura  delle  dottrine  professate  e  detenuto 
per  13  anni  nel  carcere  della  Cittadella  di  Torino,  dove  morì 
nel  1748. 

Lasciò  egli  anche:  molte  opere  di  carattere  giuridico ;i  Di- 
scorsi su  Tito  Livio;  La  Chiesa  sotto  il  pontificato  di  Gre- 
gorio Magno  e  l'Autobiografia,  scritta  nei  dolorosi  anni  del 
carcere. 

Già  nel  Triregno,  opera  rimasta  inedita,  aveva 
il  Giannone  indagate  acutamente  le  vicende  sto- 
riche di  tre  religioni  —  quella  degli  Ebrei, 
quella  di  Cristo  e  quella  dei  Pontefici  —  per 
rivendicare,  discutendo  i  dogmi  della  Chiesa, 
i  diritti  della  scienza  e  del  libero  esame.  Ma 
molto  più  efficacemente,  con  la  Storia  civile  del 
Reame  di  Napoli,  illustrando  non  pure  le  vi- 
cende politiche,  ma  le  istituzioni  e  i  costumi 
del  regno,  rivendicò  i  diritti  della  monarchia  e 
della  potestà  civile  contro  i  privilegi  e  la  pre- 
potenza ecclesiastica,  discussi  e  oppugnati  con 
larghezza  d'esame  e  d'indagini. 

Cosi  la  storia  affrontava  già  i  più  ardui  pro- 
blemi del  diritto,  e  s'addestrava  a  quella  mera- 
vigliosa fioritura  d'indagini  onde  trarrà  vanto 
la  seconda  metà  del  secolo,  e  che  fu  precorsa 
dal  Gravina,  preparata  dalla  poderosa  mente 
di  G.  B.  Vico. 


14  11  moderno  rinnovamento. 

Gian  Vincenzo  Gravina,  nato  presso  Cosenza  [1664], 
dotto  giureconsulto,  che  a  Roma  professò  diritto  civile  e  cano- 
nico, e  fa  dalla  morte  [1718]  impedito  di  accogliere  l'invito,  ri- 
voltogli da  Vittorio  Amedeo  II,  di  dirigere  l'Università  di  Torino, 
fu  già  nominato  altre  volte,  nella  parte  a  que- 
sta precedente  (1),  come  insigne  letterato  e  tra 
i  fondatori  dell'Arcadia,  dalla  quale  poi  si  staccò 
per  divergenze  con  il  Crescimbeni.  Qui  vuol 
essere  ricordato  per  le  sue  opere  giuridiche  e 
in  ispecial  modo  per  il  De  origine  juris,  pre- 
corritore in  molte  dottrine,  dell'Esprit  des  lois 
[1748],  del  Montesquieu,  che  pur  recava  per 
epigrafe  :  prolem  sine  maire  creatam.  Fu  pro- 
posito del  Gravina  illustrare  la  genesi  del  di- 
ritto, snebbiarne  i  principi  da  false,  arbitrarie 
interpretazioni,  divulgarne  le  dottrine  in  un  si- 
stema chiaro  ed  ordinato. 

Spettava  a  Giovan  Battista  Vico  rivelare  «  la 
divinazione  e  la  scienza  delle  istorie  ». 

Egli,  nato  nel  1668  [1670?]  a  Napoli,  consumata  negli  studt 
faticosi  della  filosofia  e  delle  discipline  giuridiche  la  gracile 
adolescenza,  formatasi  la  mente  con  la  meditazione  di  Pla- 
tone, di  Tacito  e  di  Grozio,  insegnò  giurisprudenza  prima  a 
privati  suoi  alunni,  poi  all'Università  di  Napoli;  fu  istorio- 
grafo  di  Carlo  ITI,  e  tra  stenti  e  sacrifici  pecnniart  trascinò 
la  sua  vita  fino  al  1774,  sé  e  la  sua  famiglia  numerosa  sa- 
crificando al  compimento  e  alla  pubblicazione  della  sua  grande 
opera:  Principi  di  una  scienza  nuova  [1725-86-44].  Lasciò, 
oltre  questa,  l'Autobiografia,   carmi   ed   orazioni   latine,   ed 


(1)  Parte  I,  pagg.  255  58-60-77. 


/  precursori.  15 


altri  scritti  sulla  filosofia,  sulla  filologia,  sul  diritto,  ne'  quali 
veniva  maturandosi  la  sua  nuova  scienza. 

Nei' Principi  di  una  scienza  nuova  intorno 
alla  natura  delle  Nazioni  —  manca,  o  quasi, 
il  valore  artistico  ;  la  forma,  per  la  natura 
stessa  dei  concetti,  nuovi  e  densi,  è  involuta, 
oscura,  spesso  rozza  ;  certo  ben  altra  veste  seppe 
darle,  traducendola  in  francese,  il  Michelet.  Ma 
nella  mirabile  concezione  del  Vico  prende  vita 
—  di  sui  metodi  maturati  dal  Rinascimento  ed 
applicati  dal  Machiavelli  —  una  critica  affatto 
nuova,  armonizzante  la  filosofìa  e  i  fatti,  la  re- 
ligione e  la  scienza.  Irritato  e  sdegnoso  delle 
tendenze  analitiche  trionfanti  ai  suoi  tempi  [De 
nostris  temporibus  studiorvm  ratione],  intende 
egli  a  ricomporre  tutte  le  scienze  in  una  rigida 
sintesi,  e  dallo  studio  di  tutte  le  manifestazioni 
della  energia  umana,  lingua,  storia,  arte,  isti- 
tuzioni, leggi,  deduce  un'ordinata  e  graduale 
evoluzione  della  società  umana  in  cui  segna 
tre  periodi  :  il  teocratico,  Yeroico  e  Yumano,  ai 
quali  periodi  corrispondono  i  tre  idiomi  :  il  ge- 
roglifico, il  metaforico  e  Vanalitico,  e  simboli 
umani  che  costituiscono  i  miti  e  le  leggende. 

Lo  svolgersi  completo  dei  tre  periodi  in  un 
popolo  é  per  il  Vico  un  corso;  ad  esso  tien 
dietro  il  decadimento  di  quel  popolo,  o  la  sua 
riforma  sotto  un  despota,  o  il  suo  rivivere  ac- 
comunandosi ad  una  stirpe  più  giovine,  o,  fi- 
nalmente, il  suo  dissolversi  nell'anarchia,  per 
riprendere  poi  dall'inizio   l'antico  cammino.  Di 


16  11  moderno  rinnovamento 

qui  la  teoria  nota  sotto  il  nome  di  corsi  e  ri- 
corsi. 

Certo  molte  delle  conclusioni  cui  il  Vico  giunse 
per  tal  via  nuova  ed  ardita,  e  di  quelle,  più  ri- 
gide ancora,  cui  giunsero  i  suoi  interpretatori, 
ultimo  e  sommo  nel  nostro  secolo  Giuseppe  Fer- 
rari, hanno  oggi  perduto  valore  ed  attendibilità  ; 
il  Vico  non  cessa  però  d'essere  il  vero  fonda- 
tore della  filologia  e  dello  studio  filosofico  e  ra- 
zionale della  storia;  poiché  primo,  per  ordire 
il  suo  sistema,  egli  prese  a  studiare  lo  svolgi- 
mento naturale  del  diritto,  del  dovere  e  delle 
istituzioni  civili,  primo  prese  in  esame  il  gra- 
duale processo  delle  nazioni  nello  svolgimento 
delle  lingue,  della  famiglia,  della  teocrazia,  dei 
governi  tutti,  della  poesia  e  d'ogni  altra  mani- 
festazione intellettuale;  primo  finalmente  indagò 
il  significato  filosofico  e  storico  dei  miti,  il  fon- 
damento di  verità  nelle  leggende  e  nelle  tradi- 
zioni, l'origine  delle  lingue. 

Cosi  per  la  prosa  storica  poteva  ormai  dirsi 
quel  che  per  la  prosa  didattica  dopo  il  Galileo  : 
che  di  forma  d'arte  letteraria,  essa  stava  per 
divenire  una  scienza  cui  non  mancava  né  il 
fondamento  dei  fatti,  né  la  rigidità  logica  del 
sistema. 

Per  la  storia  della  nostra  letteratura  av- 
veniva quasi  contemporaneamente  lo  stesso. 

E9sa,  iniziata  frammentariamente  e  rozzamente  nel  seco- 
lo XVI  da  Anton  Francesco  Doni  [1518-1574],  colle  sue 
Librarie,  e  dal  DELLA  Casa  colla  Vita  Tetri   Bembi,  tro- 


/  precursori.  17 


vava  migliori  cultori  nel  secolo  successivo,  il  quale  annovera 
nella  Istoria  della  volgar  poesia  [1697],  rifusa  poi  e  com- . 
pletata  coi  Commentari  nel  1714,  di  Giovan  Mario  Cre- 
scimbeni  [1668-1728],  il  primo  vero  esperimento  di  storia 
letteraria.  L'opera  del  Crescia) beni,  ricca  di  erudizione  e  di 
materiali,  preziosa  per  notizie  biografiche  e  bibliografiche,  era 
però  deficiente  di  chiaro  disegno  e  frequentemente  inesatta, 
che  ben  dice  il  Tiraboschi  che  "  il  Crescimbeni  scriveva  in 
un  tempo  in  cui  né  la  critica  aveva  ancor  fatti  quei  felici 
progressi  che  a  discernere  il  vero  dal  falso  erano  necessari, 
ne  le  biblioteche  e  gli  archivi  erano  stati  ricercati  con  quella 
erudita  curiosità  che  ci  ha  arricchiti  in  questi  ultimi  anni 
di  tante  e  si  pregevoli  cognizioni  „  (1). 

A  migliorarne  i  criteri,  pur  senza  francarsi 
dalla  viziosa  tendenza  enciclopedica,  s'applica- 
rono: Giacinto  Gimma,  pubblicando  nel  1723  la 
sua  Idea  della  storia  dell'Italia  letterata,  e  Apo- 
stolo Zeno,  che  doveva  iniziare  per  la  storia  let- 
teraria quel  che  il  Muratori  per  la  storia  politica. 
Lo  Zeno  nel  Giornale  dei  letterati,  edito  a  Vene- 
zia e  durato  sotto  la  direzion  sua,  poi  del  fra  tei 
suo  Pier  Caterino,  dal  1710  al  1732,  prima  vera  ri- 
vista di  letteratura  in  Italia,  e  nelle  sue  Lettere, 
versò  tesori  di  erudizione  e  di  critica,  per  la  fu- 
tura storia  letteraria  italiana;  e  nelle  Disserta- 
zioni Vossìane,  corresse  gli  errori  del  Vossio,  in- 
torno agli  storici  latini,  nelle  Note  alla  «Biblio- 
teca dell'eloquenza  italiana  »  di  Giusto  Fonta- 
nini,  emendò  gli  spropositi  abbondanti  commessi 


(1)  Tiraboschi,  Storia  della  letteratura,  voi.  IV,  p.  354  ;  Ve- 
nezia, 1795. 

Ferrari.  2 


18  II  moderno  rinnovamento. 

in  quel  tentativo  di  storia  letteraria  per  generi 
dal  prelato  friulano. 

Ecco  tosto  una  vera  Storia  letteraria  :  quella 
di  Saverio  Quadrio  [1695-1756],  Storia  e  ragione 
di  ogni  poesia;  opera  nella  quale,  al  dir  del 
Tiraboschi,  «alla  vastissima  erudizione  non 
sempre  vedesi  corrispondere  una  saggia  critica 
e  un  giusto  discernimento  ». 


La  preparazione  scientifica. 

Attività  degli  studi  politici,  storici  e  critici.  —  Sue  cause. 
—  La  giurisprudenza  civile  e  criminale  e  l'economia 
politica  a  Napoli  e  a  Milano.  —  A.  Genovesi.  —  F.  Ga- 
liano —  G.  Filangeri.  — "  M.  Pagano.  —  N.  Spedalieri.  — 
C.  Beccaria.  —  P.  Verri.  —  Gli  studi  storici.  —  G.  Giu- 
lini.  —  I.  Affò.  —  Gli  storici  minori.  —  C.  Denina.  — 
La  Storia  letteraria.  —  Monografie  regionali.  —  G.  Tira- 
boschi.  —  Gli  studi  della  lingua. 

Il  lavorio,  cosi  felicemente  iniziato,  di  pre- 
parazione, di  rinnovamento  del  metodo  critico, 
di  disseppellimento  de1  materiali  storici,  trovò 
terreno  acconcio  a  ben  rapido  fruttificare  nel 
periodo  di  pace  che  sussegui  al  1748. 

Tosto  se  ne  videro  gli  effetti  in  quei  due  stati 
italiani  nei  quali  più  vivace  era  lo  spirito  no- 
vatore dei  governanti:  il  reame  di  Napoli  prima, 
la  Lombardia  poi;  poiché  non  fu  ultima  causa 
all'attività  degli  studi  politici,  storici  e  critici 
la  reazione  —  cosi  larga  per  tutto  il  secolo  — 
contro  il  potere  politico  e  la  preponderanza  del 
elencato,  promossa  dai  principi  stessi,  o  per 
ambizione,  o  per  necessità  di   governo,   o   per 


20  II  moderno  rinnovamento. 

sentimento  di  civiltà.  Il  potere  assoluto  si  tra- 
sforma in  differente  maniera  nell'ordine  reli- 
gioso e  nell'ordine  politico;  la  società  laica 
sempre  più  viene  impadronendosi  del  governo 
dello  stato  e  sottraendosi  alla  società  chierica  ; 
questa  sente  che  le  sfugge  ormai  ogni  resto  di 
antica  preponderanza  e  fa  supremi  sforzi  per 
impedire  il  fatto  o  ritardarlo  almeno  ;  ma  sono 
sforzi  vani  e  si  può  dire  che  sono  gli  ultimi. 

Leccessiva  ricchezza  del  clero,  degli  ordini 
ecclesiastici  è  messa  in  evidenza  e  segnata  al- 
l'opinion pubblica  come  un  male  e  un  pericolo. 
Inutilmente  combatte  quello  strapotente  esercito 
del  papato  che  erano  i  Gesuiti  ;  essi  non  rie- 
scono che  a  tirare  la  tempesta  sopra  di  sé  me- 
desimi ;  e  negli  ultimi  25  anni  del  secolo  si  ve- 
dono i  Gesuiti  soppressi  da  un  decreto  di  pon- 
tefice (Clemente  XIV).  + 

Questa  lotta  del  laicato  contro  il  clero  non 
poteva  però  compiersi  senza  gravi  perturba- 
zioni ;  tanto  più  che,  contemporaneamente  ad 
essa,  nel  laicato  medesimo  cominciava  un'altra 
e  terribile  contesa:  quella  delle  moltitudini  con- 
tro le  classi  privilegiate  o,  con  più  breve  parola, 
la  contesa  per  l'eguaglianza  civile  ;  onde  le 
questioni  dei  diritti  del  cittadino,  della  unità, 
giustizia,  umanità  della  Legge,  della  più  facile 
e  meno  costosa  maniera  di  esercitarla  e  farla 
rispettare,  della  libertà,  della  indipendenza  dalle 
straniere  signorie,  dei  diritti  dell'uomo. 

Indi  gli  studi  sopra  le  storie  civili  dei  vari 
slati  d'Italia,  per  difendersi  dalle  pretese  o  del 


La  preparazione  scientifica.  21 

Papato,  o  dell'Impero,  o  di  Francia,  o  di  Spagna, 
indi  gli  studi  della  giurisprudenza  civile  e  cri- 
minale, e  quelli  della  economia  politica  e  del- 
l'altre positive  norme  di  governo. 

«  Tale  miglioramento ,  risorgimento  e  pro- 
gresso si  manifesta  nei  nuovi  stati  monarchici, 
mentre  precipita  più  sempre  rapida  la  degene- 
razione e  degradazione  dei  vecchi  stati  aristo- 
cratici (1)  ». 

Cosi  vedremo  il  Jlegno  di  Napoli  dare  a  questi 
studi,  sulle  orme  del  Vico  e  del  Giannone,  An- 
tonio Genovesi,  Ferdinando  Galiani,  Gaetano 
Filangeri,  Mario  Pagano  ;  cosi  nella  Lombardia 
si  produrrà,  tosto  dopo,  quel  gruppo  di  statisti, 
giureconsulti,  economisti  tra  cui  massimi  il 
Beccaria  e  i  fratelli  Verri. 

Gli  studi  di  pubblica  economia  già  avevano 
avuto  a  Napoli  cultori  esimi;  di  là  nel  1613  era 
venuto,  per  opera  di  Antonio  Serra  di  Cosenza, 
il  primo  trattato  europeo  di  pubblica  economia  ; 
là  Bartolomeo  Intieri,  fiorentino  [1678-1757] 
avea  pubblicati  i  suoi  scritti  sull'agricoltura, 
sul  commercio  e  sul  cambio;  e  dall'Intieri  ebbe 
incoraggiamento  e  occasione  ad  occuparsi  di 
siffatte  discipline  Antonio  Genovesi  [1712-1769] 
che,  costretto  a  vestirsi  prete  dal  volere  del 
radre,  dedicò  l'ingegno  e  l'attività  sua  all'inse- 
gnamento della  filosofia  logica  e  morale,  poi, 
quando  l'Intieri  ebbe  fondata  in  Napoli  la  prima 
cattedra  che  s'aprisse    in    Europa   d'economia 


(1)  Carducci,  op.  cit.  p.  Vili. 


Il  moderno  rinnovamento. 


civile,  primo  la  copri.  Della  rispondenza  fra 
gli  insegnamenti  suoi  e  i  bisogni  dei  popolo 
ci  è  testimonianza  una  sua  lettera  nella  quale 
egli  ricorda  il  largo  concorso  di  adulti  d'ogni 
ceto  alle  sue  lezioni,  i  cento  suoi  giovani  sco- 
lari, il  moto  nato  da  quelle  lezioni  in  città,  si 
che  tutti  i  ceti  domandavano  libri  d'Economia, 
di  Commercio,  ecc.  <E  questo  è  buon  prin- 
cipio I  »  (1),  scriveva  egli,  quasi  presago  del- 
l'importanza che  le  sue  Lezioni  di  Commerciò, 
ossia  di  economia  civile  [1765]  avrebbero  avuto. 

Novatore  ardito  in  filosofia  e  in  politica,  se, 
al  parer  del  Baretti,  peccò  per  stile  e  lingua 
pedantescamente  toscaneggienti,  non  fu  però 
meno  utile  alle  menti  italiane  e  alla  scienza 
che  volle  fondata  sull'esperienza  e  sul  buon  senso 
e  indirizzata  a  pratica  utilità;  cosi  egli,  sinte- 
tizzando in  una  scienza  i  principi  pratici  del- 
l'economia, antecipò  d'undici  anni  l'opera  di 
Adamo  Smith,  lo  scozzese  fondatore  della  scienza 
economica. 

Alla  scuola  del  Genovesi  e  dell'intieri  crebbe 
Ferdinando  Galiani  [1728-1787],  che  già  nel  1750 
dava  in  luce  a  Napoli  il  suo  trattato  Della 
Moneta;  trasferitosi  nei  1760  a  Parigi,  vi  fre- 
quentò la  compagnia  de'  più  illustri  Enciclope- 
disti, e  vi  compose  in  francese  i  suoi  -.Dialoghi 
sul  commercio  del  grano.  Ritornato  in  Italia  e 
dopo  aver  coperto  onorevoli   uffici,  chiuse,  af- 


(1)  V.  la  lettera  citata  in  D'ancona  c  Baccf,  Manuale,  voi. 
IV,  p.  418. 


La  preparazione  scientifica.  23 

flitto  da  molti  acciacchi,  la  sua  vita,  triste  per 
l'abbandono  degli  amici,  ma  lieto  di  «  aver  dato 
saggi  consigli,  di  aver  scritto  per  la  felicità  dei 
suoi* simili  >  com'egli  stesso  lasciò  in  una  let- 
tera a  Madame  du  Bocage.  La  stessa  nobile 
soddisfazione  egli  aveva  provato  nei  primi 
passi  della  sua  vita,  quando,  concludendo  il 
libro  sulla  Moneta,  affermava  :  «  Considerando 
io  meco  stesso  d'avere  in  parte  adempiuto  ai 
mio  dovere,  scrivendo  di  materia  utile  al  ge- 
nere umano,  sento  tanta  letizia  nell'animo,  che 
qualunque  sia  per  essere  l'evento  dell'opera, 
dal  solo  averla  fatta  mi  stimo  abbastanza  ri- 
munerato >. 

Gaetano  Filangeki  fu  però  colui  che  in  più 
breve  vita  doveva  stampare  nella  scienza  poli- 
tica più  larga  orma  di  sé. 

Ne'  trentasei  anni  della  sua  vita  [1752-1788],  dedicatosi, 
quantunque  di  nobilissima  stirpe,  agli  studi  dell'avvocatura 
(eran  tempi  e  luoghi  in  cui  il  nobile  che  si  dava  all'esercizio 
d'una  professione  che  non  fosse  quella  dell'armi  si  degradava), 
a  28  anni,  pur  fra  le  brighe  e  le  cure  della  Corte,  dava  alle 
stampe  i  due  primi  libri  della  Scienza  della  legislazione, 
indi  a  poco  il  terzo,  e  il  quarto.  La  morte,  procurata  forse 
dall'eccessivo  lavoro,  lo  colse  a  mezzo  dell'opera,  di  cui  ri- 
mangono solo  quattro  libri  e  del  quinto  alcuni  frammenti, 
nulla  degli  ultimi  due,  tranne  l'argomento. 

Nella  sua  Scienza  della  legislazione,  propo- 
stosi d'abbracciare  in  una  vasta  sintesi  tutte  le 
forme  del  vivere  civile,  il  Filangeri  pone  io 
scopo  della  legislazione  nella   conservazione  e 


24  11  moderno  rinnovamento. 

nella  tranquillità  sociale  (1.  I),  ne  ricerca  poi 
le  norme:  in  rapporto  con  la  popolazione  e  con 
la  ricchezza  (1.  Il);  nella  procedura  e  nella  legge 
criminale  (1.  Ili);  nei  riguardi  dell'educazione, 
dell'  istruzione  e  del  costume  (1.  IV).  I  fram- 
menti del  libro  V  s'occupano  della  religione,  il 
VI  ed  il  VII  avrebber  discorso  della  proprietà 
e  della  famiglia. 

Imperfetta  nella  forma,  teatralmente  enfatica 
talora,  quest'opera  ha  molli  errori  che  la  scienza 
giuridica  è  venuta  poi  a  mano  a  mano  ponendo  in 
luce;  ma  è  opera  di  concezione  potente  e  del  tutto 
originale,  quantunque  riveli  nell'autore  larga  af- 
finità di  pensieri  coi  filosofi  francesi,  e  in  ispecie 
con  il  Montesquieu,  che  già  nel  1748  aveva  pub- 
blicato in  Francia  YEsprit  des  lois.  Né  il  valore 
della  Scienza  della  Legislazione  sfuggi  ai  con- 
temporanei ed  ai  posteri  :  il  Re  di  Napoli  ne  pre- 
miava l'autore  con  una  pensione;  Franklin  ne 
tesseva  larghe  lodi;  la  costituente  francese  l'a- 
veva presente  nel  riformare  le  leggi  .di  Francia; 
la  Repubblica  adottava,  per  singolare  beneme- 
renza, la  vedova  ed  i  figli  del  Filangeri,  esuli  da 
Napoli;  gli  Stati  Uniti  d'America,  scioltisi  dalla 
sudditanza  all'Inghilterra,  nell'opera  del  legista 
napoletano  attingevano  ammaestramenti  per  la 
migliore  forma  di  governo. 

In  quella  stessa  feroce  repressione  dei  moli  na- 
poletani del  '99,  che  fruttò  alla  vedova  del  Fi- 
langeri l'esilio,  trovò  la  morte  sul  patibolo  Mario 
Pagano,  appena  cinquantenne  [1748-1799].  Altro 
fra  gli  scolari  del  Genovesi,  egli,  fra  gli    studi 


La  preparazione  scientifica.  25 

letterari  (con  uno  de*  quali,  un  epicedio,  pianse 
la  morte  del  Filangeri),  l'esercizio  dell'avvoca- 
tura e  Tinsegnamento  all'università,  pur  trovò 
lena  a  dar  mano  a  Considerazioni  sul  processo 
criminale,  e  a  Saggi  politici  dei  principi,  pro- 
gressi e  decadenza  delle  società. 

Integro  cittadino,  continuatore  delle  dottrine 
del  Vico,  scrittore  corretto  ed  efficace,  egli  par- 
tecipò anche  ai  moti  politici  del  suo  paese,  fu 
chiamato  a  redigerne  la  costituzione  repubbli- 
cana, e  fu  .condotto  all'estremo  supplizio  per 
scellerata  violazione  dei  patti  al  rientrare  del 
Cardinale  Ruffo  in  Napoli. 

Nel  resto  d'Italia  era  scarso  il  moto  degli 
spiriti  verso  queste  alte  ed  umanitarie  specula- 
zioni ;  ed  a  ragione  lamentava  il  Galiani  nel 
1750  :  €  mi  duole  però  e  mi  affligge  che  mentre 

i  regni   di   Napoli   e  di   Sicilia   risorgono il 

restante  d'Italia  manchi  sensibilmente  di  giorno 
in  giorno  e  declini  !  >  (1). 

A  Roma  un  solo,  siciliano  di  nascita,  Nicola 
Spedalieri  [1740-1795]  osò,  filosofo  ardito  e  li- 
berale, ad  onta  degli  impacci  che  la  curia  ro- 
mana poneva  alle  espansioni  del  libero  pensiero, 
dettar  due  libri,  precorritori  delle  dottrine  della 
rivoluzione  francese. 

Questo  allievo  del  seminario  dei  Gesuiti  di 
Monreale,  nell'Arte  di  governare  [1779]  pro- 
clamò il  principio:  «allora  essere  perfetto  un 
governo  quando  chi  vi  presiede  fa  suo  interesse 


(1)  Conclusione  del  libro  Della  Moneta. 


26  11  moderno  rinnovamento. 

l'interesse  della  società,  e  quando  a  questo  in- 
teresse della  società  quello  di  ogni  privato  è 
strettamente  congiunto  >  (1),  preparando  cosi  la 
dottrina  del  Romagnosi.  Ne  /  diritti  deW  uomo 
[1791]  egli,  pur  cercando  di  conciliare  le  sue 
idee  con  le  vedute  della  Curia,  mostrò  di  voler 
infondere  negli  individui  e  nei  popoli  più  ele- 
vata coscienza  e  nuovo  spirito  pubblico,  difen- 
dendo i  diritti  dell'uomo  contro  il  fanatismo 
dei  despoti  e  domandando  alla  scienza  la  costi- 
tuzione del  diritto  umano  e  l'affermazione  po- 
litica della  sovranità  popolare  (2).  Lo  sforzo 
della  conciliazione  fu  vano  ;  e  lo  Spedalieri 
perde  la  vita  a  55  anni,  vittima  forse  di  veleno, 
certo  della  guerra  atroce  mossagli  dai  suoi 
nemici. 

In  Toscana  pochi  nomi,  e  d'importanza  e  di 
attività  più  paesana  che  nazionale  o  civile; 
bisogna,  per  trovar  l'eco  delle  discipline  eco- 
nomiche del  mezzodì,  salire  nell'alta  Italia. 

A  Milano  fu  veramente  «  il  lievito  della  tra- 
sformazione e  il  nocciolo  della  innovazione  ». 

Dal  carcere  piemontese  Pietro  Giannone  avevav 
lanciato  agli  Italiani  il  grido  marziale:  «  I  prin- 
cipi   italiani restituendo   ne*  loro    popoli    la 

prisca  militar  disciplina,  vedran  l'Italia  sottratta 
da  servitù  e  ritornata  all'antica  gloria,  facendo 
si  che  i  loro  sudditi  abbiano  il  pregio  ed  ilpia- 


(1)  Introduz.  all'Arte  di  governare. 

(2)  Cfr.  Nel  primo  centenario  della  morte  di  N.  Spedalieriì 
per  cura  di  G.  Cimbali.  Roma.  Bocca,  1899. 


La  preparazione  scientifica. 


cere  di  obbedire  ai  principi  nazionali  >  (1),  e 
aveva  accennato  al  Piemonte  e  alla  casa  di  Sa- 
voia come  a  forza  e  speranza  d'Italia.  A  Milano, 
donde  doveva  partire  l'incendio  della  reden- 
zione italiana,  Cesare  Beccaria  e  Pietro  Verri 
€  promovevano  e  appoggiavano  le  riforme  più 
essenzialmente  utili,  più  moralmente  efficaci, 
più  altamente  umane  ». 

Il  Beccaria,  nato  a  Milano  nel  1738,  studiò  a  Parma,  fu 
a  Parigi  e  ne  ritornò  nel  1766,  venendo  ad  occupare  a  Mi- 
lano una  cattedra  di  Scienze  camerali  e  vari  uffici  ammini- 
strativi. Mori  nel  1794. 

Lasciò,  oltre  al  celebre  opuscolo  Dei  delitti  e  delle  pene, 
scritti  minori  :  Elementi  di  economia  politica,  Ricerche  in- 
torno alla  natura  dello  stile,  ecc.  ;  e  collaborò  nel  periodico 
il  Caffè. 

Se  la  scienza  poteva  col  suo  lume  benefico  di- 
leguar molte  superstizioni  che  ancor  rimanevano 
dai  tempi  di  mezzo,  ben  altramente  radicate 
erano  nelle  leggi  quelle  forme  di  procedura  che 
avevan  avuto  origine  nei  tempi  della  più  tene- 
brosa barbarie.  Modi  crudeli  e  arbitrari  nell'i- 
struttoria de'  processi,  sproporzione  tra  la  colpa 
e  il  castigo,  la  violenza  corporale  eretta  a  legai 
mezzo  di  punizione,  la  tortura  adoperata  come 
strumento  a  strappar  la  confessione  di  imma- 
ginarie colpe,  tuttociò  era  nei  metodi  d'ammi- 
nistrazione della  giustizia  ammesso   e   sancito 


(1)  Discorsi  storici  e  politici  sopra   gli  annali  di   LiuiOj  in 
Letture  del  Risorg.,  p.  8. 


28  11  moderno  r innovamento. 

da  secoli,  né  il  rispetto  della  vita,  della  perso- 
nalità umana  pareva  diritto  nei  colpevoli  o  nei 
presunti  tali. 

Simili  avanzi  di  barbarie  suscitarono  tale  ri- 
volta nella  coscienza  civile  dei  Beccaria,  di 
questo  taciturno  all'eccesso,  esitante,  proclive 
alPozio,  amantissimo  della  quiete,  disposto  a  di- 
fendere l'umanità,  ma  non  certo  «  ad  esserne  il 
martire  >,  come  egli  stesso  ebbe  a  dire,  che  gli 
ispirarono  il  libro  più  audace  e  più  vasto,  più 
fortemente  pensato  e  più  rioco  d'originai  vigoria 
di  stile,  pur  enfatico,  che  mai  fosse  uscito,  in 
fatto  di  riforme  alla  legge  criminale  e  repres- 
siva. 

li  trattato  Dei  delitti  e  delle  pene  è  il  frutto 
dell'intellettuale  sodalizio  del  Beccaria  con  Pietro 
Verri,  col  fratello  di  lui  Alessandro,  col  Secchi, 
con  l'astronomo  Frisi  e  con  gli  altri  ingegni 
che  fondarono  il  Caffé,  periodico  trimestrale 
milanese,  in  cui  dal  giugno  1764  al  maggio  1766 
si  venner  discutendo  e  diffondendo  molte  delle 
dottrine  degli  Enciclopedisti  francesi. 

Nella  conversazione  con  quegli  egregi,  per 
l'influenza  di  quelle  dottrine,  venne  maturando 
e  sbocciando  tutto  quel  complesso  organico  di 
riflessioni  e  di  precetti  che  altri  giustamente 
defini  «il  codice  della  morale  politica  di  tutti 
gli  Stati  e  di  tutte  le  Nazioni  >  ;  tale  divenne 
infatti  in  breve  —  anche  nella  pratica  applica- 
zione —  il  libro  del  Beccaria  :  l'Austria,  la  To- 
scana, la  Russia,  più  tardi  la  Rivoluzione  fran- 
cese, fecer  proprie  le  teorie  del  Beccaria,  quasi 


La  preparazione  scientifica.  29 

colle  stesse  sue  parole,  e  la  tortura  potè  da 
quel  momento  dirsi  abolita  negli  stati  civili  ; 
meraviglioso  progresso  della  civiltà,  che  farà 
il  nome  di  questo  nostro  italiano  riverito  e  caro 
fra  quelli  dei  benefattori  dell'umanità. 

Fu  men  pregevole  del  contenuto  la  forma, 
per  l'enfasi,  per  la  frequenza  de*  gallicismi,  per 
lo  stile  talor  sentimentale  e  immaginoso,  più 
che  ad  un'opera  scientifica  non  si  convenga. 

La  luce  che  il  libro  Dei  delitti  e  delle  pene 
irraggiò  sul  Beccaria,  fece  meno  notate  altre 
sue  opere  d'indole  economica  e  letteraria,  e 
specie  le  sue  :  Ricerche  intorno  allo  stile,  dove 
egli  talor  precorre  le  dottrine  manzoniane,  con- 
cludendo essere  perfetto  quello  stile,  che  esprime 
sensazioni  più  vivaci  e  più  numerose  idee  col- 
legate insieme  da  un  più  intimo  principio  di 
associazione  (1). 

Le  stesse  opinioni  letterarie,  le  stesse  dottrine 
politiche  e  morali  veniva  propugnando  sulle 
colonne  del  Caffè,  di  cui  era  principal  collabo- 
ratore, e  nelle  sue  opere,  un  altro  illustre  lom- 
bardo :  Pietro  Verri  [1728-1797],  che  superò 
l'amico  suo  per  la  risolutezza  e  l'energia  del 
carattere,  per  la  forza  di  convinzione  con  cui 
sostenne  il  suo  apostolato  morale  e  civile,  negli 
Almanacchi  allegorici  con  cui  flagellò  pregiu- 
dizi e  corrotti  costumi,  negli  scritti  economici 
Sul  tributo  del  sale,  Sul  commercio  del  grano,  ecc., 


(1)  Cfr.  T.  Cokcari,  Il  Settecento,  in  St.    lett.   d'Italia,  Val- 
lardi,  Milano,  p.  211 


30  II  moderno  rinnovamento, 

negli  articoli  d'arte  o  di  vita  pratica  del  Caffè, 
nelle  opere  morali  e  nelle  Osservazioni  sulla 
tortura,  che  ribadivano  a  13  anni  di  distanza 
[1777]  le  dottrine,  svolte  dall'autore  Dei  delitti 
e  delle  pene. 

Al  Verri  spetta  inoltre  particolar  lode  per 
aver  divinata  ed  augurata  ricongiunta  in  una 
sola  famiglia  la  gran  patria  italiana,  al  ricordo 
della  quale  richiamava  spesso  i  suoi  concitta- 
dini, rimproverando  loro  lo  stolto  regionalismo 
€  la  veracità  ingenua,  la  carità  verso  la  patria, 
l'amore  del  giusto,  l'entusiasmo  nobile  del  vero, 
ogni  slancio  di  un  amore  buono  ed  energico 
scomparsi  ;  la  sommissione  e  l'avvilimento  coo- 
nestati con  l'onorevole  nome  di  prudenza  »  (1). 

Dopo  aver  combattuto  per  l'Austria  controia 
Prussia,  poi  aver  servito  a  Milano,  dal  1760, 
lealmente  nelle  pubbliche  amministrazioni  l'Au- 
stria prima,  Napoleone  poi,  senza  rinunciare 
però  mai  alla  sua  indipendenza  di  giudizio  e 
senza  mai  trascurare  gli  studi  suoi  prediletti, 
il  V.,  negli  ultimi  anni  della  sua  vita,  si  dedicò 
tutto  alla  sua  Storia  di  Milano,  di  cui  aveva  pub- 
blicato il  primo  volume  nel  1783;  condusse  a 
termine  il  secondo  ;  il  terzo,  interrotto  per  la 
morte  di  lui,  fu  tessuto  e  pubblicato  postumo, 
da  Pietro  Custodi,  sui  preziosi  materiali  rac- 
colti dall'autore. 

Quest'opera  che,  completa,   vide  la  luce  solo 


(1)  Cfr.  anche  sul  Verri  le  belle  pagine  di   T.   Concari, 
op.  cit.  p.  212  e  segg. 


La  preparazione  scientifica.  31 

nel  1825,  con  libera  penna  dipinge  i  tempi  quali 
furono,  la  gloria  e  l'avvilimento,  i  vizi  e  le  virtù 
del  popolo,  e  saviamente  congiunge  la  critica 
airimparzialità  e  naturalezza  del  racconto;  di- 
mostrando il  frutto  che  avevan  recato  gli  am- 
maestramenti del  Muratori  e  del  Vico,  gli  esempi 
del  Giannone  e  del  Maffei. 

Invero  dopo  essi  fu  una  gara  per  illustrare 
la  storia  patria,  per  ripurgarla  dalle  favole, 
colmarne  le  lacune,  correggerne  gli  errori,  con 
un  lavorio  minuto,  analitico,  parziale,  in  cui 
ogni  paese  d'Italia  ebbe  i  suoi  cultori,  perchè 
la  vita  politica  in  Italia  era  stata  ed  era  ancora 
regionale. 

Tale  opera  fu  sommamente  benefica,  poiché  la 
conoscenza  esatta  delle  particolari  storie  delle 
Provincie  italiche  nelle  loro  lotte,  e  della  conse- 
guente miseria  e  servitù  della  nazione  intera, 
infiammò  gli  Italiani  a  conquistare  la  libertà, 
per  mezzo  dell'unità. 

"  Il  lavoro  ferve  in  ogni  parte  della  penisola,  le  composi- 
zioni storiche,  le  monografie^  memorie,  dissertazioni  erudite, 
in  latino  e  in  italiano,  si  moltiplicano,  molte  volte  incom- 
piute, insufficienti  nei  metodi  e  nella  critica,  né  sempre  con 
severa  esattezza  di  notizie;  ma  non  prive  di  valore  per  chi 
sa  quanta  luce  derivi  da  queste  storie  particolari  alla  uni- 
versale cognizione  di  un  popolo  „  (1). 

Ecco  a  Milano  il  patrizio  Giorgio  Giulini  [1714-1780], 
letterato  e  poeta  drammatico  non  ispregevole,  dedicarsi,  sulle 
orme  del  Muratori,   a  raccogliere   con   diligenza   e   minuzia 


(1)  Concari,  op.  cit.  p.  185. 


32  11  moderno  rinnovamento. 

persino  eccessiva  in  nove  grossi  volumi  Le  memorie  della 
città  e  della  campagna  di  Milano  nei  secoli  bassi,  com- 
pletando per  i  secoli  dall' Vili  al  XIV  il  materiale  che  do- 
veva servire  per  la  storia  del  Verri. 

Ecco  il  padre  Ireneo  Affò  [1741-1797],  anch'egli  letterato 
e  poeta,  compiere,  tra  innumeri  opere  storiche  e  letterarie, 
la  Storia  della  città  di  Parma  e  Della  città  e  del  ducato 
di  Guastalla,  con  grande  abbondanza  di  documenti  e  memo- 
rie inedite. 

Già  Girolamo  Tartarotti  [1706-1761]  aveva  narrate  le 
Memorie  Antiche  di  Rovereto;  tosto  il  Savioli  compieva 
simile  ufficio  per  Bologna,  il  Tiraboschi  per  Modena,  il 
Galluzzi  e  il  Pignotti  per  la  Toscana,  Giovan  Fran- 
cesco Galeani  Napione  per  il  Piemonte,  ehi  voglia  nomi- 
nare solo  i  maggiori. 

Cosi  si  veniva  compiendo  il  lavoro  prelimi- 
nare alla  vera  Storia  d'Italia,  quella  cioè  che, 
secondo  il  consiglio  del  Bettinelli,  nella  sua 
Introduzione  sopra  lo  studio  della  storia,  dal- 
l'analisi minuta  e  parziale  si  levasse  ad  indagine 
più  ampia,  sintetizzando  il  frutto  di  quelle  ri- 
cerche, raffrontando  i  fatti,  spiandone  «  l'origine, 
i  progressi,  l'esito,  i  motivi,  le  cagioni,  le  cir- 
costanze ».  Primo  si  provò  a  tale  arduo  com- 
pito Carlo  Denina. 

Questi,  piemontese,  nato  nel  1781,  professò  eloquenza  ita- 
liana e  lingua  greca  all'Università  di  Torino  ;  abate,  fu  in- 
viso alla  Curia  per  lo  spirito  suo  liberale,  che  gli  valse  anche 
ecclesiastiche  punizioni  ;  scrittore  facile,  se  non  sempre  puro, 
egli  s'occupò  assiduamente  di  lettere,  pubblicando  un  Di- 
scorso sulle  vicende  della  letteratura  e  Saggi  sulla  lettera- 
tura italiana,  scozzese  e  tedesca,  che  gli  valsero  troppo  acerbo 
biasimo  da  parte  del  Baretti.  Morì  nel  1813. 


La  preparazione  scientifica.  33 

L'opera  sua  principale,  Delle  rivoluzioni  d'I- 
talia [1768-1772]  dalle  origini  etnische  fino  alla 
pace  di  Utrecht,  ha  certo  oggi  perduto  al  tutto 
o  quasi  il  valore  che  le  attribuirono  i  contem- 
poranei e  che  la  fece  tradurre  in  quasi  tutte  le 
lingue  europee.  Altri  più  valenti,  primo  il  Si- 
smondi,  hanno  saputo  dopo  il  Denina,  con  più 
acuto  sguardo,  con  maggiore  rigidezza  e  chia- 
rezza di  sistema,  leggere  per  entro  le  pagine 
della  storia  nostra,  e  con  minor  prolissità  tes- 
serne la  narrazione.  Non  si  può  tuttavia  negare 
al  Denina  il  pregio  d'aver  saputo  trarre,  dal  ma- 
teriale abbondantissimo  ma  ancora  sparso  che 
i  suoi  predecessori,  dal  Sigonio  al  Muratori,  gli 
avevano  apprestato,  uno  studio  complesso  e  in 
molti  punti  organico  delle  vicende  nostre  civili, 
notevole  specialmente  nella  parte  che  studia  il 
risorgere  della  civiltà  dai  Comuni  al  700,  nei 
suoi  diversi  fattori,  fra  i  quali  importante  è  il 
fattore  economico. 

La  Storia  letteraria  non  rimase  addietro  alla 
civile;  che  tutti  o  quasi  gli  scrittori  fin  qui 
nominati,  se  più  giustamente  meritarono  men- 
zione nei  campo  della  disciplina  storica  ci- 
vile, furono  però  ad  un  tempo  letterati  più  o 
meno  egregi;  e  per  opera  loro  e  d'altri  la 
storia  letteraria  ebbe  rapido  progresso,  pro- 
cedendo dalle  ricerche  e  dagli  studi  parziali 
verso  quella  méta  cui  già  s'erano  arditamente 
cimentati  a  toccare  il  Crescimbeni  e  il  Qua- 
drio. 

Ferrari.  3 


34  11  moderno  rinnovamento. 

Di  qui  una  profluvie  : 

di  monografie  regionali:  Biblioteca  sicula  del 
MONGITORE  [1663-1748],  gli  Scrittori  Parmigiani,  del  padre 
AFFÒ,  gli  Scrittori  Bolognesi  del  padre  ORLANDI,  i  Let- 
terati Vicentini  del  GIORGI,  gli  Scrittori  Ravennati  del 
GINANNI,  gli  Scrittori  Ferraresi  dei  due  BAROTTI,  ecc. 

di  opere  biografiche:  le  già  citate  del  Muratori, 
la  Vita  di  Jacopo  Sannazzaro  del  VOLPI,  quelle  dei  Tasso 
padre  e  Aglio,  del  Poliziano,  di  J.  Mazzoni  per  opera  del 
Serassi,  le  autobiografie  del  Martelli,  del  Vico,  del 
Giannone,  di  Carlo  Gozzi,  ecc.,  e  finalmente  il  Diziona- 
rio Degli  Scrittori  d'Italia  compiuto  solo  fino  alla  lettera 
B,  da  G.  M.  Mazzucchelli,  bresciano  [1707-1765]; 

di  monografie  critiche:  Difesa  deU' Aminta  di 
T.  Tasso  per  G.  Fontanini,  Lezioni  sopra  il  Boccaccio  e 
Dissertazione  sopra  la  Commedia  di  D.  per  G.  BOTTARI, 
Storia  del  Decamerone  per  D.  MARIA  Manni  [1690-1788], 
il  Saggio  dell'eloquenza,  la  Dissertazione  sopra  Dante,  le 
Lodi  del  Petrarca,  le  Lettere  Virgiliane  del  P.  Saverio 
Bettinelli  [1718-1808],  ecc. 

In  queste  opere  molto  è  certo  di  inesatto,  che 
la  critica  è  venuta  poi  rettificando,  evidente  è 
la  tendenza  enciclopedica  ancor  viva,  empirici 
i  criteri  che  sovrintendono  alle  distinzioni  ed 
alle  classificazioni  ;  ma  è  abbondante  la  messe 
di  riscontri,  di  notizie  bio-  p  bibliografiche. 

Mancava  solo  chi  sapesse  riunire,  se  non  fon-- 
dere  e  vagliare,  si  vasto  e  disparato  materiale  in 
un'opera  ordinata  ed  armonica  ;  il  continuatore 
del  Crescimbeni    e  del  Quadrio   fu   Gerolamo 
Tihaboschi. 


La  preparazione  scientìfica.  35 

Nato  a  Bergamo  nel  1781,  egli  condusse  fino  al  1794  una 
vita  che  per  istraordinaria  attività  può  raccostarsi  a  quella 
dtl  Muratori.  Gesuita,  erudito  e  letterato,  dalle  scuole  di 
Brera  in  Milano,  dove  insegnava  eloquenza,  passò  a  Modena 
bibliotecario  dell'Estense,  che  a  lui  va  debitore  del  suo  or- 
dinamento, e  del  suo  rapido  crescere  di  valore  e  d'impor- 
tanza. In  Modena  compose  la  sua  opera  massima,  a  Modena 
dedicò  gran  parte  della  sua  operosità,  di  cui  furon  frutto  : 
la  Biblioteca  Modenese,  le  Memorie  Storiche  dei  Ducati  di 
Modena  e  Reggio,  il  Codice  diplomatico  illustrato  con  note, 
la  Storia  della  Badia  di  Nonantola. 

La  sua  Storia  della  Letteratura  Italiana  pub- 
blicata dal  1770  al  1780,  prendendo  le  mosse, 
per  la  solita  smania  di  generalizzare,  dagli 
Etruschi,  tesse  fino  al  secolo  XVIII  il  quadro 
della  nostra  produzione  letteraria,  o  meglio  della 
nostra  coltura,  considerata  e  divisa  secondo  i 
vari  generi  di  studi  (filosofìa,  matematica,  giu- 
risprudenza, poesia,  ecc.). 

Certo  il  disegno  è  elementare,  il  senso  critico 
scarso,  al  tutto  deficiente  il  giudizio  estetico 
delle  opere.  Il  Tiraboschi  è  uno  storico  nel  più 
rigido  senso  della  parola  cosi  per  la  forma, 
schiva  da  ogni  ricercatezza  accademica,  come 
per  l'esattezza  delle  notizie,  la  critica  dei  fatti, 
in  una  parola  la  verità  della  narrazione  dive- 
nuta può  dirsi,  la  sola  sua  preoccupazione;  si 
che  bene  potè  il  Foscolo  definire  l'opera  sua  un 
«  archivio  ordinato  e  ragionato  di  materiali,  di 
cronologie,  documenti  e  disquisizioni  per  servire 
alla  Storia  della  Letteratura  d' Italia  »  ;  ma  di 
quanta  coscienziosità  ed  instancabilità  di  erudito 


36  11  moderno  rinnovamento. 

non  diede  prova  il  Tiraboschi,  quanti  errori  non 
corresse  egli,  quante  controversie  non  risolse 
con  minuziosa  analisi  !  * 

Kisorgeva  intanto  e  pareva  destinata  ad  avviarsi,  dopo  ra- 
pida —  se  pur  violenta  —  contesa,  a  prossima  soluzione  la 
controversia  della  lingua. 

A  tale  si  era  che,  mentre  l'Italia  aveva  dato  all'Europa, 
ammirata  e  pur  barbara  ancora,  i  capolavori  del  genio  me 
dioevale  con  Dante,  il  Petrarca,  il  Boccaccio;  all'Europa  an- 
cora letterariamente  balbettante,  degli  inizi  dell'evo  moderno, 
opere  quali  l'Orlando  Furioso,  o  le  Istorie  Fiorentine,  la  Ge- 
rusalemme o  la  nitida  prosa  galileana;  a  tale  si  era,  per  la 
sgraziata  configurazione  geografica  nostra,  per  le  più  sgra- 
ziate vicende  politiche,  da  dibattere  ancora  al  cader  del  '700 
la  stessa  questione  come  agli  inizi  del  '500,  quasi  potrebbe 
dirsi  come  nel  De  vulgati  eloquio  di  Dante:  quale  forma 
dovesse  avere  la  lingua  nostra,  se  toscana  o  fiorentina  si 
dovesse  chiamare  o,  come  talun  volle,  Senese  (1),  a  qual 
fonte  si  dovesse  attingere,  se  ai  pochi  scrittori  trecentisti 
che  la  Crusca  aveva  battezzato  come  soli  maestri  di  s  lingua, 
o  alla  lingua  viva  del  popolo!  Galileo  scriveva  già  le  sue 
opere,  mirabil  prova  di  ciò  che  potea  la  lìngua  nostra,'  quando 
la  Crusca  pubblicava  la  prima  edizione  del  suo  Vocabolario 
[1612]  ;  già  il  Tassoni  aveva  nella  Secchia  rapita  e  altrove 
beffeggiato  le  preziosità  dei  Cruscanti,  da  lui  battezzate 
"  barbare,  stravolte,  rancide  e  rugginose  „  quando  usciva  la 
seconda  edizione  della  Crusca  [1623|. 

Tanto  più  doveva  rinascere  la  questione  ora  che3  colle  idee 
filosofiche  degli  Enciclopedisti  francesi,  anche  lo  stile,  i 
modi,  le  espressioni  di  quel  paese   s' erari  trapiantate  in  Ita- 


ci) Cfr.  Gkkolamo  Gigli  senese,    Vocabolario  cateriniano, 
(tratto  dalle  opere  di  S.  Caterina  da  Siena),  1717. 


La  preparazione  scientìfica.  'M 

lia,  imbarbarendo,  imbastardendo  la  lingua  e  lo  stile  dei 
nostri  ottimi  pensatori,  dal  Filangeri  al  Gali  ani,  dal  Verri 
al  Bettinelli. 

Cosi  si  preparava  nuova  esca  all'incendio,  che  doveva  tra 
poco  scoppiare  vivace  nelle  dispute  del  Cesarotti  e  del 
Cesari,  dei  puristi  e  de'  loro  avversari. 


§  III. 

La  rinnovazione  poetica. 

La  lirica  melica.  —  T.  Crudeli.  —  Il  Melastasio   e  il    Rolli. 

—  Il  Frugoni  e  il  Casti.  —  L.  Savioli.  —  A.  Bertela.  — 
G.  G.  de'  Rossi.  —  G.  Vittorelli.  —  Petrarchisti  e  imita- 
tori di  Dante.  —  A.  Varano.  —  Anticlassicisti.  —  S.  Bet- 
tinelli. —  G.  Gozzi.  —  P.  Baretti.  —  L'epica  didascalica. 

—  La  poesia  giocosa.  —  La  lirica  classica.  —  G.  Fan- 
toni.  —  La  favola. 

In  tanto  fervore  di  studi  eruditi  non  si  affie- 
volì al  tutto,  tra  le  svenevolezze  e  le  smancerie 
d'Arcadia,  la  Musa  italica.  Il  periodo  precedente 
che  n'era  stato  invaso,  che  ne  aveva  traman- 
dato l'eredità  a  quello  di  cui  stiamo  occupan- 
doci, aveva  pur  dato  il  primo  tra  gli  avversari 
della  fiorente  Accademia  in  Tommaso  Crudeli 
[1703-1745],  queslo  «epigono  della  men  cattiva 
scuola  del  secolo  XVI II  per  la  tempera  dell'a- 
nimo e  per  l'educazione  toscana  dell'ingegno  » 
come  lo  definisce  il  Carducci,  che  mise  in  pa- 
rodia le  svenevolezze  arcadiche. 

Bentosto  nell'Arcadia  si  potè  distinguere  il 
pecorume  che  ostentava  la  vacuità  insipida  e 
scolorita   dell'  ingegno    come    precipuo   fattore 


La  rinnovazione  poetica.  39 

della  poesia,  dai  pochi  che,  pur  non  levandosi 
ad  alto  volo,  piacquero  ai  tempi  loro  e  piac- 
ciono tuttavia  a  chi  sappia  e  voglia  giudicar 
gli  scrittori  con  le  idee  e  i  sentimenti  ad-  essi, 
non  a  se,  contemporanei. 

Piacquero,  ed  ancor  piacciono,  il  Metastasio 
e  il  Rolli,  i  due  corifei  della  canzonetta,  quello 
chiaro  e  facile  dipintore  di  affetti  tenui  ma  fini, 
delicati  e  spontanei,  questo  di  lui  più  elegante 
e  aggraziato,  più  vario  nel  ritmo,  riduttor  nella 
nostra  lingua  di  metri  latini,  padre  di  due  nuovi 
metri  :  la  cantata  lirica  e  la  ehanson  à  boire, 
ambedue  dedotti  di  Francia  (1). 

Meno  invece  pregiati  il  Frugoni  e  il  Casti 
[1721-1803],  che  «  ritraggon  più  tosto  il  sensua- 
lismo spolpato  e  i  visi  impiastricciati,  e  le  te- 
stine cirrate  e  incipriate  dei  cavalieri  e  delle 
dame  del  settecento  (2)  »  trascurati  nella  versi- 
ficazione, cascanti  nello  stile,  affettatamente 
semibarbari  nella  lingua;  pur  non  manca  al 
primo  tra  essi  una  tal  quale  fantasia  colori- 
trice,  e  il  facile  maneggio  dell'ottonario  all'uno 
e  all'altro,  e  al  secondo  una  certa  pulizia  di 
lingua. 

Ma  ecco,  migliori  certo,  il  Savioli  e  il  Ber- 
tela, ecco  il  De  Rossi  e  il  Vittorelli. 

Ludovico  Savioli,  bolognese  [1729-1804],  che 
attempato  compose  gli  Annali  di  Bologna  già 


(1)  Cfr.  Prefaz.  di  G.  Carducci  ai:  Poeti  erotici    del  secolo 

xvm,  p.  xxxvi. 

(2)  Carducci,  1.  e.  p   XLIII. 


40  11  moderno  rinnovamento. 

menzionati,  nell'età  sua  giovenile  diede  alla  li- 
rica italiana  gli  Amori,  canzonette  (e  non  ana- 
creontiche né  per  il  contenuto  né  per  il  fare, 
come  altri  volle)  che  riscossero  si  largo  plauso, 
da  volersene  una  quarantina  di  edizioni  in  poco 
più  che  sessantanni  e  da  meritar  gli  elogi  dei 
migliori  poeti,  dal  Monti  air  Alfieri.  Nelle  sue 
tenui  liriche  il  Savioli,  derivando  da  Ovidio  il 
molle  fascino  elegiaco,  fu  tuttavia  poeta  origi- 
nale, ricco  di  colorito  e  d'efficacia  dello  stile, 
si  che  il  Carducci  lo  collocherebbe  «con  assai 
d'intervallo,  ma  pur  subito  dopo  il  Parini  »;  fu 
musicalmente  grato  all'orecchio  il  suo  metro  te- 
trastico  di  settenari  alternativamente  sdruccioli 
e  rimati,  che  il  Parini  e  il  Monti  gli  presero  a 
prestito  per  alcune  tra  le  più  belle  e  rapidamente 
liriche  delle  loro  odi. 

Aurelio  Bertòla  riminese  [1735-1798]  può 
dirsi  prenunziatore  del  romanticismo. 

Alternò  la  sua  vita  fra  l'insegnamento  e  la  poesia,  volga- 
rizzò Orazio,  imitò  il  Young,  insegnò  storia  e  geografia, 
pubblicò  Poesie  campestri  e  marittime,  Saggi  sulla  poesia 
alemanna,  dalla  quale  prese  il  suo  colore  romantico,  Lezioni 
di  Storia,  tre  libri  Delta  filosofia  della  Storia,  Favole  de- 
scrittive de'  suoi  viaggi  sul  Reno  ed  in  Isvizzera,  ed  altre 
prose  e  liriche  fra  le  quali  un  elogio  del  Gessner,  altro 
poeta  romantico  tedesco,  che  con  amore  studiò  e  tradusse. 
Morì  consunto  a  46  anni. 

Studioso  e  critico  di  vaglia,  il  Bertòla  fu  an- 
che tra  i  più  notevoli  poeti  del  suo  tempo. 
Nella  sua  poesia  senti  lo  strano  amalgama 


La  rinnovazione  poetica.  41 


dell'ammirazione  per  l'Young  e  per  il  Frugoni, 
del  culto  per  il  Gessner  e  per  il  Metastasio;  le 
sue  liriche  erotiche,  quantunque  raffinate  e  scor- 
rette ad  un  tempo  nello  stile,  nondimeno  hanno 
qualcosa  di  nuovo,  per  l'efficacia  descrittiva,  e 
per  quell'impronta  di  sentimentalismo  inusato 
in  Italia,  che  talor  degenera  in  oscenità. 

Giovan  Gherardo  de' Rossi,  romano  [1754-1827], 
archeologo  e  commediografo,  amante  di  pittura 
e  di  poesia,  d*arte  antica  e  moderna,  oltre  a 
scritture  artistiche  e  archeologiche,  ad  una  sto- 
ria del  teatro  e  a  molte  commedie,  pubblicò 
favole  e  liriche  molte,  le  quali  ritornan  per  la 
forma  metrica  al  Chiabrera,  ad  Anacreonte  per 
lo  spirito  e  per  la  breve  ed  arguta  invenzione. 
Sono  specialmente  notevoli  gli  Scherzi  pittorici 
e  poetici,  dove  ogni  lirica  è  illustrata  da  vi- 
gnette che  l'autore  stesso  immaginò  e  disegnò. 

Giacomo  Vittorelli,  bassanese  [1749-1835J,  ul- 
timo tra  i  poeti,  al  dir  del  Garrer,  che  rappre- 
sentassero l'indole  lirica  del  secolo  XVIII,  fu 
popolarissimo  per  le  sue  anacreontiche  e  per 
l'altre  sue  rime.  Alternando  strofette  erotiche 
a  sonetti  sacri,  il  Vittorelli  dichiarava  i  versi 
amorosi  da  lui  composti  esser  semplice  giuoco 
di  fantasia,  non  frutto  d'ispirazione  ;  ma  fu  ar- 
guto, elegante,  accuratissimo  e  di  larga  spon- 
taneità nella  lingua  e  nello  stile,  in  molte  liri- 
che eletto  nelle  immagini,  e  lontano  dallo  stile 
tradizionale  del  settecento.  Si  che  il  Tommaseo 
potè  dire  che  la  maniera  anacreontica  d'Arca- 
dia «  finisce  in  un  uomo  (il  Vittorelli)  che  V  ha 


42  li  moderno  rinnovamento. 

con  la  gentilezza  dell'animo  suo  ringentilita  e 
condotta  alquanto  sulle  orme  dell'antica  ca- 
stità. » 

Mentre  cosi  si  trasformava,  ravvivandosi,  con 
l'Arcadia,  la  lirica  melica,  una  radicai  muta- 
zione avveniva  anche  nel  resto  della  poesia. 

Il  culto  ragionato  e  ravvivatore  dell'arte 
trecentista,  sostituendosi  air  imitazione  pura- 
mente formale  di  Dante  o  del  Petrarca,  e  ai 
tentativi  di  tener  viva  la  poesia  didascalica  alla 
foggia  cinquecentista,  o  il  ditirambo  del  sei- 
cento, cancellava  finalmente  le  restanti  traccie 
del  petrarchismo,  con  l'ultima  eco  delle  canzoni 
di  Eustachio  Manfredi  [1674-1739],  e  di  France- 
sco Maria  Zanotti  [1699-1777J;  n'erano  ormai 
ristucchi  e  pubblico  e  letterati,  si  che  il  Fru- 
goni definiva  i  petrarchisti  «  imitatrice  immensa 
turba  »,  che 

•  Del  maggior  Tosco  pochi  sensi,  e  poche 
Ricerche  parolette,  e  scelti  modi 
Mal  ne'  suoi  versi  dilombati,  e  d'arte 
Voti  e  di  genio,  a  gran  fatica  intesse  (1)  „. 

Il  simile  accadde  della  superficiale  imitazione 
di  Dante;  di  cui  son  ultimi  accenni  i  Capitoli 
di  Scipione  Maffei,  la  cantica  sulla  Provvi- 
denza di  Gaspare  Leonarducci  [?  —  ?]  il  poe- 
metto sullo  stesso  argomento  di  Gaspare  Gozzi, 
e  i  sonetti  di  Onofrio  Minzoni  [1734-1817],  nella 
loro  solennità  sonora. 


(1)  Versi  sciolti  di  tre  eccellenti   autori:  Al  signor  Conte 
Aurelio  Bernjehi. 


La  rinnovazione  poetica.  43 

Migliore  fu  Alfonso  Varano,  camerinese  [1705- 
1788],  con  le  sue  Visioni,  che  gli  valsero  ai 
suoi  di  il  nome  di  Dante  redivivo;  esse,  pur 
non  avendo  della  Commedia  lo  spirito,  ma  solo 
il  motivo  e  un  certo  colorito  esteriore,  servi- 
rono come  correttivo,  nella  sostenutezza  e  gra- 
vità decorosa  del  verso  e  dell'andamento,  alla 
mollezza  arcadica,  e  contribuirono  a  ravvi- 
vare, anche  nella  sua  parte  feconda,  il  rifio- 
rente culto  dantesco,  contro  l'acerba  guerra 
che  d'altronde  gli  si  moveva. 

L'anticlassicismo  ebbe  a  suo  capo  Saverio 
Bettinelli  [1718-1808],  ingegno  acuto  ma  pa- 
radossale, che  sfiorò  tutti  i  campi  della  let- 
teratura e,  dopo  aver  pargoleggiato  cogli  Ar- 
cadi, tentò  emulare  il  Frugoni  e  l'Algarotti 
nella  sonorità  degli  sciolti.  Egli,  pubblicando 
nel  1757,  col  pomposo  titolo  di  Versi  sciolti  di 
tre  eccellenti  autori,  gli  sciolti  propri  con  quelli 
del  Frugoni  e  dell'Algarotti,  vi  preponeva  dieci 
lettere  dette  Virgiliane.  In  esse  Virgilio ,  dai 
Campi  Elisi,  sferzava  poeti  moderni  ed  antichi, 
proponendo  l'ostracismo  per  le  nostre  massime 
opere,  fra  le  quali  tutte  quelle  degli  antichi  o 
contemporanei  di  Dante,  novantacinque  canti 
della  Commedia,  da  relegarsi  tra  i  libri  di  eru- 
dizione, un  terzo  del  Canzoniere,  tutta  o  quasi 
l'opera  poetica  del  Bembo,  del  Casa,  del  Co- 
stanzo, del  Guidiccioni  e  dei  cinquecentisti  tutti, 
e  andiamo  dicendo. 

L'ardire  paradossale  e  irriverente  di  quella 
pubblicazione  mise  a  rumore  il  campo  letterario; 


44  //  moderno  rinnovamento. 

lo  dice  il  Bettinelli  stesso  nella  terza  delle  sue 
Lettere  inglesi,  pubblicate  nel  1767  in  appoggio 
delle  Virgiliane,  che  erano  state  confutate  da 
ben  altro  e  più  culto  letterato. 

Fu  questi  Gaspare  Gozzi  [1713-1786],  uomo  di 
indole  naturalmente  buona,  d'animo  immutabil- 
mente mite  e  placido,  nonostante  le  traversie 
e  le  angustie,  tra  le  quali  condusse  la  vita.  Egli 
trasfuse  un  profondo  senso  di  moralità  nei  suoi 
Sermoni,  che  in  istile  elegante  e  facile,  in  lin- 
gua precisa,  in  forma  orazianamente  arguta,  ma 
forse  meno  efficace  per  la  sua  bonarietà,  satireg- 
giano le  frivolezze  del  viver  sociale,  e  del  mondo 
letterato  d'allora,  nonché  le  miserie  del  poeta 
stesso.  Ugual  moralità  d'intenti  civili,  e  uguale 
correttezza  di  forma  improntano  le  altre  opere 
del  Gozzi,  fra  le  quali  il  Mondo  morale  fu  forse 
la  meno  efficace,  per  troppa  involuzione  d'alle- 
goria; più  vivace  e  varia  opera  è  la  Gazzetta 
veneta,  diretta  dal  Gozzi  fra  il  1760  e  il  1761, 
ottimo  è  YOsservatore,  altro  giornale  cui  il  Gozzi 
attese  a  pubblicare  dal  1761  al  1762,  proseguendo 
in  esso,  con  sogni,  allegorie,  ritratti,  novelle, 
lettere,  la  blanda  sua  opera  moralizzatrice  nella 
società  veneta  del  suo  tempo. 

Per  la  troppa  astrazione  dei  precetti,  e  V  a- 
buso  della  parabola,  nemmeno  YOsservatore  è 
capace  di  un  profondo  effetto  morale;  sicché 
esso  è  oggi,  più  ch'altro,  ottimo  esempio  di  bello 
scrivere  in  prosa. 

Tralasciando  d'occuparci  delle  buone  e  sem- 
plici  lettere,   dei   versi   petrarcheggianti,   o  di 


La  rinnovazione  poetica.  45 

maniera  dantesca,  delle  rime  burlesche  e  delle 
opere  drammatiche  del  Gozzi,  tutte  di  scarso 
valore,  è  degna  di  nota  la  sagace  opera  di  cul- 
tore delle  patrie  lettere,  da  lui  compiuta,  amo- 
rosamente studiando  l'intento  morale  e  la  per- 
fezione artistica  del  sommo  poeta,  e  nel  1758 
pubblicando  ih  risposta  al  Bettinelli  il  suo  : 
Giudizio  degli  antichi  poeti  sopra  la  moderna 
censura  di  Dante,  ingiustamente  attribuita  a 
Virgilio.  In  essa  il  Gozzi  facea  concorrere  clas- 
sici letterati  antichi  ed  italiani  ad  una  difesa 
amorosa  e  sagace  del  divino  poeta,  conchiu- 
dendo con  una  lunga  e  calda  orazione  di  Tri  fon 
Gabriele  a  sostener  il  retto  discernimento  d'arte 
dell'Alighieri,  e  una  favola  d'Aristofane  a  di- 
mostrarne il  buon  gusto. 

La  critica  ebbe  in  quel  secolo  un  più  forte 
campione,  non  eccessivo  come  il  Bettinelli,  né 
troppo  misurato  e  blando  come  il  Gozzi. 

Giuseppe  Baretti  [1716-1789],  piemontese,  edu- 
catosi con  una  lunga  dimora  in  Inghilterra  ad 
una  libertà  di  pensare  ignota  agli  scrittori  ita- 
liani di  quel  tempo,  ma  talora  eccessiva,  entrò 
nell'arringo  letterario  come  critico  e  fustigatore 
di  vizi,  veri  od  immaginari,  nelle  Lettere  fami- 
gliari ai  fratelli,  e  sotto  la  veste  di  Aristarco 
Sgannabue. 

La  Frusta  Letteraria,  giornale  di  cui  il  Ba- 
retti cominciò  con  quel  pseudònimo  la  stampa 
nel  1763,  continuandola  con  interruzioni  fino  al 
15  gennaio  1765,  in  una  lingua  spoglia  di  fron- 
zoli e  spigliata  fino  ad  esser  talvolta  trascurata. 


4G  11  moderno  rinnoo amento. 

in  uno  stile  nervoso,  asciutto,  sincero  fino  al- 
l'inurbanità, offri  all'autore  il  mezzo  di  sma- 
scherare, con  una  serie  di  recensioni  d'opere 
letterarie,  storiche,  filosofiche,  i  vizi  letterari 
dell'età  sua.  I  giudizi  sono  raramente  informati 
a  principi  generali  d'arte,  non  sempre  giusti, 
or  troppo  severi,  or  troppo  indùlgenti,  e  il  ter- 
ribile critico  andò  spesso  oltre  il  segno,  col 
Bettinelli  dividendo  l'odio  sistematico  per  tutta 
o  quasi  la  produzione  nostra  letteraria  dal  tre- 
cento al  secolo  XVIII.  Tuttavia  la  Frusta  fu  sa- 
lutare rimedio  per  molti  malanni  che  contami- 
navano la  lingua  e  la  letteratura  d'Italia,  e  colia 
invettiva  bollò  la  ricercatezza  eccessiva  e  l'ec- 
cessiva e  affettata  sdolcinatura  di  espressioni 
in  voga  a  quei  tampi,  soffocando  col  sarcasmo 
l'Arcadia  e  i  suoi  smascolinati  poeti  ;  il  Baretti 
praticò  e  predicò  la  sincerità  del  pensiero,  la 
maschia  vigoria  della  forma,  la  parola  sponta- 
nea, libera  dalle  pastoie  della  pedanteria  fossi- 
lizzatrice,  agile  e  prónta  ad  accoglier,  dovunque 
le  trovasse,  le  forme  adeguate  al  nuovo  e  vario 
atteggiarsi  delle  idee,  all'evoluzione  della  ci- 
viltà, al  progresso  scientifico  e  morale. 

Tra  siffatto  agitarsi  di  polemiche,  anche  talora 
virulente,  due  vantaggi  s'ebbero:  e  fu  primo  il 
riviver  del  culto  dantesco,  risvegliato  e  reso  in 
pari  tempo  più  prudente  e  illuminato,  dagli 
astiosi  attacchi  di  cui  era  stato  oggetto  ;  tanto 
che  potrebbe  dirsi  aver  il  Bettinelli  e  i  suoi  toc- 
cato il  segno  opposto  alla  lor  méta. 

Secondo  vantaggio  fu  che  venisse  affrettato, 


La  rinnovazione  poetica.  47 

reso  completo  ed  irrevocabile  il  tramontare  di 
quei  generi  letterari  che  ormai  vivevano  d'una 
vita  stentata  e  anacronistica,  tra  l'addensarsi 
delle  nuove  idee,  dei  nuovi  gusti,  del  nuovo  in- 
dirizzo scientifico. 

Vide  cosi  la  seconda  metà  del  settecento  le 
ultime  prove  della  poesia  didascalica,  con  la 
Coltivazione  del  riso  di  G.  B.  Spolverini  [1695- 
1762],  e  con  V  Uccellagione  di  Antonio  Tirabosco 
[1707-1773J.  Né  a  ravvivar  questo  genere  valse 
il  tentativo  di  adattarlo  a  quel  prodigioso  moto 
scientifico  che  caratterizza,  specie  nelle  scienze 
esatte,  il  finir  del  secolo  scorso,  e  che  vanta 
nomi  come  quelli  del  La  Grange,  del  Volta,  del- 
rOriani,  delio  Spallanzani. 

Dei  venti  e  più  poemetti  didascalici  costituenti 
quella  che  il  Bertana  acutamente  battezzò 
Y  Arcadia  della  scienza,  si  ricorda,  oggi,  solo 
YInvito  a  Lesbia  Cidonia  di  Lorenzo  Masche- 
roni [1750-1800]  ;  uno  scienziato  e  matematico 
di  grande  valore,  che  ha  forse  —  checché  da 
molti  se  ne  dica  —  attribuito  più  fama  egli  al- 
l'Invito, di  quel  che  non  n'abbia  conferita  quel 
poemetto  a  lui. 

Né  maggior  gloria  meritano  gli  scrittori  di 
poemi  e  poemetti  satirici  e  giocosi,  o  di  rime 
facete,  tra  i  quali  si  rammentano,  oggi,  soltanto: 
Gian  Carlo  Passeroni  [1713-1803],  autore  d'una 
prolissa  vita  di  Cicerone,  in  101  canti;  il  Casti 
[1721-1804]  epico,  il  Gozzi  e  il  Baretti,  lirici 
giocosi,  ricordati  solo  perchè  furono  pregevoli 
per  altre  opere. 


48  11  moderno  rìnnooamento. 

Gli  imitatori  dei  lirici  classici  latini  meri- 
tano maggior  menzione,  ma  fama  inferiore  a 
quella  di  cui  godettero  fra  i  contemporanei,  e 
posero  argine  alle  esagerazioni  arcadiche. 

Vedemmo  fra  essi  il  Bertòla,  il  Savioli,  il 
Vittorelli;  aggiungiamoci  Agostino  Paradisi 
[1 736-1783 J  modenese,  lirico  oraziano  che  ravvivò 
Tode  sacra  con  un  certo  bagliore  di  solenni 
immagini  bibliche,  tanto  che  parve  ad  alcuni, 
per  questa  parte,  precorritore  del  Manzoni  ;  e 
massimo,  Giovanni  Fantoni,  di  Fivizzano  [1755- 
1807],  noto  in  Arcadia  sotto  il  nome  di  Labindo, 
e  ai  tempi  suoi  sotto  quello  di  Toscano  Orazio, 
come  lo  disse  l'Alfieri. 

Gentile  poeta,  egli  ebbe  il  merito  di  calcare 
felicemente  le  orme  dei  poeta  Venosino,  ripro- 
ducendone non  pure  i  metri  e  le  immagini,  ma 
l'ordine  e  il  giro  e  l'intonazione  dell'ode;  senti 
e  portò  nella  sua  poesia  l'incerta  e  momentosa 
vita  civile  e  politica  de'  suoi  tempi  ;  e  infine 
offri  il  miglior  esempio  d'adattamento  dei  metri 
latini  alla  strofe  italiana,  con  quello  stesso  ar- 
tifìcio che  doveva  poi  cosi  sapientemente  usare 
ai  giorni  nostri  il  Carducci  ;  cercando  cioè  di 
rendere  l'armonia  del  verso  della  strofe  latina 
con  opportuni  aggruppamenti  di  versi  italiani 
già  usitati.  Ma  gli  mancò  altezza  e  vigoria  di 
pensiero  poetico. 

Ancora  si  senti  l'influsso  della  poesia  latina 
e  greca  nella/aoo/a,  frutto  ad  un  tempo  dell'imi- 
tazione classica  e  della  tendenza  comune  a  molti 
ingegni  di  satireggiare  moraleggiando. 


La  rinnovazione  poetica.  49 

I  favolisti  abbondarono  quindi,  qua!  più  qual 
meno  aggraziato  od  arguto,  ma  nessuno  tale 
che  meriti  lunga  menzione;  e  favolisti  egregi 
furono  specialmente  il  Gozzi,  il  Casti,  il  Passe- 
roni,  il  Bertòla,  già  nominati. 

Può  dunque  dirsi  che  la  seconda  metà  del 
secolo  XVIII  é  periodo  risolutivo:  le  vecchie 
forme  della  poesia  italiana  dàn  gli  ultimi  guizzi 
e  tramontano,  e  la  lotta  contro  gli  eccessi  del 
classicismo  rapidamente  si  risolve,  tra  l'ecces- 
siva opposizione  del  Bettinelli,  la  satira  mor- 
dace ma  illuminata  del  Baretti,  la  temperanza 
conciliatrice  del  Gozzi  ;  indi  alcune  forme  s'  i- 
stituiscono,  transitorie  affatto,  a  cementare  il 
vecchio  con  il  nuovo,  che  sorge,  splendido  già 
all'inizio,  con  il  Metastasio,  I'Alfieri,  il  Gol- 
doni, il  Parini. 


Fehhahi. 


§  iv. 

La  poesia  drammatica. 

Il  melodramma,  sue  origini  e  svolgimento.  —  Apostolo 
Zeno.  —  P.  Metastasio.  —  L'opera  buffa.  —  La  comme- 
dia. —  C.  Goldoni.  —  I  suoi  emuli,  P.  Chiari  e  C.  Gozzi 
—  La  tragedia.  —  Le  teorie  del  Gravina,  del  Martelli,  di 
A.  Conti.  —  La  Merope  di  Scipione  Maffei.  —  I  tragici 
minori. 

Il  melodramma  italiano.  Zampillato  dal  dram- 
ma pastorale  del  secolo  XVI  (1),  non  meno  che 
dagli  sforzi  della  tragedia  pedantesca  ed  aulica 
del  Rinascimento  per  prender  nella  vita  delle 
Corti  e  del  popolo  quel  posto  che  fino  allora 
era  stato  occupato  da  pompe  di  prospettive,  di 
macchine,  di  musiche,  di  danze,  di  spettacoli 
scuciti  e  solo  intesi  a  sorprendere  la  vista,  per- 
vade, per  tutto  il  seicento  ed  il  settecento,  l'Eu- 
ropa intera,  e  giunge  sino  a  noi  con  alternante 
trionfo  della  musica  e  dell'apparato  scenico,  o 
dell'opera  letteraria. 

Nella  sua  stessa  origine,  nelle  condizioni  del 

(1)  Vedi  Manuale,  p.  I,  p.  261. 


La  poesia  drammatica.  51 

teatro  quand'esso  nacque,  il  melodramma  trovò 
tosto  le  cause  della  sua  imperfezione,  e  della 
sua  scarsa  dignità. 

La  pedanteria  dell'imitazione  volle  conser- 
vare le  liriche  e  i  cori  dell'antica  tragedia 
che,  però,  muti  nelle  loro  ragioni  metriche, 
ritmiche,  estetiche,  morali  si  trasformarono  in 
ariette  e  strofette  senza  alcfuna  relazione  col 
recitativo  ;  si  turbava  l'accordo  fra  l'arte  dei 
versi  e  quella  della  musica  a  tutto  profìtto 
di  quest'ultima;  l'Arcadia  allontanava  il  me- 
lodramma da  ogni  argomento  robusto,  da  ogni 
passione  vibrante;  il  lieto  fine  s'impose  —  ti- 
ranno inesorabile  —  all'azione,  onde  dovettero 
esulare  gli  intrecci,  e  gli  episodi  tragici,  a  prò' 
dei  lazzi,  delle  arguzie,  delle  buffonate,  che  il 
corrotto  gusto  dei  teatri,  aveva  ornai  fatto  gra- 
diti al  pubblico.  Invece  assunsero  capitale  impor- 
tanza la  magnificenza  esteriore  della  rappre- 
sentazione, l'ingegnosità  dell'apparecchio  mec- 
canico, il  vario  congegno  scenografico,  a  danno 
d'ogni  possibile  unità  e  verosimiglianza  dell'in- 
treccio. 

Solo  al  principiar  del  sec.  XVIII,  con  Apostolo 
Zeno  [1668-1750],  doveva  il  melodramma  av- 
viarsi a  ricuperare  la  perduta  dignità  letteraria. 
Per  lui  la  decenza  e  la  nobiltà  dei  caratteri, 
l'altezza  dei  pensieri,  la  robustezza  del  dialogo 
e  una  specie  di  adombramento  dell'antica  ve- 
nustà poetica  ricomparvero  nel  teatro  musi- 
cale; tuttavia  la  musica  trovava  impaccio  nella 
qualità  stessa  delle   sue    strofe ,    peccanti    ora 


52  //  moderno  rinnovamento, 

per  durezza  nell'accozzamento  dei  suoni,  e  nel- 
l'alternazione dei  metri,  ora  per  giochetti  di 
forme,  inadatti  alla  modulazione  del  canto  (1). 

Ben  presto  la  fama  di  Apostolo  Zeno  corse, 
con  le  compagnie  di  canto  italiane,  oltr'Alpe,  si 
che  egli  nei  1718,  come  già  ebbi  a  dire,  veniva 
chiamato  agli  stipendi  della  Corte  austriaca, 
con  l'obbligo  di  scrivere  drammi  per  Le  grandi 
occasioni,  e  con  la  provvigione  di  quattro  mila 
annui  fiorini. 

Proprio  in  quell'anno  moriva  a  Roma  Gian 
Vincenzo  Gravina,  lasciando  erede  di  tutto  il 
suo  (75000  lire  all'incirca),  un  giovinetto  ch'egli 
aveva  un  di,  trovatolo  per  la  via  e  riconosciu- 
tolo d'ingegno  svegliato  e  di  singolare  attitu- 
dine alla  poesia,  adottato  ed  educato  amorosa- 
mente. Era  questi  Pietro  Trapassi,  cognome 
che  il  Gravina  grecamente  volse  in  Meta- 
stasio. 

Il  giovinetto  ventenne,  poiché  era  nato  nel  1698,  da  un  bot- 
tegaio d'Assisi  trapiantatosi  in  Roma,  ebbe  ben  presto  dissi- 
pata nei  divertimenti  e  nei  bagordi  l' eredità  del  Gravina,  e 
trasferitosi  da  Roma  a  Napoli,  s'allogò,  per  guadagnarsi  da 
vivere,  presso  un  avvocato  che  però  lo  vedeva  di  malocchio 
attendere  più  a  scrivere  sonetti,  cantate,  canzonette,  che  a 
vergar  citazioni.  Gli  Orti  Esperidi,  primo  dramma  musicale 
scritto  per  incarico  del  viceré  di  Napoli,  valse  al  Metastasio 
una  doppia  fortuna  :  la  fama  di  poeta,  e  l'amore  di  Marianna 
Benti-Bulgarelli,  detta  la  Romanina,  cantatrice   esimia,  che 


(1)  Gfr.  P.  Metastasio  e  lo  svolgimento  del    mei.    it.   per  O. 
Tommasini  in  N.  A.,  1  Maggio  1882. 


La  poesia  drammatica.  53 

lo  prese  a  proteggere,  lo  fé'  istruir  nella  musica  dal  Porpora, 
e  lo  condusse  seco,  come  suo  poeta,  a  Roma  e  a  Venezia. 

Intanto  a  Vienna  lo  Zeno,  o  solo,  o  in  colla- 
borazione col  Pariati,  che  era  stato  colà  suo 
predecessore  come  poeta  di  Corte,  aveva  com- 
posto numerosi  drammi  per  musica,  nei  quali 
il  rannobilimento  dell'intreccio,  della  forma,  dei 
fini  s'era  andato  facendo  sempre  più  palese,  fa- 
vorito, oltreché  dall'indole  naturalmente  mo- 
rale del  poeta,  dal  pubblico  nobile  e  garbato  ai 
quale  i  melodrammi  suoi  erano  destinati.  Ma 
lo  Zeno  non  era  certo  giunto  a  spogliare  il 
melodramma  di  molti  dei  suoi  difetti:  l'intrec- 
cio non  aveva  acquistate  né  la  necessaria  sem- 
plicità e  verosimiglianza,  né  vivacità  e  varietà  ; 
la  lingua  era  irta  e  dura,  il  verso  cascante  e 
privo  di  colore. 

Quando  lo  Zeno  nel  1728,  malato,  risolse  di 
tornare  alla  sua  Venezia,  all'imperatore,  che 
gli  chiedeva  chi  a  lui  partente  si  potesse  sosti- 
tuire, rispose  subito  :  «  il  Metastasio,  il  miglior 
poeta  che  abbia  l'Italia  ».  Né  il  giudizio  dello 
Zeno  era  avventato,  che  nel  frattempo  il  giovine 
commesso  d'avvocato,  aveva  conquistato  già 
larga  fama  con  parecchi  drammi,  coronati  da 
lieto  successo  ne' teatri  d'Italia. 

Nel  1730  Pietro  Metastasio  era  invitato  alla  corte  di  Vienna, 
forse  oltreché  per  il  consiglio  dello  Zeno,  per  le  raccoman- 
dazioni d'un'altra  sua  ammiratrice,  la  contessa  d'Althann, 
nata  principessa  Pignatelli,  e  del  principe  Pio  di  Savoia. 

Da  quest'anno  fino  alla  sua  morte,  avvenuta  nel   1782,  il 


54  11  moderno  rinnovamento. 

Metastasio  trascorse  la  vita  a  Vienna,  riverito,  ammirato  ed 
amato,  componendo  liriche,  melodrammi,  oratori,  azioni  tea- 
trali in  grande  numero,  e  nel  melodramma  toccando  la  per- 
fezione dell'arte  sua.  Quando  morì  il  vecchio  poeta,  cui  in 
vita  erano  stati  larghi  d'onori,  di  decorazioni  e  di  medaglie 
i  principi  e  i  popoli,  di  lodi  i  migliori  letterati,  dal  Baretti  al 
Voltaire  e  al  Goldoni,  il  mondo  pianse  la  sua  morte  come 
pubblica  sventura,  come  s'egli  avesse  lasciato  un  vuoto  che 
nulla  più  poteva  colmare. 
Invero  col  Metastasio  moriva  il  settecento. 

L'ammirazione,  di  cui  aveva  goduto  in  vita 
il  Metastasio,  non  durò  a  lungo  dopo  la  sua 
morte. 

I  critici  italiani  gli  rimproverarono  la  ecces- 
siva e  monotona  sdolcinatura  negli  amori  dei 
suoi  personaggi;  dissero  aver  egli  pagato  più 
largamente  degli  altri  poeti  il  tributo  alla  pro- 
pria età  degenerata,  in  cui  la  triste  realtà  era 
mascherata  sotto  una  falsa  idealità  eroica  e  pa- 
storale; ancora  biasimarono  la  troppa  facilità 
di  certe  ariette,  mentre  i  filologi  notavano  la 
povertà  della  sua  lingua. 

Le  accuse  non  furono  tutte  ingiuste,  ma  si 
trascurò  di  rilevare  tutto  quanto  il  Metastasio 
aveva  fatto  per  ridare  alla  parola,  all'espressione 
il  valore  suo  proprio,  per  restituirle  il  suo  con- 
tenuto di  verità,  di  naturalezza,  di  chiarezza, 
per  rifare  di  essa  il  velo  elegante  di  alti  pen- 
sieri e  di  osservazioni  psicologiche  acutissime. 

Né  più,  per  alcun  tempo,  si  riconobbe  che,  se 
l'opera  del  M.  è  riflesso  della  idealità  eroica  e 
pastorale  cominciata  col  Sannazzaro  nel  Rina- 


La  poesia  drammatica.  55 

scimento,  giunta  ai  culmini  epici  col  Tasso,  e 
ammattita  quasi  col  Marino,  questa  tradizióne 
manda  tuttavia  nel  Metastasio  il  suo  più  bel 
lampo  di  luce,  che  egli  ne  è  l'artista  più  per- 
fetto (1). 

Se  lo  Zeno  fu  il  preparatore,  il  Metastasio  fu 
il  creatore  vero,  il  vero  poeta  del  melodramma; 
in  lui  si  adunarono  mirabilmente  le  qualità  più 
opportune  a  farlo  tale.  Ingegno  poetico  squisita- 
mente dotato,  ebbe  potenza  d'invenzione  versatile 
ed  inesauribile,  sicché  non  si  trovano  fra  i  suoi 
drammi  due  favole  che  si  rassomiglino,  non 
due  personaggi  che  abbiano  analogia  di  carat- 
teri e  di  passioni;  il  Metastasio  ebbe  inoltre  sen- 
timento profondo  di  moralità,  seria  e  larga  col- 
tura, senso  squisito  del  verosimile,  gusto  ari- 
stocratico che  lo  faceva  rifuggire  da  quanto 
fosse  volgare  per  eccessivo  sfarzo  o  per  tri- 
vialità grottesche. 

Di  qui  un  dramma  che  con  intreccio  dilettevole, 
in  uno  svolgimento  piano,  accessibile  all'intel- 
genza  del  popolo,  illustrò  fatti,  episodi,  perso- 
naggi storici  o  mitici,  traendone  con  cura  oc- 
casione a  divulgar  precetti  di  sana  morale, 
appunto  con  quelle  strofette  di  cui  altri  biasimò 
l'eccessiva  facilità,  mentr'essa  ne  favoriva  la 
diffusione,  per  l'agevolezza  del  ritenerle  a  me- 
moria. 

Che  se  il  M.  dovè  anch'egli  sottostare  a  quelle 
regole  del  dramma  per  musica,  di   cui   il  Gol- 


(1)  Cfr.  E.  Masi:  P.  Metastasio,  in  Fanf.  d.  D.  1882 n.  17. 


*  56  11  moderno  rinnovamento. 

doni  diceva  che  «  sarebbe  stato  un  delitto  di 
lesa  drammaturgia  se  si  fosse  osato  violarle  > 
e  ciò  lo  costrinse  a  forzare  tutti  i  suoi  soggetti 
entro  uno  stampo  prestabilito  e  comune;  se  l'in- 
dole sua  mite,  e  quella  del  suo  tempo,  lo  fecer 
rifuggire  dalle  forti  passioni,  e  da  quanto  ac- 
cennasse al  tragico,  specie  nella  chiusa  delle 
sue  opere;  non  si  può  negare  che  i  suoi  eroi 
e  le  sue  eroine,  quand'anche  parlano  un  lin- 
guaggio più  soave  e  molle  di  quel  che  la  loro 
indole  storica  non  sembrerebbe  comportare , 
agiscano  e  sentono  tuttavia  in  modo  veramente 
umano  ;  né  si  può  disconoscere  l'azione  rinvi- 
gorita e  fatta  più  rapida,  e  taluna  efficace  di- 
pintura di  carattere  e  di  fatti. 

Infine  si  può  asserire  che  il  M.  talora,  come 
nel  Catone  in  litica,  nel  Temistocle,  nella  Cle- 
menza di  Tito,  nell'Attilio  Regolo,  ascese  alla 
tragedia,  ricollegandosi  direttamente  al  fare  di 
Gorneille  e  di  Racine. 

E  nella  tragedia,  considerata  sotto  1'  aspetto 
letterario,  egli  é  certo  miglior  precorritore  del- 
l'Alfieri di  quel  che  non  siano  i  pochi  trage- 
diografi di  proposito  del  700. 

Cosi  il  M.  conduceva  a  piena  e  fiorente  ma- 
turità il  melodramma,  che  però  doveva  morire 
con  lui  ;  in  vero  egli  non  ebbe  emuli  né  conti- 
nuatori, e  l'opera  drammatica  fu  tosto  di  nuovo 
sopraffatta  dalla  musica,  né  seppe  più  —  tranne 
per  qualche  raro  momento  —  risollevarsi  a  di- 
gnità artistica. 

Il   simile   avvenne ,    contemporaneamente    o 


La  poesia  drammatica.  57 

quasi,  d'un'altra  forma  drammatica  musicata. 

L'opera  buffa,  originata  dallo  svolgersi  in 
forma  autonoma,  traverso  il  secolo  XVII,  degli 
intermezzi  comici  del  melodramma,  fiorita  per 
alcun  tempo  nel  secolo  XVIII  a  Napoli,  con 
carattere  popolare  o  satirico  e  in  forma  spesso 
dialettale,  trionfò  nella  seconda  metà  del  '700 
non  meno  per  la  musica  ispirata  del  Gimarosa 
e  del  Paisiello,  che  per  il  valore  delle  conce- 
zioni drammatiche. 

Modelli  di  questo  genere  ci  rimangono:  il 
Socrate  immaginario,  ideato  da  Ferdinando  Gà- 
liani  (1)  e  steso  da  G.  B.  Lorenzi,  commedia 
burlesca  e  satirica  piena  di  brio  e  di  vis  co- 
mica ;  e  il  Don  Giovanni,  opera  senile  di  Lo- 
renzo da  Ponte,  letterato  ed  avventuriero,  che 
fu  poeta  cesareo  a  Vienna  dal  1782  al  '93. 

Gol  principio  dell'  '800  anche  nell'opera  buffa 
ogni  senso  d'arte  fu  sacrificato  alle  esigenze 
musicali  e  sceniche,  e  per  ritrovarne  esempio 
degno,  dovremo  giungere  sino  al  Falstaff,  che 
Arrigo  Boito  trasse  dalla  commedia  shakespe- 
riana  e  Giuseppe  Verdi  musicò. 

La  Commedia  intanto,  si  spogliava,  in  men  che 
mezzo  secolo,  di  tutti  i  vizi  che  l'avevan  de- 
turpata sul  finire  del  cinquecento  e  nel  seicento, 
e  si  risollevava  alla  dignità  di  cui  l'avevan  ri- 
vestita Aristofane  fra  i  Greci ,  tra  i  Romani 
Plauto  e  Terenzio. 

La  commedia  dell'arte,  o  a  soggetto,  o  a  ca- 


(1)  Vedi  p.  22, 


58  11  moderno  rinnovamento. 

nevaccio,  che  già  era  stata  quasi  la  sola  forma 
coltivata  nel  seicento  (1),  dilaga  anche  nel  set- 
tecento; né  valsero  a  distoglierne  il  viziato  gusto 
del  pubblico  que'  pochi  ed  oggi  dimenticati  che 
tentarono  ridare  valore  letterario  alla  commedia, 
quali  il  Nelli,  il  Gigli,  il  Cicognini,  I'Amenta 
ed  il  Fagiuoli,  ai  quali  tutti  mancò  il  senso 
della  naturalezza,  della  verisimiglianza,  della 
rappresentazione  viva  ed  efficace  dell'uomo  nelle 
•  vicende  della  sua  vita  materiale  e  morale.  Fu 
la  loro  una  commedia  di  colpi  di  scena,  di  tra- 
vestimenti, di  intrighi  e  di  viluppi,  pretensiosa- 
mente letteraria  per  taluni,  per  altri  servilmente 
imitatrice  del  teatro  spagnuolo,  venuto  in  Italia 
con  i  drammi  di  Lope  de  Vega  e  di  Tirso  de 
Molina. 

Ma  queste  produzioni  drammatiche  non  erano 
destinate  al  popolo,  bensì  ad  ornamento  di  feste 
principesche  e  di  radunanze  accademiche  o 
private.  Le  commedie  per  il  grande  pubblico, 
le  commedie  popolari  ancora  risentivano,  di- 
rebbesi,  l'influenza  dell'antico  mimo  caro  al  po- 
polo di  Roma,  e  intessevano  sopra  azioni  illo- 
giche un  dialogo  non  da  altro  avvivato  che  da 
mimica,  da  lazzi,  quali  si  convenivano  alle  ma- 
schere ormai  famigliari  e  care  al  pubblico,  fos- 
sero esse  quelle  volgari  e  d'origine  latina  del 
Traccagnino,  del  Francatrippa,  del  Brighella, 
e  siffatte,  o  quelle  più  significative  di  Panta- 
lone, Arlecchino,  Pulcinella,  il  Dottore,  e  l'altre, 

(1)  Vedi  Manuale,  parte  I,  pp.  260-61. 


La  poesia  drammatica.  59 

che  per  lunga  tradizione  impersonavano  qua- 
lità e  costumi  delle  antiche  genti  italiane.  Che 
se  anche  tra  gli  attori  destinati  a  recitare  queste 
parti  di  maschera,  alcuno  fu  —  come  lo  Zan- 
noni  e  il  Sacchi  —  dotato  di  coltura  e  d*  un 
certo  gusto  neirimprovvisare  in  versi  o  in  prosa 
il  dialogo,  o  nel  dettar  scenari,  rimaneva  pur 
sempre  giusto  il  giudizio  dato,  intorno  alla  dram- 
matica dei  primo  settecento,  dal  Goldoni:  «  11 
teatro  comico  era  corrotto  a  segno  da  più  di 
un  secolo  nella  nostra  Italia,  che  si  era  reso 
abbominevole  oggetto  di  disprezzo  alle  oltra- 
montane nazioni....  Sconcie  arlecchinate,  laidi  e 
scandalosi  amoreggi  a  menti  e  motteggi,  favole 
mal  inventate  e  peggio  condotte,  senza  costume, 
senz'ordine...  (1)  >.  Né  dissimilmente  giudicava 
il  De  Brosses  nelle  sue  Lettres  familières  écri- 
tes  d'Italie  (2),  mentre  Carlo  Goldoni  s'accin- 
geva a  riformare  quel  teatro  che  egli  avrebbe 
posto  in  cosi  sagace  caricatura  nel  suo  Teatro 
Comico. 

Cablo  Goldoni,  nato  nel  1707  a  Venezia,  di  famiglia 
oriunda  di  Modena,  dopo  aver  atteso  in  Perugia,  dove  il 
padre  suo  era  medico,  ai  primi  studi  letterari,  in  Rimini  agli 
studi  filosofici,  e  a  Pavia  alle  discipline  legali,  laureatosi  fi- 
nalmente' in  Padova  a  24  anni,  dopo  mortogli  il  padre,  andò 
due  anni  di  poi  al  servizio  dell'ambasciatore  di  Venezia  a 
Milano.  A  ventinove  anni  si  ammogliò  in  Genova,  con  Nico- 
letta Conio,  e  dopo  alquante  peregrinazioni  in  Toscana,  eser- 


cì) Prefazione  alle  Commedie. 

(2)  Conca  ri:  Il  Settecento,  Vallardi,  Milano,  p.  104. 


60  II  moderno  rinnovamento. 

citata  per  cinque  anni  in  Pisa  l'avvocatura,  venne  alfine    a 
stabilirsi  a  Venezia. 

Aveva  qnarantun'anni  e  finalmente  allora  potè  dedicarsi 
tutto  a  quell'arte  comica,  che  aveva  appreso  ad  amare  nella 
famiglia  sua  paterna  e  aveva  poi  accarezzata  a  varie  riprese 
dagli  anni  della  sua  infanzia,  quando  undicenne  componeva 
una  commedia  sullo  stampo  di  quella  del  Cicognini,  o  quat- 
tordicenne fuggiva  da  Rimini  con  una  compagnia  di  comici, 
a  quelli  della  sua  giovinezza  quando  accomodava  due  drammi 
del  Metastasio  e  tentava  commediole  come  il  Buon  Padre  e 
la  Contatrice,  o  tragedie  come  YAmalasunta,  cui  altri  ten- 
tativi tenner  dietro,  qual  più  qual  meno  fortunato.  Stipen- 
diatosi come  poeta  comico  delia  Compagnia  MÉdebac,  una 
delle  migliori  dell'epoca,  passò  poi  al  Teatro  di  San  Luca,  e 
di  qui  nel  '62  a  Parigi,  direttore  del  Teatro  Italiano,  poi 
maestro  d'italiano  delle  principesse  reali,  finche  la  Rivolu- 
zione non  lo  privò  di  quell'ufficio  riducendolo  a  misera  vita. 
C.  Goldoni  mori  in  Parigi  il  6  gennaio  1798,  quando  stava 
per  riavere,  su  proposta  di  G.  M.  Chénier,  poeta  francese,  la 
pensione  che  gli  avrebbe  ridata  l'agiatezza. 
Il  suo  patrimonio  letterario  annovera,  oltre: 

le  Memorie,  scritte  prima  in  francese,  autobiografia  ricca 
di  ingenua  festività  e  di  interesse  ; 

cinquantotto  commedie  e  cinque  tragicommedie,  scritte 
tutte  in  italiano,  molte  in  prosa,  molte  in  versi  martelliani, 
talune  in  versi  d'altra  misura  ; 

nove  commedie  in  dialetto  veneziano; 

cinquantuna  commedie  miste  di  italiano  e  di  dialetto  ; 

due  commedie  in  francese. 
Minori  opere  sono  poi  tragedie,  melodrammi,  drammi  gio- 
cosi, intermezzi,  poesie  liriche  ed  altre  commedie  inedite  mi- 
ste di  dialogo  scritto  e  di  parti  a  soggetto. 

L'opera  drammatica  del   Goldoni,   rispecchia 
l'indole  sua:  «in  lui  una  intima,  continua  leti- 


La  poesia  drammatica.  61 

zia,  una  naturale  proclività,  aiutata  dall'educa- 
zione e  dall'indole  de'  suoi  di  famiglia,  a  scor- 
ger della  vita  gli  aspetti  ridenti  soltanto;  ad 
aspettarsi  il  bene,  e  a  sopportare  il  male,  quando 
giungesse,  con  pacata  filosofia  (1)  ». 

Dopo  aver,  coi  suoi  primi  passi,  tentato  il  ran- 
nobilimento  della  commedia  a  soggetto,  intro- 
ducendovi in  copia  sempre  maggiore  il  dialogo 
scritto,  compose  finalmente  il  Goldoni  la  sua 
prima  commedia  di  carattere  interamente  scritta  : 
La  donna  di  garbo.  Dopo  aver  consentito  al  gu- 
sto del  pubblico  scrivendo  commedie  con  ma- 
schere, eccolo  preparar  l'abolizione  di  queste, 
o  meglio  la  loro  trasformazione  in  tipi  natu- 
ralmente comici,  come  l'onesta  figura  del  mer- 
cante veneziano,  sensato,  taccagno  anche,  ma 
arguto  critico  del  costume,  che  balza  fuori  dalla 
ridicola  e  sciocca  maschera  di  Pantalone  delle 
vecchie  commedie;  eccolo  infine  esporre  i  pro- 
positi suoi  per  la  riforma  della  commedia  nel 
Teatro  comico,  «  che  è  come  una  poetica  dia- 
logata, cioè  un'esposizione  dei  metodi  e  dei  fini 
a  cui  egli  voleva  conformato  il  teatro  (2)  ». 

Nella  naturalezza,  nella  spontaneità  sta  tutto 
il  pregio  della  commedia  goldoniana.  Mentre  in 
Italia  trionfava  la  commedia  straniera,  «  nella 
costruzione  delle  mie  commedie  —  scriveva  il 
G.  a  G.    Gozzi  —   non  ho   cercato  d'imitare  né 


(1)  Martini:  C.  G.  in  Vita  Italiana  nel   Settecento,  Milano, 
Treves,  p.  216. 

(2)  V.  Concari.  op.  cit.  p.  116. 


62  11  moderno  rinnovamento. 

i  greci,  né  i  latini,  né  i  francesi,  né  gli  spa- 
gnuoli,  né  gli  italiani  nostri  medesimi,  ma  fis- 
sando la  méta  nella  verità  e  nella  ragione,  mi 
sono  condotto  per  quella  via  dove  la  natura  mi 
ha  trasportato  (1)  ». 

Invero  la  scuola  del  G.  è:  osservare  il  vero 
dentro  di  sé  e  fuori,  studiarlo,  sorprenderne  i 
momenti  artistici;  riprodurre  il  vero,  non  altro 
che  il  vero,  accettandolo  donde  che  venga,  quale 
che  sia,  purché  sia  artistico  e  morale.  Il  G.  é 
uno  dei  più  audaci  veristi;  solamente  è  un  ve- 
rista che  studiando  il  vero  dovunque  si  trovi, 
sa  subito  vederlo  con  occhio  di  poeta;  si  di- 
rebbe che  guardando  il  vero  egli  lo  costringe 
a  modificarsi  giusta  il  sentimento  d'arte  con 
cui  esso  lo  guarda. 

È  una  delle  due  grandi  facoltà  del  G.  quella 
di  avvivare  con  la  sua  fantasia  le  immagini,  i 
fatti,  le  parole  più  inartistiche  e  indifferenti  co- 
stringendole ad  assumere  disegno  corretto,  vi- 
vezza di  colore,  efficacia  di  contrasti. 

L'altra  sua  grande  facoltà  è  la  fecondità  ine- 
sauribile dell'invenzione,  quella  fecondità  che 
gli  permise,  passato  in  Francia  già  presso  ai 
sessantanni,  di  trovar  tanta  giovinezza  di  mente 
da  imparare  il  francese,  e  scrivere  due  capo- 
lavori in  quella  lingua:  le  sue  Memorie  e  Le 
bourru  bienfaisant;  quella  fecondità  che  gli 
dettava  a  70  anni  Le  tre  Zelinde. 

Deficiente  nella  commedia  storica,  lo  prova  il 


(1)  Iti.,  p.  111-112. 


La  poesia  drammatica.  63 

Torquato  Tasso,  e  nella  filosofica,  valga  ad 
esempio  il  Don  Giovanni,  il  Goldoni  invece  è 
insuperabile  nella  commedia  della  vita  quoti- 
diana. 

Tutte  le  condizioni  di  essa  somministrano  ma- 
teria alla  fantasia  del  G.,  da  quella  della  no- 
biltà feudale,  a  quella  della  più  infima  plebe. 
Egli  entra  in  una  bottega,  ode  il  cicalio  degli 
avventori  coi  bottegaio,  ode  le  insulse  e  prolisse 
discussioni  del  mercanteggiare,  discorsi  mono- 
toni di  puro  perditempo,  che  tutti  sappiamo  a 
memoria,  in  cui  non  sappiamo  scorgere  lato 
artistico  alcuno  ;  il  G.  ve  lo  scopre,  e  ne  trae 
due  delle  più  belle  scene  (6a  e  7a  dell'atto  II), 
del  La  buona  madre,  uno  dei  suoi  capolavori 
in  veneziano. 

Nel  modo  stesso  egli,  che  a  Chioggia  aveva 
sostenuto  l'officio  di  aggiunto  al  cancelliere  cri- 
minale, si  ricorda  le  facili  e  cotidiane  questioni 
che  sorgevano  tra  quei  pescatori,  le  mogli,  le 
figlie  loro  e  gli  innamorati  di  queste;  anche  qui 
monotonia,  futilità,  goffaggini  di  puntigli  e  di 
pettegolezzi,  poi  accapigliarsi  di  donne  e  di 
mariti,  di  fanciulle,  di  rivali,  sino  a  dover  com- 
parire davanti  al  cancelliere  per  rappaciarsi 
e  riprendere  al  modo  stesso  il  dì  appresso.  Tutta 
roba  inartistica,  risaputa,  triviale!  Eppure  il  G. 
sforza  quel  vero  inartistico,  triviale,  sciocco,  a 
diventare  uno  dei  suoi  splendidi  capila  vori  d'arte: 
Le  bar  afe  ciozote. 

Molti  appunti  furono  mossi  al  Goldoni,  taluni 
giusti,  altri  no.  Certo  l'italiano  che  egli  scrive 


64  11  moderno  r innovamento. 

ha  molto  minor  vivezza,  spontaneità,  colorito 
del  suo  dialetto  natio;  ma  per  giudicarlo  con- 
verrebbe pur  raffrontarlo  coi  dialoghi  dell' A- 
menta,  del  Fagiuoli,  dei  Nelli,  stentati,  freddi, 
artificiali;  certo  gli  manca  la  dipintura  di  af- 
fetti profondi  e  forti  che  egli  non  provò,  né 
seppe  quindi  descrivere  ;  certo  V  osservazione 
sua  é  profonda  solo  in  un  rispetto  della  vita  : 
quello  della  società  borghese. 

Pare  invece  gli  sia  sfuggito  quale  alta  fonie 
di  satira  offrisse  la  società  aristocratica,  la  no- 
biltà, e  specie  la  nobiltà  veneta  in  quell'imbel- 
lettata  decrepitezza  della  Repubblica,  che  fu 
l'età  sua,  folleggiale  spensieratamente  ne'  sol- 
lazzi del  Ridotto  e  delle  bische.  Ma  bisogna 
pur  tener  conto  che  il  G.  non  fu  temperamento 
satirico;  vi  si  opponeva  la  placidità  bonaria, 
serena  dell'indole  sua;  oltreché,  se  anche  avesse 
saputo  esserlo,  glie  l'avrebbe  impedito  la  sospet- 
tosità gelosa  e  intransigente  del  Tribunale  su- 
premo  che  tanto  più  stava  attaccato  alla  este- 
riorità dei  rispetto  ai  nobili,  quanto  più  sentiva 
crollar  loro  il  terreno  sotto  i  piedi. 

Ma,  all'infuori  del  patrizio  veneto,  molti  per- 
sonaggi dell'alta  società  s'aggirano  vivaci  e  veri 
in  molte  delle  commedie  goldoniane,  quali  Le 
tre  Pamele,  Il  Feudatario,  Il  filosofo  inglese, 
La  moglie  saggia,  Il  Cavaliere  di  spirito,  ean- 
diamo  dicendo.  E  intorno  a  questi  è  tutto  un 
assortimento  di  nobilucci  petulanti,  spiantati, 
tanto  più  superbiosi,  quanto  più  è  dubbia  la  loro 
nobiltà.  Condite  tutto  il  materiale  fornito  al  G. 


La  poesia  drammatica.  65 

dalla  vivacità  dell'osservazione  e  della  fantasia, 
con  una  vis  comica  inesauribile,  tanto  più  effi- 
cace quanto  più  semplici  ne  sono  i  mezzi  e 
più  spontanea  sgorga  dall'azione  stessa,  con  una 
cura  paziente  nel  tratteggiare  i  caratteri,  con  una 
particolare  acutezza  nello  scorgere  e  riprodurre 
le  gradazioni  di  una  stessa  passione,  di  un  vizio 
medesimo,  con  un  dialogo  efficace,  rapido,  gaio; 
e  voi  saprete  allora  la  ragione  della  vitalità 
lunga  della  commedia  goldoniana,  che  ancora 
oggi  regge  sulle  scene,  e  la  forza  con  la  quale 
il  G.  trionfò  de*  suoi  avversari:  F  Abate  Pietro 
Chiari  [1711  (1)  - 1785]  e  il  Conte  Carlo  Gozzi 
[1720-1806]  fratello  al  Gaspare  già  nominato. 

La  polemica  più  vivace,  la  lotta  più  acerba 
il  G.  dovè  sostenere  contro  il  Chiari,  uno  de' 
più  popolari  autori,  oltreché  di  Venezia,  d'Italia, 
per  mezzo  secolo,  che  coi  suoi  numerosissimi 
romanzi  (dei  quali  accennerò  tra  poco)  rinnovò, 
pur  di  sullo  stampo  francese,  questo  genere  let- 
terario tra  noi,  forse  con  qualche  pregio  di  no- 
vità; ma  nella  commedia  non  fece  se  non  uni- 
formarsi al  canone  che  egli  stesso  aveva  dettato: 
«  Quando  è  contento  il  popolo,  tu  più  non  conti 
un  pelo;  —  Del  popolo  la  voce,  voce  fu  ognor 
di  cielo  ». 

Egli  dettò  più  che  quaranta  commedie  in 
martelliani,  di  soggetti  alternantesi  tra  il  mondo 


(1)  Questa  data  fu  recentemente  determinata  con  esat- 
tezza da  G.  B.  Marchesi  (V.  /  Romanzi  dell'Abate  Chiari. 
Bergamo,  1900,  pp.  8  e  87). 

Ferrari.  5 


66  11  moderno  rinnovamento. 


orientale  e  un  patetico  artifizioso  e  di  cattivo 
gusto;  con  queste  egli  potè  per  qualche  tempo 
tener  testa  al  G.  e  sollevare  in  Venezia  una 
contesa  cui  il  popolo  stesso  partecipò,  ma  che 
fini  col  trionfo  del  genere  goldoniano. 

Né  meno  effimero  plauso  goderono  le  Fiabe 
del  Gozzi,  avversario  cosi  del  Chiari  come  del 
Goldoni,  che  ambedue  pose  in  caricatura  nel- 
VAmor  delle  tre  melarance. 

Certo  è  tuttavia  che  la  fiaba  ha  molto  mag- 
gior valore  letterario  e  d'arte  che  non  la  com- 
media del  Chiari,  talora  per  l'atteggiamento 
satirico  di  costumi  e  di  uomini  che  essa  as- 
sume, tal' altra  per  il  pregio  della  commedia 
ricca  di  sentimento  che  si  cela  sotto  la  veste 
allegorica  e  fantastica,  come  nella  Turandot, 
dove  sono  adombrati  forti  affetti  e  nobili  virtù. 

Veniamo  ora  alla  terza  forma  di  opera  dram- 
matica. 

La  tragedia  non  aveva  ancora  trovato,  dac- 
ché essa  era  sorta,  nel  '500,  dall'imitazione  di 
Seneca,  chi  avesse  saputo  darle  impronta  vi- 
gorosa e  vitale.  Già  un  impedimento  a  ciò  ve- 
niva dalla  mancanza  di  sentimento  profondo  di 
nazionalità,  di  grandi  affetti,  di  passioni  violente, 
di  tradizioni  e  di  storie  veramente  nazionali, 
negli  italiani. 

Altro  e  più  grave  impedimento  fu,  per  due 
secoli  e  mezzo,  la  tradizione  classica  che  s'im- 
pose, in  questa  come  in  molt'altre  forme  lette- 
rarie, producendo  opere  in  cui  la  forza  e  la 
passione  eran  tutte  esteriori  e  non  rispondenti 


La  poesia  drammatica.  67 

agli  uomini  e  alle  idee  del  tempo  per  il  quale 
erano  scritte. 

Ancora  nel  1708  G.  V.  Gravina,  il  legislatore 
d'Arcadia,  aveva  nei  due  libri  Della  ragione 
poetica,  e  più  tardi  ne'  discorsi  Sulla  Tragedia 
tentato  —  con  apparenti  tendenze  al  nuovo  — 
non  solo  di  richiamar  nel  loro  pieno  vigore  le 
discipline  e  le  leggi  aristoteliche,  cominciando 
dalle  tre  famose  unità,  di  tempo,  di  luogo,  di 
azione  (1)  ;  ma  ben  anche  di  restituire  in  tutti 
i  suoi  elementi  di  contenuto,  di  forma,  di  rap- 
presentazione, la  tragedia  greca.  Né  il  Gravina 
si  contentò  di  precetti,  ma  volle  anch'egli,  come 
dopo  lui  il  Martelli  e  A.  Conti,  e  in  Germania 
il  Lessing,  far  seguire  e  avvalorare  il  precetto 
coll'esempio. 

Vano  sforzo,  che  diede  una  tragedia  fiacca, 
slombata,  dove  la  fantasia  ha  volo  molto  scarso, 
la  storia  un  riflesso  superficiale,  i  personaggi 
una  fìsonomia  incerta  o  convenzionale;  dove  i 
sentimenti  e  le  passioni  son  prive  di  concita- 
zione e  di  vivacità,  e  la  forma  stessa,  tentando 
rendere  con  l'endecasillabo  sdrucciolo  il  trime- 
tro giambico  degli  antichi,  riesce  disarmonica, 
gretta  e  monotona. 

Sorse  contro  il  Gravina  Pier  Jacopo  Martelli 


(1)  Felicemente  esprime   il   Boileau  (1669),   nel   suo  :  Art 
poétique,  queste  tre  unità  in  due  versi: 

"Qu'en  un  Ileu,  qu'en  un  jour,  un  Seul  fait  accompli 
Tienne  jusqu'à  la  fin  le  théatre  rempli  „. 

Canto  III,  v.  45-^» 


68  11  moderno  rinnovi  amento. 

[1665-1727]  letterato  studioso  e  colto,  d'origine 
bolognese,  che  cercò  di  conciliare  il  rispetto  per 
gli  antichi  con  un  certo  senso  novatore,  o  a 
dir  meglio,  non  più  imitatore  dei  classici,  ma 
dei  loro  imitatori  in  Francia:  il  Corneille  e  il 
Racine. 

Cominciava  ormai  il  periodo  che  doveva  dif- 
fondere in  Europa  questa  imitazione  di  seconda 
mano,  e  condurre  alla  rivoluzione  romantica. 
Il  Martelli  nelle  sue  dodici  tragedie,  dove  i  sog- 
getti greci  si  alternano  con  i  latini  e  gli  orien- 
tali, si  tenne  più  libero  dai  vincoli  delle  unità, 
che  egli  diceva  doversi  lasciare  «  agli  affettati 
adoratori  delle  anticaglie»;  ma  per  l'influenza 
dell'Arcadia,  egli  pose  ogni  studio  a  rammor- 
bidire le  asprezze,  e  fu  fiacco  e  snervato,  quan- 
tunque non  gli  mancasse  qua  e  là  qualche  fe- 
lice situazione,  qualche  vivace  pittura  di  costumi. 
Ciò  che  ebbe  maggior  fortuna  nell'opera  sua 
fu  la  sostituzione  dell'  endecasillabo  sdrucciolo 
con  il  martelliano,  cosi  detto  dal  nome  del  suo 
divulgatore,  quantunque  l'aggruppamento  di  due 
settenari,  fosse  stato  già  prima  usato;  il  mar- 
telliano dovevo  riprodurre  l'alessandrino  fran- 
cese, ma  non  durò  come  verso  tragico,  bensi 
fu  più  tardi  usato  per  il  dramma  e  la  comme- 
dia storica. 

Maggiore  profondità  e  novità  di  dottrine  do- 
veva professare  Antonio  Conti  [1677-1749],  cri- 
tico ardito  che  per  molti  rispetti  precorse  nelle 
sue  teorie  letterarie  e  stilistiche  il  Baretti  in 
Italia,  il  Lessing  in. Germania. 


La  poesia  drammatica.  69 

Egli  voleva  escluso  dal  teatro  tragico  Tele- 
merito  favoloso  e  l'inverosimile,  e  la  fonte  dei 
soggetti  limitava  alla  storia  romana  perché  me- 
glio nota  e  «  di  usi,  costumi  e  modi  di  pensare 
simili  o  almeno  più  proporzionati  ai  nostri  >; 
cosi  voleva  che  si  abbandonasse  lo  stile  o  troppo 
fiorito  o  troppo  lambiccato,  proponendo  come 
modello  da  imitare,  la  tragedia  shakespeariana, 
che  volle  emulare,  specie  nel  suo  Giulio  Ce- 
sare. Ma  anche  a  lui  nella  pratica  applicazione 
nervi  deficiunt  animique,  ed  egli  rimase  di  gran 
lunga  al  disotto  del  suo  immortale  modello. 

Certo  meglio  di  lui  calzò  «  il  tragico  coturno  » 
Scipione  Maffei,  l'illustre  storico  ed  erudito, 
con  la  sua  Merope,  rimasta  dal  1713,  anno  in 
cui  fu  rappresentata  a  Modena,  per  molti  lustri 
l'ammirato  capolavoro  del  teatro  tragico  italiano, 
edita  in  più  che  sessanta  edizioni,  più  che  imi- 
tata dal  Voltaire  nella  sua  tragedia  di  ugual 
titolo,  giudicata  dall'Alfieri  se  non  «  l'ottima  di 
quante  se  ne  potrebbero  poi  fare  in  Italia,  l'ot- 
tima e  sola  delle  fatte  sin  allora  ».  Per  opera 
del  Maffei  la  tragedia  si  sbarazzava  dalla  pre- 
valenza degli  episodi  amorosi ,  dall'intreccio 
artifiziato  e  inverosimile,  e  ravvivandosi  e  no- 
bilitandosi di  più  vigoroso  contrasto  di  passioni, 
di  maggior  dignità  dei  personaggi,  di  più  de- 
corosa gravità  dello  stile,  ritornava  ai  modelli 
greci,  assumendo  nella  forma  il  metro  dell'en- 
decasillabo sciolto. 

I  precetti  del  Conti  e  l'esempio  del  Maffei  po- 
polarono di  cultori  la  scena  tragica,  e  sulle  loro 


70  11  moderno  rinnovamento. 

orme  si  posero  parecchi  scrittori,  quali  il  Bet- 
tinelli, il  Varano,  Giovanni  Pindemonte,  ed 
altri  ancora;  ma  niuno  di  essi  diede  opera  vi- 
tale al  teatro  italiano ,  talché  può  dirsi  che  con 
ragione  il  Voltaire  aveva  scritto  al  Paradisi  : 
«  l'opera  è  una  bella  cosa  :  ella  è  figlia  della 
tragedia;  ma  la  figlia  ha  svenata  la  madre  >. 
Né  ancora  s'era  trovato  chi  quella  madre  avesse 
saputo  rinsanguare  ;  né  forse  rinsanguarla  si  po- 
teva, poiché  manca  ormai  affatto  nel  700  ogni 
accordo  fra  lo  spirito  animatore  delia  tragedia 
greca  e  la  vita  morale  della  società.  E  greca 
nella  forma,  ma  nuova  affatto  nello  spirito  fu 
la  tragedia  di  Vittorio  Alfieri. 


Vittorio  Alfieri  e  Giuseppe  Par  ini. 

V.  Alfieri.  —  L'autobiografia.  —  La  tragedia  dell'  A.  —  G.  Pa- 
rlili. —  Il  Giorno. 

Mentre  la  fama  del  Goldoni  toccava  il  colmo, 
e  proprio  in  quell'anno  in  cui  egli  potè  dirsi 
riform'atore  della  Commedia,  cioè  nel  1749,  na- 
sceva in  Asti  il  poeta  che,  come  il  Goldoni 
aveva  data  all'Italia  la  commedia,  le  avrebbe 
data  la  tragedia. 

Fu  questi  il  Conte  Vittorio  Alfieri. 

La  vita  di  questo  altro  tra  i  sommi  della 
seconda  metà  del  700  vuol  essere  dettata  per 
esteso,  tanto  essa  è  ricca  d'ammaestramenti, 
anche  negli  errori  e  nei  vizi  del  suo  protago- 
nista ;  lo  comprese  egli  stesso  quando  a  41  anni 
s'accinse  a  scrivere  Y  Autobiografia,  interrotta 
al  1790,  poi  ripresa  nel  1803  è  condotta  fino  a 
quest'anno^  essa,  nell'intenzione  dell'autore, 
aveva  per  iscopo  principale  lo  studio  dell'uomo 
<  della  qual  pianta  non  possiamo  mai  indivi- 
duare meglio  i  segreti  che  osservando  ciascuno 
sé  stesso  », 


Il  moderno  rinnovamento. 


Nato  ad  Asti  nel  1749  da  nobili,  agiati  ed  onesti  geni- 
tori, il  che  gli  permise  di  giudicare  con  serenità  i  nobili 
senza  la  taccia  d'invidioso  perchè  nobile,  d'esser  libero  di 
servire  soltanto  il  vero  perchè  agiato,  e  di  non  dover  arros- 
sire della  propria  nobiltà  perchè  di  onesta  stirpe,  prendendo 
anzi  da  essa  incitamento  a  non  contaminare  mai  in  nulla  la 
nobiltà  dell'arte  che  egli  professava,  Vittorio  Alfieri,  dopo 
un'infanzia  triste,  trascorsa  nella  solitudine  e  nei  primi  studi, 
entrò  nell'Accademia  di  Torino  in  età  di  nove  anni;  quivi  più 
che  al  latino  ed  alle  fiumana  literce,  si  dedicò  alla  musica, 
al  ballo,  all'equitazione. 

Entrato  port'insegna  nel  reggimento  provinciale  d'Asti,  il  N. 
si  stancò  tosto  della  disciplina,  insopportabile  per  il  suo  tem- 
peramento, e  ottenne  di  poter  uscire  di  Piemonte  per  un  lungo 
viaggio,  durante  il  quale,  visitata  gran  parte  d'Italia,  ne 
varcò  i  confini,  peregrinando  per  la  Francia,  l'Inghilterra,  l'O- 
landa e  quivi  incappando  finalmente  nell'amore  "  che  mai  fino 
allora  non  V aveva  potuto  raggiungere  né  afferrare  „  e  che  fu 
poi  il  suo  più  forte  "  ispiratore  agli  studi  e  ad  un  certo  im- 
peto ed  effervescenza  di  idee  creatrici  „  s\  che  egli  non  si 
"  teneva  mai  tanto  capace  di  riuscire  in  qualche  ramo  di  let- 
teratura, che  allorquando  avendo  un  soggetto  caro  ed  amato 
gli  pareva  di  potere  a  quello  tributare  anco  i  frutti  del  suo 
ingegno  „. 

Quel  primo  amore  durò  brevemente  ;  si  chiuse  con  un  ten- 
tativo di  suicidio  del  N.  che,  poi  rinsavito,  tornò  in  Piemonte, 
ove  si  diede  agli  studi  di  filosofia,  tediandosi  nel  leggere 
YEloisa  del  Rousseau,  e  i  versi  del  Voltaire,  intere  e  per 
due  volte  scorrendo  le  opere  del  Montesquieu  con  molto  utile 
e  diletto,  ma  particolarmente  trovando  ore  di  rapimento  e 
beate  nella  lettura  delle  Vite  di  Plutarco,  taluna  delle  quali 
"  sino  a  quattro  e  cinque  volte  rilesse....  e  spessissimo  bal- 
zava in  piedi  agitatissimo  e  fuori  di  sé  e  lacrime  di  dolore 
e  di  rabbia  gli  scaturivano  dal  vedersi  nato  in  Piemonte  ed 
in  tempi  e  governi  ove  niuna  alta  cosa  non  si  poteva  ne  fare 
né  dire  ... 


Vittorio  Alfieri, 


Andatogli  a  vuoto  un  disegno  di  matrimonio,  riprese  il  N. 
i  suoi  viaggi  e  visitò  la  Germania,  la  Danimarca,  la  Svezia, 
la  Russia,  ebbe  un  secondo  amore,  e  un  duello,  e  vicende 
varie  e  delusioni  amorose  a  Londra,  poi  vide  la  Spagna  e  il 
Portogallo,  indi  tornò  ai  Piemonte,  ove  condusse  per  due  anni 
vita  scioperata,  solo  a  24  anni  impigliandosi  per  la  terza 
volta  nelle  reti  d'amore,  forse  il  suo  buon  padre  Apollo  vo- 
lendolo per  tal  via  straordinaria  chiamare  a  sé.  Infatti,  tra- 
scinatosi due  anni  in  una  vita  di  serventismo,  vergognoso  di 
sé  stesso,  noioso  ed  annoiato,  durante  una  malattia  della  dama 
che  il  N.  ne  stimava  né  amava  veramente,  egli  standole 
lunghe  ore  a  pie  del  letto  seduto  a  servirla  in  silenzio,  mosso 
dal  tedio,  cominciò  "  così  a  caso,  e  senza  aver  piano  nessuno 
a  schiccherare  una  scena  di  una,  non  so  come  chiamarla,  se 
tragedia  o  commedia,,,  primo  tentativo  di  scrittura  italiana, 
ed  arduo  per  chi,  come  il  N.,  altro  sino  a  quel  dì  non  aveva 
scritto  se  non  cose  facete  e  miste  di  filosofia  e  dy  imperti- 
nenza in  lingua  francese,  per  dilettar  la  brigata  degli  amici. 

Quell'incunabolo  che  s'intitolò  Cleopatra  e  fu  steso  in 
lingua  italiana  ed  in  versi,  ricco  di  spropositi  di  metrica  e 
perfino  d'ortografia,  doveva  pur  essere  inizio  a  ben  grande 
opera  di  rinnovamento  intellettuale  e  letterario. 

Rotta  infine  anche  la  terza  e  indegna  rete  amorosa,  isola- 
tosi il  N.  in  casa,  fra  i  tormenti  della  passione  mal  spenta, 
ecco  sorgere  nella  sua  mente  l' idea  eh'  egli  sarebbe  stato 
forse  ancora  in  tempo  a  darsi  al  poetare.  Scrisse  allora  [1775] 
il  suo  primo  sonetto,  accolto  con  indulgenza  bene  ispirata 
dal  gentile  e  dotto  padre  Paciaudi. 

Quanta  strada  da  quel  sonetto  alle  immortali  tragedie,  e 
quanto  rapidamente  percorsa  !  Rifatta  due  volte  la  Cleopatra, 
scritte  alcune  colascionate,  una  farsetta  in  prosa  :  I  poeti, 
ottenendone  felice  esito  nella  rappresentazione,  ecco  "  in  ogni 
vena  del  poeta  un  siffatto  bollore  e  furore  di  conseguire  un 
giorno  e  meritatamente  una  vera  palma  teatrale  „,  che  egli 
con  u  animo  risoluto,  ostinatissimo  e  indomito  „  si  risolse  a 
u  retrocedere  e,  per  così  dir,  rimbambire,  studiando  ex  prò- 


Il  moderno  rinnovamento. 


fesso  da  capo  la  grammatica,  e  susseguentemente  tatto  quel 
che  ci  vuole  per  sapere  scrivere  correttamente  e  con  arte  „ 

Il  desiderio  di  poter  tramutare  al  più  presto  in  poesia  ita- 
liana due  tragedie  :  il  Filippo  e  il  Polinice,  che  aveva  frat- 
tanto stese  in  prosa  francese,  siffattamente  lo  incitò,  che  il 
N.,  fatto  proponimento  di  non  proferir  più  parola  in  francese 
e  sbandita  ogni  lettura  di  quella  lingua,  profondatosi  invece 
rabbiosamente  nello  stadio  della  lingua  italiana,  provandosi 
a  porre  in  versi  ogni  qualunque  pensiero  gli  cadesse  nella 
fantasia,  e,  intanto  leggendo  e  postillando  classici  italiani  e 
latini,  in  un  anno  o  poco  più,  giunse  a  capo  di  verseggiare 
le  due  nominate  tragedie  e  di  stendere  a  dirittura  in  suffi- 
ciente prosa  toscana  l'Antigone,  e  tosto  dopo  l'Agamennone 
e  l' Oreste.  Ormai  la  via  era  trovata:  fai  Filippo  e  dal  Poli- 
nice,  nate  francesi  e  imitanti  il  fare  di  Bacine,  il  N.  era  pas- 
sato all'ispirazione  classica  con  l'Antigone  tratto  dal  XII  libro 
di  Stazio,  con  l'Agamennone  e  1'  Oreste  che  in  linea  retta 
derivano  da  Seneca. 

Quind'innanzi  sarà  una  rapida  ascensione  ;  fra  la  lettura 
del  Machiavelli,  che  gli  ispirò  i  due  libri  della  Tirannide, 
e  lo  studio  del  greco,  fra  l'amore  ultimo  per  la  Contessa 
d'Albany,  moglie  separata,  poi  vedova  all'ultimo  degli  Stuart, 
e  i  viaggi  in  Toscana,  a  Torino,  a  Parigi,  sempre  attendendo 
ad  opere  letterarie,  liriche  o  tragedie,  violente  satire  contro 
la  rivoluzione  francese  o  commedie,  trascorrono  i  venti  e  più 
anni  che  ancora  rimangono  della  vita  del  poeta,  che  moriva 
l'8  Ottobre  1808. 

Lasciò  egli: 
oltre  le  sue  19  tragedie^  fra   le   quali  più  note- 
voli, oltre  le  cinque  già  nominate,  Don  Garzia, 
Saul,  Mirra,  Bruto  1; 

larghissimo  e  vario  frutto  della  sua  attività  di  scrittore  : 
sei  commedie  in  versi  sciolti; 
diciassette  satire  in  terza  rima,  d'argomento  sociale  ; 


Vittorio  Alfieri. 


il  MisogaUo,  libello  contro  i  francesi,  misto  di  prosa, 
sonetti  ed  epigrammi  ; 

Uriche  d'argomento  filosofico,  politico  ed  amoroso; 

V Autobiografia,  che  si  completa  di  diari  e  lettere; 

acritti  critici; 

opere  politiche  :  (Della  Tirannide,  Del  principe  e  delle 
lettere)  ; 

molte  versioni  dal  latino  e  dal  greco. 

La  tragedia  dell'Alfieri  ha,  come  tutte  le  altre 
opere  di  lui,  un  carattere  di  forte  originalità, 
chi  la  confronti  con  le  opere  dei  suoi  prede- 
cessori; è  classica  solo  nell'aspetto  esteriore, 
nel  rispetto  delle  tre  unità;  fors'anche in  appa- 
renza risente  l'influsso  della  tragedia  francese; 
ma  nel  fatto  essa  è  originale  nella  costruzione, 
originale  nel  verso.  Essa  dipinge,  si  può  dire, 
la  figura  fisica  e  morale  dell'autore,  é  asciutta, 
secca,  a  linee  fortemente  scolpite  ma  un  po' 
scheletrali,  ricca  di  significazione  passionale, 
dura,  angolosa. 

L'azione  procede  rabida,  serrata,  tutta  con- 
trasto di  forti  passioni,  con  pochi  interlocutori, 
e  questi  piuttosto  personificazioni  che  non  per- 
sone; essa  si  svolge  intorno  a  soggetti  i  più 
tratti  dal  mondo  greco  e  latino,  pochi  dal  me- 
dioevale e  moderno,  due  soli  dalla  storia  ita- 
liana; in  uno  stile  scultorio,  tutto  nervi,  talora 
eccessivamente  conciso,  che  i'A.  si  foggiò  leg- 
gendo Tacito  ed  il  Machiavelli;  in  un  verso 
duro  che  ha  della  rigidità  dantesca,  appena 
temperata  qua  e  là  dalla  sonorità  del  Frugoni 
e  del  Cesarotti. 


Il  moderno  rinnooamento. 


Gli  intrecci  e  le  catastrofi  vigorosamente  con- 
cepiti^ principali  caratteri  compiutamente  rap- 
presentati, le  passioni  psicologicamente  svolte, 
spesso  straordinaria  la  potenza  drammatica  delle 
situazioni;  questi  sono  i  pregi  letterari  della 
tragedia  alfierana.  Ma  di  gran  lunga  maggiore 
è  il  suo  valore  civile  e  nazionale. 

Come  s'è  detto,  la  rivoluzione  italiana  fu  opera 
dei  pensatori  e  dei  poeti ,  fu  il  pensiero  cioè 
che  determinò  razione  ;  e  in  questi  l'apostolato 
politico  dell'A.  fu  decisivo,  fu  una  battaglia 
combattuta  e  vinta  contro  la  tirannia  sotto  qual- 
sivoglia aspetto,  in  qualsiasi  forma  di  società. 

Certo  l'A.  come  poeta  satirico  tiene  un  posto 
eminente  nella  storia  della  satira  italiana,  per 
lo  splendore  della  forma  sempre  originale  e  per 
Fattualità  della  sua  satira,  direttamente  rivolta 
ai  suoi  contemporanei,  come  vedremo  più  dif- 
fusamente, studiandolo  insieme  con  il  Parini. 

Certo  ancora,  delle  commedie  alfieriane  — 
un  genere  che  l'A.  vagheggiò  lungamente,  dal 
primo  scherzo  :  Giudizio  universale,  alle  sei 
commedie  scritte  negli  ultimi  anni  della  vita  — 
talune,  come  il  Divorzio  e  la  Finestrino,,  hanno 
particolari  pregi  per  efficacia  terribile  di  satira, 
o  per  piacevolezza  d'intreccio,  si  che  il  Novati 
non  dubita  di  vedere  nell'A.  un  precursore,  per 
la  vivacissima  pittura  dell'infrollita  società  ele- 
gante dell'epoca,  della  grande  riforma  goldo- 
niana (1). 

(1)  Cf.  E.  Novati:  L'A.  poeta  comico;  in  N.  A.  Serie  II, 
voi.  29. 


Vittorio  Alfieri. 


Ma  non  pensava  egli  certo  alle  sue  commedie 
quando  scriveva  il  sonetto  «  Quattro  gran  vati 
ed  i  maggior  son  questi  >  dove,  nella  forte  co- 
scienza del  proprio  valore,  a  sé  preconizzava  il 
serto  d'alloro,  ponendosi  quinto  nella  grande 
compagnia  di  Dante,  del  Petrarca,  dell'Ariosto 
e  del  Tasso  ;  né  per  il  Misogallo  o  per  le  satire 
soltanto  egli  vaticinava  che  un  di  sarebbero  i 
suoi  carmi  sprone  ardente  al  forte  fianco  degli 
italiani,  i  quali  sarebbero  avvampati  d'irresi- 
stìbil  fiamma  al  ricordo  di  lui  (1).  Bene  egli 
fidava  le  sue  speranze  sulle  tragedie,  come 
quelle  nelle  quali  s'assommava  tutta  l'opera 
sua  letteraria,  che  era  anche  opera  politica. 

Tale  il  primo,  il  massimo  pregio  della  tra- 
gedia alfieriana:  che  la  patria  la  riempie  tutta, 
anche  se  non  ne  è  il  diretto  argomento,  si  da 
farne  «  un  grande  fattore  di  storia  >  in  questa 
nostra  Italia. 

Lasciamo  l'accusa  di  inconseguenza  che  il 
Mazzini  rivolge  all'opera  letteraria  dell'A.  re- 
putandola inefficace  e  funesta  perchè  predicava 
la  rivolta,  le  idee  repubblicane,  la  democrazia, 
mentre  l'Autore  le  derideva  nella  vita,  ed  era 
imbevuto  di  pregiudizi  aristocratici. 

Niuno,  ad  onta  di  ciò,  vorrà  negare  che  nell'A. 
l'amore  della  libertà  fu  una  fede,  una  religione, 
che  egli  non  intendeva  libertà  se  non  accom- 
pagnata da  ogni  virtù,  cominciando  da  quella 
del  rispetto  alle  leggi.  Perciò  egli,  vissutoquando 


(1)  V.  ultimo  sonetto  del  Misogallo. 


78  11  moderno  rinnovamento. 

duravano  gli  eccessi  della  Rivoluzione,  quando 
Napoleone  spadroneggiava  in  Italia  e  fuori,  odiò 
e  vilipese  gli  apostoli  della  libertà,  che  a  lui 
apparivano  i  peggiori  fra  i  tiranni. 

Di  qui  quel  suo  modo  d'interpretare  i  perso- 
naggi storici  che  avevano  amata  la  libertà,  fa- 
cendone dei  tipi  virtuosissimi, quali  sono:  Bruto  I 
e  Bruto  II,  Timoleone,  Raimondo  della  Con- 
giura de'  Pazzi,  il  Garzia,  il  Don  Carlo  e  il 
Perez  del  Filippo;  di  qui  quel  suo  rappresen- 
tare i  tiranni  sempre  sotto  i  più  foschi  e  odiosi 
colori:  onde  il  fatto  innegabile  che  TA.  tragico 
fu  il  più  efficace  apostolo  di  libertà  fra  la  gio- 
ventù italiana. 

Quando  l'Italia  schiacciata  sotto  i  patti  del 
1815,  infiacchita  dalla  reazione  monarchica  e 
religiosa,  cominciò  alquanto  a  risvegliarsi  da 
quel  silenzio  che  avevano  chiamato  pace,  da 
quella  tetra  oppressione  feroce  che  chiamavano 
ordine  ;  quando  i  tentativi  audaci,  ma  infelici 
del  '21,  del  '31,  e  la  sostituzione  della  Giocane 
Italia  alla  vecchia  Carboneria,  fecer  balenare 
un  crepuscolo  d'indipendenza,  di  nazionalità, 
il  libro  che  più  diffuso  corse  per  le  mani  dei 
giovani  fu  quello  delle  tragedie  dell'Alfieri. 

Lo  seppe  l'Austria  che  lasciava  circolare  li- 
beramente tra  i  giovani  il  Decamerone,  le  no- 
velle del  Casti,  le  più  oscene  opere,  ma  alFA. 
mosse  la  guerra  più  fiera. 

Tale  l'Alfieri  tragico.  Sul  suo  teatro  il  tempo 
ha  da  lunga  pezza  esercitata  la  sua  opera  di  di- 
struzione, e  la  tragedia,  com'egli  la  intendeva, 


Vittorio  Alfieri.  79 


non  pare  più  rispondere  al  mutato  indirizzo 
letterario  del  pubblico;  ma  giustamente  osserva 
il  Carducci  :  «  la  questione  se  l'Alfieri  abbia  o 
no  creato  la  tragedia  nazionale  a  me  pare  so- 
lamente scolastica:  ei  ricreò  la  poesia,  egli 
creò  la  rivoluzione  italiana  »  (1). 

Ormai  l'aspirazione  vaga,  indeterminata,  in- 
cosciente dapprima,  il  grande  sogno  balenato, 
quale  visione  utopistica,  nei  deliri  sublimi  dei 
poeti,  cominciava  a  tradursi  in  atto,  a  concre- 
tarsi ;  siffattamente  erano  maturi  gli  eventi,  che 
il  17  Gennaio  1780  da  Parigi,  dalle  labbra  di 
Vittorio  Alfieri,  era  evocato  alla  vita  il  fantasma 
sognato  e  vagheggiato  da  secoli,  cui  Dante 
aveva  dato  la  coscienza,  il  Petrarca  l'odio  agli 
stranieri,  il  Machiavelli  le  armi  nostrali  :  la 
dedicatoria  dei  due  Bruti  era  indirizzata  al  po- 
polo italiano  ! 

Gli  eruditi  avevano  mostrato  al  popolo  italiano 
il  passato  «a  rimproverio  del  secol  selvaggio  >; 
i  pensatori  avevano  intravisto  in  un  baglior 
vago  l'avvenire,  i  letterati  avviavano  la  lette- 
ratura a  nuove  e  moderne  vie  ;  bisognava  ora 
coordinare  il  lavoro  di  tutti  ad  una  méta,  tra- 
durre in  pratica  i  postulati  della  scienza  e  le 
divinazioni  del  genio,  e  nella  nebbia  dei  pre- 
sente schiarar  colla  face  del  passato  la  via  al- 
l'avvenire; doveva  cioè  nascere  un  vero  poeta 
con  la  mente  di  un  filosofo. 


(1)  Carducci:  Del  rinnovamento  lett.  in   Italia:    in    Opere. 
V.  I,  p.  299. 


Il  moderno  rlnnooamento. 


Tale  fu  Giuseppe  Parini. 

Nato  a  Bosisio  il  23  Maggio  1729,  da  padre  negoziante  in 
seta,  G.  Parini  studiò  dapprima  nel  Collegio  Arcimboldi,  dei 
Barnabiti,  e  v'ebbe  condiscepolo  Pietro  Verri.  Quivi  fu  av- 
viato al  sacerdozio,  ma,  giovinetto  e  studente  ancora,  il  bi- 
sogno lo  costrinse  a  cercar  di  trarre  il  sostentamento  dal 
proprio  lavoro,  con  lezioni  private  ai  nepoti  del  Canonico 
Agudio.  Ben  presto  egli  dava  il  primo  saggio  della  sua  in- 
clinazione poetica  con  un  volumetto  di  versi  che  vide  la  luce 
in  Lugano  [1752]  sotto  il  pseudonimo  di  Ripano  Eupilino. 
Bran  versi  che  poco  o  nulla  si  scostavano  dal  gusto  arcadico, 
e  Arcade  fu  fatto  il  P,  —  per  intromissione  di  G.  C.  Pas- 
seroni  —  dell'Accademia  romana  dei  Trasformati,  poi  d'altre 
ancora.  Poco  appresso  la  sua  ordinazione  al  sacerdozio  [1754] 
gli  aprì  la  via  a  vita  non  disagiata,  agevolandogli  l'entrar 
come  precettore  nella  casa  del  Duca  Serbelloni,  del  Conte 
Imbonati,  del  Marchese  d'Adda. 

In  conseguenza  di  queste  sue  occupazioni  il  P.  potè  molto 
a  lungo  confidenzialmente  frequentare,  in  città  ed  in  campa- 
gna, le  famiglie  patrizie  milanesi.  E  da  una  osservazione  acuta 
e  filosofica  di  quanto  era  viziato  e  corrotto  nella  società  che, 
pur  non  appartenendovi,  gli  era  divenuta  famigliare,  dal  raf- 
fronto fra  quella  vita  malsana  di  lusso  e  di  vizi  e  la  vita 
sognata  nella  calma  dei  campi,  fra  l'ozio  dei  gaudenti  e  le 
sofferenze  dei  diseredati,  trasse  il  P.  ispirazione  alle  sue  prime 
liriche  civili  (La  vita  rustica,  La  Salubrità  dell'aria,  L'Im- 
postura, Il  bisogno,  ecc.),  che  son  come  prefazione  o  cornice 
all'opera  massima  :  Il  Giorno. 

Son  di  questi  tempi  [1756-1760]  le  due  polemiche  che  il  P. 
sostenne  col  padre  Bandiera  prima,  col  P.  Branda  poi;  a 
quello  rimproverando  la  burbanza  colla  quale  s'era  proposto 
a  modello  di  bello  scrivere,  insieme  al  Boccaccio,  e  il  di- 
sdegno con  cui  aveva  scritto  del  Segneri  e  d'altri  scrittori  ; 
con  questo  invelenendosi  in  una  diatriba  cui  molti  altri  poi  par- 
teciparono, generata  dall'aver  il  P.  Branda  affermato  i  toscani 


Giuseppe  Par  ini.  81 

soli  saper  scrivere,  i  lombardi  essere  rozzi,  b abitassi,  pasci- 
bietole,  e  i  loro  poeti  dialettali  tentar  con  vano  sforzo  di 
nobilitare  il  parlar  milanese  "  con  diletto  degli  sciocchi  che 
li  stanno  ad  ascoltar  a  bocca  aperta  „. 

Questa  disputa,  nella  quale  il  Parini  si  rivelava  nella  que- 
stion  della  lingua  un  classico,  ma  senza  pedanterie,  degenerò 
ben  presto  in  una  diatriba  volgare,  nella  quale  nemmeno  il 
P.  si  può  dire  serbasse  sempre  la  dignità  conveniente  a  una 
polemica  letteraria. 

Rifiutata  nel  1766  la  cattedra  di  eloquenza  e  logica  che  il 
Du  Tillot  da  Parma  gli  aveva  offerto,  il  P.  accettava  invece 
nel  1769  quella  d'eloquenza  nelle  Scuole  Palatine  di  Milano 
istituite  dal  Firmian  alla  Canobbiana  contro  le  gesuitiche  di 
Brera.  Di  qui,  nel  1774,  abolite  le  scuole  de'  Gesuiti,  il  P. 
passò  a  Brera  a  professar  Principi  generali  di  belle  arti,  e 
vi  durò  sino  al  termine  della  vita. 

Qualche  beneficio  ecclesiastico  ottenuto  dal  vescovo  o  dal- 
l'arciduca, una  tenue  pensione  papale,  un  aumento  di  sti- 
pendio concessogli  dall'imperatore  Leopoldo  gli  permisero  di 
condur  meno  disagiati  gli  ultimi  anni,  occupandosi  di  poesia, 
pubblicando  nuove  odi  e  lavorando  intorno  alla  Sera,  che  do- 
veva poi  sdoppiarsi  in  Vespro  e  Notte.  Intanto  egli  era  ve- 
nuto nelle  grazie  di  Maria  Beatrice  d'Este,  moglie  del  go- 
vernatore di  Milano,  donna  di  generosa  indole,  piena  di  do- 
mestiche virtù  e  coltivatrice  degli  studi  liberali,  e  forse  per 
intromissione  di  lei  nel  '91  egli  veniva  elevato  di  onori  e 
di  soldo.  Il  P.  si  era  dunque  ormai  conciliato  con  quel  go- 
verno che  fu  per  Milano  il  migliore  fra  gli  stranieri  domini, 
e  che  a  lui  aveva  dato  unici  pubblici  nelle  scuole  e  a  Corte. 
Sicché,  quando  nel  '96  Napoleone  occupò  Milano  e  distrusse 
gli  ordinamenti  anteriori,  combattendo  e  abbattendo  la  no- 
biltà, il  P.  riprovò  la  sconcia  gazzarra  repubblicana  di  quanti 
gridavan  libertà  per  tornaconto  e  quando  il  pericolo  era 
nel  non  gridare  così.  Chiamato  a  far  parte  della  Municipa- 
lità, dopo  aver   dato    coscienziosa   prova   della   sua   attività, 

Ferrari..  6 


82  11  moderno  rinnovamento. 

lottando  contro  le  prepotenze  del  militarismo  del  Despinoy, 
e  contra  civium  arder  'prava  jubentium,  come  scrisse  Pietro 
Verri  (1),  fa  congedato  e  tornò  a  vita  privata;  e  tale  fu  il 
disgusto  che  la  signorìa  francese  gli  pose  nell'  animo,  che 
potè  forse  vedere  un  ritorno  di  tempi  migliori  perfino  nel 
ritorno  della  signorìa  austriaca.  Alla  vecchiaia  trovò  conforto 
fra  gli  studi  e  gli  amici  ;  e  alcune  pagine  commoventi  del 
Jacopo  Ortis  ce  lo  descrivono  vecchio,  sgomentato  dai  tempi, 
non  ben  sicuro  di  non  morire  limosinando,  passeggiatiti  al 
braccio  di  un  giovine  poeta  —  Ugo  Foscolo  —  sotto  quel 
boschetto  di  tigli, 

u  Ch'or  con  dimesse  fronde  va  fremendo 

Perchè  non  copre,  o  dea,  l'urna  del  vecchio 
Cui  già  di  calma  fa  cortese  e  d'ombre  ,. 

Il  P.  moriva  ai  15  d'agosto  del  1799,  "  levata  a  pena  la 
mano  da  un  sonetto  di  ringraziamento  a  Dio  per  la  restau- 
razione austriaca  e  insieme  di  ammonimento  al  governo  re- 
staurato (2)  „. 
Rimangono,  opere  sue  minori  in  versi: 
liriche  varie  (canzonette,  sonetti,  poesie  piacevoli  e  pa- 
storali, versi  sciolti); 

quattro  componimenti  drammatici; 
numerose  traduzioni  dal  greco  di  Anacreonte   e  Mosco, 
dal  latino  di  Catullo  e  Orazio; 
frammenti  di  odi. 
In  prosa: 
un  dialogo  Della  Nobiltà; 
un  trattato  De1  principi  delle  belle  lettere; 
Elogi  accademici,  discorsi,  pensieri,  pareri. 

Le  opere  massime  di  lui,  quelle  che  merita- 


ci) V.  in  Bortolotti  :  G.  P.,  p.  201. 
(2)  Carducci  :  Op.  cit  p.  245. 


Giuseppe  Parini.  83 

mente  gli  han  conferito  il  titolo  di  poeta  civile 
della  nuova  Italia  sono: 

le  sue  Odi  in  numero  di  ventuna,  fra  le 
quali  principalissime:  La  vita  rustica,  La  salu- 
brità delVaria,  L'educazione,  Il  bisogno.  La  ca- 
duta, Sul  vestire  alla  ghigliottina,  ecc. 

il  Giorno,  poemetto  in  endecasillabi  sciolti, 
diviso  in  quattro  parti:  (il  Mattino,  il  Meriggio, 
il  Vespro  e  la  Notte.  Esso  vide  la  luce  gra- 
dualmente. Usci  il  Mattino  nel  1763,  nel  1765  il 
Meriggio  ;  il  Vespro  e  la  Notte  furon  pubblicati 
postumi  da  Francesco  Reina  di  Malgraie,  av- 
vocato, nel  1801,  poi  emendati  e  ricomposti  dal 
Cantù  nel  '56  ;  ricomposizione,  al  dir  del  Car- 
ducci ottima,  quantunque  il  Borgognoni  l'abbia 
oppugnata,  preferendo  il  vecchio  testo  (1). 

In  questo  poemetto  il  poeta,  fìngendo  di  dar 
precetto  ad  un  giovine  signore  sul  modo  di  im- 
piegare le  varie  ore  della  giornata,  fa  un'acerba 
satira  dei  costumi  molli  e  corrotti  dell'  aristo- 
crazia lombarda  del  secolo  XVIII. 

Finita  la  lettura  del  poema,  voi  vi  chiedete 
che  cosa  ha  fatto  il  suo  protagonista?  Al  mat- 
tino ha  fatto  toletta;  al  meriggio  ha  desinato; 
al  vespro  ha  passeggiato  ;  alla  notte  ha  giuocato, 
per  tornar  daccapo  il  giorno  appresso,  dopo  aver 
dormito  sino  al  mezzodì.  Ecco  la  satira,  satira 
terribile  perchè  concreta  in  forma  splendida  e 
robusta  quel  che  era  nei  sentimenti  confusi,  la- 


(1)  Borgognoni  :  La  Vita  e  l'Arte   nel  Giorno,  pp.  15  e  se- 
guenti. 


84  11  moderno  rinnovamento. 

tenti,  indeterminati  delle  moltitudini  ;  nel  che 
sta  l'eccellenza  dell'opera  d'arte. 

Quantunque  in  Italia  le  molteplici  invasioni 
straniere  avessero  prodotto  un  certo  aecomu- 
namento  fra  le  aristocrazie  ed  il  popolo  nell'in- 
teresse di  una  comune  difesa  contro  comuni 
nemici,  pure,  anche  da  noi,  l'aristocrazia  era 
venuta  logorandosi  tra  le  mollezze,  i  piaceri,  il 
lusso  e  l'ozio.  Tale  l'aristocrazia  repubblicana 
a  Venezia;  tale  l'aristocrazia  degli  stati  monar- 
chici retti  a  signoria  straniera,  come  Milano, 
che  il  P.  sferzò  a  sangue  colla  sua  satira,  se 
satira  vogliam  chiamare  l'arte  del  P.,  e  non 
piuttosto,  come  vorrebbe  il  Carducci,  un  ge- 
nere a  sé ,  che  non  ha  la  declamazione ,  la 
invettiva,  la  predica  della  satira  letteraria,  né 
il  gioco,  lo  scherzo,  la  farsa  della  satira  popo- 
lare; un  genere  che  il  Vernon  Lee  battezzò 
«  l'epica  della  satira  ». 

Satirico  vero  fu  l'Alfieri  procedente  in  retta 
linea  da  Giovenale  e  da  Salvator  Rosa,  con  cui 
ebbe  comune  anche  il  metro  in  terzine.  I  temi 
da  lui  presi  a  trattare  [/  Re,  I  Grandi,  Uantire- 
ligioneria,  1  Viaggi,  I  duelli,  ecc.]  provano  come 
l'A.  intendesse  l'officio  vero  di  satirico,  che  non 
è  uno  sfoggio  ozioso  di  precetti  morali  buoni 
per  tutti  i  tempi  (come  nei  Sermoni  del  Gozzi); 
bene  è  quello  di  studiare  i  propri  contempora- 
nei, vederne  i  vizi,  riprodurne  i  caratteri  con 
potenza  di  colorito  e  vigoria  di  riprovazione. 
La  satira  dell'A.  trasmodò  anche,  per  passione 
nazionale,  nel  Misogallo,  in  quel  bizzarro  libro 


Giusepoe  Par  ini.  85 

di  scarso  valore  artistico ,  dettato  da  impeto 
stizzoso,  che  più  che  satira  è  talora  violento 
libello,  il  quale  nella  sua  stessa  violenza  smarrì 
l'efficacia,  nella  passione  perde  la  misura. 

Nulla  di  ciò  nel  Giorno,  che,  lungi  dalla  pre- 
dica retorica,  e  dalla  invettiva  violenta,  fa  sua 
arma  l'ironia,  usata  con  un'arte  nella  quale  il* 
P.  non  ha  precorritori  veri  (1),  nemmeno  in 
coloro  ai  quali  pur  qualche  ispirazione  attinse; 
se  non  forse  in  quell'opera  che  a  torto  fu  giu- 
dicata da  lui,  dal  Foscolo,  e  da  molti  al  tempo 
loro  per  fieramente  ironica  :  dico  il  Principe 
del  Machiavelli. 

L'ironia  del  Giorno,  diversa  dalle  letterarie 
solite,  ha  vestito  la  forma  più  rispondente  al 
tempo,  al  genio  del  poeta,  al  carattere  arguta- 
mente beffardo  del  popolo  lombardo,  cui  meglio 
si  conveniva  la  satira  urbana,  gentile,  adorna 
di  tutte  le  grazie  stilistiche  e  poetiche,  impron- 
tata a  un  malizioso  e  dissimulato  sorriso. 

Il  tempo  era  tale  che  la  beffa  sarcastica,  la 
satira  seria  e  mordace  non  avrebbero  ottenuto 
alcun  effetto;  né,  oltracciò,  tutti  i  nobili  d'allora 
eran  tali  che  meritassero  gli  strali  del  poeta 
satirico;  poiché  erano  del  tempo  del  Parini,  i 
due  Verri,  conti,  e  il  Beccaria,  marchese,  e  i 
nobili  del  Gaffe,  e  gli  altri  che,  prima,  avevano 
costituita  —  mirabile  esempio  di  culto  alle  patrie 
lettere  —  la  Società  Palatina. 

Cosi  si  spiega  l'ostentata  serietà  del   precet- 


(1)  Cfr.  Carducci  :  Storia  del  G.  Cap.  II.  e  IV. 


Il  moderno  rinnovamento. 


tore  à"amabil  rito  ;  così  quella  veste  pomposa- 
mente rettorica,  sovrabbondante  di  richiami  mi- 
tologici e  di  costrutti  artificiosamente  classifi- 
cheggianti,  di  cui  taluno  ha  fatto  appunto  al  P. 
quasi  egli  la  ritenesse  sul  serio  letterariamente 
pregevole. 

Chi  consideri  lo  stile  del  P.  nelle  odi  non  può 
dubitare  che  Io  stile  lussureggiante  di  figure  del 
poema  non  sia  stato  con  finissimo  studio  e  pro- 
posito deliberato  scelto  a  scopo  di  parodia  ;  pa- 
rodia La  Prefazione  alla  Moda,  parodia  tutto 
l'elemento  mitologico,  parodia  la  sostenutezza 
dignitosa,  le  circonlocuzioni,  le  perifrasi  dello 
stile,  come  di  ehi  sdegnasse,  quasi  volgarità  di- 
sdicevoli in  tanto  argomento  quale  la  vita  del 
Giovin  Signore,  adoprar  forma  semplice  e  piana 
ad  esprimere  i  pensieri. 

Il  poema  riusci,  per  tal  via,  perfettissima  opera 
d'arte  e,  quantunque  nel  P.  il  sentimento  nazio- 
nale non  avesse  intenti  politici,  ma  solo  letterari 
e  intellettuali,  contribuì  potentemente  a  quel  sol- 
levarsi degli  spiriti  che  preparò  la  redenzione 
d'Italia,  sollevarsi  che  doveva  essere  civile  e 
morale  prima  che  politico. 

Descrittivo  non  per  oziosità  intellettuale  o  per 
dilettantismo,  ma  per  un  alto  intento  morale, 
didattico  non  per  pedanteria,  talora  animato  ed 
alto,  talor  grazioso  e  leggiero,  vario  negli  epi- 
sodi e  negli  atteggiamenti,  ricco  di  compara- 
zioni e  di  contrasti,  squisito  nel  rilievo,  1  Giorno 
rimane  per  eccellenza  il  poema  dei  tempi  nuovi, 
frutto  e  semenza  insieme  del  rinnovamento  ci- 
vile e  letterario. 


Giuseppe  Parini.  87 

Come  poeta  lirico,  il  P.  ha  affidato  la  sua 
fama  alle  Odi,  quantunque  egli  abbia  prodotto 
abbondanti  liriche  minori,  quali  canzonette,  ma- 
drigali, sonetti,  e  di  questi  ultimi  un  certo  gruppo 
di  carattere  più  o  meno  religioso,  cui  manca 
però  vero  calore  di  sentimento,  come  già  notò 
il  Carducci  (1). 

Le  Odi  hanno  doppio  pregio:  letterariamente 
hanno  il  vanto  d'avere  rannobilita  e  condotta 
ad  esser  veste  degna  di  alti  e  civili  argomenti 
la  canzonetta,  che  sorta  a  lato  dell^antica  aulica 
canzone,  era  venuta  a  poco  a  poco  affievolen- 
dosi nel  contenuto  e  nel  metro,  sino  a  vestir  di 
brevi  e  sfibrati  versi  le  mollezze  arcadiche. 

Sulle  traccie  del  Parini,  il  Monti,  il  Foscolo 
e  il  Manzoni  continuarono  poi  con  varie  modi- 
ficazioni quest'  opera  di  redenzione  d'  uno  dei 
più  puri  metri  italiani,  che  preparò  la  via,  per 
la  commistione  dell'elemento  metrico  greco  e 
latino,  all'ode  nominata  barbara  dal  Carducci. 

Per  il  contenuto  le  Odi  sono  degna  cornice  al 
Giorno;  in  esse  la  natura  morale  del  poeta  si 
rivela  in  tutta  la  sua  austera  integrità,  espan- 
dendosi nell'ammirazione  per  ciò  che  è  bello, 
grande,  puro,  e  nel  disgusto  del  vizio,  della  men- 
zogna, della  adulazione,  della  vita  artificiata  e 
imbellettata,  nella  compassione  per  le  soffe- 
renze del  misero,  l'alta  dignità  di  sé  stesso. 

Certo  è  però  che  l'azione  moralizzatrice  del- 


(1)  Vedi  in  N.a  A.a  16,  ix,  1900;  G.  Carducci,  A  proposito  di 
certi  Sonetti  di  G.  P. 


88  11  moderno  rinnovamento. 

l'odi  pariniane  è  meno  efficace  che  quella  del 
poema  ;  più  facili  forse,  più  accessibili  per  va- 
lore didattico,  tuttavia  per  il  tono,  necessaria- 
mente un  po'  cattedratico,  perdono  spesso  il  ca- 
lore e  l'impeto  che  son  propri  della  poesia  lirica. 
La  forma  loro  potentemente  contribuì  a  porre 
in  bando  le  vuote  e  tronfie  sonorità,  come  le 
cascaggini  e  la  slombata  fluidità  dell'ultima  ma- 
niera arcadica,  con  la  classica  precisione  e  tor- 
nitura della  frase,  del  verso,  delle  strofe,  con 
la  robustezza  del  metro,  col  costrutto  classica- 
mente ordinato;  ma  talora  la  reminiscenza  clas- 
sica  appare  troppo  palese,  tal'altra  la  frase  si 
risente  di  contorsioni  eccessive,  tal'altra  infine 
il  fare  è  o  enfatico  o  convenzionale,  freddo,  ac- 
cademico troppo. 

Cosi  l'opera  di  tre  grandi:  il  Goldoni,  il  Pa- 
rini,  l'Alfieri,  compieva  il  lavorio  della  prepa- 
razione non  meno  letteraria  che  morale,  civile, 
politica,  necessaria  a  segnar  l'inizio  d'una  nuova 
èra  per  l'Italia;  e  il  poema  del  Parini,  che  è  un 
filosofo- poeta ,  piuttosto  che  un  poeta-filosofo, 
spiana  alla  rivoluzione  la  via,  sbarazzandola 
dell'aristocrazia,  colpita  a  morte  ne'  suoi  vizi, 
nelle  sue  ridicolezze. 

Sotto  un  altro  aspetto  ancora  l'opera  del  Pa- 
rini va  considerata  di  capitale  importanza  :  essa 
insieme  con  quella  dell'Alfieri  assomma  e  con- 
creta quel  culto  rammodernatore  e  razionale 
della  classicità,  che  aveva  trovato  il  proprio 
impulso  primo  nella  rabbiosa  smania  di  deni- 
grazione dei  classici,  di  cui  erano  stati  rappre- 


Giuseppe  Parini.  80 

sentanti  il  Bettinelli  e,  in  minor  misura  e  meno 
passionatamele,  il  Baretti. 

L'opera  di  G.  Gozzi  e  degli  altri  sostenitori 
colla  teoria  e  con  l'esempio  della  classicità  re- 
cava i  suoi  frutti;  dopo  il  Parini  e  l'Alfieri  la 
classica  bellezza  si  sarebbe  rinverdita  di  fronde 
novelle  nella  contemperanza  con  le  nuove  ten- 
denze dello  spirito,  che  già  cominciavano  a  pro- 
durre nella  letteratura  quel  fenomeno  di  cui 
tra  poco  ci  occuperemo  e  che  prese  nome  di 
romanticismo. 

Non  chiediamo  dippiù  :  non  cerchiamo  nel 
Parini  o  nell'Alfieri  il  soffio  del  pensiero  o  del 
sentimento  innovatore  nel  campo  politico,  il 
concetto  determinato  dell'avversione  allo  stra- 
niero dominatore,  dell'indipendenza  nazionale. 
Fu  la  loro  una  poesia  civile,  non  una  poesia 
patriottica,  almeno  nel  senso  politico  che  si  diede 
a  questo  appellativo. 


CAPITOLO  II. 

Per  il  classicismo  al  Romanticismo. 

[1789-1830]. 

§1- 

La  rivoluzione 

e  i  primi  accenni  del  Romanticismo. 

La  rivoluzione  italiana.  —  Suoi  legami  con  la  Storia  della 
civiltà  e  collo  svolgimento  dell'idea  rivoluzionaria.  — 
11  rinverdire  del  classicismo  e  le  nuove  tendenze  dello 
spirito.  —  Primi  accenni  del  Romanticismo.  —  Mel- 
chiorre Cesarotti.  —  1  poemi  ossianescKi.  —  Il  Saggio 
sulla  filosofia  delle  lingue,  e  la  teoria  linguistica.  —  I  pu- 
risti. —  G.  F.  Galeani  Napione.  —  Antonio  Cesari. 

La  rivoluzione  italiana  non  ha  dapprincipio 
alcun  carattere  politico  nazionale;  essa  non  è 
che  un  episodio  della  grande  rivoluzione  d«llo 
spirito  moderno  contro  l'assolutismo,  comin- 
ciata, come  dissi,  con  l'evo  moderno.  La  Riforma 
proclamò  la  libertà  di  coscienza  contro  l'asso- 
lutismo religioso;  le  guerre  di  Fiandra  al  tempo 
di  Filippo  II,  d' Inghilterra  al  tempo  di  Grom- 
well,  e  quella  per  l'indipendenza  americana  pro- 
clamarono i  diritti  degli  Stati  contro  l'assolu- 
tismo politico. 


Primi  accenni  del  Romanticismo.         01 

Rimane  l'ultimo  atto  da  compiere:  la  procla- 
mazione dei  diritti  dell'uomo  contro  l'assoluti- 
smo civile  ;  in  ciò  sta  la  vera  grandezza  della 
Rivoluzione  francese,  preparata  in  Francia  dagli 
Enciclopedisti,  in  Italia  dagli  eruditi,  dai  giure- 
consulti, dagli  economisti,  dai  filosofi. 

Senza  la  Rivoluzione  francese  neanche  la  ri- 
voluzione italiana  sarebbe  avvenuta,  e  la  nostra 
servitù  politica  avrebbe  durato  forse  ancora  pa- 
recchi secoli. 

Ma  i  primi  effetti  politici  della  Rivoluzione 
francese  furono  in  Italia  contrari  al  propo- 
sito suo. 

Abbiamo  visto  il  Parini  chiuder  la  sua  vita 
inneggiando  al  ristabilimento  dell'ordine  in  un 
biblico  sonetto,  in  cui  gli  Austriaci  appaiono 
sotto  le  spoglie  di  Daoidde  in  sul  pendio  di  Te- 
rebinto, i  Francesi  sotto  quelle  de'  predatori 
Filistei. 

Né  diversamente  poteva  attendersi  da  chi, 
come  l'Alfieri  ed  il  Parini,  nel  decennio  ultimo 
del  secolo  aveva  visto  l'invasione  fulminea  d'I-, 
talia  per  le  armi  repubblicane,  e  lo  sfasciarsi, 
dinanzi  a  quell'uragano,  di  tutti  gli  Stali  italiani, 
e  l'istituirsi,  in  lor  luogo,  di  repubbliche  effi- 
mere, e  il  cader  del  Piemonte,  la  più  antica  mo- 
narchia italiana,  in  mano  dei  Francesi,  e  il 
tradimento  di  Gampoformio,  che  dava  misera 
fine  a  quattordici  secoli  di  libertà  e  di  potenza 
della  più  vetusta  e  gloriosa  repubblica  :  la  Ve- 
neta. 

Quali  erano  stati  i  metodi  della   conquista  ? 


02  II  moderno  ri  ano  o  amento. 

La  spogliazione  ufficiale,  e  la  ladreria  privata, 
sotto  il  manto  di  quella  proclamata  libertà,  di 
cui  il  Monti  fa  dir  dal  Parini, 

'  Che  libertà  nomossi  e  fu  rapina  ». 

Tali  le  condizioni  al  principio  del  secolo  no- 
stro; in  politica  l'ondeggiar  incerto  tra  l'as- 
solutismo monarchico  e  un  miraggio  di  libertà 
repubblicana,  senza  alcun  determinato  disegno 
di  redenzione  politica  nazionale;  in  letteratura 
il  classicismo  rifiorente  con  indirizzo  affatto 
nuovo,  cosi  nel  contenuto,  come  nella  forma  ; 
e  al  dissopra  di  tuttociò,  onore  del  pensiero 
italico,  il  largo  volo  e  l'acuto  sguardo  del  filo- 
sofo, che  si  riallaccia  per  la  profondità  del 
pensiero  al  Vico,  si  spinge  con  la  visione  si- 
cura nell'avvenire.  Rappresentanti  delle  ten- 
denze politico-letterarie  sono  due  poeti,  ben  di- 
versi tra  loro  : 

Vincenzo  Monti,  l'ingegno  vario,  ricco,  facile, 
versatile,  «  il  Metastasio  mutabile  »  di  questa 
fase  letteraria,  come  lo  disse  il  Carducci  (l), 
anima  al  vento,  che  nella  volubilità  del  suo 
carattere  non  seppe,  in  quella  confusione,  trovar 
la  sua  via,  e  si  lasciò  trascinar  dagli  avveni- 
menti dietro  a  Papa  Braschi,  alla  rivoluzione , 
alla  repubblica,  all'impero,  alla   restaurazione; 

Ugo  Foscolo,  repubblicano  nell'anima,  con 
Napoleone  e  contro  Napoleone,  indomito,  ar- 
dente nelle  passioni,  prima  quella  per  l'Italia 
cui  diede  tutto  se  stesso. 


(1)  Del  Rinnov.  lett.  in  Italia  ;  Opere,  Voi.  I,  p.  300. 


Primi  accenni  del  Romanticismo.         03 


Rappresentante  dell'indirizzo  filosofico  é  G.  Do- 
menico Romagnosi,  continuatore  delle  tradizioni 
scientifiche  novatrici  del  700,  precorritore  della 
scienza  politica  del  secolo  XIX. 

Ho  detto  che  il  classicismo  dall*89  in  poi  rin- 
verdisce per  novelle  fronde  con  le  nuove  ten- 
denze dello  spirito. 

Ma,  accanto  ad  esso,  e  per  effetto  di  quelle 
stesse  nuove  tendenze  dello  spirilo,  s'inizia  an- 
che quel  fenomeno  letterario  che  prenderà  poi 
nome  di  romanticismo. 

Il  romanticismo  aveva  già  avuto  accenni  in 
Italia  nel  secolo  XVII:  nelle  pagine  della  Fru- 
sta letteraria,  nel  Frammento  sullo  stile  e  nelle 
Ricerche  intorno  alla  natura  dello  stile  di  Ce- 
sare Beccaria  (dove  già  s'accennano  i  principi 
morali-letterari  che  s'esplicheranno  cinquan- 
tanni più  tardi  nel  giornale  dei  romantici,  il 
Conciliatore);  nelle  teorie  svolte  da  Antonio 
Conti,  come  nelle  Fiabe  di  Carlo  Gozzi,  detto, 
dal  Klein,  per  esagerazione,  padre  del  roman- 
ticismo (1),  che  avevan  per  intento  la  ricerca  di 
quell'elemento  fantastico  popolare  che  era  l'a- 
spirazione dell'arte  nuova.  Contemperatori  del- 
l'arte classica  con  gli  ideali  romantici  tedeschi 
erano  stati  il  Bertòla,  traduttore  ed  imitatore 
del  Gessner,  il  Rolli  che  volse  in  italiano  il 
Paradiso  perduto  di  Milton,  e  compose  anch'e- 
gli  idilli  gessneriani,  ed  altri  ancora. 


(1)  Geschichte  des  Dramas,  citato  in  Finzi  :  Lezioni  di  S.  d. 
L.  IL  Torino,  Loescher,  1891,  v.  IV,  p.  I,  pag.  34. 


94  //  moderno  rinnovamento. 

Ecco  alfine  Melchiorre  Cesarotti. 

Nato  a  Padova  nel  1780,  studiò  retorica  e  ne  fa  tosto  pro- 
fessore nella  famiglia  Grimani  di  Venezia;  quivi  conobbe  Ga- 
spare Gozzi  e  un  inglese,  Carlo  Sackville,  che  gli  die  notizia 
dei  poemi  dell'Ossian,  bardo  scozzese,  così  almeno  credevasi  ; 
innamoratosi  di  questi  canti  originali  e  fantasiosi,  si  diede  a 
studiarne  la  lingua  e,  in  breve  appresala,  li  tradusse.  Tornò 
poi  a  Padova  nel  1778,  prima  professor  di  greco  e  d'ebraico 
all'Università,  poi  segretario  dell'Accademia  di  scienze,  let- 
tere ed  arti;  nel  1797  ebbe  da  Napoleone  titolo  e  stipendio 
di  professore  soprannumerario.  Mori  nel  1808. 

Tra  le  opere  numerosissime  sue,  che  nella  prima  edizione 
occuparono  ben  40  volumi,  notiamo  : 
in  poesia: 

la  traduzione  dei  poemi  di  Ossian  ; 

un  infelice  tentativo  di  rammodernamento  dell'Iliade  di 
Omero,  col  nuovo  titolo  di  Morte  di  Ettore; 

Rime  oggi  dimenticate,  ed  altro  ancora; 
in  prosa: 

una  versione  dell'Iliade; 

il  Corso  ragionato  di  letteratura  greca  ; 

il  Saggio  sulla  filosofia  delle  lingue. 

Le  due  opere  alle  quali  il  Cesarotti  deve  il 
posto  ch'egli  occupa  nella  storia  letteraria  sono  : 
I poemi  di  Ossian,  versione  poetica  dalla  prosa 
inglese,  e  il  Saggio  sulla  filosofia  delle  lingue; 
esse  rappresentano  il  più  notevole  contributo  al 
moto  romantico  in  Italia  sul  finire  del  secolo 
XVIII. 

Con  la  prima,  invero,  data  in  luce  nel  1763, 
il  Cesarotti  prestò  validissimo  aiuto  alla  rea- 
zione contro  gli  eccessi  del  classicismo.  L'o- 
pera originale  era  un   falso  compiuto  da  uno 


Primi  accenni  del  Romanticismo.         95 

scozzese,  Giacomo  Macpherson,  che  aveva  finto 
d'aver  raccolto,  dalle  labbra  di  montanari 
scozzesi,  antichi  canti  caledonici  di  Ossian,  di 
Fingal  suo  padre,  di  Temora  e  di  pubblicarli 
tradotti  dall'antico  gaelico  in  prosa  inglese.  La 
mistificazione,  compiuta  con  molta  arte,  ingannò 
tutti  e  fece  molto  rumore  ;  e  si  celebrò  il  pro- 
fumo popolare  e  medioevale  di  quei  canti  bar- 
dici che  in  una  forma  fantasiosa  e  colorita 
svolgevano  leggende  poetiche,  ricche  di  rap- 
presentazioni fantastiche  e  paurose,  di  affetti 
profondi,  di  cupe  tristezze,  di  malinconia  se- 
vera. Tosto  simili  elementi  si  diffusero  per 
tutte  le  composizioni  della  nuova  letteratura 
che  già  spuntava  in  Inghilterra,  in  Germania, 
in  Francia. 

In  Italia  essi  giunsero  abbelliti  nello  sciolto 
cesarottiano,  che  ben  si  conveniva,  nella  sua 
sostenutezza  e  nell'efficacia  eoloritrice,  al  carat- 
tere sentimentale,  accorato  e  in  pari  tempo  ima- 
ginoso  della  poesia  ossianica. 

Per  tal  modo  si  iniziava  e  determinava  il 
nuovo  indirizzo  della  poesia,  tendente  a  sosti- 
tuire al  mondo  delle  concezioni  artistiche  del- 
l'antichità un  nuovo  mondo  di  costumi,  di  tra- 
dizioni, d'imagini,  di  forme,  e  alla  complessa  e 
vieta  mitologia  tutta  una  nuova  popolazione  di 
fate  e  di  lemuri;  e  il  fatto  che  questo  genere  era 
nuovo  e,  come  tale,  attraente,  ne  cresceva  l'am- 
mirazione e  l'imitazione. 

Così  il  Cesarotti  eccedè  nell'ammirazione 
spingendosi  a  proclamare  i  poemi  ossianeschi 


96  11  moderno  rinnovamento. 

il  miglior  modello  di  poesia  popolare,  e  a  ten- 
tar di  raffazzonare  sul  loro  modello  l'Iliade, 
travestendola  in  una  infelice  Morte  di  Ettore, 
che  fu  giustamente  posta  in  caricatura  con  l'a- 
spetto d'un  damerino  azzimato  alla  moda  del 
giorno,  e  avente  tra  le  spalle  la  cieca  e  carat- 
teristica testa  di  Omero. 

Mentre  i  poemi  di  Ossian  andavano  a  ruba 
in  Italia,  e  con  essi  le  ballate  di  Bùrger,  e  il 
Werther  di  Goethe,  che  procedevano  diretta- 
mente dall'imitazione  di  quelli,  ecco  il  Cesarotti 
sollevare  con  altra  sua  opera,  nuova  contro  - 
versia  in  prò'  delle  idee  innovatrici. 

La  controversia  della  lingua,  già  agitata  (1) 
gli  dettava  nel  1785  il  Saggio  sulla  filosofia  delle 
lingue,  nuova,  ardita  ed  importante  scrittura. 

Il  Saggio  propugnava  teoricamente  quei  prin- 
cipi linguistici  che  già  l'autor  suo  e  molti  con 
lui  avevano  cominciato  a  tradurre  in  pratica 
nelle  loro  opere:  piena  libertà  nell'uso  della 
lingua,  necessità  di  conservarla  indipendente  da 
autorità  di  scrittori,  poiché,  derivando  ogni  lin- 
gua dall'accozzamento  di  vari  dialetti,  senza 
disegno  prestabilito,  per  libero  consentimento 
della  nazione,  l'uso  di  essa,  non  può  ricever  li- 
mitazione né  dai  precetti  di  un  individuo,  né 
dalle  leggi  di  un'accademia  (era  allusione,  per 
l'Italia,  aìYAceademia  della  Crusca).  Il  Saggio 
affermava  infine  doversi  la  lingua  muovere  con 
la  vita  e  il  pensiero  del   popolo,  con  il   diritto 


(1)  Vedi  p.  36. 


Primi  accenni  del  Romanticismo.         97 

nel  popolo  stesso  di  introdurre  novità  di  frasi 
e  di  parole,  a  mano  a  mano  che  nuovi  fatti 
intellettuali  e  scientifici  vengono  accrescendo  il 
patrimonio  del  pensiero  comune  ;  solo  giudice 
dell'ammissibilità  dei  nuovi  modi,  il  consenso 
e  l'uso  comune. 

Concludeva  il  Cesarotti  invocando  la  forma- 
zione di  una  lingua  comune  italiana  costituita 
da  tutti  i  nostri  dialetti  (1). 

Il  Saggio  segna  certo  il  più  notevole  assalto 
dato  al  purismo  immobile  e  pedantesco,  il  primo 
grande  passo  nella  trattazione  scientifica  della 
questione  linguistica,  per  la  bontà  dei  concetti 
e  la  vigoria  dell'argomentazione. 

Ma  l'applicazione  che  il  Cesarotti  e  peggio 
di  lui  molti  altri  parevano  voler  fare  dei  pre- 
cetti in  esso  contenuti,  snaturando  e  corrom- 
pendo la  nostra  lingua',  imbarbarendola  special- 
mente con  l'intrusione  di  gallicismi  derivati 
dalla  diffusa  letteratura  degli  Enciclopedisti, 
rese  molti  degli  ingegni  italiani  più  ripugnanti 
che  non  sarebber  forse  stati  ad  accettar  la  teoria. 
L'oppugnò  Gianfrancesco  Galeani  Napione  pie- 
montese, pubblicando  nel  1791  un  trattato  Dei- 
Vaso  e  dei  pregi  della  lingua  toscana,  nel  quale 
con  caldo  sentimento  d'italianità,  mentre  con- 
veniva col  Cesarotti  nel  voler  la  lingua  d'uso 
facile  e  popolare,  rigettava  la  pretesa  di  lui  di 


(1)  Cfr.  G.  Mazzoni  :  La  questione  della  lingua  nel  secolo 
XVIII,  in  :  Tra  libri  e  carte,  Roma  18à7  ;  e  Turri  :  Diz.  St. 
man.  della  L.  IL  Paravia,  1900,  a  :  Cesarotti. 

Ferrari.  7 


98  11  moderno  rinnovamento» 

lasciar  aperto  il  vocabolario  anche  a  parole 
straniere,  proclamando  che  «  la  lingua  è  uno 
dei  più  forti  vincoli  che  stringa  alla  patria  (1)  ». 
Più  forte  e  più  rigido  e  corretto  campione  — 
che  il  Galeani  fu  prolisso,  pesante  e  non  sem- 
pre puro  egli  stesso  —  trovò  il  purismo  nei  sa- 
cerdote veronese  Antonio  Cesari  (1760-1828]. 
Questi,  cresciuto  a  saldi  studi  classici, 

imitatore  del  Boccaccio  nelle  sue  Novelle,  sostenitore  dei 
trecentisti  come  modelli  di  lingua  nei  suoi  dialoghi  Le  Grazie, 
ammiratore  di  Dante  nelle  sue  Bellezze  della  Commedia, 
iniziatore  nel  1806  di  una  riedizione  notevolmente  accresciuta 
del  Vocabolario  della  Crusca, 

in  una  sua  dissertazione  premiata  nel  1808  dal- 
l'Accademia italiana  di  scienze,  lettere  ed  arti, 
tentò  riassoggettare  la  teoria  della  lingua  ai 
principio  di  autorità,  mentre  il  Cesarotti  s'era 
sforzato  di  darle  leggi  scientifiche.  Avrebbe  vo- 
luto il  Cesari  che  si  tornasse  alla  pura  lingua 
dei  trecentisti  e  dei  più  purgati  cinquecentisti, 
sostenendo  che  l'introduzione  di  nuovi  vocaboli 
non  era  arricchimento  per  una  lingua,  bensì 
imbarbarimento  e  corruzione. 

Lo  sforzo  era  vano  e  retrogrado  nella  sua 
esagerazione  e  solo  giustificato  dalla  licenza  che 
ormai  —  esagerando  o  falsando  la  dottrina  del 
Cesarotti  —  guastava  e  inquinava  la  nostra 
lingua. 

Frutto  delle  esagerazioni  dell'uno  e  di  quelle 

(1)  Lib.  I,  Gap.  I,  8  I  del  Trattato. 


Primi  accenni  del  Romanticismo.  9!) 

dell'altro  fa  un  accalorarsi,  un  allargarsi  della 
disputa,  un  agitarsi  di  letterati  in  prò'  dell'una 
e  dell'altra  opinione,  che  occupa  oltre  gli  ultimi 
decenni  del  secolo  XVIII,  i  primi  del  XIX,  e 
che,  fortunatamente,  in  conseguenza  dell'asso- 
darsi e  del  determinarsi  delle  dottrine  roman- 
tiche si  fa  più  limitata  e  ragionevole  quanto 
più  s'accosta  a  noi. 


§  II. 

Vincenzo  Monti  —   Ugo  Foscolo. 


In  tali  condizioni  letterarie  e  politiche,  nel 
vigoreggiar  di  queste  opposte  dottrine,  in  un 
momento  dunque  incerto,  combattuto,  ondeg- 
giante, si  forma,  si  esplica  letterariamente  e 
spiritualmente  Vincenzo  Monti. 

Nato  nel  1754  alle  Alfonsino  presso  Ferrara,  da  padre  agri- 
coltore, Vincenzo  Monti  rivelò,  giovinetto  ancora,  l'incli- 
nazione sua  alle  lettere,  interrompendo  gli  studi  legali  che 
il  padre  gli  aveva  fatto  intraprendere  all'Università  di  Fer- 
rara, per  dedicarsi  allo  studio  di  poeti  antichi  e  recenti,  di 
cui  fu  primo  frutto  la  Visione  di  Ezechiello,  poemetto  d'imi- 
tazione dantesca,  dedicato  da  lui  al  Cardinal  Borghese,  legato 
pontificio  a  Ferrara.  Ciò  gli  valse  d'essere  nel  maggio  dell'  87 
invitato  a  seguire  quel  Cardinale  a  Roma,  dove,  accolto  Del- 
l'Accademia  dell'Arcadia,  scrisse  le  sue  prime  poesie,  fra  le 
quali  riscossero  maggior  plauso  l'ode  :  Prosopopea  di  Pericle 
(riedita  in  miglior  forma  nel  1823),  e  la  cantica  in  terzine  : 
La  Bellezza  dell'Universo,  scritta  per  celebrar  le  nozze  dei 
Duca  Braschi,  nepote  di  Pio  VI  pontefice.  Passò  allora  [1781], 
ai  servigi  del  Duca  stesso  come  segretario,  mentre  stringeva 
amicizia  coi  più  illustri  letterati  ed  eruditi,  primo  fra  i  quali 


Vincenzo  Monti.  101 

Ennio  Quirino  Visconti,  celebre   archeologo,   che   gli   fu   poi 
guida  ed  esperto  consigliere. 

Cantato  col  nuovo  poemetto  II  Pellegrino  Apostolico  [1782] 
il  viaggio  di  Pio  VI  a  Vienna  per  ottenere  da  Giuseppe  II 
una  mutazione  —  invano  chiesta  —  nella  politica  ecclesia- 
stica dell'Impero,  a  Roma  egli  compose  odi  e  tragedie  e  nel 
1793  pubblicava  incompiuta  una  cantica  per  l'uccisione  di 
Ugo  Basseville  segretario  della  legazione  francese  a  Napoli, 
e  la  prima  parte  di  un  poemetto,  La  Musogonia,  ambedue 
contrarie  agli  eccessi  della  rivoluzione  francese,  per  allonta- 
nare i  sospetti  che  l'amicizia  sua  con  il  Basseville  e  i  suoi 
sentimenti  liberali  avevan  destati  nella  Curia. 

La  BassviUiana  non  conseguì  lo  scopo  politico  che  egli  se 
ne  riprometteva  ;  le  accuse  e  le  calunnie  continuarono  e  lo 
costrinsero  ad  allontanarsi  segretamente  Ma  Roma  con  la 
moglie  Teresa  Pickler  romana,  sposata  nel  '91,  e  passare  col 
Marmont,  aju tante  di  campo  di  Napoleone,  a  Bologna  e  a 
Firenze,  dove  fece  esplicita  professione  di  fede  democratica 
con  altri  carmi  e  con  il  primo  canto  del  Prometeo,  poemetto 
in  isciolti  dedicato  a  Napoleone. 

Ma  a  Milano,  dov'egli  venne  nel  '98,  poca  fede  si  prestò 
alla  sua  conversione  ;  fu  arsa  dai  nemici  suoi  pubblicamente 
la  BassviUiana,  egli  fatto  segno  ad  attacchi  violenti,  dai 
quali  lo  difese  il  Foscolo,  allora  suo  fidato  amico,  tentando 
scagionarlo  con  l'Esame  sulle  accuse  contro  V.  M.  Pur  tut- 
tavia, il  M.  ottenne  la  nomina  a  futuro  successore  nel  posto 
tenuto  dal  Parini,  e  in  compenso  concorse  con  un  inno  a  fe- 
steggiar la  decapitazione  di  quel  Luigi  XVI  che  aveva  cele- 
brato e  compianto  nella  Bassvilliana. 

Esule  a  Parigi,  quando  cadde  la  repubblica  cisalpina,  de- 
mocrateggiò  nel  Gaio  Gracco,  sua  terza  tragedia.  Salutò  con 
l'ode  famosa:  Bella  Italia,  amate  sponde...,  la  vittoria  di 
Marengo  e  rientrò  in  Italia,  prima  professore  d'eloquenza  e 
poesia  a  Pavia,  poi  Poeta  del  governo  italiano  e  assessore 
per  le  Beile  Arti  nei  loro  rapporti  colla  letteratura,  con 
8837  lire  tra  stipendio  e  pensione. 


102  //  moderno  rinnovamento. 

A  Napoleone  imperatore,  poi  a  lai,  sposo  di  Maria  Luisa  e 
padre  del  re  di  Roma,  indirizzò  cantici,  poemetti,  liriche. 

Tornati  gli  Austriaci  conservò  incarichi  e  stipendi  al  tutto 
o  quasi,  festeggiando  i  nuovi  dominatori  con  cantate,  inni  e 
azioni  drammatiche,  collaborando  al  giornale  La  Biblioteca 
Italiana,  da  loro  fondato  con  l'intento  di  rendere  accetto  o 
almeno  tollerato  il  governo  austriaco.  Gli  ultimi  undici  anni 
della  sua  vita  dedicò  a  questioni  filologiche  e  alla  diatriba 
contro  i  romantici,  stampando  la  Proposta  di  correzioni  ed 
aggiunte  al  Vocabolario  della  Crusca  e  il  Sermone  sulla 
Mitologia. 

Colpito  da  due  successivi  accessi  di  emiplegia,  mori  a  Mi- 
lano il  18  ottobre  1828. 

Innumeri  e  molteplici  le  sue  opere;  tra  esse  si  annove- 
rano :  * 

poemetti  e  cantiche,  fra  cui,  oltre  i  nominati  : 

La  Mascheroniana,  in  morte  di  Lorenzo  Mascheroni ,  in 
cinque  canti,  incompiuta; 

IL  Bardo  della  Selva  nera,  poemetto  epico-lirico  di  sette 
canti,  parte  in  isciolti,  parte  in  ottave,  dedicato  a  Napo- 
leone : 

La  Feroniade,  incominciato  nel  1828  e  rimasto  incom- 
piuto ; 

Uriche  varie  ; 

tre  tragedie:  Aristodemo,    Galeotto   Manfredi,   Caio 
Gracco  ; 

traduzioni  poetiche  ;  fra  cui   di   capitale   importanza 
quella  dell'Ilìade  in  endecasillabi  sciolti; 
Opere  in  prosa: 

lezioni,  lettere  e  dialoghi  critico-letterari;  epistolario; 

la  già  accennata  Proposta  di  [alcune  correzioni  ed  ag- 
giunte al  Vocabolario  della  Crusca. 

La  vita  di  quest'uomo  innegabilmente  grande 
nella  nostra  letteratura,  ve  ne  dice  il  carattere  ; 


Vincenzo  Monti.  103 

dirò  anzi  meglio  che  la  vita  e  il  carattere  di 
lui  si  spiegano  vicendevolmente.  Il  carattere  fu 
cedevole,  leggiero,  opportunista,  si  direbbe  oggi  : 
questa  é  la  causa  determinante  delle  innegabili 
tergiversazioni  confessate,  almeno  in  parte,  dal 
M.  stesso  in  un  capitolo:  La  superstizione,  e 
in  una  lettera  a  Francesco  Salfi.  Ma  quel  capi- 
tolo contiene  anche  la  confessione  delle  cause 
occasionali;  a  proposito  dell'antiliberalismo  della 
Bassviiliana,  il  M.  scrive: 

•  ...  di  padre  e  di  marito  cura 
Costrinsemi  mentir  volto  e  favella, 
£  reo  mi  feci  per  udir  natura  „. 

Così  é.  Le  angustie  dell'ambiente  domestico 
nella  puerizia  causarono  torse  la  debolezza  del 
carattere  ;  «  furor  de'  sacerdoti  »,  accanimento  di 
nemici,  di  avversari,  di  calunniatori,  angustie 
e  turbamenti  coniugali  provocati  dalla  rapacità, 
dalla  smania  di  lusso  della  moglie,  ristrettezze 
finanziarie  e  bisogno  di  guadagno,  sfruttaron 
quella  debolezza,  trascinandola  ad  atti  che,  chec- 
ché ne  dicano  i  difensori  del  M.,  si  possono 
spiegare  ma  non  legittimare,  e  non  consentono 
di  concludere  col  M.  stesso  che: 

•  Non  merta  rossor  colpa  si  bella  ». 

Ma  del  M.  s'ha  a  far  tutt'altro  giudizio,  chi 
lo  consideri  nel  suo  valor  letterario.  Certo  egli 
é,  fra  gli  uomini  del  suo  tempo,  l'ingegno  più 
largamente  eclettico,  certo  quella  versatilità  che 
nel  carattere  non  gli  giova,  diviene  universalità 
potente  dell'ingegno  a  cimentarsi,  agile  e  forte 


104  11  moderno  rinnovamento. 

ad  un  tempo,  nelle  più  svariate  forme  di  poesia, 
dalla  tragedia  all'ode,  dalla  cantica  alla  versione 
poetica,  serbando  pur  tanta  vigoria  da  poter 
attendere  negli  anni  della  vecchiaia  a  ponderosi 
studi  critici  e  filologici. 

Dotato  di  larghissima  e  soda  coltura,  inna- 
morato dei  classici,  dell'arte  dei  quali  è,  dopo 
l'Alfieri  e  il  Parini,  il  più  efficace  e  felice  rav- 
vivatola e  rammodernatore,  il  continuatore  più 
originale,  V.  M.  ha  inoltre  questo  di  particola- 
rissimo, che  egli  é  scrittore  sincero.  S'intenda 
bene  ciò  che  questa  frase  significa.  11  M.  non 
ha  mai  coltivato  l'arte  per  l'arte,  né  ha  mai 
finto  un  calore  ch'egli  non  sentiva  ;  non  le  pa- 
role eran  mutevoli  ma  l'animo,  e  dell'animo  egli 
esprimeva  i  moti  anche  inneggiando  a  principi 
ed  a  poteri  opposti. 

imitatore  del  Minzoni  dapprincipio,  scrisse 
sonetti  sonori  e  coloristi  ;  ma  ben  presto,  stan- 
catosi dei  soliti  argomenti  storici  e  religiosi  di 
questo  genere  di  poesia,  fu  arcade  e  canzonet- 
tista erotico  ;  né  da  questo  genere  soddisfatto, 
volle  anch'egli,  come  il  Varano,  ma  con  ben 
altra  potenza  di  volo,  cimentarsi  all'imitazione 
di  Dante,  dopo  aver  imitato  il  Varano  stesso 
con  la  Visione  di  Ezeehiello  e  con  la  Bellezza 
dell* Universo,  che  qualcosa  anche,  come  lo 
Zumbini  dimostrò,  derivò  dal  Paradiso  perduto 
di  Milton. 

Quind'innanzi  fino  alla  fine  del  secolo  è  un 
susseguirsi  di  creazioni  liriche  del  M.,  nelle 
quali  la  calda  rappresentazione  poetica  dei  fatti, 


Vincenzo  Monti.  105 

degli  affetti,  si  accorda  mirabilmente  con  Tonda 
dell'armonia,  con  la  perfetta  fattura  e  la  musi- 
calità del  verso. 

Tale  YOde  a  Montgolfter,  sui  progressi  della 
scienza  areonautica,  che  ha  del  fare  oraziano, 
e  i  quattro  sonetti  Sulla  Morte  di  Giuda,  po- 
tenti, specie  i  tre  primi,  per  efficacia  rappre- 
sentativa e  vivezza  di  colorito.  Ma  le  qualità 
precipue  del  M.  :  abbondanza  e  grandiosità  d'im- 
magini classiche,  potenza  di  volo  poetico,  vi- 
goria di  descrizione  viva,  calda,  ricca  di  rilievo, 
apparvero  nei  poemetti  di  lui  e  specialmente  nella 
Bassvilliana  [1793],  che  contempera  l'inspira- 
zione dantesca  con  quella  di  Klopstock,  dal  Mes- 
sia del  quale  il  M.  trasse  l 'idea  fondamentale. 

Le  peregrinazioni  dell'anima  di  Basseville,  per 
espiazione  dei  falli  suoi  condotta  a  rivedere  e 
meditare  ad  uno  ad  uno  gli  strazi  e  gli  eccessi 
della  rivoluzione,  offrono  occasione  ad  un  canto 
meraviglioso  per  forma,  antico  nell'arte,  mo- 
derno per  l'argomento  in  cui  concorrono  la 
storia,  la  politica,  la  religione;  e  quest'ultima 
trionfa  narrando  l'ingresso  dell'anima  d'Ugo 
nell'eterna  gloria  del  cielo. 

Dal  '97  in  poi  il  poeta  s'abbandona  al  vortice 
della  rivoluzione  e  s'infiamma  sinceramente 
delle  idee  liberali,  e  di  colui  che  ne  è  il  faro 
splendente  :  Napoleone.  I  suoi  versi  «  corrono 
per  il  regno  d'Italia  superbi  d'empito  e  di  ful- 
gore, come  gli  squadroni  di  cavalleria  del  re 
Murat  (1)  ». 


(1)  Carpuccj,  Del  rinnov,  lett.  if,  Op.  Voi.  I,  p.  302. 


106  II  moderno  rinnovamento. 

Ecco  il  Prometeo,  poemetto  in  isciolti  di  me- 
ravigliosa fluidità  e  bellezza,  che  in  uno  stile 
semplice,  preciso,  forte,  compendiante  l'eleganza 
virgiliana  e  la  grandezza  omerica,  celebra  il 
Bonaparte  quale  redivivo  Prometeo  rigenera- 
tore degli  uomini.  Ecco  11  Fanatismo,  La  5«- 
perstizione,  Il  Pericolo,  poi,  per  Napoleone  re 
d'Italia,  Il  Beneficio,  Il  Bardo  della  Selva  Nera, 
La  Spada  di  Federico,  splendidi  per  forma, 
eccellenti  per  arte,  nel  contenuto  sempre  più 
dantescamente  violenti  contro  la  Chiesa. 

Alle  opere  sin  qui  notate,  s'aggiungano,  per 
toccare  solo  delle  maggiori  : 

La  Musogonia,  poemetto  ispirato  da  Esiodo, 
dove  il  poeta  narra  la  generazione  delle  Muse  ; 
iniziato  a  Roma  come  pura  opera  letteraria 
si  tramutò  in  opera  politica  più  tardi,  e  con- 
dusse le  Muse  peregrinanti  da  Roma  alle  selve 
nordiche,  a  ridiscender  finalmente  in  Italia  ac- 
compagnate dalla  filosofìa,  per  cantare  il  risor- 
gimento della  libertà  ed  il  trionfo  della  ra- 
gione; 

La  Mascheroniana,  che  in  fiere  e  dantesche 
terzine  piange  nell'800  —  Napoleone  era  as- 
sente, gli  Austro-Russi  in  Italia,  il  M.  a  Parigi 
—  i  dolori  della  patria  dopo  la  morte  del  Ma- 
scheroni ; 

la  Canzone,  Bella  Italia,  amate  sponde,  di 
pindarico  estro  guerriero. 

Al  periodo  nel  quale  il  disgusto  della  politica 
indusse  il  M.  a  tornare  alle  Muse  semplici  e 
austere,  appartiene  la  versione  dell'Iliade,  ini- 


Vincenzo  Monti.  107 

ziata  nel  1807,  compiuta  nel  1809,  riedita  cor- 
retta nel  1812.  Alle  versioni  il  M.  già  da  tempo 
s'era  addestrato  vestendo  le  Satire  di  Persio,  il 
più  oscuro  e  laconico  dei  poeti  latini,  di  bella 
ed  efficace  forma  italiana.  Ma  egli  tentò  molto 
più  ardua  prova  quando  s'accinse  a  ricreare  il 
poema  omerico;  fu  infatti  la  sua  una  nuova 
creazione,  la  quale  rivelò  in  lui  il  solo  che  po- 
tesse pareggiare  lo  splendore  e  l'ampiezza  del- 
l'omerico canto  ;  a  tale  che  essa,  compiuta  dal 
M.  che  non  conosceva  il  greco,  e  fu  perciò  detto 
<  Il  traduttor  dei  traduttor  d'Omero  »,  offuscò 
tutte  le  altre  versioni  nostrali  e  straniere,  otte- 
nendo la  palma  della  fedeltà  di  versione  e  del- 
l'apparente originalità  insieme,  accoppiando 
l'ingenua  semplicità  classica  e  la  moderna  flui- 
dità armoniosa. 

La  felice  disposizione  —  propria  del  genio 
—  per  cui  il  M.  potè  nella  poesia  tuttociò  che 
volle,  apparve  anche  nella  tragedia.  L'aveva 
egli  tentata  in  Roma  nel  1787,  spinto  all'emu- 
lazione dal  plauso  che  l'Alfieri  aveva  riportato 
leggendo  la  sua  Virginia  lui  presente  ;  del  ten- 
tativo furon  frutto:  V Aristodemo  in  quell'anno, 
nel  successivo  il  Galeotto  Manfredi,  nell'800  il 
Caio  Gracco,  ottima  fra  le  tre  ;  che  V Aristodemo, 
se  è  preferibile  per  splendidezza  di  stile  e  di 
verso,  per  verità  di  passione,  per  sapore  di 
classicità,  riman  più  bassa  per  istruttura,  per  vi- 
goria di  pensiero  e  di  dialogo. 

Il  G.  Man/redi,  tragedia  domestica,  risente 
d'una  tal  quale  incertezza  di  atteggiamento  tra 


108  li  moderno  rinnovamento. 

classico  e  romantico  ;  essa  deriva  in  parte  dalla 
tragedia  shakespeariana,  di  cui  riproduce  la 
strattura  e  i  tipi;  esempio  il  Zambrfno,  che  é 
non  altro  che  Jago  con  le  stesse  arti,  con  la 
stessa  figura  morale. 

Il  Caio  Gracco  invece  porta  un'impronta  tutta 
speciale.  Cominciata  nel  '90,  ma  terminata  dopo 
le  fughe  da  Roma  e  da  Milano,  e  le  sofferenze 
e  la  miseria,  ci  senti  vibrare  gli  affetti,  i  sen- 
timenti del  poeta,  fino  a  ritrovar  particolari 
riscontri,  quali  ad  esempio,  quello  fra  le  condi- 
zioni di  C.  Gracco  scongiurato  dalla  moglie  a 
non  privar  lei  e  il  figlio  del  suo  sostegno,  e  la 
scena  fra  il  M.  e  la  moglie,  descrittaci  nella 
Superstizione.  Letterariamente  C.  Gracco  è  una 
tragedia  romantica;  oltre  alle  notevoli  somi- 
glianze di  talune  scene  con  altre  del  G.  Cesare 
dello  Shakespeare,  quei  Romani  hanno  smesso 
il  tragico  paludamento  accademico  e  prean- 
nunziano la  tragedia  del  Niccolini  ;  si  che  si 
può  affermare  con  questa  sua  opera  avere  il 
M.  preparato  la  drammatica  moderna,  dove 
freme  non  l'anima  di  questo  o  quel  protagonista 
ma  l'anima  dell'uomo,  con  le  sue  aspirazioni, 
i  suoi  vizi,  le  sue  passioni. 

La  prosa  del  M.  è  meno  abbondante  ma  notevole.  Buone 
e  ricche  di  sana  dottrina,  tutta  italiana,  presentata  in  forma 
attraentissima,  le  due  prolusioni  e  le  nove  lezioni  di  elo- 
quenza tenute  a  Pavia;  erudite  le  cinque  lettere  sul  Cavallo 
alato  d'Arsinoe,  per  interpretare  un  passo  di  Catullo  nella 
Chioma  di  Berenice;  ma  più  importante  fra  tutte,  La  Pro- 
posta di  aggiunte  e  correzioni  al  Vocabolario  della  Crusca, 
della  quale  ci  occuperemo  tra  poco. 


Vincenzo  Monti.  100 


Riassumendo  quanto  s'è  detto,  il  M.  appare 
prender,  come  letterato,  le  mosse  di  là  dove  eran 
giunti,  come  culmine  agognato,  i  suoi  prede- 
cessori ;  dalle  imitazioni  del  Minzoni  e  del  Va- 
rano, dalla  poesia  arcadica,  dalla  cetra  ana- 
creontica, egli  procede  all'ode  pindarica,  alla 
tragedia  euripidea,  e  risale  a  la  regal  fonte  della 
poesia  dantesca  ed  omerica,  ma  l'una  e  l'altra 
avvivando  di  tal  potenza  ricreatrice  e  ramino- 
dernatrice,  da  farsi  una  gloria  incontrastata  e 
tutta  sua;  sicché  per  questo  lato  giustamente 
lo  disse  il  Tommaseo  V  ultimo  de'  sacerdoti 
della  letteratura  classica. 

Ma  fu  veramente  e  in  tutto  classico  il  Monti  ? 
Non  risenti  egli  per  nulla  l'alito  dei  tempi 
nuovi?  Non  è  chi  possa  disconoscere  anzitutto 
che  egli  «  seppe  attingere  con  discernimento  e 
con  gusto  alle  letterature  straniere,  ciò  che 
i  suoi  contemporanei  facevano  male  >  (1).  Lo 
provano  le  ispirazioni  prese  da  Milton,  dallo 
Shakespeare,  dal  Klopstoch,  lo  prova  il  Bardo 
della  Seloa  nera,  per  argomento,  per  mosse, 
fin  nei  nomi,  atteggiato  sulla  poesia  romantica 
tedesca.  E  questo  era,  in  fondo,  mettersi  sulla 
via  del  romanticismo. 

Il  M.  fu  dunque  classico,  ma  d'un  classicismo 
in  parte  modificato  dalla  forte  personalità  del 
poeta  che,  meglio  ancora  del  Parini  e  dell'Al- 
fieri, tracciò  la  nuova  maniera  di  attingere  ai 
classici  senza  perdere  originalità  ;  in  parte  tur- 


(1)  Carducci,  op.  cit.,  pag.  300. 


110  II  moderno  rinnovamento. 

bato  dall'incertezza  vaga  di  chi,  pur  vedendo 
altri  prender  quello  ch'egli  giudica  un  dirizzone, 
non  sa  affermare  falsa  in  tutto  quella  via. 

In  questo  subir  quasi  involontariamente  e 
incoscientemente  l'influsso  del  novissimo  indi- 
rizzo letterario,  il  M.  ebbe  compagno  un  altro 
potente  ingegno;  Ugo  Foscolo,  l'amico  e  il  di- 
fensore suo  dei  primi  anni  di  dimora  a  Milano, 
il  suo  avversario  inconciliabile  di  poi,  uno  dei 
suoi  successori  nella  cattedra  di  eloquenza  a 
Pavia,  quegli  che  rinunciò  a  dirigere  la  Bi- 
blioteca Italiana,  mentre  il  M.  v'accettava  la 
collaborazione,  insieme  con  l'Acerbi  e  con  il 
Giordani. 

Ugo  Foscolo  da  Zante,  dove  nacque  il  1778,  da  padre 
veneziano  e  madre  greca,  e  dove  rimase  negli  anni  della 
sua  infanzia  e  della  sua  puerizia,  passò  poi  con  la  madre  a 
Venezia.  Qui  compiè  i  suoi  studi,  iniziò  la  sua  vita  lettera- 
ria, frequentando  il  salotto  di  Isabella  Teotochi  Marin,  dove 
conobbe  il  Cesarotti,  il  Bettinelli,  il  Pindemonte,  il  Bertóla, 
e  componendo  liriche,  un'  ode  e  una  tragedia  di  non  grande 
valore;  qui  s'accese  di  entusiasmo  democratico  per  Napo- 
leone, che  cantò  liberatore;  perseguitato  dal  governo,  la- 
sciò la  città  per  prender  le  armi  come  cacciatore  volontario 
a  Bologna  [1797].  Tosto  dopo  rientrò  a  Venezia  nei  pochi 
dì  di  governo  democratico  che  precedettero  l'ignominiosa 
morte  di  Campoformio  ;  poi  passò  a  Milano  [1798]  e  quivi 
die  presto  prova  della  fierezza  della  sua  natura,  indirizzando 
al  conquistatore,  da  cui  sollecitava  un  impiego  per  vivere,  la 
famosa  dedicatoria  dell'Ode  A  Bonaparte  liberatore,  in  cui 
gli  rimproverava  l'obbrobrioso  trattato  di  Campoformio.  Oli 
anni  successivi  alternò  fra  gli  studi  e  le  armi,*  combattendo 
a  Cento,  alla  Trebbia,  sostenendo   con  Massena  l'assedio   in 


Ugo  Foscolo»  111 


Genova,  militando  in  Francia,  finché  il  1808   lo  ritrovò  pro- 
fessore di  eloquenza  a  Pavia. 

Fa  questo  "  il  tempo  della  piena  espansione  di  tutte  le  forze 
intellettuali  ed  affettive  del  poeta,  alle  quali  una  sola  cosa 
mancò:  il  freno  di  una  forte  volontà  che,  contenendole,  sa- 
pesse guidarle  a  méta  sicura  „  (1). 

Fu  il  tempo  della  vita  di  lusso,  di  sfarzo,  di  eleganza,  il 
tempo  dei  molteplici  amori  talora  persino  contemporanei,  della 
più  feconda  operosità  letteraria,  della  polemica  col  Monti, 
[1810],  del  hreve  ritorno  alle  armi.  Poi  ecco  sopraggiungere 
la  caduta  di  Napoleone,  il  ritorno  degli  Austriaci,  l'offerta  al 
F.  di  dirigere  la  Biblioteca  Italiana. 

Il  F.,  dopo  qualche  esitanza,  la  declinò,  condannandosi 
così  alla  povertà  ed  all'esilio,  prima  in  Isvizzera,  poi  in  In- 
ghilterra. 

La  sua  vena  poetica  era  ormai  e  precocemente  esausta,  ed 
egli  si  dedicò  a  lavori  d'erudizione,  quali  i  commenti  de'  no- 
stri grandi  trecentisti,  conducendo  intanto  vita  cosi  disordi- 
nata, da  esser  persi n  costretto  talvolta,  mal  reggendosi  in 
piedi,  ad  andare  attorno  vendendo  qualcuno  de'  suoi  libri  per 
sfamarsi;  e  dovè  per  vergogna,  celare  il  suo  .nome;  finché  la 
pietà  d' un  deputato  inglese  gli  offri  confortevole  asilo  a 
Turnham-Green,  villaggio  sul  Tamigi,  poco  lungi  da  Londra  t 
dove  il  poeta  morì  nel  settembre  del  1827,  confortato  dalle 
amorose  cure  d'una  sua  figlia  naturale. 

Le  sue  ossa  giacciono  ora  in  Santa  Croce  a  Firenze,  ivi 
trasferite  nel  '71  dal  cimitero  di  Chiswick  dov'erano,  state 
tumulate. 

Le  opere  maggiori  di  lui  sono  : . 
In  poesia: 

I  sepolcri,  carme  di  295  endecasillabi  sciolti,  pubblicato 
nel  1807  in   occasione  di  leggi  rigide  e  in  parte   improvvide 


(1)  Chiarini,  U.  F.,  in  Vita  Italiana  durante  la    R.  F.,  pa- 
gina 424. 


112  lì  moderno  rinnovamento. 

sui  cimiteri,  ma  destinato  a  celebrar  "  nelle  tombe,  stimoli, 
eccitamenti,  esempi  di  virtù  nobili,  generose  e  ispiratrici  di 
poesia  immortale  „  ; 

Le  Grazie,  carme  che  doveva  essere  in  tre  inni  di  ende- 
casillabi sciolti,  ma  rimase  incompiuto  e  frammentario;  con 
esso  il  poeta  intendeva  cantare  "  la  civiltà  umana  nella  vita 
e  nell'arte,  in  Grecia,  in  Roma  ed  a  Firenze  „  ; 

alcune  odi,  fra  cui  la  citata  a  Bonaparte  liberatore,  e 
le  due  perfette  a  Luigia  Pallavicini  e  All'amica  risanata; 

alcuni  sonetti,  tra  i  quali  quello  che  dipinge  il  suo  ritratto 
e  i  tre  amorosi  che  il  Carducci  non  esitò  a  proclamare  "  mi- 
rabili di  novità,  di  purità,  di  movimento,  vera  lirica  dell'af- 
fetto superiore  ed  intenso  trasformato  ed  idealizzato  ; 

le  versioni  da  poeti  latini,  greci  e  moderni,  tra  le  quali 
notevoli  :  il  felice  volgarizzamento  di  molti  canti  dell'Iliade, 
e  la  versione  della  Chioma  di  Berenice. 
In  prosa; 

le  Ultime  lettere  di  Jacopo  Ortis,  il  romanzo  d'un'anima 
in  cui  due  amori  s'intrecciano,  quello  per  una  donna  e  quello 
per  la  patria  e,  delusi  ambedue,  persuadono  il  disperato  atto 
del  suicidio.  Sotto  la  veste  di  Jacopo  Ortis,  si  cela  il  P.  stesso, 
sotto  quella  del  suo  confidente  Alberani,  G.  B.  Niccolini;  la 
patria  perduta  è  Venezia,  nella  donna  amata  si  confondono 
tre  e  forse  quattro  figure  di  donne  amate  dal  poeta  (1)  ; 

le  lezioni  d'eloquenza  pronunciate  a  Pavia,  e  principale, 
la  Prolusione  sull'Origine  e  ufficio  della  letteratura  ; 

gli  studi  preposti  all' edizione  di  Dante  e  del  Boccàccio 
e  il  commento  al  Petrarca. 

Fra  le  minori  opere  vanno  annoverate:  tragedie  (Tieste, 
Aiace,  Ricciardo)]  molte  liriche;  scritti  politici,  scritti  di 
letteratura;  V epistolario  che  s'è  venuto  ognor  più  arricchendo, 
a  maggior  luce  della  vita  materiale  e  affettiva  del  poeta. 


(lì  Cfr.  Chiarini  ;  1  e,  p.  414  e  423-24. 


Ugo  Foscolo.  113 


Il  F.  fu.  e  rimane  una  delle  più  notevoli  e 
notate  figure  d'uomo  e  di  letterato. 

Come  uomo  ebbe  da  natura  vizi  e  virtù, 
grandi  queste  come  quelli;  condusse  una  vita 
sregolata,  di  dissipazione,  deplorevolmente  mu- 
tevole ne'  suoi  amori,  e  tuttociò  merita  severo 
giudizio.  Gionostante  il  Foscolo  mori  compianto, 
amato  ed  ammirato  da  quanti  avevano  cono- 
sciuto in  lui  il  cittadino  ardente  per  la  sua 
patria  d'un  amore  fremente,  sublime,  da  quanti 
•  leggendo  i  suoi  versi  si  sono  sentiti  far  mag- 
giori e  migliori  di  sé  stessi,  e  risvegliare,  per 
il  fascino  di  quella  poesia,  le  più  nobili  ener- 
gie dell'animo  e  deliamente. 

Di  fronte  e  a  contrasto  della  figura  morale 
del  Monti  cosi  debole  e  incerta,  cosi  priva  di 
azione  e  di  efficacia  direttamente  patriottica, 
nei  momenti  in  cui  questa  azione  si  faceva  di 
di  in  di  più  naturale  e  necessaria,  s'accampa, 
forte  nella  virtù  patria  come  nelle  passioni,  il 
fulvo  poeta  di  Zante,  bello  di  tutta  la  bellezza 
maschia  e  indomita  del  suo  amore  per  l'Italia. 

Richiamar  qui  tutti  i  passi,  o  i  principali  solo 
delle  prose  e  delle  liriche  di  lui,  dove  questo 
suo  amore  si  palesa  con  una  virtù  suggestiva 
che  è  più  facile  provare  che  descrivere,  sarebbe 
tentare  opera  vana. 

Oltre  ad  innumeri  passi  d'altre  opere,  biso- 
gnerebbe riassumere  tutta  la  prolusione  Del- 
l'officio  della  letteratura,  riportare,  intero  o 
quasi,  il  carme  eterno  de'  Sepolcri,  che  tutto 
esso  freme,  come  l'ossa  dell'Alfieri,  amor  di  pa- 

Ferrahi.  8 


114  11  moderno  rinnovamento. 

tria,  dalla  meravigliosa  apostrofe  a  Firenze,  sor- 
risa da  tanta  festa  di  cielo,  di  valli  e  di  col- 
line e  d'aure  pregne  di  vita, 

"  Ma  più  beata  che  in  un  tempio  accolte 
Serba  l'itale  glorie,  uniche  forse 
Da  che  le  mal  vietate  Alpi  e  l'alterna 
Onnipotenza  delle  umani  sorti 
Armi  e  sostanze  c'invadeano  ed  are 
E  patria  e,  tranne  la  memoria,  tutto  „ 

sino  all'imponente,  epico  quadro  della  chiusa, 
cui  è  tragico  sfondo 

■  Ilio  rasa  due  volte  e  due  risorta 
Dalle  ceneri  sue,, 

teatro  il  mausoleo  dei  primi  principi  d'Ilio,  e 
fatidica  protagonista, 

"  Cassandra,  allor  che  il  nume  in  petto 
Le  fea  parlar  di  Troia  il  di  mortale  ,, 

non  per  celebrarne  la  grandezza  e  la  gloria  ma 
per  far 

"  Santo  e  lacrimato  il  sangue 
Per  la  patria  versato,  infin  che  il  sole 
Risplenderà  sulle  sciagure  umane  .. 

Basti  dunque  ricordare  il  giudizio  che  del 
F.  cittadino  diede  uno  di  coloro  che  più  alta- 
mente e  vivamente  sentirono  l'Italia,  e  la  vol- 
lero libera  e  grande  per  i  suoi  cittadini  :  Giu- 
seppe Mazzini.  Egli,  con  quella  larghezza  di 
visione  politica  e  letteraria  insieme  che  lo  spe- 
cifica, dedicò  al  F.  un  culto,  e  disegnandone 
la  biografia,  disse  di  lui  che  aveva  fatto  tanto 
per  l'Italia  che  si  poteva  affermare  che  se  noi 
«  oggi  siamo   oltre    politicamente   e  letteraria- 


Ugo  Foscolo.  115 


mente,  ciò  è  perchè  siamo  nati  più  tardi,  e 
senza  di  lui  forse  non  saremmo  dove  siamo  ». 
Voleva  il  Mazzini  «  proporne  l'esempio  ai  gio- 
vani perchè  v'imparino  l'ufficio  e  la  dignità 
delle  lettere  e  le  virtù  d'indipendenza,  di  co- 
raggio e  d'amor  patrio  che  sole  fruttano  agli 
scrittori  fama  duratura,  e  quel  che  più  monta, 
pace  e  sicurità  di  coscienza». 

Di  più  nel  F.  ci   piace,    ci    avvince    la    fiera 
sincerità  del  carattere,   che  si   rivelò  dai  pri- 
mordi della  sua  vita  di  uomo  e  di  letterato,  fa- 
cendogli ostentare  a  Venezia  la    sua  povertà  e 
il  suo  abito  logoro,  come  dettandogli  il  famoso 
«  No  »  risposto  a  chi  gli  chiedeva  di  intercalare 
nella  sua    prolusione    qualche   parola   di    lode 
all'  Imperatore  ;   quella    fierezza   per   la   quale 
«  chiedeva  quasi  in  tuono  di  comando,  e  riser- 
bandosi piena  la    sua    libertà   di   giudizio  e  di 
parola  »  ;   quella    fierezza    che  gli    permise   di 
scrivere,  certo  pensando  a   sé   stesso  :  «  Io  re- 
puto venerabile  e  magnifica  la  povertà  di  colui 
che  non  ha  mai  prostituito   il   suo  ingegno  al 
potere,  né  la  sua  anima  alla  sventura  ».  Final- 
mente ci  persuade  la  simpatia  il   pensiero  che 
il  F.  dai  suoi  difetti  dedusse  tormenti,  sofferenze, 
privazioni,  quasi    espiatorie,   non   agiatezza  ed 
onori,  e  trovò  consolazione  a    tutto    nella    vita 
del  pensiero.  Né   d'altronde   la  mutevolezza  di 
quel  cuore  si  può  scambiare  con  la  volubilità, 
tanto  appaiono  ardenti,  vivi,  veri  gli  impeti  di- 
sordinati dell'affetto  che  la  determinano. 

L'anima    del   F.,    di    questo  ammiratore   del 


116  11  moderno  rinnovamento. 

Byron,  che  da  giovane  s'era  deliziato  «  mor- 
morando i  patetici  versi  di  Ossian  »,  che  diceva 
«  il  mio  amico  Amleto  >,  l'anima,  dico,  del  F. 
fu  romantica  prima  del  Romanticismo  (lì,  stanca 
e  dolorante  prima  del  pessimismo,  patriottica 
prima  del  patriottismo  ;  l'ingegno  suo  poetico  fu 
essenzialmente  lirico,  e  queste  due  disposizioni 
di  sensitività  dell'animo,  e  di  eccitabilità  lirica 
della  mente  costituiscono  il  principal  criterio  di 
giudizio  dell'opera  sua  di  letterato,  che  da  esse 
tutta  s'impronta. 

Per  esse  il  F.  fu  inferiore  al  Monti  nelle  tra- 
duzioni, quella  dell'Iliade  compresa,  quantunque 
molto  meglio  di  lui  conoscesse  la  lingua  d'O- 
mero; troppo  fervida  era  l'immaginazione  di 
lui  perchè  egli  non  isnaturasse,  improntandola 
a  caratteri  suoi  personali,  l'opera  presa  a  tra- 
durre; sicché  ne  soffri  la  fedeltà  non  tanto  let- 
terale quanto  spirituale  della  traduzione.  Lirico 
ancora  fu  il  F.  in  alcune  satire  da  lui  composte 
e  nelle  tragedie,  che  non  hanno,  le  une  e  le 
altre,  grande  valore  letterario,  se  non  per  gli 
squarci  di  poesia  narrativa  e  descrittiva  che 
contengono.  Sommo  invece  il  pregio  delle  li- 
riche, dei  Sepolcri,  somma  l'arte  delle  Grazie. 

Nelle  liriche  fu  dapprincipio  imitatore,  con  il 
Sa  violi  ed  il  Vittorelli,  delle  grazie  anacreontiche 
e  tibulliane,  col  Bertela  traduttore  e  riprodut- 
tore della  lirica  straniera  moderna  ;  risenti  poi 


(1)  Cfr.  Graf.,  in  Foscolo,  Manzoni  e  Leopardi.  Rileggendo 
le  ultime  lettere  di  J.  O. 


Ugo  Foscolo.  117 


nella  poesia  morale  e  civile  l'influsso  del  Paruri, 
quello  del  Fantoni,  del  Monti  nel  fare  imma- 
ginoso, dell'Alfieri  nelle  canzoni  politiche;  e  in 
questo  eclettismo  poetico  educò  quell'arte  cosi 
colorita  e  varia  e  forte,  che  sbocciò  nelle  Odi 
e  nei  sonetti  composti  fra  il  1798  e  il  1803.  I 
sonetti  tramezzano  la  sentimentalità  affettuosa 
del  Petrarca  con  l'energia  appassionata  del- 
l'Alfieri, le  odi  in  più  luoghi  richiamano,  per 
la  leggiadria  delle  similitudini,  per  la  eleganza 
classica  delle  immagini,  per  il  concorso  vitale 
dell'elemento  mitologico,  la  lirica  pariniana, 
avvivata  però  dalla  mobile  fantasia,  dalla  vi- 
vacità sentimentale  del  nuovo  poeta  ;  il  quale 
tosto  si  rivelò  particolarmente  atto  a  rivestire 
la  modernità  delle  sue  idee  e  delle  sue  passioni 
di  quei  senso,  cosi  vivo  in  lui,  dell'arte  e  del- 
l'antichità ellenica. 

Tale  peculiare  attitudine,  e  tutte  le  doti  d'arte 
e  d'ingegno,  s'addensano  nell'opera  massima  del 
F.,  dico  il  carme  :  /  sepolcri,  dedicato  a  I.  Pe- 
demonte. In  esso,  prese  le  mosse  dalla  benefica 
illusione  di  poter  rivivere  un  giorno  con  i  cari 
estinti  e  gli  estinti  con  i  superstiti,  il  poeta  si 
lancia  al  volo  fantastico  forse  più  fervido  e  po- 
tente che  la  nostra  lirica  possa  vantare.  Nei 
Sepolcri  il  poeta  tutta  ricorre  la  storia  della 
religione  dei  defunti,  tutta  ne  lumeggia  la  sa- 
pienza e  l'efficacia  morale  e  civile,  epicamente 
chiudendo  il  carme  con  la  visione  del  sepolcro 
dei  Dardanidi  eternato  dal  canto  di  Omero, 
sacro  alla  venerazione  dei  pellegrini,  come  fu 


118  11  moderno  rinnovamento. 

sacro  un  tempo  alle  donne  di  Troia,  che  ad  esso 
venivano  con  le  chiome  disciolte,  a  pregar  lon- 
tana la  morte  dei  congiunti,  lontana  la  fatai 
distruzione  della  città  ;  in  quel  sepolcro  appare, 
fatidica  figura,  Cassandra  vaticinante  il  cieco 
poeta  che  perpetuerà  col  canto  la  virtù  dei  vin- 
citori non  men  di  quella  dei  vinti  caduti  pu- 
gnando per  la  patria. 

S'è  dibattuta  a  lungo,  né  è  ancor  bene  risolta, 
la  quistione  se  il  F.  abbia  tratto  l'ispirazione 
prima  del  suo  carme  dalla  notizia  avuta  che  il 
Pindemonte  attendeva  ad  un  poema  in  quattro 
canti  sui  Cimiteri;  certo  innegabile  influenza 
nell'ideazione  dei  Sepolcri  esercitarono  le  poesie 
sepolcrali  anteriori  italiane  e  straniere.  Ciono- 
nostante rimane  intera  l'originalità  e  la  bellezza 
del  carme,  tanta  è  l'impronta  personale  che  il 
poeta  seppe  dare  ad  argomento  comune,  tanto 
largamente  egli  spaziò  nel  campo  della  storia 
e  della  fantasia,  tanto  vigorosa  fu  la  significa- 
zione civile  e  patriottica  dei  Sepolcri.  Qui  l'atteg- 
giamento classico  del  pensiero  non  è  per  nulla 
sforzo  d'imitazione,  ma  frutto  di  spontanea  fe- 
condazione della  mente;  qui  solenne  lo  stile, 
qui  ricche,  lussureggianti,  splendide  le  imma- 
gini, meravigliosa  l'arte  e  la  musicalità  del 
verso,  perfetta  la  contemperanza  di  tutti  i  ge- 
neri di  poesia,  dall'elegiaco  e  didascalico,  al 
satirico,  dal  lirico  al  drammatico  e  all'epico. 

Rispose  al  F.  il  Pindemonte  con  un'Epistola  ; 
il  Torti  nel  1808  tentò  compendiare,  pure  in  una 
Epistola,  i  concetti  dei  due  carmi   e    notarne  i 


Ugo  Foscolo.  119. 


pregi  ed  i  difetti;  tradusse  il  Borgno  in  versi 
latini  la  poesia  foscoliana,  ma  niuno  seppe  non 
che  toccare,  avvicinare  le  altezze  signoreggiate 
nei  Sepolcri. 

Né  fu  pari  a  sé  il  F.  stesso,  che  più  non  gli 
sgorgò  dalla  penna  cosi  larga  e  calda  onda  di 
ispirata  poesia.  Il  tentato  carme,  Le  Grazie,  pur 
tanto  a  lungo  accarezzato  [1803-1822],  rivela  an- 
cora la  fervida  immaginazione  del  poeta  spa- 
ziente per  tutto  l'universo  storico  e  sensibile, 
è  ricco  di  rappresentazioni  vivaci,  di  passaggi 
rapidi  e  sublimi,  di  brani  poetici  non  men  per- 
fetti che  nei  Sepolcri  ;  ma  esso  è  innegabilmente 
sovrabbondante  di  rappresentazioni  mitologiche, 
di  contenuto  allegorico,  di  astrattezze  metafì- 
siche, che  troppo  diluiscono  nel  fondo  didattico 
Timmaginazione  poetica,  e  tolgono  molto  di  ca- 
lore e  di  spontaneità  a  quella  poesia.  L'è  Grazie 
rimangono  quindi  eccellente  lavoro  di  stile, 
squisita  esercitazione  poetica,  tale  che  supera 
di  gran  lunga  la  Feroniade  del  Monti  :  ma  si 
Tuna  che  l'altra,  scarse  di  calore,  incompiute 
ad  onta  dell'insistente  lavoro,  mostrano  che  i 
due  poeti,  sentivano  ormai  vicina  al  tramonto 
la  scuola  poetica  classica. 

Invero  quindi  innanzi  il  classicismo  cesserà 
d'essere  una  scuola  letteraria,  e  sarà  dischiuso 
solo  a  quei  grandi  che  sapranno,  intesa  e  pe- 
netrata la  bellezza  antica,  farne  sangue  delle 
lor  véne,  fremito  della  loro  anima,  forza  al  re- 
migare della  loro  alata  fantasia  ;  non  più  l'imi- 
tazione   classica  farà   grande  il    poeta,  ma    il 


120  //  moderno  rinnovamento. 

grande  poeta  potrà  disvelare  lo  splendore  del- 
l'arte classica  ;  così  per  il  Leopardi,  cosi  oggi 
per  il  Carducci. 

Le  Ultime  lettere  di  Jacopo  Ortis,  sono  il 
tratto  d'unione  fra  il  F.  poeta  e  il  prosatore. 
Frutto  d'un'elaborazione  durata  forse  dal  1796 
al  1802,  questo  romanzo  intorno  al  quale  grande 
fu  e  ancor  dura  la  discussione,  per  decidere 
quanto  influsso  v'abbia  avuto  il  Werther  del 
Goethe,  quanta  parte  esso  rinarri  della  vita  ma- 
teriale e  affettiva  dell'autore,  inizia  veramente 
la  serie  dei  romanzi  moderni  italiani. 

Il  disegno  è  molto  semplice  e  non  nuovo;  po- 
chi gli  attori  e  i  più  scoloriti  ;  la  forma  è  epi- 
stolare, e  poco  atta  quindi  alla  rappresentazione 
storica  e  drammatica  dei  fatti  in  azione.  Ma  la 
vita  del  libro  è  nello  studio  psicologico  acutis- 
simo di  quell'animo  disperato  e  <  di  dì  in  di 
più  consunto  dal  sentimento  della  vanità  della 
vita  »  che  dai  casi  della  fortuna  è  esacerbato 
«  in  guisa  da  indurlo  a  meditare  deliberatamente 
il  suicidio  »  (1)  ;  ciò  nell'intenzione  dell'autore 
avrebbe  dovuto  esser  morale,  perchè  «  voleva 
principalmente  inculcare  che  a  voler  vivere  li- 
beri importa  imparare  a  liberamente  morire  >. 
Però  l'autore  stesso  s'avvide  «  che  chiunque 
esorta  al  suicidio,  s'apparecchia  fin  ch'ei  vive 
i  rimorsi  di  aver  forse  sospinto  qualche  indi- 
viduo verso  il  sepolcro». 

Invero  la  lettura  delle  Ultime  lettere  è  da  scon- 


ci) 


V.  Notizia  premessa  dal  F.  all'/.  O. 


Ugo  Foscolo.  121 


sigliare  alle  anime  giovenili  che,  non  sapendo 
far  la  dovuta  parte  all'indole  dello  scrittore,  e 
alle  condizioni  dei  tempi  in  cui  furono  scritte, 
possono  risentirne  un  fascino  malsano. 

La  forma  delle  Ultime  lettere  pecca  talora 
d'enfasi  rettorica  ed  accademica,  ma  ha  tali 
pregi  per  coloritura  delle  passioni  e  pittura  dei 
luoghi,  per  vibratezza  e  fremito  di  frase,  per 
spigliatezza  e  vigoria  nervosa,  per  slancio  poe- 
tico talora  persino  eccessivo,  che  giustamente 
fu  detta  dal  Chiarini  la  prima  prosa  nostra  ve- 
ramente moderna. 

L'altre  prose  letterarie  del  F.  risentono  oggi 
della  progredita  coltura,  e  delle  mutate  condi- 
zioni nostre  civili  ;  ma  non  si  può  togliere  al 
F.  il  pregio  di  avere  coi  suoi  saggi  criteri  sui 
nostri  classici  scrittori  instaurata  la  moderna 
critica  letteraria  italiana,  e  di  aver  primo  stu- 
diato nello  scrittore  l'uomo,  studiandone  le  opere 
in  relazione  con  la  sua  vita  psicologica  e  con 
l'ambiente  in  cui  visse. 

L'epistolario  del  F.  è  uno  specchio  sincero  in 
cui  si  riflettono  interi,  e  in  forma  poeticamente 
efficace,  l'indole  e  i  sentimenti  di  lui. 

Le  prose  politiche,  se  suscitarono  al  dir 
del  Mazzini,  ben  altra  febbre  di  sospetto  e  di 
tirannia  che  non  le  «  linde  fredde,  tisiche,  vuote 
prosette  del  Giordani  »  e  de'  suoi,  oggi  non  hanno 
più  altro  valore  che  quello  d'esser  documento 
dei  tempi  e  dell'uomo. 


§  III. 

/  neo-classici  minori. 


I.  Piuderaonte.  —  C.  Arici.  —  Altri  minori.  —  F.  Pananti. 
—  La  prosa.  —  C.  Botta.  —  L.  Papi.  —  V.  Coco.  —  P. 
Colletta.  —  Il  culto  di  Dante.  —  Le  polemiche  della 
lingua.  -  11  Monti  e  il  Perticari.  —  Il  Giordani.  —  La 
filosofia  e  la  scienza  del  giure.  —  P.  Gali up pi.  —  G.  D. 
Romagnosi. 

Fratello  di  quel  Giovanni  che  noi  abbiamo 
ricordato  fra  i  continuatori  non  ispregevoli  del 
Maffei  per  il  genere  tragico,  fu  un  mite  poeta, 
Ippolito  Pindemonte,  di  cui  il  nome  suole  as- 
sociarsi a  quello  del  Foscolo,  non  per  alcuna 
loro  somiglianza  di  carattere  o  confrontabilità 
d'ingegno,  ma  per  la  circostanza  tutta  esteriore 
della  loro  amicizia,  che  die  occasione  ai  due 
carmi  sui  Sepolcri. 

Nato  [1753]  da  genitori  nobili  per  natali  e  per  amoroso 
culto  delle  arti  e  delle  lettere,  cresciuto  alla  scuola  del  Cas- 
siani,  gentile  poeta,  del  Torelli  e  del  Pompei  (traduttori  di 
Plutarco  e  d'Ovidio)  ottimi  latinisti  e  grecisti,  I.  P.  fu  a  Roma 
l'anno  stesso  [1778]  in  cui  vi  era  giunto  il  Monti,  e  come  lui 
s'educò  alle  lettere  nel  rifiorir  del  culto   classico,   preparan- 


/  neo-classici  minori.  123 

dosi  ed  addestrandosi  eoa  saggi  minori  di  versioni,  al  volga- 
rizzamento dell'Odissea,  opera  a  lungo  meditata. 

Viaggiò  molto;  visitò  a  Napoli  ed  in  Sicilia  i  luoghi  popo- 
lati dalle  leggende  di  Ulisse,  fu  amico  dell'Alfieri,  cantò  an-« 
ch'egli  la  Rivoluzione  al  suo  inizio  con  un  poemetto,  poi 
passò  a  Londra,  a  Berlino,  a  Vienna.  Nel  1791  rientrò  nella 
patria  Verona,  dove  trascorse  la  restante  vita,  in  una  so- 
litudine rallegrata  da  pochi  amici  e  da  eletti  studi.  Morì 
nel  1828. 

Dettò:  tragedie,  prose  didattiche,  epistolari,  narrative,  ver- 
sioni, poesie  narrative  e  liriche,  sermoni,  e  V Epistola  respon- 
soria  ai  Sepolcri  del  Foscolo. 

Le  liriche  del  P.  nel  profondo  sentimento  re- 
ligioso, nella  tenuità  dell'idillio  agreste,  nel  sog- 
gettivismo eccessivo  deir  impressione,  neir  af- 
fettazione, talora,  del  sentimento  o  della  forma, 
rivelano  il  romantico  in  veste  di  classico  che 
doveva,  movendo  non  giusto  rimprovero  al  Fo- 
scolo, caratterizzar  l'arte  sua  ne'  versi  : 

* antica  l'arte 

Onde  vibri  il  tuo  strai,  ma  non  antico 
Sia  l'oggetto  in  cui  miri  „. 

Né  lo  stile  di  queste  poesie,  dimesso  quasi 
sempre,  talvolta  piuttosto  copioso  che  magnilo- 
quente, valse  a  compensare  quel  d'ineguale  che 
ad  esse  dava  la  non  completa  contemperanza 
dei  due  indirizzi.  Non  meno  evidente  è  l'influsso 
romantico  nella  tragedia,  alla  quale,  del  resto, 
il  P.  non  era  atto  per  l'indole  sua  piuttosto  ele- 
giaca che  tragica  La  migliore  tra  le  sue  tra- 
gedie è  YArminio,  d'argomento  germanico,  quasi 
medioevale;  ed  é  lavoro  di  carattere  letterario, 


124  11  moderno  rinnovamento. 

disadatto  alla  scena,  più  ch'altro  pregiato  per 
gli  ottimi  cori  dei  bardi  che  conchiudono  gli 
atti,  e  non  scolorano  al  confronto  dei  cori  del 
'Manzoni. 

Delle  versioni  la  più  importante  è  quella  del- 
l'Odissea che  piacque  al  P.  tradurre,  forse  per 
il  carattere  suo  preferendo  la  pazienza  rasse- 
gnata d'Ulisse  ai  bollenti  spiriti  d'Achille. 

L'Odissea  ha  trovato  in  lui  un  elegante  tra- 
duttore, fedele  senz'essere  pedestre,  accurato 
senza  pedanteria,  che  le  serbò,  grazie  al  suo 
squisito  senso  classico,  tutto  il  profumo  della 
sua  semplicità,  della  sua  arte  ingenua  e  po- 
tente. 

Meglio  il  P.  raccomandò  la  sua  fama  ali  'Epi- 
stola sui  Sepolcri,  più  forse  che  per  l'eccellenza 
intrinseca  dell'opera,  perchè  essa  è  indissolu- 
bilmente avvinta  alla  memoria  del  carme  fo- 
scoliano. 

In  verità  l'Epistola  è  lungi  dall' emulare  la 
solida  ossatura  e  le  sublimi  altezze  che  il  Fo- 
scolo raggiunge  con  i  Sepolcri.  Essa  si  aggira 
per  la  massima  parte  intorno  al  concetto  che  le 
tombe  confortano  i  vivi  e  li  educano,  lo  stesso 
dunque  che  informa  il  Carme.  Ma  lungi  dalla 
maestria  e  dall'impeto  lirico  del  F.,  il  P.  ac- 
cenna l'idea  fondamentale,  poi  la  lascia,  la  ri- 
prende e  poi  l'abbandona  per  questa  o  per  quella 
digressione,  poi  ancora  la  riprende  e  la  ri- 
presenta al  lettore  quasi  allo  stesso  modo  di 
prima. 

Scritta  in   versi  dolcissimi,  inspirata   a   una 


1  neo-classici  minori.  125 

grande  pietà  religiosa  e  a  sentimenti  di  rasse- 
gnazione e  di  perdono,  l'Epistola  appare  nel  suo 
complesso,  per  usar  la  frase  caratteristica  del 
Torraca,  «  l'accessorio  analizzato,  ricamato,  li- 
sciato, a  scapito  dell'essenziale»  (1);  né  ha 
i  caratteri  dell'organismo  sano  e  vigoroso  che, 
svolgendosi  secondo  leggi  proprie,  prende  il  nu- 
trimento proprio  dove  lo  trova,  assimilandolo 
in  guisa  da  trasformarlo  in  parte  integrale  di 
sé.  Cosi  l'ispirazione  classica  e  insieme  quella 
del  Gray,  poeta  elagiaco  inglese  (2),  si  manife- 
stano troppo  palesi  fino  al  punto  di  esser  tra- 
duzione in  alcuni  squarci  che  pur  paiono  e  sono, 
sotto  un  certo  rispetto,  belli  ;  anche,  taluni  epi- 
sodi, come  la  descrizione  dei  giardini  inglesi, 
furono  troppo  lodati  né  reggerebbero  ad  una 
analisi  molto  acuta. 

Romantico  sotto  classica  veste  ho  detto  po- 
tersi qualificare  il  P.;  e  invero  sintomi,  ch'egli 
ha  comuni  col  germogliare  del  romanticismo, 
sono  l'influenza  della  poesia  straniera  (inglese 
e  tedesca)  moderna ,  il  tendere  ad  accostarsi 
nella  scelta  dei  temi  alla  vita  medievale,  l'a- 
mare gli  argomenti  agresti  e  descrittivi.  Que- 
st'ultimo fenomeno  specialmente,  se  può  trovar 
giustificazione  classica  nei  modelli  d'  Ovidio  e 
di  Virgilio,  e  nella   didascalica  cinquecentista, 


(1)  Cfr.  lo  studio  crìtico  accurato  di  F.  Torraca:    /  sepol- 
cri di  I.  P.  in  iV.  A.  1.  X.  '84. 

(2)  Cfr.  Zanella  :  I.  P.  e  gl'Inglesi.   Verona,   1885,   e  Finzi  : 
Lezioni  citate:  V.  IV,  p.  I,  lez.  1,  §  XVI. 


126  II  moderno  rinnovamento. 

per  il  sentimento  discreto  ma  vivo  e  originale 
della  natura,  e  per  le  esagerazioni  del  pittorico 
e  del  descrittivo  deriva  più  direttamente  da  Gia- 
como Bodmer,  e  dalla  prima  scuola  romantica 
detta  di  Zurigo.  Sintomi  romantici  infine  sono 
quella  malinconia  diffusa  che  appare  nel  largo 
fiorire  della  poesia  dei  morti,  delle  tombe,  dei 
cimiteri,  e  il  misticismo  che  inspira  molta  parte 
della  lirica. 

Romantico  per  questo  rispetto  come  il  Pede- 
monte, ma  di  lui  più  felice  nel  maneggio  del 
verso,  per  varietà  e  leggiadria  di  movenze,  si 
da  pareggiar  talora  nello  sciolto  l'arte  del  Fo- 
scolo e  del  Monti,  fu  Cesare  Arici,  nato  e  vis- 
suto in  Brescia  [1782-1836].  Egli  è  poeta  men 
pregevole  per  le  sue  liriche  sacre  e  sepolcrali 
(Il  Camposanto  di  Brescia),  che  per  i  suoi  poe- 
metti agresti  (La  coltivazione  degli  ulivi,  ecc.) 
che  rivestono  con  le  grazie  delle  Georgiche  ar- 
gomenti moderni  di  materia  didascalica/ 

Altri  cultori  veramente  notevoli  non  ha  la  poesia  di  quei 
quarantanni;  nell'epica,  nell'epico-lirica,  nella  didascalica, 
nelle  versioni,  ricorrono  sempre  gli  stessi  nomi:  Dionigi 
HTROCCHI  [1762-1880]  e  PAOLO  COSTA  [1771-1836]  che  com- 
pose un  inno  sull'indipendenza  d'Italia,  Francesco  Cassi 
[1778-1846]  e  GIOVANNI  MARCHETTI  [1790-1852],  LUIGI 
Biondi  [1776-1839]  e  Francesco  Benedetti  [1785-1821], 
anch'egli  autore  di  una  canzone  All'Italia,  son  valentuomini 
che  negli  studi  letterari  esercitarono  benefica  influenza,  per  l'a- 
more con  cui  li  coltivarono,  ma  nessuno  di  essi  ha  larghezza 
di  visione,  potenza  di  volo,  vigoria  poetica  di  stile.  Solo  me- 
ritano più  particolar  menzione  due  satirici:  Angelo  Maria 
d'Elci  [1754-1824]  di  minore  importanza  e  Filippo  Pananti 


/  neo-  classici  minori.  127 

[1766-1887],  liberale  di  sentimenti,  franco  e  indipendente  nei 
giudizi;  egli,  da  una  vita  avventurosa  sino  ad  esser  fatto 
prigioniero  dai  corsari  e  poi  riscattato,  trasse  ispirazione  a 
un  romanzo  poetico  autobiografico,  il  Poeta  di  teatro}  nel 
quale  con  giocondità  ricca  d'umorismo,  con  vena  limpida  e 
fresca,  racconta,  intercalando  la  narrazione  di  digressioni  ed 
epigrammi,  le  sue  vicende,  specie  come  direttore  del  Teatro 
italiano  a  Londra.  Rimangono  di  lui  anche  Epigrammi  molti, 
gai,  rapidi  e  pungenti. 

I  generi  di  prosa  coltivati  con  fama  in  questo 
periodo  sono  pochi  e  pochi  i  cultori;  né  forse 
il  tempo  vi  si  prestava  ;  troppo  era  il  rivolgi- 
mento in  tutte  le  dottrine  politiche  ed  econo- 
miche, troppa  l'incertezza  che  in  tutte  regnava 
per  opera  della  rivoluzione,  perchè  potessero 
le  menti  dedicarvisi  con  pacatezza. 

La.  storia  ebbe  numerosi  scrittori,  ma  di  essi 
pochi  meritano  di  essere  ricordati  :  quattro  in 
ispecie,  tra  i  quali  diamo  il  primo  posto  — 
anche  per  ragion  di  tempo  —  a  Carlo  Botta 
piemontese  [1766-1837],  che  dettò  in  forma  fa- 
conda ed  evidente,  e  con  chiare  tendenze  clas- 
siche nella  lingua  foggiata  alla  trecentista,  tre 
opere  storiche  :  La  continuazione  della  Storia 
d'Italia  del  Guicciardini;  La  Storia  d" Italia  dal 
1789  al  1814;  la  Storia  della  guerra  dell'indi- 
pendenza americana.  A  noi  che  giudichiamo 
ad  un  secolo  di  distanza,  quasi,  e  che  ormai 
abbiam  dato  posto  alla  storia  tra  le  scienze, 
chiedendole  una  narrazione  esatta  e  logica,  re- 
datta in  forma  austera  e  scevra  d'ogni  adorna- 
mento letterario,  il  Botta  appare  troppo  più  let- 


128  II  moderno  rinnovamento. 

terato  che  storico,  per  certi  abusati  artifici  re- 
torici, per  le  enfatiche  concioni,  per  i  corollari 
morali  che  vien  traendo  dalla  narrazione  dei 
fatti,  infine  per  le  forme  e  i  vocaboli  affettati  o 
antiquati.  Ma  Fazione  di  lui  come  storico  fu 
molto  maggiore  ai  tempi  suoi,  in  quella  entu- 
siastica adolescenza  e  accendibilità  retorica  del 
sentimento  nazionale  in  Italia,  e  in  m'ezzo  a 
quella  sovreccitazione  che  dalla  Francia  s'era 
diffusa  tra  noi,  insieme  con  gli  albori  della  li- 
bertà. 

Nato  e  morto  tre  anni  prima  del  Botta,  ma 
sceso  dopo  di  lui  nell'arringo  storico,  Lazzaro 
Papi,  toscano  [1763-1834],  trattò  ne'  suoi  Com- 
mentari della  Rivoluzione  Francese,  lo  stesso 
periodo  storico  già  narrato  dal  Botta  per  l'Italia 
[1789-1815].  Lo  lece  anch'egli  in  lingua  tosca- 
namente classicheggiante,  ma  in  forma  molto 
più  spontanea  e  naturale,  dando  prova  di  vera 
imparzialità,  e  con  molto  acume  penetrando  le 
ragioni  intime  dei  fatti,  si  da  meritarsi,  per  l'ob- 
biettività e  serenità  del  racconto  e  per  l'acuta 
critica,  la  lode  datagli  dal  Carducci  di  «  chia- 
roveggente testimone  e  giudice  dei  tempi  con 
temperanza  libera  ed  onesta  ». 

Vincenzo  Gogò,  sannita  [1770-1823],  oltre  ad 
un  racconto  storico,  Platone  in  Italia,  scritto 
con  intento  patriottico,  diede  in  forma  men 
purgata,  ma  efficace  per  calore  di  sentimento, 
un  Saggio  storico  sulla  rivoluzione  di  Napoli 
del  1799,  in  cui,  fra  altro,  profetava  l'unità,  e  il 
mutamento  del  governo  di  Roma  esser  condi- 
zioni necessarie  a  salvare  l'Italia. 


1  neo-classici  minori.  129 


Maggiore  forse  di  questi  tre  fu  Pietro  Col- 
letta [1775-1831]  che,  dopo  sofferta  la  prigionia 
per  aver  partecipato  alla  repubblica  Partenopea, 
subì  più  tardi  il  confine  in  Moravia,  poi  l'esilio 
in  Firenze  per  aver  collaborato  con  Gioachino 
Murai  in  audaci  imprese  di  guerra.  Studioso  e 
famigliare  di  studiosi  quali  il  Niccolini,  G.  Cap- 
poni, il  Giordani,  a  Firenze  scrisse  l'opera  me- 
ditata in  Moravia,  La  storia  del  reame  di  Napoli 
dal  1734  al  1825. 

E  suo  pregio  speciale,  come  del  Guicciardini, 
la  larga  esperienza  d'uomini  e  di  cose,  l'elevato 
sentimento  morale,  il  caldo  amor  di  patria  che 
ispirarono  le  sue  pagine  e  diedero  ad  esse  sin- 
cerità di  giudizio,  austera  franchezza  di  parola. 
Vibrato  e  nervoso  nello  stile,  rapido  e  corretto 
nella  frase,  il  Colletta  fece  opera  altamente  pa- 
triottica, suscitando,  col  denudare  le  vili  arti  del 
governo  borbonico,  generosi  sentimenti  di  li- 
bertà e  di  indipendenza. 

Il  culto  di  Dante  trovò  a  quel  tempo  due 
ottimi  sacerdoti  in  due  commentatori  della  D.  C: 
Paolo  Costa,  già  nominato  come  mediocre 
poeta,  e  Giosafatte  Biagioli  [1768-1830]. 

La  polemica  della  lingua  fu  invece  vivissima 
e  vi  parteciparono,  per  non  dir  che  dei  maggiori, 
V.  Monti,  G.  Perticare  e  P.  Giordani  nel  set- 
tentrione, nel  mezzodì  quel  Basilio  Puoti  cosi 
vivacemente  descritto  dal  Bonghi  nella  prefa- 
zione al  suo  :  Perchè  la  letteratura  italiana  non 
sia  popolare  in  Italia  (1). 


(1)  V.  ivi,  Milano,  1873,  p.  XV. 
Ferrari. 


130  11  moderno  rinnovamento. 

Quando  il  Cesari,  come  già  dissi  (1),  aveva 
preso  a  sostenere  con  tanto  ardore  le  ragioni 
della  Crusca,  da  divenire  oggetto  di  violenti  at- 
tacchi e  persino  di  derisione  fra  i  suoi  autore- 
voli avversari,  a  capo  di  questi  si  pose  il  Monti, 
prima  censurando  in  un  giornale  la  sua  riedi- 
zione del  Vocabolario,  poi  contrapponendole  la 
Proposta  di  correzioni  ed  aggiunte  già  ricor- 
data ,  alla  quale  attese  con  l'aiuto  di  un  eru- 
dito filologo,  il  genero  suo  Giulio  Perticari 
[1779-1822]. 

Il  Monti  si  opponeva  solo  aireccessiva  ado- 
razione dei  trecentisti,  e  voleva  che,  allargando 
la  cerchia  dei  modelli  fuor  del  '300  e  del  '500, 
si  consentisse  anche  di  accettare  termini  e  vo- 
caboli nuovi,  con  quella  «  licentia  sumpta  pu- 
denter  »  che  già  aveva  invocato  Orazio  nell'Arte 
poetica.  Il  Perticari  andò  molto  più  in  là,  e 
affermando  che  la  lingua  de'  trecentisti  non 
era  scevra  di  volgarità,  puerilità  e  scorrettezza, 
volle  richiamar  in  onore  la  dottrina  dantesca 
che  la  lingua  italiana  olezza  in  tutti  i  dialetti 
nostri,  e  non  é  peculiare  d'alcuno,  mentre  già 
si  faceva  strada  il  concetto  che  l'italiano  avesse 
sua  sede  e  sua  fonte  nel  dialetto  toscano  e 
l'Accademia  della  Crusca  premiava  di  prefe- 
renza i  fiorentini. 

Le  tre  maggiori  opere  filologiche  del  Perti- 
cari (avversario  nel  resto  del  Romanticismo,  che 
combattè  con  il  Giornale  Arcadico  fondato   a 

(1)  V.  a  pag.  98. 


/  neo-classici  minori.  131 

Roma  nel  v18)  Della  difesa  di  Dante,.  DelVa- 
mor  patrio  di  Dante  e  del  suo  libro  intorno  al 
volgare  eloquio,  Degli  scrittori  del  trecento  e 
de'  suoi  imitatori,  ebbero  un  nobile  impulso 
dal  sentimento  patrio  di  lui,  che  nella  fusione 
dei  dialetti  vedeva  il  vincolo  ideale  della  grande 
famiglia  italiana.  Ma  le  sue  conclusioni  esa- 
gerate trovarono  avversari  autorevoli  in  Gio- 
vanni Galvani,  filologo  modenese,  [1806-1872],  che 
espose  Dubbi  sulla  verità  delle  dottrine  perti- 
catane nel  fatto  storico  della  lingua,  e  in 
Pietro  Giordani,  piacentino,  [1774-1848]  che,  più 
coll'ésempio  che  colla  teoria,  cercò  di  condurre 
la  prosa  ad  un  culto  discreto  dei  classici,  e 
conciliare,  la  teoria. rigorista  del  Cesari  e  quella 
liberista  del  Perticare 

Nocque  all'efficacia  degli  scritti  giordaniani 
Tindole  loro  accademica  (Trattati  letterari  e 
critici,  Elogi,  Panegirici,  Epigrafi,  Discorsi),  lo 
stampo  troppo  classicamente  simmetrico  e  l'in- 
tonazione retorica  ed  oratoria.  Accolto  dapprin- 
cipio come  arbitro,  egli  vide  ben  presto  messe 
da  parte  e  dimenticate  le  sue  opere;  mentre 
ormai  si  faceva  strada  la  teoria  che  fu  detta 
poi  manzoniana,  già  preannunciata  nelle  Let- 
tere filologiche  e  critiche  di  Urbano  Lampredi 
[1761-1838],  che  caldeggiano  il  ravvicinamento 
della  lingua  studiata  negli  scrittori  con  V  uso 
vivo  dei  ben  parlanti  toscani. 

La  filosofia  e  la  scienza  del  giure  hanno  in 
questo  periodo  due  nomi  che,  più  che  per  va- 
lore letterario,  meritano  di  essere  ricordati  per 


132  II  moderno  rinnovamento, 

la  loro  importanza  nel  moto  intellettuale  che 
preparò  la  rivoluzione  italiana.  Sono  i  nomi  di 
Pasquale  Galluppi  [1770-1846)  e  di  Gian  Dome- 
nico Romagnosi.  Quello,  in  una  forma  inelegante 
e  faticosa,  fu  colle  sue  opere  iniziatore  di  quel 
moto  di  conciliazione  della  filosofìa  con  la  reli- 
gione, che  ha  fatti  famosi  i  nomi  del  Gioberti 
e  più  ancora  di  Antonio  Rosmini  «  santissimo 
uomo,  altissimo  ingegno  ed  elettissimo  cuore  >  (1). 
G.  Domenico  Romagnosi,  [1761-1835]  magistrato 
e  professore  di  diritto  a  Pavia  e  a  Milano,  in- 
faticato al  lavoro  anche  nell'avversa  fortuna 
che  lo  volle  povero  e  infermo,  giustamente  disse 
di  sé  :  «  sono  la  sentinella  avanzata  della  ci- 
viltà! >  (2).  Precursore  nelle  scienze  esatte  e  nelle 
scienze  morali,  nel  giure  e  neir  economia  poli- 
tica, egli  iniziò  la  rivoluzione  nelle  più  alte 
sfere  speculative,  sfatando  nel  suo:  Dell'indole 
e  dei  fattori  dell"  incioilimento ,  le  utopistiche 
dottrine  sociali  del  Rousseau,  dello  Smith,  del 
Bastiat.  Ma  neanch'egli  fu  letterato,  e  la  pro- 
fondità del  pensiero  si  tradusse  in  una  forma 
astrusa  ed  aspra. 


(1)  Bonghi:  op.  cit.  prefaz.,  p.IX. 

(2)  Cfr.  G.  Pompilj:  Pensiero  ed  azione,  ecc.  cit.  p.  52. 


§  IV. 
Il  Romanticismo  puro. 


Caratteri  letterari  del  Romanticismo.  —  Romanticismo  let- 
terario. —  Sue  origini.  —  La  poesia  dialettale.  —  F. 
Gritti.  —  G.  Meli.  —  C.  Porta.  —  G.  Belli. 

Esagerazioni  di  classicismo  nel  contenuto  e 
nelle  forma,  e  di  purismo  nella  lingua,  radicali 
trasformazioni  nelle  dottrine  politiche  e  sociali, 
progresso  delle  scienze  particolari  e  della  filo- 
sofia, la  stanchezza  del  passato,  e  il  desiderio 
del  nuovo,  l'influsso  delle  straniere  letterature  e 
il  bisogno  ogni  giorno  più  imperioso  d'accostare 
la  letteratura  alla  vita,  tuttociò  insieme  ha  con- 
tribuito al  manifestarsi  definitivo  del  romanti- 
cismo in  Italia  nel  primo  quarto  del  secolo  XIX, 
dopo  che  per  diverse  vie  v'avean  preludiato  il 
Goldoni  e  l'Alfieri,  il  Baretti  e  il  Gozzi,  il  Ce- 
sarotti e  il  Foscolo. 

Stabiliamo  anzitutto  il  carattere  del  fenomeno, 
secondo  le  conclusioni  cui  conduce  lo  studio 
comparato  delle  manifestazioni  romantiche.  Il 
romanticismo  che  sorge  in  Germania,  al  tempo 
di  Federico  II  di  Prussia,  contro  la  imitazione 


134  11  moderno  rinnovamento, 

della  letteratura  francese  classicheggiante  di 
Luigi  XIV,  colà  importata  dal  Voltaire,  fu  ben 
altra  cosa  dal  fenomeno  che  ebbe  in  Italia  per 
suo  primo  divulgatore  e  propugnatore  il  Berchet, 
per  suo  massimo  pontefice  il  Manzoni.  Quello 
prese  nome  dal  vocabolo  francese  designante  la 
lingua  e  la  letteratura  romanze,  cioè  derivate 
nel  medio  evo  dalla  lingua  e  dalla  letteratura 
romana  ;  ma  del  nome  abusò  in  istrano  modo, 
adattandolo  a  significare  quel  rivolgimento  let- 
terario e  politico  che  mirava  ad  opporre  alle 
tradizioni  artistiche  dei  greci  e  dei  romani, 
quelle  cavalleresche  e  religiose  dell'età  di 
mezzo  (1). 

Il  romanticismo  italiano  di  cui  stiamo  per 
occuparci,  a  ben  altro  tendeva  nello  spirito 
suo  :  a  fare  la  letteratura  specchio  non  d'una 
vita  passata,  fosse  medioevale  od  antica,  ma 
della  vita  presente,  pur  valendosi  come  mezzo 
anche  dell'ispirazione  tratta  dal  passato,  quando 
questo  avesse  col  presente  tali  contatti,  tali  so- 
miglianze da  poter  servire  alla  dipintura  o  alla 
critica  di  esso. 

Con  ciò  non  si  vuol  negare  che  il  romantici- 
smo italiano  sia  rampollato  dal  germanico; 
tanto  più  che  questo  si  accordava  coi  principi 
propugnati  dall'abate  Conti,  dal  Baretti,  dagli 
anticlassicisti  temperati  ;  invero  il  romanticismo 
germanico  aveva  con  il  Lessing  battuto  in  brec- 


(1)  Cfr.  (ìraf.:  //  romani,  del  AI.  in  :  Foscolo,  Manzoni,  Leo- 
pardi. Torino,  1898.  pag.  53. 


Il  romanticismo  puro.  J35 

eia  contro  le  unità  aristoteliche,  come  già  prima 
presso  di  noi  il  Conti  ed  il  Baretti  ;  in  Germa- 
nia era  segnacolo  in  vessillo  della  nuova  scuola 
l'arte  shakespeariana,  cosi  come  essa  era  stata 
in  Italia  presa  a  modello  dal  Conti  e  difesa  dal 
Baretti  contro  gli  attacchi  del  Voltaire. 

Il  romanticismo  germanico  aveva  Inoltre  ca- 
ratteri consoni  al  vivo  bisogno  manifestatosi  in 
Italia,  di  emanciparsi  da  qualunque  tirannide 
vincolasse  le  libere  manifestazioni  del  pensiero 
e  della  vita  sociale,  e  di  cercare  la  fonte  del- 
l'arte nelle  tradizioni  nazionali;  sicché  esso  si 
naturalizzò  ben  presto  presso  di  noi,  prima  come 
moto  letterario,  poi,  sempre  sull'orme  dei  tede- 
schi, come  simbolo  di  rivolgimento  anche  poli- 
tico, avvivatore  dell'avversione  allo  straniero. 

Del  romanticismo  prettamente  letterario  noi 
abbiamo  già  visto  gli  inizi  col  Cesarotti  e  i 
suoi,  e  con  la  poesia  ossianica,  una  delle  più 
notevoli  manifestazioni  del  romanticismo  inglese 
che  si  concretò  nelle  opere  di  Walter  '  Scott  e 
di  Giorgio  Byron  ;  fino  dal  tempo  in  cui  Carlo 
Gozzi  componeva  le  sue  fiabe,  e  Goldoni  le  sue 
commedie,  e  i  lirici  nostri  si  ponevano  sulle 
orme  dei  loro  confratelli  inglesi  e  tedeschi   (1). 

Fu,  sotto  un  certo  rispetto,  moto  romantico 
anche  il  dibattito  intorno  alla  lingua. 

La  poesia  dialettale,  infatti,  rifiorita  al  prin- 
cipio del  secolo  XIX  per  tutta  Italia,  da  Pa- 
lermo a  Venezia,  da  Milano  a  Roma,  ebbe  in- 

(i)  v.  §  i. 


136  //  moderno  rinnovamento, 

coraggiamento  grande  dalla  lotta  contro  i  pu- 
risti. Di  tale  suo  carattere  romantico  non  s'e- 
rano avvisti  l'Alfieri  e  il  Monti  quando  intesse- 
vano lodi  al  Meli,  poeta  in  vernacolo  siciliano; 
se  n  era  invece  accorto,  ma  per  combatterlo,  il 
padre  Branda,  quando  aveva  scagliate  contu- 
melie contro  i  poeti  in  vernacolo  milanese  (1), 
dei  quali  era  massimo  ai  suoi  tempi  Domenico 
Balestrieri  (1714-1780),  traduttore  della  Geru- 
salemme Liberata. 

Né  romantica  potè  parere  la  poesia  dialettale 
ai  suoi  inizi  in  Venezia  e  in  Sicilia,  tanto  ne  fu 
aulico  e  letterario  il  carattere. 

A  Venezia  era  già  tradizionale  il  culto  del 
patrio  dialetto,  quando  a  sollevarlo  ad  onore  di 
lingua  d'arte  vennero  nel  secolo  scorso  il  Gol- 
doni, il  Gozzi,  il  Chiari  e,  massimo  fra  tutti, 
Francesco  Gritti. 

IL  Gritti,  nato  nel  1740  da  famiglia  patrizia,  fu  giudice 
del  consiglio  dei  quaranta,  e  dedicatosi  alle  lettere,  fu  tra- 
duttore di  opere  straniere,  tentò  infelicemente  la  scena  e  si 
dedicò  alfine  alla  poesia  in  dialetto,  incoraggiato  dal  parere 
dello  Zeno  e  da  quello  del  Bettinelli,  dal  Foscarini  e  dal 
Cesarotti;  allora  salì  in  altissima  fama.  Morì  nel  1811. 

I  generi  da  lui  trattati  sono  la  favola,  l'apo- 
logo, la  novelletta,  più  che  la  lirica,  di  cui 
diede  pur  qualche  saggio;  e  la  sua  poesia  ha 
un  portamento  austero  che  fa  notevole  contrasto 
col  suo  umor  gaio,  temperato  e  rinvigorito  da 

(1)  V.  p.  80-81. 


Il  romanticismo  puro.  137 

una  sana  filosofia,  razionalista  e  un  po'  scettica, 
che  gli  dà -un  giusto  criterio  di  uomini  e  vi- 
cende al  suo  tempo.  Felicissimo  neir  uso  del 
proprio  dialetto  senza  eccessive  volgarità  e 
sguaiataggini,  egli  fu  un  pittore  insuperabile,  al 
dir  del  DairOngaro,  di  scene  e  d'uomini,  ma 
non  seppe  sottrarsi  in  tutto  al  vizio  comune  ai 
suoi  concittadini  che  poetarono  in  dialetto,  quello 
della  scarsa  popolarità  del  concetto  e  del  co- 
strutto. 

Meno  popolari  di  lui  sono  i  suoi  imitatori,  dei  quali  uno 
solo,  Pietro  Buratti,  toccò  qua  e  là  il  fare  del  popolo 
delle  calli  e  delle  salisade,  pur  riescendo  spesso  troppo 
libero  e  voluttuoso.  Gli  altri  furono  classici  o  arcadi  che 
vestirono  i  loro  argomenti  (epici,  satirici,  descrittivo- didasca- 
lici) di  lingua  popolesca. 

Parve  pure  classico  ed  arcade  alla  maniera 
del  Rolli  Giovanni  Meli,  VAnacreonte  Siciliano, 
come  lo  dissero  i  suoi  contemporanei  (1740-1815), 
che  fu  abate  e  medico,  professore  di  chimica  e 
poeta,  epicureo  alla  maniera  oraziana.  Colti- 
vando il  volgar  siciliano,  toccò  tale  altezza  da 
oscurar  la  fama  di  tutti  i  suoi  predecessorj,  non 
escluso  Giuseppe  Vitali,  che  tentò  l'epica  eroica 
dialettale  con  la  Sicilia  liberata,  né  Domenico 
Tempio,  popolare  per  certa  sua  poesia  scher- 
zosa, insudiciata  di   laidezze. 

Il  Meli  trattò  tutti  i  generi:  il  poema  comico, 
la  parodia,  odi  serie,  satire,  un  ditirambo;  ma 
fu  sommo  nelle  favole,  nelle  anacreontiche,  e 
negli  idilli,  che  nessuno   mai  trattò  con   tanta 


138  IL  moderno  r innovamento. 

venustà  la  poesia  pastorale,  né  fece  rifiorire 
con  cosi  potente  originalità  le  vecchie  canzoni 
d'Anacreonte. 

Emulo  del  La  Fontaine  nella  favola,  rinnova- 
tore delle  grazie  di  Teocrito  nell'idillio,  il  Meli, 
come  il  Gritti,  nella  scelta  degli  argomenti,  nel- 
l'ispirazione, nella  forma  non  è  vero  poeta  po- 
polare ;  è  un  letterato  che  ha  saputo  ornare  la 
sua  poesia  di  nuovi  e  vaghissimi  fiori,  colti  nel- 
l'agreste e  profumato  giardino  del  suo  musi- 
cale dialetto. 

Ben  altramente  popolare  fu  la  poesia  a  Milano 
col  Porta,  a  Roma,  più  tardi,  col  Belli  che  qui 
ricorderemo  per  ragioni  logiche  più  che  crono- 
logiche. 

A  Milano  era  già  una  tradizione  di  poesia  dia- 
lettale, fatta  più  gloriosa  in  tempi  più  vicini  da 
Carlo  Maria  Maggi  (1630-1699). 

Poeta  lirico,  melodrammatico,  comico,  in 
lingua  italiana  e  in  dialetto,  oratore,  uomo  di 
Stato,  scrittore  di  materie  politiche,  Qultore  di 
lingue  classiche  e  traduttore,  il  Maggi  ebbe,  può 
dirsi,  in  qualche  modo,  a  continuatori  dell'opera 
sua,  restauratrice  della  morale  e  della  verità, 
il  Goldoni  nella  commedia,  il  Metastasio  nel 
melodramma,  il  Parini  nella  satira,  il  Manzoni 
nella  poesia  religiosa  :  onde  meritatamente  egli 
richiama  tutta  l'attenzione  degli  studiosi  della 
storia  di  nostre  lettere. 

Fu  pure  ottimo  poeta  dialettale  lombardo  il 
Balestrieri  già  nominato;  e  forse  di  questi  due 
egregi  sarebbe  stata  più   larga  la   fama,  se  ad 


Il  romanticismo  puro.  139 

offuscarne  la  luce  con  il  suo  splendore  non  fosse 
venuto  Carlo  Porta. 

Nato  a  Milano  nel  1775,  da  famiglia  di  mediocre  nobiltà, 
il  Porta,  dopo  aver  seguito  i  primi  studi  in  un  collegio  di 
gesuiti,  fu  mandato  ad  Augusta  per  apprendere  il  tedesco, 
la  ragioneria  e  la  mercatura.  Ma  a  21  anni  egli  ritornava  a 
Milano,  mal  soffrendo  per  l'indole  sua  la  lontananza  dalla 
famiglia  e  dalla  patria. 

Di  qui  ripartì  per  Venezia  ove  fu  impiegato  presso  l'ar- 
chivio delle  Finanze,  e  donde  fu  trasferito  a  Milano  nello 
stesso  ufficio  all'Intendenza  Generale. 

Dimesso  dopo  la  battaglia  di  Marengo,  fu  richiamato  dopo 
quattro  anni  alla  cassa  del  Debito  pubblico,  e  fu  allora  che 
prima  per  celia,  poi  di  proposito,  incoraggiato  dai  primi  suc- 
cessi, si  diede  alla  poesia.  Uomo  d' indole  mite,  fu  alieno 
dalle  brighe  e  dalle  macchinazioni  politiche,  e  potè  anch'egli 
come  il  Parini  prima,  il  Monti  poi,  vedere  nel  ristabilimento 
degli  Austriaci  la  promessa  di  un'era  di  pace  e  di  benessere, 
che  trascorse  fino  al  1821  nella  sua  famiglia,  tra  la  moglie 
e  tre  figli.  Lo  uccise  la  podragra  a  45  anni. 

Tommaso  Grossi  narra  che  i  primi  compo- 
nimenti dialettali  del  Porta  furono  due  alma- 
nacchi; ma  un  altro  almanacco,  pure  in  dia- 
letto, lo  assali  con  cosi  villane  censure  che  egli 
smesse  per  allora  di  scrivere  e  fece  proponi- 
mento di  non  voler  più  far  versi.  E  stette  pa- 
recchi anni  in  questo  proposito,  né  gli  dovè 
costar  molta  fatica,  perchè  le  discordie  dei  par- 
titi, poi  la  reazione  capitanata  dal  Souwaroff, 
spadroneggiante  feroce  e  senza  freno,  avevano 
ridotta  Milano  a  tale  umiliazione,  che  nessuno 
pensava  alla  letteratura. 


140  11  moderno  rinnovamento. 

Solo  dopo  divenuto  cassiere  all'Intendenza  di 
Finanza  della  Repubblica  Cisalpina,  nella  quo- 
tidiana famigliarità  con  quegli  insigni  che  po- 
polavano allora  Milano:  il  Foscolo,  il  Monti,  il 
Romagnosi  e  gli  altri  che  poi  furono  del  Con- 
ciliatore, si  ravvivò  in  lui  l'estro  poetico  ;  e  ne 
furono  primo  fruttò,  al  dir  del  Grossi,  Idesgrazzi 
de  Giovannin  Bongé.  Quind'innanzi  la  sua  vena 
satirica  e  giocosa  fu  inesauribile.  Alle  prime 
seguirono  :  1  olter  desgrazzi  de  G.  B.  ;  poi  le 
liriche,  quali  pungenti  e  vivacissime,  come  la 
Nomina  del  Cappellan,  Meneghin  birceu  di  eoe 
monegh,  Fra  Diodatt,  La  preghiera,  I  dodes 
soniti  a  l'abaa  Giavan  (l'abate  Giordani),  ecc  ; 
quali  invece  piene  di  festiva  e  ingenua  comi- 
cità. Tentò  anche,  e  non  infelicemente,  la  ver- 
sione in  milanese  di  qualche  brano  della  Divina 
Commedia. 

Non  cercate  nella  sua  poesia  la  nota  forte 
del  sentimento  patrio,  non  vigoria  di  passioni, 
efficacia  di  contrasti,  potenza  di  volo  lirico; 
queste  ultime  non  sono  qualità  che  si  conven- 
gano al  genere  che  il  Porta  trattò.  Quanto  al 
sentimento  patrio,  al  Porta  non  si  può  fare  ac- 
cusa se,  nato  sotto  un  regime  non  cattivo  né 
infesto  al  suo  paese,  educato  sotto  un  padrone 
che  gli  die  modo  di  vivere  agiatamente,  testi» 
monio  dei  disordini  generati  dall'invasione  fran- 
cese, si  calmò  vedendo  tornare  gli  antichi  domi- 
natori, e  non  pensò  che  potevano  gli  Italiani 
esser  padroni  in  casa  loro.  Solo  contro  i  Fran- 
cesi nutri  vivace  antipatia  e  n'è  testimonio  il 


//  romanticismo  puro.  141 

felicissimo  sonetto:  «  E  dai  con  sto  chez-nous! 
Ma  sanguanon...  !  > 

Ciò  che  costituisce  la  grande,  incontestata 
superiorità  del  Porta,  la  efficacia  sua  di  vero 
poeta,  è  la  finezza  dell'osservazione,  acuta,  fe- 
licissima nello  scorgere  il  lato  comico  delle 
cose  ;  né  meno  meravigliosa  è  la  sicurezza  pla- 
stica della  forma  che  senza  artifìcio  alcuno, 
senz'ombra  di  fatica  o  di  sforzo  apparente,  scol- 
pisce le  figure,  dipinge  i  quadri,  cesella  le  più 
delicate  macchiette,  avviva  le  scene  e  i  dialo- 
ghi, in  cui  rivive  intero  e  schietto  il  popolo  mi- 
lanese, dall'umile  accendilampade,  al  negoziant 
de  frust,  dal  povero  frate  di  campagna  al  grasso 
e  ben  pasciuto  fratacchione  delle  sale  aristo- 
cratiche, da  Barborin  a  Donna  Fabia. 

Chi  ha  letto  le  poesie  del  Porta  non  dimentica 
più  il  povero  Giovannin  Bongé,  cosi  comico  nella 
sua  pusillanimità  mascherata  di  coraggio,  nella 
sua  bonarietà  semplice  ed  ingenua,  né  quel  mi- 
sero sciancato  del  Marchionn,  le  avventure  del 
quale  non  sappiam  bene  se  più  ci  facciano  ri- 
dere o  piangere,  né  il  maggiordomo  della  Mar- 
chesa Paola  Travasa,  meravigliosamente  bello 
nella  sua  altezzosità  da  servitore  di  grande  fa- 
miglia, né  Donna  Fabia  Fabion  de  Fabrian  e 
l'inarrivabile  comicità  della  su8  preghiera  e  del 
suo  linguaggio.  Non  manca  talora  nel  Porta  lo 
sprazzo  di  luce  d'una  satira  forte  e  pungente; 
l'intervento  della  Lilla,  «  la  cagna  maltesa,  tutta 
pel,  tutta  góss  e  tutta  lard  »,  nelle  vicende  del 
cappellano  di  casa  Travasa,  è  particolare  che 


142  II  moderno  rinnovamento. 

non  trova  riscontro  se  non  nell'episodio  della 
«  vergine  cuccia  >  immortalato  dal  Parini  nel 
suo  Giorno. 

Il  dialetto,  colto  sulle  labbra  del  popolo,  è 
istrumento  perfetto  nelle  mani  del  Porta,  che  lo 
maneggia  con  una  sicurezza,  con  una  disin- 
voltura non  più  pareggiate  dopo  lui  ;  si  che  a 
lui  ben  s'attaglia  quel  che  egli  scriveva  nel  suo 
fumoso  sonetto: 

"  I  paroll  d'un  lenguagg,  car  sur  Manell, 
In  onna  tavolozza  de  color, 
Che  ponn  fa  el  quader  brutt,  e  el  ponn  fa  beli, 
Segond  la  maestria  del  pittor  „. 

Ed  egli  fu  pittore  d'insuperabile  maestria  ! 

Il  Porta  non  fu  un  letterato  di  professione.  La 
poesia  sgorgava  in  lui  da  cosi  ricca  e  naturale 
vena,  che  forse  una  grande  coltura  le  avrebbe 
nociuto;  né  il  Porta  ebbe  coltura  al  disopra 
della  comune  (l),  né,  meno,  fu  un  classico;  anzi, 
quando,  come  tra  poco  vedremo,  imperversò 
a  Milano  la  polemica  tra  classici  e  romantici, 
egli  si  schierò  con  questi  ultimi,  bastonando 
con  le  sestine  sul  Romanticismo  Carlo  Ghe- 
rardini,  un  classico  ch'egli  soprannomina  Afa- 
damm  Bibin,  e  il  Giordani  con  la  serie  dei  so- 
netti contro  YAbaa  Giaoan. 

Era  quello  il  tempo  in  cui  la  poesia  dialet- 
tale trionfava,  e  a  Venezia  uscivan  per  le  stampe 


(1)  Cfr  Salvioni,  La  bibl.  di  C.  P.  in   Perseveranza  28,   IX, 
1900. 


Il  romantieismo  puro.  143 

le  Poesie  del  Gritti,  il  Tasso  a  la  bareariola 
del  Mondini,  e  la  Raccolta  di  poesie  Veneziane 
(1817);  mentre  a  Milano  il  Cherubini  pubblicava 
la  Collezione  di  autori  milanesi  (1817)  cui  il 
Porta  stesso  forniva  la  materia  per  il  duode- 
cimo ed  ultimo  volume. 

Leggendo  e  studiando  su  questa  Collezione 
le  poesie  del  Porta,  e  traducendone  molte,  si 
formò  e  rivelò  l'inclinazione  del  secondo  nostro 
grande  poeta  dialettale,  Gioachino  Belli. 

Nato  a  Soma  nel  1791,  rimasto  orfano  e  ridotto  alla  mi- 
seria  per  la  rivoluzione,  fu  prima  scrivano,  poi  collo  stadio 
e  col  suo  ingegno  si  conquistò  un  ben  misero  impiego,  finche 
nel  matrimonio  con  Maria  Conti,  ricca  gentildonna,  trovò 
l'agiatezza.  Gli  fa  consentito  allora  tornare  agli  stadi  ed  alla 
poesia,  che  già  aveva  coltivato  in  lingua  italiana,  e  fa  allora 
che  la  lettura  delle  liriche  del  Porta  lo  rivelò  a  sé  mede- 
simo; nel  1880  leggeva  il  Porta;  nel  1881  era  già  celebre. 
Morì  nel  1868,  senza  aver  sentito  l'alito  politico  dei  tempi 
nuovi,  in  un  isolamento  misantropico,  in  un  ascetismo  reli- 
gioso quasi  maniaco.  Lasciò  più  che  duemila  sonetti. 

A  Roma  dovagli  nacque  e  visse,  i  motti  pia- 
cevoli e  satirici,  le  barzellette  facete,  spuntano 
naturalmente  sulle  labbra  del  popolo,  amante, 
più  d'ogni  altro  d'Europa,  dice  lo  Stendhal,  della 
satira  fine  e  pungente,  e  che  parla  uno  dei  no- 
stri dialetti  più  armoniosi  ed  efficaci  e  di  più 
felice  organismo;  a  Roma  è  tradizionale  l'ar- 
guzia, d'argomento  privato,  politico,  religioso, 
di  quei  due  leggendari  Pasquino  e  Marforio 
che  impersonano  lo  spirito  d'osservazione  e  di 


144  II  moderno  rinnovamento. 

satira  di  quella  plebe  secolarmente  civile  (1). 
Ed  é  appunto  questa  plebe  che  il  Belli  ha  vo- 
luto rappresentare  nei  suoi  sonetti  ;  <  a  guar- 
darli tutti  insieme  mi  par  di  vedere  che  questa 
serie  di  poesie  potrà  forse  davvero  restare  per 
un  monumento  di. quel  che  è  oggi  la  plebe  di 
Roma....  Un  disegno  cosi  colorito  non  troverà 
lavoro  da  confronto  che  lo  precedesse  >.  Cosi 
scriveva  il  Belli  nel  1831  a  Francesco  Spada, 
né  s' ingannava  ;  il  complesso  della  sua  opera 
fu  veramente  un  poema. 

Il  B.  si  dissimula,  scompare  dietro  il  suo 
eroe  :  la  plebe  di  Roma  ;  questa  é,  e  non  il 
poeta,  che  giudica,  che  schernisce,  che  parla 
talora  un  pò*  sboccata  e  triviale;  tanto  che  lo 
Schuchardt  giunse  a  dire  «  che  se  non  ci  fosse 
stato  chi  pensava  e  parlava  a  quel  modo,  il 
Belli  non  avrebbe  mai  scritto  quel  che  scrisse  (2>. 

«  Tutta  una  città  —  scrive  lo  Gnoli  —  vi  si 
apre  davanti  ;  le  piazze,  le  strade,  i  vicoli  ;  il 
bottegaio  vende  la  sua  merce,  le  comari  ciar- 
lano sulla  via,  i  ragazzi  giuocano,  l'uomo  la- 
vora o  sta  oziando  alla  bettola  col  coltello  alla 
cintola;  s'intrecciano  la  bestemmia  e  la  fede, 
la  superstizione  e  l'oscena  risata;  qua  il  giuoco 
del  lotto,  là  il  prete  che  predica,  ora  udito  con 
riverenza,  ora  deriso  dietro  le  spalle;  inorino- 


ci) Cfr.  la  Prefaz.  del  Morandi,  ai  sonetti  di  G.  B.,  e  gli 
articoli  di  D.  Gnoli:  N.  A.  1877-78. 

(2)  Citato  in  Spezi  :  il  B.  e  la  poesia  Romanesca,  Teramo, 
1891,  p.  37. 


Il  romanticismo  puro.  145 

razione  nelle  anticamere  dei  prelati  e  gesuiti,, 
corruzione  nei  tribunali,  vizio  e  ferocia  nelle 
prigioni,  e  in  fondo  il  boia  che  mostra  al  po- 
polo affollato  una  testa;  s'aprono  le  finestre,  e 
udite  i  discorsi  delle  serve  da. un  piano  all'al- 
tro e  i  pettegolezzi  e  gli  amori;  si  scoprono  i 
tetti,  e  vedete  le  luride  stanzucce,  V  umide  sof- 
fitte, dove  le  madri  aspettano  con  ansia  i  figli 
od  i  mariti,  e....  tutto  un  popolo  infine  che  si 
muove  e  opera  e  parla,  tutta  la  vita  d'un  volgo 
arguto,  fiero  e  ignorante»  (l). 

All'oggettivi tà  assoluta,  per  cui  l'autore  non 
traspare  mai  traverso  l'opera,  il  Belli  accoppia, 
come  ben  nota  il  Morandi  (2),  una  somma  evi- 
denza di  narrazione  e  una  tal  naturalezza  di 
forma  dialogica,  che  se  anche  egli  riferisce  le 
parole  di  un  solo  interlocutore,  voi  potete  senza 
alcuno  sforzo  indovinare  le  risposte  e  la  con- 
troscena degli  altri.  Né  pare  al  tutto  giusto  il 
giudizio  del  Carducci  (3)  che  nega  al  Belli  l'af- 
fetto, il  sentimento;  certo  non  ne  son  frequenti 
gli  esempi,  ma  La  fami] a  poveretta,  La  povera 
madre,  Campagna  romana,  sono  sonetti  impron- 
tati a  profonda  sensibilità  del  cuore.  Né  manca 
al  Belli,  come  al  Porta,  dove  occorra,  la  vigoria 


(1)  V.  Gnoli,   Studi   Letterari,    Bologna,   Zanichelli,   1883, 
pag.    131. 

(2)  Sonetti  Romaneschi    di   G.   B.  Lapi,    1886-1889,    I.,   p. 
CCXXXVIII. 

(3)  V.  Prefazione  del  C.  al  Villa  Gloria,  di  Pascarella. 

Fkurari.  10 


146  //  moderno  rinnovamento. 

della  satira  che  gli  detta  sonetti  come  quello  : 

u  Starno  in  mezz'  a  na  macchia,  Caterina  , 

o  gli  altri  contro  quel  Papa  Gregorio  di  cui  il 
Belli  disse  «  Je  volevo  bene,  perchè  me  dava 
er  gusto  de  potenne  di  male  »  (1). 


(1)  V.  Spezi,  op.  cit.,  pag.  25. 


§  v. 

Il  Romanticismo  e  Alessandro  Manzoni. 


Con  la  poesia  dialettale  cosi  largamente  pul- 
lulata e  cosi  rapidamente  vi  gareggiante,  con  il 
diffondersi  della  coltura  linguistica  e  letteraria 
straniera,  col  dibattito  tra  Gesarottiani  più  o 
men  temperati,  e  puristi,  s'era  dunque  prepa- 
rato e  svolto  presso  di  noi  il  romanticismo 
letterario.  Dal  concorso  di  tutte  queste  circo- 
stanze col  rinnovato  indirizzo  civile  italiano, 
sgorga  spontaneo  il  romanticismo,  che  direi 
pratico,  nostro;  quello  che  ebbe  in  Lombardia 
la  sua  culla  e  i  suoi  maestri. 

Qui  la  restaurazione  del  1815  era  stata  sino- 
nimo del  riconsolidarsi  del  dominio  straniero, 
e  più  propriamente  austriaco,  che  doveva  riu- 
scir tanto  più  inviso  quanto  più  vivo  era  bale- 
nato il  miraggio  dell'indipendenza  pur  traverso 
i  difetti  di  prepotenza  e  di  precarietà  della  Re- 
pubblica Cisalpina,  poi  del  Regno  d'Italia  napo- 
leonico. Qui  madame  de  Staél,  letterata  fran- 
cese, s'era  fatta  sostenitrice  di  quelle  teorie  ro- 


148  //  moderno  rinnovamento. 

mantiche,  delle  quali  essa  era  tra  i  principali 
rappresentanti  in  Francia,  con  lo  Chateau- 
briand, il  Delavigne,  il  Lamartine,  più  tardi 
Victor  Hugo.  Qui  infine  era  sorta,  per  l'ispira- 
zione e  coi  sussidi  del  governatore  austriaco, 
generale  Bellegarde,  la  Biblioteca  Italiana  sotto 
la  direzione  di  Giuseppe  Acerbi,  viaggiatore  e 
giornalista  egregio,  e  con  la  collaborazione  del 
Monti  e  del  Giordani  ;  e  questo  periodico,  let- 
terariamente classico,  e  che  tendeva  a  conci- 
liare e  render  benevola  all'Austria  l'opinione 
pubblica  italiana,  cosicché  riduceva  il  classici- 
smo ad  essere  o  parere  l'espressione  di  un  senti- 
mento politico,  aveva  raccolto  sospetti  e  ini- 
micizie, e  provocato  il  sorgere  d'un  altro  gior- 
nale con  indirizzo  novatore  in  politica  e  in 
letteratura. 

Fu  questo  il  Conciliatore,  fondato  in  Milano 
nel  1818  dal  Conte  Luigi  Porro  Lambertenghi, 
con  la  cooperazione  di  illustri  scrittori  e  pen- 
satori italiani,  tra  i  quali  il  più  assiduo,  più 
vivace  e  battagliero  fu  Giovanni  Berchet  ;  que- 
sto periodico  visse,  rappresentante  coraggioso 
di  idee  liberali,  una  breve  vita,  perseguitato 
dal  governatore  austriaco  che  lo  costringeva 
a  chiudere  le  sue  pubblicazioni  il  17  ottobre 
1819. 

Già  nel  terzo  numero  di  questo  giornale,  che 
dal  colore  della  sua  carta  fu  detto  anche  foglio 
azzurro,  G.  D.  Romagnosi  aveva  iniziato  la 
polemica  romantica  con  una  memoria  sulla 
poesia  considerata  nelle  diverse  età  delle    na- 


Il  romanticismo  e  Alessandro  Manzoni.     140 

zioni,  cui  teneva  ben  presto  dietro,  in  più  nu- 
meri, uno  studio  di  Ermes  Visconti  dal  titolo 
Idee  elementari  sulla  poesia  romantica.  Il  Con- 
ciliatore si  faceva  cosi  paladino,  contro  gli  at- 
tacchi e  Tira  diffusa  tra  tutti  i  numerosi  se- 
guaci della  parte  conservatrice  in  politica  come 
in  letteratura,  delle  idee  romantiche  due  anni 
prima  bandite  dal  Berchet  con  la  sua  lettera 
semiseria  di  Crisostomo,  che  accompagnava  la 
versione  in  prosa  di  :  Il  Cacciatore  feroce  e 
Eleonora,  due  ballate  romantiche  del  Bùrger. 

Giovanni  Berchet,  nato  nel  1783,  da  famiglia  oriunda 
francese,  a  Milano,  fu  oggetto  di  persecuzioni  e  condanne  da 
parte  del  governo  austriaco  per  i  suoi  sentimenti  liberali. 
Esule  volontario  peregrinò  all'estero,  soccorso  dal  Marchese 
Arconati,  esule  con  lui,  finché  tornò  nel  1848  a  Milano,  e  vi 
fu  durante  il  governo  provvisorio,  direttore  degli  studi.  Al 
ritorno  degli  Austriaci  emigrò  in  Piemonte  dove  morì  nel  1851, 
dopo  aver  a  lungo  seduto  tra  i  deputati. 

Fu  autore  di  ballate,  poemetti,  (I  profughi  di  Porga), 
romanze  (notevole  il  gruppo  di  cinque  di  esse,  che  s'intitola 
Fantasie),  e  liriche  patriottiche,  che  gli  meritarono  il  nome 
di  Tirteo  italiano. 

Del  Berchet  poeta  patriottico  diremo  tra  poco. 
Notiamo  ora  la  parte  importante  da  lui  presa 
alla  riforma  romantica,  della  quale  può  dirsi 
aver  egli  fissato  primo  i  canoni  nella  lettera 
testé  citata.  In  essa  si  afferma  come  condizione 
essenziale  dell'arte  romantica  la  popolarità,  cioè 
l'adattarsi  alla  concezione  popolare,  la  scelta 
di  temi  tratti  o  imitati  da  tradizioni  volgari  e 
comuni,  e  la  semplicità  dei  mezzi;  l'autore  chia- 


150  11  moderno  rinnoo amento. 

risce  poi  nettamente  il  diverso  valore  delle  pa- 
role classico  e  romantico,  qualificando: 

poesia  dei  morti  la  classica,  che  ripete  e 
più  spesso  imita,  modificandoli,  i  costumi,  le 
opinioni,  le  passioni,  la  mitologia  di  popoli  an- 
tichi, sperando  di  riprodurre  cosi  le  bellezze 
ammirate  nei  Greci  e  nei  Romani  ; 

poesia  dei  vioi  la  romantica,  che  interroga 
direttamente  la  natura  traendone  sentimenti  e 
massime  moderne:  che  dalla  credenza  del  po- 
polo deduce  i  misteri  della  religione  cristiana,  la 
storia  di  un  Dio  rigeneratore,  la  certezza  di  una 
vita  avvenire,  il  timore  d'un'eternità  di  pene;  che 
infine  chiede  all'animo  umano  vivente  la  storia 
delle  passioni  vere  o, senti  te,  risultanti  da  usanze, 
ora  cavalleresche,  ora  religiose,  ora  feroci,  ma 
o  praticate,  o  presenti,  o  conosciute  general- 
mente, risultanti  insomma  dal  complesso  della 
civiltà  del  secolo  in  cui  il  poeta  vive. 

Né  del  secolo  solo,  ma  ben  anche  del  popolo, 
in  mezzo  al  quale  e  per  il  quale  essa  si  svolge, 
deve  la  poesia  sentire  V  influsso  ;  con  che  si 
viene  ad  escludere  quel  che  era  di  convenzio- 
nale nella  poesia  romantica  precedente:  cioè  la 
servile  imitazione  delia  poesia  nordica,  e  quel 
suo  affettato  sentimentalismo  che  era  allora,  e 
fu  purtroppo  anche  di  poi,  vizio  di  certa  nostra 
poesia. 

Insomma  «  se  la  poesia  é  l'espressione  della 
natura  viva,  ella  deve  essere  viva  come  l'og- 
getto ch'ella  esprime,  libera  come  il  pensiero 
che  le  dà  moto,  ardita  come   lo   scopo  a  cui  è 


Il  romanticismo  e  Alessandro  Manzoni.     151 

indirizzata.  Le  forme  ch'ella  assume  non  costi- 
tuiscono la  di  lei  essenza,  ma  solo  contribui- 
scono occasionalmente  a  dare  effetto  alle  di  lei 
intenzioni  ». 

Questo  il  succo  della  teoria  svolta  nella  Let- 
tera semiseria,  che  prefìniva  cosi  i  limiti  del- 
l'arte romantica  ed  indicava  la  pietra  di  para- 
gone del  bello  d'arte  nella  natura  medesima, 
poiché  l'arte  dev'essere  imitazione  della  natura, 
non  imitazione  della  imitazione. 

Cosi,  al  primo  suo  apparire  come  scuola  poe- 
tica in  Italia,  il  romanticismo  scendeva  in  lizza 
non  con  le  incertezze  d'un  inesperto  combat- 
tente, ma  con  atteggiamento  determinato,  riso- 
luto, e  si  affermava  con  caratteri  e  intenti  suoi 
propri  e  caratteristici. 

Il  Conciliatore  e  le  condizioni  politiche  d'I- 
talia faranno  il  resto,  quello  illustrando  con 
maggiore  larghezza  e  varietà  di  dilucidazioni 
la  dottrina  del  Berchet,  e  praticamente  avvalo- 
randola con  l'applicazione  sua  negli  scritti  dei 
suoi  collaboratori ,  queste  risolutamente  av- 
viando il  romanticismo  ad  essere  la  scuola 
della  letteratura  nazionale. 

Ad  assommare  e  ad  integrare  l'opera  lettera- 
ria e  intellettuale  dei  primi  romantici  venne 
Alessandro  Manzoni. 


Il  7  marzo  1785  nasceva  in  Milano  da  Pietro  Manzoni,  di 
nobil  famiglia  valsassinese,  e  da  Giulia  Beccaria,  figlia  di 
Cesare,  Alessandro  Manzoni. 

Educato  nei  primi  anni  in  collegi  di  padri  Somaschi,  prima 


152  11  moderno  rìnnooamento. 

a  Meraté  poi  a  Lugano, 

* nudrito 

In  sozzo  ovil  di  mercenario  armento 

discepolo  di  tale 

Cai  gli  saria  vergogna  esser  maestro  p  (1)   . 

passò  nel  1799  nel  collegio  Longone,  allora  detto  dei  Nobili, 
a  Milano,  poi  a  Pavia,  dove  però  non  conseguì  laurea. 

Diessi  di  poi,  a  Milano,  ad  una  vita  scioperata,  di  ridotto 
e  di  giuoco  ;  ma  una  frase  del  Monti  ("  Se  andate  avanti  così, 
bei  versi  che  faremo  in  avvenire  !  „)  lo  arrestò  di  botto 
sulla  china  pericolosa,  riavviandolo  a  quegli  studi  di  lettere 
e  di  poesia,  che  già  aveva  impresi  frequentando  a  Brera  le 
lezioni  di  Pietro  Signorelli,  e  studiando  i  prischi  sommi, 
com'egli  chiamava  i  classici,  le  opere  del  Parini  e  quelle  del 
Monti. 

A  vent'anni  partì  per  Parigi  con  la  madre,  che  v'aveva 
dimorato  in  dimestichezza  con  Carlo  Imbonati  di  cui,  morto, 
aveva  riportato  a  Milano  la  salma. 

Là,  frequentando  le  sale  della  moglie  di  Gabanis,  e  della 
moglie  di  Helvetius,  s' imbeve  di  quelle  dottrine  enciclope- 
distiche  che  erano  il  canone  della  suddetta  Societé d' Auteuil, 
scostandosi  da  quella  sincera  fede  cristiana,  che  era  stata 
l'unico  saldo  frutto  dell'educazione  ricevuta  dai  padri  Soma- 
scià;  talché  nell' 8  sposava  Bnrichetta  Blondel,  figlia  d'un 
banchiere  ginevrino,  di  religione  protestante.  Ma  quando  la 
moglie  sua,  due  anni  appresso,  abiurò  solennemente  la  sua 
fede  per  la  cattolica,  il  fondamento  religioso  che  era  profondo 
nell'animo  del  Manzoni,  gli  fé  risentire  intenso  il  bisogno  di 
pregare  e  di  credere,  fra  le  alte  e  misteriose  navate  della 
Chiesa  di  San  Rocco  a  Parigi. 

Tornato  a  Milano  nel  '10  stesso,  quivi  trascorse,  richiamato 
dalla  fede  rifiorente   a  novelli    entusiami   di   pensiero   e   di 


(1)  In  morte  di  Carlo  Imbonati. 


Il  romanticismo  e  Alessandro  Manzoni,      153 

poesia,  17  anni,  alternando  la  sua  dimora  tra  Milano  e  la 
villa  di  Brusuglio,  e  la  sua  attività  letteraria  tra  le  liriche 
e  il  romanzo. 

3i  trasferì  con  la  famiglia  nel  '27  a  Firenze  ove,  accolto 
con  le  maggiori  attestazioni  di  stima,  conobbe  il  Giusti,  il 
Niccolini,  il  Capponi,  il  Leopardi,  e  prese  ad  apprezzare 
ed  amare  quel  dialetto,  fluente  armonioso  e  solenne  come 
l'acque  dell'Arno,  nel  quale  avrebbe  poi  risciacquato  il  suo 
romanzo. 

Di  nuovo  a  Milano,  dopo  alcuni  anni  di  vita  famigliarmente 
serena,  e  letterariamente  operosa,  vide  addensarsi  sul  suo 
capo  la  sventura:  nel  '33  gli  moriva  la  moglie,  nel  '34  la 
figlia  primogenita  Giulia,  che  era  andata  sposa  a  Massimo 
d'Azeglio,  e  gli  furono  allora  amorosi  confortatori  Antonio 
Rosmini  e  Tommaso  Grossi.  Passò  nel  '37  a  seconde  nozze 
con  Teresa  Borri,  vedova  Stampa,  e  nel  '48,  dopo  il  ritorno 
degli  austriaci,  egli,  rifiutati  gli  onori  offertigli,  si  ridusse  a 
Lesa  sul  Lago  Maggiore,  dove  visse  fino  al  '55  in  dolce  fa- 
migliarità con  quella  grande  anima  di  Antonio  Rosmini,  che 
gli  spirò  tra  le  braccia. 

Dopo  il  '59,  liberata  la  Lombardia,  egli  fu  fatto  presidente 
onorario  dell'Istituto  Lombardo  di  scienze  e  lettere,  con  lauta 
pensione  che  gli  consentì  di  sottrarsi  alle  strettezze.  Senatore 
nel  '60,  assistè  e  contribuì  ai  graduali  passi  che  condussero 
l'Italia  a  compiere  la  sua  unità  ponendo  in  Roma  la  sua  ca- 
pitale :  proclamazione  del  Regno  d'Italia  nel  '60,  nel  '64  votò 
pel  trasferimento  della  capitale.  Nel  '72,  fatto  cittadino  ono- 
rario di  Roma,  salutava  commosso  l' effettuazione  del  voto 
costantemente  vagheggiato  nel  profondo  del  cuore  :  l' Italia 
intera  degli  Italiani. 

Il  22  maggio  dei  1878  egli  spirava  in  Milano  la  sua  grande 
anima. 

Sono  sue  opere  : 

in  poesia  :  (oltre  i  componimenti  lirici  giovenili,  i  poe- 
metti in  terza  rima  {Il  trionfo  della  libertà),  ed  in  isciolti 
(Adda,  In  morte  di  C.  Imbonati,  Urania),  poi  rifiutati) 


154  11  moderno  rinnooamenio. 

alcuni  canti  patriottici  (Proclama  di  Rimini  e  Marzo 
1821,  cominciato  nel  '21,  compito  e  pubblicato  nel  marzo 
del  '48)  ; 

gli  lìmi  Sacri.  Essi  dovevano  esser  dodici,  e  celebranti 
le  principali  feste  religiose  dell'anno  ;  ne  furon  compiti,  tra 
il  '12  e  il  '22,  cinque  {Risurrezione,  Nome  di  Maria,  Na- 
tale, Passione,  Pentecoste); 

l'ode  5  Maggio,  per  la  morte  del  primo  Napoleone  ; 

i  tre  cori  delle  tragedie:  e  cioè: 

"  S'ode  a  destra  uno  squillo  di  tromba.,.  „  che  descrive 
la  battaglia  di  Maclodio  (Conte  di  Carmagnola,  atto  li,  scena 
VI  ed  ultima)  ; 

u  Dagli  atri  muscosi,  dai  fori  cadenti...  „ ,  (Adelchi, 
atto  III,  fine),  che  esprime  la  breve  gioia  degli  italiani  sfug- 
giti alla  servitù,  e  incònsci  d'esser  passati  sott'altro  oppressore  ; 

"  Sparsa  le  trecce  morbide...  „  (Adelchi,  atto  IV,  fine 
della  scena  I),  rinarrante  gli  estremi,  dolorosi  aneliti  d' Br- 
mengarda,  tra  i  rimpianti  del  passato  e  la  visione  conforta- 
trice  d'una  promessa  felicità  celestiale; 

due  tragedie  :  Il  Conte  di  Carmagnola  [1816-1820],  in 
cinque  atti,  ed  in  endecasillabi.  Rappresentata  con  poca  for- 
tuna nel  '28  a  Firenze,  questa  tragedia,  drammatizzando  la 
storia  di  Francesco  Bussone  detto  il  Carmagnola,  vincitore  a 
Maclodio  nella  guerra  tra  i  Veneziani  e  Filippo  Visconti  duca 
di  Milano,  poi  arrestato' e  giustiziato  dai  veneziani  per  so- 
spetto di  tradimento,  si  propone  di  porre  in  luce  la  politica  in- 
certa e  sospettosa  di  Venezia,  le  tristi  guerre  fratricide,  il  ca- 
rattere, tra  nobile  e  orgoglioso,  del  Carmagnola; 

Adelchi,  pubblicata  nel   '22    e   rappresentata  a  Torino 
nel  '48  senza  favorevole  successo  ;  descrive  la  caduta  del  re- 
gno Longobardico  in  Italia  per  le  ribellioni  intestine  e  per 
la  potenza  dei  Franchi. 
In  prosa: 

opere  minori  sono:  Il  Discorso  sopra  alcuni  punti 
della  storia  Longobardica  in  Italia,  prefazione  All'Adelchi, 
ricco  di  acuta  indagine  storica  ; 


Il  romanticismo  e  Alessandro  Manzoni.      155 

l'Epistolario,  che  s'è  andato  di  mano  in  mano  arric- 
chendo ; 

La  Morale  Cattolica,  scritto  polemico  per  ribatter  l'accusa 
del  Sismondi  che  essa  morale  abbia  cagionato  in  parte  la 
corruzione  d'Italia; 

l'appendice  al  III  capitolo  della  Morale  Cattolica, 
pubblicata  più  tardi; 

la  Storia  della  Colonna  infame,  [1829-1840],    che  com- 
pleta ed  illustra  con  documenti  storici  la   descrizione   della 
peste  dei  Promessi  Sposi; 
altri  scritti  di  minore  importanza, 
d'indole  filosofica  e  critica,  principali: 

la  Lettera  al  signor  Chauvet  (in  francese)  [1820-1822] 
sulle  unità  di  tempo  e  di  luogo  nella  tragedia, 

la  Lettera  al  Marchese  Cesare  TappareUi  aV  Azeglio, 
sid  romanticismo  [1828-1824],  riedita  nel  1870  con  notevoli 
mutamenti  (l); 

il  Discorso  del  romanzo  storico  [1845],  indirizzato  a 
dimostrare  genere  falso  quello  dei  componimenti  che  son 
misti  di  storia  e  d'invenzione; 

Lettere  al  Pauriel  [1821]  e  al  Carena  [1845[,  Relazione 
sull'unità  della  lingua  [1868],  e  Appendice  ad  essa  ;  opuscoli 
vari  sulla  questione  della  lingua; 

opera  massima: 

I  Promessi  Sposi,  romanzo  storico  cominciato  il  1821, 
compiuto  nel  '28,  edito  la  prima  volta  in  tre  volumi  tra  il  '25 
e  il  '27,  poi  riedito  in  forma  riveduta  e  fiorentinizzata  nel 
'40-'42. 

[Aggiungi  a  questi  —  che  sono  i  pih  importanti  —  gli 
scritti  pubblicati  postumi  nei  sei  volumi  curati  dal  Bonghi, 
(Milano,  Rechiedei,  1888-1898),  e  quelli  annunciati  nel  mani- 


li)  V.  confrontate  le  2  edizioni  in:  Scritti  postumi  di  A. 
A/ ,  a  cura  di  G.  Sforza  ;  nuova  serie.  Voi.  I.,  Milano,  Re- 
chiedei, 1900. 


150  //  moderno  r Inno o amento. 

festo  dei  dieci  nuovi  volami,  promessi  da  G.   Sforza,   di  cui 
edito  è  il  primo.  (Milano,  Rechiedei,  1900)]. 

/  Promessi  Sposi,  gli  Inni  Sacri,  le  Tragedie, 
esaminati  senza  preconcetti  teorici  di  scuole  o 
di  canoni  artistici,  sono  tali  opere  che  agevol- 
mente si  comprende  l'idolatria  della  quale  il  M. 
vivo  ancora  cominciò  ad  essere  oggetto,  e  che 
continuò  e  si  acui  lui  morto.  Questa  idolatria, 
a  sua  volta,  spiega  il  sorger  di  quella  reazione 
-alla  quale  partecipò  dapprincipio  anche  il  Gar 
ducei,  e  che  andò  —  non  più  con  il  Carducci 
—  oltre  il  segno.  L'opera,  in  apparenza  cosi 
ingenua  e  semplice,  del  grande  Milanese  offri 
argomento  ad  una  intiera  biblioteca  di  studi 
critici,  apologetici  o  agro-dolci;  denigratori  in 
tutto  non  osarono  essere.  Si  fini  con  perder 
d'occhio  talvolta  l'artista,  correndo  in  caccia 
del  capo-scuola  dei  romantici,  assommatore  del 
passato,  fecondatore  dell'avvenire,  e  nella  sma- 
nia d'analisi  e  di  ricerca  si  dimenticò  che  ciò 
ch'egli  aveva  voluto  dare,  anzitutto  e  sopra  tutto, 
era  un'opera  d'arte  che  fosse  buona  oltreché 
bella. 

Con  che  io  non  voglio  dire  che  quelle  discus 
sioni  siano  state  oziose  ;  ne  derivò  anzi,  se  non 
una  più  larga  conoscenza  di  quel  fenomeno 
complesso  che  fu  il  romanticismo  (1),  una  più 


(1)  "  Non  può  esser  compito  mio,  scrive  il  Graf,  (uè  so  di 
chi  potrebbe  esser  compito)  lo  sciogliere  tutte  le  contrad- 
dizioni del  romanticismo,  piccole,  grandi  e  mezzane  „  (Op. 
cit.,  p.  61). 


Il  romanticismo  e  Alessandro  Manzoni.     157 

esatta  nozione  del  valore  che  ha  l'opera  man- 
zoniana, della  mirabile  lucidità  di  quella  mente, 
della  potenza  creatrice  di  quella  fantasia. 

Oggi  quelle  controversie  paiono  avviate  a  com- 
porsi, forse  volgendo  ognuno  a  persuadersi  che 
aveva  ragione  il  Graf  asserendo  che  il  M.  fu 
romantico,  ma  non  quel  romantico  che  molti 
si  danno  ad  intendere;  e  capo  del  romanticismo 
italiano  egli  non  può  esser  detto,  se  non  con 
molte  avvertenze,  distinzioni  e  restrizioni  che 
ne  scemano  d'assai  la  portata  e  ricordando  la 
frase  del  Mamiani  «  che  il  presunto  e  accla- 
mato capitano  procedette  sempre  solo  >  (1). 

Il  M.  fu  più  e  meno  che  un  romantico;  meno 
che  romantico  per  il  predominio  —  talor  per- 
sino eccessivo  —  della  ragione  sul  sentimento, 
mentre  i  romantici  esaltavano  il  sentimento 
sulla  ragione;  per  la  mancanze  del  sentimen- 
talismo caratteristico  nei  romantici,  specie  te- 
deschi ;  per  la  fantasia  non  sfrenata  e  vaga- 
bonda, ma  armonica  inventrice  e  divinatrice 
dell'ideale  nel  reale.  Meno  che  romantico  egli 
fu  ancora  per  un  senso  storico  più  acuto  di  quel 
dei  romantici,  che  lo  condusse  a  condannare 
nel  Discorso  sul  Romanzo  storico  un  genere 
di  componimento  caro  ai  romantici;  per  aver 
trattato  classicamente  la  natura,  non  soffer- 
mandosi ad  analizzarla  minutamente,  come  i 
poeti  descrittivi  alla  Haller,  ma  tratteggiandola, 
quando  la   tratteggia,  con   rapidità   di   tocco  e 


(1)  Graf.  Op.  cit,  pag.  34. 


158  II  moderno  rinnovamento. 

sobrietà  di  colori  ;  meno  che  romantico  fu  in- 
fine, perchè  gli  manca  quel  senso  di  malinconia 
che  ha  fatto  dire  al  Carducci  il  sole  esser  sim- 
bolo del  classicismo,  e  del  romanticismo  invece 

'  Tu  luna  che  abbellir  godi  co'l  raggio 
Le  ruine  ed  i  lutti  „  (1), 

e  perchè  non  ha  alcuno  dei  caratteri  che  fecero 
battezzare  il  romanticismo  una  esplosione  d'in- 
dividualismo. 

Fu  invece  il  M.  più  che  romantico  nella  se- 
rietà e  profondità  del  suo  sentimento  cristiano  ; 
nei  «  sentimenti  molto  più  arditi,  molto  più 
irriverenti  >  che  egli  proclama  di  nutrire  contro 
Timitazion  dei  classici,  nel  culto  del  vero  e  del 
buono  mantenuto  immune  dalle  aberrazioni  in 
cui  i  romantici  caddero  (2). 

Delineato  cosi  il  romanticismo  del  M.,  vediamo 
più  davvicino  l'opera  sua  di  letterato. 

IL   POETA. 

Il  M.  coltivò  la  poesia  negli  anni  giovenili, 
e  a  ventanni  compose  il  carme  per  Tlmbonati, 
a  ventidue  V Urania,  tra  i  ventisette  e  i  venti- 
nove quattro  degli  Inni  Sacri  ;  a  trentasette  anni 
tutta  la  sua  produzione  poetica  è  compiuta,  le 
tragedie  comprese;  solo  una  strofe,  forse,  ag- 
giungerà nel  '48  al  Marzo  1821,  tenuto  chiuso 
per  ventisette  anni  nella  fedele  memoria. 


(1)  Rime  nuove.  LXVII.  Classicismo  e  Romanticismo. 

(2)  Cfi\.  per  quanto  precede:  Graf.  op.  cit.  pp.  35-75. 


Alessandro  Manzoni  poeta.  159 

Realista  più  di  molti  realisti  moderni  e  per 
ciò  avverso  al  predominio  dell'immaginazione, 
per  indole  naturale  nemico  di  ogni  esaltazione 
sentimentale,  restio  a  ritrarre  gli  aspetti  delle 
cose  esteriori,  alieno  dall'  usar  «  quelli  che  di- 
consi  ornamenti  ».  perchè  potevano  alterare  il 
vero,  che  egli  preferiva  al  bello,  il  M.  non  ebbe 
le  potenze  dello  spirito  più  particolarmente  ri- 
chieste al  poetico  ufficio;  e  la  sua  poesia  ha 
certo  brani'  di  incomparabile  bellezza,  ma  non 
ha  la  perfezione  complessa  dell'opera  che  le 
fa  meritar  titolo  di  capo-lavoro. 

Nelle  tragedie  si  rivela  la  deficienza  delle 
qualità  drammatiche;  lo  sentenziò  il  pubblico 
italiano  che  non  fece  buon  viso  alla  loro  rap- 
presentazione. La  preoccupazione  del  rispetto 
al  vero,  e  dello  scopo  morale  circoscrive  l'am- 
bito dell'opera  entro  angusti  confini,  e  impedisce 
al  poeta  una  vera  e  sana  oggettività,  spingen- 
dolo a  fare  spesso  de'  suoi  personaggi  gli  in- 
terpreti dei  propri  sentimenti  e  pensieri;  cosi 
viene  a  mancare  la  verità,  in  molti  luoghi,  alle 
figure  di  Adelchi  e  di  Desiderio,  di  Ermengarda 
e  di  Marco. 

Si  direbbe  che  la  verità  storica  dei  personaggi 
delle  tragedie  sia  più  esteriore  che  psicologica. 
La  qua!  verità  é,  del  resto,  stata  la  maggior 
difficoltà  contro  la  quale  il  M.  si  è  trovato, 
nella  tragedia,  a  cozzare  :  sia  quando  il  troppo 
rispetto  ad  essa,  come  nel  Carmagnola,  ha  li- 
mitato, come  dissi,  oltre  misura  l'ambito  del- 
l'opera sua  e  ne  ha  sminuito  la  varietà  e  l'in- 


160  II  moderno  rinnovamento. 

teresse;  sia  quando  il  poeta,  avvedutosi  di  tale 
inconveniente,  idealizzò  forse  troppo  il  prota- 
gonista della  sua  seconda  tragedia,  Adelchi, 
attribuendogli  idee  morali  e  religiose  che  per 
nulla  si  convengono  alla  personalità  storica  di 
lui.  Si  ebbe  quindi  nella  tragedia  manzoniana 
questo  strano  accozzamento  di  una  cosi  minu- 
ziosa preoccupazione  erudita  da  dare  origine 
ad  un  poderoso  studio  (Discorso  sopra  alcuni 
punti,  ecc)  per  dimostrare  e  confermare  la  fe- 
deltà del  materiale  attinto  nella  storia,  e  di  una 
notevole  mancanza  di  realtà  storica  nella  vita 
interiore  dei  personaggi,  nella  vita  morale  del 
tempo  loro. 

Un  altro  elemento  di  grande  valore  dramma- 
tico manca  nella  tragedia  manzoniana,  ed  è 
l'elemento  femminile;  nel  Carmagnola  Antonietta 
e  Matilde,  la  sposa  e  la  figlia  del  Conte,  ap- 
paiono solo  all'ultimo  atto,  e  la  loro  presenza 
per  nulla  contribuisce  all'interesse  dell'azione  ; 
nell'Adelchi  è  la  poetica,  simpatica  figura  di 
Ermengarda,  che  ispirò  al  poeta  una  delle  sue 
liriche  più  dolci;  ma  essa  sfiora  la  tragedia 
lievemente,  come  anima  rassegnata  e  stanca, 
in  quel  desio  disperato  di  pace  eh'  essa  mani- 
festa in  una  breve  scena  del  primo  atto,  e  che 
tristamente  si  compie  nell'atto  quarto  colla  morte 
di  lei;  quale  importanza  può  avere  in  quel  tra- 
gico epilogo  della  lotta  tra  due  popoli  e  due 
religioni,  la  pallida  figlia  del  re  Longobardo, 
la  sposa  ripudiata  del  re  Franco  ?  E  quale  ri- 
lievo storico  di  fisonomia  è  in  lei  ? 


Alessandro  Manzoni  poeta.  161 

Se  scarso  é  il  valore  drammatico  delle  due 
tragedie,  se  l'importanza  loro  rlformatriee  non 
è  grande,  talché  esse  non  trovarono  imitatori, 
ciò  non  iscema  tuttavia  il  pregio  dell'alta  poesia 
morale  che  esse  racchiudono,  né  fa  meno  agile 
e  nobile  il  verso,  meno  semplice,  viva  ed  effi- 
cace la  forma  e  la  lingua;  particolar  merito, 
questo,  in  un  tempo  in  cui  il  teatro  italiano, 
come  meglio  vedremo  più  tardi,  posta  in  non 
cale  la  naturale  gaiezza  goldoniana,  dimenticata 
la  vigoria  tragica  dell*  Alfieri ,  alternava  me- 
schine produzioni  nostrali  seri  Ite  in  una  forma 
convenzionale  e  ampollosa,  a  versioni  infelici 
di  commedie  straniere,  spesso  ricche  solo  di 
artifiziosità  e  di  inverosimiglianze. 

Fu  novità  —  o  quasi  —  il  coro  della  tragedia 
greca  ricondotto  ad  onore  dal  M.,  adattandolo 
ai  tempi,  nei  quali  esso  non  poteva  più  essere 
il  modo  di  tradurre  in  atto  la  parte  che  il  po- 
polo spiritualmente  prendeva  all'azione,  o  di 
esprimere  l'impressione  che  il  popolo  riceveva 
dall'azione  stessa,  poiché  mancava  ogni  reale 
partecipar  del  popolo  allo  spettacolo  tragico. 
Il  coro  del  M.  fu  dunque,  per  usar  le  parole 
del  M.  stesso,  «fatto  indipendente  dall'azione  e 
non  applicato  a  personaggi»;  divenne  cioè  una 
specie  di  intermezzo  lirico,  che  tanto  guadagnò 
di  valor  proprio  distinto,  quanto  perdette  di 
efficacia  drammatica. 

Oltre  ai  tre  cori  la  lirica  del  M.  annovera 
non  numerosi  altri  componimenti,  fra  i  quali 
primeggiano  gli  Inni  Sacri,  che  rappresentano 
Ferrari.  11 


162  II  moderno  rinnovamento. 

poeticamente  le  manifestazioni  più  nobili  e  più 
alte  della  religione  cristiana.  Di  questi  è  princi- 
pal  pregio  quello  che  nota  il  De  Sanctis  nei 
Mondo  epico-Urico  di  A.  Àf.,  cioè  la  base 
ideale  sostanzialmente  democratica,  il  ricosti- 
tuire il  mondo  ideale  cristiano  armonizzandolo 
con  il  mondo  reale,  come  l'aveva  concepito  il 
pensiero  moderno,  il  ravvicinare  cioè  la  divi- 
nità all' uomo,  in  una  confidenza  affettuosa  e 
dolce,  in  un'armonia  di  pensieri  e  di  sentimenti, 
preannunziatrice  di  quel  regno  di  pace  che  il 
mondo  irride,  e  gli  afflitti  sognano  e  attendono 
ansiosi  ma  fidenti.  La  forma  è  ricca  in  molti 
luoghi  d'entusiasmo  lirico,  spesso  efficace,  po- 
polare e  composta  insieme,  armoniosa  nel  me- 
tro, felice  nella  parola  ;  le  nuoce  tuttavia  una 
notevole  sovrabbondanza  di  qualificativi  nomi- 
nali o  verbali,  che  sembrano  togliere  ai  sostan- 
tivi la  vigoria  %  lor  propria,  e  puntellarli  con 
troppe  determinazioni;  le  nuocciono  ancora  al- 
cune similitudini  frondose,  a  torto  ravvicinate 
da  taluno  alle  similitudini  ornate  d'Omero  e  di 
Dante,  mentre  non  ne  hanno  né  il  pregio  arti- 
stico, uè  l'efficacia  dichiarativa. 

Tra  le  liriche  d'altro  argomento,  non  ha 
grande  valore  d' arte  l'incompiuta  canzone  II 
proclama  di  Rimini,  che  solo  sta  ad  attestare 
<  con  un  gran  brutto  verso  »  come  dice  a  ra- 
gione il  Martini,  il  sentimento  unitario  vivo 
nell'animo  del  M.  già  sin  dal  1815:  <t  Liberi  non 
sarem,  se  non  siam  uni  !  >. 

Altra  lirica  patriottica,  e  di  maggior   pregio, 


Alessandro  Manzoni  romanziere.        163 

ftl  il  Marzo  1821;  ma  le  tolse  popolarità  l'a- 
verla pubblicata  solo  27  anni  dopo  che  era 
scritta,  quando  l'intonazione  sua  mite  non  s'ac- 
cordava più  con  i  mutati  tempi,  né  colle  info- 
cate strofe  dei  bardi  italici  dal  Rossetti  al 
Mameli,  dal  Berchet  al  Poerio. 

Rimane  a  dire  del  5  Maggio,  l'ode  quasi  im- 
provvisata per  la  morte  di  Napoleone  I.  Essa 
è  una  lirica  che  dell'improvvisazione  risente  i 
pregi  e  i  difetti  ;  certo  é  frutto  di  ispirazione 
più  calda,  più  vivace,  più  larga  e  ardita  di  volo, 
di  quel  che  al  M.  fosse  solito;  l'impetuosità  del 
movimento  lirico  v'è  più  frequente  e  vivace,  la 
forma  spesso  più  vigorosa,  più  eloquente  nella 
sua  indeterminatezza  poetica;  ma  l'affollarsi 
delle  idee  e  il  loro  sgorgare  impetuoso  fanno 
l'ode  frammentaria,  mancante  in  molti  luoghi 
d*  un  nesso,  nonché  apparente,  almeno  ideale  ; 
sicché  ciascuna  delle  strofe  vive  di  vita  pro- 
pria, e  troppo  individuale. 

IL  ROMANZIERE. 

Maggiore  e  quasi  incondizionata  e  universale 
larghezza  d'ammirazione  e  di  plauso  s'acquistò 
il  M.  con  il  suo  romanzo,  a  tale  che,  come  ben 
nota  il  Mantovani  (1),  esso  «  solo  é  rimasto  vivo 
nella  sua  immortale  grandezza  »  anche  quando, 
dopo  il  1849,  il  romanzo  storico  non  aveva  più 


(1)  Cfr.  Dino  Mantovani  :  //  poeta  soldato,  Milano,  Treves, 
1900;  p.  260  e  segg. 


164  II  moderno  rinnovamento. 

ragion  d'  essere  «  come  trincea  letteraria  per 
celare  il  patriottismo  militante,  bandiera  arti- 
stica per  coprire  la  merce  rivoluzionaria  >. 

I  P.  S.  svolgono  un'azione  di  semplicità  somma: 
la  storia  di  due  contadini  innamorati  e  a  lungo 
impediti  di  sposarsi  dalla  libidine  di  un  signo- 
rotto, dalla  paura  d' un  parroco,  dalla  corru- 
zione d'una  monaca  per  forza,  da  avversità  di 
vicende  ;  finché  il  signorotto  muore,  il  parroco 
non  ha  più  motivo  a  temere,  i  due  innamorali 
si  sposano,  e  la  loro  costanza  è  coronata  dal 
più  dolce  compenso:  una  figliolina  bellissima 
che  è  la  gioia  della  nonna,  del  babbo,  della 
mamma. 

Questa  azione  inoltre  ho  brevi  limiti  di  tempo; 
gli  avvenimenti  vi  occupano  tre  anni,  dal  1628 
al  1631  ;  del  prima  e  del  poi  il  narratore  non 
fa  se  non  qualche  rapido  cenno,  tanto  per  mo- 
strare nell'antefatto  le  ragioni  del  fatto  e,  finito 
questo,  per  conchiudere  con  soddisfazione  del 
lettore.  Ma  quei  tre  anni  di  vita  ridicono  tutto 
intera  la  condizione  e  la  storia  di  più  che  un 
secolo  di  servaggio  dei  Lombardi  alla  Spagna, 
ridicono  la  miseria  e  la  stolta  superstizione,  la 
viltà  e  le  improvvise  ribellioni,  e  il  ricadere  più 
scorato  d'un  popolo  oppresso,  l'arroganza  insi- 
piente e  la  prepotenza  malvagia  degli  oppressori 
suoi,  stranieri  o  nostrali,  soldati  d'  un  governo 
dispotico,  o  bravi  d'un  signorotto  vizioso  o  dis- 
soluto, e  la  profonda  anarchia  feudale  e  popo- 
lare, e  la  lotta  degli  ordini  sociali  tra  loro  e 
contro  una  legislazione  che  rivelava  una  feroce 


Alessandro  Manzoni  romanziere.        165 

ignoranza,  e  gli  effetti  terribili  di  guerre,  di 
pestilenze,  di  carestie. 

Né  minore  é  l'importanza,  la  grandezza,  la 
varietà  del  quadro  psicologico.  Nei  P.  5.  s'in- 
trecciano, si  mescolano,  si  integrano  i  più  vari 
atteggiamenti  della  psiche  umana,  cosi  nel  bene 
come  nel  male.  Realista  più  che  i  realisti  mo- 
derni, il  M.  non  ispende  molte  parole  per  de- 
scrivere le  cose  esteriori  e  materiali  in  cui  si 
svolge  il  dramma  ;  invece  inventa  o  ricrea  tipi 
immortali,  forma  caratteri  complicati,  quali  so- 
gliono essere  in  natura,  composti  di  contrari 
elementi,  combattuti  da  contrarie  tendenze  ;  poi, 
psicologo  profondo,  penetra  nella  loro  anima 
con  rocchio  acuto  a  leggervi  il  bene  ed  il  male, 
li  descrive  ne*  più  vari  momenti  della  loro  vita 
affettiva  e  spirituale,  con  una  verosimiglianza, 
una  coerenza  meravigliosa. 

Sono  sprazzi  potenti  di  luce  psicologica  quasi 
ad  ogni  pagina,  dalla  scena  —  cosi  vera  nella 
sua  comicità  —  dell'incontro  di  Don  Abbondio 
con  i  bravi,  alla  visita  di  Renzo  all'Azzecca- 
garbugli, dalla  conversione,  mirabile  nello  svol- 
gimento sapiente,  dell'Innominato,  alla  conver- 
sazione sua  col  Cardinale,  dalla  descrizione  della 
fuga  di  Renzo  verso  l'Adda,  a  quella  della  sua 
visita  al  Lazzaretto. 

Corre  infine  per  tutte  quelle  pagine  un  cosi 
alto,  austero  concetto  del  dovere,  una  cosi  se- 
rena visione  della  vita  materiale  e  delle  sue 
difficoltà,  un  cosi  nobile  senso  della  vita  morale, 
una  cosi  profonda,  immensa   vena  di   bontà   e 


166  11  moderno  rinnovamento. 

di  compatimento  per  le  debolezze  e  le  sofferenze 
umane,  sian  materiali  o  morali,  che  mai  prima 
del  M.  la  conoscenza  del  cuore  umano  diede  si 
benefici  frutti. 

Tutte  le  passioni,  tutti  gli  istinti  buoni  o  mal- 
vagi dell'anima  trovano  in  quel  grande  qua- 
dro il  loro  rappresentante.  Don  Abbondio  è  la 
più  mirabile  fra  le  creature  del  romanzo;  mi- 
rabile per  la  vena  di  profondo  umorismo  con 
la  quale  il  M.  seppe  in  lui  fondere  tendenze  e 
sentimenti,  non  d'una  generazione,  non  di  un'e- 
poca, ma  di  tutti  i  tempi.  Quanti  se  ne  incon- 
trano tuttodì  per  via,  di  Don  Abbondi,  uomini 
timidi  e  irresoluti,  buoni  d'indole,  in  cuor  loro 
odiatori  dei  birbanti,  dei  soprusi,  delle  ingiu- 
stizie, amorevoli,  bonari  con  tutti,  ma  inceppati 
nell'espansione  dei  loro  sentimenti  da  un  egoismo 
povero,  timido,  pedestre,  proveniente  da  paura, 
che  non  vuol  conquistar  l'altrui,  ma  solo  ser- 
bare il  proprio  e  specie  serbar  la  tranquillità  ; 
incapaci  di  far  male  ad  alcuno,-  tranne  però 
quando  si  tratti  di  scansare  un  male  per  loro  ; 
molto  umili  coi  prepolenti,  di  rivalsa  un  po' 
prepotenti  con  gli  umili.  Di  che  risulta  il  più 
vivo,  vario,  interessante  contrasto,  fonte  inesau- 
ribile spesso  di  schietta  comicità,  sempre  di 
quell'umorismo  che  fa  del  M.  «  il  più  grande 
umorista  italiano,  e  uno  dei  più  grandi  che  sian 
nati  al  mondo  !  >  (1). 

Don  Rodrigo  è  ancora  l'egoismo,  ma  l'egoismo 


(1)  Giuf  :  Don  Abbondio,  op.  cit.,  pag.  141. 


Alessandro  Manzoni  romanziere.        167 

prepotente,  fatto  feroce  dagli  istinti  più  brutali 
del  senso;  è  il  vizio  basso,  è  la  malvagità  su 
cui  scende  la  mano  castigatrice  di  Dio.  L'Inno- 
minato è  l'orgoglio  pervertito  e  fatto  istigatore 
di  una  malvagità,  che  il  Graf  giustamente  defi- 
nisce «  avventizia,  accidentale,  secondaria  >,  in 
un  animo  fondamentalmente  buono,  ma  che  nella 
sua  naturai  vigoria,  non  potendo  soffrire  di  star 
tra  i  soverchiati,  ha  preso  posto  tra  i  sover- 
chiatori ;  e  Dio  proporziona  i  decreti  ai  meriti: 
a  Don  Rodrigo  la-  morte  ributtante  e  disperata 
con  la  bestemmia  sulle  labbra,  all'Innominato 
la  conversione,  e  i  soavi  ammonimenti  del  Car- 
dinal Federico,  e  la  consolazione  immensa  di 
poter  riparare  il  male,  ottenere  cosi  il  perdono 
da  quei  Dio  che  «  perdona  tante  cose  per  un'o- 
pera di  misericordia!». 

Padre  Cristoforo  è  invece  l'orgoglio  acciden- 
talmente destatosi  in  un  animo  nato  onesto  e 
borghese  tanto  che  trova  sfogo  all'esuberanza 
della  sua  vitalità  costituendosi  «  come  un  prò-' 
tettor  degli  oppressi  e  un  vendicator  dei  torti  >  (1); 
e  quando  questo  orgoglio  lo  trascina  a  un  atto 
violento,  a  spargere  il  sangue  d'un  suo  simile, 
e  a  rifugiarsi  poi  in  un  convento,  egli  vede  in  ciò 
un  segno  del  volere  di  Dio,  e  si  fa  frate,  e  si  umi- 
lia, ed  esce  dall'umiliazione  trasumanato  quasi, 
e  si  accinge  al  suo  viaggio  di  tutta  la  vita  tra- 
verso le  sofferenze  umane,  portando  negli  occhi 
quel  non  so  che  misto  di  gravità  e  di  tenerezza. 


(1)  P.  S.  cap.  IV. 


168  11  moderno  rinnovamento. 

che  si  fa  più  vivo  e  splendido  neir  approssi- 
marsi della  morte,  <  quasi  la  carità  sublimata 
nell'estremo  dell'opera....  ci  rimettesse  un  fuoco 
più  ardente  e  più  puro  di  quello  che  Y  infermità 
ci  andava  a  poco  a  poco  spegnendo  »  (1). 

Il  Cardinal  Borromeo  è  la  carità  cristiana 
illuminata,  sapiente,  indulgente,  fatta  persona, 
é  la  bontà  che  s'impone,  che  irraggia  sui  cir- 
costanti la  sua  virtù,  che  affascina. 

Intorno  a  queste,  principali,  altre  figure  s'ad- 
densano, tutte  con  particolar  fisonomia,  anche 
quelle  che  sembran  solo  adombrate:  Agnese  e 
Perpetua,  l'Azzeccagarbugli,  il  Griso,  Antonio 
Ferrer,  la  Monaca  di  Monza,  Don  Ferrante, 
Donna  Prassede,  il  sarto  del  villaggio,  e  l'altre, 
che  tutte  insieme  rispecchiano  tutti  i  momenti, 
tutte  le  condizioni  della  vita,  della  società  nel 
tempo  loro. 

Nel  romanzo  manca  una  sola  passione,  la 
più  grande:  l'amore;  il  profondo  psicologo  e 
grande  umorista  non  ha  veduto  l'amore  come 
elemento  drammatico.  La  Signora  di  Monza, 
Don  Rodrigo,  l'Innominato  sono  la  dissolutezza, 
non  l'amore,  sia  pure  colpevole.  Renzo  e  Lucia 
si  amano  di  un  amor  cosi  calmo  e  tepido,  che 
Renzo,  quando  vede  finalmente  tolto  con  le  pa- 
role di  P.  Cristoforo  l'ultimo  e  più  grave  osta- 
colo alla  sua  felicità,  il  voto  di  verginità  fatto 
da  Lucia,  «  ringrazia  vivamente,  con  gli   occhi 


(1)  P.  S.  cap.  xxxv. 


Alessandro  Manzoni  romanziere.        169 

colui  che  le  aveva  proferite  ;  e  cerca  subito,  ma 
invano,  quelli  di  Lucia....;»  e  nulla  più! 

Il  difetto  trova  la  sua  ragione  neirindole  del 
Manzoni,  nella  sua  naturale  e  invincibile  vere- 
condia a  parlar  di  ciò  che  direttamente  o  indi- 
rettamente, con  la  legge  o  fuor  d'essa,  aveva 
rapporto  con  i  piaceri  sensuali.  È,  in  fondo, 
ancora  una  conseguenza  di  quel  profondo  senso 
morale  che  era  nel  M.  cosi  vivo  da  imporsi 
come  norma  suprema  d'arte,  e  fargli  falcidiare 
la  parte  riguardante  la  Signora  di  Monza,  piut- 
tosto che  affrontar  quell'argomento. 

Tale,  in  breve,  il  romanzo  che  ha  avuto  nel 
mondo  maggior  fortuna,  quello  che  il  Giordani 
defini  «  il  primo  romanzo  leggibile  che  sia  uscito 
in  Italia  »,  e  di  cui  il  Goethe  disse:  <  Io  credo 
che  non  si  possa  giungere  più  in  su  »  (1)  quello 
di  cui  si  fecero  più  che  150  edizioni  in  italiano, 
e  traduzioni  in  tutte  le  lingue. 

Della  forma,  della  lingua  di  esso  dirò  par- 
lando del 


MANZONI   CRITICO   E   FILOLOGO. 

Le  opere  del  M.  —  considerato  come  erudito  e  critico  — 
ci  mostrano  nella  loro  varietà  la  larghezza  e  versatilità  della 
sua  mente;  egli  infatti  si  rivela  ingegno  storico  eccellente 
con  le  Notizie  storiche  e  il  Discorso,  a  dichiarazione  delle 
sue  tragedie,  nonché  con  la  Storia  della  Colonna  Infame, 
storicamente   e   giuridicamente   dilucidante   un   episodio  dei 


(1)  Cit.  in  Piumati:  .4.  Af.  Paravia,  1886,  pag.  74. 


170  II  moderno  rinnovamento. 

P.  S.  e  con  il  saggio  comparativo  tra  La  Rivoluzione  fran- 
cese del  1789  e  la  Rivoluzione  italiana  del  1859.  Filosofo 
e  moralista  fu  il  M.  con  le  Osservazioni  sulla  morale  cat- 
tolica, e  con  il  dialogo  Dell'invenzione  aggirantesi  intorno 
ad  un'opinione  del  Rosmini.  Critico,  il  M.  ripetè,  delucidan- 
doli, i  canoni  del  romanticismo  nella  sua  Lettera  al  Mar- 
chese Tappar etti  d'Azeglio,  e  nella  lettre  a  M.  C.  (hauvet) 
sur  V unite  de  temps  et  de  lieu  dans  la  tragèdie;  nella  prima 
di  queste  due  opere,  discusso  il  valore  negativo  (esclusione 
della  mitologia,  dell'imitazione  dei  classici,  dell'autorità  dei 
retori,  delle  due  unità  drammatiche,  ecc.),  e  il  valore  positivo 
(scelta  di  argomenti  adatti  al  pubblico,  fondamento  morale,  ecc.) 
della  dottrina  romantica,  ne  stabilisce  la  formula:  La  lette- 
ratura deve  proporsi  V utile  per  iscopo,  il  vero  per  soggetto, 
V  interessante  per  mezzo;  nella  seconda  ribadisce  in  parti - 
colar  modo  la  sua  opposizione  alle  due  unità  sopraddette. 

Nella  dissertazione  Del  Romanzo  storico,  ecc.,  il  M.,  mosso 
dal  dilagar  dei  romanzi  storici,  e  in  generale  dei  componi- 
menti misti  di  storia  e  di  poesia,  e  delle  continuazioni  ed 
imitazioni  dei  P.  8.  stessi,  come  La  Signora  di  Monza, 
L'Innominato,  I  figli  di  Renzo  e  di  Lucia,  giudica  e 
sentenzia  il  romanzo  storico  e  tutti  i  componimenti  affini 
come  costituenti  un  genere  falso,  affermando  che  "  un  gran 
poeta  e  un  grande  storico  possono  trovarsi  (egli  ne  era  esem- 
pio) nell'uomo  medesimo,  ma  non  nel  medesimo  componi- 
mento „. 

Alla  quistione  della  lingua  il  M.  partecipò 
con  vari  scritti,  e  specialmente  con  l'esempio. 
Egli  ci  ha  lasciato  infatti  due  edizioni  de'  suoi 
P.  S.,  la  prima  del  Giugno  1827,  la  seconda  del 
1840,  quest'  ultima  risciacquata  in  Arno,  come 
egli  stesso  disse,  e  cioè  fiorentinamente  trasfor- 
mata nella  lingua  con  l'aiuto  del  Niccolini,  del 
Gioni,  della   M.  Marianna   Rinuccini   nei   Tri- 


Manzoni  critico  e  filologo.  171 

vulzio,  e  di  Emilia  Luti  (1).  Cosi  il  M.  dava  per 
primo  l'esempio  dell'applicazione  delle  teorie 
incominciate  a  sostenere  fin  dal  1821  in  una 
lettera  a  G.  Fauriel,  e  per  le  quali  combattè 
fino  agli  ultimi  anni  della  sua  vita. 

La  questione  del  resto  non  era  nuova:  essa  si  pnb  dir 
fosse  sorta  col  De  Vulgari  eloquentxa  di  Dante,  e  fu  tenuta 
viva:  nel  '400,  quando  vi  parteciparono  specialmente  Flavio 
Biondo  e  Leonardo  Bruni;  nel  '500  con  il  Bembo,  il 
Castel  vetro,  il  Castiglione,  il  Tolomei,  il  Trissino  e 
molti  altri  ;  nel  '600  col  Cittadini  e  il  Bartoli.  Nel  '700 
la  disputa  si  riaccese  più  ardente  con  il  Cesarotti,  il  Ga- 
leani  Napione  e  il  Cesari  (2)  e  questi  la  continuò  nel 
nostro  secolo,  quando  essa  s'era  già  intimamente  legata  con 
l'altra  contesa,  tra  classici  e  romantici. 

V'entraron  poi,  nuovi  campioni,  V.  Monti,  e  il  genero  suo 
Giulio  Perticari  (3),  e  si  disegnarono  allora  tre  opinioni,  o 
tre  scuole  :  l'una,  che  sosteneva  il  purismo  rigido  del  Cesari, 
ebbe  a  maestri  Basilio  Puoti,  Paolo  Costa  e  Michele 
Colombo;  la  seconda,  fautrice  della  dottrina  del  Monti  e 
del  Perticari;  la  terza  costituita  da  coloro  che  con  Urbano 
Lampredi,  con  Gino  Capponi,  con  G.  B.  Niccolini  con- 
sigliavano il  ravvicinamento  dell'uso  scritto  con  quello  della 
lingua  toscana  vivente. 

Il  M.,  novatore  in  arte,  tutto  inteso  ad  acco- 
stare la  letteratura  al  popolo,  doveva  per  ne- 
cessità accettare  fra  le  varie  teoriche  quella 
che  a  tale  suo  intento  meglio  si  convenisse.  Du- 
ci) V.  La  risciacquatura  in  Arno  dei  P.  S.  in  Scritti  po- 
stumi di  A.  M.  per  cura  di  G.  Sforza  —  Milano,  Rechiedei, 
1900. 

(2)  V.  p.  96  e  segg. 

(3)  V.  p.  129  e  segg. 


172  11  moderno  rinnovamento. 

rante  la  sua  dimora  a  Firenze,  e  la  conseguente 
dimestichezza  con  il  Capponi  e  il  Niccolini,  egli 
concretò  tale  teoria,  e  la  sostenne  in  parecchi 
scritti,  dove  afferma  che:  per  riparare  alla  man- 
canza in  Italia  d'una  lingua  viva,  unica,  com- 
piuta, non  bastano  i  libri,  le  conversazioni  dei 
dotti,  il  concorso  degli  idiomi  regionali,  ma  oc- 
corre il  linguaggio  agile  e  parlato  d'una  società 
che  sia  in  piena  comunione  d'idee  e  di  pensieri  ; 
che  inoltre  l'uso  é  l'unico  arbitro  e  legislatore  di 
una  lingua,  al  disopra  d'ogni  ragione. 

Ciò  premesso,  e  considerato  che  il  fondamento 
della  nostra  lingua  è  nel  dialetto  fiorentino,  il 
quale  offre  tutte  le  condizioni  desiderate,  il  M. 
conclude  doversi  attingere  gli  elementi  della 
lingua  italiana  nell'uso  delle  persone  colte  to- 
scane, conservando  dagli  scrittori  quanto  é 
ancor  vivo  e  usato,  e  provvedendo  alla  diffu- 
sione della  lingua  cosi  formata  con  un  voca- 
bolario dell'uso  fiorentino. 

Il  M.  sollevò  con  tale  opinione  vivace  contesa, 
cui  molti  parteciparono,  o  animosamente  so- 
stenendola, o  avversandola,  tutti  però  ricono- 
scendo la  serietà  e  profondità  delle  argomenta- 
zioni, l'importanza  degli  elementi  storici  addotti 
ad  avvalorare  la  tesi. 

Cosi  il  M.  dava  al  nuovo  popolo  italiano  una 
letteratura  e  una  lingua  popolari ,  chiudeva 
d'un  tratto  e  per  sempre  la  via  alle  esagera- 
zioni del  classicismo,  nel  contenuto  e  nella  forma, 
avvincendo  indissolubilmente  l'arte  alla  natura 
viva,  alla  vita  contemporanea  sua. 


§  vi. 

Giacomo  Leopardi. 

Solo  in  disparte  come  il  Manzoni,  sta  un  altro 
grande:  Giacomo  Leopardi,  che  non  può  esser 
considerato  capo  di  una  scuola,  ma  bensì  uno 
dei  grandi  solitari  del  pessimismo. 

Nasceva  Giacomo  Leopardi  il  29  Giugno  del  1798  in 
Recanati  dal  conte  Monaldo  e  dalla  Marchesa  Adelaide  Ali- 
tici. Appresi  i  primi  rudimenti  da  domestici  precettori,  passò 
gli  anni  della  sua  infanzia  in  solitudine  triste,  sol  confortata 
dalla  lettura  e  dallo  studio  nella  "  ricca  biblioteca  raccolta 
dal  padre,  uomo  molto  amante  delle  lettere  „;  e  lo  studio  fu 
cagione  a  distruggergli,  diciassettenne  ancora,  la  salute. 

Fanciullo  apprese,  senza  maestro,  la  lingua  greca  ;  quattor- 
dicenne "  si  diede  seriamente  agli  studi  filologici  e  vi  perse- 
verò per  sette  anni  ;  finche,  rovinatasi  la  vista  e  obbligato  a 
passare  un  anno  intero  [1819]  senza  leggere,  si  volse  a  pen- 
sare, e  si  affezionò  naturalmente  alla  filosofia;  alla  quale  ed 
alla  bella  letteratura  che  le  è  congiunta,  ha  poi  esclusiva- 
mente atteso  fino  „  alla  morte. 

L'educazione  sua  domestica  fu  rigida,  per  volere  del  padre 
e  della  madre  e  più  per  le  ristrette  condizioni  finanziarie  della 
famiglia,  dipendenti  dalla  spreconeria  giovanile  del  padre, 
cui  solo  con  una  amministrazione  rigida  potè  la  Marchesa 
Antici  porre  riparo. 


174  11  moderno  rinnovamento. 

Tuttociò  fece  che  la  casa  paterna,  "  il  natio  borgo  selvag- 
gio „  sembrassero  al  giovinetto  un  triste  monastero,  mentre 
egli  si  destava  ad  una  precoce  vita  del  cuore  e  dell'intel- 
ligenza. 

A  diciotto  anni  s'innamorava  e  scriveva  la  sua  prima  lìrica, 
a  vent'anni  progettava  senza  risultato  una  foga  da  Recanati. 

Entrato  in  corrispondenza  ed  in  intimità  con  Pietro  Giordani, 
ancora  ventenne  componeva  due  tra  le  sue  massime  Canzoni, 
e  finalmente  a  24  anni  otteneva  dal  padre  di  poter  partire  da 
Recanati  per  Roma.  Reduce  a  Recanati  nel  '23,  ne  ripartiva  nel 
'25,  dimorando  per  tre  anni  a  Milano,  a  Bologna,  per  breve 
tempo  ancora  a  Recanati,  poi  a  Firenze,  dove  si  ritrovava 
col  Giordani,  e  conosceva  il  Capponi,  il  Colletta,  il  Manzoni 
ed  altri  letterati. 

Dopo  un'ultima  dimora  tra  l'autunno  del  '28  e  la  prima- 
vera del  '30  a  Recanati,  tornava  a  Firenze  per  tre  anni,  indi 
a  Napoli,  nel  '33,  quivi  stabilendosi  presso  l'amico  suo  An- 
tonio Ranieri,  tra  le  braccia  del  quale  spirava  di  idropericar- 
dite il  14  Giugno  1837,  dopo  aver  trascinato  per  molti  anni 
la  sua  vita  tra  mille  softerenze   fisiche. 

Le  sue  opere  sono  innumeri;  noto  le  più  importanti: 

In  poesia: 
oltre  a  versioni  dal  greco,  trentanove  canti,  intorno  agli 
argomenti  più  vari,  scritti  dal  1816  al  1886;  secondo  la 
cronologia  che  0.  Bacci  ha  dedotto  dai  più  recenti  stadi  (1) 
essi  si  dividono  in  due  periodi,  dei  quali  il  I.°  va  dal  1818  al 
5  dicembre  1823  e  comprende  i  primi  ventitre  canti,  ultimo 
quello  Alla  sua  donna;  in  questo  periodo  il  pessimismo  leo- 
pardiano si  vien  disegnando  per  gradi,  e  a  poco  a  poco  la 
forma  poetica  personale  si  vien  svolgendo  dall'imitazione 
classica  latina  e  greca  nell'arte,  petrarchesca  nel  metro.  Dopo 
una  interruzione  di  due  anni,  durante  i  quali  il  L.  scrisse  di 
preferenza  in  prosa,  comincia  il  II.°  perìodo,  che  comprende 


(1)  Giorn.  St.  d.  lelt.  it.,  voi.  XXI  pag.  432. 


Giacomo  Leopardi.  175 

sedici  canti,  da  quello  al  Conte  Carlo  Pepoli  [1826],  alla 
Ginestra  [1886[,  u  ultima  poesia,  scrive  il  Giordani,  ch'egli 
gridò  a  pie  del  Vesuvio,  nel  vespro  della  sua  dolorosa  e 
breve  giornata  ,.  In  questo  II.0  periodo  il  pessimismo  diviene 
,  ormai  affermazione  del  dolore  universale,  la  forma  è  squi- 
sitamente petrarchesca,  il  metro  della  canzone  si  fa  più  libero, 
sciolto  dagli  eccessivi  vincoli  del  metro  petrarchesco,  mal 
convenienti  al  vario  atteggiarsi  del  pensiero  poetico. 

Tra  questi  canti  occupano  principal  posto  quelli  che  s' in- 
titolano: Il  passero  solitario  [1818].  All'Italia  [1818],  Sopra 
il  Monumento  di  Dante  [1818].  Nelle  nozze  della  sorella 
Paolina  [1821],  Bruto  minore  [avanti  il  5  Dicembre  1828], 
A  Silvia  [1828],  Le  Ricordanze  [1829],  La  quiete  dopo  la 
tempesta  [1829],  Canto  notturno  d'un  pastore  errante  del- 
l'Asia [1829-1880],  Il  pensiero  dominante  [1831],  Amore  e 
morte  [1832],  Aspasia  [1884],  La  Ginestra. 

In  prosa: 

Opere  morali  (dialoghi,  trattati,  detti  memorabili)  in  numero 
di  25;  e  principali  fra  esse:  La  storia  del  genere  umano, 
Dialogo  della  Natura  e  d'un  islandese,  Il  Parini  ovvero 
della  Gloria,  Dialogo  d'un  venditore  d'almanacchi  e  di  un 
passeggiare,  Dialogo  di  Tristano  e  d'un  amico,  ecc. 

prose  varie,  fra  le  quali  Pensieri  letterari  e  filosofici 
pubblicati  postumi  dal  1898  al  1900,  di  su  un  manoscritto 
divenuto  per  decreto  reale  proprietà  della  maggior  biblio- 
teca di  Napoli; 

volgarizzaménti  molti  dal  greco;  un  abbondante  episto- 
lario, che  si  va  sempre  più  arricchendo. 

Le  traversie  della  vita,  le  malattie  e  la  pro- 
fonda, insanabile  tristezza  che  esse  dovevan 
di  necessità  generare,  furono  da  molti  giudicate, 
vivo  ancora  il  Leopardi,  la  causa  prima,  deter- 
minante ed  occasionale  ad  un  tempo,  di  quel 
desolato  atteggiarsi  del  suo  spirito  che  prende 
nome  di  pessimismo. 


176  //  moderno  rinnovamento. 

Ha  contribuito  forse  a  far  nascere  tale  ingiusta 
opinione  la  chiusa  del  Saggio  sugli  errori  po- 
polari degli  antichi,  scritta  verso  il  diciassette- 
simo anno,  e  nella  quale  il  L.  tesseva  l'apologia 
della  religione  cristiana,  affermando  che  non  é 
filosofo  chi  non  crede  in  essa,  e  ognuno  che  in 
essa  creda  è  perciò  solo  filosofo.  Parve  che  il  con 
trasto  fra  questi  pensieri  e  l'ateismo  profondo  ve- 
nuto di  poi  segnasse,  come  inizio  alla  filosofia 
pessimista  leopardiana,  quell'anno  malaugurato 
in  cui  il  giovinetto  usci  dagli  studi  portentosi  con 
la  schiena  curva,  i  muscoli  emaciati,  la  vista 
rovinata....  insomma  un  povero  gobbo  minac- 
ciato di  cecità,  oggetto  di  riso  e  di  compas- 
sione (1).  Ma  contro  siffatta  affermazione,  pro- 
testò già  sdegnosamente  il  L.  stesso,  attribuen- 
dola alla  «  vigliaccheria  degli  uomini,  che  hanno 
bisogno  d'esser  persuasi  del  merito  dell'esi- 
stenza, e  che  han  perciò  considerato  le  sue  opi- 
nioni filosofiche  come  il  risultato  delle  sue 
sofferenze  particolari  »  (2). 

La  critica    ha   avvalorato  questa  protesta  ;  e 
noi    riassumeremo   quanto   fu    già  dimostrato: 


(1)  Db  Roberto:  Leopardi,  Treves,  1898,  pp.  53-54. 

(2)  Lettera  in  francese  a  De  Siuner,  24  Maggio  1832.  Si  noti 
la  contraddizione  fra  queste  parole  e  quelle  di  una  lettera 
al  Giordani  (Epist.  voi.  I,  pag.  278)  dove  il  L.  consente  che 
il  suo  travaglio  deriva  più  dal  sentimento  dell'infelicità  sua 
particolare,  che  dalla  certezza  dell'infelicità  universale  e  ne- 
cessaria. Cfr.  a  questo  proposito  Graf:  Manzoni,  Foscolo  e 
Leopardi,  pag.  186,  187. 


Giacomo  Leopardi. 


dal  Patrizi  per  l'influenza  atavica  (1);  dal  Ri- 
delia  per  le  ingiuste  accuse  rivolte  al  carattere 
del  L.  da  Antonio  Ranieri,  colui  che  #li  era 
stato  cosi  fido  amico  (2)  ;  quanto  già  era  stato 
discusso  ed  assodato  dal  Caro  (3),  e  dal  Rod  (4); 
quanto  infine  dedussero  e  dimostrarono  il  De  Ro- 
berto, ed  il  Carducci  (5). 

Nato  da  una  stirpe  in  cui  era  ereditaria  la 
mania  misantropica,  rivelatasi  con  il  suicidio 
o  con  il  monacato,  in  cui  il  sangue  s'era  cor- 
rotto, e  la  fibra  indebolita  per  matrimoni  fre- 
quenti tra  consanguinei,  il  L.  aveva  nel  sangue 
i  germi  d'ambedue  le  sue  malattie:  la  fisica  e 
la  morale.  A  svolgere  i  germi  della  rachitide 
valsero  l'educazione  rigida,  la  mancanza  di  vita 
attiva,  di  sfogo  all'esuberanza  fìsica  caratteri- 
stica dei  fanciulli;  e  la  tendenza  particolare 
dello  spirito,  combinata  ancora  con  l'educazione 
rigida,  con  la  sovreccitabilità  del  sentimento 
amoroso,  con  le  condizioni  fìsiche,  si  svolse  in 
quell'atteggiati  del  L.  a  uno  sconforto  supremo. 
Anche  vi  contribuì  la  precocità  di  quella  mente, 
che  concepiva  é  componeva  una  tragedia  in 
3  atti  (Pompeo  in  Egitto)  a  11  anni  e  a  18  la 
traduzione  del  primo  libro  dell'Odissea  e  un  Say- 


(1)  Patrizi  :  Studio  psico-antropologico  su  G.  L.  e  la  sua  fa- 
miglia. 

(2)  Ridblla  :  Una  sventura  postuma  di  G.  L. 

(3)  E.  Caro:  Le  pessimisme  au  XIX  siede. 

(4)  E.  Rod:  Giacomo  Leopardi. 

(5)  G.    Carducci  :  Degli  spiriti  e  delle  forme  nella  poesia  di 
G.  L. 

Ferrari.  12 


178  11  moderno  rinnovamento. 

gio  sulla  fama  d'Orazio  presso  gli  antichi;  e  fi- 
nalmente v'ebbe  parte  l'anima  calda  d'amore, 
maturata  dalle  sofferenze  tanto  da  sentirsi  pros- 
sima alla  morte  ancor  diciottenne,  (V.  L'appres- 
samento della  morte),  aspirante  a  magnanime 
cose  tanto  da  scrivere:  «Oggi  finisco  il  vente- 
simo anno.  Misero  me;  che  ho  fatto?  Ancora 
nessun  fatto  grande.  Torpido  giaccio  fra  le  mura 
paterne  !  >. 

Ma  questo  sconforto  non  è  individuale  bensi  fi- 
losofico, non  è  la  conseguenza  solo  di  particolari 
disagi  fisici,  al  cessar  dei  quali  cesserebbe  an- 
ch'esso, non  è  soggettivo  e  tendente  al  suicidio, 
come  nel  Werther  del  Goethe,  nell'Ortis  del 
Foscolo,  nel  Figlio  del  Secolo  di  A.  de  Musset. 
Il  pessimismo  leopardiano  é  invece  oggettivo,  è 
un'aspirazione  ansiosa  all'annullamento  del  pen- 
siero, in  quanto  questo  è  fonte  del  Weltsehmerz, 
del  dolore  mondiale,  che  regna  in  tutti  i  gradi, 
in  tutte  le  regioni  dell'  essere,  che  accomuna 
tutta  l'umanità  nella  legge  del  dolore,  e  al  ge- 
nio consente  una  sola  superiorità  :  vedere  di- 
stintamente ciò  di  cui  la  folla  ha  una  confusa 
percezione. 

L'equivoco  in  cui  il  mondo  è  caduto  a  pro- 
posito del  L.  fu  risultato  d'un  error  di  logica  ; 
il  mondo  avrebbe  dovuto  dire  che  se  il  L.  fosse 
stato  sano,  non  sarebbe  probabilmente  stato 
pessimista,  perchè  avrebbe  potuto  veramente 
vivere,  amare,  lottare,  vincere;  il  mondo  ha 
detto  invece:  il  L.  fu  pessimista  perché  fu  mal- 
sano. 


Giacomo  Leopardi.  179 

No;  il  germe  del  pessimismo  era  già  in  lui; 
lo  stato  fisico  ha  creato  solo  le  condizioni  favo- 
revoli al  suo  svolgersi  e  vigoreggiare,  sicché 
esso  fu,  per  usar  la  frase  del  Patrizi,  V inevitabile 
riverbero  delle  condizioni  organiche  sul  colore 
della  filosofia  (1). 

Riassumiamo  in  breve  a  quali  affermazioni 
giunge  il  pessimismo  leopardiano,  e  per  qual 
via.  Il  primo  sentimento  manifestatosi  nell'anima 
del  poeta-filosofo,  sensibile  e  immaginoso,  so- 
vreccitabile al  massimo  grado  fu  l'amore:  un 
amore  appassionato,  intenso.  Ma  esso  non  ot- 
tenne ricambio;  e  il  L.  immaginò  allora  l'esi- 
stenza in  noi  d'un  ideale  di  bellezza,  inconsegui- 
bile, illusorio  che  fa  dell'amore  un'illusione,  più 
delle  altre  angosciosa,  perchè  l'ideale  è  più 
d'ogni  altro  desiderato;  si  che  al  sopravvenir 
della  delusione  inevitabile  non  resta  che  un  solo 
pensiero,  un  solo  desiderio:  morire.  Ecco  il  sen- 
timento ispiratore  di  Aspasia  e  del  Pensiero  do- 
minante, di  Conealvo  e  di  Amore  e  Morte. 

Segue  tosto  l'affermazione  che  tutto  al  mondo 
è  illusione;  invero  che  altro  si  potrebbe  deside- 
rare, che  altro  potrebbe  dar  pregio  alla  vita  ?  La 
scienza  ?  È  illusione  ;  essa  avvicina  l'uomo  a  poco 
a  poco  alla  chiara  visione  della  sua  inferiorità  di 
fronte  alla  natura,  della  imprescrutibilità  del  mi- 
stero ultimo,  della  ragione  prima  delle  cose  ;  lo 
avvicina  dunque  al  momento  in  cui  la  sua  cu- 


(1)  Patrizi-:  op.  cit,  cnp.  I. 


180  11  moderno  rinnovamento. 

riosità  sia  dimostrata  insoddisfacibile,  onde  al- 
l' infelicità. 

Tale  il  succo  del  Canto  d'un  pastore  errante 
dell'Asia  e  di  parte  della  Ginestra;  tale  la  de- 
solata morale  del  Dialogo  della  Natura  e  di  un 
Islandese. 

La  gloria  può  forse  meglio  abbellire  la  vita, 
temperarne  le  amarezze?  Rispondono  le  Ricor- 
danze, risponde  il  trattato  :  //  Par  ini  ovàero 
della  Gloria,  e  par  di  sentirvi  l'eco  dei  versi 
danteschi  : 

■  Che  fama  avrai  tu  più,  se  vecchia  scindi 
Da  te  la  carne,  che  se  fossi  morto 
Innanzi  che  lasciassi  il  pappo  e  il  dindi  „, 

se  fatalmente,  ineluttabilmente,  cosi  nella  vita 
febbrile  delle  grandi  città  come  in  quella  gretta, 
meschina,  invida  dei  piccoli  borghi,  la  tua  su- 
periorità intellettuale  rimarrà  oscura  o  disco- 
nosciuta ? 
Né  meglio  varrà  l'amor  della  patria. 

«  Stolta  virtù,  le  cave  nebbie  e  i  campi 
DeU'inquiete  larve 

So u  le  tue  scole,  e  ti  si  volge  a  tergo 
Il  pentimento  !  , 

Cosi  la  definisce  Bruto  Minore  ;  e  nei  Para- 
lipomeni alla  Batracomiomachia  scende  duro  e 
triste  il  sarcasmo  sull'illusione  patriottica  che 
aveva  fatto  battere  per  un  istante  il  cuore  del 
poeta;  nel  Monumento  a  Dante,  nelle  Nozze 
della  sorella  Paolina,  nella  Canzone  alVItalia 
è  raffievolirsi,  il  dileguarsi  d'ogni    speranza  di 


Giacomo  Leopardi.  181 

redenzione  per  la  patria,  alla  quale  resta  ormai 
solo  la  triste  alternativa  di  sceglier  miseri  figli, 
meglio  che  codardi. 

Che  rimane  dunque  ?  La  verità  è  funesto  dono 
e  dev'esser  accuratamente  nascosta  air  uomo, 
perché  distrugge  ogni  illusione;  il  progresso  è 
chimera;  il  pensiero  é  tormento;  l'uomo  é  ne- 
mico all'uomo;  nemici  a  lui  gli  elementi,  ne- 
mico il  suo  corpo  frale,  e  «  il  corpo  è  l'uomo  > 
dice  Tristano,  che  <  tuttociò  che  fa  nobile  e  viva 
la  vita  dipende  dal  vigore  del  corpo,  e  senza 
quello  non  ha  luogo  ». 

A  che  dunque  la  vita  ?  Qui  appare  Y  altro 
aspetto  della  sincerità  filosofica  del  L.  ;  egli 
non  sa  dare  una  teorica,  risolutiva  risposta 
al  problema  ultimo,  e  lo  confessa  candida- 
mente. Quando  Ruysch  chiede  alle  sue  mum- 
mie :  «  Dite:  come  conosceste  d'esser  morti?  > 
nessuno  risponde;  è  finito  il  quarto  d'ora  du- 
rante il  quale  i  morti  potevano  parlare  ;  quando 
l'Islandese  chiede  alla  Natura  :  «  A  chi  piace  o 
a  chi  giova  cotesta  vita  infelicissima  dell'uni- 
verso, conservata  con  danno  e  con  morte  di  tutte 
le  cose  che  lo  compongono  ?  »  due  leoni  divo- 
rano l' Islandese,  e  la  domanda  rimane  senza 
risposta. 

All'anima  siffattamente  angosciata  rimarreb- 
bero soli  i  conforti  della  fede;  ma  dal  giorno 
in  cui  l'anima  del  L.  s'è  destata  al  pessimismo, 
l'idea  di  Dio  non  ha  cessato  per  lui  di  esistere, 
ha  cessato  d'essere  mai  esistita  ;  il  nome  di  Dio 
non  ritorna  nelle  liriche  o  nelle  prose   leopar- 


182  //  moderno  rinnovamento. 

diane,  nemmeno  per  imprecarlo;  Dio  non  è, 
non  fu,  non  sarà;  é  un  nome  vano,  senza  sog- 
getto (1). 

Cosi  l'uomo  si  riduce  all'immagine  d'un  «  vec- 
chierel  bianco,  infermo  *  che  «  corre,  via  corre, 
anela  »  lasciando#brandelli  di  carne  ai  roveti 
della  via,  cadendo,  rialzandosi,  ricadendo 

•  Lacero,  sanguinoso,  infin  ch'arriva 
Colà  dove  la  via 

E  dove  il  tanto  affaticar  fu  volto  : 
Abisso  orrido,  immenso, 
Ov'ei  precipitando  il  tutto  oblia  „, 

la  morie,  la  sola,  la  degna  conclusione  all'infi- 
nita vanità  del  tutto. 

Il  L.  arriva  ancora  più  in  là,  come  giusta- 
mente osserva  il  De  Roberto  ;«  credere  alla 
morte,  al  nulla,  é  ancora  avere  una  specie  di 
fede.  L'orrore  sembra  massimo;  eppure  ce  n*  è 
uno  ancor  più  grande.  Tanto  desiderio  della 
morte  cela  ancora  l'amarezza  dei  disinganni, 
misura  ancora  la  forza  delle  speranze,  sia  pure 
perdute.  Il  vero  segno  che  l'amore  è  finito,  non 
è  odiare  l'oggetto  un  tempo  caro  o  l'amarne 
un  altro,  é  l'indifferenza.  A  questa  indifferenza 
per  la  morte  e  per  la  vita,  Giacomo  Leopardi 
arriverà  con  l'ironia  (2)  ». 


(1)  Anche  là  dove  par  accennato  Dio  nel  "  brutto  poter 
che  ascoso  a  comun  danno  impera  „  nulla  vieta  che  s'in- 
tendano riassunti  invece  i  caratteri  della  Natura,  di  cui  si 
ha  la  corrispondente  specificazione,  sparsamente  nei  canti, 
e  più  ordinata  e  completa  nel  Dialogo  fra  un  Islandese  e  la 
Natura. 

(2)  De  Roberto  :  op.  cit.,  pag.  271. 


Giacomo  Leopardi.  183 

È  proprio  il  tetro  quadro  che  della  vita  dà 
Schopenhauer,  il  maestro  del  pessimismo  tede- 
sco :  €  La  vita  è  una  caccia  incessante,  in  cui, 
ora  cacciatori,  ora  cacciati,  gli  esseri  si  dispu- 
tano i  brandelli  di  un  orribile  pasto;  una  guerra 
di  tutti  contro  tutti;  una  specie  di  storia  natu- 
rale del  dolore  che  si  riassume  cosi  :  volere 
senza  cagione,  sempre  lottare,  poi  morire,  e 
cosi  di  seguito  \nei  secoli  dei  secoli,  fino  a  che 
la  crosta  del  nostro  pianeta  si  sbricioli  in  pic- 
cole scheggie  ». 

Tale  il  pessimismo  del  L.,  chi  non  voglia 
tener  conto  delle  contraddizioni  pur  non  infre- 
quenti nelle  quali  egli  cadde,  seguendo  gli  on- 
deggiamenti della  sua  anima,  più  che  i  principi 
della  scienza  rigida  e  sconsolata  (1). 

Portato  a  queste  illazioni,  che  gli  son  natu- 
rali del  resto,  il  pessimismo  non  è  più  una 
dottrina,  è  una  malattia  del  cervello;  e  se  l'o- 
pera del  L.  si  fosse  limitata  a  dettare  siffatti 
principi,  essa  sarebbe  stata  esiziale,  né  avrebbe 
valso  la  fama  al  suo  Autore. 

Ma  è  in  ognuno  quasi  di  noi  l' istintiva  co- 
scienza delle  esagerazioni,  della  falsa  e  unila- 
terale visione  della  vita  che  si  ha  in  quelle 
liriche  e  in  quelle  prose,  e  spontaneo  è  quindi 
il  ripudio  di  quelle  dottrine  ;  anche  là  dove  ciò 
non  avviene,  la  discussione  filosofica,  la  critica 


(1)  A  proposito  di  queste  contraddizioni  cfr.  Graf:  op. 
cit.  :  Della  psiche  di  G.  L.  pessim  ;  Carducci  :  op.  cit ,  pagg. 
117  e  120. 


184  II  moderno  rinnovamento. 

rivelano,  senza  grande  sforzo,  1'  artificialità,  la 
fragilità  di  quell'edificio  di  disperazione. 

Per  tal  modo  quella  lirica,  quelle  prose,  rese 
filosoficamente  innocue,  invece  di  allontanarci 
dalla  vita,  ci  avvincono  ad  essa  con  tutto  il 
fascino  di  un'arte  potente,  meravigliosa. 

Neghiamo  il  nostro  consenso  al  filosofo,  ma 
lo  diamo  intero  all'artista. 

In  arte  il  L.  fu  classico.  Intendiamo  però 
il  particolare  aspetto  del  suo  classicismo,  che 
non  é  quello  dei  classicisti  del  finir  del  secolo 
scorso  ;  quello  del  Leopardi  non  è  umanesimo,  é 
rinascimento;  non  è  formale  riproduzione  del- 
l'arte ridotta  ad  artificio,  è  penetrazione  e  assi- 
milazione del  modo  di  essere  deir  anima  clas- 
sica in  sé  e  nelle  relazioni  sue  col  mondo  esterno, 
onde  nasce  l'arte;  non  è  scimmieggiare, è  creare 
al  medesimo  modo.  Tanto  è  ciò  vero  che  ognuno 
consente  nel  riconoscere  in  siffatto  classicismo 
atteggiamenti  e  accenni  romantici,  e  il  Graf 
non  esita  ad  affermare,  dimostrando,  che  «se 
non  fu  un  romantico,  il  L.  ebbe  in  sé  del  ro- 
mantico assai  più  di  quanto  potesse  egli  im- 
maginare, assai  più  di  quanto  fu  giudicato  da 
altri»  (1);  persino  il  Carducci  —  pur  classico 
nell'anima,  ma  classico  al  vero  modo  —  è  con- 
dotto dallo  squisito  senso  e  dalla  sincerità  della 
sua  critica  a  riconoscere  in  più  luoghi  l'alito 
nuovo  che  spira  traverso  la  poesia  leopardiana, 
che  è  «gran  pare  e  forza  del   rinnovato   stile 

(1)  Graf:  op.  cil.   p.  317.  Cfr.  tutto  il  capitolo. 


Giacomo  Leopardi.  185 

della  poesia  nel  Risorgimento»  (1).  Il  L.  fu 
dunque  un  classico;  mosse  i  primi  passi  e  pur 
smisurati,  tra  riverberi  greci,  latini  e  petrar- 
cheschi, e  per  questa  via  andò  verso  quel  che 
il  Carducci  chiamò  classicismo  eclettico  delle 
odi-canzoni,  imitando  delle  odi  d'Orazio  la  lingua 
poetica  e  le  giunture  dello  stile  e  la  maniera 
degli  episodi,  della  lirica  del  Petrarca  la  can- 
didezza e  la  semplicità,  del  Chiabrera  ammirando 
il  sublime  rapido  e  pindarico.  Ma  il  L.  fu  presto, 
per  usar  la  parola  carducciana,  autonomo;  fu 
lui,  lui  solo,  col  suo  grande  ingegno  e  col  do- 
lore suo;  solo  a  mostrare  una  nuova  forma  e 
una  nuova  forza  della  lingua  e  della  poesia 
nostra.  Limpido  nell'espressione,  profondo  e  tutto 
personale  nel  pensiero,  caldo,  fin  contro  il  suo 
pessimismo,  nel  sentimento,  che  lo  trascina  agli 
entusiasmi  della  prima  parte  della  Canzone  al- 
l'Italia per  l'amor  patrio,  al  grido 

* Lice,  ah  lice  in  terra 

Provar  felicità  :  non  è  già  fola  , 

del  Consalvo,  agli  estasiati  versi  del  Pensiero 
dominante,  il  L.  rimane  il  vero,  il  solo  poeta 
di  quel  periodo  dell'anima  italiana.  Né,  finché 
duri  senso  d'arte,  gusto  di  armonica  poesia, 
pietà  per  le  sventure  vere,  simpatia  per  gli  af- 
fetti profondi,  cesserà  di  vibrare  il  nostro  cuore 
unisono  con  quello  del  cantore  di  Aspasia,  delle 
Ricordanze,  di  Amore  e  Morte,  della    Ginestra 


(1)  Carducci:  op.  cit.,  p.  79.  Cfr.  pp  83-84,  102,  105, 107,113. 


186  //  moderno  rinnovamento, 

che  segna  il  culmine  della  poesia  leopardiana. 

Pur  chiara,  efficace,  scolpita  è  là  prosa  del 
L.  ;  meravigliosa  opera  di  cesello  talvolta  nel 
dar  risalto  alle  più  tenui  sfumature  del  pen- 
siero, talvolta  netta,  incisiva,  rapida  ;  sempre 
purissima,  disinvolta  senza  esser  mai  volgare, 
rapida  senz'esser  sommaria,  curata  senza  lec- 
cature o  affettazioni.  La  prosa  del  L.,  special- 
mente nei  Pensieri  letterari  e  filosofici,  di  cui 
ancora  continua  la  pubblicazione,  e  de1  quali 
è  ammirabile  la  varietà  e  la  sincerità,  ne  rivela 
inoltre  la  profonda  cultura,  la  novità,  perso- 
nalità, sicurezza  del  giudizio,  l'agilità  del  ra- 
ziocinio, anche  quando  non  convince,  e  presta 
il  fianco  alla  discussione,  alla  confutazione. 

Tale  si  svolse  l'opera  di  questo  grande  e 
sventurato  solitario,  cui  tanto  deve  la  moderna 
letteratura  italiana  ;  che  le  sue  vestigia  si  ri- 
scontrano costanti,  in  ognuno  che  volle  dopo  di 
lui  levarsi,  nelle  lettere,  fuor  del  comune. 


CAPITOLO  III. 

La  patria  nella  letteratura, 

[1830-1870]. 

§  I. 
1  primi  manzoniani  nell'alta  Italia. 

Silvio  Pellico.  —  Il  Berchet  poeta  patriottico.  —  S.  Biava.  — 
A.  Brofferio.  —  P.  Giannone.  —  T.  Grossi.  —  G.  Torli. 
—  L.  Tedaldi-Fores.  —  L.  Carrór. 

Il  Romanticismo  da  un  lato,  il  Leopardi  dal- 
l'altro schiudevano  cosi  nuovi  orizzonti  all'arie 
nostra  appunto  quando  si  destava  a  nuova  vita 
il  popolo  italiano:  nel  1815  il  Manzoni  faceva 
dell'unità  la  condizione  della  libertà  italiana  ; 
nel  1816  il  Berchet  dettava  la  Lettera  semiseria; 
del  1817  è  la  proclamazione  dell'  unità  politica 
della  lingua  per  opera  del  Perticari  ;  nel  1818  il 
Perticari  stesso  proponeva  l'istituzione  di  una 
cattedra  di  letteratura  italiana  nell'Università 
di  Roma  ;  nel  1818  il  Leopardi  scriveva  la  Can- 
zone alVItalia.  Finalmente  nel  1818  sorgeva  il 
Conciliatore,  fondato  e  redatto  dal  Conte  Porro 
Lambertenghi  e  da  quegli  altri  valenti  che  sa- 
rebbero stati   le  principali  vittime  del    primo 


188  II  moderno  rinnovamento. 

processo  politico  istruito  dall'Austria  ;  erano  fra 
essi  un  grande  pensatore:  Gian  Domenico  Ro- 
magnosi  ;  (1)  una  mite  e  gentilissima  anima  :  Sil- 
vio Pellico;  un  infocato  poeta  romantico:  il 
Berchet  (2). 

Silvio  Pellico,  dal  Piemonte,  d'ov'era  nato  [Saluzzo,  1789], 
passò  ventenne  a  Milano  con  la  famiglia,  e  quivi  si  strinse 
d'amicizia  col  Monti,  col  Foscolo,  col  Romagnosi,  col  Manzoni  ; 
qui  fa  maestro  e  precettore,  e  compilò  il  Conciliatore;  ar- 
restato nel  '20  come  Carbonaro,  e  condannato  a  morte,  ebbe 
la  pena  commutata,  e  con  lai  Pietro  Maroncelli,  in  quella 
del  carcere  darò,  che  scontò  allo  Spielberg  per  otto  anni.  Fu 
graziato  nel  '80,  dopo  aver  patito  ineffabili  torture.  Tornò 
allora  a  Torino,  e  là  trascorse  il  resto  della  sua  vita,  là 
morì  nel  gennaio  del  1854.  Disturbi  fisici  numerosi  —  con- 
seguenza dei  patimenti  del  carcere  —  gli  avevano  infranta 
la  fibra  fisica  cosi  come  prostrato  lo  spirito,  alienandolo  dalle 
cure  politiche  come  da  tutte  quell'altre  che  importassero  ec- 
cessivo lavoro  intellettuale,  e  avevano  rivolto  il  suo  mite 
animo  più  fervidamente  a  quella  religione  che  gli  avea  porti 
i  sommi,  i  soli  veri  conforti,  nei  lunghi  tormenti  del  carcere. 
Lasciò  : 
in  poesia. 

liriche  e  cantiche  o  novelle  poetiche; 

dodici  tragedie,  di  cui  principale  e  più  popolare  la  Fran- 
cesca da  Rimini  [1814], 

in  prosa: 

l' Epistolario  ; 

I  doveri  degli  uomini,  raccolta  di  precetti  e  d'esempi 
che  insegnano  ad  un  giovine  la  filosofia  della  bontà  e  del- 
l'amore del  prossimo.  : 


(1)  V.  p.  132. 

(2)  V.  p.  149  c  segg, 


I  primi  manzoniani  nell'alta  Italia.     189 

Le  mie  prigioni  [1882],  racconto  delle  vicende  sue  dal- 
l'arresto al  ritorno  in  patria. 

Silvio  Pellico,  prima  classico  per  l'amicizia 
e  l'esempio  del  Monti,  poi  romantico  per  incli- 
nazione e  per  nuove  relazioni  contratte,  non  fu 
grande  poeta  ;  le  sue  Cantiche,  d'argomento  me- 
dioevale, d'ispirazione  delicata  e  gentile,  son 
tuttavia  dimesse  sino  alla  fiacchezza,  e  spesso 
neglette.  Nella  tragedia,  uguale  alle  cantiche  per 
scelta  di  argomenti,  per  delicatezza  d'ispirazione 
e  per  iscarsa  vigoria  di  forma,  non  lasciò  trac- 
cia durevole  fuorché  con  la  Francesca  da  Ri- 
mini (1),  che  però  andò  debitrice  della  sua  po- 
polarità più  al  lievito  patriottico  che  alla  po- 
tenza dell'arte.  L'Epistolario  ha  valore  biografico 
soltanto;  i  Doveri  degli  uomini  non  hanno  né 
per  contenenza  né  per  forma,  speciali  pregi.  Si 
che  del  Pellico  si  può  dire  che  egli  deve  la  sua 
fama  di  letterato  all'opera  sua  in  cui  pose  mi- 
nor preoccupazione  letteraria,  come  ad  essa  va 
legata  indissolubilmente  la  sua  fama  di  patriota. 

<  Anche  quel  gesuita  di  Pellico  ha  voluto  fare 
la  sua  vendetta  !  >  dicono  esclamasse  l'impera- 
tore Francesco,  lette  Le  mie  prigioni.  Invero 
questo  libro,  nel  quale  il  Pellico  narrava  con 
semplicità  artistica  di  forma,  con  lingua  e  stile 
puro,  se  ne  togli  poche  mende  di  affettazione 
grammaticale  e   sintattica,  senza   alcun  appa- 


(1)  Forse  la  Gisnwnda  dì  Mendrisio,  meglio  studiata,  po- 
trebbe avere  valore  come  una  pagina  di  autobiografìa  psi- 
cologica. 


190  11  moderno  rinnovamento. 

rente  intento  politico,  ciò  che  aveva  sofferto  e 
veduto  soffrire  nel  carcere  duro,  oltre  meritare 
un  posto  tra  le  migliori  scritture  in  prosa  della 
prima  metà  del  nostro  secolo,  molto  presso  ai 
Promessi  Sposi,  deve  anche  essere  annoverato 
tra  le  più  diffuse  opere  ispiratrici  d'odio  allo 
straniero,  d'amore  alla  patria,  appunto  per  la 
sublimità  eroica  di  rassegnazione  che  spira  da 
quelle  pagine.  Nessuna  parola  di  lamento,  nes- 
suna imprecazione,  nessun  calore  d'artificio 
rettorico  avrebbe  potuto  dare  a  quell'opera  l'ef- 
ficacia che  le  venne  da  quella  piana,  mite,  ras- 
segnata, ma  evidentemente  sincera  narrazione 
degli  avvenimenti,  tanta  è  la  forza  di  simpatia 
che  hanno  in  sé  i  dolori  e  le  sofferenze  vere  e 
sentite. 

Appunto  nell'anno  che  il  Pellico  s'avviava  ai 
lunghi  supplizi  del  carcere,  usciva  alle  stampe 
il  primo  grido  poetico  della  rivoluzione  italiana: 
1  profughi  di  Parga,  poemetto  polimetro  d' un 
esule,  Giovanni  Berchet.  Narrava  esso  i  tor- 
menti e  la  disperazione  d'un  parganiotto,  co- 
stretto ad  abbandonar  con  la  famiglia  la  città 
natale,  quando  questa,  con  basso  mercato,  era 
stata  ceduta  dagli  Inglesi  ai  Turchi  [1819];  e 
quella  esaltata  novella,  di  cui,  in  altre  circo- 
stanze e  sotto  il  semplice  aspetto  letterario, 
giustamente  sarebbe  sembrata  talor  soverchia 
la  concitazione  del  metro  e  delle  frasi,  eser- 
citò invece  allora  un  fascino  indicibile  sugli 
spiriti,  e  fu  popolare  e  famosa,  perchè  gli  ita- 
liani videro  rispecchiarsi  nei   lamenti,  nei  do- 


I  primi  manzoniani  nell'alta  Italia.     191 

lori,  nelle  imprecazioni  dell'  uom  di  Parga,  i 
loro  dolori,  i  loro  lamenti,  le  loro  imprecazioni. 
Ai  Profughi  di  Parga  tenner  dietro  altre  bal- 
late e  romanze  popolarissime  del  Berchet,  nelle 
quali,  e  in  ispecie  nel  gruppo  che  s'intitola 
Fantasie,  sempre  più  aperti  ed  efficaci  furono 
gli  accenni  al  sentimento  patrio  e  alle  nobili 
aspirazioni  che  animavano  il  poeta  e  i  suoi 
contemporanei  ;  e  la  serie  gloriosa  si  chiude 
nel  '31  con  YOde  in  decasillabi  per  le  rivolu- 
zioni di  Modena  e  Bologna,  non  ricca  di  pregi 
letterari,  ma  squillante  come  tromba  di  guerra 
e  di  redenzione,  nel  suo  ritornello  che  ancora 
echeggiò  sui  campi  di  battaglia  del  '48  e  del  '49, 

"  Su  Italia,  su  in  armi!  Venuto  è  il  tuo  di! 
Dei  re  congiurati  la  tresca  fini  !  „  ; 

ma  fatidica  nell'invocazione  al  vessillo  italico: 

•  Il  verde  la  speme  tant'anni  pasciuta; 

II  rosso  la  gioia  d'averla  compiuta; 
Il  bianco  la  fede  fraterna  d'amor.  , 

Fama  molto  minore  del  Berchet  e,  ingiustamente,  anche  di 
,  altri  pure  a  lui  inferiori,  ebbe  Samuele  Biava  [1806-1870] 
che  nelle  sue  Melodie  Uriche  seppe  contemperare,  imitando 
il  Berchet,  il  gusto  romantico,  un  fine  senso  d'arte,  un  alto 
sentimento  civile  e  patriottico;  chiuse  egli  nell'oscurità  la 
sua  vita,  forse  per  avere  negli  anni  tardi  abbandonato  il  ge- 
nere cui  era  debitore  della  sua  rinomanza  e  dedicata  tutta 
la  sua  attività  poetica  alla  religione,  prima  colorendone  le 
leggende,  poi  componendo  e  traducendo  canti  ecclesiastici. 

Più  fortunato  del  Berchet  che,  morendo  nel'51, 
dovè  temere  lungamente  ritardato  il   trionfo  di 


192  11  moderno  rinnooamento. 

quella  causa  italiana,  a  cui  aveva  dedicata  tutta 
la  sua  vita,  fu  un  suo  compagno  nel  Parla- 
mento subalpino,  Angelo  Brofferio. 

Nacque  nel  1802  presso  Alessandria,  morì  a  Locamo  nel 
1866.  Fu  criminalista  e  avvocato  eloquente,  condannato  nel  '80 
e  nel  '46,  deputato  nel  '48,  avversario  del  Conte  di  Cavour, 
bibliotecario  di  Vittorio  Emanuele. 

Il  Brofferio  fu  autore  di  drammi,  di  tragedie, 
di  commedie,  oggi  scadute  dalla  memoria,  e  di 
due  interessanti  opere  politiche  e  storiche:  / 
miei  tempi,  e  La  storia  del  Parlamento  e  del 
Piemonte  ;  nelle  commedie  abbondano  le  corag- 
giose allusioni  che  il  pubblico  coglieva  a  volo; 
ma  il  Brofferio  non  fu  poeta  per  esse,  come  non 
fu  né  prosatore  né  storico  di  vaglia  per  i  venti 
volumetti  delle  sue  memorie,  (/  miei  tempi),  dove 
si  rivelò  caldo  uomo  di  parte,  e  si  lasciò  tra- 
scinare a  polemiche,  a  personalità,  a  invettive 
violente. 

Certo  egli  ha  meglio  affidato  il  suo  nome  alle 
liriche  dialettali  piemontesi,  con  le  quali  ac- 
compagnò tutta  l'opera  della  redenzione  italiana, 
dai  suoi  primi  moti,  che  cantò  nel  marzo  der31 
con  :  LI  pooer  esilia,  al  primo  atto  fiero  di  Carlo 
Alberto  contro  l'Austria,  esaltato  nel  La  Stella 
dal  Plemount  ;  dal  La  Plemontelsa,  eansson 
d'  guera  dal  1859,  al  fatidico  inno  di  guerra 
del  '66  : 

*  Delle  spade  al  fiero  lampo 
Troni  e  popoli  son  desti  „. 

Il  merito  poetico  del  Brofferio  fu  di  molto  in- 


/  primi  manzoniani  nell'alta  Italia.      193 

feriore  a  quello  del  Berchet;  che  nel  poeta  pie 
montese  alla  spontaneità  ed  al  calore  del  sen- 
timento poetico  non  si  accoppiò  la  originalità 
artistica;  fu  egli  spesso  pedissequo  imitatore 
del  Bèranger,  il  popolarissimo  poeta  francese; 
nell'uso  del  dialetto  suo  mancò  spesso  di  natu- 
ralezza, forzandolo  a  penosi  contorcimenti  let- 
terari; in  generale  fu  scarso  di  fantasia,  e  di 
accensione  lirica,  e  nella  satira  politica  ebbe  ve- 
dute limitate  e  fu  spesso  personale. 

Vissuto  più  a  lungo,  ma  meno  avventurato  del  Brofferio,  e 
più  vicino  per  l'indole  sua  poetica  e  in  parte  per  le  vicende 
della  sua  vita  al  Berchet,  fu  Pietro  Giannone  [1790-1873], 
carbonaro,  due  volte  imprigionato,  poi  esiliato  dal  duca  di 
Modena,  negli  Stati  del  quale  aveva  avuto  la  nascita.  Egli 
risente  l'influsso  del  Rossetti  e  del  Bestini,  pui?  rimanendo 
inferiore  ad  essi  nella  lirica  estemporanea  ;  cantò  anch'egli, 
come  il  Berchet,  gli  strazi  dell'esilio^  in  un  poema  polirne tro, 
di  quindici  canti,  V Esule,  che  ebbe  larghe  lodi  dal   Mazzini. 

I  romantici  puri,  cui  il  sentimento  patriottico 
non  arricchì  la  vena,  costituiscono  un  gruppo  più 
numeroso  ma  di  minor  valore.  Esso  si  raduna 
sotto  la  grande  ombra  del  Manzoni,  che,  come 
tutti  i  grandi,  si  trascinò  dietro  molti  spiriti  co- 
muni, i  quali  credettero  poterne  emular  la  glo- 
ria, sol  perchè  si  posero  per  Tuna  o  l'altra  delle 
vie  da  lui  segnate.  Corifeo  di  questi  imitatori  fu 
Tommaso  Grossi  [1791-1853],  amico  del  Manzoni, 
del  Berchet,  del  Porta,  di  cui  è  forse  il  migliore 
seguace  e  fu  collaboratore  nella  poesia  dialet- 
tale, come  del  Manzoni  e  del  Berchet  fu  fervido 
settatore  nelle  dottrine  romantiche. 

Fkrrari.  13 


194  II  moderno  rinnovamento. 

Il  Grossi  accennò  alla  poesia  dialettale  e  pa- 
triottica col  suo  primo  componimento:  La  Pri- 
neide,  una  satira  politica  in  sesta  rima,  in  cui 
il  ministro  Prina,  che  fu  massacrato  dal  popolo 
lombardo,  appare  in  sogno  al  poeta  e  con  lui 
si  ferma  a  parlare  con  satira  mite  e  bonaria 
dell'ordinamento  politico  di  Lombardia.  «  Badi 
di  non  far  più  simili  sogni!»,  disse  il  Commis- 
sario austriaco  al  Grossi,  quand'egli  si  rivelò 
autore  di  questa  satira ,  per  iscagionarne  il 
Porta  ;  e  il  Grossi,  forse  vinto  dairinsolila  cle- 
menza, non  sognò  più!  Pianse  in  uno  de*  suoi 
più  ispirati  componimenti  la  morte  di  Carlo 
Porta,  coltivò,  sulle  traccie  del  Berchet.  la  no- 
vella romantica,  componendo  in  dialetto  la  Fug- 
gitiva, volta  poi  in  italiano,  e  scrivendo  in  lingua 
letteraria:  lldegonda  e  Ulrico  e  Lida.  Egli  fu 
tenero  e  poderoso  .ne*  suoi  versi,  come  lo  de- 
fini il  Manzoni,  ma  esagerò  il  sentimentalismo, 
messo  allora  in  voga,  sino  al  patetico  ed  al  la- 
crimoso. Dal  '21  al  '26  il  Grossi  attese  al  poema 
romantico  in  quindici  canti:  1  Lombardi  alla 
prima  crociata,  che  parve  rifare,  romanticiz- 
zandola,  la  Gerusalemme. 

Come  le  altre  opere  del  Grossi,  cosi  anche  il 
suo  poema  ebbe,  per  favorevole  disposizione  del 
pubblico  verso  il  romanticismo  e  per  la  prote- 
zione del  Manzoni,  larga  voga  al  tempo  della  sua 
pubblicazione,  e  suscitò  vivace  polemica;  oggi  è 
caduto  giustamente  nell'oblio,  soprattutto  per  la 
mancanza  di  ogni  epica  grandiosità  e  magni- 
loquenza. Cosi  ebbe  gran  seguito,  ed  oggi  da  ben 


/  primi  manzoniani  nelValta  Italia.     195 

pochi  è  letto,  il  Marco  Visconti,  romanzo  dedi- 
cato dal  Grossi  al  Manzoni;  esso  avrebbe  dovuto 
essere  storico  e  non  lo  fu,  tranne  nel  nome 
di  molti  de'  suoi  personaggi;  piacque  per  una 
certa  novità  d'intreccio  medioevale,  per  la  bel- 
lezza di  taluni  episodi,  per  l'eleganza  letteraria, 
la  ricca  e  morbida  lingua,  lo  stile  limpido  ed 
efficace. 

Prettamente  letterario  e  transitorio  fu  il  plauso  che  circondò 
il  nome  di  Bartolomeo  Bestini  [1792-1822],  poeta  estem- 
poraneo; l'opera  sua  più  importante  fu  una  novella  roman- 
tica in  tre  canti  ed  in  ottava  rima,  intessuta  sul  noto  episo- 
dio di  Pia  de'  Tolomei.  Dolce  nel  versi,  patetica  ne'  senti- 
menti, in  talune  descrizioni  felice,  essa  fu  però  opera  priva 
di  vita  originale,  e  perciò  destinata  all'oblìo,  che  già  l'ha 
avvolta. 

Attaccato,  come  il  Grossi,  alla  fama  del  Manzoni,  e  da  lui 
irradiato  di  luce  immeritata  fu  Giovanni  Torti,  [1774-1852J, 
poeta  lirico  di  non  grande  levatura  che,  prima  avviato  al 
classicismo  dall'amicizia  e  dall'esempio  del  Monti  e  del  Fo- 
scolo, poi  si  volse  con  ardore  alle  dottrine  romantiche  pro- 
pugnate dal  Manzoni.  Ma  né  le  sue  Epistole  né  le  Novelle 
romantiche,  né  il  carme  Dei  Sepolcri  di  Ugo  Foscolo  e  di 
Ippolito  Pindemonte,  né  l'accenno  a  sentimenti  nazionali 
nell'Abiura  in  Soma,  dov'egli  ricordava  le  commosse  spe- 
ranze italiche  destate  dai  primi  atti  di  Pio  IX  dopo  il  suo 
avvento  al  pontificato,  gli  avrebber  dato  quella  notorietà  che 
il  Manzoni  gli  attribuì  con  un  motto  cortese  più  che  meritato, 
dicendo  i  suoi  versi  pochi  ma  valenti. 

Del  Torti  ebbe  minore  la  fama,  ma  pari  il  merito  e  l'ar- 
dore con  cui  sostenne  le  dottrine  romantiche,  il  cremonese 
L.  Carlo  Tedaldi-Fores  [1793-1829],  che  nella  sua  breve 
vita  fu  prima  anch'egli  classico  al  seguito  del  Monti,  poi  s'ac- 
costò fervente  al  romanticismo. 


196  11  moderno  rinnovamento. 

Migliore  di  questi  due,  certo  più  largo  e  vario 
neir  ispirazione,  più  vivace  e  colorito  nella  com- 
posizione, fu  il  veneziano  Luigi  Garrèr  [1801- 
1850],  che  risente  il  fare  foscoliano,  classico 
nella  forma,  romantico  di  pensiero  e  di  imma- 
gini nelle  sue  ballate,  pregevoli  per  una  spiccata 
originalità.  Prosatore  vivace,  biografo  del  Fo- 
scolo, il  Garrér  fu  poeta  facile  ed  elegante,  ricco 
di  sentimento;  ma  la  patria  non  ebbe  da  lui  un 
fremito,  né  mai  quel  sacro  nome  avvivò  la  sua 
lirica. 


§  II. 

//  romanticismo  in  Toscana. 

Il  sorgere  del  romanticismo  toscano.  —  Gino  Capponi.  — 
Giovanni  Rosini.  —  S.  Gentofanti.  —  N.  Tommaseo.  - 
G.  B.  Niccolini.  —  La  letteratura  e  la  vita  politica  a  Li- 
vorno. —  G.  Mazzini.  —  Il  romanzo  storico.  —  M.  d'Aze- 
glio. —  F.  D.  Guerrazzi.  —  Antonio  Bresciani.  —  La  li- 
rica giocosa.  —  A.  Guadagnoli.  —  G.  Giusti. 

Il  sorgere  del  romanticismo  sembra  segnare 
per  la  Toscana  l'inizio  di  una  nuova  vita  del 
pensiero  e  della  letteratura.  Invero  quella  terra 
ch'era  rimasta  chiusa,  o  quasi,  al  fermento 
prodotto  in  altre  parti  d' Italia  dal  lievito  delle 
idee  civili,  morali,  letterarie  diffuse  dalla  rivo- 
luzione francese  e  dal  primo  romanticismo  te- 
desco, pare  ridestarsi  ad  un  tratto,  dopo  la  re- 
staurazione del  *15,  alla  coscienza  dei  doveri 
che  la  sua  lunga  tradizione  letteraria  le  impone; 
un  risveglio  che  par  l'eco  della  ispirata  invo- 
cazione del  Foscolo  a  Firenze,  custode  e  depo- 
sitaria delle  glorie  italiane,  non  meno  che  la 
risposta  della  Toscana  ai  romantici,  i  quali  le 
chiedevano  esempi  e  modelli  alla  rinnovata  let- 
teratura. 


198  11  moderno  rinnovamento, 

11  movimento  romantico  in  Toscana  ebbe 
primo  e  notevolissimo  impulso  da  Gino  Cap- 
poni e  da  Giovanni  Rosini;  Nicolò  Tommaseo 
ne  fu  il  massimo  sostenitore,  e  improntò  ad  un 
indirizzo  suo  personale  il  romanticismo,  affor- 
zandolo d'  un  saldo  fondamento  di  coltura  clas- 
sica; infine  con  G.  B.  Niccolini,  F.  D  Guer- 
razzi, e  G.  Giusti  il  romanticismo  toccò  in  To- 
scana il  massimo  dell' efficacia  e  dello  splendore. 

Gino  Capponi  [1792-1876],  ha  rinnovato  in  Fi- 
renze le  tradizioni  dell'antica  vita  spirituale  e 
letteraria  fiorentina:  e,  a  somiglianza  del  Para- 
diso degli  Alberti,  dell'Accademia  Platonica, 
degli  Orti  Oricellari  e  dell* Accademia  del  Ci- 
mento, il  Gabinetto  Vieusseux^  gabinetto  di  let- 
tura fondato  (1820)  dal  Capponi  insieme  al  Vieus 
seux,  accolse  gli  ingegni  più  nobili  ed  operosi 
non  solo  di  Firenze,  ma  d'ogni  parte  d' Italia 
Qui  convennero  il  Foscolo  e  il  Leopardi,  il  Gior 
dani  e  il  Colletta,  il  Tommaseo,  il  Niccolini,  il 
Giusti,  il  d'Azeglio,  il  Manzoni,  il  Libri  e  molti 
altri;  di  qui  usci  Y Antologia  (1821),  periodico 
che  per  dieci  anni  fu  palestra  a  quanti  vollero 
associarsi  con  l'opera  al  suo  programma:  es- 
sere nazionale  sempre,  mai  municipale,  tendere 
con  ogni  sforzo,  per  ogni  via,  con  lealtà,  con 
fermezza,  con  puro  e  disinteressato  amore,  alla 
grandezza  morale  della  patria;  e  all'Antologia 
tenner  dietro  La  guida  dell*  Educatore  [1827]  e 
V Archivio  storico  italiano  (1842). 

Il  Capponi  non  ebbe  facoltà  creatrici;  e  nella 
sua  Storia   della   repubblica  di  Firenze,  parve 


Il  romanticismo  in  Toscana.  190 

rivivere  il  cronista  medioevale,  pur  con  la 
scrupolosa  osservanza  della  verità  dei  fatti.  Egli  ' 
infine  non  ebbe  negli  ultimi  anni  della  sua  vita, 
per  le  condizioni  politiche  di  Firenze  e  per  lo 
stato  fisico  suo,  proveniente  dalla  cecità,  quella 
parte  protagonistica  nel  moto  civile  e  nazio- 
nale che  ci  si  poteva  da  lui  ripromettere.  Tut- 
tavia certo  è  che  egli  fu  fautore  principale  di 
ogni  maniera  di  progresso  intellettuale,  sicché 
la  sua  nobile,  austera  figura,  così  mirabilmente 
dipintaci  dal  Giusti  nelle  Memorie  inedite,  gran- 
deggia nella  storia  della  cultura  italiana  del 
tempo. 

Giovanni  Rosini  [1776-1855],  fu  ingegno  ver- 
satile piuttosto  che  originale;  certo  però  a  lui, 
alle  lezioni  sue  d'eloquenza,  durate  per  mezzo 
secolo  neir  Università  Pisana,  si  deve  molto 
lume  critico  diffuso  sulle  opere  nostre  classi- 
che, molta  conoscenza  della  storia  letteraria 
passata,  e  della  letteratura  a  lui  contemporanea. 
Fu  mediocre  poeta  invece  e,  quantunque  clas- 
sico, nel  romanzo  segui  l'esempio  del  Manzoni: 
di  che  diremo  tra  poco. 

Nello  stesso  Ateneo  di  Pisa  professò  Storia  della  filosofia 
dal  1841  al  1848,  e  fa  più  tardi  rettore,  Silvestro  Cen- 
tofanti  [1794-1880]  filosofo,  filologo  e  letterato,  ohe  die 
splendide  prove  di  sé,  come  pensatore  con  dissertazioni  filo- 
sofiche ;  come  filologo  coi  Saggi  sull'Alfieri,  su  Plutarco, 
sul  Platonismo  in  Italia,  e  in  quello  su  V Indole  e  le  vi- 
cende della  letteratura  greca,  posto  innanzi  ad  una  raccolta 
di  poeti  greci  volgarizzati  in  parte  anche  da  lui. 

Dopo  aver  tentato  con  La  Sforziade  un  ciclo  di    tragedie 


200  II  moderno  rinnovamento. 


che  rappresentassero  in  altrettanti  tipi  eccelsi  la  storia  dei 
progressi  della  civiltà  e  dell'uman  genere,  il  Centofanti  die 
opera  ottima  al  rifiorir  del  culto  dantesco,  di  cui  egli  com- 
prese e  mostrò  l'alto  ufficio  morale  e  civile,  e  si  provò  anche 
nella  lirica  con  le  Memorie  poetiche. 

Ottimo  cittadino,  egli  cooperò  ai  moti  procellosi  del  '48,  e 
dopo  il  '60  fu  senatore  del  regno. 

Sommo  tra  i  difensori  dei  principi  roman- 
tici merita  di  essere  detto  Niccolò  Tommaseo, 
[1802-1874],  dalmata  d'origine  slava,  che  l'a- 
more alla  sua  razza  e  alla  sua  lingua  serbò 
vivissimo,  pur  prendendo  posto  eminente  tra  i 
più  illustri  campioni  deir  Italia  letteraria  e  po- 
litica. 

Esule  politico,  scrittore  di  meravigliosa  fecondità,  ardente 
patriota,  egli  condusse  una  vita  veramente  esemplare  per 
costanza  di  propositi,  integrità  quasi  scontrosa  di  carattere,  e 
dignitosa  povertà.  Soffrì  la  prigionia  dell'Austria,  fu  compagno 
di  Daniele  Manin  nel  governo  provvisorio  di  Venezia  nel  '48; 
esulò  poi  quasi  cieco  a  Corfù,  indi  a  Torino,  donde  tornò  a 
Firenze  ;  quivi  ritrovò  l'antico  ed  illustre  amico  Capponi,  e 
qui  visse  del  suo  lavoro  —  rifiutata  ogni  onorificenza  ed  ogni 
favore,  pur  meritati  con  tanta  opera  di  patriota,  di  pensatore 
e  di  letterato  —  sino  al  1874. 

il  Tommaseo  ebbe  versatile  l'ingegno,  lar- 
ghissima la  dottrina,  mirabile  l'attività  filoso- 
fica, filologica,  critica,  politica,  originale;  ebbe 
infine,  come  forse  nessun  altro  al  tempo  suo, 
il  culto  della  parola,  tanto  da  divenire  negli 
ultimi  anni  un  tormentatore  del  suo  stile. 

Nella  critica  continuò  l'indirizzo  nuovo  datole 


I 

Il  romanticismo  in  Toscana.  201 

dal  Foscolo,  che  studiava  l'opera  nell'uomo,  e 
l'uomo  nel  tempo  in  cui  visse,  e  vi  portò  più 
soda  coltura.  Ma  in  parte  un  certo  suo  spirito 
di  contraddizione,  in  parte  l'eccessivo  valore 
attribuito  al  preconcetto  morale,  che  era  carat- 
teristico dei  romantici ,  lo  fecero  con  taluni 
troppo  indulgente,  acre  troppo  e  severo  con  al- 
tri, quali  il  Foscolo  e  il  Leopardi. 

Nella  filologia  N.  Tommaseo  ha  stampato 
veramente  orme  profonde,  oltreché  con  molle 
sue  opere  minori,  col  Dizionario  dei  sinonimi, 
e  il  Dizionario  della  lingua  italiana,  col  Com- 
mento alla  Dioina  Commedia  e  molte  disserta- 
zioni dantesche,  notevoli  per  abbondanza  di 
raffronti  coi  libri  sacri  e  dei  padri  della  chiesa, 
per  novità  e  larghezza  di  vedute. 

Finalmente  la  sua  poesia,  quantunque  talora 
lambiccata  e  troppo  metafisica,  ebbe  tuttavia 
spesso  note  di  singolare  efficacia  e  potenza  di 
analisi  psicologica,  e  fu  particolarmente  note- 
vole, perchè  egli  primo  senti  fra  gli  italiani  la 
poesia  della  scienza. 

Al  lavoro  critico  ed  edificatore  di  questi  be- 
nemeriti non  fu  inferiore  per  importanza  V  o- 
pera  creatrice  di  altri,  che  è  legata  indissolu- 
bilmente alla  storia  della  nostra  redenzione  non 
meno  che  a  quella  della  nostra  letteratura,  il- 
lustrata dal  Niccolini  nella  tragedia,  dal  Guer- 
razzi nel  romanzo,  dal  Giusti  nella  satira. 

G.  B.  Niccolini  [1782-1861]  nasceva  i fi  Firenze 
dieci  anni  prima  di  Gino  Capponi. 


202  11  moderno  rinnovamento. 

Alla  letteratura  lo  inclinavano  le  tradizioni  della  famiglia 
che  nel  ramo  materno  lo  ricollegavano  al  Filioaia,  e  l'edu- 
cazione ricevuta  da  A.  M.  d'Elei  (1)  e  dal  Fantoni.  L'agia- 
tezza procuratagli  dal  posto,  ben  presto  ottenuto,  di  profes- 
sore di  Storia  e  Mitologia,  segretario  e  bibliotecario  dell'Ac- 
cademia di  Belle  Arti  in  Firenze,  gli  consentì  di  dedicarsi 
alle  lettere,  nelle  quali  produsse  opere  pregevoli  di  prosa 
(Lezioni,  Discorsi,  biografie,  elogi,  scritti  critici,  episto- 
lario), e  di  poesia  (Versioni,  liriche  varie,  nazionali,  civili, 
e  tragedie). 

Nonostante  la  sua  larga  operosità  letteraria, 
il  nome  del  Niccolini  non  sarebbe  passato  ai 
posteri,  senza  le  tragedie,  e  più  propriamente 
le  ultime  tra  queste. 

Dopo  l'Alfieri  la  tragedia  parve  risedere  spos- 
sata dal  largo  volo;  ebbe  lustro  dal  Monti,  fu 
coltivata  dal  Foscolo,  dal  Pindemonte,  dal  Pel- 
lico, ma  fu  più  che  altro,  opera  letteraria,  di- 
sadatta alla  scena,  svolgenlesi  fuor  della  vita 
contemporanea  e  delle  sue  passioni;  né  forse 
mai  fu,  né  certo  pare  sia  per  essere  in  avve- 
nire, opera  che.  normalmente  partecipi,  come  é 
l'indirizzo  moderno  nella  letteratura,  al  moto 
civile,  intellettuale,  morale  della  Nazione. 

Cosi  ebbe  valore  più  che  altro  letterario  l'o- 
pera tragica  del  Manzoni,  nonché  quella  dei 
romantici  minori. 

Tra  questi  ebber  nome  di  tragici  il  Tedaldi  Fores  già 
mentovato,  poco  felice  nell'applicazione  dei  principi  romantici 
alla  sua  tragedia  ;  Edoardo  Fabbri  [1778-1835],  Giuseppe 


(1)  V.  p.  126. 


Il  romanticismo  in  Toscana.  203 

NlCCOLINI  [1788-1855],  CABLO  MARENCO  [1800-1846],  ina 
nessuno  di.  loro  ebbe  un  atteggiamento  personale,  fosse  esso 
classico  o  romantico,  nessuno  mostrò  intenti  civili  e  patriot- 
tici, nessuno  ebbe  vigoria;  calore  d'affetti,  profondità  di  senso 
storico. 

Né  atteggiamento  deciso  ebbe  da  principio 
G.  B.  Niccolini;  che  l'inclinazione  particolare 
dell'ingegno,  la  dimestichezza  col  Foscolo,  l'am- 
mirazione del  Monti,  lo  volsero  dapprincipio  al 
classicismo.  Classiche  furono  la  sua  cantica 
in  terza  rima:  La  Pietas  e  l'epistola,  pure  in 
terza  rima,  per  la  relegazione  di  Napoleone  a 
Sant'Elena. 

Ma  già  al  romanticismo  lo  avviavano  i  caldi 
sensi  suoi  civili  e  patriottici,  che  si  manifesta- 
vano nelle  Poesie  Nazionali,  nei  Pensieri  poe- 
tici. Pur  egli  non  aveva  ancora  avuto  l'intuito 
della  fusione  che  si  stava  compiendo  tra  la  let- 
teratura e  la  vita;  solo  la  lirica,  le  forme  sid- 
dette  minori,  popolari,  parevano  atte  a  scender 
fra  gli  uomini,  e  con  loro  discorrer  delle  loro 
ansie  e  dei  loro  scoraggiamenti,  delle  loro  aspi- 
razioni e  dei  loro  ideali,  dei  loro  vizi  e  delle 
loro  virtù.  Ond'è  che  le  prime  tragedie  del  Nic- 
colini furon  tradotte  o  imitate  dai  modelli  greci. 
Né  furon  letterariamente  cattiva  cosa  le  prime 
cinque  tragedie;  il  pubblico  le  accolse  festosa- 
mente, s'interessò  ai  fatti  truci  pnd*  erano  con- 
teste, le  applaudi. 

Ma  al  Niccolini  fruttaron  ben  altro;  che  gli 
furon  mezzo  d'addestrarsi  a  sicurezza  e  ad  effi- 
cacia di  espressione,  a  larghezza  di  sceneggia- 


204  II  moderno  rinnovamento. 

tura,  alla  rappresentazione  viva  di  caratteri  e 
di  sentimenti,  al  verseggiare  abbondante  e  ma- 
gnifico. 

Affilate  cosi  le  sue  armi,  eccolo  aspirar  l'a- 
lito  dei  tempi  nuovi,  e  tentar  nuove  vie. 

La  sesta  tragedia,  Matilde,  deriva  da  modello 
inglese,  ed  è  men  ligia  al  convenzionalismo 
classico;  la  settima,  Nabucco,  è  di  storia  pre- 
sente, è  l'epicedio  per  Napoleone  cadutoci  per- 
sonaggi biblici  celano  personaggi  viventi,  l'alle- 
goria del  dramma  è  continua,  vigorosa,  l'argo- 
mento già  si  volge  alla  fonte  storica,  dalla  quale 
derivano  quind'innanzi  le  tragedie  del  Niccolini. 
È  una  rapida  ascensione  che  va  per  gradi,  dopo 
il  Giovanni  da  Procida,  rievocante  le  famose 
giornate  dei  Vespri,  traverso  il  Lodovico  Sforza, 
la  Rosmunda  d!  Inghilterra,  la  Beatrice  Cenci. 
In  quelle  tragedie,  pur  nel  predominio  delle 
passioni  individuali,  dei  fatti  domestici,  il  sen- 
timento patriottico  vive  tanto,  che  l'Austria 
proibisce  la  recita  dello  Sforza;  inoltre  il  ca- 
rattere romantico  della  tragedia  niccoliniana 
si  afferma  sempre  più,  con  i  pregi  non  meno 
che  i  difetti  del  romanticismo,  come  nella  Ro- 
smunda, sottrattasi  ai  vincoli  delle  unità,  e 
sovrabbondante  di  struggimenti  di  passione,  di 
viluppi  romantici  e  inverosimili. 

Il  frutto  di  questa  graduale  elaborazione  si 
ebbe  finalmente  concreto  in  due  opere  d'arte: 
r Arnaldo  da  Brescia,  e  il  Filippo  Strozzi,  che 
segnano  il  trionfo  dei  principi  morali  e  lette 
rari  del  romanticismo,  e  in  pari  tempo   un  at- 


Il  romanticismo  in  Toscana.  205 

teggiarsi  politico  non  solo  nuovo,  ma  oppòsto 
al  romanticismo. 

Infatti  il  romanticismo,  nella  sua  avversione 
alla  mitologia,  aveva  inalberata  la  croce  cri- 
stiana non  solo  come  vessillo  letterario,  ma 
bene  anche  come  segnacolo  politico;  nell'in- 
tendimento morale  e  patriottico  dei  romantici 
si  era  venuto  disegnando  quel  che  si  chiamò 
neo-guelfismo  ;  di  che  venne  l'altro  battesimo 
improprio  di  neo- ghibellini,  a  coloro  che  si 
volgevano  al  medesimo  intento  nazionale  dei 
neo  guelfi,  ma  per  via  opposta. 

Vedremo  fra  poco  quali  fossero  i  principali 
rappresentanti  delle  due  scuole  politiche;  per  ora 
disegnamone  per  sommi  capi  l'indirizzo:  il  par- 
tito dei  neo-guel/i  voleva  che  l'Italia  si  redimesse 
ed  unificasse  in  una  confederazione  pacifica  e 
perpetua  dei  principi  italiani,  capitanata  e  tute- 
lata dal  pontefice,  a  cui  avrebbe  partecipato  an- 
che l'Austria.  Più  avveduti,  meglio  intendendo 
l'interesse  nazionale,  i  siddetti  neo- ghibellini  vol- 
gevano gli  sguardi  loro  ad  un  principe  italiano, 
fosse  egli  estense  o  sabaudo,  che  potesse  con 
ferma  energia  adunare,  coordinare,  utilizzare  le 
forze,  ormai  insofferenti  di  compressione,  d'ogni 
parte  della  penisola  e,  fattone  nucleo,  abbattere 
la  secolare  oppressione. 

A  Firenze  era  capo  del  neo-guelfismo  Gino 
Capponi  ;  il  Niccolini  fu  neo-ghibellino,  tanto  e 
cosi  saldamente  da  ripetere  con  ostinazione: 
<  Non  può  essere!»  quando  parve  nel  1847  che 
il  nuovo  pontefice  —  Pio  IX  —  si  ponesse  sulla 
via  delle  ardite  e  patriottiche  iniziative. 


206  II  moderno  ri ano o amento. 

L'indirizzo  politico  del  Niccolini  informa  la 
massima  opera  sua:  Arnaldo  da  Brescia.  In 
essa  appare  chiaro  quel  che  era  di  falso  nel 
nome  di  neo-ghibellino  ;  vi  stanno  di  fronte  il 
guelfismo  tenace  di  Adriano,  il  ghibellinismo 
brutale  e  tergiversatore  di  Federico  I,  i  falsi 
guelfi  coi  Frangipani,  i  falsi  ghibellini  coi 
Pierleoni,  tutti  miranti  a  fini  particolari  ed  in- 
teressali; grandeggia  la  figura  di  Arnaldo,  del- 
l'immortale ribelle,  desideroso  solo  del  bene 
del  suo  popolo,  che  muore  sereno,  lo  sguardo 
fisso,  l'anima  eretta  nel  suo  sogno  profetico  in 
cui  vede 


'concordi 

Fede  giurarsi  i  popoli  lombardi  „, 


vede 


"  i  Tedeschi 

Oltre  l'Alpi  fuggir,  tratta  nel  fango 
L'aquila  ingorda,  e  un  popolo  redento 
Farsi  ludibrio  della  lor  corona  !  „ 

Simile  spirito  anima  il  Filippo  Strozzi,  quan- 
tunque nell'ambito  e  nel  disegno  più  circoscritto 
dell'Arnaldo;  e  in  ambedue  fremono  e  vivono  il 
soffio  del  sentimento  patrio  e  l'avversione  allo 
straniero  espressi  in  versi  facili,  armoniosi  e 
sonori. 

Nella  storia  della  coltura  toscana  di  questo 
tempo  e  della  sua  vita  intellettuale  e  politica, 
son  due  i  centri  e  antagonisti  fra  loro:  Firenze 
e  Livorno. 

A  Firenze  l'attività  pacata,  serena,  toscana- 
mente urbana  del  Capponi  e  del  Tommaseo,  la 


Il  romanticismo  in  Toscana.  207 

critica  tranquilla  dell'Antologia,;  a  Livorno  l'at- 
teggiamento fiero  del  Mazzini  e  del  Guerrazzi, 
le  battaglie  violente  deir  Indicatore  Livornese 
e  de\Y Indicatore  Genovese;  a  Firenze  il  neo- 
ghibellinismo, a  Livorno  lo  spirito  repubblicano; 
in  ambedue  le  città,  in  ambedue  i  partiti,  si  let- 
terari che  politici,  predominante  la  grande  idea 
nazionale. 

Giuseppe  Mazzini  [1805*1872]  è  il  capo  della 
scuola  livornese;  questo  Titano  e  Amleto  ad 
un  tempo,  questo  credente  in  una  fede  santa  e 
comune,  come  egli  stesso  parve  definirsi  (1), 
questo  grande  italiano  tanto  odiato  dagli  uni, 
tanto  idolatrato  dagli  altri,  pianto  da  amici  e 
da  avversari,  da  amici  e  da  avversari  calun- 
niato per  interessi  di  partito;  questo  uomo  di 
larghissima  mente,  di  operosità  instancabile, 
che  ha  dedicato  tutta  la  sua  vita  all'Italia,  al- 
l'opera della  sua  redenzione,  e  per  essa  fu  co- 
spiratore, proscritto,  esule,  avversato  dai  governi 
e  fatto  segno  ad  accuse  fierissime,  mentre  il 
popolo  cantava: 

"  Se  volete    saper  dov'è  Mazzini, 
Domandatelo  all'Alpi  e  agli  Appennini. 
Mazzini  è  in  ogni  loco  ove  si  trema 
Che  giuriga  ai  tradilor  l'ora  suprema, 
Mazzini  è  in  ogni  loco  ove  si  spera 
Versare  il  sangue  per  l'Italia  intera.  „ 

Fondatore  della  più  potente  associazione  politica  e  rivolli  - 


(1)  Cfr.  A.  Linaker:  G.  Mazzini,  in    Vita   ital.  del  Risorg., 
Firenze,  1899,  pp.  75-76. 


208  11  moderno  rinnovamento. 

zionaria  :  La  Giovine  Italia,  egli  volle  l'Italia  libera  con 
Pio  IX,  quando  questi  suscitò  di  sé  cosi  grandi  speranze, 
come  con  Carlo  Alberto  e  il  Piemonte,  quando  questo  a 
mala  pena  teneva  testa  all'Austria  soverchiale  ;  poi  decadde 
politicamente  e  rimase  isolato,  nel  suo  utopistico  sogno  di 
un'alleanza  dei  popoli,  opposta  all'alleanza  dei  re,  che  doveva 
formar  gli  Stati  Uniti  d'Europa.  Posto  da  banda,  vide  in  Ita- 
lia i  suoi  intenti  raggiunti  da  altri  e  senza  di  lui,  vide  i  più 
dei  suoi  compaghi  di  fede  stringersi  alla  monarchia  piemon- 
tese, e  venne  a  morire  tristamente,  circondato  da  poche  ma 
profonde  amicizie,  a  Pisa,  quando  già  s'  era  avverato  il  suo 
sogno  :  Italia  unificata  in  Roma  capitale,  e  il  suo  vaticinio  a 
Napoleone  III  :  "  Un  giorno,  abbandonate,  schernito,  male- 
detto da  quei  che  oggi  s'avviliscono  di  menzogne  e  di  lodi 
davanti  a  voi,  andrete,  vittima  espiatrice  di  Roma,  a  morire 
in  esilio.  „ 

Delle  scritture  politiche  del  Mazzini  lungo  e 
non  opportuno  sarebbe  qui  l'occuparsi.  Ma  il 
Mazzini  fu  uomo  politico  per  le  circostanze, 
per  indole  era  letterato;  tale  si  rivelò  nelle 
battaglie  combattute  in  prò'  del  romanticismo, 
di  cui  esagerava  l'indirizzo  morale,  ad  esso  su- 
bordinando tutto  il  valore  dell'opera  artistica. 

In  prò1  del  romanticismo  combattè  nell'Indi- 
catore  Livornese  prima,  dove  ebbe  a  collabo- 
ratori il  Bini,  il  Guerrazzi,  il  Mayer,  il  Bastogi; 
poi  nell'Indicatore  Genovese  pubblicò  saggi  sui 
Promessi  Sposi,  sul  Botta  e  ì  romantici,  sulla 
Battaglia  di  Benevento,  ed  altri  ancora.  Clas- 
sico nella  forma,  romantico  negli  intenti  e  nel- 
l'argomento, combattè  la  teoria  dell'arte  per 
l'arte  che  < per  creare  l'artista  ha  ucciso  l'uomo»; 
su  La  vita,  il  poema,  le  opere  minori  di  Dante 


Il  r ornanti ci smo  in  Toscana.  209 


ebbe  pagine  calde  ed  eloquenti.  Abbondano  nei 
suoi  scritti  idee  notevoli  per  verità  e  varietà, 
acume  d'analisi,  larghezza  e  feconda  sintesi 
estetica.  Ne  son  difetti  i  giudizi  talora  parziali, 
la  tirannia  del  pensiero  politico  sui  concetto 
artistico,  i  troppo  frequenti  entusiasmi  lirici  da 
apostolo  novatore,  che  si  riflettono  nella  forma 
luminosa  e  poetica. 

Il  romanzo  storico  doveva  anch'esso  avere 
in  Toscana  uno  de'  suoi  più  illustri  cultori.  Que- 
sta forma  di  componimento  letterario  aveva  ot- 
tenuto larga  diffusione  per  l'esempio  datone  dal 
Manzoni  con  tanto  plauso,  non  meno  che  per 
l'efficacia  civile  e  politica  che  il  romanzo  sto- 
rico aveva  mostrato  di  possedere. 

Già  in  Lombardia  avevan  seguito  le  orme  del  sommo,  il 
GROSSI  eoi  suo  Marco  Visconti,  CESARE  CANTÙ  con  la 
Margherita  Pusterla,  che  ebbe  larga  voga,  quantunque  scarso 
nell'efficacia  del  colorito  storico,  nell'evidenza  dei  caratteri, 
nell'interesse,  nel  calore  del  sentimento  patrio. 

Lombardo  fu  pure  G.  B.  Bazzone  che  trattò  argomento 
medioevale  nel  Castello  di  Trezzo,  fu  manzoniano  col  Falco 
della  Rupe;  lombardo  il  Mauri  con  la  Caterina  Medici. 

A  Milano  fu  pubblicato  il  primo  romanzo  di 
Massimo  Tapparelli  d'Azeglio.  Diremo  di  que- 
sto egregio  più  oltre;  ricordiamone  per  ora 
soltanto  l'opera  romanzesca.  Educato  ad  una 
rigida  integrità  del  carattere,  e  ad  un  forte  sen- 
timento d'italianità,  il  d'Azeglio  nella  pittura 
come  nel  romanzo  volle  la  storia  avvivatrice  e 
collaboratrice   dell'opera   d'arte.   Il   suo  primo 

Ferhari.  14 


210  il  moderno  rinnovamento. 

romanzo  fu:  La  disfida  di  Barletta  [1833],  rie- 
vocante l'esempio  della  virtù  italiana,  pure  in 
mezzo  all'obbrobrio  e  all'avvilimento  della  ser- 
vitù; opera  di  cui  la  voga  non  durò  a  lungo 
dopo  le  vittorie  del  risorgimento,  perché  deri- 
vava dal  contenuto  più  che  dall'arte. 

Invero  la  forma  mancava  di  quella  eleganza 
e  finitezze  artistilica,  che  sola  può  conferire 
all'opera  d'arte  e  d'attualità  insieme,  vita  du- 
ratura «mche  fuori  delle  condizioni  di  tempo 
tra*  le  quali  é  nata.  Alla  Disfida  di  Barletta 
tenne  dietro  il  Niccolò  de1  Lapi,  affine  per  l'ar- 
gomento e\Y  Assedio  di  Firenze  del  Guerrazzi. 
Il  d'Azeglio  trovò  nel  suo  secondo  romanzo 
maggior  movimento  di  passioni,  più  vigorosa 
pittura  di  caratteri,  ma  non  seppe  avvivarlo  di 
quel  calore,  quasi  direi  di  quella  violenza  di 
sentimento,  che  ormai  gli  italiani  chiedevano 
ai  loro  scrittori  in  quegli  anni  di  lotta  e  di  en- 
tusiasmi. 

Così  al  contenuto  si  commisurò,  più  che  all'arte,  il  plauso 
per  gli  altri  romanzi  storici  allora  fioriti,  e  che  ebbero  breve 
ed  effimera  vita  ;  il  romanzo  storico  "  s'imbottì  di  pedanteria 
storica,  tutta  attinta  dai  libri  e  priva  di  vita,  col  Basini  ;  fu 
ad  ora  ad  ora  teatrale  o  fantastico  o  declamatorio  presso  la 
folla  dei  minori;  genere  facile,  esso  divenne  ben  presto  pa- 
lestra della  mediocrità,  si  corruppe  eccedendo  nelle  rappre- 
sentazioni scenografiche,  nella  ricerca  degli  effetti  fantastici 
ed  oratori  (1).  „ 


(!)•  V.  Mantovani:  //  jtoeta  soldato,  p.  259. 


Il  romanticismo  in  Toscana,  211 

Il  romanzo  già  si  risente  di  questi  che  dove- 
vano essere  suoi  esiziali  difetti,  nell'opera  di 
F.  Domenico  Guerrazzi. 

Nato  nel  1804  a  Livorno,  rivelò  l'intemperanza  e  l'ostina- 
tezza del  sno  carattere  già  nei  rapporti  suoi  famigliari  ;  faggi 
di  casa,  campò  la  vita  dapprincipio  coi  lavori  più  umili,  s'ac- 
cese della  più  fervida  ammirazione  per  il  Byron,  conosciuto 
a  Pisa;  laureatosi  in  leggi,  esercitò  l'avvocatura,  partecipò 
alle  cospirazioni,  e  per  esse  subì  confine  e  prigionia.  Nel  '49 
partecipò  al  governo  repubblicano  di  Firenze  col  Montanelli 
e  col  Mazzoni,  e  dopo  la  disfatta  di  Novara  esercitò  unsi  delle 
dittature  più  procellose.  Condannato  all'ergastolo  al  ritorno 
del  Granduca,  e  'ottenuta  la  commutazione  della  pena  in 
quella  dell'esilio,  riparò  a  Genova,  e  al  sorgere  dell'Italia 
nuova,  partecipò  al  parlamento  subalpino,  avversario  fioris- 
simo, col  Brofferio,  del  Conte  di  Cavour.  Morì  nel  1873  a 
Livorno,  dove  s'era  ridotto  a  vita  privata  dopo  il  1870. 

Lasciò  molti  scritti  politici,  letterari,  autobiografici  ;  al- 
cune Vite  di  uomini  illustri,  drammi,  novelle,  racconti,  ro- 
manzi, i  più  composti  con  intendimenti  politici. 

Contemporanea  alla  prima  edizione  dei  Pro- 
messi Sposi  è  La  Battaglia  di  Benevento,  primo 
suo  romanzo  storico,  che  illustra  in  una  vasta 
tela  d'intrighi  e  di  passioni  il  cader  degli  Svevi, 
e  il  trionfo  del  guelfismo  angioino;  ad  essa 
tenne  dietro,  scritto  in  carcere  nel  '34,  V Assedio 
di  Firenze,  che  rappresenta  l'ultima  lotta  di 
tutto  un  popolo  per  la  sua  cadente  libertà;  due 
romanzi  che  furono  veramente  due  battaglie. 
In  essi  letterariamente  si  riscontra  il  fare  by- 
roniano, nell'enfasi,  nella  costante  esaltazione 
della   fantasia  e  del   sentimento,   che   produce 


212  II  moderno  rinnovamento. 

immagini  strane,  intemperanza  d'affetti  e  di 
pensieri,  teatralità  di  linguaggio  e  di  dialoghi, 
e  volge  lo  scrittore  a  preferire  truci  e  sangui- 
nosi argomenti.  Di  qui  la  gonfiezza  e  sonorità 
dello  stile,  la  lingua  particolarmente  vigorosa 
e  varia  nel  seguire  il  tumultuar  delle  passioni, 
la  forma  colorita  e  sonora,  l'efficacia  grande 
che  quei  romanzi  ebbero  al  loro  tempo,  non 
meno  che  i  difetti  ai  quali  il  romanzo  del  Guer- 
razzi deve  ascrivere  il  suo  rapido  tramontare; 
tali  difetti  sono:  mancanza  d'intreccio,  disor- 
dine di  disegno,  svolgimento  sconnesso  e  af- 
fannoso, mancanza  di    verità  e  di   naturalezza. 

Un  solo  nome  vuol  essere  ancora  ricordato  ;  quello  del  ge- 
suita Antonio  Bresciani  [1798-1862],  non  per  pregio  alcuno 
d'arte,  ina  per  aver  egli  tentato  di  contrapporsi  al  romanzo 
storico  nazionale,  coi  suoi  romanzi,  e  specie  con  L'Ebreo  di 
Verona,  dove  "  la  rivoluzione  italiana  era  condannata  e  bef- 
feggiata nei  suoi  mezzi,  nei  suoi  Uni,  e  ne*  suoi  effetti  „. 

Un  altro  genere  letterario  fiori  di  quegli 
stessi  tempi,  in  Toscana,  risultato  dalla  trasfu- 
sione del  sangue  patriottico  in  quella  lirica  gio- 
cosa che  colà  era  rifiorita  al  finire  del  secolo 
scorso  e  di  cui  le  tenui  corde  eran  state  toccate, 
dopo  il  Fagiuoli  e  il  Pananti,  per  ultimo,  da 
Antonio  Guadagnoli,  aretino,  vissuto  tra  il  1708 
e  il  1858. 

Questi,  che  svogliatamente  esercitò  prima  la 
avvocatura,  e  si  diede  poi  all'insegnamento  con 
una  costanza  ed  un  amore  paterno  ammirevoli, 
reca  nella  propria  poesia  l'impronta  della  gè- 


Il  romanticismo  in  Toscana.  213 

nerazione  alia  quale  appartiene,  sulla  prima 
gioventù  della  quale  la  reazione  politica  im- 
perversò con  tutti  i  mezzi  educativi  per  avere 
dei  sudditi  fedeli,  dei  pinzoccheri  devoti  al  trono 
e  all'altare.  Dotato  di  una  straordinaria  pron- 
tezza e  fecondità  di  vena,  il  G.  conciliò  le  cure 
dell'istruzione  col  culto  della  poesia  giocosa, 
talora  elevandola  a  dignità  satirica;  una  satira 
senza  fiele,  cosi  alla  buona,  vestita  di  celie  cosi 
amichevoli,  che  poco  fu  notata,  e  si  perde,  o 
quasi,  in  mezzo  al  grande  numero  dei  compo- 
nimenti piacevoli,  gai,  frivoli  anche  spesso,  fatti 
di  scherzi  e  giuochi  di  parola.  Ciò  che  ne  rese 
più  gradita  la  lettura  fu  la  facilità  straordina- 
ria del  verso,  della  rima,  la  forma  spontanea, 
spigliata,  elegante,  la  coltura  che  si  rivela  qua 
e  là,  talora  anche  con  reminiscenze. 

Nel  1826,  quando,  mercè  l'aiuto  del  Rosini,  il 
Guadagnoli  otteneva  la  cattedra  di  belle  lettere 
nelle  scuole  comunali  di  Pisa  e  coi  suoi  versi 
giocosi  si  era  già  guadagnata  la  simpatia  dei 
suoi  concittadini,  egli  s'incontrò  e  strinse  ami- 
cizia con  uno  scapato  studentello  di  università, 
che  passava  maggior  parte  del  suo  tempo  al 
Caffé  dell'  Ussero  che  nelle  aule,  e  più  che  di 
pandette  s'occupava  di  scrivere  un  trattato  la- 
tino De  bilia,  fruito  di  profondo  studio  sul  giuoco 
del  bigliardo. 

Era  questi  Giuseppe  Giusti,  nato  a  Monsum- 
mano  nel  1809,  che,  dopo  un'adolescenza  biric-r 
china  e  scapestrata,  veniva  a  cercare  a  Pisa 
quella  laurea  in  leggi,  che  doveva  conseguire 
solo  nel  1834. 


214  //  moderno  r  innovamento. 

Più  che  alla  giurisprudenza  egli  si  sentiva 
inclinato  alle  lettere;  e  nella  lirica  tentò  prima 
la  poesia  scherzosa,  poi  l'epigramma  ;  petrar- 
cheggiò senza  grande  frutto,  indi  ad  imitazione 
del  Guadagnoli  fu  poeta  giocoso;  ma  in  questi 
primi  tentativi,  se  passabile  poeta,  non  fu  però 
mai  originale. 

Tentato  con  La  Ghigliottina  a  vapore  il  ge- 
nere satirico,  senti  egli  stesso  la  sua  vocazione, 
e  il  plauso  del  pubblico  corrispose  alla  sua 
impressione,  e  destò  in  lui  la  coscienza  della 
responsabilità,  della  dignità  sua  di  poeta;  co- 
sicché egli  respinse  ogni  suo  componimento 
precedente  che  non  fosse  austeramente  civile, 
e  delle  liriche  giocose  non  riconobbe  se  non 
L Amor  pacìfico,  convinto  di  avere  in  quel  com- 
ponimento toccata  la  perfezione  del  genere. 

Passato  a  Firenze  a  «e  far  le  viste  di  far 
pratica  come  avvocato  >  (1834],  s'accese  di  un 
amore  profondo  che  gli  dettò  la  lirica  All'amica 
lontana,  la  sola  forse  di  pregio  fra  le  liriche 
sue  amorose:  e  nel  Sospiro  dell'anima  mostrò 
quale  confortevole,  benefico  pensiero  fosse  per 
lui  la  coscienza  di  compiere  con  coraggio  e 
perseveranza  la  missione  assunta. 

Poeta  civile  dapprima,  egli  si  senti  bentosto 
anche  poeta  nazionale,  e  da  quel  punto  la  sua 
vena  satirica  sgorgò  abbondante,  sicura,  in  una 
poesia,  che  va  dal  mesto  umorismo  del  Lo  Sti- 
vale, alla  sghignazzata  terribile  del  Dies  iraet 
per  la  morte  di  Francesco  imperatore  d'Austria, 
dalle  terribili  sferzate  della  Incoronazione  [1838J, 


//  romanticismo  in  Toscana.  215 

per  la  discesa  di  Ferdinando  I  in  Italia,  alla 
satira  della  Vestizione.  11  G.  con  le  sue  liriche 
sferza  tutti  i  vizi,  tutte  le  ridicolezze,  tutte  le 
vergogne  dei  suoi  contemporanei  e  assurgendo 
alla  dignità  di  poeta  umanitario,  giunge  a  toc* 
care  quella  nobilissima  corda  di  cui  risuonano 
le  note  nel  Sant'Ambrogio,  canto  meraviglioso, 
dove  non  è  più  l'Italiano  oppresso  in  faccia  al- 
l'oppressore straniero,  ma  un  filosofo  umano 
che  nella  profonda  bontà  del  suo  cuore  guarda 
i  destini  delle  umane  famiglie. 

Cosi  dal  '33  al  '49  si  venne  svolgendo  la  poesia 
del  Giusti  in  un  aspetto  tutto  suo  speciale,  po- 
polarissima per  la  facilità  della  forma,  la  spon- 
taneità del  motteggio,  la  famigliarità,  pur  cor- 
retta, della  lingua,  per  la  spigliatezza  del  metro, 
e  Inopportunità  ed  attualità  degli  argomenti,  che 
ne  fecero  forse  l'opera  più  letta,  più  sentita,  più 
ripetuta  ai  tempi  suoi  (1). 

Quando  la  morte  colse  improvvisamente  il 
Giusti  nel  1850,  egli  aveva  ormai  compiuto  il 
proprio  monumento;  la  rivoluzione  lo  trovò  ma- 
lato, stanco  e  sfiduciato,  con  quella  fisonomia 
triste,  accigliata,  dolorosa,  che  balza  luori  dalle 
sue  Memorie  inedite,  importanti  per  valore  bio- 
grafico, più  che  storico. 

Altre  opere  in  prosa  compose  il  Giusti,  ma 
non  fu  pari  a  sé  stesso  poeta,  né  nel  Discorso 
sul  Parini,   né   nell' epistolario^   convenzionale 


(1)  Cfr.  G.  Carducci:  Della  vita  e  delle  opere  di   Giuseppe 
Giusti,  in  Poesie  di  G.  Giusti,  Firenze,  Barbera,    1859. 


216  //  moderno  rinnooamento. 


nei    contenuto,    artifìziosamente   toscano   nella 
forma. 

Riassumendo:  il  Giusti  fu  più  poeta  che  pro- 
satore, e,  poeta,  ebbe  difetti  e  pregi;  questi 
maggiori  molto  di  quelli.  Invero  la  studiata  fa- 
cilità di  molte  sue  satire,  la  frase  spesso  a  ri- 
boboli e  una  certa  tumidità  d'artista  a  pena  ne 
annebbiano  i  numerosi  pregi  di  efficacia  mi- 
rabile nel  tratto  giovenalesco,  nel  sarcasmo 
rovente,  condensato  talvolta  in  un  solo  epiteto; 
la  fantasia  è  vivacissima  ;  la  contemperanza  fra 
la  satira  ed  il  sentimento  patetico,  dà  a  quella 
satira  nuova  e  spiritual  vita;  e  finalmente  la 
vigoria  delia  rappresentazione  è  tale  che  spesso 
pochi  tratti  disegnano  mirabilmente  caricature 
perfette  in  tutti  i  loro  particolari. 


§  III. 

La  prosa  della  rivoluzione 
e  nell'unità  W  Italia. 

La  prosa  filosofica  e  politica,  —  A.  Rosmini.  —  V.  Gioberti. 

—  C.  Balbo.  —  C.  Cattaneo.  —  T.  Mamiani.  —  L  C.  Fa- 
rmi. —  C.  Cantù.  —  A.  Vannucci.  —  I  minori.  —  L'auto- 
biografia e  i  Ricordi.  —  G.   Montanelli.  —  M.  d'Azeglio. 

—  L.  Settembrini.  —  G.  Duprè.  —  La  critica  e  la  storia 
letteraria.  —  C.  Tenca.  —  P.  Emiliani  Giudici.  —  L.  Set- 
tembrini.  —  Il  culto  dantesco.  —  Il  rifiorir  degli  studi. 

—  F.  Ranalli.  —  S.  Betti.  —  P.  A.  Paravia.  —  La  prosa 
narrativa.  —  I.  Cantù.  —  G.  Revere.  —  G.  Carcano.  —  I. 
Nievp. 

La  prosa  filosofica,  storica  e  critica  ebbe 
in  questo  tempo  cultori  che  rappresentarono 
il  vario  atteggiarsi  del  pensiero  italiano. 

Dissi  di  G.  D.  Romagnosi,  che  egli  fu  pre- 
corritore della  scienza  politica  del  secolo  XIX  (1). 
Invero  da  lui  presero  le  mosse  i  principali  fra 
gli  uomini  politici  della  rivoluzione,  e  dalla  varia 
interpretazione  della  sua  dottrina  discesero  si- 
stemi diversi  e  perfino  opposti. 


(1)  V.  p.  132. 


218  II  moderno  rinnovamento. 

Da  G.  D.  Romagnosi  viene  per  diretta  deri- 
vazione Antonio  Rosmini  [1797-1855],  roveretano, 
squisita  anima  di  cittadino,  di  filosofo,  di  cre- 
dente. Egli,  mentre  difese  la  reazione  cattolica 
contro  lo  spirito  critico  e  negativo  moderno, 
avversò  e  combattè  le  intemperanze  religiose  e 
politiche  dei  gesuiti  e  di  quella  parte  del  clero 
cattolico  che  tendeva  a  spogliare  la  coscienza 
e  la  parola  cattolica  delle  loro  legittime  libertà, 
a  fare  della  Chiesa  una  specie  di  grande  monar- 
chia dispotica  e  militare*  (1). 

Fu  amantissimo  della  patria  che  volle  una, 
almeno  intellettualmente;  sognò  la  guerra  al- 
l'Austria, grande  nemica,  secondo  lui,  della 
Chiesa,  non  meno  che  della  patria,  sognò  il 
pontefice  capo  della  lega  italiana  contro  l'oppres- 
sore. Svanito  quest'ultimo  sogno,  il  Rosmini, 
avversato  da  quello  slesso  Pio  IX  che  l'aveva 
avuto  caro,  e  in  cui  egli  aveva  riposte  le  sue 
speranze,  si  diede  alla  speculazione  filosofica 
e  a  fondare  istituti  di  carità  e  di  educazione 
che  furon  modello  anche  a  straniere  nazioni. 

L'opera  sua  massima:  Nuovo  saggio  sulla 
origine  delle  idee,  ne  rivela  l'ingegno  poderoso, 
la  dottrina  profonda,  la  lucidità  della  mente. 

Il  Rosmini  fu  anche  autore  di  opere  lettera- 
rie, amico  e  caro  al  Manzoni  e  ai  letterati  del 
tempo  suo. 

Vincenzo  Gioberti  [1801-1852],   sacerdote   ali- 


ci) Fogazzvro:  A.  R.  in    Vita  ital   del  His.  Firenze.   1899 
pag.  22. 


La  prosa  delia  rivoluzione,  ecc.         219 

ch'egli,  movendo  sulla  stessa  via  filosofica  e 
religiosa  del  Rosmini  andò  più  oltre  di  lui  e 
giunse  a  porre  la  formula  d'una  dottrina  op- 
posta  alla  rosminiana.  Anch'egli  come  il  Ro- 
smini, caldeggiò  dapprincipio  l'idea  neo-guelfa, 
nel  Primato  morale  e  civile  degli  Italiani  [1843], 
opera  intesa  a  ravvivare  negli  italiani,  col  ri- 
cordo delle  glorie  passate  nel  pensiero  e  nei 
fatti,  la  fiducia  operosa  di  riconquistare  il  per- 
duto primato. 

Alla  guerra  che  i  gesuiti  mossero  a  quest'o- 
pera la  quale  predicava  la  guerra  ad  ogni  setta, 
ad  ogni  oppressione,  fosse  straniera  o  nostrale, 
laica  o  religiosa,  rispose  il  Gioberti  con  altre 
opere  intese  a  chiarire  gli  intendimenti  suoi,  e 
purgarsi  delle  accuse. 

Il  mutamento  politico  di  Pio  IX  valse  a  mu- 
tare in  parte  le  idee  del  Gioberti  che,  preso  nel 
'48  un  posto  eminente  nel  governo  piemontese, 
sostituì,  nel  suo  programma  di  federazione  ita- 
liana l'egemonia  della  casa  sabauda  a  quella 
del  pontefice,  accostandosi  cosi  al  partito  del- 
l'unità italiana  sotto  i  Re  di  Sardegna  ;  quel 
partito  di  cui  egli  preconizzò  il  trionfo  nel  suo  : 
Il  rinnovamento  civile  degli  italiani  [1851],  nel 
quale  profetò  anche  la  caduta  del  potere  tem- 
porale dei  papi. 

Il  Gioberti,  anch'egli,  come  il  Mazzini,  ebbe 
forma  lirica,  ricchezza  quasi  poetica  della  fan- 
tasia, fu  letterato  di  profonda  coltura,  classico 
nella  forma  purgata,  ricca,  perspicua. 

Neo-guelfo  impenitente,  per  cosi  dire,  fu  un  altro 


220  II  moderno  rinnovamento. 

illustre  piemontese,  Cesare  Balbo  [1789-1853] 
uomo  politico  e  letterato,  classico  nella  forma 
e  romantico  nel  contenuto.  Egli  s'acquistò  par- 
ticolar  fama  di  storico  col  Sommario  della  Sto- 
ria d'Italia,  conciso  specchio  delle  nostre  gran* 
dezze  e  delle  nostre  sventure;  fu  letterato  e  pa- 
triota ad  un  tempo  nella  Vita  di  Dante,  uomo 
politico  nelle  Speranze  d'Italia,  in  cui  tendeva 
a  combinare  e  fondere  l'opera  di  Carlo  Alberto 
e  quella  dei  papa  per  la  redenzione  d'Italia. 

Alla  scuola  del  Romagnosi  crebbe  pure  Carlo 
Cattaneo,  milanese  [1801-1869]  economista  pro- 
fondo e  speculativo,  mente  amplissima,  cui  noc- 
que  l'indirizzo  politico  non  sempre  bene  avvi- 
sato, e  l'operosità  battagliera,  che  tolse  unità 
sistematica  ai  suoi  scritti  pur  tanto  notevoli  di 
storia,  di  letteratura,  di  filosofia. 

In  essi  il  C.  si  rivelò  etnologo  sommo,  origi- 
nale affatto  nella  speculazione  storica,  nella 
quale  di  gran  lunga  sopravanzò  tutti  i  suoi  con- 
temporanei per  il  concetto  largo  e  moderno 
ch'egli  ebbe  e  dei  vari  ordini  di  fenomeni  e  del 
loro  collegamento. 

Simile  al  Gioberti  per  l' indirizzo  politico 
prima  neo-guelfo,  poi  unitario  con  la  dinastia 
Sabauda,  fu  Terenzio  Mamiani  [1799-1885].  Egli 
ebbe  parte  attiva  anche  nella  politica  italiana, 
in  filosofia  s'accostò  all'idealismo  platonico,  in 
arte  fu  prosatore  e  poeta  classicista  ;  ma  non 
ebbe  come  prosatore  grande  profondità,  fu  ac- 
cademico troppo  e  nello  stile  e  nella  lingua,  né 
ebbe  grande  calore  e  spontaneità  di  poesia. 


La  prona  della  rivoluzione,  ece.         221 

Il  M.  fu  soprattutto  un  alto  e  forte  carattere 
nella  condotta  così  della  vita  come  dell'ingegno. 

La  storia  intanto,  progredita  per  gli  studi 
eruditi  di  Ennio  Quirino  Visconti  [1751-1818], 
trovava  nuovi  ed  ottimi  cultori,  e  tra  essi  mas- 
simo Cesare  Cantù  [1804  1895]. 

Questi  non  merita  certo  posto  tra  i  grandi  cooperatori  del- 
l'unità italiana,  perchè,  quantunque  dapprincipio  desse  opera 
alla  redenzione  italiana  e  sopportasse  perciò  il  carcere,  volse 
poi  la  mente  ad  ideali  e  simpatie  politiche  molto  disformi  da 
quelli  onde  i  patrioti  italiani  furono  animati  ;  non  fu  nem- 
meno, come  il  Mamiani,  checche  se  ne  sia  detto,  un  alto  e 
forte  carattere. 

Il  C.  fu  uno  tra  gli  scrittori  di  più  meravi- 
gliosa attività  e  produttività  del  secolo  XIX.  In- 
gegno versatile,  mente  acuta,  coltura  profonda 
gli  consentirono  di  provarsi  in  molti  e  vari  ge- 
neri di  prosa  e  di  poesia;  ma  veramente  sommo 
fu  per  la  colossale  sua  Storia  Universale. 

Quest'opera,  se  ha  perduto,  per  le  ricerche  e 
gli  studi  progrediti,  parte  dell'importanza  sua, 
mostrando  qua  e  là  errori  e  deficienze,  rimane 
tuttavia  mirabile  per  l'ampiezza  del  disegno,  e 
per  l'immenso  cumulo  di  materiale  storico  ivi 
raccolto  ed  ordinato. 

All'acume  critico  dello  storico,  fece  però  pur- 
troppo velo  la  grave  mancanza  di  serenità  ed 
obbiettività  del  giudizio,  falsato  dal  clericalismo 
e  dall'intolleranza  politicamente  reazionaria  dei 
criteri  con  cui  Fautore  giudica  uomini  e  fatti. 

Luigi  Carlo  Farinì  [1812-1866J,  uomo  politico 


222  lì  moderno  r 'innovamento. 

glorioso,  fu  anche  storico  di  vaglia,  imparziale 
nel  racconto,  colorito  ed  elegante  nella  forma, 
fatta  talora  un  po'  enfatica,  in  lui  come  in  tutti 
quasi  i  suoi  contemporanei,  dall'entusiasmo  pa- 
trio. Rimangono  di  lui,  oltre  ad  opere  minori, 
la  Storia  dello  stato  romano  dal  1848  al  1850, 
e  la  Storia  d'Italia  in  continuazione  a  quella  del 
Botta,  incompiuta. 

Atto  vannucci  [1810-1883],  delia  sua  lunga  in- 
timità con  i  grandi  dell'antica  terra  italiana 
die  prova  nella  Storia  dell'Italia  antica,  del  suo 
amor  patrio  illuminò  i  Martiri  dell'indipen- 
denza italiana  [1794-1848],  in  cui  l'anima  dello 
storico  s'infiamma  di  generoso  sdegno,  ma  non 
discende  mai  al  disprezzo  ingiurioso,  non  s'in- 
dugia nell'amaro  sarcasmo,  compiange  e  non 
odia,  racconta  e  non  maledice. 

Illustrò,  quasi  a  commentario  della  Storia,  co- 
piosi Proverbi  latini  e  nei  Ricordi  della  vita  e 
delle  opere  di  G.  B.  Niccolini  delineò  con  tocchi 
magistrali  il  quadro  del  movimento  italiano  e 
della  vita  letteraria  di  Toscana  nella  prima 
metà  del  secolo. 

Il  V.  fu  T  ultimo  di  quella  virile  letteratura 
toscana  che  ebbe  il  merito  di  mantenere,  essa 
sola,  le  gloriose  tradizioni  italiane. 

Molti  altri  nomi  meritano  ricordo:  il  Cibrario  [1802-1870] 
e  la  sua  Storia  della  monarchia  di  Savoia,  il  RICOTTI 
[1816-1863]  e  le  sue  monografie,  tra  le  quali  principale  quella 
della  Monarchia  piemontese,  il  Ranalli  [1818-18941.  il  Guai.- 
TERTO    [1819-18741,    il    La    FARINA   [1815-1868],    NlCOMEDE 

Bianchi  [1818-1886],  lo  Zini  [1821-1894)  ;  e  non  ultimo  Ce- 


La  prosa  delia  rivoluzione,  ecc.         223 

sare  Correnti  [1815-1888]  patriota,  scrittore  più  polìtico 
ohe  letterario,  uomo  di  Stato. 

L'autobiografia  ebbe  pure  speciale  imporr 
tanza  politica  in  questo  periodo  di  esaltazione 
patriottica.  Quegli  uomini  benemeriti  della  pa- 
tria, quand'ebbero  finito  d'operare,  narrarono  più 
ad  esempio  e  ammaestramento  ai  loro  concit- 
tadini che  a  loro  personale  compiacimento,  i 
casi  della  loro  vita  operosa,  e  sull'esempio  del 
Pellico  tenner  desto  coi  loro  ricordi  autobio- 
grafici il  sacro  fuoco  dell'amor  patrio. 

Taluno  fra  essi,  più  che  narrar  solo  i  propri 
casi,  allarga  il  racconto  alle  vicende  tutte  dei 
tempi  nei  quali  visse  e  collaborò  alla  grande 
opera  della  unificazione;  cosi  Giuseppe  Mon- 
tanelli [1813-1862]  narrò  le  Memorie  sull'I- 
talia e  specialmente  sulla  Toscana  dal  1814  al 
1850,  con  racconto  caldo,  colorito,  abbondante 
di  notizie  e  di  particolari.  Con  disegno  più  ri- 
stretto, ma  con  molto  maggior  efficacia  Mas- 
simo D'Azeglio  [1798-1866],  diede  ne  1  miei  ricordi 
lo  spacchio  della  sua  nobilissima,  austera,  one- 
sta vita,  narrando  di  sé  non  a  sfogo  d'orgoglio 
pur  legittimo,  ma  per  sollecito  sentimento  del 
bene  di  quei  suoi  concittadini  che  egli  sentiva 
Necessario  fare,  dopo  aver  fatto.  l'Italia.  La  sua 
opera  è  una  specie  di  autopsia  morale  since- 
rissima,  com'egli  la  chiamò,  ma  è  in  pari  tempo 
«  una  galleria,  ricca  di  nobili  modelli  >  di  tutti 
coloro  che  con  d'Azeglio  cospirarono,  lottarono, 
soffrirono  per  l'Italia.  La  sincerità  del  racconto, 


224  //  moderno  rinnoo amento. 

la  famigliarità  elegante  della  forma,  e  l'onestà 
della  vita  e  degli  intendimenti  fanno  di  quel 
libro  una  delle  opere  meglio  e  più  utilmente 
lette. 

Poco  minore  è  il  pregio  delle  Ricordante 
della  mia  vita  di  Luigi  Settembrini  [1813-1877 J, 
generoso  patriota  napoletano;  esse  sono  calde 
d'affetto,  ricche  d'ammaestramento  patrio  e  ci- 
vile, care  per  candore  e  gentilezza  di  sentimenti  e 
di  forma;  pregi,  questi  ultimi,  che  son  comuni  ai 
Ricordi  autobiografici  di  Giovanni  Duprè  |1817- 
1882]  celebre  scultore  toscano,  il  quale  con  to- 
scana grazia  e  semplicità  narrò  le  vicende  della 
sua  vita  artistica. 

La  storia  e  la  critica  della  letteratura  fu- 
ron  pure  inspirate  a  sensi  liberali.  Primi  a  darne 
l'esempio  furono:  Eugenio  Camerini  (1811-1875), 
critico  letterario  di  singolare  originalità  ed 
acume  di  osservazioni  ;  Carlo  Tenca  milanese 
|1816-1883|,  vigorosa  tempra,  austero  carattere 
d'uomo,  che  salito  da  umilissima  origine  ad  alto 
grado  di  considerazione  pubblica  e  privata,  con- 
tribuì con  opera  assidua,  illuminata  e  tenace,  a 
tener  viva  la  speranza  nei  destini  della  patria, 
scrivendo  per  giornali  diretti  da  lui  o  da  altri,  ar- 
ticoli letterari  e  politici  ad  un  tempo,  che  in  essi 
egli  giudicava  gli  scrittori  alla  stregua  del  valore 
patriottico  delle  loro  opere.  Simile  intendimento 
informò  la  Storia  della  letteratura  di  Paolo 
Emiliani  Giudici  [1812-1872),  che  ebbe  maggior 
valore  d'attualità,  pel  principio  politico  onde  si 
ispira,  che  non  importanza  d'opera  critica,  man- 


La  prosa  della  riooluzione,  ecc.         225 

cando  essa  al  tutto  o  quasi  di  oggettività  se- 
rena di  giudizio.  Né  più  oggettive  e  serene  fu- 
rono le  Lezioni  di  letteratura  di  Luigi  Settem- 
brini scritte  in  una  forma  spontanea,  vivace, 
famigliare;  in  esse  al  vivo  e  nobile  senso  d'arte 
con  cui  è  giudicata  la  nostra  letteratura,  che 
le  fa  ancor  oggi  lette  e  studiate,  s'accoppia  un 
preconcetto  politico  per  cui  la  storia  della  let- 
teratura e  del  pensiero  finisce  a  non  essere  al- 
tro che  la  storia  della  lotta  tra  il  gesuitesimo 
e  lo  spirito  laico  e  nazionale. 

Spettava  a  Francesco  De  Sanctis  [1818-1883], 
seguendo  le  orme  del  Foscolo  e  del  Mazzini,  il 
gettar  le  basi  della  nostra  moderna  critica  let- 
teraria, dettando  quelle  Lezioni  di  Storia  e  di 
critica  letteraria  nelle  quali  con  acume  d'in- 
dagine e  di  senso  critico  egli,  considerando  ogni 
opera  d'arte  come  un  fenomeno  psicologico,  ne 
cerca  i  motivi  nell'anima  dello  scrittore,  e  nel 
l'ambiente  morale  e  storico  del  secolo  suo. 

Il  culto  dantesco  rifiori  in  pari  tempo,  chia- 
ramente accennando  ad  assumer  quella  nuova 
forma  che  il  Mazzini,  dandone  primo  l'esempio, 
gli  aveva  segnato  nel  suo  primo  scritto  (1):  «  O 
Italiani  studiate  Dante!  Non  sui  commenti,  non 
sulle  glosse,  ma  nella  storia  del  secolo  in  che 
egli  visse,  nella  sua  vita,  nelle  sue  opere  ».  Mentre 
il  Tommaseo,  Brunone  Bianchi,  il  Fraticelli, 
il  Giuliani  commentavano   il  poema,   il   Balbo 

(1)  L'amor  patrio  di  Dante,  articolo  che  l'Antologia  rifiutò 
e  il  Subalpino  pubblicò  per  intromissione  del  Tommaseo. 
Ferrari.  15 


226  #  Il  moderno  rinnovamento. 

tesseva  la  vita  del  poeta,  TArrivabene  ne  stu- 
diava il  secolo;  ottima  preparazione  agli  studi 
modernissimi. 

Intanto  rifiorivano  anche  gli  studi  e  le  scolastiche  discipline 
e  il  più  ò  men  trasformato  culto  della  classicità:  a  Napoli 
per  opera  dei  continuatori  del  Puoti  e  specialmente  di  Fer- 
dinando (analli  [1818-1894],  che  il  De  Sanctis  disse  ul- 
timo dei  puristi,  autore  di  Ammaestramenti  di  letteratura 
scritti  nel  più  puro  stile  del  cinquecento;  a  Roma  per  l'im- 
pulso dato  al  classicismo  da  Salvatore  Betti  [1792-1882], 
illustratore  dei  fasti  del  valore  italiano,  nel  pensiero,  nella 
scienza,  nell'armi,  ecc.,  con  l'opera  sua  troppo  accademica: 
l'Illustre  Italia;  in  Toscana  per  l'attività  del  Rosini,  del 
Vannucci,  di  Luigi  Fornaciari  [1798-18581  e  di  Pietro 
Thouar  ;  per  quella  del  Galvani  e  di  Marcantonio  Pa- 
renti a  Modena  ;  di  Pier  Alessandro  Paravia  [1797- 
1857]  a  Torino,  dove  egli,  ingegnando  eloquenza  all'Univer- 
sità, formò  una  vera  e  propria  scuola  classica  donde  uscirono 
eletti  e  purgati  scrittori. 

La  prosa  narrativa  non  ebbe  invece  cultori 
numerosi  né  di  gran  pregio,  e  in  essa  pochi 
scrittori  si  acquistarono  fama,  transitoria  per 
i  più,  duratura  per  un  solo  di  essi. 

Oltre  quei  romanzieri  imitatori  del  Manzoni  di  cui  già 
dissi  (1),  non  appaiono  degni  di  cenno  altri  tranne  Ignazio 
Cantù  fratello  dello  storico  [1810-1877];  autore  di  romanzi 
e  novelle  lombarde,  scritte  con  semplicità  e  correttezza,  e 
Giuseppe  Revere  [1812-1889],  miglior  prosatore  che  poeta, 
elegante  ed  arguto  ne'  suoi  Bozzetti  alpini  e  nelle  Marine 
e  paesi  in  cui  descrive  paesi  e  costumi  del  Piemonte  e  della 

(1)  V.  p.  211. 


La  prosa  della  rivoluzione,  ecc.        227 

Liguria,   narra    vicende   storiche,   raccoglie   pensieri  e   sen- 
tenze. 

Un  altro  novelliere  ebbe  larga  e  meritata  voga  a  quei 
tempi,  e  fu  Giulio  C arcano  [1812-1884],  spirito  mite  e 
gentile,  rifuggente  da  ogni  ardore  di  lotta,  ma  non  però 
meno  caldo  amatore  della  patria.  Si  può  dirlo  l'ultimo  rap- 
presentante di  quel  romanticismo  letterario  che  ebbe  a  suo 
principal  rappresentante  il  Grossi,  di  cui  e  dei  Manzoni  il 
Carcano  fu  seguace  nell'arte  sua,  sì  per  la  temperanza,  come 
per  la  preoccupazione  morale.  Diremo  di  lui  poeta  e  tra- 
duttore più  oltre  ;  come  prosatore  egli  vuol  qui  essere  ricor- 
dato specialmente  per  il  suo  capolavoro  :  Angiola  Maria 
[1839],  ohe  fu  primo  esempio  del  romanzo  psicologico  o  di 
carattere,  ritraente  la  sua  maniera  dal  Manzoni  non  meno 
che  dal  Walter  Scott,  pieno  di  soave  bontà  anche  se  la  deli- 
cata figura  della  protagonista  è  eccessivamente  ideale  e  un 
po'  scolorita  nella  sua  moral  perfezione.  Altri  romanzi  scrisse 
di  poi  il  Carcano,  forse  più  raffinati  per  forma,  per  acuta 
analisi,  ma  pur  mancanti  di  quell'armonia  delle  qualità,  onde 
deriva  la  squisitezza  dell'Angiola  Maria. 

L'opera  che  veramente  é  degna  d'esser  ricor- 
data é  il  romanzo,  ciclico  di  Ippolito  Nievo 
che  s'intitola  :  Le  confessioni  di  un  ottuage- 
nario. 

Singolare  esempio  di  romanzo,  esso  è  forse 
il  libro  che  per  somiglianza  di  pregi  più  si 
raccosta  ai  Promessi  Sposi;  partecipa  dei  ca- 
ratteri del  romanzo  storico,  come  di  quelli  delle 
auto-biografie  di  questi  tempi,  senza  essere  in 
tutto  né  l'una  né  l'altra  cosa. 

Il  Nievo,  che  visse  troppo  breve  vita,  dal  1832 
al  1861  fu  elettissima  mente,  die  promesse  di 
ottima  poesia,  combattè  per  la   patria   con  Ga- 


228  II  moderno  rinnovamento. 


ribaldi  nel  '59  ad  Arona,  in  Valtellina,  sullo 
Stelvio,  nel  '60  partecipò  alla  leggendaria  spe- 
dizione dei  Mille,  e  mori  tragicamente,  non  an- 
cora trentenne. 

Fu  certo  per  le  lettere  italiane  grave  danno  la 
sua  morte,  tanto  notevoli  attitudini  il  Nievo  ri- 
velò giovanissimo  nei  più  vari  generi  letterari, 
giornalista  arguto,  nella  critica  letteraria  acuto 
precorritore  dei  moderni  sistemi,  lirico  civile 
e  patriottico,  novellista,  drammatico  e  roman- 
ziere. 

Il  suo  massimo  romanzo,  in  cui  un  ottuage- 
nario narra  la  sua  vita  «  dalle  primissime  me- 
morie dell'infanzia  al  limitare  del  sepolcro  dove 
è  giunto  (l)>  non  si  può  riassumere,  tanta  é 
la  varietà  degli  episodi  e  dei  fatti. 

Dallo  scorcio  del  settecento,  dalla  vita  delle 
piccole  città  venete,  il  Nievo  ci  conduce  fino  ai 
casi  tumultuosi  dei  '48  e  '49,  alla  vigilia  della 
guerra  d'indipendenza,  facendoci  sfilare  dinanzi 
agli  occhi  Venezia  negli  ultimi  giorni  della  re- 
pubblica, la  Repubblica  cisalpina,  le  Provincie 
napoletane  nel  '99,  l'assedio  di  Genova,  la  repub- 
blica italiana,  poi  di  nuovo  Venezia  e  Napoli, 
e  la  vita  degli  emigrati  a  Londra. 

È  in  questo  romanzo  la  storia  sociale  e  mo- 
rale di  una  generazione,  svolta  in  un  racconto 
vivo  d'interesse,  pieno  d'un  umorismo,  di  una 
profonda  filosofia  della  vita,  d'una  larga  cono- 


(1)  Mantovani;  //  poeta  soldato.  Milano,  Treves  1900,  p.  264. 


La  prosa  della  riooluzione,  ecc.         229 

scenza  degli  uomini,   che   sono    poco   men  che 
meravigliose  in  un   giovane  venticinquenne. 

Né  al  pregio  morale  è  in  esso  inferiore  l'arte 
di  ricreare  potentemente  dal  vero  nel  campo 
della  fantasia,  la  potenza  nella  dipintura  dei 
caratteri  e  delle  vicende.  Solo  nuoce  alla  se- 
conda parte  del  libro  il  languire  dell'interesse, 
la  mancanza  di  unità  e  connessione,  la  forma 
men  limata  e  corretta. 


§  iv. 

La  poesia  della  rivoluzione  e  nelVunità  d'Italia. 

I  tre  momenti  della  lirica  romantica.  —  La  lirica  entusia- 
stica. —  G.  Rossetti.  —  Il  Parzanese.  —  Il  Poerio.  —  G 
Mameli.  —  L.  Mercantini.  —  I.  Nievo.  —  I  minori.  —  Il 
romanticismo  decadente.  —  G.  Prati.  —  A.  Aleardi.  — 
G.  Carcano.  —  A.  Maffei.  —  Il  Carcano  ed  il  Ma  (Tei  tra- 
duttori. —  La  bohème  italiana.  —  G.  Rovani.  —  E.  Praga. 
I.  U.  Tarchetti.  —  G.  Zanella.  —  B.  Zendrini.  —  V.  Bet- 
teloni. 

La  commedia  fino  al  1850.  —  V.  Martini.  —  T.  Gherardi  del 
Testa.  —  P.  Giacometti.  —  A.  Torelli.  —  P.  Ferrari.  — 
P.  Cossa.  —  Il  libretto  d'opera  e  Felice  Romani. 

La  poesia,  come  la  prosa  di  quel  quarto  di  se- 
colo che  precede  il  1870,  ebbe  principale  fonte 
d'ispirazipno,  il  patriottismo,  fosse  classica  o 
romantica,  lirica,  narrativa  o  drammatica;  né 
poteva  accadere  diversamente  in  quel  trentennio 
d'accensione  esaltata  degli  animi  per  il  grande 
sogno  nazionale. 

Tuttavia  si  debbon  distinguere  in  essa  tre 
momenti  :  quello  primo  dell'entusiasmo  guer- 
riero, dell'odio  all'oppressore,  della  esaltazione 
del  sentimento  patrio,  che  già  vedemmo  infor- 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.        231 

mare  la  lirica  del  Berchet,  quella  del  Broflferio, 
e  più  misuratamente  quella  del  Giusti. 

Trascorsi  il  '48  e  il  '49,  acceso  ormai  inestin- 
guibilmente lo  spirito  rivoluzionario,  questa  ma- 
niera di  poesia  non  aveva  più  ragione  d'esi- 
stere; e  s'iniziò  allora  quello  che  forse  più  pro- 
priamente s'ha  a  dir  decadenza  del  romantici- 
smo, e  fu,  in  gran  parte,  solo  eco  formale  e 
convenzionale  della  poesia  precedente. 

S'inizia  dopo  il  '60  il  terzo  momento,  il  mo- 
mento critico,  il  momento  dei  tentativi  vari  e 
incpmposti,  degli  ondeggiamenti  fra  il  romanti- 
cismo e  il  classicismo,  quello  degenerato,  que- 
sto trasformato,  il  momento,  insomma,  che  pre- 
para   e  spiega  la  presente  letteratura. 

Taluni  dei  nostri  poeti  di  quel  periodo  si  sono 
spénti  o  tacquero  col  cessar  delle  condizioni 
che  avevan  fatta  eloquente  la  loro  Musa  ;  altri 
sopravvissero,  direi  quasi,  a  sé  medesimi,  e 
questa  prolungata  vita  non  fu  per  loro  un  bene, 
che  li  rese  negletti  vivi  ancora,  più  presto  di- 
menticati dopo  morte. 

Pochi  meritano  ancor  oggi  menzione,  se  non 
per  altestato  di  quella  riconoscenza  che  già  di- 
cemmo doverosa  verso  i  cooperatori  della  no- 
stra redenzione. 

Tra  i  poeti  del  primo  momento,  quello  che 
forse  merita  maggior  considerazione  sotto  il 
rapporto  dell'arte  è  Gabriele  Rossetti  [1783  1854J. 
Patriota  ed  esule,  pittore  e  poeta,  letterato  ed 
insegnante,  il  Rossetti  ha  una  particolare  fiso- 
nomia  che  lo  colloca  in  luogo  distinto. 


•232  IL  moderno  rinnovamento. 


,  Canzonettista  arcadico  dapprincipio,  la  parie 
migliore  della  sua  produzione  letteraria  é  da 
ascriversi  al  trentennio  del  suo  esilio  a  Londra, 
durante  il  quale  visse  insegnando  privatamente 
lettere  italiane.  Quantunque  i  suoi  scritti  dal  1820 
in  poi  s'accendessero  di  spiriti  patriottici  e  si 
colorissero  d'andamenti  popolari,  il  Rossetti  fu 
però  un  classico,  e  nella  critica  dantesca  si 
fece  strenuo  difensore  dello  spirito  antipapale, 
principale  ispiratore  secondo  lui  del  divino 
poema,  come  nella  lirica  s'informò  al  suo 
metto  :  «  Finché  vita  mi  resti,  griderò  Patria, 
Umanità,  Religione  >. 

Invero  la  sua  poesia  accompagnò  i  moti  ita- 
liani dal  '20  (La  costituzione  di  Napoli)  al  '42, 
prima  con  inni  e  strofette  che,  se  non  hanno 
la  compostezza  dell'inno  manzoniano,  o  Tini- 
peto  lirico  del  BercheE,  son  però  notevoli  per 
spontaneità,  e  talora  anche  per  vigoria;  poi  con 
polimetri  nei  quali  si  vede  la  maturità  degli 
anni  scendere  a  temperar  la  foga  àz\Y  antipa- 
pismo, cercandone  la  conciliazione  col  senti- 
mento religioso  e  col  politico  e  il  tutto  avvol- 
gendo in  un  simbolismo  contemplativo  e  fanta- 
stico, che  ha  faito  il  R.  padre  della  scuola  simbo- 
lista in  pittura  e  in  poesia,  ma  non  ha  certo 
accresciuto  pregio  ai  suoi  componimenti. 

Presso  al  Rossetti,  meridionali  come  lui,  di 
lui  meno  pregevoli  per  arte,  stanno  due  poeti 
notevolmente  diversi:  Alessandro  Poerio  [1802- 
18*8]  e  Pietro  Paolo  Parzanese  [1810-1852].  Il 
Poerio,  mito  d'una  famiglia  celebrata  nella  storia 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.         233 

dell'eroismo  italiano,  morto  eroicamente  sotto 
Je  mura  di  Mesi  re  combattendo  gli  austriaci, 
scrisse  liriche  talor  diseguali  e  stentate  nella 
forma,  e  povere  d'immagini,  ma  efficacissime 
per  il  nobile  calore  di  sentimento  che  le  ispirò. 

Il  Parzanese  invece,  traduttore  del  Klopstock, 
del  Byron,  di  V.  Hugo,  nei  suoi  Canti  popolari 
e  nei  Canti  del  povero  abbellì  la  sua  lirica,  di- 
messa nella  forma  e  scarsa  di  ispirazione,  di 
tinte  soavi  e  delicate,  ritraendo  vita  ed  afletti 
semplici  ed  umili. 

Un  anno  dopo  il  Poerio,  come  lui  combat- 
tendo, moriva  sotto  le  mura  di  Roma  Goffredo 
Mameli  [1827-1849],  biondo  e  adolescente  martire 
e  poeta  della  patria.  «  I  suoi  canti,  dice  il  Maz- 
zini, getti  d'una  ispirazione  sorta  dal  popolo  e 
destinati  al  popolo,  facili,  ineguali,  non  meditati, 
portano  l'impronta  d'una  potenza  ingenita  di  poe- 
sia, che  gli  anni  e  il  pensiero  avrebbero  educa to>; 
certo  la  mancanza  di  questa  educazione  matura 
li  fa  scarsi  di  valore  artistico.  Pure  G.  Mameli 
fu  fatidico  interprete  degli  slanci  generosi  d'I- 
talia ;  li  profetò  nel  '46  con  gli  inni  Ai  fratelli 
Bandiera,  e  all'Ada;  li  accese  nel  '47  col  canto 
«  Fratelli  d' Italia  »,  li  accompagnò  con  altri 
inni  di  esultanza  trepidante. 

Né  minore  consenso  di  entusiasmo  ottenne, 
con  Yinno  garibaldino:  «  Si  scopron  le  tombe», 
Luigi  Mercantini  [1821-1872],  che  cantò  con  inni 
guerreschi  la  rivoluzione  italiana  cui  prese  attiva 
parte,  e  tacque  dopo  il  '48,  esiliato  prima,  .poi 
professore  nell'Italia  unificata. 


234  11  moderno  rinnovamento. 

Arte  maggiore  e  che,  come  già  dissi,  era 
splendida  promessa  per  l'avvenire,  rivelarono 
i  canti  patriottici  del  Nievo  già  menzionato.  Egli 
dopo  aver  fatto  le  sue  prove  imitando  il  fare 
del  Parini  e  del  Giusti,  trovò  la  sua  forma  ori- 
ginale nelle  Lucciole  e  nei  Canti  garibaldini 
che  recano  l'impronta  d'una  ispirazione  calda 
ed  immediata,  ma  nella  forma  ancor  rivelano 
l'incertezza  di  chi  ondeggia  tra  l'esempio  ve- 
nutogli dai  maggiori  poèti  e  l'impulso  ad  atteg- 
giarsi con  fìsonomia  propria  ed  originale. 

Intorno  a  questi  stanno  altri  minori,  letti  oggi  soltanto  per 
rievocarci  coi  loro  versi  il  fervore  d'entusiasmo  e  di  aspira- 
zioni di  quei  giorni.  Tali  sono:  il  Revere,  già  nominato, 
troppo  personale  ne'  suoi  sonetti,  Antonio  Gazzoletti  [1818- 
1866]  colle  sue  energiche  poesie,  Francesco  dall'Ongaro 
[1810-1873],  prima  sacerdote,  poi  giornalista,  soldato,  esule, 
professore,  che  diede  graziose  e  argute  poesie  in  vernacolo 
veneziano,  ma  fu  più   efficace   coi  suoi   patriottici  stornelli. 

Dalla  Liguria  venne  Felice  Romani  [1788-1865],  prosatore 
non  mediocre,  autore  di  libretti  d'opera,  come  vedremo  tra 
poco,  giornalista  robusto,  lirico  facile,  spontaneo,  agile  nella 
forma.  Il  Piemonte  die  l' ultimo  dei  trovatori,  GIUSEPPE 
Regaldi  [1809-1888],  tempra  di  poeta  più  gentile  che  robu- 
sto, migliore  nell'improvvisazione,  quantunque  la  sua  lirica 
estemporanea  risenta  dell'enfasi  declamatoria  e  dell'uniformità 
dello  stampo  lirico  in  cui  egli  getta  i  suoi  pensieri. 

Facile  di  vena,  arieggiante  al  genere  del  Gua- 
dagnoli  con  maggior  brio  e  con  maggior  ar- 
guzia, fu  un  poeta  veneto,  Arnaldo  Fusinato 
[1817-1888],  che  trattò  la  lira  e  la  spada,  com- 
battè valorosamente  nel  '48  e  nel  '49.  Egli  tentò 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.        235 

più  tardi  e  con  meno  felice  risultato  la  poesia 
seria  e  patetica,  che  è  caratteristica  del  se- 
condo momento,  del  decennio  cioè  fra  il  1850  e 
il  1860. 

L'Emilia  diede  pochi  poeti  a  quel  primo  fervore  di  poesia 
patria,  e  tra  essi  meritano  d'esser  ricordati  :  Jacopo  Sanvi- 
tale  [1781-1867],  patrizio  e  fiero  patriota  parmigiano,  che 
cantò  in  una  poesia  forte  ed  originale,  ma  prolissa,  le  soffe- 
renze dell'esule  ;  e  ANTONIO  Peretti  [1815-1858]  più  ele- 
gante che  profondo,  ma  pur  pregevole  per  certa  compostezza 
e  moralità  della  sua  lirica. 

Intanto  la  rivoluzione,  tentata  con  tanto  im- 
peto nel  '48  e  nel  *49,  tramontava  in  uno  sco- 
ramento temporaneo  ma  profondo,  e  con  lei  i 
più  dei  poeti  che  Fa vevan  suscitata,  o  lasciando 
la  vita  nelle  battaglie,  o  calcando  il  cammino 
dell'esilio,  o  sviandosi  in  quei  tentativi  poetici 
che  segnano  la  decadenza  del  romanticismo. 
Corifei  di  questo  secondo  momento  sono  Gio- 
vanni Prati  ed  Aleardo  Aleardi. 

Giovanni  Prati  nacque  nel  1815  a  Dasindo  (trentino); 
poeta  sin  dagli  anni  dell'adolescenza,  laureatosi  in  leggi  a 
Padova  nel  '29,  visse  poi  a  Milano,  a  Torino,  nel  Veneto, 
dove  sofferse  il  carcere  e  donde  fu  poi  esiliato.  Passato  in 
Toscana  fu  accusato  per  la  sua  devozione  a  Carlo  Alberto  ed 
espulso  dal  Guerrazzi.  Tornato  in  Piemonte  vi  cantò,  per  vero 
sentimento  monarchico  e  non  per  adulazione,  la  dinastia  sa- 
bauda. Dopo  il  '60  segui  la  capitale  a  Firenze,  a  Roma,  e 
qui  mori  senatore  nel  1884. 

Scrisse  : 

Edmenegarda  [1841]  ;  poemetto  in  cinque  canti  d'endeca- 
sillabi sciolti,  divenuto  tosto  popolarissimo; 


236  11  moderno  rinnovamento. 

Canti  lirici^  Canti  del  popolo,  Ballate,  Memorie  e  lagrime, 
Nuovi  canti,  Passeggiate  solitarie,  Psiche,  Iside,  (tutte  rac- 
colte liriche)  ; 

Canti  storici  e  poemi  (Rodolfo,  Satana  e  le  Grazie,  Ar- 
mando, ecc.). 

VEdmenegarda,  semplice  di  spedienti  dram- 
matici, musicale  e  armoniosa  nei  versi  di  squi- 
sita fattura,  dolcissima  per  il  sentimento  di 
pietà  cui  s'informa,  acquistò  subito  fama  e  po- 
polarità al  suo  autore.  Fu  questo  forse  il  suo 
capo  lavoro,  l'opera  colla  quale,  taciutosi  il 
Manzoni,  egli  «  il  solo  veramente  e  riccamente 
poeta  della  seconda  generazione  dei  romantici 
in  Italia  »  (1),  divenne  caposcuola  del  romanti- 
cismo che,  fuori  di  lui,  finiva  in  una  vaporo- 
sità sconclusionata,  inefficace  e  stucchevole. 

Poetò  dapprincipio  continuatamente  salendo 
dal  canto  del  popolo  al  poema  dell'umanità, 
nelle  sue  ballate  riunendo  la  potenza  fantastica 
della  poesia  tedesca  e  l'italiana  euritmia  dello 
stile,  scherzando  con  tutti  i  metri  come  il  Chia- 
brera,  dominando  la  rima. 

Fido  amante  dell'arte  sua,  fu  sinceramente  e 
unicamente  poeta,  come  il  Manzoni  incapace 
di  far  Varte  per  Varie  ;  fu  manzoniano  anche 
filosoficamente  ed  esteticamente  e  nella  sempli- 
cità della  forma. 

Ma  venne  il  giorno  in  cui  il  gusto  del  pub- 
blico lo  abbandonò  ed  egli,  che  aveva  riem- 
piuto l'anima  e  la  fantasia  di   tutti    fino    al  '48 

(1)  Carducci,  in  Bozzetti  e  Scherme.  Op.  Voi.  III.  pp.  389-417. 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.        237 

con  la  genialità  della  sua  poesia,  cosi  come  il 
Verdi  con  la  sua  musica,  men  felice  di  questo, 
si  vide  lasciato  in  disparte. 

Tentò  egli  la  riscossa,  ma  non  seppe  trasfor- 
marsi coi  tempi.  Ormai  il  Manzoni  taceva,  o 
dopo  avere  in  parte  sconfessato  il  romanzo  sto- 
rico, si  chiudeva  negli  studi  della  lingua;  il 
romanticismo  si  spegneva  e  ripigliavano  invece 
impero  il  Foscolo,  il  Monti,  il  Leopardi,  e  con 
essi  il  culto  della  forma  classica;  movimento 
importante  che  generava  e  assecondava  a  sua 
volta  il  rinnovarsi  degli  studi  critici  nelle  scuole 
italiane  e  in  arte  metteva  capo  alla  poesia  del 
Carducci. 

In  mezzo  alla  improvvisata  trasformazione  il 
Prati  apparve  disorientato  ;  ebbe  per  un  istante 
tendenze  byroniane  nel  Rodolfo,  neWAriberto, 
tentò  invano  romantica  riscossa  coir Armando, 
si  provò  alla  poesia  satirica  nel  Satana  e  le 
Grazie,  alla  poesia  politica  con  le  Lettere  a 
Maria  e  i  Canti  politici;  ma  fu  invano.  La  sa- 
tira disconveniva  alla  sua-  forma  semplice  e 
musicale,  poeta  politico  non  fu  mai,  e  fini  ad 
accozzar  nelle  ultime  raccolte,  argomenti,  forme 
e  fantasie  spesso  remote  da  ogni  attualità,  che 
paion  frutto  di  un'arte  meramente  estetica,  e 
manierata  ;  solo  il  Canto  d'Igea  fu  sprazzo  di 
luce,  €  ciò  che  di  più  sanamente  clàssico  ha 
prodotto  la  poesia  del  nostro  tèmpo  in  Italia,' 
un'ode  che  corona  l'ultima  opera  dei  romantici, 
come  fosse  un  coro  di  Sofocle  »  (1). 

(1)  Carducci:  Dieci  anni  addietro  in  Op.  Voi.  Ili,  p.  271. 


238  II  moderno  ri nnoo amento. 


Cosi  il  Prati,  nato  romantico  finiva  classico. 
Iside  fu  il  canto  del  cigno:  sforzo  eroico  di  fu- 
sione delle  due  correnti,  ma  sforzo.  In  essa  é  il 
presentimento  della  prossima  fine,  è  il  sorriso 
mestissimo  o\V  Ideale,  solitariamente  accarez- 
zato, é  il  canto  funebre  al  poeta  stesso  nel  Canto 
della  Parca. 

Presso  a  Giovanni  Prati,  ma  molto  al  disotto 
di  lui  per  profondità  di  pensiero  e  robustezza 
di  poesia  è  Aleardo  Aleardi  [1812-1878]  vero- 
nese, che  anch'egli  pati  il  carcere  per  quell'a- 
more della  patria  fortemente  e  nobilmente  sen- 
tito a  cui  ispirò  la  sua  poesia  facile  ed  abbon- 
dante. Il  suo  verso,  vario  e  ricco  d'armonie, 
piacque  a  lungo,  ma  apparve  poi  soverchiamente 
molle  e  colorito,  e  la  spontaneità  e  la  natura- 
lezza parvero  spesso  più  artificiose  che  reali; 
il  predominio  dell'immaginoso,  del  fantastico, 
del  sentimentale,  diedero  alla  sua  poesia  una 
voga  effimera  per  quanto  lunga,  e  rivelarono 
l'ultima  maniera  del  romanticismo  decaduto. 

Accanto  a  questi  due  meritano  di  tenere  un 
posto  Giulio  Gargano,  già  nominato  tra  i  no- 
vellieri, per  le  sue  Poesie  inspirate  a  nobili 
pensieri,  spesso  eleganti  ed  armoniche;  e  An- 
drea Maffei  [17981885]  agile  e  delicato  nelle 
sue  Liriche  che  rivelano  una  spiccata  indole 
poetica,  ma  non  hanno  grande  vigoria.  Questi 
due  poeti  s'acquistarono  però  fama  più  dura- 
tura come  traduttori  dall'inglese  e  dal  tedesco  ; 
e  al  Garcano  si  deve  una  traduzione  metrica 
abbastanza  fedele  e   in  forma  disinvolta  e  cor- 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.        239 


retta  dei  drammi  dello  Shakespeare;  al  Maftei 
versioni  dal  Goethe,  dai  Moore,  dal  Byron,  e 
specialmente  la  traduzione  di  tutto  il  teatro  dello 
Schiller,  dei  Paradiso  perduto  di  Milton,  e  di 
alcune  tragedie  tedesche;  in  lui  minore  è  la 
fedeltà  della  versione,  maggiore  forse  la  magni- 
ficenza dello  stile  e  l'armoniosità  del  verso. 

«  Due  scuole,  con  intendimenti  e  forze  diverse, 
o  ricongiungendosi  alla  tradizione  antica  o  cre- 
dendo d'inaugurarne  una  nuova,  s accompa- 
gnarono agli  ultimi  movimenti  del  secolo  scorso 
ed  ai  primi  di  questo.  Ora  quelle  scuole  si  tac- 
quero, que'  maestri  l'un  dopo  l'altro  disparvero: 
rimangono  i  templi,  ma  la  divinità  n'è  fuggita.... 
Giunte  Tuna  e  l'altra  scuola  dall'età  grosse  del 
dispostismo,  non  poterono  né  liberamente  svol- 
gersi né  determinare  apertamente  i  loro  carat- 
teri ;  onde  per  una  parte  l'impeto  delle  novità 
portò  le  menti  oltre  il  limite  del  giusto  e  da 
capo  nella  riproduzione  di  forme  straniere,  per 
un'altra  l'amor  disordinato  del  vecchio  le  re- 
spinse nel  passalo  non  desiderabile  ». 

Questo  scriveva  Giosuè  Carducci  nel  1859-61  (1), 
concludendone  che  quel  momento  era  «  nell'arte 
un'età  di  rapido  disfacimento  e  di  lenta  ricom- 
posizione ad  un  tempo  »,  l'età  della  siddetta 
Bohème  italiana  che  ebbe  in  Lombardia  il  suo 
principal  centro.  . 


(1)  Di  alcune  condizioni  della  presente  letteratura;  Op.  Voi. 
II,  pagine  488  e  496. 


240  li  moderno  rinnooamento. 


Ne  era. stato  preannunziatore  GIULIO  Uberti  [1806-18761, 
bresciano,  spirito  Aero,  bollente,  caustico,  che  procedendo  dal 
classicismo  pnro  pariniano,  per  il  mezzo  classicismo,  al  colo- 
rito del  Byron  e  fors'anche  di  Vittore  Hugo,  accompagnò  i 
fasti  della  rivoluzione  con  una  lirica  originale  cai  pervade 
uno  spirito  alfieriano  in  atteggiamenti  quasi  scultori;  Giulio 
Uberti  che  condusse  vita  randagia,  e  morì  tragicamente, 
suicida. 

Fu  sommo  pontefice  della  Bohème  Giuseppe 
Rovani  [1818-1874]  milanese,  di  vita  sregolata, 
che  s'avvelenò  d'assenzio  e  di  liquori  ;  un  pen- 
satore per  la  forma,  poeta  per  il  contenuto,  che 
tentò  la  drammatica,  il  romanzo  storico,  il  ro- 
manzo sociale,  l'opera  critica,  con  fortuna  non 
pari  agli  intenti,  e  diede  nella  Giovinezza  di 
Giulio  Cesare  un  tentativo  d'innesto  dell'inven- 
zione romantica  sul  fondo  storico,  e  nei  Cento 
anni  un  romanzo  ciclico,  simile  per  indirizzo, 
ma  inferiore  di  meriti  alle  Confessioni  del 
Nievo. 

La  bohème  vanta  come  suo  lirico  Emilio 
Praga  [18391875]  passato,  nella  sua  breve  vita, 
dall'agiatezza  alla  miseria  o  quasi,  senza  sua 
colpa,  e.  per  influsso  del  Rovani,  datosi  alle 
abitudini  disordinate  che  lo  condussero  a  morte 
immatura  e  simile  a  quella  del  suo  maestro. 
Tempra  d'artista,  pittore  e  poeta,  ebbe  fortuna 
co' suoi  versi  finché  fu  ricco  ;  impoverito,  cadde 
in  trascuranza  dei  più;  e  le  sventure  famigliari, 
la  noncuranza  del  mondo,  le  strettezze  della 
vita,  se  aggiunsero  alla  sua  poesia  qualche  nota 
robusta  derivata  dal  Heine,  dall'Hugo,  dal  Bau- 


La  poesia  della  riooluzione,  ecc.         241 

dèlaire,  non  ne  crebbero  per  altro  i  pregi  o  l'o- 
riginalità, che  meglio  rifulge  in  Tavolozza,  il 
primo  volume  di  versi,  quello  degli  anni  lieti, 
dove  è  tanta  freschezza  di  immagini,  tanto  se- 
rena e  sincera  percezione  della  natura. 

A  questo  gruppo  appartiene  auche  Iginio  Ugo  Tarchetti 
[1841-1869]  che  visse  povero,  mori  giovine,  scrisse  romanzi  e 
novelle  fantasiose,  oggi  dimenticati  e  non  a  torto,  e  un  vo- 
lumetto di  liriche  (Disjecta)  che,  se  possono  esser  sintomo  di 
quella  malattia  di  idealismo,  di  qnelja  "  scrofola  romantica  n 
come  la  chiamò  il  Proudhon,  specie  di  vaga  e  indefinibile 
aspirazione  ad  obbietti  inconsistenti,  che  fu  allora  caratteri- 
stica, non  sono  però  vera  poesia. 

Altre  manifestazioni  di  incerti  tentativi 
verso  un'arte  nuova  desiderata  ma  indetermi- 
nata, sono  nello  Zanella,  e  nel  Zendrini. 

Giacomo  Zanella  [1820-1888]  fu  V  ultimo  dei 
seguaci  dell'Aleardi  e  del  Prati,  l'ultimo  dei 
neo-guelfi,  l'ultimo  di  quella  schiera  di  abati 
italiani,  riformisti  e  liberali,  che  si  inizia  col 
Parini.  Cominciò  traduceridodai  classici  latini/ 
e  venne  ai  moderni  inglesi,  tentò  mollemente  la 
poesia  patriottica,  persegui  la  conciliazione  tra 
la  libertà  e  la  fede,  tra  la  ricerca  scientifica  e 
il  dogma,  tra  il  romanticismo  e  il  classicismo, 
e  parve  perciò  —  nell'epoca  incerta  in  cui  pub- 
blicò i  suoi  versi  [1868]  -—  poeta  d' un' arte 
nuova  (l).  Senza  spingersi  a  proclamare  usur- 


ai) Cfr.  I.  del  Lungo:  Un  nuovo  poeta  in  Nuova  Ant.,  18f8 
settembre,  e  G.  Chiarini:  fi.  Z.  in  Nuova  Ant,,  1,  VI,  1888. 
Ferrari.  10 


242  11  moderno  r innovamento. 

pata  la  fama  dello  Zanella  (1),  si  deve  però  ri- 
conoscere che  a  lui  mancò  calore  d'ispirazione, 
che  il  sentimento  religioso  fu  impaccio  allo 
slancio  del  suo  pensiero  speculativo,  anche  in 
quelle  liriche  che  pur  sopravvivono,  per  reali 
meriti  di  contenuto  e  di  forma,  airobblio;  tali, 
ad  esempio,  Microscopio  e  telescopio,  la  Con- 
chiglia fossile,  gli  Ospizi  marini.  Fu  nella 
forma  sapientemente  corretto,  e  ridiè  vita  alla 
«  breve  snella  arguta  strofe  classica,...  carez- 
zata e  liberata  al  volo  con  abilità,  facilità  e 
grazia  (2).  > 

Lo  Zanella  fu  anche  prosatore  e  critico  accu- 
rato, sereno,  ma  non  di  grande  larghezza  di  volo, 
e  in  forma  corretta  ma  dimessa  e  fredda. 

Bernardino  Zendrini  [1839-1879]  bergamasco, 
fu  più  critico  che  poeta;  ottimo  conoscitore  delle 
lingue  e  delle  letterature  classiche  e  moderne, 
traduttore  di  Heine,  ne  senti,  più  che  riprodurne, 
la  profondità  del  sarcasmo,  .dell'ironia,  della 
causticità.  Come  lirico  originale  appartiene  alia 
seconda  generazione  dei  romantici,  con  qualche 
carattere  suo  particolare  di  novità  ;  le  cose  sue 
originali  meglio  riuscite  sono  /  due  tessitori, 
Monotonia,  La  poesia  non  muore,  ecc. 

Nella  critica  letteraria  lo  Z.  portò  schiettezza 
perfino  acerba,  ed  erudizione  vasta,  genialmente 
espressa.  Veggansi  i  suoi  studi  su  Nerone  ar- 
tista, Giulio  Cesare,  I traduttori  di  E.  Heine,  ecc. 


(1)  Imbruni:  Fame  usurpate. 

(2)  Carducci:  Dieci  anni  a  dietro.  Op.  V.  HI,  p.  274. 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.        243 

Vittorio  Betteloni  [n.  1840]  ebbe  un  momento  di  voga 
come  lirico;  oggi  è  più  e  meglio  iodato  come  traduttore 
del  Don  Giovanni  di  Byron,  dell'Assuero  in  Roma  di  Ha- 
merling;  e  buon  traduttore  fu  pure  Paolo  Màspero  [1811- 
1895],  di  cui  il  volgarizzamento  dell'Odissea  è  da  molti  pre- 
ferito a  quello  del  Pindemonte,  per  robustezza  ed  eleganza 
di  verso,  correttezza  di  forma  poetica. 

Della  drammatica  dai  Goldoni  innanzi,  al- 
meno per  quanto  riguarda  la  commedia,  poco 
men  che  nulla   è  da  dire. 

Invero  del  tempo  del  Goldoni,  due  soli  commediografi  si 
ricordano,  e  molto  al  disotto  di  lui:  Francesco  Alber- 
gati [1728-1804],  oggi  ricordato  nella  storia  della  dramma- 
tica per  ragion  di  continuità,  mentre  le  sue  commedie  son 
dimenticate.  Né  a  torto;  che  egli  andò  a  tentoni  fra  la  tra- 
gedia classica,  il  dramma  sentimentale,  la  commedia  dell'arte, 
la  goldoniana  e  persino  la  fiabesca  alla  Gozzi,  senza  che  mai 
la  sua  coscienza  d'artista  si  determinasse  chiaramente  e  desse 
opera  compiuta  (1). 

Camillo  Federici  [1749-1802]  (pseudonimo  di  G.  B.  Vias- 
solo)  fu  anch'egli  imitatore  del  Goldoni,  e  preferì  argomenti 
teneri  e  patetici;  anche  le  sue  commedie  souo  oggi  cadute 
in  dimenticanza,  quantunque  un  tempo  siano  state  imitate  e 
riprodotte  in  teatri  stranieri. 

Fu  autor  drammatico,  ma  di  scarso  valore,  anche  G.  Ghe- 
rardo de  Rossi,  già  nominato  come  poeta  lirico  (2). 

Segue  a  questi  Alberto  Nota  [1775-1847]  torinese,  se- 
guace del  Goldoni,  e  fecondo  scrittor  di  commedie  ;  di  lui  dà 
giusto,  benché  severo,   giudizio  il  Martini,   dicendo  che  me- 


(1)  Cfr.  E.  Masi:  La  vita,  i  tempi,   gli  amici  di  F.  A.  Bolo- 
gna, Zanichelli,  1878. 
<2)  V.  p.  41. 


244  II  moderno  rinnovamento.^ 

scolò  gli  elementi  della  scuola  drammatica  francese  del 
XVIII  secolo  col  comico  borghese  del  Goldoni  e  il  dramma 
lacrimevole  del  Kotzebue  (poeta  comico  tedesco,  [1761-1819]) 
e  difetta  di  tutti  i  requisiti  necessari  ad  uno  scrittore  dram- 
matico. 

Migliore  certo  fu  Giovanni  Giraud  [1776-1884],  che  de- 
buttò nel  1807  coU'Ajo  nell'imbarazzo,  notevole  per  una  tal 
quale  comicità  festevole  e  paesana  ;  ma  per  questa  stessa  co- 
micità non  è  atto  alla  vera  commedia  o  al  dramma  intimo.  Di 
lui  infatti  son  sopravissute,  oltre  alla  già  nominata,  Don  De- 
siderio disperato  per  eccesso  di  buon  cuore  e  La  conver- 
sazione al  buio,  due  cosine  gaie  ed  abbastanza  divertenti, 
ma  senza  importanza  letteraria. 

Francesco  Augusto  Bon  [1788-1858],  artista,  direttore 
e  poeta  comico,  fu  di  una  straordinaria  fecondità,  ed  ebbe 
notevole  la  padronanza  scenica  e  la  conoscenza  degli  effetti; 
ma  cadde  nel  comune  difetto  del  convenzionalismo,  che  sa- 
crificava la  verità  e  la  naturalezza  all'applauso  ;  poco  feliee 
fu  in  lui  anche  la  scelta  dei  soggetti,  spesso  più  atti  al  me- 
lodramma che  non  alla  commedia. 

Poi  si  cadde  nella  più  pasza  esagerazione  delle  passioni 
pomposamente  declamate,  a  cui  contribuirono  in  ispecial  modo 
quel  Barone  Cosenza,  napoletano,  fecondissimo  di  bizzarre 
ed  esagerate  produzioni,  il  Cuciniello,  autore  di  drammi 
di  soggetto  tetro  e  piagnucoloso,  e  David  Chiossone,  che 
suppliva  alla  scarsa  facoltà  inventiva  colla  forzata  tensione 
delle  passioni,  costante  nei  suoi  drammi. 

Fra  il  '40  e  il  '50  s'ebbe  un  risveglio  nella 
commedia;  sentiva  anch'essa,  finalmente,  T in- 
flusso innovatore  delle  battaglie  romantiche, 
alle  quali  aveva  preso  si  grande  parte  la  sua 
sorella  maggiore  in  drammatica,  la  tragedia. 

In  Toscana  fiorirono  due  commediografi:  Vin- 
cenzo Martini  e  Tomaso  Gherardi  del  Testa.  Il 


La  poesia  della  rivoluzione,  >ecc.         245 

primo,  vissuto  tra  il  1803  e  il  1862,  nel  '53  pro- 
dusse sulle  scene  «  La  donna  di  quarantanni  » 
la  quale  rivelava  speciali  attitudini  nel  suo  au- 
tore, perchè  vera  neir  azione  e  nei  caratteri, 
senza  ricerca  di  effetti  scenici,  ricca  di  delicata 
analisi  psicologica,  limpida  e  sonante  nel  dia- 
logo, coerente  insomma  ai  sani  principi  che 
alla  drammatica  poneva  il  Manzoni  in  una  sua 
lettera  a  Francesco  Galvani,  del  1855  (1).  Altra 
opera  di  pregio  del  Martini  fu  il  Cavaliere  d'in- 
dustria, commedia  veramente  ricca  d'osserva- 
zione, d'armonia,  di  vivace  dipintura  dei  tipi  e 
della  società. 

Tomaso  Gherardi  del  Testa  [1815-1881]  fu 
certo  notevole  per  vivezza  e  per  spontaneità  di 
dialogo  toscano,  per  isforzo  di  ravvicinare  la 
commedia  alla  verità;  ma  talora  cadde  in  una 
naturalezza  eccessiva ,  talora  nel  dialogo  fu 
equivoco  se  non  licenzioso. 

Ebbe  dopo  il  '50  larga  fama  per  qualche 
tempo,  e  le  sue  commedie,  senza  tesi  filosofica 
o  sociale,  senza  scopo  educativo  alcuno,  desti- 
nate solo  a  dare  un'ora  di  gaiezza,  ebbero  per 
molti  anni  il  favore  del  pubblico. 

Più  fecondo  nelle  trovate,  più  ardito  nelle 
situazioni,  più  nutrito  di  pensiero,  e  non  alieno 
dall' indirizzare  la  commedia  a  scopo  morale  fu 
Paolo  Giacometti  [1817-1882]  ligure,  che  per 
molti  anni  popolò  di  molte  e  sane  commedie  i 


(1)  Vedi  prefazione  di  F.  Martini  alle  Commedie  di  V.  Mar- 
tini.  Firenze,  Le  Monnier,  1876,  p,  x*vji. 


246  11  moderno  r  innovamento. 

nostri  teatri,  pur  lasciandosi  trascinare  talora 
dall'intento  educativo  a  qualche  imperfezione 
di  forma  declamatoria,  di  contenuto  troppo  stu- 
diato. 

Vive  ancora  Achille  Torelli  [n.  1844]  che  diede  all'arte 
drammatica  vive  speranze  e  promesse,  con  I  Mariti,  Le 
Mogli;  Fragilità,  e  qualche  altra  commedia,  forti  per  l'ar- 
gomento sociale,  per  la  forma  efficace,  per  la  sceneggiatura 
larga;  ma  ben  presto  esaurì  la  sua  vena,  né  più  seppe  strap- 
pare l'applauso,  che  il  pubblico  aveva  giustamente  prodigato 
alle  sue  prime  opere. 

Quando  Vincenzo  Martini  presentava,  nel  1854, 
al  Concorso  drammatico  di  Torino  II  Cavalier 
d'industria,  ebbe  a  competitore  quello  cui  più 
egli  s'accostò,  per  serietà  d'arte  e  d'intenti: 
Paolo  Ferrari  [1822-1889]  che  allo  stesso  con- 
corso presentava  la  sua  decima  commedia: 
Opinione  e  cuore  (1);  già  egli  era  stato  accla- 
mato restauratore  del  teatro  italiano,  né  pro- 
seguir di  tempo,  mutar  di  gusti  e  di  idee  gli  ha 
potuto  togliere  il  primo  posto  nella  storia  della 
drammatica  del  secolo  XIX. 

«  L'attività,  la  vita  artistica  di  Paolo  Ferrari 
si  svolge  per  quarantanni,  e  in  una  trentina  di 
commedie  che  si  possono  classificare  in  tre 
generi  o  in  tre  maniere:  commedia  storica; 
commedia  semplice,  goldoniana;  commedia  a 


(1)  Il  mio  giudizio  di  figlio  sarebbe  troppo  sospetto  ;  rias- 
sumo quindi,  fedelmente,  il  giudizio  dato  da  S.  Lopbz  nella 
Rassegna  Emiliana'.y.  I  Fase.  XI,  Marzo  1889. 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.        247 

tesi.  Le  commedie  storiche  del  Ferrari  son  cin- 
que da  quella  che  può  dirsi  la  prima  afferma- 
zione artistica  di  lui,  il  Goldoni  e  le  sue  se- 
dici  commedie  nuove  [1851],  a  Fulvio  Testi[1888}. 
Fra  Tuna  e  l'altra  sono:  La  poltrona  storica 
[Vittorio  Alfieri],  il  Dante  a  Verona  [1853],  La 
satira  e  Parini  [1854-56]  (1). 

Queste  commedie  storiche,  che  sono  creazioni, 
che  non  sono  opera  di  un  imitatore  ma  di  un 
rinnovatore,  hanno  le  qualità  delle  commedie 
goldoniane,  la  vivacità  cioè  e  la  genialità  ;  ed 
hanno,  di  più,  maggior  larghezza  di  conce- 
zione, maggiore  altezza  di  intendimenti,  e  po- 
tenza vera  di  riproduzione  de1  tempi  passati.  Il 
Goldoni,  quale  si  delinea  nel  lavoro  del  Fer- 
rari, non  è  meno  arguto,  meno  sincero  del 
Goldoni  quale  ci  appare  dalle  sue  Memorie  e 
dalle  sue  commedie  ;  il  Parini,  severo  ma  non 
intollerante  e  stizzoso,  arguto,  pungente  ma  non 
malèdico,  ci  si  presenta  quale  non  istorico,  non 
artista,  non  pittore  han  mai  saputo  ritrarre. 

Paolo  Ferrari  lascia  con  questi  lavori  il  tipo 
della  commedia  storica,  che  si  può  dire  creata 
da  lui  ed  è  il  genere  comico  al  quale  dobbiamo 
le  nostre  migliori  produzioni  drammatiche.  La- 
scia in  queste  sue  commedie  alcuni  caratteri 
nuovi,  originali,  taluni  comicissimi  e  di  cui  le 
frasi  son  divenute  proverbiali,  e  lascia  in  questo 
genere  la  più  bella  commedia  del  teatro  italiano: 
il  Goldoni. 


(1)  Rettifico  qui  la  data  del  Lopez  [1857].  Vedi  V.  Ferrari: 
P.  F.  La  vita  e  il  teatro.  Gap.  Vili  e  IX. 


24S  11  moderno  r innovamento. 

Ma  tra  il  '56  e  l'88  corrono  trentanni  durante 
i  quali  l'ingegno  del  Ferrari  si  è  cimentato  con 
due  altre  maniere  e  vi  si  è  potentemente  affer- 
mato; a  vari  intervalli,  come  per  prender  riposo 
fra  la  commedia  storica  e  il  dramma  a  tesi,  o 
fra  un  dramma  a  tesi  e  l'altro,  Paolo  Ferrari 
ha  scritto  le  commedie  brillanti,  le  commedie 
goldoniane,  le  commedie  popolari.  Di  queste 
molte  son  morte  per  sempre,  ma  talune,  e  specie 
La  medicina  d'una  ragazza  ammalata  e  il  Co- 
dicillo  dello  zio  Venanzio  vivono  ancora  oggi 
per  vivacità  spontanea,  per  semplicità  onesta  e 
buona,  per  sobrietà  e  vigoria  nella  rappresen- 
tazione dei  tipi  popolari. 

Resta  il  genere  della  commedia  a  tesi,  che  fu 
cagione  di  molte  accuse  al  Ferrari.  Certo  egli, 
cercando  di  cogliere  la  società  nei  suoi  mute- 
voli aspetti,  nei  suoi  difetti  e  nei  suoi  pregi,  ha 
talvolta  assunto  troppo  severa  veste  di  morali- 
sta e,  dato  il  suo  concetto  che  la  società  meri- 
tasse, in  molti  di  quelli  che  si  soglion  chiamare 
suoi  vizi  o  suoi  pregiudizi,  d'esser  difesa  contro 
coloro  che  le  fanno  troppo  facilmente  il  pro- 
cesso, ha  subordinato  il  concetto  estetico  al- 
l'etico, la  verità  cruda  all'idealità  o  allo  scopo 
propostosi.  Ancora  si  può  dire  che  spesso  i 
personaggi  del  Ferrari  parlano  un  linguaggio 
troppo  letteraria  mente  ricercato,  che  l'azione  é 
talvolta  involuta  e  affaticata,  che  alcuni  tipi 
sono  convenzionali,  l'antefatto  diffìcile  e  non 
sempre  portato  con  semplicità  e  naturalezza  di 
mezzi  a    conoscenza    del    pubblico. 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.        240 

Ma  questi  difetti  non  rendono  il  F.  men  degno 
di  lode  per  l'arte  austera  e  buona,  per  la  nobile 
coscienza  d'artista,  e  per  aver  creato  tipi  ma- 
schili veri  e  forti  e  vivi,  gentilissimi  tipi  di 
donne  e  di  fanciulle  che  rispecchiavano  e  ri- 
specchiano l'ideale  suo  e  di  quanti  amano  la 
famiglia,  fonte  di  pure,  oneste  gioie;  cosi  non  gli 
si  può  negare  il  merito  della  conoscenza  degli 
effetti  scenici,  dei  gusti  del  pubblico,  d' una  ar- 
chitettura solida  e  quadrata  d'intreccio,  né  la 
potenza  di  situazioni  vere,  commoventi,  stra- 
zianti, <5he  s' impongono,  quasi  in  ogni  suo 
drajnma. 

Concludendo,  si  può  affermare  che  «  il  Fer- 
rari ha  tentato,  ha  lavorato  coscienziosamente 
e  potentemente,  ha  preparato  la  via  ad  altri 
che  per  ora  non  son  venuti,  ha  riprodotto  la 
società  nelle  classi  più  elevate  e  nelle  più 
modeste,  ha  presentato  sulla  scena  alcuni  fra 
i  più  difficili,  fra  i  più  dolorosi  problemi  sociali 
e,  se  non  è  stato  sempre  fortunato,  é  stato  sem- 
pre onesto,  se  non  si  è  mostrato  sempre  un 
grande  autore,  ha  dato  sempre  o  quasi  le  prove 
di  essere  un  maestro.  Del  teatro  suo  alcune 
commedie  son  morte  senza  speranza  ;  ma  altre 
sono  fresche,  sane,  vivaci  anche  adesso,  e  si 
ascoltano  con  commozione,  con  piacere.  » 

Accanto  al  Ferrari,  sta  Pietro  Gossa,  romano 
[1830-1881],  che  occupa  un  posto  intermedio  tra 
il  drammaturgo  e  il  tragediografo.  Egli  è  —  si 
potrebbe  dire  —  il  poeta  romantico  della  tra- 
gedia modernizzata.  Nei  suo  dramma   non  più 


250  II  moderno  rinnovamento. 

unità  convenzionali,  non  più  personaggi  storici 
ammantati  nel  tradizionale  paludamento,  e  pro- 
nunciane un  linguaggio  altisonante  e  innatu- 
rale, non  più  le  passioni  che  trascinano  gli 
uomini  al  disotto  del  vero  nella  colpa,  o  i  sen- 
timenti che  li  sublimano  tra  gli  eroi;  non  più 
infine  la  solennità  non  mai  smentita  dell'azione, 
del  dialogo,  degli  episodi.  1  personaggi  del  Ne- 
rone e  del  Plauto,  della  Messalina  e  dei  Bor- 
gia vivono,  agiscono,  amano,  son  virtuosi  o 
viziosi,  comici  o  patetici,  vari  negli  atteggia- 
menti dello  spirito,  tali  quali  noi  siamo.  Manca 
talora  il  rispetto  alla  verità  storica;  ma  nel 
dramma  storico  ciò  deve  di  necessità  avvenire; 
poiché  il  pubblico,  a  cui  il  drammaturgo  si 
indirizza,  nel  suo  complesso  non  ha  letto  Tacito 
o  Svetonio,  Petronio  o  Gregorovius,  ma  giudica 
e  apprende  a  conoscere  gli  uomini  confrontan- 
doli con  sé,  col  proprio  modo  di  vivere,  di  sen- 
tire, di  amare,  di  parlare. 

Men  pregevole  tu  nel  Gossa,  per  iscarsi  studi, 
la  fattura  del  verso,  la  falsità  storica  di  fatti  e 
particolari  anche  là  dove  l'anacronismo,  T  ine- 
sattezza erano  involontari  e  inutili. 

Resta  che,  per  chiudere,  si  faccia  cenno  di 
un'altra  forma  di  drammatica  :  quella  del  dramma 
per  musica  ;  ma  sarà  purtroppo  breve  discorso 
che,  tranne  qualche  melodramma  de'  contempo- 
ranei del  Metastasio,  inferiori  di  molto  al  mae- 
stro, e  qualche  opera  buffa  del  secolo  XVIII,  di 
non  grande  importanza  (1),  si  può  dire  che  l'o- 

(1)  V.  p.  57.  / 


La  poesia  della  rivoluzione,  ecc.        251 

pera  letteraria  è  stata,  dal  Metastasio  in  poi, 
soffocata  dalla  mùsica  ogni  di  più. 

Un  solo  nome  s'incontra  meritevole  d'esser  re- 
gistrato nelle  pagine  della  storia  :  quello  di  Fe- 
lice Romàni  genovese  [1788-1865].  Egli,  dopo 
aver  tentato  non  mediocremente  la  lirica  e  l'e- 
pica, ed  essersi  mostrato  robusto  prosatore  in 
una  polemica  contro  i  romantici,  eletto  poeta  di 
teatro  a  Torino  dal  Viceré  Eugenio,  compose  in 
nitida,  spontanea  e  musicale  poesia,  su  argomenti 
non  antichi  ma  tratti  da  leggende  a  noi  più  note, 
o  da  autori  a  noi  più  vicini,  come  V  Hugo  e  lo 
Scribe,  numerosissimi  libretti  d%  opera,  come 
oggi  si  soglion  chiamare.  I  suoi  drammi  sem- 
plici, chiari,  naturali  nello  svolgimento,  forti 
nelle  passioni,  come  la  Norma,  il  Pirata,  la 
Lucrezia  Borgia,  I  Capuleti  e  i  Montecchi,  ispi- 
rarono le  dolci  melodie  del  Bellini,  del  Doniz- 
zetti,  del  Meyerbeer. 


LA  LETTERATURA  DELL'OGGI 

[1870-1903]. 

CAPITOLO  IV. 
Avvertenza. 

Parlare  dei  viventi  è  difficile  per  due  motivi:  l'uno,  già 
espresso  nella  prefazione  alla  prima  parte  di  quest'opera  (1), 
è  la  quasi  impossibilità  di  giudicare  serenamente  dei  feno- 
meni letterari  mentre  ancor  durano,  e  il  loro  svolgimento 
può  non  essere  completo,  o  la  loro  vicinanza  non  ci  permette 
di  constatarne  ed  affermarne  i  legami  colla  vita  del  pen- 
siero. 

Pare  un  assurdo  e  non  è  :  la  lontananza  dei  fatti  sottoposti 
al  giudizio  dello  storico  ne  consente  molto  miglior  disamina  ; 
perchè  avviene  per  la  mente  come  per  l'occhio  :  le  cose,  al- 
lontanandosi, si  rimpiccioliscono,  e  ci  permettono  di  abbrac- 
ciare con  uno  sguardo  solo  il  loro  quadro  completo,  in  una 
sintesi,  in  una  fusione  necessaria  a  giudicarle  nel  loro  va- 
lore particolare  e  complessivo.  È  ciò  che  costituisce  il  grande 
pregio  e  il  grande  favore  in  cui  è  venuta  oggi  la  critica 
storica. 

Inoltre  —  ed  ecco  il  secondo  motivo  —  chi  vorrà  creder 


(1)  V.  Manuale,  p.  I,  pag.  9. 


Avvertenza.  253 


veramente  dato  sine  ira  et  studio  il  giudizio  intorno  ai  con- 
temporanei viventi? 

Pare  si  può  forse  fare  per  la  stoiia  letteraria  di  que- 
st'ultimo mezzo  secolo  qualcosa  di  più  di  quel  che  s'è  fatto 
finora;  che  fu  in  generale,  un  arido  elenco  di  nomi  e  di 
opere,  senza  distinzione  di  scuole,  di  modi,  senza  criteri, 
tranne  quello  del  genere  dai  singoli  scrittori  coltivato. 

Tenteremo  adunque  una  distribuzione  logica  delle  varie 
scuole  e,  se  non  altro,  per  quanto  è  possibile,  una  defini- 
zione dei  loro  principi  informativi. 

Un'altra  avvertenza.  La  storia  letteraria  non  può  ormai 
più  abbracciare  sì  vasto  campo  quale  quello  ch'essa  esaminò 
nei  secoli  precedenti  al  XIX;  non  è  più  possibile  che  essa 
consideri  il  pensiero  umano  in  tutte  le  sue  manifestazioni; 
che  non  si  vedrebbe  per  qual  motivo  dovrebbe,  in  tal  caso, 
tacere,  ad  esempio,  di  tutte  le  opere  riguardanti  quelle  scienze 
che  si  sogliono  dire  più  particolarmente  esatte  (la  matema- 
tica, le  scienze  naturali,  ecc.),  nello  stesso  modo  ohe  si  oc- 
cupò della  scienza  astronomica  nel  '600  con  Galileo,  o  della 
scienza  del  giure  e  dell'economia  nel  '700.  Ma,  oltreché  ben 
difficile  sarebbe  trovar  chi  fosse  atto  all'ufficio  di  storico 
della  letteratura,  la  storia  letteraria  assumerebbe  in  tal  caso 
carattere  enciclopedico,  in  contraddizione  con  la  tendenza 
oggi  caratteristica,  nelle  discipline  intellettuali,  ad  isolarsi, 
ad  individuarsi  ciascuna  in  una  partìcolar  scienza. 

Già  molte  scienze  hanno  la  loro  particolar  bibliografia  ;  la 
chiamano  anche  ;  letteratura  :  della  medicina,  legale,  sto- 
rica, eco.  La  nostra  storia  letteraria  s'individui  dunque  an- 
ch'essa, limitando  la  sua  speculazione  alla  letteratura  arti- 
stica e  a,  quelle  opere  che,  pur  avendo  carattere  scientifico,  per 
la  forma  o  per  il  contenuto  si  collegano  alla  storia  della 
letteratura  artistica  presente  o  passata. 

La  letteratura  artistica  dopo  il  1870  ha 
compiuto  la  selezione  dei  generi  da  coltivarsi, 


254  La  letteratura  delVoqgi. 

eliminando,  oltre  i  più  di  quelli  tramandati  dal 
periodo  classico  della  nostra  letteratura,  molti 
anche  di  quelli  che  il  romanticismo  aveva  posti 
in  voga.  Tale  eliminazione  era,  più  che  naturale, 
necessaria  conseguenza  dei  mutati  tempi,  ed  in 
ispecie  del  mutato  indirizzo  filosofico,  religioso, 
intellettuale. 

L'anima  moderna  s'è  spogliata  di  tutti,  o  quasi, 
gli  entusiasmi  ingenui  e  buoni  della  sua  giovi- 
nezza; è  questa  la  caratteristica  della  nostra 
vita  febbrile,  ansiosa,  affaccendata,  anzi  affari- 
sta spesso.  Si  direbbe  che  è  in  ognuno  di  noi  un 
po'  dell'Ortis  e  del  "Werther,  un  po'  dello  scetti- 
cismo sconfortato  del  grande  Recanatese.  Sgra- 
ziata condizione  di  cose  ha,  per  di  più,  gene- 
rato negli  italiani  un  dissidio  penoso,  che  doveva 
fatalmente  compiere  l'opera  negatrice  della  filo- 
sofia razionalista,  isterilire,  cioè,  in  molti,  in 
molti  impoverire  una  delle  fonti  più  ricche  d'i- 
dealità, ponendo  il  sentimento  religioso  come 
contradditorio  al  sentimento  patrio. 

Il  rinato  culto  dantesco,  che  è  pur  vanto  del 
secolo  XIX,  almeno  nella  sua  più  larga  divul- 
gazione, non  è  sintomo  di  riacceso  fervor  reli- 
gioso; noi  ammiriamo  la  fede  alta  e  nobile  che 
animava  il  nostro  divino  poeta,  la  invidiamo 
anche,  perchè  comprendiamo  la  potenza  di  en- 
tusiasmi, la  dolcezza  di  conforti  che  essa  può 
dare;  ma  la  Divina  Commedia  non  desta,  in 
molti,  ideali  né  sogni,  né  rapimento  estatico 
per  la  fede  che  da  essa  spira,  bensi  per  l'arte 
che  l'avviva  ;  l'ammiriamo  non  perchè  é  opera 


Aooerienza.  255 


di  religione,  ma  perchè  é  opera  umana,  e  della 
nostra  anima  dipinge  la  triste  istoria  di  colpe, 
di  disperazioni,  di  dubbi,  d'incertezze,  d'esalta- 
zione. 

Il  secolo  XIX  molto  ha  distrutto,  senza  sosti- 
tuir nulla;  mirabile  è  la  sua  opera  cosi  nella 
teoria,  come  nella  pratica  applicazione  ;  ma  per 
quel  che  riguarda  la  vita  morale  e  politica,  esso, 
come  ha  minato  la  fede,  cosi  minò  l'amor  patrio, 
le  virtù  pubbliche  e  private;  i  sentimenti  più 
buoni  del  nostro  cuore  son  disciplinati,  regola- 
mentati dal  socialismo  che  toglie  ai  loro  atti  il 
primo  premio,  il  primo  compenso,  quello  della 
libertà  e  spontaneità  loro,  dichiarandoli  obbli- 
gatori, facendo  della  pietà,  questo  nobilissimo 
tra  i  nobili  impulsi  dell'anima,  un  dovere  del  cit- 
tadino ;  il  commercio  non  ha  patria,  l'industria 
non  bada  a  nazionalità;  il  femminismo  rubale 
donne  al  santuario  famigliare. 

Il  sentimento  cristiano  dava,  è  vero,  una  con- 
cezione triste  della  vita,  insegnava  il  disgusto 
del  mondo,  ma  allegrava  almeno  di  dolci,  beati, 
eterni  riposi  la  morte.  Ora  non  più  ;  le  dottrine 
dello  spiritismo  penetrano  persino  la  morte, 
questo  ultimo  mistero  della  vita,  e  profanano, 
riducendola  ad  un'esercitazione  di  allucinati  o 
di  cerretani,  quella  celeste  dote  degli  umani  per 
cui  si  visse 

8  con  l'amico  estinto 
E  l'estinto  con  noi „. 

Immaginate  or  voi  di  chiedere  i  potenti  voli 


256  La  letteratura  dell'oggi. 

dell'entusiasmo  epico  o  il  divino  afflato  della 
tragedia,  le  serene,  gaie  concezioni  ariòstesche 
o  l'allegria  ridanciana  del  ditirambo,  la  tenuità 
agreste  dell'idillio  e  del  dramma  pastorale,  a 
questa  nostra  anima  contusa  ed  indolorita,  che 
non  è  nemmeno  più  capace  dell'austero  spirito 
animatore  della  satira.  Satira  di  che  ?  Di  noi 
stessi,  di  questo  nostro  esser  ridotti  a  ripetere 
dopo  quarantanni  :  «  L'Italia  è  fatta;  ora  biso- 
gna far  gli  Italiani  !»  ;  di  questo  esserci  precluse 
tutte  o  quasi  le  vie  alle  più  pure,  più  alte  sen- 
sazioni spirituali?  Sarebbe  un  saròasnfio  che 
esala  in  un  singhiozzo. 

È  in  questo  senso  di  abbandono,  di  sconforto 
profondo,  di  morte  d'ogni  usata  e  dolce  com- 
pagnia dello  spirito,  la  forza  e  la  principale 
ragion  di  trionfo  di  quei  pochi  che  hanno  ancora 
una  fede,  o  una  idealità  persistente,  quali  il  Fo- 
gazzaro e  il  Giacosa;  è  in  esso  ancora  la  causa 
di  quel  misticismo  vago,  più  naturalista  che 
religioso,  che  s'è  più  largamente  diffuso  in 
Francia,  ma  si  fa  strada  anche  in  Italia,  e  di 
cni  l'ultimo  adepto,  il  neofìto,  è  Enrico  Annibale 
Butti. 

Checché  noi  facciamo  per  soffocare  lo  spirito 
sotto  la  materia,  esso  pare  risorga  dalle  ceneri 
sue,  s'aggrappi  con  energia  disperata  a  idealità 
sempre  nuove,  e  sempre  vecchie. 

Né  sotto  il  rispetto  letterario  le  cose  son  pro- 
cedute molto  diversamente. 

Il  romanticismo  ha  dell'opera  sua  lasciata 
una  conseguenza  che  non  osiamo  nemmen  più 


Aooertenza.  257 


chiamar  benefica  :  ha  ravvicinata,  indissolubil- 
mente legata,  per  ora  almeno,  la  letteratura, 
anzi  l'arte  intera,  alla  vita  reale;  e  l'arte  si 
contorce,  nuovo  e  tragico  Prometeo,  confitta 
alla  rupe,  e  getta  l'urlo  straziante  Eschileo: 
«  lotose  p.t  !  >  No,  noi  non  la  vediamo,  non  la 
sentiamo  «  l'occulta  bellezza  del  soffrire  »  di  che 
parla  il  Fogazzaro  (1),  «  l'idea  pura  del  dolore 
che  ne  accende  l'anima  di  pensieri  alti  e  soavi  »; 
noi  non  abbiamo  solo  Vìdea  del  soffrire,  ab- 
biamo la  sofferenza  vera,  che  è,  come  quella, 
«  indefinibile  palpito,  pieno  di  rimpianti  e  di 
aneliti,  ricordo  di  un  tempo  felice  trascorso  »,  ma 
non  è  purtroppo  «  presentimento  di  un  tempo  fe- 
lice venturo  »  (2). 

Il  romanticismo  è  stato  il  grande  parricida 
artistico  nel  secolo  XIX;  avvicinando  l'arte  alla 
natura,  ha  ucciso  successivamente  tutte  le  forme 
di  poesia  alle  quali  aveva  dato  vita  ;  la  ballata, 
la  romanza,  la  novella  romantica,  la  poesia 
medioevale,  il  romanzo  storico,  la  poesia  patriot- 
tica, tutto  è  andato  travolto  ;  si  che  il  secolo  XIX, 
iniziatosi  con  una  nuova  arte,  la  romantica, 
avente  a  maestro  Alessandro  Manzoni,  s' è  chiuso 
col  rifiorir  dell'arte  classica,  determinato  da  un 
altro  grande,  Giosuè  Carducci. 

Parleremo  a  suo  tempo  di  lui  come  prosatore 
e  poeta;  qui  vuol  esser  ricordato  come  il  più 
fecondo  e  vario  scrittore  dell'ultimo  trentennio, 


(1)  //  dolore  nell'arte,  pag.  17. 

(2)  Id.  pag.  74-75. 

Ferrari.  17 


258  La  letteratura  dell'oggi. 

si  che  airinfuori  del  romanzo  e  della  dramma- 
tica non  c'è,  si  può  dire,  forma  di  prosa  o  di 
poesia  in  cui  egli  non  abbia  impressa  un'orma 
profonda,  in  molti  generi  rimanendo  maestro, 
anche  quando  l'ammaestramento  suo  fu  con- 
dotto ad  altri  scopi  da  quelli  cui  era  indiriz- 
zato. 


§  I. 

La  Poesia. 

La  lirica  odierna  —  suoi  caratteri  —  La  lirica  classica  — 
La  lirica  romantica  —  La  lirica  estetica  —  La  lirica  in- 
dipendente —  L'epica  —  La  lirica  dialettale  —  La  dram- 
matica —  Suoi  caratteri  —  La  tragedia  —  Il  dramma  e 
la  commedia  —  La  commedia  dialettale  —  Il  libretto 
d'opera. 

I  pochi  cenni  dati  dicono  già  che  la  lirica  è 
quasi  la  soia  forma  di  poesia  che  viva  ancora 
oggi  ;  è  almeno  certo  la  più  notevole,  insieme 
alla  drammatica,  checché  dica  di  quest'ultima 
Ferdinando  Martini  in  un  suo  arguissimo  ar- 
ticolo polemico,  sul  quale  avrò  occasione  di 
tornare  (1). 

Ma  il  cammino  della  lirica  non  é  privo  di 
ostacoli,  di  nemici,  di  difficoltà. 

Anzitutto,  già  son  parecchi  anni  il  Panzac- 
chi  (2)  affermava  giustamente  che  il  tempo  della 
grande  Urica,  quella  che  pindaricamente  s'in- 
nalza alla  celebrazione  delle  idee,  delle  passioni, 
delle  gesta,  è  passato. 


(1)  La  fisima  del  Teatro  Nazionale.  Nuova  Ant.  Serie  III, 
Volumi  14,  15. 

(2)  Le  vicende  della  lirica  nostra.  Nuova  Ant.  15,  XII,  1894. 


2o0  La  letteratura  delVoggi. 

I  pochi  componimenti  in  cui  ancora  aleggia 
lo  spiritp  epico  sono  pervasi  e  spadroneggiati, 
come  nel  Qa  ira  del  Carducci,  ne*  Poemetti  del 
Pascoli,  dalla  lirica.  Né  par  si  possa  per  ora 
affermare  che  i  tentativi,  certo  più  ampi  e  com- 
pleti, fatti  dal  d'Annunzio  con  le  sue  Laudi, 
abbiano  avuto  miglior  fortuna  per  il  ravviva- 
mento d'un  genere  poetico  cui  sembra  mancare 
ormai  il  fondamento  —  per  i  mutati  gusti  e  il 
trasformato  indirizzo  —  nella  coscienza  del 
popolo. 

Quanto  alla  vera  e  propria  lirica  non  largo 
contributo  le  potè  venire  dall'elemento  amoroso; 
perchè  la  poesia  moderna  volendosi  porre  per 
vie  nuove  doveva  di  necessità  star  lontana  da 
questo  argomento,  nel  quale  l'originalità  non 
si  può  più  sperare,  dopo  che  i)  Petrarca  e  mille 
sulle  sue  orme  hanno  reso  nei  grembo  a  Ve- 
nere celeste 

*  Amore  in  Grecia  nudo  e  nudo  in  Roma 
D'un  velo  candidissimo  adornando  „; 

hanno  cioè  dato  all'espressione  dell'amore  tutta 
la  umanità  che  era  consentita  dalla  naturai  ca- 
stigatezza. 

Qual  via  nuova  prendere?  O  ritornare  all'A- 
more nudo  di  Grecia  e  di  Roma  o  peggio  ancora, 
all'amore  dei  trivi  e  della  suburra  ;  ed  è  quel 
che  fu  tentato  da  una  scuola  per  vero  d'effimera 
vita,  la  quale  eresse  a  condizione  normale,  e 
reputò  degno  di  poesia  lo  stato  patologico  di 
chi  esce  da  un'orgia  del   vino  e  dei   sensi  ;  né 


La  poesia.  261 

questa  volgare  forma  di  lirica  può  occupare 
un  posto  nella  storia,  poesia  da  donne  isteriche 
e  da  odalische,  vacua,  capricciosa,  pretenziosa, 
tutta  orpello  e  lustrini.  O  nascondere  con  tutte 
le  grazie  dell'arte  una  concezione  dell'amore 
informata  ad  una  filosofìa  venutaci  d'oltr'alpe, 
e  condotta  ad  esssere  la  più  alta  espressione 
d'un  superbo  egoismo  larvato  di  individualismo 
estetico. 

La  lirica  è  inoltre  innegabilmente  combattuta 
oggi  da  una  grande  nemica,  la  prosa,  quella 
forma  d'arte  che  s'è  affermata  potente  nel  se- 
colo XVIII,  agile,  vibrata,  tutta  nervi,  calore  e 
colore,  in  parte  anche  tolti  a  prestito  alla  poe- 
sia, quella  prosa  che  anche  in  Italia  nel  se- 
colo XIX,  come  in  Francia,  prese,  per  dirla  col 
Gauthicr,  <  des  couleurs  à  toutes  les  palettes, 
des  notes  à  tous  les  claviers  ». 

La  lirica  ha  tentato  di  render  la  pariglia  alla 
prosa  e,  invadendone  in  parte  il  territorio,  si 
democratizzò  ;  smise  la  solennità  aulica  ed  ac- 
cademica e  gli  adornamenti  classici,  fu  «  umile 
ed  alta  »  negli  Inni  saeri,  e  al  poeta  della  Can- 
zone all'Italia  e  ad  Angelo  Mai  dettò  in  ben 
altro  stile  Le  Ricordanze,  Il  Sabato  del  Villag- 
gio, La  Ginestra. 

Ma  anche  questa  tendenza  alla  popolarità, 
tramutatasi  ben  presto  in  ismania,  dopo  essere 
stata  benefica  perde  favore,  divenne  volgarità; 
la  poesia  per  essere  semplice  fu  sciatta,  e  lasciò 
cosi  sempre  più  facile  il  trionfo  della  prosa. 

Gli  aspetti  piuttosto  singolari  che  ha  assunto 


262  La  Letteratura  dell'oggi. 

in  questi  ultimi  tempi  la  poesia  lirica  —  sono 
la  conseguenza  delle  condizioni  sopra  accennate. 
Tutti  coloro  che  professano  poesie  e  lettere  e 
vivono  nel  mondo  dell'arte  sentirono  —  sotto 
l'influenza  di  quel  soffio  potente  di  modernità 
che  tutto  lo  pervade  —  la  necessità  per  la  poesia 
e  la  lirica  di  raccogliersi  e  rinnovellati  in  un 
prezioso  e  attento  lavoro  di  forma  o  di  stile 
che  dir  si  voglia. 

Avemmo  quindi  un  periodo  di  raccoglimento 
e  di  rifacimento  della  forma  poetica  ;  e  si  tra- 
scorse anche  fra  noi  all'eccesso  di  acclamare  il 
fine  dell'arte  nella  elaborata  e  faticosa  perfe- 
zione di  una  forma  vuota  ;  si  fraintese  cioè 
quella  teoria  dell'arte  per  l'arte  che  il  Mazzini 
aveva  eccessivamente  combattuta  sostenendo  che 
la  bontà  e  nobiltà  del  concetto  potessero  sup- 
plire al  difetto  di  bellezza  e  perfezione  nella 
forma. 

Non  si  capi  che  aveva  ragione  Swinburne 
affermando  che  la  teoria  dell'arte  per  l'arie  è 
teoria  vera  nella  sua  parte  affermativa,  perchè 
nessuna  opera  d'arte  ha  in  sé  vita  e  valore,  se 
non  è  innanzi  tutto  e  soprattutto  un  lavoro  di 
positiva  eccellenza  giudicato  secondo  le  leggi 
particolari  di  quella  categoria  d'arte  alla  quale 
appartiene;  poiché  la  legge  dell'arte  non  è  la 
legge  della  morale;  e  mentre  in  morale  l'azione 
è  giudicata  dall'intenzione,  in  arte  l'importante 
non  è  ciò  che  l'artista  intende  di  fare,  è  ciò  che 
ha  fatto.  Ma  la  teoria  è  falsa  nel  valor  negativo, 
quando  cioè  non  vuol  permettere  all'arte  di  ispi- 


La  poesia.  263 

rarsi  e  compenetrarsi  dei  sentimenti  religiosi  o 
morali,  o  dell'etica  e  della  politica  di  una  na- 
zione o  di  un  secolo  (1). 

Ci  fu  invece  un  periodo  in  cui  si  voile  che 
la  poesia  non  potesse  e  non  dovesse  occuparsi 
d'altro  che  d'esser  bella,  musicale,  carezzevole 
come  dolcissima  musica,  lasciando  intero  alla 
prosa  il  compito  o  meglio  la  facoltà  di  cercar 
valore  anche  nel  contenuto. 

Ma  quel  periodo  fu  breve  e  le  cose  volsero  a 
miglior  misura  e  ad  idee  più  sane;  né  ciò  fu 
solo  opera  del  caso. 

S'ebbe  da  un  lato  quella  che  filologicamente 
si  chiamerebbe  la  spinta  indioiduale  ;  l'azione, 
cioè,  esercitata  sulla  nostra  lirica  da  due  poeti, 
nella  piena  accezione  del  vocabolo. 

Fu  l'uno  Giosuè  Carducci,  il  quale  informò  la 
sua  lirica,  per  gradi,  ad  un  neo  classicismo  ar- 
stico  che  adattandosi  mirabilmente  ai  più  mo- 
derni soggetti,  in  pari  tempo  segnava  ad  essi 
limili  ed  indirizzo  non  disdicenti  alla  dignità 
della  poesia,  e  additava  una  via  nuova  per  la 
quale  molti  si  misero. 

L'altro  fu,  più  tardi,  Gabriele  d'Annunzio,  che 
dall'estetismo  prevalente  nelle  sue  prime  liri- 
che, venne,  anch'egli  per  gradi,  ad  una  meno 
esclusiva  adorazione  del  bello  nella  natura  e 
nell'arte,  avvivando  la  sua  poesia  di  maggior 
nobiltà  di  contenuto. 


(1)  Cfr.  a  questo  proposilo:  E.  NencionI:  Mazzini,  Cartyle» 
Swiaburne  in  Fanf.  cL  Q.  1884  n.  15, 


2G4  La  letteratura  dell'oggi. 

In  pari  tempo  il  cessato  bisogno  di  affermare 
in  tutte  le  manifestazioni  della  vita  —  ove  fosse 
possibile  e  lecito  —  che  tutti  volevano  Yltalia 
italiana,  il  rifiorir  della  vita  municipale  nella 
compagine  ormai  assodata  dello  Stato,  la  par- 
tecipazione infine  di  tutte  le  regioni  alla  gran 
vita  intellettuale  e  spirituale  del  paese,  tutte 
queste  cause  insieme  fecondarono  per  ogni  dove 
germogli  di  poesia  dialettale,  che  ben  presto  ac- 
cestirono, qual  più,  qual  meno  spontaneo,  come 
a  suo  luogo  vedremo. 

Queste  le  diverse  vie  che  la  lirica  segui  nel- 
l'ultimo trentennio. 

Divisa  adunque  lajirica  in  letteraria  e  dia- 
lettale, pare  di  riconoscere  nella  letteraria  tre 
maniere:  la  classica  che  riconosce  a  suo  capo 
il  Carducci,  Yestetica  guidata  dal  d'Annunzio,  e 
l' indipendente ,  se  vogliamo  battezzar  cosi  il 
gruppo  di  que*  poeti  che  pur  risalendo  al  Car- 
ducci come  maestro  primo,  han  poi  tentato  con 
più  o  meno  di  fortuna  vie  loro  personali. 

Di  lirica  romantica  vedremo  solo  una  scarsa 
e  non  molto  notevole  fioritura. 

La  lirica  classica. 

L'ultimo  nostro  periodo  poetico  è  dominato 
dall'ingegno  e  dall'opera  di  Giosuè  Carducci. 
Non  è  l'odierna  lirica  nostra  tutta  di  derivazione 
carducciana  ;  no,  ma  il  Carducci  senti,  come 
altri,  che  la  lirica  italiana  accennava  ad  entrare 
fatalmente  in  un  ordine  nuovo  di  forme  e  di 
contenuto,  e  intuito  il   problema,  si    accinse  a 


La  poesia.  265 

risolverlo  con  un  fascio  di  forze  superiori  a 
quelle  degli  altri.  Onde  il  suo  legittimo  predo- 
minio nell'ultimo  trentennio. 

Giosuè  Carducci  nacque  a  Valdicastello  presso  Pietra- 
santa  nel  luglio  del  1836,  da  antica  famiglia  nobile  che  diede 
alla  repubblica  fiorentina  quattro  gonfalonieri,  da  padre  libe- 
rale e  manzoniano  che  molto  soffri  per  il  suo  liberalesimo, 
trasfuso  nell'animo  del  suo  figliuolo  maggiore  fino  dai  primi 
anni  della  sua  puerizia. 

Questi  seguì  il  padre  nelle  sue   peregrinazioni  per  la  To- 
scana, finché  tra  il   '46   e  il  '48   fu   mandato  a   Castagneto 
presso  un  amico  del  padre   suo.   Là   divampò  più   acceso  il. 
suo  animo,  più  forte  il  suo  spirito  rivoluzionario  e  ribelle. 

Nel  '49  fa  richiamato  a  Firenze  dal  padre  che  lo  allogò  a 
studio  dagli  Scolopt,  e  intanto  cercò  d'ispirargli  l'amore  al 
romanticismo,  ma  sortendo  effetto  contrario  all'  intento.  Già 
il  tredicenne  giovinetto  s'era  sentito  preso  dal  demone  della 
poesia,  e  acceso  d'entusiasmo  alla  lettura  dell'  Iliade,  della 
Gerusalemme,  dell'Eneide. 

Mentre  il  Nencioni,  suo  coetaneo,  lo  eccitava  allo  studio 
delle  letterature  straniere,  egli  s'innamorava  invece  del  tre- 
cento, degli  umanisti,  del  Poliziano. 

Passò  poi  a  Celle  nel  Montamiata,  dove  apprese  ad  amare 
e  intendere  le  bellezze  della  natura,  indi  a  Pisa  ove  si  laureò 
[1856].  Insegnò  prima  a  San  Miniato,  continuando  intanto  i 
suoi  studi,  poi  si  stabili  a  Firenze,  vivendo  di  lezioni  pri- 
vate; fu  ivi  colpito  da  due  grandi  sventure,  la  morte  d'un 
fratello  e  del  padre,  ond'ei  divenne  unico  sostegno  della 
madre  adorata,  mortagli  poi  nel  1870. 

Intanto  egli  componeva  poesie,  dava  lezioni,  studiava  ;  fin- 
che nel  1859  ottenne  un  officio  di  insegnante  governativo,  che 
nel  '60,  per  la  memore  benevolenza  di  Terenzio  Mamiani, 
fu  mutato  in  quello  di  professore   all'Università  di  Bologna, 

Qui  iniziò  i  giorni  migliori    della  sua  vita   letteraria  ;  qui 


266  La  letteratura  dell'oggi. 

prese  la  parte  più  ardente  alle  dispute  politiche  e  nazionali. 
Fu  repubblicano  al  tempo  d'Aspromonte  e  poi,  sì  che  nel 
'69  fu  prima  trasferito,  poi  sospeso  dall'insegnamento  per 
un  anno. 

Fu  del  pari  attivissima  l'operosità  sua  di  studioso,  di  let- 
terato originale,  di  nomo  politico  Ano  al  1874. 

Allora  cominciò  a  provare  anch'egli  quel  senso  di  noia  e 
di  ripugnanza  della  vita  che  dissi  comune  agii  uomini  dei 
nostri  tempi.  Ciò  durò  poco  e  nel  '77  egli  riprese  la  vita 
politica  ;  fa  eletto  deputato  e,  sorteggiato,  non  fu  rieletto.  E 
quindi  innanzi  ritornò  agli  studi  sereni  e  profondi  dell'arte, 
della  critica,  della  storia,  iniziando  allora  il  ciclo  delle  odi 
barbare,  il  siddetto  grande  periodo  del  suo  paganesimo 
in  arte. 

Molto  si  è  parlato  della  sua  incoerenza  politica  ;  parve  che 
disconvenisse  al  cantore  del  Qa  ira,  al  repubblicano  fervente, 
il  Canto  alla  regina  d'Italia,  la  fede  monarchica,  la  grande 
venerazione  per  Francesco  Crispi.  Da  tale  accusa  s'è  difeso 
il  Carducci  ripetutamente  ;  così  egli,  nel  1876,  ad  un  ban- 
chetto offertogli  a  Lugo,  quand'egli  era  fervente  repubblicano, 
professò  però  fede  in  una  repubblica  disforme  da  quella  che 
i  suoi  correligionari  volevano  far  sorgere  di  sorpresa,  e  non 
come  portato  logico,  assettamento  morale  della  democrazia 
nei  suoi  termini  razionali  (l). 

Così  nel  1880  riconobbe  raggiunto  il  ■  supremo  ideale  della 
sua  politica  nazionale  con  la  rivendicazione  di  Roma  all'I- 
talia, e  quasi  l'ideale  della  sua  politica  democratica  con  la 
riforma  elettorale  „.  Sicché  gli  pareva  la  monarchia  essere 
più  ch'altro  una  questione  di  nome,  e  "  né  anche  la  Maestà 
del  Re  Umberto  essere   un  vero  e   proprio  monarchico  „  (2). 

Cosi  nel  1886,  parlando  agli  elettori  di  Pisa,   recisamente 


(1)  Confessioni  e  battaglie  Op.  Voi.  IV,  pngg.  326-27. 

(2)  Prefazione  ai   Giambi  ed  epodi.  Op,  Voi.  IV,   pp.  170 
e  172-73. 


La  poesia.  2ti7 

affermava  e  giurava  so  obbediente  alla  monarchia  italiana  cai 
aveva  anch'egli  dato  il  voto  nel  plebiscito  del  '60,  quando 
anche  Giuseppe  Mazzini  "  sollecitò  ad  accettarla  come  segna- 
colo e  suggello  dell'unità,  e  Giuseppe  Garibaldi  le  conquistò 
l'Italia,  e  la  conquistò  all'Italia  „  (1). 

Cosi  finalmente  nella  polemica  sul  Qa  ira,  il  Carducci, 
constatato  il  rninoso  disfacimento  dei  partiti  in  Italia,  con- 
cludeva :  "  Ora  come  ora,  io  non  vorrei  in  Italia  una  repub- 
blica per  solo  amore  della  repubblica  ;  perchè  un  tale  muta- 
mento nelle  condizioni  dell'assetto  del  paese  e  de'  suoi  biso- 
gni... non  potrebbe  che  produrre  un  indebolimento  almeno 
temporaneo  ai  di  dentro  e  l'isolamento  al  di  fuori...  Dico  an- 
che di  più  :  dubito  forse  che  ora  come  ora  la  repubblica 
possa  riuscire  o  attecchire  in  Italia  „...  perche,  indebolito  il 
partito  repubblicano  storico  dagli  assalti,  dagli  urti,  dalle 
minacce  del  partito  socialista,  '  la  repubblica  si  farà  subito 
dittatura,  o  si  verrà  alla  guerra  civile,  e  di  conseguente  an- 
che alla  dittatura  di  qualunque  sia  la  parte  che  vinca,  perchè 
l'anarchia  non  esclude  la  dittatura,  anzi  „  (2). 

Le  opere  del  Carducci  sono  in  gran  parte  radunate  nei 
tredici  volumi  sin  qui  editi  dallo  Zanichelli  (8),  ne'  quali 
mancano  ancora  le  Odi  barbare,  riunite  in  un  volume  a 
parte  (4),  ed  altri  scritti  quali  :  la  prefazione  alle  Lettere  del 
Risorgimento  (5),  e  il  discorso  sopra  Lodovico  Antonio  Mu- 
ratori, premesso  alla  riedizione  critica  dei  Rerum  Italica- 
rum  scriptores,  colossale  opera  impresa  dal  Carducci,  col- 
l'intelligente  e  colta  oooperazione  del  Fiorini  (6). 

Chi  voglia  più  particolari  notizie  intorno  alla  vita  ed  alle 


(1)  Opere,  V.  IV,  p.  482. 

(2)  Opere,  Voi.  IV,  pp.  455-457. 

(3)  Bologna,  1903. 

(4)  Bologna/. Zanichelli,  1900. 

(5)  Bologna,* Zanichelli,  1896. 
(6j  Lapi,  Ciltà  di  Castello,  1900. 


268  La  letteratura  dell'oggi. 


opere  di  Giosuè  Carducci  consulterà  con  profitto  il  Chia- 
rini (1),  il  Checcbia  (2),  e  gii  altri  autori  dal  Checchia  citati 
in  un  saggio  di  bibliografia  carducciana  (8). 

Giosuè  Carducci,  pur  senza  negare  il  grande 
ufficio  dell' ispirazione  nell'arte,  pensò  che  la 
poesia  dovesse  attingere  il  suo  calore  da  un 
cervello  amorosamente  scaldato  nella  medita- 
zione e  nello  studio.  Volle  insomma  un'arte  del 
tutto  padrona  e  consapevole  di  sé,  de'  suoi  mezzi 
e  de*  suoi  fini.  E  per  questo  motivo  fece  guerra 
alla  tabe  del  sentimentalismo  onde  parvegli 
veder  invasa  e  malconcia  quasi  tutta  la  nostra 
letteratura  (V.  Rime  nuove,  Intermezzo).  Né  egli 
armeggiava  a  vuoto;  egli  comprese  che  la  li- 
rica non  poteva  trovar  salvezza  se  non  in  un 
rinnovamento  profondo  della  forma  poetica,  in 
cui  essa  fosse  tutta  filologicamente  materiata 
di  pura  nobiltà  tradizionale,  e  tutta  ravvivata 
dallo  spirito  moderno. 

Questo  è  il  filo  conduttore  che  ci  porta  a  tra- 
verso l'intera  opera  carducciana  e  ce  la  fa  com- 
prendere in  ogni  suo  periodo  —  dai  primordi 
alle  «  Odi  barbare  »,  le  quali  non  sono  che  l'e- 
spressione maturata  di  quell'odio  della  usata 
poesia  che  già  fremeva  come  un'eredità  atavica, 
pur  a  traverso  lo  studio  intenso  dei  classici, 
nella   sua   produzione  poetica   anteriore.     Fino 


(1)  Memorie  della  vita  di  G.  C.  raccolte  da  un  amico  (1903). 

(2)  Poeti,  prosatori  e  filosofi,  ecc.  Caserta,  1900  p.  171  e  se- 
guenti. 

tf)  Checchia,  op.  cit.  pp.  168-171. 


La  poesia,  269 

dai  primordi  egli  aveva  già  mostrato  aperto  di 
sentire  che  alla  popolarità,  nel  senso  superfi- 
ciale e  vecchio  della  parola,  la  vera  lirica  deve 
rinunciare,  lasciandone  il  privilegio  ai  romanzi, 
al  teatro,  alla  letteratura  giornalistica. 

Il  Carducci  è  un  classico;  ma  la  classicità 
odierna,  la  sua  in  ispecie,  nulla  ha  a  che  fare 
col  classicismo  del  '500  o  del  700,  nulla  col  pu- 
rismo del  Cesari,  o  il  classicismo  del  Giordani; 
più  che  altro,  dai  classici  essa  apprese  l'arte 
d'esser  robusta  e  bella  nello  spirito  e  nella 
forma,  ma  serbò  ad  un  tempo  individualità  spic- 
cata e  di  spirito  e  di  forma;  essa  imparò  a 
camminare  sulle  orme  dei  classici,  ma  im- 
parato che  ebbe,  s'avviò  risoluta  per  pro- 
pria via. 

Tale  fu  il  tirocinio  poetico  di  Giosuè  Car- 
ducci; appropriatosi  con  lungo  intenso  studio 
l'arte  dei  classici,  pubblicò  luoenilia  [1857],  nei 
quali  egli  stesso  si  disse  scudiero  dei  classici, 
cioè  classico  puro;  poi  si  diede  a  cercar  le  bel- 
lezze della  poesia  straniera  e  fece  la  sua  poesia 
più  ricca  di  contenuto  e  di  forme,  la  fece  più 
agile,  più  varia  di  toni,  più  grave  e  decorosa 
nei  metri;  frutto  di  questa  prima  elaborazione 
furono  i  Leoia  Grada  [1865]. 

I  Decennalia  [1871]  o  Giambi  ed  epodi  [1882], 
fremono  tutti,  nel  loro  impeto  giovenalesco,  di 
vigoroso  ardor  patriottico,  e  ci  risenti  l'eco  po- 
tente or  del  Heine  or  dell'Hugo,  ma  talora  tra 
i  fremiti  e  i  sarcasmi  il  poeta  si  eleva  solenne 
a  concetti  più  universalmente  storici  o  sociali 
o  morali. 


270  La  letteratura  dell'oggi. 

Le  Rime  nuooe  [1887]  segnano  per  esuberanza 
di  metri,  di  forme,  di  motivi  il  culmine  della 
poesia  rimata  carducciana;  in  esse  ormai  l'am- 
bito delle  ispirazioni*  e  delle  concezioni  ha  toc- 
cato i  suoi  estremi  confini,  ed  ha  acquistato 
carattere  di  universalità  morale  e  storica,  gui- 
dando il  poeta  ad  interpretare  in  una  sintesi 
potente  lo  spirito  dell'umanità  e  la  voce  della 
storia.  In  esse  il  sentimento  della  natura,  del 
paesaggio  si  fonde  con  la  storia  e  con  V  im- 
pressione dei  fatti,  e  viene  ad  avvivare  di  mi- 
rabili descrizioni  la  vita  storica  dei  paesi  nei 
loro  momenti  caratteristici,  con  una  potenza 
che  non  fu  più  toccata,  nemmeno  nelle  ul- 
time odi. 

Il  metro  vario,  sicuro,  rappresentativo,  dotato 
di  una  straordinaria  moltiplicità  di  modi,  dal- 
l'agile strofetta  romantica  al  vecchio  sonetto 
rinnovato  a  prova  intentata,  dall'epico  alessan- 
drino al  rinverdito  ottonario,  la  sapiente  com- 
mistione dell'elemento  classico  e  del  moderno 
straniero,  del  pensiero  greco  e  dell'argomento 
attuale,  la  foga  dell'ispirazione  sempre  fervida, 
tutto  ciò  insieme  legittima  la  frase  del  Ghecchia 
che  dice  il  poeta  nella  pienezza  della  persona- 
lità sua  mostrarsi  originalmente  tradizionale  e 
rivoluzionario  in  arte. 

Le  Odi  barbare  sono  altro  dei  frutti  di  quella 
straordinaria  varietà  di  forme  che  ho  detta  ca- 
ratteristica nella  poesia  carducciana. 

Con  esse  il  poeta  ha  dato  piena  maturità  di 
bellezza  ad  un  genere  di  poesia  con  varia  for- 


La  poesia,  271 

tuna  e  vario  artificio  tentato  dai  nostri  poeti 
già  dal  cinquecento  ;  fermatosi  nel  proposito  di 
riprodurre  la  musica  dei  metri  classici  con 
Inaccorto  aggruppamento  dei  nostri  ritmi,  disse 
barbara  questa  poesia,  perchè  tale  avrebbe  do- 
vuto sembrare  ad  orecchi  classici  per  l'assenza 
di  arsi  e  di  tesi,  di  quantità  di  sillabe  e  di  piedi. 
Lo  sforzo  del  Carducci  fu  questo:  sentire  il  pe- 
riodo musicale  dei  vari  versi  latini  e  riprodurlo 
con  versi  italiani  variamente  armonizzati,  men- 
tre più  frequente  e  men  fortunato  era  stato  il 
tentativo  di  ridar  vita  alle  leggi  di  lunghezza  e 
bremtà,  coniando  versi  metrici  italiani  (1). 

Certo  la  maggior  libertà  concessa  al  poeta 
dall'assenza  della  rima  e  dalla  varia  misura 
dei  versi  ha  favorito  una  più  intima  fusione  tra 
il  contenuto  e  la  forma,  la  quale,  direbbesi, 
nelle  Odi  barbare  nasce  ad  un  tempo  col  fan- 
tasma poetico,  né  gli  impone  quindi  alcuna  de- 
formazione per  adattarsi  alle  leggi  di  lei.  An- 
cora devesi  notare  che  la  forma  della  poesia 
barbara  è  quella  che  meglio  risponde  all'indole 
poetica  del  Carducci  risultante  dalla  perfetta 
contemperanza  dell'arte  classica  e  della  conce- 
zione moderna;  alle  Odi  barbare  infine  confe- 
risce particoiar  perfezione  la  maturità  della 
mente,  la  maggior  pacatezza  nell'animo  del  poeta 
quand'egli  le  scrisse  [1877-1883  1887];  si  che  nelle 
Terze  odi  barbare  —  che  son  nella  poesia  me- 


(1)  V.  gli  studi  sulla  poesia  metrica  italiana  dei  Solerti  e  ' 
di  E.  Stampini. 


272  La  letteratura  dell'oggi. 

trica  quel  che  le  Rime  nuoce  nella  rimata  — 
il  poeta  ha  toccato  il  più  alto  segno  della  sua 
potenza  lirica,  per  immediatezza  di  riproduzione 
del  pensiero,  per  efficacia  di  ravvicinamenti  e 
di  confronti  fra  le  grandi  memorie  del  passato 
e  la  realità  del  fuggevole  presente,  fecondi  di 
largo  volo  tra  i  fatti  della  vita  spirituale  e  so- 
ciale, per  densità  e  vigoria  plastica  di  colori, 
per  compiuta  elaborazione  di  metri. 

Il  tempo  dirà  quanto  sia  di  giusto  negli  ap- 
punti mossi  alla  poesia  carducciana;  se,  ad 
esempio,  nuocciano  alla  sua  popolarità  o  dioul- 
gazione,  l'abbondanza,  che  può  parere  eccesso, 
dell'elemento  mitologico,  nelle  Terze  odi  bar- 
bare complicato  anche  da  reminiscenze  vediche, 
e  la  densità  e  concisione  talor  soverchia  di  pen- 
siero e  di  forma,  che  fanno  di  quella  lirica 
un'arte  aristocratica  non  a  tutti  accessibile;  o 
se  invece  non  abbia  ragione  il  Carducci  affer- 
mando che  «  il  poeta  esprime  sé  stesso  ed  i  suoi 
convincimenti  morali  ed  artistici  più  sincero,  più 
risoluto  che  può:  il  resto  non  è  affar  suo  »  (1),  e 
altrove:  «  Degnamente,  il  popolo  vuoisi  rialzare; 
non  rimpicciolir  noi  né  bamboleggiar  senil- 
mente per  mantenerlo  sempre  in  condizion  di 
minore  »  (2). 

Intera  può  essere  sin  da  oggi  la  serenità  del 
giudizio  nel  dir  della  lingua  toscanamente  viva 


(1)  Confessioni   e  battaglie  :  Serie   I,   Roma,  Sommaruga, 
1883,  pagg.  52-53. 

(2)  Studi  letterari:  Livorno,  Vigo,  1871,  pag.  50. 


La  poesia.  273 

e  popolare  senz'esser  volgare  o  sintatticamente 
licenziosa,  ricca  e  lussureggiante  di  classicità 
senza  esser  pedantesca. 

Ancora  vuoisi  notare  che  questa  poesia  del 
Carducci,  pur  avvivata  da  tanta  potenza  di  ri- 
cordo classico,  da  tanta  altezza  di  pensiero  fi- 
losofico e  sociale,  si  risente  di  quella  tristezza 
che  dissi  caratteristica  dell'odierno  spirito  ;  an- 
che in  essa  echeggia  «  il  desiderio  vano  della 
bellezza  antica  »,  anche  in  essa  il  poeta  giunge 
alla  sconfortata  conclusione  che  «  sol  nel  pas- 
sato é  il  bello,  sol  nella  morte  è  il  vero  >  (Presso 
l'urna  dello  Shelley),  anche  in  essa  la  natura 
si  offre  al  poeta  sicura  confidente  perchè  egli 
le  narri  : 

*  Degli  uomini  il  sospir 


I  rei  fantasmi  che  da'  fondi  neri 
De  i  cuor  nostri  battuti  dal  pensier 
Guizzan  come  dai  nostri  cimiteri 
Putride  fiamme  innanzi  al  passegger  „. 
(Davanti  San  Guido). 

Dalla  cattedra  dell'Università  di  Bologna  da 
cui  per  quarantanni  il  Carducci  diffuse  per 
Tltalia  tanta  luce  di  critica  estetica  e  storica 
su  la  nostra  e  la  classica  e  la  straniera  lette- 
ratura, egli  fu  anche  maestro  di  poesia  ai  più 
dei  nostri  odierni  lirici. 

Già  fra  i  suoi  coetanei,  tre  specialmente  in- 
formavano la  loro  poesia  agli  stessi  principi 
classico-moderni,  e  sono  : 

Giuseppe  Chiarini  [(1833),  aretino,  studiò  eoi  Carducci 
Ferrari.  18 


274  La  letteratura  dell'oggi. 

dal  '56  al  '60,  prima  preside  di  liceo,  poi  capo-divisione  e 
direttore  generale  al  Ministero  della  P.  I.;  insegnò  lettera- 
ture moderne  comparate  all'Università  di  Roma.  Oltre  che 
alla  direzione  di  parecchie  riviste  letterarie  attese  ad  opere 
di  prosa  e  di  poesia.  In  poesia  pubblicò  la  Versione  delle 
poesie  di  E.  Heine  (1878-1883)  e  liriche  originali  sotto  i  ti- 
toli :  Poesie  J1874)  e  Lacrymae  (1879),  riedite  in  un  solo 
volume  (1902)],  maestro  di  lirica  barbara,  efficacis- 
simo traduttore  dar  Heine,  e  soave  dipintore 
dei  più  delicati  affetti  nelle  Lacrymae; 

Domenico  Gnoli  [1836],  che  nelle  Odi  tiberine 
e  nelle  Elegie  romane  contempera  in  calda  li- 
rica effluvi  classici  e  memorie  patrie; 

Domenico  Milelli  [1841],  che  tentò  felicemente 
forme  antiche  e  nuove,  poesie  barbare  e  rimate  ; 

Inoltre  larga  schiera  di  scolari  del  Carducci 
si  mise  per  la  via  da  lui  segnata: 

Severino  Ferrari  [1856],  rievocò,  in  gara  con 
Giuseppe  Piccióla,  delicato  lirico  triestino,  la 
dolce  poesia  trecentista  di  madrigali  e  ballate, 
e  fu  nei  Bordatini  fresco  per  popolarità  d'im- 
magini e  di  sentimenti,  quantunque  talvolta  af- 
fettato nel  pensiero,  tal'  altra  duro  nella  forma  ; 

Guido  Mazzoni  [1850],  fiorentino,  seguace  del 
Carducci  senz'esserne  imitatore,  e  dopo  lui,  il 
più  esperto  conoscitore  delle  classiche  eleganze 
di  ritmo  e  di  metro,  nella  varietà  larga  dei  suoi 
soggetti  passa  dalle  liriche  di  carattere  nazio- 
nale e  civile  ai  paesaggi,  dalle  poesie  popolari 
a  quelle  ispirate  agli  affetti  domestici,  che  son 
le  sue  più  lodate,  cercando  la  sincera  rappre- 
sentazione della  vita  con  uno  studio  acuto  e  co- 
stante della  forma. 


La  poesia.  275 

Giovanni  Marradi  [(1852),  livornese,  scolaro  di  Giu- 
seppe Chiarini,  compagno  di  8.  Ferrari  e  G.  Biagi,  insegnò  lettere 
italiane  nei  licei  per  parecchi  anni.  Scrisse  Canzoni  moderne 
(1879),  Fantasie  marine  (1881),  Ricordi  Urici  (1884),  Nuovi 
canti  (1891),  Ballate  moderne  (1895),  Rapsodia  garibaldina 
del  1849  (1899),  Rapsodia  garibaldina  del  1860  (1902),  Terza 
rapsodia  garibaldina  {Mentana  e  Varignano,  1903),  con  cui 
si  chiude  il  forte  poema  lirico  degno  di  Garibaldi  e  delia  sua 
gesta  meravigliosa.  Le  sue  Poesie  complete  furono  riedite  nel 
1902-1903],  ha  tra  i  suoi  coetanei  il  primo  posto 
per  il  fascino  della  forma,  e  nell'opera  sua  pre- 
senta la  più  forte  e  originale  derivazione  del  Car- 
ducci, come  cultore  di  quella  poesia  paesista  di 
cui  il  Carducci  die  sommi  esempi  in  Idillio  ma- 
remmano, Alle  fonti  del  Clitumno,  il  Canto  del- 
l' Amore,  ecc.,  e  che  ha  altri  cultori  il  Pascoli, 
il  D'Annunzio,  il  Fogazzaro  in  alcuni  suoi  qua- 
dri alpini  e  Alfredo  Baccelli  (1). 

Nel  paesaggio  del  Marradi  la  descrizione  è 
più  musicale  che  pittorica  e  alla  sensazione 
della  natura  s'accoppia  sempre  un  sentimento, 
come  avviene  in  chi  contempla  la  natura  con 
raccoglimento  religioso  d' uomo  e  d' artista. 
Umorista  talora  mussettiano  e  heiniano  nei 
Ricordi  goliardici,  il  Marradi  s'ispira  anche 
spesso  felicemente  alla  storia  {Sonetti  di  Mon- 
te nero,  Rapsodie  garibaldine). 

Notevole  in  questa  schiera  è  pure  Giovanni 
Cena  tenuto  al  battesimo  artistico  da  A.  Graf; 
egli  ha  dato  più  che  ottima  promessa  di  poesia 


(1)  Cfr.  A.  Ghiappelli:  I  poeti  paesisti,  ecc.  Nuova  Ani,  16 
febbraio,  1°  marzo  1898. 


276  La  letteratura  delVoqgi. 

composta  e  piena  di  affetti,  in  due  volumi  di 
versi.  Classico  poeta,  ricco  d'immagini  e  cul- 
tore d'una  poesia  seria  molto  ed  elevata  e  no 
bile  si  rivela  G.  Manni,  sacerdote  e  italiano, 
con  un  suo  volume  di  versi,  che  fa  attendere 
con  desiderio  il  secondo  già  promesso. 

Un  altro  forte  poeta,  e  più  forse  sarebbe  stato 
se  gli  studi  e  la  critica  non  l'avessero  assorbito, 
è  Giovanni  Alfredo  Cesareo  [1861]  che  nelle 
Occidentali,  ed  in  altre  opere  sue  ha  rivelato 
vena  fervida  e  facile,  spontaneità  e  originalità 
d'immagini  e  di  sensazioni. 

Un  posto  speciale  nella  lirica  di  questa  scuola 
merita  Arturo  Graf,  nato  ad  Atene  nel  1848; 
filosofo  e  critico  letterario,  professore  all'Uni- 
versità di  Torino,  egli,  si  può  dire,  costituisce 
l'antitesi  alla  serenità  ottimista  del  Marradi  e 
del  Pascoli,  di  cui  parleremo  tra  poco. 

Il  Graf,  ha  prima  dato  due  volumi  di  poesia, 
(Medusa,  Le  Danaidi)  squisita  nella  forma,  e 
improntala  ad  un  pessimismo  fantastico,  sinistro, 
sarcastico,  per  cui  par  quasi  egli  vada  in  caccia 
dell'orribile;  ha  anche  dato,  in  uno  studio  sul 
Leopardi  (1),  una  specie  di  definizione  del  pessi- 
mismo che,  egli  dice,  «  seconda  il  moto  della 
evoluzione  storica,  cresce  col  crescere  dell'in- 
telletto, s'aguzza  coll'aguzzarsi  del  senso  mo- 
rale, sormonta  dov'è  più  scienza  e  più  civiltà  ». 
Negli  ultimi  suoi  componimenti  (2)   egli  volge 


(1)  Una  sorgente  di  pessimismo  nel   Leopardi.   Nuova  Ant., 
1°  dicembre  1890. 

(2)  V.  Nuoua  Ant.,  1900,  1901,  1902. 


La  poesia.  217 

ad  uno  sconforto  più  mite  e  rassegnato,  e  si 
fa  acuto  nel  sentire  e  riprodurre  con  mirabile 
cesello  tutta  la  potenza  di  significazione  e  di 
suggestione  degli  spettacoli  naturali  ;  ultima 
opera  sua  è  la  corona  de' dodici  sonetti:  Con- 
sigli ad  un  poeta  giovine,  mirabile  per  la  si- 
gnorilità della  fattura,  e  per  l'altezza  della 
missione  ch'egli  assegna  alla  poesia. 

Finalmente  alla  scuola  classica  si  vuol  ri- 
collegare Felice  Cavallotti  [1842-1898],  anima 
di  poeta  lirico  che  le  passioni  politiche  distras- 
sero e  preoccuparono,  non  permettendogli  di 
toccar  la  perfezione  che  gli  sarebbe  forse  stata 
accessibile.  Natura  intimamente  greca  in  uno 
spirito  romantico,  tentò  rinnovare  su  un  fondo 
di  cultura  classica  il  romanticismo  patriottico 
del  Berchet  e  del  Rossetti,  e  in  Anticaglie  com- 
battè con  la  polemica  e  con  l'esempio  la  poesia 
metrica  e  i  vaneggiamenti  prodotti  dalla  sma- 
niosa ricerca  d'un* arte  nuova,  predicando  il 
ritorno  all'antico. 

La  lirica  romantica* 

Dalla  scuola  del  Carducci  si  spiccano  due 
poeti  ben* diversi  per  indole  artistica  tra  loro; 
l'uno  è  Enrico  Panzacchi  [bolognese  (1840),  insegna 
dal  1895  estetica  alla  Università  di  Bologna,  critico  e  pro- 
satore, pubblicò  Liryca  (1882),  Le  poesie  (1895),  Rime 
novelle  (1898),  Nuove  liriche  {Cor  sincerum)  (1902)],  uno 
tra  i  primi  critici  del  Carducci,  come  tra  i  suoi 
più  fidi  consiglieri,  poeta  essenzialmente  musi- 
cale, scarso  d'elemento   filosofico  e  passionale, 


278  La  letteratura  dell'oggi. 

raro  innesto  di  tradizione  e  di  romanticismo, 
atto  più  alla  lirica  sentimentale  garbatamente 
e  genialmente  frivola,  che  alla  robustezza  car- 
ducciana dei  suoni  e  dei  sentimenti. 

Tommaso  Cannizzaro  (1838)  invece  si  può  dir 
continuatore  della  scapigliatura  del  Praga;  au- 
tore di  versi  francesi  e  italiani,  egli  è  impetuoso 
nell'ispirazione,  esuberante  e  bizzarro  nelle  im- 
magini, strano  nei  metri,  nei  ritmi  sbilenchi, 
nelle  forme  troppo  libere;  con  lui  può  ricor- 
darsi Arturo  Golautti,  vivace  ma  troppo  au- 
dace e  bizzarro  nella  sua  lirica. 

La  lirica  estetica. 

Il  gagliardo  rinnovamento  filologico  che,  per 
opera  precipua  del  Carducci,  è  passato  nella 
letteratura  nostra,  rinforzando  e  moltiplicando 
i  toni  ai  poeti,  la  fusione  dell'antico  e  del  mo- 
derno, il  senso  della  prima  poesia  toscana  da 
Guido  a  Lorenzo  il  Magnifico,  che  pur  hanno 
il  Carducci  a  cultor  primo,  e  che  costituiscono 
i  principali  pregi  della  lirica  di  Gabriele  D'An- 
nunzio (1884),  ci  consentono  di  ricollegare  al 
maestro  anche  questo  poeta,  quantunque  egli  si 
sia  posto  poi  spesso  per  vie  dal  Carducci  ripro- 
vate. Fattosi  egli  adoratore  della  bellezza  pla- 
stica, nel  Canto  novo,  in  Isotteo  e  la  Chimera 
volle  rivaleggiar  d'effetti  rappresentativi  con  l'al- 
tre arti,  di  proposito  escludendo  dall'opera  sua  il 
sentimento,  l'elevazione  del  pensiero,  il  dramma 
patetico  della  vita,  e  sognando  il  trionfo  d' un 
raffinato  sensualismo. 


La  poesia.  279 


L'arte  con  cui  il  poeta  ci  comunica  la  sensa- 
zione della  bellezza  è  meravigliosa;  talché  la 
sua  poesia  talora  sembra  assumere  potenza 
sentimentale,  non  tanto  perchè  lo  sia  di  fatto, 
quanto  perchè  l'evidenza  potente  della  rappre- 
sentazione vivificaci  quadro  ai  nostri  occhi,  in 
modo  da  fargli  riacquistare  anche  la  sua  effica- 
cia di  suggestione  spirituale.  Cosi  Roma  antica, 
la  grande  consolatrice  delle  poetiche  tristezze 
di  Byron  e  di  Shelley,  di  Chateaubriand,  e  del 
Carducci,  come  te  serena  ispiratrice  del  Goethe 
e  della  Browning,  ha  dettato  al  D'Annunzio  ele- 
gie mirabili  per  la  dipintura  del  paesaggio  im- 
menso e  tragico  dell'Urbe  antica  nella  malinco- 
nia pittoresca  della  sua  campagna. 

A  poco  a  poco  l'arte  del  D'Annunzio  poeta  si 
maturò  nel  contenuto,  si  esagerò  nella  forma; 
un  senso  di  maggior  rispetto  per  le  lotte  e  le 
passioni  dell'animo,  per  l'austera  ispirazione 
storica  gli  dettò  il  Poema  paradisiaco,  in  cui 
domina  l'aspirazione  ad  una  pace  meditabonda 
nei  campi,  tra  le  foreste  e. sul  mare,  e  qualche 
accenno  alla  poesia  domestica,  e  le  Prime  e  se- 
eonde  odi  navali,  primo  esempio  di  poesia  ispi- 
rata in  pari  tempo  al  mare  e  alla  storia  na- 
zionale. 

Ma  la  forma  s'è  venuta  facendo  di  dì  in  di 
più  faticosamente  cesellata  e  preziosa,  l'imma- 
gine diviene  spesso  troppo  colorita,  lo  sforzo 
d'ottenere  la  nota  dominante,  il  leit-motif,  si 
trasforma  talora  in  monotonia,  l'intonazione  è 
quasi  sempre  enfatica;  né  men   contribuisce   a 


280  La  letteratura  dell'oggi. 

togliere  pregio  ali*  ultime  liriche  dannunziane 
lo  sfarzo  di  titoli  stravaganti,  V  artifìziosità  del 
frasario,  e  quella  ricerca  di  nuova  musicalità 
(vedi  le  Laudi  del  Cielo  e  del  Mare,  ecc.)  che 
non  pare  ancora  coronata  di  successo. 

Sembrò,  e  quanti  hanno  compresa  la  squisita 
eccezional  tempra  di  poeta  che  è  in  Gabriele 
D'Annunzio  augurarono  con  ardentissimo  desi- 
derio, che  egli  ritornasse  alle  maschie  ispira- 
zioni delle  Odi  navali  e  delle  ultime  liriche  ci- 
vili, con  La  canzone  di  Garibaldi,  di  cui  è  sin 
qui  edita  solo  la  terza  parte:  La  notte  di  Caprera. 

«  In  essa  egli  si  propone  di  dare  all'Italia  un 
poema  epico  che  rappresenti  tutte  le  gesta  del- 
l'Eroe, in  sette  parti  distinte,  collegate  tra  loro 
soltanto  dall'unità  del  soggetto.  E  saranno:  La 
nascita  dell'  Eroe,  L  Oceano  e  la  Pampa,  La 
notte  di  Caprera,  Da  Roma  alla  Palude,  Aspro- 
monte e  Mentana,  Le  Corone  della  pace,  La 
morte  deWEroe;  sette  rapsodie  simili  a  quelle 
che  nei  poemi  d' Omero  si  trovano  commiste, 
congiunte,  elaborate  con  arte.  In  esse  il  poeta 
fa  opera  tutta  oggettiva.  Egli  non  si  affaccia  a 
parlare,  non  interviene  nell'azione,  e  nemmeno 
fa  parlare  un  raccontatore  popolare,  come  usa 
nei  suoi  saggi  epici  il  Pascarella;  ma  ravviva 
l'antica  epopea  impersonale,  semplice,  immagi- 
nosa, destinata  all'orecchio  e  all'anima  del  po- 
polo, di  tutto  il  popolo,  cosi  degli  umili  come 
dei  dotti». 

«  Oltre  a  ricreare  la  visione  epica,  il  senti- 
mento poetico  del  passato  eroico,  bisognava  tro- 


La  poesia.  281 

vare  a  si  nuovo  lavoro  la  forma  più  adatta.  Il 
Carducci  compose  la  canzone  di  Legnano  in 
gruppi  di  endecasillabi  sciolti;  il  Marradi  scrisse 
le  Rapsodie  garibaldine  in  capitoli  di  terza 
rima;  il  Pascarella  in  Villa  Gloria  e  nel  poema 
che  sta  componendo  su  la  Storia  nostra  non  si 
diparte  dal  sonetto  adoperato  come  strofe.  Il 
D'Annunzio  si  discosta  da  tutti  quanti,  riprodu- 
cendo per  la  prima  volta  nella  lingua  italiana 
il  metro  epico  francese  della  tirata  o  lassa  mo- 
norima, con  gruppi  or  brevi  or  lunghi  di  versi, 
simili  ai  decasillabi  della  chanson  de  geste,  in 
quanto  serbano  costante  la  cesura  dopo  la 
quarta  o  quinta  sillaba,  e  l'assonanza  finale  ot- 
tenuta col  ripetersi,  in  luogo  di  rima  propria, 
dell'ultima  vocale  accentata,  indipendentemente 
dalla  sillaba  atona  che  la  può  seguire  (1)>. 

Del  valore  dell'opera  non  ci  è  dato  per  ora 
discorrere,  poiché  il  giudizio  vuol  esser  riser- 
bato a  compiuto  esame  di  tutto  il  poema,  si  per 
il  contenuto,  si  per  l'armonia  della  parte  nel 
complesso. 

Vuoisi  tuttavia  sin  d'ora  notare  l'impetuosità 
di  taluni  movimenti  lirici,  la  figurazione  po- 
tente di  molti  episodi,  e  la  smisurata  ricchezza 
d' immagini  che  è  caratteristica  dell'  ingegno 
dannunziano.  Il  tentativo  metrico  non  ha  avuto 
grande  favore;  l'italiano  ha  già  il  suo  metro 
per  la  poesia  epica:  l'endecasillabo  in  ottava 
rima;  e  data  l'indole  diversa  delle  due  lingue 


(1)  D.  Mantovani  in  giornee  &a  Stampa.  Torino  26, 1, 1901. 


282  La  letteratura  dell'oggi. 

italiana  e  francese,  e  dei  due  tempi,  quello  della 
chanson  de  geste  e  il  nostro,  non  par  verisimile 
che  la  riproduzione  puramente  formale  ed  este- 
riore del  metro,  possa  produrre  anche  il  rinno- 
varsi dell' efficacia  suggestiva  e  rappresentativa 
di  cui  era  dotata  la  lassa  monorima. 

Laus  vétae,  la  più  recente  opera  del  D'A., 
mostra,  esagerati  tutti  i  difetti,  attenuati  i  pregi 
di  contenuto  e  di  forma  della  poesia  d' annun- 
ziane. Ma  poiché  il  componimento  è  un  tutto 
complesso  orgànico  ed  ampio,  di  sostanza  epica, 
il  discorso  intorno  ad  esso  troverà  suo  luogo, 
toccando  della  poesia  epica.  Qui  convien  notare 
solo  il  giudizio  intorno  alla  forma.  La  ricerca 
della  singolarità,  che  pare  istintiva,  caratteri- 
stica nel  D'A.,  é  giunta  qui  alla  più  alta  espres- 
sione stilistica  e  metrica.  Il  sovraccarico  delle 
immagini,  che  costituiscono  ormai  l'ossessione 
del  poeta,  lo  sforzo  costante  di  ottenere  vivezza 
di  rappresentazione ,  V  idolatria  della  forma 
greca  cosi  potente  e  rapida  nel  figurare  plasti- 
camente l'emozione  nostra  spirituale,  ottengono 
il  più  spesso  effetto  contrario  al  voluto,  anneb- 
biando il  pensiero  in  una  molteplicità  di  meta- 
fore, di  epiteti,  di  parole  che  toglie  ogni  deter- 
minatezza. L'abuso  del  richiamo  mitologico, 
divenuto  ormai  quasi  indivisibile  compagno 
dell'idea,  genera  uno  sforzo,  una  fatica  costante 
per  noi,  allo  spirito  e  alla  memoria  dei  quali  la 
mitologia  è  ormai  estranea  al  tutto. 

Il  metro  segna  un  nuovo  passo  su  quella  via 
d'indipendenza  da  ogni  norma  tradizionale  che 


La  poesia.  283 

il  D'A.  sembra  essersi  prescelta  in  tutto.  La 
libertà  degenera  in  licenza;  i  versi  s'incalzano 
novenari  dall'accento  più  variamente  disposto 
misti  a  più  brevi  versi  d'ogni  misura;  unica 
legge  permanente  la  divisione  in  strofe  di  ven- 
lun  versi  ;  ma  la  strofe,  cessata  per  l' assenza 
di  rime  e  di  disposizione  simmetrica  dei  versi 
la  sua  ragione  musicale,  diventa  inutile  e  con- 
venzionale impaccio.  La  lingua  sovrabbonda  di 
forme  arcaiche  e  latineggianti. 

Crescono  alla  scuola  del  D'Annunzio  —  oltre 
una  densa  falange  di  versificatori  scimmiottanti 
ed  esageranti  i  difetti  di  contenuto  e  di  forma 
del  loro  idolo  —  Angelo  Orvieto,  delicato  poeta 
della  Sposa  mistica,  e  del  Velo  di  Maga,  Anto- 
nio della  Porta  di  cui  il  Capuana  presentò  al 
pubblico  il  Canzoniere,  e  il  De  Bosis(I). 

Ma  più  importante  fra  tutti  è  Francesco  Pa- 
STONCHI  [nato  a  Riva  Ligure  1875;  pubblicò  Saffiche (1891), 
Distici  (1893),  Giostra  d'amore  (1898),  Oltre  l'umana  gioia 
(1900),  A  mia  madre  (1900),  Italiche  (1903),  Belfonte  (1903)]. 

Critico  letterario  in  parecchi  periodici,  dicitore 
di  versi  suoi  e  altrui,  arte  in  cui  egli  s'è  venuto 
affinando,  il  Pastonchi  non  ha  pubblicato  in  vo- 
lume altro  che  versi  ;  e  fu  sin  dall'inizio  verseg- 
giatore impeccabile,  ma  per  ismodato  amore 
della  forma  freddo  e  compassato  poeta,  né  ebbe 
gli  ardimenti,  ai  quali   l'ebbrezza  della  voluttà 


(1)  Del  De  Bosis  è  edita,  ma  fuor  di  commercio,  una  ver- 
sione della  Beatrice  Cenci  di  Shelley  che  pare  notevole  cosa 
per  fedeltà  e  per  arte. 


284  La  letteratura  dell'oggi. 

sostituita  alla  ricerca  del  piacere  trascinò  si  so- 
vente il  D'Annunzio. 

Ora  il  Pastonchi  s'è  messo  per  altra  via  e  non 
vuole  solo  foggiar  monili,  ma  affinare  la  sua 
poesia  ad  arma  del  pensiero.  In  Italiche  e  Bei- 
fonte  egli  ascolta  ormai  la  grande  voce  del 
mondo  in  cui  vive  e  dell'anima  che  gli  palpita 
dentro,  ispirandosi  a  canti  or  lieti  or  mesti,  ri- 
fuggenti dal  pessimismo  ostentato  di  molti  gio- 
vini,  non  meno  che  dall'ottimismo  che  è  dive- 
nuto ormai  artifizio  più  che  sentimento  nel  Pa- 
scoli; canta  il  progresso,  la  patria,  i  trionfi 
dell'arte  e  della  scienza. 

La  lirica  indipendente. 

Alunno  in  poesia,  come  fu  nella  Università, 
del  Carducci,  é  colui  che  rivela  oggi  la  tempra 
forse  più  vigorosa  e  originale  di  poeta,  tra  i 
giovini:  dico  Giovanni  Pascoli  (1855)  romagnolo, 
lo  squisito  latinista,  il  delicato  artista  delle  My- 
rycae,  la  dolorante  e  buona  anima  che  s'effonde 
nei  Poemetti,  ricco  di  tanto  squisita  e  cinque- 
centistica classicità  nel  cesello  della  strofe,  di 
tanto  pietoso  ottimismo  trionfante  e  sopravvi- 
vente alla  sconfortata  visione  del  presente,  alle 
sventure  della  vita.  La  sua  forma,  specie  nella 
prosa  (vedi  ad  esempio  la  prefazione  ai  Poe- 
metti) è,  come  quella  del  D'Annunzio  raa  per 
altri  motivi,  preziosa  e  ricercata,  tanto  spesso 
si  vede  lo  sforzo  di  scolpire  l' impressione  ge- 
nerale del  pensiero  nel  lettore  con  artefizi  di 
parola  affettatamente  popolare,  di  frasi  e  forme 


La  poesia,  285 

di  periodare  ripetute  di  proposito.  Ma  egli  ri- 
mane certo  un  poeta  forte  e  sicuro,  nella  chiara 
determinatezza  della  sua  méta,  nella  costanza 
con  cui  tende  ad  essa,  nel  fascio  potente  di  forze 
della  fantasia,  della  mente  e  del  cuore  con  cui 
la  persegue. 

L'ispirazione  si  rivela  nel  Pascoli  più  alta  e 
degna  nei  Poemetti,  dei  quali  taluni  ci  ricon- 
ducono con  grazia  virgiliana  alla  soave,  onesta, 
poetica  vita  dei  campi,  altri,  come  /  due  bimbi, 
11  carcere  di  Ginevra,  ci  elevano  ad  una  mo- 
rale umanitaria  profondamente  buona,  anche 
se,  purtroppo,  utopistica. 

L'ultimo  volume  di  liriche  testé  edito  {Canti 
di  Castelvecchio)  rivela  però  già,  a  taluni  segni 
di  forma  e  di  contenuto,  il  trasformarsi  dell'arte 
in  artifizio.  Nella  forma  metrica  son  taluni  ten- 
tativi di  versi  poco  felici  e  inarmonici,  come  i 
decasillabi  con  accentazione  di  terza,  sesta  e 
nona  a  gruppi  di  cinque  versi  dell'Addio,  o  i 
novenari  si  frequentemente  usati,  o  i  metri  amorfi 
di  In  viaggio  e  d'altre  liriche,  o  gli  altri  ec- 
cessivamente dimessi  della  Schilletta  di  Ca- 
prona,  della  Tovaglia,  e  simili. 

Il  contenuto  ha  perso  quell'alta  significazione 
civile  e  morale  e  quella  spontaneità  d'ispira- 
zione che  gli  eran  caratteristiche,  si  che  lo  sforzo 
per  trarre  dai  fatti  comuni  della  vita  materiale 
emozioni  spirituali  appare  spesso  evidente,  come 
in  Thè  Hammerless  Gun  »  o  in  «  La  Tovaglia  ». 
Ritorniamo  anche,  in  questo  nuovo  volume,  a 
tentativi  già  fatti  in  Mirycae,  e  che  là  piacquero 


286  La  letteratura  dell'oggi. 

perchè  nuovi,  per  rendere  i  suoni  della  natura, 
come  il  cinguettio  degli  uccelletti,  o  per  cavar 
nuovi  motivi  poetici  da  casuali  assonanze  di  pa- 
role, come  in  /  due  girovaghi. 

In  complesso  il  Pascoli  dei  Canti  di  Castel- 
vecchio  appar  giustamente  definito  il  Pascoli 
minore. 

Romagnolo  d'origine  e  vissuto  il  più  della  sua 
vita  a  Bologna,  Olindo  Guerrini  (1845)  [(Postuma 
(1877),  Nova  polemica.  Argia  Sbolenfi,  Giobbe  di  Marco  Ba- 
lossardi,  (Satira  del  Giobbe  di  Rapisardi),  Le  rime  (1903) 
contenenti,  oltre  le  liriche  già  edite,  tranne  Argia  Sbolenfi,  le 
Adiecta in  tre  libri)]  iniziò  una  nuova  lotta:  quella  tra 
idealisti  e  veristi,  intendendosi  per  idealismo  l'a- 
nalisi del  vero  di  natura,  destinata  a  scernere  in 
esso  gli  elementi  artistici  per  ricreare  con  essi  il 
vero  d'arte;  e  per  verismo  la  libera  ed  esatta  ri- 
produzione di  qualsivoglia  vero  di  natura  nell'o- 
pera artistica.  La  poesia  del  Guerrini  fu  in  Po- 
stuma verista,  e  diede  una  lasciva  notomia  del- 
l'anima, vinta  da  un  erotismo  esaltato  e  sensuale, 
che  deriva  in  retta  linea  dal  Baudelaire  e  dal  De 
Musset  con  qualche  accenno  heiniano;in  Pole- 
mica il  Guerrini  combattè  con  il  Prologo  in  prosa 
e  con  le  liriche  in  prò  della  sua  teoria,  che  fu 
poi  dai  seguaci  suoi  pervertita,  riducendo  la 
poesia  ad  essere  solamente  sfogo  di  licenziose 
e  sguaiate  passioni. 

Della  scuola  del  Guerrini,  ormai  dimenticata, 
sopravvivono  alcuni  sonetti  delicati  di  lui,  le 
squisite,  profumate  ottave  del  Guado  e  alcuni 
efficacissimi  componimenti  satirico-polemici. 


La  poesia.  287 

Il  resto  delle  sue  liriche  ebbe  voga  solo  pas- 
seggiera,  e  la  riedizione  fattane  ora  (1903)  ha 
offerta  occasione  a  rilevarne  la  povertà  dell'ispi- 
razione e  dei  motivi  lirici,  la  volgarità  dei  sog- 
getti, quando  non  anche  la  loro  sconcezza,  la 
brutale  aggressività  della  satira,  la  forma  tra- 
sandata, il  ritmo  eccessivamente  popolaresco. 

Tra  gli  avversari  suoi  ebbe  voga  per  alcun 
tempo  Giovanni  Rizzi  (1828-1889),  patriota,  poeta 
ed  educatore. 

Ma  con  ben  altro  valore  di  contenuto,  con 
altra  e  più  potente  originalità  di  forma'  s*  af- 
fermò poeta  idealista,  lontano  dalle  aberrazioni 
del  sensualismo,  forte  d'una  fede  sincera,  An- 
tonio Fogazzaro  (1842)  vicentino,  il  massimo  dei 
nostri  romanzieri.  Egli  è  anche  poeta  lirico  e, 
cresciuto  alla  scuola  di  Giacomo  Zanella,  in 
Miranda  (1872)  narrando  la  storia  d'una  dolce 
fanciulla,  sorella  artistica  della  Cordelia  sha- 
kespeariana, trasfuse  in  una  forma  semplice, 
piana,  talor  persino  trascurata,  ma  ricca  di 
fascino,  Tincertezza  dolorosa  d'un'anima  che  non 
ha  ancor  trovata  la  sua  via/In  Valsolda  (1876) 
è  invece  la  poesia  della  natura,  non  magazzino 
di  motivi  fotografici,  ma  simbolo  vivente  e  sacro, 
riflesso  neir  anima  e  vivificato  dai  sentimenti 
di  questa. 

Nel  1898  il  Fogazzaro  pubblicò  insieme  i  versi 
stampati  prima  sparsamente  su  pei  giornali,  o 
intercalati  nei  suoi  romanzi;  e  in  questo  volume 
é  notevole  il  gruppo  di  liriche  destinate  a  ira- 
durre  nella  lirica  la  musica,  e  tutto  quel  mondo 


La  letteratura  dell'oggi. 


vago  di  sogni,  di  aspirazioni,  di  esaltamenti  e 
di  tristezze  che  la  musica  suscita  in  noi(l);  si 
direbbe  che  il  Fogazzaro,  più  d'ogni  altro  poeta 
contemporaneo,  ha  sentito  col  Mazzini  «che  la 
musica  è  ognipotente  sugli  individui  e  sulle 
moltitudini;  è  l'espressione  la  più  schietta  e  più 
simpatica  di  una  fedo (2),  che  l'azione  della 
musica  è  in  lui  quale  la  descrive  il  Taine:  «  La 
rnusique  exalte  les  rèves  de  chacun>,  che  cioè, 
come  egli  stesso  scrisse,  «la  musica  migliore 
genera  in  molti  ombre  vane,  per  cosi  dire,  di 
sentimenti,  gioia,  dolore  senza  causa,  desiderio, 
sgomento,  pietà  senza  oggetto,  baldanze  superbe, 
che  cadono  con  l'ultima  nota,  violenti  impulsi 
ad  impossibili  azioni  ». 

La  forma  è  spesso  efficace,  ma  sempre  dimessa  ; 
il  verso,  ricalcando  le  consuete  vie  metriche,  è 
scarso  di  musicalità,  quasi  rudimentale. 

Insomma  appare  evidente  che  il  poeta  consi- 
dera che,  come  un  abito  deve  ricevere  eleganza 
e  pregio  dalla  persona  che  lo  veste,  non  questa 
da  lui,  cosi  il  verso  deve  acquistare  valore  e 
snellezza  e  vigoria  dal  pensiero  contenuto,  non 
servire  ad  imbellettare  pensieri  volgari  o  va- 
nità; ma  l'abito  troppo  dimesso  e  trasandato 
può  talor  togliere  eleganza  di  linee  anche  alla 
persona. 


(1)  Versioni  dalla  musica  in   Poesie  scelte,  Milano,  Galli, 
1898. 

(2)  Cfr.  E.  Nbkcioni:  Gli  scritti  letterari  di  G.  Mazzini  Fanf. 
d.  D.  1834,  N.  14. 


La  poesia.  280 

I  libici  minori  sono  falange,  né  il  giudizio  che  di  loro 
ha  dato  il  pubblico  è  definitivo  abbastanza  per  poterli  fare 
oggetto  di  stadio  particolare.  Ricorderò  qui  solo  alcuni  nomi 
tra  i  migliori  : 

GIOVANNI  BERTACCHI  [1869]  ha  pubblicato  II  Canzoniere 
delle  Alpi  (1895),  Poemetti  lirici  (1898),  Liriche  umane  (1908). 
È  poeta  che  promette  molto,  procede  solo,  con  una  visione 
personale  della  vita  e  dell'arte,  che  si  afferma  risoluta  nel- 
l'ultima opera  sua.  Ciò  che  ne  costituisce  il  particolar  pre- 
gio, l'amore  acuto,  penetrante,  ossessionante  quasi,  della  gran 
madre,  la  terra,  esaltata  in  tutte  le  sne  energie  produttive, 
in  tutta  la  sua  efficacia  suggestiva  di  bene  agli  uomini  che 
la  sanno  intendere  ed  amare,  diviene  talora  anche  difetto, 
quando  questo  amore  appare  ostentato  fuor  di  proposito  e 
quasi  a  forza.  Il  Bertacchi  lascia  inoperose  molte  corde  della 
sua  cetra;  e  ciò  si  rimpiange  quando  taluni  accenni,  come 
le  poche  liriche  amorose,  che  hanno  note  poeticissime,  ne 
fanno  desiderato  il  suono.  La  rappresentazione  della  natura 
è  in  molti  luoghi  rapida,  pronta,  efficace  ;  il  verso,  che  talora 
assume  nuovi  e  musicali  intrecciamenti  nelle  strofe,  combi- 
nandosi i  metri  italiani  coi  barbari  e  specie  con  1'  esametro 
e  il  pentametro  di  sapiente  fattura,  è  tuttavia  tal' altra  volta 
trasandato,  incolto,  prosaico. 

Luigi  Orsini,  romagnolo,  è  altro  dei  cultori  dèlia  eoica 
leggenda  garibaldina  e  Sonetti  garibaldini  intitola  la  sua 
prima  e  recentissima  pubblicazione  lirica.  Sente  l' influenza, 
viva  ancora,  del  Carducci,  di  cui  imita  quanto  può  l'atteg- 
giarsi solenne  e  robusto  del  pensiero,  e  la  fattura  del  sonetto 
dignitoso,  fluente,  facile,  sonoro. 

Anche  fu  manifesto  imitatore  del  Carducci,  e  volge  ora  al 
simbolismo,  ROMOLO  QUAGLINO  [1871],  autore  di  volumi 
lirici  (I  modi,  Anime  e  simboli,  Cibéle  madre),  oltreché  di 
un  romanzo  L'anima  delle  carni,  pubblicato  col  pseudonimo 
di  Giorgio  Ofredi,  e  di  studi  sociologici. 

COSIMO  GlORGIERI-CONTRl  (Primavere  del  desiderio  e  delr 

Ferrari.  19 


290  La  letteratura  dell'oggi. 

l'oblio)  è  poeta  più  d'arte  che  di  sentimento,  e  annebbia  la 
sua  lirica  d'una  melanconia  snervante  e  irriducibile. 

Come  lui  più  eleganti  facitori  di  versi  che  ispirati  poeti 
appaiono  ANTONINO  Anile  {Sonetti  dell'anima)  e  GIUSEPPE 
Soavi  {Prometeo  nuovo)  ;  compostamente  classici  sono  invece 
Giuseppe  Piazza  {Le  Eumenidi),  Luigi  Grilli  {Visioni 
e  sogni),  e  MERCURINO  Sappa  {BaUateUe). 

Pubblicarono  liriche  recentemente  :  Giuseppe  Lipparini 
{Poesie,  Nuove  Poesie),  AGIDE  NOELLI  {Voci  sommesse), 
ARTURO  Foà  {Per  un  amore),  il  sociòlogo  GUGLIELMO 
Ferrerò  ed  altri  mólti. 

Una  forma  speciale  di  lirica  —  che  prende  forse  le  mosse 
al  tempo  nostro  dallo  Zanella,  movendo  poi  ad  intendimenti 
disformi  dai  suoi  —  è  la  poesia  scientifica  e  talora  gnomica 
di  cui,  insieme  al  Bertacchi,  in  molte  sue  liriche,  è  rappre- 
sentante Alfredo  Baccelli  [1863].  Egli  pubblicò  successi- 
vamente Germina,  Diva  Natura,  Iride  umana,  ecc.,  che 
sono  corone  di  liriche  strette  insieme  da  un  nesso  organico, 
animate  da  un  intento  filosofico,  delineanti  le  forze  del  creato 
e  la  vittoria  finale  dell'uomo,  le  passioni,  i  dolori,  i  bisogni 
che  agitano  l'anima  umana  studiata  nel  presente  e  nei  vari 
stati  dell'umanità.  Questa  poesia,  che  canta  anche  con  fre- 
scherza  di  sentimento  le  bellezze  della  natura,  risente  però 
della,  rigidezza  e  severità  dell'indirizzo  suo  scientifico  e  riesce 
spesso  un  po' fredda  e  priva  di  impeto  lirico  nel  metro  bar- 
baro che  le  è  abituale. 


L'Epica. 

Mentre  per  vie  cosi  varie  si  tendeva  al  rav- 
vivamento della  lirica  d'arte,  chiedendo  ispira- 
zione e  movimento  nuovo  di  pensieri  e  d'affetti 
all'antichità  o  alla  storia,  cercando  nuovi  atteg- 
giamenti poetici  nell'amoroso  studio  della  na- 


La  poesia.  291 

tura  o  nell'estasi  contemplativa  e  puramtnte 
estetica,  alcuni  poeti  han  tentato  la  rinnovazione 
della  poesia  filosofica  che  pareva  ad  essi  più  ri- 
spondente alle  tendenze  analitiche  e  speculative 
dell'età  nostra. 

Di  questi,  taluni  usarono  la  lirica,  altri,  dando 
alle  loro  concezioni  maggior  complessità  e  unità 
organica,  preferirono  la  forma  epica. 

Massimo  tra  essi  è  Mario  Ràpisardi  [1844?  5?], 
catanese,  che  in  quattro  successivi  poemi:  La 
palingenesi,  Lucifero,  Giobbe,  Atlantide,  e  in 
numerose  liriche,  svolse  una  sua  particolare 
teoria  d'evoluzione  filosofica,  talora  anche  con 
intenti  satirici  contro  i  letterati  contemporanei. 
Di  che  derivò  fiera  lotta  e  il  Rapisardi  s'accampò 
antagonista  del  Carducci.  Ma  la  poesia  del 
poeta  catanese,  se  è  dotata  d'una  forma  elegante 
e  robusta  e  di  immagini  vigorose,  non  sembra 
nel  suo  genere  prevalentemente  epico  rispondere 
più  ai  gusti  letterari  del  nostro  tempo. 

Né  maggior  fortuna  di  divulgazione  e  durata 
di  fama  ebbero: 

Camello  Checcucci,  che  nel  vecchio  metro  della 
canzone  lirica  tessè  un  poema  in  15  canti,  in- 
titolato Vita,  fortemente  e  naturalisticamente 
concepito,  ma  troppo  bizzarro  e  ardito,  nell'arte, 
nella  sintassi  e  nella  lingua; 

Giovanni  Bossetti  [1827-1899]  piemontese,  de- 
rivante dalla  scuola  rigidamente  classica  del 
Paravia,  che,  oltre  a  liriche  di  occasione  com- 
memoranti i  principali  avvenimenti  politici  d'I- 
talia, tentò,  nella  forma  della  Divina  Commedia, 


292  La  letteratura  dell'oggi. 

un  poetila  :  Il  trionfo  di  Dante,  in  cui  «  unire 
alle  lodi  di  lui  quelle  dell'Italia  novella  »  (l). 
Questa  visione  in  venti  canti,  in  cui  il  poeta 
finge  di  vedere  Dante  e  Beatrice  scendenti  a  Su- 
perga,  poi  mescolatisi  agli  uomini  e  alle  vicende 
del  nostro  risorgimento,  tutto  che  concepita  e 
svolta  con  serietà  d'intenti,  soda  coltura  e  com- 
postezza di  forma,  si  risente  del  tempo  in  cui 
fu  concepita  [1865]  e  de'  suoi  entusiasmi  patriot- 
tici; è  dunque  poesia  d'occasione,  troppo  vicina 
ai  fatti  che  commemora  per  poter  assumere 
dignità  di  epica  storica. 

La  forma  della  visione  dantesca  ha  sedotto 
anche  un  altro  nostro  poeta,  Arturo  Colautti  (2) 
che  nel  suo  Terzo  peccato,  poema  degli  amori, 
narra  in  ventitre  canti  in  terza  rima  la  sua  pe- 
regrinazione attraverso  i  regni  dell'amore  col- 
pevole; gli  è  guida  Dante  inviatogli  in  soccorso 
dalla  madre  sua  quand'egli,  per  grave  disin- 
ganno amoroso,  già  volgeva  al  proposito  del  sui- 
cidio. Con  siffatta  scorta  egli  visita  peccatori 
molti  e  per  forma  di  peccato  e  per  tempo  di- 
versi, né  è  ben  chiara  la  legge  che  determina 
l'ordine  e  la  scelta  loro,  né  alcuna  necessità  ar- 
tistica legittima  l'apparire  di  Saffo  e  Giulia  mi- 
nore, di  Marc'Antonio,  Leandro,  Cleopatra,  tra 
peccatori  tutti  dell'evo  medio  o  del  moderno,  o 
di  figure  simboliche  come  Faust  e  Don  Giovanni 
tra  personaggi  storici  quali  sono  i  più. 


(1)  V.  Il  t.  di  D.  per  Giovanni  Bossetti,  Torino,  1898,  pre- 
fazione. 

(2)  V.  pag.  268. 


La  poesia.  293 

Il  poema  ha  certo  sprazzi  notevoli  di  appas- 
sionata e  nobile  poesia,  di  cui  l'atteggi  a  intento 
è  più  lirico  che  epico;  ma  gli  nuoce  gravemente 
la  mancanza  d'ogni  spontaneità  nella  visione, 
che  è  qui  puro  frutto  di  reminiscenza  letteraria. 
Dante  v'interviene  solo  perché  egli  ideò  e  com- 
pose la  più  grande  visione  che  poeta  mai  abbia 
saputo  concepire;  ma  ciò  che  in  Dante  é  sentito 
qui  è  volato,  e  manca  inoltre  ogni  affinità  spi- 
rituale tra  la  guida  e  il  discepolo,  tra  l'ispirato 
austero  cantore  di  giustizia  e  virtù,  e  l'indul- 
gente peccatore  del  secolo  XIX.  Nel  poema  non 
appare  mai  lo  spirito  che  infiammò  i  terribili 
versi  della  Commedia,  ma  l'autore  del  Canto  V 
*  dell'Inferno,  non  rievocato  qui  dall'opera  inco- 
sciente della  fantasia,  ma  semplice  «richiamo, 
figlio  di  lettura  »  come  il  poeta  dice. 

Ancora  vuoisi  notare  l'esuberanza  della  forma 
che  qua  e  là  volge  al  secentismo  puro,  come 
quando  la  figura  di  Dante  esce  dall'antica  stampa 
di  fregi  lieta  «di  sangue  non  d'inchiostro  ora 
repleta»;  o  s'accenna  alla  pena  inflitta  al  Leo- 
pardi, cui  Dio,  quasi  a  vendetta,  trasformò  in 
pianticella  fiorita  «mutando  in  foglie  suoi  fogli 
molesti  >;  e  valgano  questi  esempi  per  gli  altri 
numerosi  che  si  potrebbero  citare. 

Cultore  dell'epica  anch'egli  ma  con  indirizzo 
suo  personale  e  affatto  diverso  da  quello  dei 
precedenti  è  Gabriele  d'Annunzio. 

Gabriele  D'Annunzio,  oltre  alla  Canzone  di  Ga- 
ribaldi della  quale,  dicemmo,  il  giudizio  vuol  es- 
ser protratto  a  quando  l'opera  sarà  compiuta,  ha 


294  La  letteratura  dell'oggi. 

dato  alla  luce  un  poema,  che,  pur  formando  parte 
di  più  vasta  opera,  nondimeno  costituisce  un  tutto 
a  sé;  esso  s'intitola  Laus  citae  e  con  sotto  titolo 
Maia;  ed  è  il  primo  libro  d'un  poema  ciclico 
Laudi  del  cielo,  del  mare,  della  terra  e  degli 
eroi,  che  comprenderà  sette  divisioni  denomi- 
nate: Maia>  Elettra,  Alcione,  Meropey  Taigete, 
Asterope,  Celene  (l). 

L'argomento  dell'opera  è  detto  dal  titolo,  e 
meglio  dall'  Annunzio  che  è  come  prefazione 
e  proposizione  all'intero  poema.  In  esso  l'autore 
—  adunati  ad  ascoltarlo  <  gli  agricoltori  alzati 
nei  diritti  solchi  »,  e  i  bifolchi,  e  le  donne,  e  i 
■  fanciulli  loquaci,  e  i  vecchi  taciturni,  e  i  figli 
del  Mare,  predica  a  tutti  il  riapparir  trionfale 
del  dio  Pane,  e  la  bellezza  del  mondo  che  so- 
pita si  ridesta;  e  ormai  invasato  dal  panteismo 
che  fu  in  ogni  tempo  elemento  essenziale  della 
sua  poesia  e  fonte  prima  delia  sua  ispirazione, 
grida  al  Dio,  che  lo  invoca  cantore  delle  sue 
laudi  eterne: 


(1)  Mentre  queste  pagine  si  stampavano  è  uscito  alla  luce 
il  11°  volume  delle  Laudi  che  comprende  Elettra  e  Alcione. 
Elettra  raduna  molti  canti  già  noti;  tali:  A  Dante,  Al  Re  gio- 
vine, La  notte  di  Caprera,  i  più  dei  Canti  della  morte  e  della 
gloria,  e  parecchi  altri  e  si  chiude  con  un  meraviglioso 
Canto  augurale  per  la  nazione  eletta;  Alcione  corhprende  La 
Tregua,  che  è  orgogliosa  risposta  del  poeta  ai  suoi  critici, 
Il  fanciullo  che  ritesse  la  storia  delle  varie  mete  cui  volse 
il  genio  poetico  dannunziano;  seguono  altre  liriche  e  quat- 
tro ditirambi.  La  ristrettezza  del  tempo  non  consente  più 
di  questo  rapido  sommario. 


La  poesia.  295 

"  Canterò  Signore  „ 

Dissi:  "  Canterò  i  tuoi  mille  nomi  e  le  tue  membra 

innumerevoli,  perocché  la  fiamma  e  la  semenza, 

l'alveare  ed  il  gregge, 

l'oceano  e  la  luna,  la  montagna  ed  il  pomo 

son  le  tue  membra,  Signore  ;  e  l'opera  dell'uomo 

è  retta  dalla  t  uà  legge. 

Canterò  la  grandezza  dei  mari  e  degli  eroi 
la  guerra  delle  stirpi,  la  pazienza  dei  buoi, 
l'antichità  del  giogo .... 

E  il  dio  mi  disse: 

■  O  figlio, 

Canta  anche  il  tuo  alloro.  „  , 

I  nomi  delle  varie  parti  di  che  si  comporrà 
il  poema  son  quelli  delie  sette  Pleiadi,  le  figlie 
d'Atlante  che  impersona  il  Dio  Pan  nelle  sue 
tre  forme  di  terra,  cielo  e  mare,  poiché  Atlante 
è  la  personificazione  d'un  monte  di  cui  il  piede 
era  coperto  dal  mare  e  che  reggeva  il  cielo. 

Non  è  qui  luogo  a  discutere  l'opportunità  di 
questo  erculeo  sforzo  per  condurre  gli  uomini 
ad  un  rinnovato  paganesimo  panteista,  contra- 
stante con  «  la  sete  di  idealità  sana  e  feconda, 
di  spiritualismo  operoso,  di  giustizia  e  d'amore, 
di  charitas  cristiana  rinnovata  »,  che  é  specia- 
lissima tendenza  dello  spirito  sociale  odierno. 

Laus  vìtae  ha  suscitato  grande  controversia 
tra  i  critici,  dagli  adoratori  dell'idolo  che  han 
dichiarato  disconosciuta  la  sublime  bellezza 
dell'opera  «  di  tanto  essa  è  superiore  alla  sua 
epoca  »,  a  coloro  che  in  essa  han  riprovato 
e  gli  spiriti,  e  la  frenetica  esaltazione  dell'  io, 
e   l' arte,  e  la  forma.    Non   è  agevole  ora   né 


2%  La  letteratura  dell'oggi. 

prudente  tentare  un  giudizio  definitivo,  che  me- 
glio è  risulti  dall'opera  del  tempo,  e  sia  frutto 
della  cognizione  completa  dell'opera. 

Certo  é  nel  poema  la  più  completa  espres- 
sione di  tutte  le  caratteristiche  del  poeta  :  mai 
il  D'Annunzio  s'abbandonò  a  tale  orgia  di  sog- 
gettivismo trionfante,  di  idealismo  panteista  e 
pagano,  a  tale  sforzo  di  ravvivamento  formale 
dell'arte  greca,  nella  sua  plasticità,  a  tale  esu- 
beranza di  visioni  e  di  immagini,  a  tale  abuso 
di  richiami  mitologici,  a  tale  insofferenza  di 
qualsivoglia  regola  o  consuetudine  metrica. 

Diranno  il  pubblico  e  il  tempo  quanta  e  qual 
parte  della  nuova  creazione  dannunziana  di  cui 
si  annunciano  il  secondo  e  il  terzo  libro,  Elettra 
e  Alcione  sarà  serbata  al  giudizio  dei  posteri, 
i  quali,  forse  meglio  del  poeta,  potranno  «  can- 
tare il  suo  alloro  ». 

La  lirica  dialettale. 

Cause  molteplici,  cui  già  accennammo  (1),  e 
alle  quali  vuoisi  aggiungere  il  largo  favore  del 
pubblico,  hanno  aiutato  il  vigoreggiare,  in  que- 
sti ultimi  anni,  della  lirica  dialettale,  mentre, 
come  vedremo,  langue  la  commedia  popolare 
in  dialetto.  Né  di  questi  prodotti  dell'attività  let- 
teraria regionale  conviene  adombrarsi,  quasi 
fossero  accenni  a  tendenze  separatiste  ;  pare 
anzi  più  opportuno  ritenere   che   manifestando 


(l)  V.  pag.  264. 


La  poesia.  207 

essi,  per  Fuso  del  dialetto,  più  chiari  i  carat- 
teri, l'indole,  gli  atteggiamenti  spirituali  diversi 
delle  varie  popolazioni  italiane,  essi  servono, 
diffusi  per  tutta  Italia  per  mezzo  della  recita- 
zione, che  col  gesto  e  con  l'intonazione  com- 
menta, colorisce,  dilucida  la  parola,  a  meglio 
far  conoscere  reciprocamente  le  parlate  sorelle, 
e  a  dimostrare  l'unità  fondamentale  e  tradizio- 
nale degli  spiriti,  nella  varietà  delle  manife- 
stazioni. 

Volendo  assegnare  un  ordine  alla  rapida  ri- 
vista nostra,  converrà  avere  per  criterio  la 
divisione  regionale,  nessun'aitra  distinzione  di 
contenuto  o  di  maniera  poetica  essendo  possi- 
bile stabilire. 

Il  Piemonte  ha  schiera  numerosa  di  poeti, 
guidata  da  Alberto  Viriglio,  autore  di  un  gran 
numero  di  liriche  pubblicate  su  pei  giornali  e 
in  fascicoletti.  La  sua  poesia  semplice  e  bo- 
naria dipinge  con  grande  maestria  e  fine  os- 
servazione la  vita  campestre.  Viriglio  ha  stu 
diato  anche  filologicamente  il  suo  dialetto  in 
Come  si  parla  a  Torino. 

G.  Albertini,  sotto  il  pseudonimo  di  Mario 
Leoni,  pubblica  versi  robusti  e  a  forti  tinte  come 
i  suoi  drammi. 

Segue  Amilcare  Solferini,  poeta  facile  e 
spontaneo,  che  dirige  a  Torino  il  diffusissimo 
giornale  dialettale  'l  Biricchin.  Pubblicò  recen- 
temente Sonet  e  rime.  Le  liriche,  di  carattere 
vario,  generalmente  gaie,  difettano  di  sentimento 
e   nobiltà  di  contenuto.    Scrivono  pure  liriche 


208  La  letteratura  dell'oggi. 

in  piemontese:  Oreste  Fasolo,  Leone  Fino,  il 
poeta  dell'infanzia,  Giovanni  Gastaldi  con  le 
sue  notevoli  canzoni,  Cirillo  Valmagia,  Al- 
fonso Ferreho,  Giovanni  Giannotti  cantore 
della  vendemmia  e  del  mosto,  B.  Garneri,  G. 
Amelotti,  Paggio  Fernando  (?)  poeta  sentimen- 
tale. La  morte  troncò  le  liete  promesse  di  Ar- 
rigo Frusta;  le  sue  liriche  semplici  e  limpide 
sono  in  .parte  raccolte  in  volume  sotto  il  ti- 
tolo :  Faravosche  (faville).  Giuseppe  Bucchetti, 
un  egregio  industriale  di  Pinerolo,  pubblica 
tre  graziose  e  vivaci  Conferenze  in  sestine 
piemontesi,  coi  titoli:  %L>bal,  Il  ratto  delle  Sa- 
bine, Le  ette  miserie  dia  vita. 

La  Lombardia  accampa  schiera  più  densa 
di  poeti,  che  non  le  altre  regioni,  forse  per  la 
più  antica,  più  nobile  e  continuata  sua  tradi- 
zione letteraria  dialettale,  di  cui  tessè  un  qua- 
dro accurato  e  completo  Ferdinando  Fontana 
ne\V  Antologia  Meneghina  (1900),  con  cui  com- 
pleta e  continua  l'opera  del  Cherubini  (1).  Ri- 
mando a  quest'opera  chi  voglia  notizie  intorno 
ai  numerosissimi  che  si  provarono  nella  poesia 
milanese  dal  Porta  ai  giorni  nostri  e  mi  limito 
a  un  cenno  sui  viventi. 

Meritano  il  primo  posto,  per  l'età,  Pompeo  Ca- 
stelli [1820]  avvocato  di  grido  che  occupò  ono- 
revoli uffici  pubblici,  Carlo  Martignoni  [1824] 
orefice  luganese,  Angelo  Trezzini  [18^7],  pittore 
e  poeta,  autore  d'un  graziosissimo  poemetto  in 


(1)  V.  pag.  143. 


La  poesia.  209 

sestine,  La  Danza  delle  Muse,  Camillo  Cima 
[1827]  poeta,  pittore,  commediografo  dialettale  e 
giornalista,  Carlo  Righetti  [1830],  poeta,  com- 
mediografo, giornalista  e  romanziere  noto  sotto 
il  pseudonimo  di  Cletto  Arrighi,  Giovanni  Vi- 
sconti Venosta  [1831],  che  rivedremo  come  no- 
velliere (1),  autore  di  un  genere  speciale  di  sa- 
tira itaio-meneghina ,  Policarpo  Campagnani 
[1838],  traduttore  in  vernacolo  di  molte  com- 
medie del  Goldoni,  del  Giorno,  di  parte  della 
Scoperta  deW America  del  Pascarella,.e  com- 
mentatore del  Porta,  Tito  Ricordi  [1841]  fine 
musicista  e  letterato,  Vespasiano  Bignami  [1841], 
pittore  e  poeta,  C.  F.  Risi  [1848],  e  Federico 
Bussi  [1848],  simpaticamente  noto  per  le  liriche 
comicissime  e  piene  d'arguzie  che  pubblicò  in 
bosin  (dialetto  campagnolo)  sotto  il  pseudonimo 
«  Ol  campée  del  general  Guerin.  » 

Si  deve  notare  tuttavia  che  molti  dei  nomi- 
nati sin  qui,  trattarono  la  poesia  vernacola  solo 
di  sfuggita,  quasi  a  riposo  delle  loro  occupa- 
zioni e  a  diletto  di  amici  e  famigliari. 

Con  più  deliberato  proposito  artistico  coltiva 
oggi  a  Milano  la  letteratura  dialettale,  Gaetano 
Crespi  (1852),  che  ne  è  appassionato  cultore  e  stu- 
dioso; egli  fu  il  suo  più  caldo  fautore,  quegli  che 
tentò  di  trapiantare  tra  noi  la  costumanza  napo- 
letana di  Piedigrotta,  fondando  il  Concorso  an- 
nuale della  canzone  lombarda,  che  ebbe  amici 
convinti  ed  avversari  accaniti  e  fu  imitato  nel- 


(1)  V.  pog.  340. 


300  La  letteratura  dell'oggi. 

T  Istria  e  in  Sicilia.  Al  Crespi  si  deve  il  largo 
favore  di  cui  a  Milano  godono  le  letture  dei 
poeti  d'ogni  regione  italiana. 

Egli  è  autore  di  liriche  semplici  e  spontanee, 
che  rispecchiano  l'animo  buono,  la  filosofia 
mite,  l'allegria  ridanciana  e  un  po'  grassoccia 
del  popolo  milanese.  Ha  pubblicato  recente- 
mente in  nitida  edizione  il  suo  Canzoniere  mi- 
lanese dopo  di  altri  volumetti  di  liriche,  e  una 
commediola  milanese:  Idillio. 

Antonio  Gurti  (1858)  ha  pur  pubblicato  pa- 
recchi volumi  di  liriche  milanesi,  sicure  nella 
forma  e  non  prive  di  pregi  e  di  grazie.  Men 
felice  appare  il  suo  tentativo  di  usare  il  dia- 
letto milanese  per  trattare  argomenti  gravi  ed 
eroici  {La  battaglia  di  Domokos  e  Ala  Polonia) 
cui  l'indole  e  la  struttura  grammaticale  e  fone- 
tica di  quella  parlata  mal  si  convengono.  Volse 
anche  in  endecasillabi  sciolti  II  Mattino  del  Pa- 
nni, con  molto  garbo. 

Tacendo  di  altri  minori,  dei  quali,  chi  voglia, 
troverà  nomi  e  cenni  uq\\  Antologia  del  Fon- 
tana già  ricordata,  e  rinviando  al  paragrafo 
sulla  drammatica  il  parlare  di  Carlo  Bertolazzi, 
due  nomi  si  debbono  ancora  richiamare  :  quello 
d'una  gentile  poetessa,  Rosa  Massara  De  Capi- 
tani (1869)  che  pubblicò  liriche  facili,  spigliate, 
affettuose,  con  ritmo  armonioso  sotto  il  titolo: 
A  l'ombra  del  Domm,  e  Emilio  De  Marchi,  l'e- 
simio e  compianto  romanziere  (1)  cosi  squisito 


(1)  V.  a  pag.  339. 


La  poesia.  301 

poeta  per  sentimento  e  per  musicalità  in  quella 
sua  armoniosissima  prosa  numerosa  che  s'inti- 
tola :  Milanin  Milanon. 

Varese  ha  Speri  della  Chiesa  (1865)  autore 
di  Vers  de  lira  sotto  il  pseudonimo  Try-Ko- 
Kumer  ;  Monza  ha  Giulio  Silva  (1867)  com- 
mentatore del  Rajberti,  il  medico-poeta,  e  poeta 
dialettale  egli  stesso;  e  medico-poeta  é  Fede- 
rico Piadeni  da  Como  (1853),  felicissimo  nelle 
sue  Bosinad  pubblicate  in  due  volumi  sotto  il 
pseudonimo  di  Idrico.  Da  Pavia  Rocco  Cantoni 
pubblica  liriche  talora  satiriche,  più  spesso  sen- 
timentali (In  paves,  Rob  ad  Pavia,  I  nostar  Cai- 
roli,  Povra  Sicilia).  Voghera  ha  Alessandro 
Maragliano. 

Dalla  Lomellina  ci  viene  :  Attilio  Rillosi 
morta  rese  (Lagrim  e  frusta)  da  Mantova  Adone 
Nosari,  vivace  dipintore  della  vita  contadinesca 
in  risaia  ;  da  Cremona,  Melchiorre  Bellini  pub- 
blica liriche  brillanti  e  satiriche,  e  Alfonso 
Mandelli  dà  alla  luce  il  suo  volume  All'ombra 
del  Tourazz. 

Il  Veneto  ha  poeti  suoi  men  numerosi  certo 
ma  anche  più  valenti  de'  lombardi,  e  primo  fra 
essi  il  compianto  Riccardo  Selvatico,  di  cui 
diremo  anche  come  autore  drammatico,  che 
scrisse  liriche  meravigliose  per  finezza,  spon- 
taneità, sentimento  ;  Antonio  Fradeletto  attende 
a  riunirle  in  volume. 

Attilio  Sarfatti  [  ?  -1900]  veneziano,  diede 
rime  delicatissime,  in  cui  l'amore,  traverso  le 
molli  cadenze  dei  dialetto,  acquista  una  singo- 


302  La  letteratura  dell'oggi. 

lare  ed  intima  soavità,  mentre  talora  vi  fa  ca- 
polino una  profonda  pietà  delle  miserie  umane. 

Berto  Barbarani,  sentimentale  e  forte  poeta 
veronese,  è  tra  i  più  favorevolmente  noti  oggidì 
per  la  castigatezza,  la  bontà,  la  grazia  del  suo 
Canzoniere  veronese,  edito  a  cura  di  G.  Crespi. 

Ettore  Bogno  veneziano,  giovanissimo,  dà 
ottima  promessa  con  buoni  sonetti  patriottici 
intitolati  Marghera  ;  Adolfo  Grosara  vicentino 
s'è  già  acquistata  bella  fama  nella  letteratura 
dialettale  con  Quatro  versi  in  famegia. 

Dalla  Venezia  Giulia  ci  giungono  le  voci  af- 
fettuose e  semplici  di  Giulio  Piazza  (Fargno- 
eole,  Brustolini  e  Mandole),  di  Eugenio  Barison 
(Fatisene),  e  di  Ferruccio  Piazza  (Rose  del  Cor). 

11  Friuli  die  un  forte  e  gentile  poeta  paesano. 
Pietro  Zorutti  [1792-1867].  Le  sue  Poesie  edite 
nel  1880  sotto  gli  auspici  dell'Accademia  di 
Udine,  sono  spesso  gustosissime  per  lepidità 
bonaria  se  non  sempre  castigata;  ma  lasciano 
più  profonda  impressione  nell'animo  e  arrecano 
vero  godimento  artistico  quelle  liriche  nelle 
quali  il  Zorutti  canta  con  profondo  sentimento 
e  squisita  semplicità  le  bellezze  della  natura,  o 
gli  affetti  delicatissimi  del  suo  cuore,  i  suoi 
dolori,  le  tristezze  dei  suoi  ricordi.  La  forma, 
pure  spontanea,  è  frutto  di  molta  lima,  il  dia- 
letto meno  arduo  ad  intendersi  di  quel  che  non 
si  creda. 

Nei  dialetti  emiliani  si  tradusse  l'ispirazione 
poetica,  per  lo  più  sentimentale,  di  quattro  poeti 
specialmente. 


La  poesia.  303 

È  piacentino  l'ottimo  tra  essi,  Valente  Fau- 
stini  che  dalla  quiete  della  sua  città  nativa,  è 
uscito  ad  un  tratto,  alla  luce  meridiana  della 
letteratura,  con  liriche  potenti  per  affettuosità 
buona,  per  sentimentalità  spontanea,  per  inge- 
nua e  onesta  visione  della  vita,  per  efficacissima 
dipintura  d'ambiente,  come  nella  sua  collana  di 
sonetti  San  Martein  ;  a  tutloció  egli  ha  saputo 
dare  forma  musicale  e  piana  pur  valendosi  di 
quel  suo  dialetto  aspro  e  disarmonico.  Le  sue 
liriche,  non  ancora  edite,  riscossero  largo 
plauso  ascoltate  dalla  viva  voce  dell'autore; 
talune  poche  sono  pubblicate  in  opuscoli  o 
giornali  (A  bene/issi  di'  Ospitai  dì  Bambein). 
Al  garson  d'Maceàri  Savatein  è  il  pseudonimo 
di  cui  si  vale  il  Faustini  per  certe  sue  liriche 
popolaresche  e  ridanciane. 

Vincenzo  Veroni,  reggiano,  die  alla  stampa 
recentemente,  un  suo  volumetto  Ris  e  fasóo,  di 
cui  il  titolo  esprime  la  mescolanza,  incondita 
più  di  quel  che  l'arte  consentirebbe,  di  componi- 
menti stecchettiani,  e  d'altre  rime  di  genere  af- 
fatto diverso. 

il  dialetto  v'è  ben  trattato,  ma  il  costrutto  sin- 
tattico e  spesso  le  immagini  hanno  un  fare  ar- 
tifìziato  e  letterario. 

A  Modena  Enrico  Stuffler  è  lodato  molto 
per  le  sue  liriche  spontanee  nella  forma,  nel 
contenuto  alternanti  visioni  gaie  e  tristi,  ma 
sempre  sincere,  della  vita. 

Parleremo  di  Alfredo  Testoni  poeta  bolo- 
gnese, come  autore  drammatico  ;  qui  vuol  esser 


304  La  letteratura  dell'oggi. 

ricordato  per  quella  sua  allegrissima  vena  di 
umorismo  che  gli  ha  ispirato  La  sgnera  Cat- 
tarelna,  La  sgnera  Cattareina  in  pellegrinag, 
e  i  Sonet  d 'Fiaccar està.  Il  Testoni  scrive  un 
bolognese  un  po'  raffinato,  mentre  del  puro  bo- 
lognese si  vale  nelle  sue  liriche  Ettore  Bresbi, 
sotto  il  pseudonimo  di  Narzis. 

Nella  Liguria  Genova  fornisce  il  più  interes- 
sante poeta  della  regione:  Nicola Bacigaluppo. 
Il  lavoro  suo  di  maggior  mole  è  la  traduzione 
in  vernacolo  dell'Eneide  ;  la  forma  sua,  per 
essere  più  veramente  popolare,  si  risente  al- 
quanto del  frasario  licenzioso  che  è  comune  al 
popolano  genovese. 

Il  dottor  Antonio  Zolesi  ha  dato  nel  suo  Can- 
soneo  Spezin,  più  corretta  e  decente  veste  dia- 
lettale alle  ispirazioni  della  sua  musa  gaia  e 
talora  satirica. 

Dalla  Toscana  ci  viene  uno  dei  poeti  dialettali 
di  maggior  valore  letterario  ;  dico  Renato  Fucini. 
Nato  a  Monterotondo  marittimo  nel  1848,  laureatosi  inge- 
gnere-architetto a  Pisa,  poi  divenuto  ispettore  scolastico  a 
Pistoia,  S.  Miniato,  Firenze,  qui  è  passato  alla  Biblioteca 
Riccardiana.  Ha  pubblicato  :  Cento  sonetti  in  vernacolo  pi- 
sano (1871)  che  ebbe  14  edizioni;  Napoli  a  occhio  nudo 
(1878)  ;  Le  veglie  di  N'eri  (1882)  ;  All'  aria  aperta  (1897)  ; 
scrisse  anche  liriche  in  lingua  letteraria. 

Egli  è  certo  il  più  gaio  e  serenamente  spon- 
taneo continuatore  della  poesia  popolare  toscana. 
È  nelle  sue  liriche  una  perfetta  fusione  della 
poesia  riflessa  e  dell'ispirazione  ingenuamente 
comica  e  vivace,  colta  sulle  labbra  del  popolo 
ed  espressa  in  una  forma  dialettale  squisita  e 
composta. 


La  poesia.  305 

Archimede  Bellatalla,  pisano,  arieggia  al 
fare  di  Pascarella  nella  sua  Guida  di  Pisa 
svolta  in  sonetti  arguti  e  popolareschi. 

Descrive  la  vita  popolare  fiorentina,  in  gra- 
ziosi sonetti  non  sprovvisti  di  fina  osservazione 
psicologica  il  fiorentino  Silvio  Volpi;  e  incon- 
trò recentemente  favore  nel  pubblico  fiorentino 
un  opuscolo  di  Dodici  sonetti  scelti  fra  le  molte 
rime  pubblicate  sui  giornali  da  Venturino  Ca- 
maiti  per  dimostrare  i  vari  atteggiamenti  della 
sua  poesia. 

Merita  finalmente  menzione  Puccino  della 
Chiacchiera,  pseudonimo  di  Francesco  Pucci, 
compositore-tipografo,  recentemente  morto,  di 
cui  sono  pubblicati  Cento  sonetti  di  carattere 
tutto  popolare. 

La  poesia  dialettale  nelle  Marche  ha  avuto 
un  recente  illustratore  nel  prof.  Antonio  Curi, 
che  in  una  sua  conferenza  rilevò  il  vario  va- 
lore poetico  dei  principali  poeti  dialettali  fer- 
mani  del  secolo  XIX,  quali  Alfonso  Leopardi, 
morto  da  pochi  anni,  e  che  ha  lasciato  un  vo- 
lumetto di  liriche,  Sub  tegmine  /agi,  un  Alici, 
Francesco  Saverio  Bernetti  morto  nel  1802, 
ma  di  cui  le  liriche  sono  ancora  oggi  favore- 
volmente note,  quantunque  le  più  sieno  inedite, 
tranne  un  opuscoletto  a  stampa  :  Scherzi  poe- 
tici in  dialetto  fermano. 

Inedite  sono  pure  quasi  tutte  le  liriche  fer- 
mane di  G.  B.  Tamanti  [1818-1878]  tranne  Due- 
cento sonetti  editi  postumi  da  Giulio  Moronesi, 
insieme  ad  alcune  favole  comiche  con  le  quali 

Ferrari.  20 


306  La  letteratura  dell'oggi. 

il  Tamanti  precorreva  il  Trilussa.  Qualcuno 
si  occupa  ancora  oggidì  di  scrivere  sonetti  in 
dialetto  fermano  che  circolano  anonimi,  e  ad 
Ancona  compone  liriche  dialettali  un  Marco. 

Più  noto  nelle  Marche  è  Jacopone  da  Jesi 
pseudonimo  d'un  elegante  e  arguto  poeta,  autore 
d'un  volumetto  edito  di  recente  e  che  contiene 
una  Disfida  di  Barletta  e  sonetti  vari  in  dia- 
letto marchigiano. 

Nel  Lazio  e  a  Roma  precipuamente  la  poesia 
vernacola  ha,  come  dicemmo  (l),  nobili  e  an- 
tiche tradizioni  e,  ricollegandosi  con  le  Pasqui- 
nate del  secolo  XVI  e  XVII  discende  fino  a 
G.  G.  Belli. 

Onorano  oggi  il  vernacolo  romano  Giggi  Za- 
nazzo  il  quale,  benché  nato  a  Torino,  è  il  più 
schietto  rappresentante,  e  il  più  anziano,  della 
musa  popolare  romanesca.  Egli  fondò  in  Roma 
il  giornale  dialettale  Er  Rugantino  e  compose 
festevoli  canzoni,  ricche  di  gaiezza  e  di  spon- 
taneità. 

Sommo  è  Cesare  Pascarella,  il  quale  nei 
suoi  sonetti  romaneschi,  ora  slegati,  ora  riuniti 
in  collane  (Er  morto  de  campagna,  Villa  Gloria, 
La  scoperta  dell9 America,  ecc.)  ha  sollevato  il 
dialetto  ad  altezze  epiche,  ed  ha  rivelato  le 
squisite  doti  di  poeta  vernacolo  che  egli  ha 
comuni  col  Belli  :  l'oggettività  assoluta,  per  cui 
il  poeta  non  traspare  mai  nelle  sue  liriche,  dove 
è  sempre   il   popolo   che   parla  ;   la  potenza  di 


(1)  V.  pag.  143. 


La  poesia.  307 

rappresentazione  del  vero  comico  e  drammatico 
ottenuta  con  la  massima  parsimonia  di  mezzi  ; 
una  vena  ricca  e  spontanea  di  comicità  nella 
forma,  non  mai  sguaiata,  spesso  temperata  dalla 
nobiltà  di  sentimento  del  contenuto. 

Il  pubblico  aspetta  ora,  con  le  più  favorevoli 
disposizioni,  la  promessa  Storia  nostra  (Storia 
di  Roma)  in  cento  sonetti  romaneschi. 

Dal  Pascarella  differisce  affatto  per  indole 
poetica  Carlo  Alberto  Salustri  (Trilussa)  ori- 
ginale e  gaio  più  che  profondo  nelle  sue  Favole 
moderne  ed  antiche,  dove  esercita  una  satira 
blanda  e  spesso  convenzionale  sui  costumi 
moderni;  satirici  sono  anche  alcuni  de'  suoi 
sonetti  e  Er  serrajo  poemetto  di  recente  pub- 
blicazione. Il  favore  di  cui  gode  il  Trilussa  è 
specialmente  dovuto  alla  spontaneità  e  facilità 
della  forma,  a  taluni  scherzi  garbatamente  li- 
cenziosi, e  alla  felicissima  recitazione. 

A  questi  maggiori  fanno  corona:  Augusto 
Sindici  che  illustrò  in  romanesco  alcune  Leg- 
gende della  campagna  romana  pubblicate  poi 
in  volume,  e  scrisse  pure  sonetti  alla  maniera 
del  Belli;  Augusto  Lupi  di  cui  la  Musa  che  il- 
lustrò U%  Rromano  a  Ddogali  da  tempo  tace; 
Nino  Ilari  autore  di  28  Sonetti  Satirici  di  me- 
rito non  comune  dal  titolo  Quo  vadis?,  oltreché 
di  altre  liriche,  e  Adolfo  Giaquinto  più  schiet- 
tamente popolari,  ed  anche  frequentemente  lu- 
brici. 

Anche  Napoli  ha  lunga  tradizione  di  lirica, 
sua  popolesca,   afforzata   dalla   costumanza  di 


308  La  letteratura  dell'oggi. 


musicar  le  canzoni  preferite  che  si  divulgano 
cosi  più  presto  e  duraturamente. 

Con  Canzoni  di  Piedigrotta  divenute  popola- 
rissime si  fece  conoscere  Salvatore  di  Giacomo, 
il  maggiore  dei  poeti  napoletani,  esimio  cultore 
anche  delia  letteratura  aulica.  Il  Di  Giacomo, 
è  lirico  delicato  e  affettuoso  con  una  impronta 
tutta  sua  di  malinconia,  ora  accorata,  or  rasse- 
gnata, e  un'andatura  signorilmente  popolare  e 
spontanea;  non  sa  che  sia  volgarità  o  scurrilità. 
Egli  vesti  inoltre  col  fascino  del  suo  armonioso 
dialetto  poemetti  e  novelle  tra  le  quali  emergono 
San  Francisco,  'O  funneco  verde  e  %0  Muna- 
sterio. 

Altro  poeta  di  grido  della  famiglia  napoletana 
è  Ferdinando  Russo,  autore,  oltreché  di  Canzoni 
musicate,  di  raccolte  pregevolissime  di  liriche 
quali  %N  paraoiso,  Lettera  salV  Africa,  Suniet- 
tata  e  'N coppa  o  marciapiede,  in  cui  sfilano,  trat- 
teggiate maestrevolmente,  gustosissime  mac- 
chiette napoletane. 

Roberto  Bracco,  oltreché  valente  autore 
drammatico,  é  autore  di  squisite  canzoni  per 
musica;  cosi  dicasi  di  Giovanni  Capurro,  che 
a  neh 'egli  tratteggiò  inoltre  tipi  popolari  napo- 
letani in  'Nzalatella  mmiscata. 

Ultimo  per  tempo,  non  per  valore,  entrò  nella 
geniale  schiera  Antonino  Alonge,  nei  sonetti 
del  quale  é  caratteristica  la  malinconia  diffusa 
e  la  semplice  e  pur  efficacissima  riproduzione 
del  vero,  ottenuta  con  somma  sobrietà  d'arte. 

La  Terra  d'Otranto  ha  Giovanni  de  Dominicis 


La  poesia.  309 

leccese,  autore  di  pregevoli  volumi  di  liriche, 
fra  i  quali  emerge  Danza  degli  atomi.  Usa  il 
pseudonimo  di  Capitano  Polack,  ed  ha  narrato 
in  Li  martiri  d'Otranto,  50  sonetti  di  buona  fat- 
tura, le  lotte  degli  O  tran  ti  ni  contro  i  Turchi.  Egli 
prepara  ora  un  nuovo  volume  dal  titolo  Spudhi- 
culature  (bricciche). 

Dagli  Abruzzi  ci  viene  Giovanni  de  Paulis 
che  in  13  ingenui  sonetti  narra  coi  modi  d' un 
contadino  leccese  la  Vita  di  S.Pietro  Celestino 
(Celestino  V.),  con  manifesta  imitazione  della 
Scoperta  dell'America  di  Pascarella. 

Segue  ora  la  eletta  schiera  de'  poeti  siciliani, 
forti  nel  sentimento  e  nella  coloritura,  forse 
però  meno  sinceri,  più  artefatti  e  ricercati  dei 
loro  commilitoni  del  continente. 

Appassionato  e  vigoroso,  Saru  Platania  di 
Palermo  ha  vestito  di  splendidi  versi  Vinti  va- 
suni  (venti  baci),  Canzuni  di  sdegna.  Contrasti, 
Santa,  Lodiu  e  altre  liriche. 

Nino  Martoglio,  catanese,  tratteggia  sculto- 
riamente, ma  con  palese  ricerca  dell'effetto  sce- 
nico, quadri  della  vita  popolare  siciliana,  alter- 
nandoli con  canzoncine  d'amore  graziose  e  le- 
ziose talora.  Pubblicò,  oltre  a  minori  raccolte, 
Centona  (cento  sonetti). 

Alessio  Valore  pubblica  su  giornali  e  riviste 
versi  fini  e  delicati;  Lorenzo  Mineo,  meccanico 
e  poeta,  ha  vena  satirica;  melanconico  invece 
nelle  sue  scene  famigliari,  patetico  e  fine  nelle 
sue  liriche  sul  Mare  é  Francesco  Tassari.  Fe- 
condissimo  scrittore,   l'avvocato  Perrotta   ha 


310  La  letteratura  dell'oggi. 


pubblicato  a  Catania  sotto  il  pseudonimo  di 
Cervantes  parecchi  volumi  di  liriche,  tra  i  quali 
più  notevoli  'O  lustru  'o  lustru.  Colloqui  elet- 
torali^ La  scienza  de  lu  ignuranti  (proverbi  si- 
ciliani illustrati),  La  Civiltà  e  Cfiatini  acuti. 

Merri  e  Maroizzi  (spagnuoli  e  francesi)  è  il 
titolo  d'un  volumetto  di  liriche  edite  da  Vin- 
cenzo Finocchiaro;  e  finalmente  Vanni  Pucci 
giovanissimo  nella  vita  e  nell'arringo  poetico 
s'è  conquistata  in  questo  simpatica  considera- 
zione con  il  suo  volume  di  liriche  Amuri  dissi, 
che  contiene  sonetti  di  ottima  fattura  e  di  into- 
nazione varia. 

Neanche  la  Sardegna  manda  al  convegno  dei 
dialetti  nostri,  e  Pompeo  Galvia  sassarese  canta 
in  versi  vigorosi  la  vita  popolana  della  sua 
isola,  e  ne  descrive  il  mare,  i  monti,  le  pianure. 

Compiuta  cosi  l'enumerazione  più  completa 
che  fu  possibile  (1),  resta  da  notare  l'impres- 
sione che  la  lettura  di  cosi  larga  produzione 
letteraria  genera  in  noi  ;  e  l'impressione  è  que- 
sta, che  ormai  la  poesia  dialettale  ha  perduto 
il  carattere  di  vera  popolarità,  e  aspira  a 
contendere  il  campo  alla  lirica  letteraria,  al- 
meno per  tutto  quell'ordine  di  motivi  poetici 
che  s'ispira  agli  affetti  più  tenui  e  famigliari, 
agli  spettacoli  naturali  atti  a  produrre  più  im- 
mediata  e  spontanea   emozione,  alle  più  ovvie 


(I)  Ringrazio  qui  vivamente  l'amico  Gaetano  Crespi  che 
mi  fu  validissimo  aiuto  nelle  ricerche,  il  prof.  Brognoligo  e 
quanti  altri  cortesi  mi  furon  larghi  di  notizie. 


La  poesia.  311 

osservazioni  psicologiche.  In  questo  campo  la 
lirica  vernacola  dispone  spesso  d'una  tavolozza 
più  varia,  anche  se  a  colori  più  vivaci  e  a 
distacchi  più  sensibili  di  tinte,  e  s'avvantaggia  di 
tutta  quella  pittoricità  fantasiosa,  di  quella  pla- 
sticità d'immagini,  che  è  pregio  di  molti  fra  i 
nostri  dialetti. 

Là  drammatica. 

La  drammatica  trova  qui  il  suo  posto  natu- 
rale, poiché  oggi  più  che  mai  essa  è  genere 
essenzialmente  poetico,  per  quanto  si  valga  il 
più  spesso  della  forma  prosastica;  poetica  essa 
è  per  il  predominio  della  fantasia  creativa,  per 
il  predominio  dell'indagine  e  dell'analisi  della 
psiche  umana,  non  considerata  negli  elementi 
semplici  da  cui  derivano  i  fenomeni,  ma  ripro- 
dotta nelle  sue  manifestazioni  più  degne  di  nota, 
anche  e  specialmente  se  accidentali  e  partico- 
larissime. 

La  tragedia,  come  avvertimmo,  non  è  più 
opera  che  risponda  alle  condizioni  psicologiche 
e  al  gusto  del  pubblico  che  frequenta  i  nostri 
teatri,  almeno  se  intesa  alla  maniera  dell'Al- 
fieri e  del  Nicolini. 

Ond'è  che  nessuno,  dopo  il  Cossa  e  il  Sai- 
mini,  la  tentò  più,  ben  comprendendo  di  quanto 
fascino  artistico  bisognasse  vestirla,  per  ren- 
derla  accetta  come  forma  veramente  teatrale. 

Un  solo  poeta  vi  si  è  cimentato:  Gabriele 
D'Annunzio;  egli,  dopo  aver  trattato  il  dramma 


312  La  letteratura  dell* oggi. 

con  iscopi  più  letterari  che  teatrali  con  /  sogni 
delle  stagioni,  scrisse  La  città  morta,  La  Gio- 
conda, La  gloria,  e  Francesca  da  Rimini. 

Le  prime  tre  sono  ardito  tentativo  di  gittare  l'a- 
zione moderna,  le  moderne  lotte  politiche,  il  mo- 
derno dramma  passionale  nella  forma  tragica  ; 
ardito  tentativo  che  in  La  Gloria  seduce  per  la 
drammaticità  dell'azione,  per  la  potenza  con  cui 
sono  scolpite  le  due  figure  di  Ruggero  Fiamma 
e  della  Comnéna. 

La  città  morta  merita  particolare  menzione 
poiché  essa  anche  nel  soggetto  manifesta  l'aspi- 
razione a  ravvivare  il  classicismo  pagano  per- 
sino nei  suoi  modi  di  concepire  la  vita  più 
lontani  e  disformi  dall'indirizzo  critico  del  pen- 
siero moderno.  È  nella  Città  morta  uno  strano 
influsso  del  fatalismo  e  del  sensualismo  pagano 
su  un'anima  pronta  alle  più  raffinate  emozioni 
moderne.  Leonardo  che  frugando  le  tombe  degli 
Atridi  ne  suscita  e  respira  esalazioni  di  colpe 
mostruose,  e  sente  germogliare  la  passione  in- 
cestuosa nel  suo  cuore,  né  sa  sottrarsi  alla 
colpa  che  col  fratricidio,  vantando  che  niuno 
avrebbe  fatto  per  la  donna  amata  quel  ch'egli 
ha  fatto  uccidendola  per  non  profanarla,  è  tipo 
deforme  di  pazzo  o  di  degenerato;  e  repugna 
all'animo  nostro  l'esaltazione  di  questa  bruta- 
lità rabbiosa  e  gelosa  di  satiro  imbestialito,  sia 
pur  essa  vestita,  come  in  Città  morta,  d'un  fa- 
scino potente  per  le  seduzioni  della  forma  che 
ha,  specie  nella  descrizione  dei  tormenti  di 
Leonardo,  accenti  di  una  straziante  verità, 


La  drammatica.  313 

Francesca  da  Rimini  è  stata  una  vittoria, 
checché  si  sia  potuto  rilevare  di  difettoso  qua 
e  là  nel  complesso  dell'opera. 

Certo  vi  manca  spesso  la  teatralità  e  taluni  ef- 
fetti scenici  che  l'artista  ha  creduto  conseguire 
son  stati  perduti,  per  la  differenza  che  corre 
tra  la  rappresentazione  eia  descrizione;  ciò  di- 
casi particolarmente  del  secondo  atto,  dove  il 
contrasto,  cosi  felicemente  ideato  in  teoria,  tra 
la  poeticissima  scena  d'amore  tra  Paolo  e  Fran- 
cesca e  lo  sfondo  feroce  e  grandioso  d'una  bat- 
taglia di  fazioni  avverse,  è  mancato  completa- 
mente; se  l'illusione  del  vero  svolgersi  d'una  bat- 
taglia é  ottenuta  il  «uo  frastuono  copre  la  deli- 
cata musica  delle  parole  dei  due  cognati,  da  cui 
l'attenzione  del  pubblico  rimane  sviata  ;  in  caso 
contrario  l'effetto  di  contrasto  manca.  Ma  tutto 
l'atto  quarto  e  quella  tragica  figura  di  Malate- 
stino  e  specialmente  le  scene  fra  questi  e  Fran- 
cesca prima,  fra  lui  e  Gianciotto  poi,  fra  Fran- 
cesca e  Gianciotto  infine,  e  Tatto  quinto  nel  vo- 
luttuoso idillio  amoroso  di  Paolo  e  Francesca 
stanno  ad  attestare  la  mirabile  forza  con  cui  il 
poeta  penetra,  indovina,  ritrae  i  più  incomposti 
e  vari  e  violenti  moti  dell'animo.  Nessuno  aveva 
sin  qui  cosi  fortemente  sentita  e  commentata  l'in- 
descrivibile profondità  di  passione  che  i  versi 
del  divino  poeta  disvelarono  primi  ai  nostri  oc- 
chi, e  insuperabilmente. 

Veniamo  ora  al  dramma  e  alla  commedia. 
I  più  di  coloro  che  crebbero  all'arte  dramma- 


314  La  letteratura  dell'oggi. 

tica  mentre  imperava  sul  teatro  Paolo  Ferrari 
sono  ora  scomparsi  dal  mondo  o  tacciono.  Fra 
gli  scomparsi  sono  degni  di  nota  : 

Leopoldo  Marenco  [1831-1899],  il  più  perfetto 
tipo  di  romantico  nella  commedia,  oggi  tramon- 
tato co1  suoi  idilli  medievali; 

Stefano  Interdonato  [1845-1896],  che  alternò 
la  sua  attività  tra  il  dramma  storico  e  la 
commedia  sociale  e  di  costumi; 

Leone  Fortis  [1824-1896],  che  lasciò  il  teatro, 
dove  aveva  ottenuto  plauso,  per  il  giornalismo; 

Riccardo  Castelvecchio  [1814]  in  arte,  nella 
vita  Giulio  Pullé,  che  più  ch'altro  trattò  la 
commedia  storica  d'argomento  classico,  prefe- 
ribilmente greco; 

Felice  Cavallotti  [1842-1898],  tempra  di  poeta 
lirico  più  che  di  drammaturgo,  che  alternò  sog- 
getti classici  e  romantici,  attinse  l'ispirazione 
dove  la  trovò,  da  Alcibiade  al  Cantico  dei 
cantici,  dai  Pezzenti  ai  Messeni; 

Paulo  Fambri  [1827-1898],  che  ebbe  lunga  rino- 
manza per  II  caporale  dì  settimana,  arguta 
satira  dei  difetti  della  disciplina  militare; 

Vittorio  Salmini[1832-  1881],  cultoredel  dramma 
storico  a  forti  tinte; 

Francesco  de  Renzis  [1836-1900]  brillante  scrit- 
tore di  proverbi  e  commediole  vivaci. 

Tacciono  da  tempo  :  Ferdinando  Martini  [1841] 
squisita  tempra  di  letterato  toscano,  colto  ed 
arguto,  riproduttore  tra  noi  del  delicato  ge- 
nere dei  proverbi  alla  De  Musset,  nel  quale 
ebbe  seguaci  numerosissimi,  ma  non  tutti  va- 


La  drammatica.  311! 


lenti,  tra  cui  migliore  Enrico  Montecorboli 
[1839],  scrittore  acuto  e  grazioso: 

Giuseppe  Gostettt  [1834],  che  con  serietà  d'in- 
tenti, e  coscienza  morale  di  scrittore  trattò  ar- 
gomenti sociali  e  morali  ; 

Leo  di  Gastelnuovo  [1835],  al  mondo  Leo- 
poldo Pullè,  figlio  di  Riccardo  Castelvecchio, 
che  resistè  a  lungo  sulle  scene  con  Fuochi  di 
paglia,  ottima  tra  le  sue  commedie,  briosa  e 
spigliata; 

Parmenio  Bettoli  [1835],  di  cui  fu  lodata  la 
vivace  commedia  Un  gerente  responsabile. 

Dacché  questi  valenti  abbandonarono  le  scene 
può  dirsi  che  non  esista  più  un  teatro  nazionale 
nostro?  Ferdinando  Martini  in  un  suo  brioso  ar- 
ticolo, che  già  ebbi  occasione  di  citare,  sostiene  il 
teatro  nazionale  essere  tra  noi  una  fisima;  e  se 
per  teatro  nazionale  si  vuol  intendere  quello  che 
abbia  un  carattere  specifico,  un  indirizzo  suo  par- 
ticolare, comune  a  tutti  i  suoi  cultori,  certo  egli 
ha  ragione.  Ma  se  noi  non  abbiamo  un  siffatto 
teatro  nazionale,  abbiamo  però  autori  molti  di 
drammi  e  di  commedie,  quali  già  provetti,  quali 
moventi  passi  ancor  non  del  tutto  sicuri  ma  ben 
avviati,  quali  volgenti  la  commedia  e  il  dramma 
a  intenti  sociali  e  morali  o  alla  fine  analisi  dei  più 
particolari  moti  dell'anima,  dei  fremiti  più  pro- 
fondi della  passione,  quali  rispecehianti  la  vita 
frivola  e  viziosa  dell'odierna  società,  senz'altro 
intento  fuor  di  'quello  di  fornirne  un  quadro 
vero.  Scuola  quest'ultima  che  ha  principal  di- 
fetto l'unilateralità,  il  limitato  campo  dell'ossei*- 


316  La  letteratura  dell'oggi. 

vazione  ;  per  cui  chi  volesse,  più  tardi,  studiare 
la  nostra  società  nella  nostra  produzione  dram- 
matica, non  solo  dovrebbe  constatare  che,  come 
disse  il  Giacosa,  «  delle  molteplici  attività  della 
vita  il  teatro  del  secolo  XIX  non  conosce  e  non 
considera  che  la  più  attraente  e  la  meno  spe- 
cializzata, >  (l)  l'amore,  ma  ben  anche  dovrebbe 
immaginare  il  nostro  come  un  mondo  di  donne 
isteriche  o  adultere,  di  mariti  traditi  o  infedeli, 
di  amanti  per  capriccio  o  per  interesse. 

I  due  artisti  più  provetti  e  più  coscienti  del- 
l'arte loro  sono  :  Giuseppe  Giacosa  e  Gerolamo 
Rovetta. 

Giuseppe  Giacosa  [1847]  (Una  partita  a  scacchi. 
Trionfo  d'amore,  Fratello  d'armi,  Il  Conte  Rosso,  II  ma- 
rito amante  della  moglie,  Luisa,  Sorprese  notturne,  La 
tardi  ravveduta,  La  sirena,  Intermezzi  e  Scene,  in  versi; 
Al  pianoforte,  Acquazzoni  in  montagna,  Non  dir  quattro 
se  non  Vhai  nel  sacco,  Storia  vecchia,  Tristi  amori,  Di- 
ritti delV  anima,  La  dama  di  Challant,  Come  le  foglie,    in 

prosa),  piemontese,  ha  acquistato  dapprima  la  fama 
di  buon  drammaturgo,  coltivando  un  genere  di 
commedia,  la  commedia  storica  o  fantastica  di 
ambiente  medievale,  o  in  costume,  che  ha  fatto 
credere  ad  una  sua  evoluzione,  quando  lo  si  vide 
poi  affrontare  il  dramma  psicologico  e  di  costumi. 
Fu  questo  un  errore,  quasi  si  potrebbe  dire  un  in- 
ganno nel  quale  il  pubblico  cadde;  poiché  il  Gia- 
cosa forse  non  pensava  nemmeno,  scrivendo  per 


(1)  G.  Giacosa:  Commetti,  di  P.   Ferrari.   Milano,   Cogliati, 
899,  p.  13. 


La  drammatica,  317 


la  Nuova  Antologia  Una  partita  a  scacchi,  che 
essa  avrebbe  affrontato  il  pubblico  dal  palcosce- 
nico; egli  aveva  già  prima  tentato  la  commedia 
di  costumi,  la  ritentò  poi,  ostinato  anche  con- 
tro l'insuccesso,  scrivendo  intanto,  per  condi- 
scendere ai  gusti  del  pubblico,  Il  trionfo  d'a- 
more, Il  Conte  Rosso,  Il  fratello  d'arme,  Il  ma- 
rito amante  della  moglie. 

Affilate  intanto  le  sue  armi,  egli  abbandonò 
finalmente  la  sua  prima  maniera,  e  con  Tristi 
amori,  I  diritti  dell'anima,  e  ultima  Come  le 
foglie,  mutò  radicalmente  la  contenenza  dram- 
matica dei  suoi  drammi,  dedicandosi  con  co- 
scienza morale  di  forte  artista  all'esame  dei 
fatti  d'amore,  anch' egli,  ma  non  solo  dei  fatti 
colpevoli  o  sensuali,  per  quanta  parte  essi  pos- 
sano avere  nell'odierna  vita  sentimentale. 

Tale  è  la  vivacità  dei  tipi,  la  simpatia  ch'essi 
destano  in  noi,  la  semplicità  dell'intreccio,  la 
speditezza  signorile  della  forma,  tale  la  bontà 
intima  dello  scopo,  la  purezza  e  la  nobiltà 
d'ideali  artistici  e  morali,  che  noi  perdoniamo 
volontieri  al  Giacosa  una  certa  qual  trascuranza, 
direi  deliberata,  dei  particolari,  degli  spedienti 
che  debbon  condurre  l'azione  al  suo  completo 
svolgimento  e  al  suo  risolversi,  e  ne'  quali  spesso 
si  rivela  l'artificio,  la  ftcelle,  come  la  chiamano 
i  francesi,  lasciata  scorgere  con  un'ingenuità 
che  sarebbe  eccessiva  se  non  fosse,  a  torto  0  a 
ragione,  volontaria. 

Tale  ingenuità  d'artificio  si  rivela  più  forte 
che  altrove,  nella  scena  capitale  di  Tristi  amori, 


318  La  letteratura  dell'oggi. 

neir  episodio  della  cornice  e  in  tutto  il  ro- 
mantico quarto  atto  di  Come  le  foglie.  Ep- 
pure il  difetto  di  costruzione  non  ha  impedito 
a  quei  due  lavori  di  correre  trionfalmente  per 
le  scene  di  tutta  Italia,  né  al  pubblico  di  giu- 
dicarli le  due  migliori  opere  del  Giocosa  e  due 
tra  le  più  forti  produzioni  del  teatro  moderno 
italiano. 

Con  Tristi  amori  il  Giacosa  ha  trattato  Te- 
terno  tema  del  romanzo  e  del  dramma  mo- 
derno, r adulterio,  ma  con  ben  altri  intendimenti 
da  quelli  cui  s'informa,  almeno  in  apparenza, 
il  più  degli  scrittori  nostri.  Apostolo  geniale 
d'una  moralità  tutta  umana  per  la  contempe- 
ranza della  nobile  austerità  con  quella  bene 
ispirata  indulgenza  che  non  confonde  debo- 
lezze e  vizi  in  un  sol  ghigno  o  in  un  solo 
improperio,  il  Giacosa  non  è,  per  rubare  una 
immagine  alla  lussureggiante  fantasia  del  Fra- 
deletto,  non  è  Io  scettico  o  il  cinico  che  origlia 
alle  porte  e  sorprende  i  traviamenti  del  cuore 
umano,  per  esporli  ai  pubblico  con  un  sorriso 
crudele  d'indifferenza  o  di  sarcasmo;  è  il  filo- 
sofo della  più  dolce  filosofia,  quella  della  bontà, 
che  legge  le  pagine  più  oscure,  scruta  le  più 
riposte  ombre  dell'anima  e  ne  dice  i  godimenti 
momentanei,  le  gioie  spensierate,  le  febbrili 
esaltazioni  nella  colpa,  ma  ne  vede  e  ne  mostra 
le  sofferenze  profonde,  insanabili,  i  tormenti,  il 
castigo  tanto  più  terribile  quanto  più  ce  ne  ri- 
conosciamo noi  stessi  autori  e  vittime  ad  un 
tempo. 


La  drammatica.  310 


Come  le  foglie  è  un  generoso  grido  d'allarme 
sociale,  é  la  denuncia  di  quel  complesso  d'er- 
rori, di  vizi,  di  debolezze  derivate  da  una  male 
intesa  generosità  del  cuore,  che  minano  oggi 
il  fondamento  stesso  dell'umana  società:  la 
famiglia. 

Frivolità  e  leggerezza  della  madre,  mancanza 
d'autorità  del  padre,  che  crede  adempiuta  la  sua 
missione  quando  ha  dato  alla  famiglia  l'agia- 
tezza, pervertimento  della  volontà  cui  manca  il 
fondamento  del  senso  morale  nei  figli,  compli- 
cazioni di  pregiudizi  sociali  o  di  casta,  di  ma- 
lintesa dignità,  di  vacuità  spirituale  larvata  di 
predominio  del  senso  estetico,  mancanza  di  sen- 
timento religioso  e  d'ogni  nobile  idealità  di  la- 
voro, di  dovere,  che  lo  possa  sostituire,  ecco 
ciò  che  imbruna,  intristisce,  fa  gelida  l'aria,  in 
questo  nostro  autunno  sociale  e  morale  ;  sotto 
la  brezza  fredda,  nella  luce  scialba  d'una  gior- 
nata senza  sole,  nella  triste  agonia  della  natura, 
i  rami  crocchiano  e 

•  Come  d'autunno  si  levan  le  foglie 
L'una  appresso  dell'altra,  infili  che  il  ramo 
Rende  alla  terra  tutte  le  sue  spoglie  „ 

cosi  si   fiaccan   le   coscienze,  non  più    pervase 
dalla  vital  linfa  dell'idealità  morale. 

Quando  uno  scrittore  sa  con  tanta  austerità 
morale  leggere  il  vero,  e  con  tanta  efficacia  di 
arte  riprodurlo  ai  nostri  occhi,  egli  s'è  acco- 
stato alla  perfezione  dell'arte,  là  dove  il  bello  e 
il  buono  si  integrano,  si  completano  a  vicenda, 


320  La  letteratura  dell'oggi. 

recando  quel  sano  godimento  che  non  è  solo 
intellettuale,  ma  veramente  spirituale;  e  noi  ci 
inchiniamo  al  poeta  con  una  reverenza  fatta  di 
ammirazione  per  l'artista,  di  gratitudine  e  di 
amore  per  l'uomo. 

La  commedia  gaia  e  brillante,  il  dramma  di 
costumi,  il  drammo  psicologico,  il  dramma  sto- 
rico, tutto  ha  tentato,  e  non  mediocremente,  Ge- 
rolamo ROVETTA  [1854]  (Un  volo  dal  nido,  La  moglie 
di  Don  Giovanni,  In  sogno,  Oli  uomini  pratici,  Scelle- 
rata.\  La  contessa  Maria,  La  trilogia  di  Dorina,  1  Bar- 
baro, Marco  Spada,  La  cameriera  nova,  Alla  citta  di 
Roma,  La  realtà,  Madame  Fanny,  Principio  di  secolo,  I 
disonesti,  Il  ramo  d'ulivo,  Il  poeta,  Le  due  coscienze,  La  mo- 
glie giovine,  A  rovescio!,  Romanticismo).  Quanta  Strada, 

e  come  rapidamente  e  operosamente  percorsa, 
da  Un  volo  dal  nido,  la  commediola  del  venti- 
duenne autore,  a  Disonesti,  a  Principio  di  Se- 
colo, a  Le  due  coscienze,  a  Romanticismo. 

Il  Rovetta,  sicuro  e  largo  nella  sceneggia- 
tura, organico  nella  costruzione  de'  suoi  la- 
vori, nella  forma  più  spedito  e  spontaneo  che 
corretto,  è  dipintore  sincero  e  talvolta  crudo  dei 
suoi  contemporanei,  del  mondo  in  cui  vive  e  in 
cui,  finissimo  osservatore,  studia  e  scopre  gli 
elementi  coi  quali  la  sua  fantasia  costituirà  poi 
i  personaggi  e  intreccierà  l'azione  de'  suoi 
drammi,  serbando  intera  la  verisimiglianza, 
senza  mai  cadere  nell'eccessivo  realismo. 

Le  due  coscienze  è  tra  i  drammi  del  Rovetta 
quello  che  rivela  nitidi  i  pregi  e  i  difetti  del- 
l'autore; esso  appare  quasi  la   riunione  di  due 


La  drammatica.  .    321 

drammi,  uno  forte,  potente,  vigorosamente  con- 
cepito e  svolto  nei  primi  due  atti,  e  che  sarebbe 
compiuto  dopo  l'ottava  scena  dell'atto  secondo, 
l'altro  romantico,  fiacco,  diluitura  del  primo, 
che  si  svolge  per  il  resto  del  dramma  ;  l'ultima 
scena  del  terzo  atto  chiuderebbe  ottimamente 
il  secondo  e  il  dramma  intero. 

In  due  coscienze  Catone  Arcangeli  è  il  prodotto 
di  quella  pessimistica  visione  che  fa  antipatici 
molti  personaggi  del  Rovetta  anche  quando  si 
debbono  riconoscere  forse  veri  ;  gli  altri  tipi 
sono  simpatici,  ben  dipinti,  veri,  anche  se  non 
del  tutto  originali,  come  la  Signorina  Kennedy 
che  conoscemmo  in  molti  romanzi  francesi,  o 
come  la  macchietta  del  Senatore  Lanzeroni  co- 
mico per  un  tic  ch'egli  ha  ereditato  in  linea 
retta  dal  Duca  Roveralta  Gonzaga  in  Due  dame 
di  P.  Ferrari. 

Ma,  nonostante  ciò,  Le  due  coscienze  é  dramma 
vero,  che  affronta  un  problema  purtroppo  grave 
dell'odierna  società,  con  una  morale  larga,  sin- 
cera, buona,  disinteressata,  il  che  non  è  punto 
comune  ai  nostri  giorni. 

Romanticismo  corre  da  più  di  un  anno  trion- 
falmente i  teatri  d*  Italia,  con  un  successo  di 
cui  l'autore  può  andare  orgoglioso.  Di  tale  una- 
nime plauso  Isidoro  del  Lungo  (1)  ha  trovalo 
la  ragione  nel  fatto  che  il  dramma  fu  forte- 
mente  concepito,  ed   ebbe    forma    appropriata, 


(1)  V.   prefazione  a  Romanticismo;  Milano,  Baldini,  Ca- 
stoldi e  C  1903,  p.  X. 

Ferrari.  21 


322  La  letteratura  dell'oggi. 

con  sentimento  di  verità  e  d'arte;  e  il  critico 
rileva  ancora  la  sincerità  della  lingua  e  dello 
stile,  la  verità  storica  lumeggiata  in  modo  squi- 
sito. Né  invero  queste  qualità  fanno  difetto  al 
dramma,  quadrato  e  sapiente  nella  costruzione, 
vivo  nell'interesse,  vero  nei  tipi. 

Quanta  parte  del  trionfo  è  dovuta  alla  scelta 
dell'argomento  ?  Invero  non  lo  si  saprebbe  dire, 
che  non  pare  età,  la  nostra  per  l'appunto,  da 
esaltazioni  patriottiche,  da  quarantottate,  come 
le  dicono  con  dispregio  gli  uomini  pratici.  Non 
pare,  e  forse  è,  questa,  come  ogni  altra,  età 
atta  ad  intendere  la  poesia  civile,  quando  sia 
fortemente  sentita,  sinceramente  espressa  e  ve- 
stita dej  fascino  dell'arte. 

Ebbe  voga  grande,  ma  breve,  Giovanni  Verga 
[1840],  (di  cui  diremo  come  romanziere),  prima 
con  In  portinerìa,  un  bozzetto  verista,  che  si 
trascinò  dietro  lunga  e  pedestre  schiera  d'imi- 
tatori, poi  con  Cavallerìa  Rusticana,  è  La  lupa, 
opere  che,  pur  rivelando  la  forte  tempra  del- 
l'osservatore, pur  efficaci  e  rapide  nella  ripro- 
duzione del  vero,  poco  durarono  sulla  scena 
per  il  mutarsi  del  gusto,  determinato  dall'im- 
portazione della  drammatica  nordica  di  Ibsen, 
Sudermann,  ecc.,  e  per  il  rifiorire  temporaneo, 
sia  pur  sott'altro  nome,  di  quella  tesi  che  è 
stata  per  alcun  tempo  lo  spauracchio  dei  pub- 
blici e  dei  critici. 

Né  alla  fama  del  Verga  aggiunsero  gran  che 
le  ultime  sue  produzioni,  Caccia  al  lupo,  del 
genere  stesso  delle   precedenti,  e    Caccia    alla 


La  drammatica.  323 

volpe  bozzettino  artifiziato  e  convenzionale.  Ot- 
timo successo  ebbe,  recentissimamente,  Dal  tuo 
al  mio. 

Frattanto  anche  la  voga  del  dramma  simbo- 
lico passò  o  s'affievolì  di  molto,  si  raddolcì 
Todio  feroce  e  pauroso  per  la  tesi,  e  si  fini  ad 
escludere  dai  generi  drammatici  solo  il  genere 
noioso  e  il  falso. 

È  l'antifona,  ormai,  di  tutti  gli  autori  dram- 
matici :  «  fare  dell'arte,  ma  riprodurre  uno  stato 
d'animo,  e  un  brano  d'umanità,  e  se  c'è  una 
morale  della  favola^  tanto  meglio  ;  ma  artisti 
assai  più  vecchi,  e  assaissimo  più  grandi  non 
se  ne  curarono,  e  lasciarono  opere  immortali  ». 
Ecco  ciò  che  vuole,  per  sé,  il  Verga.  E  il  Bracce- 
te un  lavoro  scenico  deve  essere,  innanzi  tutto, 
un'opera  d'arte:  piccola  o  grande,  gaia  o  fune- 
bre, tutta  d'un  genere  o  di  genere  misto.  11 
resto,  vien  dopo.  Intanto  l'arte  può  servire  a 
tante  cose.  E  a  tante  cose  può  servire  il  lavoro 
scenico:  a  far  sorridere,  a  far  ridere,  a  far 
piangere,  a  far  pensare,  ad  attirare  l'attenzione 
dell'  umanità  su  verità  importanti  ».  Severino 
Lopez  scrive  di  sé  :  «  In  arte  amo  soprattutto  la 
sincerità  e  subito  dopo  la  semplicità.  Sono  un 
realista  e  penso  che  il  teatro  debba  essere  uno 
specchio  artistico  della  vita  ;  non  mi  ha  mai 
tentato  il  dramma  storico  perchè  quell'epoca.... 
non  l'ho  vista  vivere.  Se  attraverso  il  realismo 
mi  riesce  di  giungere  alla  poesia  tanto  meglio  ; 
ma  non  vorrei  falsare  mai  la  mia  visione  della 
vita  per  una  esaltazione  lirica  o  per  unoscop" 


324  La  letteratura  dell'oggi. 

dimostrativo».  E  Marco  Praga  e  Giannino  An 
tona  Traversi  vogliono  «portare  il  vero  dalla 
vita  sulla  scena,  divertendo...  e  ammaestrando 
fors'anche,  quando  però  l'ammaestramento  il 
pubblico  se  lo  tragga  lui  dai  fatti  che  essi  l'han 
costretto  ad  osservare,  divertendolo  e  interes- 
sandolo ». 

Ecco,  per  la  stessa  bocca  di  alcuni  fra  i  pre- 
feriti dei  commediografi,  il  carattere  dell'odierna 
produzione  drammatica,  nella  quale  emergono 
primi,  dopo  Giacosa  e  Rovetta,  il  Butti  e  il 
Bracco.  , 

Enrico  Annibale  Butti  (1)  [IlVortice  (1892), 
L'Utopia  (1894),  La  fine  di  un  ideale  (1898),  La 
eorsa  al  piacere  (1899),  Lucifero  (1900),  Una 
tempesta  (1901),  //  Gigante  e  i  pigmei  (1092)], 
appartiene  alla  scuola  degli  scrittori  a  tesi  psi- 
cologica o  sociale,  ed  ha  anzi  svolta,  nella  sua 
produzione  drammatica,  tutta  una  sua  teoria 
morale,  ben  diversa  da  quella  ch'egli  profes- 
sava negli  anni  primi  della  sua  attività  lette- 
raria, e  che  derivava  immediatamente  dai  po- 
sitivismo scientifico  dello  Spencer,  combinato 
col  pessimismo  dello  Schopenhauer  in  un  pretto 
utilitarismo  sociale. 

La  condanna  di  tale  dottrina  viene  già  nel 
primo  dramma  II  Vortice;  s'accentua  in  L'Uto- 
pia, dramma  ibseniano,  e  si  afferma  definitiva- 
mente in  quel  misticismo  razionale  che  informa 
gli  ultimi  drammi  e  gli  ultimi  romanzi  del 
Butti. 


(1)  Vedi  a  pag.  353. 


La  drammatica.  325 


Tentata  la  condanna  della  debolezza  morale 
odierna,  col  primo  dramma,  quella  del  socia- 
lismo col  secondo,  venne  la  volta  del  femmini- 
smo, che  tramonta  definitivamente  nella  chiusa 
di  La  fine  di  un'ideale.  Dopo  di  che  la  nuova 
morale  del  Butti  si  volge  a  più  organica  e  com- 
pleta trattazione  con  la  Tetralogia,  Gli  atei,  di 
cui  già  abbiamo  i  tre  drammi:  La  eorsa  al  pia- 
cere, Lucifero,  Una  tempesta,  e  che  avrà  l'epi- 
logo con:  Nella  casa  dei  morti. 

In  queste  opere  il  Butti  ha  compiuta  la  sua 
evoluzione  verso  quell'ideale  sott'una  o  sott'altra 
forma  mistico,  cui  già  tendono  le  anime  di  altri 
artisti,  in  italia  e  fuori. 

La  corsa  al  piacere  dimostra  lo  sfasciarsi  di 
tutto  un  edificio  di  vita  fondato  sopra  una  falsa 
e  sensualmente  egoistica  morale,  di  fronte  al 
tremendo  mistero  e  al  tremendo  dolore  della 
morte  d'una  persona  cara. 

Nel  Lucifero,  lavoro  forse  più  efficace  alla 
rappresentazione  che  non  La  corsa  al  piacere 
per  vivacità  d'interesse,  ma  ricercato  nella  forma, 
appare  l'ateismo  trionfante  nelle  vicende  umane 
normali  della  vita,  ma  vinto  e  fiaccato  appena 
intervengono  quei  potenti  e  imprevedibili  coef- 
ficienti della  nostra  vita  morale,  che  sono  l'a- 
more ed  il  dolore. 

Una  tempesta  finalmente,  riprende,  sott'altro 
punto  di  vista,  la  questione  sociale  nelle  sue 
due  forme  di  socialismo  e  di  anarchia,  e  la  ci- 
menta anch'essa  alla  prova  del  fuoco:  la  morte, 
dinanzi  alla  quale  l'una  fugge,  l'altra  s'ac- 
cascia. 


326  La  letteratura  delVoggi. 

Un'altra  tempesta,  e  vera  questa,  ha  provo- 
cato il  Butti  col  suo  più  recente  lavoro.  //  Gi- 
gante e  i  pigmei  infatti  è  naufragato  più  che 
per  difetti  intrinseci,  per  l'allusione  che  vi  si  é 
vista  o,  secondo  il  Butti,  voluta  vedere,  ad  un 
nostro  grande  ;  è  parso  profanazione  che  questi 
fosse  portato  sulla  scena  come  protagonista  di 
una  azione  nella  quale  gli  è  riserbata  la  parte 
poco  simpatica  di  marito  ingannato  ignominio- 
samente  dalla  giovane  donna,  alla  quale  egli, 
vecchio,  ha  dato  il  suo  grande  nome  e  il  suo 
grande  cuore. 

Il  Butti  ha  voluto  scagionarsi  dell'accusa,  ma 
l'impressione  è  rimasta  nel  pubblico,  il  quale 
ha  sempre  ragione  anche  quando  ha  torto,  e  qui 
forse  torto  del  tutto  non  ha. 

L'opera  del  Butti  è  notevole  per  la  serietà  del- 
l'intento,  per  la  vigoria  della  fattura,  per  molte 
scene  maestrevolmente  svolte,  per  la  verità  di 
molti  personaggi. 

Roberto  Bracco  [1861],  napoletano,  giornali- 
sta, novelliere,  poeta  vernacolo,  ha  tuttavia  mag- 
gior fama  come  autore  drammatico  [Non  fare 
ad  altri,  farsa,  Lui  Lei  Lui,  Viceversa,  Uh 'avven- 
tura di  viaggio,  commedie  in  un  atto,  Una  donna, 
Maschere,  Infedele,  Il  trionfo,  Don  Pietro  Ca- 
ruso, Tragedie  dell 'anima,  Il  diritto  di  vìvere, 
Sperduti  nel  buio,  Maternità,  drammi].  Ha  ac- 
quistato larga  notorietà  anche  fuori  d'Italia,  per 
le  traduzioni  e  rappresentazioni  delle  sue  opere 
teatrali  in  Germania,  Austria,  Russia,  Francia, 
Belgio,  Spagna. 


La  drammatica,  327 

La  ricerca,  il  bisogno  del  Bracco  è  di  essere 
vario,  si  che  egli  passa  dalla  canzonetta  e  dalla 
fiaba  per  marionette,  ad  opere  di  pensiero  come 
Il  trionfo,  d'indole  sociale  come  II  diritto  di  vi- 
vere, Sperduti  nel  buio,  Maternità,  di  carattere 
psicologico  (Tragedie  dell'  anima),  realista,  o 
satirico.  11  suo  dramma  ha  sempre  il  fonda- 
mento d'una  attenta  e  perspicace  osservazione 
del  vero,  e  di  molta  spontaneità  di  dialogo;  è 
dramma  a  forti  tinte,  che  colpisce  e  avvince  lo 
spettatore,  si  da  fargli  accettare,  talora  di  sor- 
presa, situazioni  convenzionali  o  false  come 
quella  di  Maternità,  in  cui  la  protagonista  è 
psicologicamente  pazza  nel  preferire  per  sé  e 
per  la  sua  creatura  che  deve  nascere,  prima  il 
disonore  di  una  colpa  inesistente,  poi  la  morte, 
piuttosto  che  la  convivenza  con  un  uomo,  sia 
pur  vizioso  e  corrotto. 

Altri  e  numerosi  autori  conta  il  nostro  teatro 
odierno,  dei   quali  ricorderemo  qui  i  migliori. 

Severino  Lopez  [1867],  professore  a  Genova, 
ereditò  dal  padre  e  del  nonno  materno  la  pas- 
sione per  il  teatro,  e  già  a  22  anni  scrisse  le 
sue  prime  commedie  Oriana  e  Di  notte,  cui 
tenner  dietro  molte  altre.  [Il  Baiardo  (1890),  Il 
successo  (1891),  Disciplina,  Berta,  Il  segreto  (1892), 
L'ospite  (1893),  L'intrusa,  Il  ritorno  (1894),  Ni- 
netta (1895),  Il  destino  (1896),  I fratelli,  La  guerra 
(1897),  Il  punto  d'appoggio,  Posta  suprema  (1899), 
lutto  l'amore  (1903);  edite:  Oriana,  Di  notte, 
Disciplina,  Il  segreto,  Ninetta].  Ebbe  commedie 
premiate  e  tradotte  in  lingue  straniere,  e  riportò 


328  La  letteratura  dell'oggi. 


i  suoi  migliori  successi  con  11  segreto,  Uospite, 
Ninetta,  Tutto  l'amore.  È  scrittore  semplice  e 
sincero,  indulgente  cogli  uomini  di  cui  ritrae 
imparzialmente  il  bene  e  il  male. 

Alfredo  Oriani  [1855],  faentino,  scrive  anche 
romanzi  e  liriche,  s'occupa  di  filosofìa,  di  socio- 
logia, di  critica,  è  uno  scettico  per  indole  e  per 
particolar  visione  della  vita,  usa  il  pseudonimo 
di  Ottone  di  Banzole,  e  gode  minor  notorietà  di 
quella  che  meriterebbe.  É  scrittore  forte  e  ori- 
ginale, ma  gli  nuoce  il  suo  olimpico  disdegno 
del  pubblico  e  del  suo  favore. 

Furono  applaudite  di  lui  La  logica  della  vita 
(1901),  suo  primo  lavoro  drammatico,  L'invinci- 
bile (1902),  Monto;  attende  ora  a  un  nuovo  dram- 
ma: L'anello.  L'invincibile  suscitò  vivace  pole- 
mica, per  l'accusa  rivoltagli  d'essere  tratto  dal- 
l'André Cornelia  di  P.  Bourget. 

Camillo  Antona  Traversi  [1857],  s'occupa  di 
critica  letteraria  con  molto  acume,  e  ha  dato  al 
teatro  monologhi  e  commedie  [/  fanciulli,  Le 
Rozeno,  Danze  macabre,  I parassiti],  delle  quali 
più  fortunate  Le  Rozeno  e  /  Parassiti  che  sono 
satira  dei  costumi  odierni. 

Di  Giannino  Antona  Traversi  [1861],  fratello 
del  precedente,  vedemmo  già  l'indirizzo  artistico. 
Felice  riproduttore  della  vita  frivola  mondana, 
con  le  sue  passioncelle,  i  suoi  capricci,  lo  spi- 
rito superficiale  de'  suoi  motti  e  delle  sue  ar- 
guzie, egli  è  stato  licenzioso  spesso  negli  ar- 
gomenti, poco  profondo  nell'analisi;  ma  il  fa- 
vore del  pubblico  non  gli  è  quasi  mai  mancato, 


La  drammatica.  320 

poiché  egli,  in  fondo,  nei  suoi  pregi  come  nei 
suoi  difetti  rispecchia  sinceramente  la  società 
in  mezzo  alla  quale  vive  e  che  ripaga  d'ap- 
plausi le  sue  sferzate. 

Tra  le  molte  sue  commedie  (La  mattina  dopo, 
Per  vanità,  Duralex,  La  civetta,  11  Braccialetto, 
La  prima  volta,  La  scuola  del  marito,  La  sca- 
lata all'Olimpo,  L'amica,  L'unica  scusa,  1  giorni 
più  lieti,  La  fedeltà  dei  mariti)  ebbero  meritata- 
mente miglior  successo  La  scalata  all'Olimpo, 
L'amica,  e  /  giorni  più  lieti;  fu  invece  condan- 
nata dal  pubblico  per  prolissità,  per  inefficacia 
di  azione,  per  osservazione  superficiale  e  di 
scarso  valore  l'ultima,  testé  recitata. 

Marco  Praga  (1862),  figlio  di  Emilio  (1),  appar- 
tiene alla  stessa  scuola  del  precedente  e  ha  com- 
posto molte  opere  drammatiche  (Due  case,  in 
collaborazione  con  Virgilio  Colombo,  L'  amico, 
Giuliana,  Mater  dolorosa,  riduzione  del  ro- 
manzo di  G.  Rovetta,  Le  vergini,  Moglie  ideale, 
Innamorata,  Alleluia,  L'erede,  L  incanto,  La 
mamma,  Il  bell'Apollo,  Il  dubbio,  La  Morale  della 
favola,  e  L'ondina).  In  esse  l'autore,  senza  assu- 
mersi alcuna  veste  di  moralista,  ha  dipinto  con 
verità  e  con  azione  rapida  naturale  e  spedita, 
con  forma  pensatamente  famigliare  e  dimessa, 
vizi  o  ridicolezze  dell'odierna  società.  Furono 
maggiormente  applaudite  Le  vergini,  Moglie 
ideale,  La  morale  della  favola,  L'Ondina. 

Giovanni  Bovio  ha  lasciato   notevole   traccia 

(1)  V.  pag.  240. 


330  La  letteratura  deli  oggi. 

di  sé  anche  nel  teatro  con:  Cristo  alla  festa  di 
Purim,  San  Paolo,  Millennio,  Leviatano,  So- 
crate, opere  nelle  quali  l'effetto  scenico  è  men 
cercato  che  non  la  divulgazione  più  rapida  e  im- 
mediata, per  mezzo  della  recitazione,  di  deter- 
minati giudizi  filosofici  e  religiosi. 

S'occupano  di  teatro  con  buone  promesse, 
Augusto  Novelli,  autore  di  commedie  allegre 
sul  fare  delle  pochades  francesi,  Valentino  Sol- 
dani,  Alfredo  Testoni  comicissimo,  Giulio  Paoli 
che  tenta  la  commedia  brillante  con  Potenze 
alleate,  Alberto  Pelaez  d'Avoine,  autore  di 
Anime  ribelli  e  L' onda,  F.  M.  Zandrino  con 
Verso  la  luce  e  Pia  forte  del  male. 

La  commedia  dialettale  pare  destinata  a  scom- 
parire, con  ravvicinarsi  sempre  maggiore  della 
lingua  al  dialetto,  rannobilendosi  questo,  imba- 
stardendosi o  almeno  famigliarizzahdosi  quella. 
La  commedia  inoltre  segue  a  maggior  ragione 
la  stessa  vicenda  della  poesia  lirica  dialettale; 
e  nell'una  e  nell'altra  l'uso  del  dialetto  non  è 
più  una  conseguenza  necessaria  della  scelta  del 
soggetto,  né  è  intrinsecamente  legato  alla  con- 
cezione e  al  modo  di  svolgimento;  è  invece  solo 
uno  spediente  artistico  per  accrescere  natura- 
lezza, verità,  colore  locale  allo  svolgersi  dell'a- 
zione. 

È  tramontato  quindi  ormai,  pur  lasciando 
gloriosa  memoria  di  sé,  quel  teatro  dialettale 
milanese  e  piemontese,  in  cui  s'illustrarono 
Camillo  Cima  {La  donzella  de   la   Bellotta,    El 


La  drammatica,  331 

barehet  de  Vaoer,  La  festa  de  San  Luguzzon), 
Carlo  Righetti,  in  arte  Cletto  Arrighi,  (Et 
barchett  de  Boffalora,  On  di  de  Natal,  On  pret 
che  sent  de  vess  omm),  G.  Duroni  (Eh  sciopero 
di  Madaminn,  L'arcobaleno  in  d'on  cumò,  La 
carità  pelosa,  ed  altre),  F.  Fontana,  G.  Bon- 
zanini,  Federico  Bussi  e  Antonio  Curti,  per  Mi- 
lano; Vittorio  Bersezio  con  Le  miserie  d' Monsù 
Traoet,  che  passò  nel  teatro  nazionale,  Mario 
Leoni  (Giacomo  Albertini)  con  I  mal  nutrì,  e 
Pietracqua  con  'L  coltel,  per  il  Piemonte. 

Invece  rimane  artisticamente  viva  e  trionfante 
ancora  la  commedia  veneziana  di  Selvatico  e 
di  Giacinto  Gallina. 

Questi  emerge  sopra  tutti,  e  nella  sua  breve 
vita  (1852-1897)  ha  pur  lasciato  traccia  durevole 
di  sé  con  gioielli  di  finezza,  di  sentimento  e  di 
osservazione  come  El  moroso  de  la  nona,  forti 
opere  d'analisi  psicologica  e  morale  come  Se- 
renissima, Esmeralda,  La  famegia  del  santolo, 
e  La  base  de  tato. 

Altre  opere  drammatiche  sue  sono:  Le  barufe 
in  famigia,  Gnente  de  nooo,  Min  fia,  Tuti  in 
campagna,  I  oci  del  cor,  Zente  refdda. 

Il  Gallina,  partito  dall'imitazione  del  Goldoni, 
s'è  venuto  a  poco  a  poco  individuando  in  una 
arte  tutta  sua,  profonda  nella  psicologia,  potente 
nel  verismo,  e  animata  dal  più  nobile  amore 
per  le  sofferenze  materiali  e  morali  degli  umili, 
contemplate  con  un  profondo  dolore,  con  una 
infinita  pietà. 

Ciò  che  individua  e  fa  grande  l'opera  del  Gal- 


332  La  letteratura  dell'oggi. 

lina,  è  l'aver  contemperato  sapientemente  la 
gaiezza  e  la  vivacità  goldoniana,  con  una  squi- 
sita sensitività  morale  che  risonando  profonda 
nella  sua  commedia  risveglia  incancellabile  eco 
nel  nostro  cuore. 

Di  R.  Selvatico  restano  nel  repertorio  delle 
compagnie  veneziane  due  graziosissime  com- 
medie piene  di  brio  e  di  sentimento:  Bozeta  da 
Vogio  e  Reeini  da  festa;  Attilio  Sarfatti  scrisse 
quel  gioiello  che  s'intitola:  Il  Minuetto. 

Renato  Simoni,  giovanissimo  ancora  ha  con 
la  sua  recente  commedia  La  vedova  conquistato 
d'un  tratto  le  simpatie  del  pubblico,  per  l'azione 
semplice,  la  delicata  trama  psicologica,  la  in- 
genua arte,  la  vivacità  e  verità  dei  personaggi. 

Un  altro  giovine  autore  drammatico  conviene 
qui  ricordare  per  le  singolarissime  sue  doti  di 
concezione  e  di  fattura,  Carlo  Bertolazzi  (1870). 
Laureatosi  in  legge  poi  datosi  al  giornalismo, 
fu  ben  presto  sedotto  dai  fascino  del  teatro,  cui 
già  a  26  anni  dava  La  maschera,  commedia  in 
3  atti  in  Italiano;  le  tenner  dietro,  pure  in  Ita- 
liano, Il  disastro  di  Roccamare,  scritta  nel  '97 
collaborazione  con  Giovanni  Pozza,  Il  successore 
(1898),  Sotto  la  neve  (1900),  La  casa  del  sonno 
(1902),  e  Lulù  (1903). 

Più  che  le  commedie  in  italiano,  han  contri- 
buito alla  sua  fama  le  sue  commedie  dialettali. 
[El  Glarinet  (in  collaborazione  col  Pozza,  1897,  in  milanese), 
Retrobottega  (1897)  in  milanese,  La  gibigianna  (1898)  in  mi- 
lanese, L'amigo  de  tuti  (1899)  in  veneziano,  L'Egoista  (1901) 
in  veneziano].  In  esse  viva  la  riproduzione  dell'am- 


La  drammatica.  333 

biente,  fortemente  disegnati  i  caratteri,  dramma- 
tica, appassionante,  avvincente  l'azione,  profonda 
l'analisi,  rapida  ed  evidente  la  sceneggiatura, 
vivacissima  e  spontanea  la  forma. 

Più  che  un  teatro  dialettale  bolognese,  c'è  la 
commedia  bolognese  di  Alfredo  Testoni,  il 
quale  ha,  dicemmo,  ottenuto  notevoli  successi 
anche  nella  commedia  italiana  di  genere  bril- 
lante. 

A  Roma  Giggi  Zanazzo  scrive  commedie  in  ver- 
nacolo; a  Napoli  scrivono  per  il  teatro  dialet- 
tale :  Salvatore  di  Giacomo,  di  cui  fra  gli  altri 
lavori  drammatici  son  preferiti:  'O  vuto  in  col- 
laborazione con  G.  Gognetti  e  A  San  Francisco; 

Francesco  Starace,  autore  di  'O  guaglione, 
Mala  vita,  Gnesella,  e  d'una  riduzione  per  le 
scene  del  Paese  di  Cuccagna  romanzo  di  M. 
Serao; 

V.  di  Napoli  Vita,  autore  di  molte  riduzioni 
e  di  commedie  allegre  fra  le  quali  eccelle  'Na 
luna  'e  mele; 

Gaspare  di  Martino  con  'Na  mala  sciorta  e 
Mariuccella,  e  A.  Borelli  con  'O  buono  marito 
fa  a  bona  mogliera.  Anche  in  Sicilia  fiorisce 
la  commedia  di  costumi  locali,  scritta  in  dia- 
letto ma  con  intenti  artistici  da  Giovanni  Verga 
(Cavalleria  rusticana),  da  Luigi  Capuana  (1839), 
Malia),  e  dal  valente  poeta  vernacolo  Nino  Mar- 
toglio  (Nica). 

11  libretto  d'opera,  questa  Cenerentola  dell'arte 
drammatica,  par  destinato   ora   a   migliori   vi- 


334  La  letteratura  dell'oggi. 

cende;  e  vi  contribuisce  il  nuovo  indirizzo  della 
musica,  che  ogni  giorno  più  la  spinge  ad 
essere  efficace  e  sincera  interprete  delle  pas- 
sioni che  s' agitan  sulla  scena,  additandole 
come  meta  la  perfetta  fusione  della  parola  con 
la  musica,  l'unificazione  del  poeta  col  maestro, 
come  s'è  avuta  con  Wagner  in  Germania,  con 
Arrigo  Boito  in  Italia. 

Migliori  fra  i  librettisti  sono:  Ferdinando  Fon- 
tana, Arturo  Golautti,  già  nominati,  Luigi  II- 
Uca  (1857),  Ruggero  Leoncavallo,  esimio  musi- 
cista, e  specialmente  Giuseppe  Giacosa,  e  Arrigo 
Boito,  (1842),  illustre  compositore,  poeta  e  cri- 
tico musicale,  di  cui  ricordiamo  Falstaff,  mu- 
sicato da  Verdi,  Meflstofele,  di  cui  egli  stesso 
compose  la  musica,  e  il  Nerone,  opera  d'arte 
letteraria  notevole,  che  fa  vieppiù  desiderata  la 
promessa  opera  d'arte  musicale. 


§  II. 

La  prosa. 

Il  romanzo  —  I  romanzi  d'intreccio  —  Il  romanzo  storico  — 
Il  romanzo  psicologico-manzoniano  —  Il  romanzo  della 
vita  giornaliera  —  Il  romanzo  realista  -  Il  romanzo 
dannunziano  —  Poligrafia. 

La  Storia  —  La  storia  letteraria  —  La  critica  letteraria  — 
Il  culto  di  Dante  —  La  storia  civile  —  Le  Mémoires  — 
La  critica  filosofica  —  La  filosofia  positivista  e  raziona- 
lista —  L'estetica  —  La  filologia,  la  linguistica  compa- 
rata —  L'eloquenza. 

La  letteratura  scientifica  —  La  filologia  e  l'antropologia  — 
La  psicologia  patologica  e  criminale. 

Il  giornale. 

Nella  prosa  nostra  la  prima  forma  che  eon- 
vien  considerare  é  quella  del  romanzo  (I),  per- 
chè esso  più  direttamente  si  rilega,  quale  è 
concepito  oggi,  alla  poesia  in  generale,  e  in 
particolare  alla  drammatica;  questa  ha  sul  ro- 
manzo la  superiorità  di  essere  un  racconto  in 


(1)  Indico  col  termine  generico  di  romanzi,  anche  i  rac- 
conti e  le  novelle,  perchè,  tramontata  ormai  la  novella  ro- 
mantica, questi  componimenti  non  differiscono  più  tra  loro 
che  per  l'ampiezza  dello  svolgimento,  né  convien  tenerli 
distinti,  come  non  si  classificano  in  diverse  categorie  le 
opere  drammatiche  a  seconda  del  numero  degli  atti. 


336  La  letteratura  dell'oggi. 

azione,  mentre  il  romanzo  ha  quella  dell'ana- 
lisi diffusa  dei  fatti  materiali  e  psicologici;  ma 
ambedue  si  rivolgono  alle  medesime  facoltà  del 
pubblico  ed  hanno  nell'autore  le  stesse  fonti. 

Il  primo  romanzo  moderno  italiano  fu  Le  ultime 
lettere  di  Jacopo  Ortis,  perchè  con  esso  tornano 
nell'arte  la  vita  e  la  passione,  che  ne  erano 
esulate  nel  '700,  con  esso  si  rinnova  lo  studio 
profondo  dell'anima  umana;  il  quale  studio, 
condotto  con  mirabile  e  finissima  arte  ne*  Pro- 
messi  sposi,  ha  finito  per  essere  il  solo  fonda- 
mento del  nostro  romanzo,  si  per  la  caratteri- 
stica tendenza  analitica  della  odierna  letteratura, 
si  per  l'influsso  del  romanzo  francese. 

I  Romanzi  d'intreccio  hanno  ormai  fatto  il 
loro  tempo,  e  con  essi: 

Anton  Giulio  Barrili  (1836)  savonese,  fecon- 
dissimo romanziere,  di  ricca  fantasia,  dotalo 
d'una  forma  più  rapida  e  chiara  che  corretta, 
che  ha  offerto  colle  sue  opere,  per  molti  anni, 
un'ottima  e  sana  lettura  ai  giovini  italiani. 

Meglio  resiste  Salvatore  Farina  (1846)  sardo  ; 
laureatosi  dottore  in  legge  si  dedicò  invece  subito  alle  let- 
tere e  ha  dal  1869  ad  oggi  dato  alle  stampe  più  che  trenta 
romanzi  de'  quali  ebbero  maggior  lode  II  tesoro  di  Donnina 
(1878),  Amore  bendato  (1874),  Fante  di  picche,  Dalla  spu- 
ma del  mare,  Amore  ha  cent1  occhi,  Mio  figlio,  Il  signor  Io, 
Oro  nascosto,  che  insieme  a  parecchi  altri,  furon  tradotti  e 
ripetutamente  editi  in  Francia,  nel  Belgio,  in  Ispagna,  in 
Olanda,  in  Danimarca,  in  Svezia,  nell'America  del  Nord,  in 
czeco,  in  boemo,  in  russo. 

La  popolarità,  che  questo  fecondissimo  scrii* 


//  romanzo.  337 


tore  ha  conquistata  anche  all'estero,  è  dovuta 
in  gran  parte  air  intreccio  semplice,  all'azione 
interessante  e  disinvolta  dei  suoi  romanzi;  essi 
offrono  modello  di  uno  studio  psicologico  sem- 
plice e  onesto,  presentano  tipi  spontanei,  dipin- 
gono affetti  intimi,  con  una  piacevol  punta  di 
umorismo  e  con  un'onestà  d'intendimenti,  che 
fa  deplorare  che  il  nostro  palato,  assuefattosi 
a  sapori  pepati  e  spesso  malsani,  disdegni  or- 
mai quel  cibo  sano  e  frugale. 

Coltivò  lo  stesso  genere  Edoardo  Arbib,  [1840] 
più  noto  come  giornalista  e  deputato.  Bell'e- 
sempio di  forza  di  volontà  operosa,  l'Arbib,  che 
da  correttore  di  stampa  a  7  lire  la  settimana  è 
salito  col  suo  lavoro  ad  ottima  posizione  sociale, 
ha  anche  scritto  alcuni  romanzi  che  furono  al 
tempo  loro  letti  e  gustati  (Il  Tenente  Riccardo, 
Le  tre  Contesse,  Guerra  in  famiglia,  Dopo  il 
congedo,  Mogli  oneste,  Catone). 

Umorista,  poeta  lirico  e  drammatico,  roman- 
ziere fu  anche  Achille  Giovanni  Cagna  [(1847), 
vercellese,  autodidatta,  si  conquistò  la  cattedra  in  lettere  in 
quello  stesso  istituto  donde  era  stato  espulso  come  scolaro 
deficiente;  scrisse,  oltre  a  numerose  commedie:  Povera  cetra 
e  Serenate  versi  (1871),  e  molti  romanzi:  Tempesta  sui 
fiori,  Racconti  umoristici  (1869),  Un  bel  sogno,  Bozzetti 
intimi  (1871),  Provinciali,  Noviziato  di  sposa,  Alpinisti 
ciabattoni,  La  rivincita  dell'  amore  (1888),  Quando  amore 
spira  (1894)]. 

Con  Provinciali  s'inizia  e  afferma  l'indole 
letteraria  del  Cagna,  che  fu  dipintore  d'ambiente 
assai  efficace  anche  per  la  vena  d'umorismo  che 
pervade  l'opera  sua. 

Ferrari.  22 


338  La  letteratura  dell'oggi. 

Hanno  ormai  perduto  il  favore  del  pubblico  i  romanzi  a 
fondo  sociale  e  d'intreccio  alla  francese  di  Vittorio  Ber- 
SEZIO  [La  carità  del  prossimo,  Il  debito  paterno,  Aristo- 
crazia, Fiammella  spenta,  Gli  angeli  della  terra,  Il  piacere 
.della  vendetta],  e  i  racconti  vivaci  e  briosi  di  ANTONIO 
CACCIANIGA  [(1823-1908)  trevisano,  emigrato  politico  sotto 
l'Austria,  tornò  in  patria  dopo  il  '66  e  vi  dimorò  sino  alla 
morte.  Scrisse  :  La  vita  campestre,  Le  cronache  del  villaggio, 
Bicordi  di  Treviso,  Il  proscritto.  Il  dolce  far  niente,  Il 
bacio  della  Contessa  Savina,  Villa  Ortensia,  Il  roccolo  di 
sant'Alipio,  Brava  gente,  Feste  e  funerali,  Il  Convento. 
Chiuse  la  sua  nobile  vita  di  scrittore  affettuosamente  con 
Lettere  di  un  marito  alla  moglie  morta]. 

Il  romanzo  storico  è  pure  ormai  sfatato  e 
diede  gli  ultimi  guizzi  con  Raffaello  Giova- 
gnoli  (1838)  e  i  suoi  romanzi  di  soggetto  ro- 
mano, e  Luigi  Gapranica  (1821),  che  s' ispirò  a 
soggetti  medievali. 

Ma  se  è  tramontato  il  romanzo  storico,  non 
fu  però  con  esso  posto  in  oblio  l'esempio  che 
il  Manzoni  lasciò  di  un'  analisi  psicologica  so- 
ciale più  che  individuale,  che  mira  airarguta  e 
potente  rappresentazione  di  tutto  un  mondo  o 
una  classe  di  persone,  non  soltanto  alla  idola- 
tria dei  fenomeni  accidentali  del  proprio  io  af- 
fettivo od  erotico.  Dura  dunque  una  scuola 
manzoniana  nella  forma  e  nel  modo  di  conce- 
pire e  svolgere  il  romanzo,  anche  se  fuori  del 
mondo  storico,  anche  se  i  suoi  cultori  hanno 
arricchito  di  nuovi  colori  la  loro  tavolozza,  di 
nuovi  sentimenti  la  loro  anima,  e  han  dipinto, 
carattere  predominante  nel  romanzo  come  nella 
drammatica,  di  preferenza  i  fenomeni  dell'a- 
more. 


Il  romanzo.  339 


A  questa  scuola  psicologica  ed  etica  ad  un 
tempo  appartenne  già  Giovanni  Ruffini  (1807- 
1881),  artista  e  patriota  ad  un  tempo,  uno  tra 
quei,  nostri  valenti  del  periodo  rivoluzionario, 
per  i  quali  scrivere  altro  non  era  che  operare, 
che  non  scrivevano  se  non  quando  «  avevano 
qualcosa  da  dire»,  poi  tacevano,  convinti,  come 
il  Ruffini,  che  «e  ognuno  non  ha  che  una  certa 
quantità  di  roba  nel  sacco,  e  quando  il  sacco 
si  è  vuotato,  se  si  vuol  continuare  a  dire,  non 
si  dice  più  che  parole». 

Una  dolce  ironia  senza  fiele,  un  brio  giove- 
nile,  una  particolare  gentilezza  di  sentimenti  e 
di  analisi  psicologica  pur  non  profonda,  una 
notevole  vivacità  e  verità  di  descrizioni,  illumi- 
nano il  Lorenzo  Benoni  e  più  il  Dottor  Antonio, 
tenerissimo  idillio  scritto  in  inglese,  quando 
l'autore  era  in  Inghilterra  esule  politico,  e  che 
ebbe  per  iscopo  di  far  conoscere  sotto  una  luce 
simpatica  e  in  modo  interessante  l'Italia,  allora 
uscente  dalla  titanica  lotta,  conciliando  alla  sua 
causa  tutte  le  simpatie  dei  cuori  gentili. 

Procedette  sulla  via  segnata  dal  Manzoni 
Emilio  De  Marchi  [(1851-1901)  milanese,  visse  a  Milano 
sempie;  laureato  in  lettere,  insegnò  e  occupò  onorevoli  unici 
scolastici  e  cittadini;  fu  autore  di  liriche, romanzi  e  novelle. 
Il  cappello  del  prete  (1888),  Veto,  preziosa  (1888),  Sotto  gli 
alberi,  Novelle,  Nuove  storie  d'ogni  colore  (1882-1885-1895), 
Demetrio  Pianelli  (1890),  Ar abella  (1895),  Giacomo  V  idea- 
lista (1897),  Col  fuoco  non  si  scherma  romanzo  postumo  (1901)]. 

Ne'  suoi  romanzi  il  De  Marchi  si  rivelò  tosto 
fino  ed  arguto  osservatore  del  vero,  che  ripro- 
dusse con  efficacia  e  semplicità  notevole,  pur^ 


340  La  letteratura  dell'oggi. 

serbandosi  poeta  e  moralista.  Gli  mancò  la  pas- 
sione forte,  non  conveniente  all'indole  sua  di 
letterato  e  di  uomo,  e  fu  troppo  oggettivo  nel- 
l'osservazione, ma  nel  Demetrio  Piattelli,  ottimo 
tra  i  suoi  romanzi,  fu  sommo  dipintore  d*  am- 
biente, in  Giacomo  V  idealista  delineò  un  ca- 
rattere forte  ed  originale,  fortemente  sentito  ed 
espresso. 

Lo  stile  sobrio  e  facile,  la  forma  italiana- 
mente corretta  senza  ricercatezza  accrebbero 
pregio  alle  sue  opere. 

La  scuola  manzoniana  annovera  ancora,  Gino 
Visconti  Venosta  (1832),  e  Camillo  Boito  (1836), 
pure  milanesi,  simpatici  e  cari  novellisti;  il 
Panzacchi,  autore  di  parecchi  racconti,  e  Avan- 
CINIO  AVANCINI  [(1866),  laureato  in  lettere  a  Milano,  dove 
è  insegnante;  autore  lodato  di  liriche  Rime,  (1882),  Il  Ca- 
stello di  Milano,  carme  (1894),  Le  intime  compiacenze,  li- 
riche (1895),  Sul  campo  di  Magenta,  carme  (1895);  e  di  ro- 
manzi e  novelle  :  Novelle  lombarde  (1889),  Amore  e  dolore, 
novelle  (1892),  L'idolo  infranto  (1897),  All'ombra  del  faggio, 
novelle  (1898),  L'oasi  (1901),  I  racconti  dell'allegro  compare, 
novelle  (1901),  La  gaia  vita  (1903),  Polvere  e  ombra,  ro- 
manzo storico  (1908)]. 

Questi  scrittori  tutti  si  radunano  intorno  a 
chi  è  primo  tra  i  romanzieri  italiani:  Antonio 
Fogazzaro  (1842)  (1). 

L'economia  di  quest'opera  non  consente  un 
minuto  esame  della  speciale   indole  del   senti- 


ti) Veggansene  la  vita  e  le  opere  in:   Pompeo  Molmenti: 
Antonio  Fogazzaro,  Hoepli;  Milano  1900. 


Il  romanzo.  34 1 


mento,  religioso  ed  evoluzionista  in  pari  tempo, 
che  appare  in  tutta  l'opera  del  Fogazzaro  e  di 
cui  egli  ha  cercato  di  porre  la  teoria  in  alcuni 
scritti  suoi  d'indole  filosofica  (l).  Per  altro  lato 
se  questo  sentimento  dà  un  particolar  colorito 
ai  romanzi  del  Fogazzaro,  esso  però  non  co- 
stituisce il  loro  maggior  pregio. 

Ricordiamo  quindi  solo  sommariamente  che 
per  una  concezione  severa  dell'ufficio  dell'arte 
che  il  Fogazzaro  ha,  nei  suoi  romanzi,  costan- 
temente rispettata,  si  direbbe  che  i  suoi  perso- 
naggi rappresentino  il  concetto  ch'egli  ha  dei 
sentimenti  informatori  della  nostra  vita,  tra  i 
quali  devono  primeggiare  la  fede,  l'amore  di 
Dio  e  l'altruismo,  cui  tutto  deve  essere  sacrifi- 
cato (Daniele  Cortes);  l'amore  di  due  esseri  è 
vitale  se  è  unione  spirituale  di  due  anime,  no- 
bilitato da  una  forte  volontà,  senza  la  quale 
merita  di  esser  vinto  (Corrado  Siloa,  Edith  in 
Malombra,  Daniele  Cortis  ancora).  Infine  il 
Fogazzaro,  pur  ammettendo  la  fatalità,  nega 
possa  essere  necessaria  e  prestabilita  V  azione 
della  volontà  che  assente  al  male,  consentendo 
invece  che  l'azione  divina  entra  a  determinare 
l'azione  umana. 

Nel  Piccolo  mondo  antico  sono  le  due  parti 
che,  unite,  formerebbero  la  coscienza  ideale: 
Luisa  è  la  volontà  senza  la  fede,  Franco  la 
fede  senza  la  volontà;  due  tipi  opposti  che  s'in- 
contrano e  si  completano  in  un  grande   dolore 


(1)  V.  Ascensioni  umane,  Milano,  Baldini  e  Castoldi  189&- 


342  La  letteratura  dell'oggi. 

e  in  un  grande  entusiasmo:  il  dolore  e  l'entu- 
siasmo patrio. 

Finalmente,  in  Piccolo  mondo  moderno,  Piero 
Maironi  é  il  prodotto  del  rifiorito  amore  tra 
Luisa  e  Franco  e  reca  in  sé  la  fede  dell'uno,  e 
la  volontà  dell'altro,  ambedue  rese  dapprima 
incerte  nel  cozzo  con  le  agitazioni,  le  dubbiezze, 
il  sensualismo,  le  passioni  tutte  della  vita  odier- 
na; trionfanti  infine  nel  sacrificio  di  quell'anima 
che  si  racchiude  fra  le  anguste  mura  d' una 
cella  conventuale. 

Ma  questa  severa  legge  della  vita  non  é  il 
solo  pregio  dell'opera  del  Fogazzaro.  Questa  è 
grande  per  il  suo  valore  sociale,  non  meno  che 
per  l'arte  sanamente  e  modernamente  idealista; 
l'umorismo  v'è  frequente  e  profondo,  ma  non 
improntato  a  soverchia  tristezza,  forti  e  sim- 
patiche le  figure  di  donna,  che  però  direi  non 
avere  fisonomia  italiana,  ben  delineati  i  tipi, 
l'azione  vera  nella  sua  semplicità,  sapientemente 
ordinata  a  favorire  i\  naturale  svolgersi  del 
concetto  morale  o  sociale  che  vivifica  l'opera; 
negli  affetti  è  l'eco  profonda  nell'anima  di  sen- 
timenti talora  comuni  e  famigliari,  tal'altra  forti 
e  passionali,  come  quello  che  conduce  Daniele 
Cor  Uh  all'eroico  sacrifìcio  dell'amor  suo  al  suo 
dovere,  o  come  quello  che  ancora  tien  commosso 
e  profondamente  turbato,  in  Piccolo  mondo  mo- 
derno, l'animo  di  Piero  Maironi,  combattuto  tra 
la  fede  e  la  ragione,  tra  la  religione  della  sua 
anima  e  quella  dei  clericali  «di  tutta  intera  la 
Chiesa  cattolica  da  cui  si  va  ritirando  la   vita, 


Il  romanzo.  343 


dove  tutto  è  antiquato  >;  contrastato  infine  tra 
la  catena,  terribile  nella  sua  indissolubilità,  che 
lo  lega  a  una  demente,  e  la  passione  forte,  ir- 
resistibile che  lo  trascina  verso  Jeanne  Des- 
salle,  che  lo  avvince  a  lei  per  desiderio  dei  sensi 
non  meno  che  dell'anima,  che  gli  fa  provare 
schifo  al  pensiero  del  piacere  senz'amore,  ma 
lo  riempie  dei  fremiti  ansiosi  del  piacere  nell'a- 
more. 

Quella  del  Fogazzaro  è  insomma  un'arte  idea- 
lista senza  esagerazioni,  nobile,  castigata,  de- 
terminata e  salda  ne'  suoi  intendimenti,  cui 
tende  se  non  con  larghissima  fantasia,  con  sem- 
plicità e  verosimiglianza  di  mezzi. 

Mentre  Daniele  Cortis  è  la  più  forte  e  scol- 
pita figura  morale  che  il  Fogazzaro  abbia  tratto 
dalla  sua  profonda  conoscenza  del  cuore  umano, 
e  della  nostra  età.  Piccolo  mondo  antico,  per 
l'intreccio  piano,  per  lo  svolgersi  naturale  degli 
eventi,  per  l' umorismo  mite,  per  il  profondo 
sentimento  della  natura,  è  quello  fra  i  romanzi 
italiani  che  più  s'avvicina  ai  Promessi  Sposi, 
con  questo  di  vantaggio  che  il  Fogazzaro  sente 
l'amore  come  elemento  artistico  di  grande  va- 
lore. 

Piccolo  mondo  moderno  è  romanzo  che  ri- 
mane alquanto  al  disotto  dei  precedenti,  per 
alcuni  difetti  fondamentali,  fra  cui  primo  la 
scarsa  fusione  delle  due  azioni  che  vi  si  alter- 
nano, più  che  intrecciarsi:  quella  che  riguarda 
Piero  come  cittadino  e  uomo  politico  e  la  vita 
delle  piccole  città  di  provincia,  e  quella  che  si 


344  La  letteratura  dell'oggi, 

svolge  dall'amore  tra  Piero  e  Jeanne,  contra- 
stato e  spezzato  dalla  presenza  e  dalla  morte 
della  moglie  di  Piero. 

Nella  lingua  le  mende  di  dialettismo  involon- 
tario, che  si  riscontravano  in  Daniele  Cortis, 
si  son  venute  attenuando  molto,  e  più  forse  sa- 
rebbe stato  se  il  Fogazzaro  non  avesse  intro- 
dotto di  deliberato  proposito  ne'  suoi  due  ultimi 
romanzi  (Piccolo  mondo  antico  e  Piccolo  mondo 
moderno)  con  larghezza  sempre  maggiore  il 
dialetto  come  forma  abituale  di  parlare  di  al- 
cuni personaggi.  Tentativo,  questo,  di  ottenere 
maggior  efficacia  e  più  esatto  color  locale  di 
cui  il  pubblico  dirà  l'opinione  sua. 

Un  recente  cultore  del  romanzo  psicologico  è 
Arturo  Graf  col  suo  Riscatto,  edito  nel  Ì900 
nella  Nuova  Antologia,  poi  in  volume.  Vi  si  in- 
tesse in  forma  autobiografica  la  storia  d'un'ani- 
ma  che  atavicamente  condannata  alla  mania 
suicida,  è  redenta,  pur  riluttante  dall'amore;  di 
autobiografia  il  romanzo  ha  assai  più  che  non 
la  veste  esteriore,  che  molte  pagine  dipingono 
veramente  l'anima  dell'autore  quale  noi  l'abbia- 
mo potuta  penetrare,  traverso  i  suoi  scritti  di 
prosa  e  di  poesia,  di  critica  e  di  creazione  fan- 
tastica. Frutto  di  felicissima  indagine  psicolo- 
gica, vivo  di  interesse,  nella  descrizione  largo, 
sicuro,  scultorio,  il  romanzo  ferma  la  nostra 
attenzione  anche  per  la  forma  sua  cosi  digni- 
tosamente letteraria,  senza  alcuna  pedanteria. 
Certo  l'orecchio  nostro,  ormai  adattatosi  allo 
stile  e  alla  lingua  correnti  e  dimessi  delle  odierne 


IL  romanzo.  345 


scritture  di  carattere  ameno,  prova  dapprincipio 
un'impressione  insueta  che  fa  parer  ricercato 
ciò  che  di  fatto  è  soltanto  corretto  e  puro.  Ma 
si  deve  riconoscere  che  sarebbe  gran  bene  se 
tutti  i  nostri  moderni  scrittori  ci  preparassero 
tale  sorpresa. 

Minori  dei  romanzieri  affini  per  genere  ai  già  nominati 
sono:  Sebastiano  Rumor,  abate,  critico  e  storico,  biografo 
del  Fogazzaro  [Galycanthus  praecox  (1890),  Vittorie  tristi 
(1891),  Canto  di  festa!  (1893),  Sempre  lacrime  (1895),  Via 
smarrita  (1908)];  e  PAOLO  Mattei-Gentili  (1874),  avvocato 
e  giornalista,  direttore  dell'Ateneo,  periodico  letterario-arti- 
stico  e  autore  di  Verso  la  nova  aurora  (1900),  I  cenci  (1901), 
e  Attraverso  il  prisma,  novelle  (1908). 

Il  romanzo  della  vita  giornaliera,  quello  cioè 
che  narra  della  società  nostra  odierna  i  fatti 
psicologici  più  comuni,  gli  avvenimenti  e  le  vi- 
cende mezzane,  in  forma  corrente,  alla  buona, 
più  cercando  di  destare  un  interesse  vivo,  sia 
pure  di  buona  lega,  che  non  un  godimento  este- 
tico o  profonde  emozioni  spirituali,  è  rappre- 
sentato da  Gerolamo  Rovetta  e  da  Enrico  Ga- 
stelnuovo. 

Gerolamo  Rovetta  (1858)  [bresciano,  vissuto  a  lungo 
nel  Veneto,  poi  stabilitosi  a  Milano  da  molti  anni],  oltreché 
autore  drammatico  tra  i  migliori  (1),  è  ottimo  ro- 
manziere. Analizzandone  le  attitudini  letterarie, 
lo  si  direbbe  romanziere  per  la  fantasia  e  com- 
mediografo per  l'arte,  riuscendo  egli  più  efficace 
a  rappresentare  con  evidenza  i  fatti  materiali 


(1)  V.  a  pag.  320. 


346  La  letteratura  dell'oggi, 

che  non  i  morali.  I  suoi  numerosi  romanzi 
Mater  dolorosa,  Ninnoli,  Sott'acqua,  II  processo  Montegù, 
Tiranni  minimi,  Baby,  Il  primo  amante,  la  Baraonda, 
Il  tenente  dei  lancieri,  V  Idolo,  La  signorina,  sono,  a 
volta  a  volta,  semplici  romanzi  cT  intreccio,  di 
ambiente  borghese,  o  satira  civile,  analisi  psi- 
cologica, quadretti  tutto  colore  e  festività. 

Non  si  può  tacere  tuttavia  la  monotona  anti- 
patia dei  più  fra  i  personaggi,  difetto  questo  che 
maggiormente  si  rivela  in  Lagrime  del  prossimo 
e  Tenente  dei  lancieri,  e  che  appare  anche  nella 
produzione  drammatica  del  R..  La  forma  é  ra- 
pida ed  efficace,  la  lingua  non  sempre  purgata 
da  dialettismi  di  costrutto  e  di  parola. 

Mirabile  è  stata  e  dura  la  fecondità  letteraria 
di  Enrico  Gastelnuovo  [(1889),  fiorentino  di  nascita  e 
veneziano  di  dimora,  passò  dal  commercio  al  giornalismo,  da 
questo  a  insegnare  Istituzioni  commerciali  nella  R.  Scuola 
Superiore  di  Commercio  in  Venezia.  Romanzi:  Il  quaderno 
della  zia  (1878),  La  casa  bianca,  Vittorina  (1874),  Lauretta 
(1877)  Il  professor  Romualdo  (1878),  NeUa  lotta  (1880),  La 
contessina  (1881),  Due  convinzioni  (1885),  Filippo  Bussini 
juniore  (1888),  Troppo  amata  (1891),  V  onorevole  Paolo 
Leonforte  (1894),  Nella  bottega  del  cambiavalute  (1895),  Il 
fallo  di  una  donna  onesta  (1897),  I  coniugi  Varedo  (1899), 
Nozze  a"  oro  (1903);  racconti:  Racconti  e  bozzetti  (1872), 
Alla  finestra  (1876),  Sorrisi  e  lacrime  (1882),  Reminiscenze 
e  fantasie  (1886),  Prima  di  partire  (1890),  In  balìa  del 
vento  (1898),  Natalia  (1899),  Il  ritorno  dell' Aretusa  (1901). 

Tutta  l'opera  di  questo  simpatico  scrittore  è 
rivestita  d'un  pregio  notevole  di  castigatezza  ed 
onestà  che  la  ravvicina  a  quella  di  Anton  Giulio 
Barrili,  Quantunque  qui  la  tendenza  all'analisi 


//  romanzo.  347 


psicologica  sia  più  spiccata  che  nel  romanziere 
savonese,  pure  il  frutto  non  n' è  profondo,  e  i 
personaggi,  veri  e  ben  dipinti,  non  escono  dal 
novero  dei  comuni  attori  nella  vita  quotidiana. 
Vivo  é  Tinteresse  e  la  lettura  piacevole  anche 
per  la  forma  facile  e  scorrevole. 

Il  Rovetta  segna  quasi  il  tratto  d'unione  tra 
la  scuola  che  potrebbe  battezzarsi  di  psicologia 
idealista,  e  quella  del  realismo,  o  della  psico- 
logia naturalista,  rappresentata  da  Giovanni 
Verga  (1840,  catanese).  Questo  scrittore  che  fu 
dapprincipio  un  puro  romantico,  s'avviò  al  rea- 
lismo con  Eros  e  II  marito  di  Elena,  e  s'afferma, 
s'individuò  con  /  vinti. 

Nei  primi  due  periodi  egli  ebbe  soggetto  co- 
stante l'amore,  costante  ambiente  il  mondo  dei 
felici  e  dei  gaudenti,  delle  feste  da  ballo,  dei 
teatri,  delle  ville.  Solo  II  marito  di  Elena,  volge 
a  caratteri  sociali  e  all'ambiente  borghese.  Fi- 
nalmente nei  Malavoglia  il  realismo,  che  già 
era  apparso,  quantunque  forse  incosciente,  nelle 
Nocelle,  si  afferma  come  vero  metodo  artistico. 
Per  esso,  compito  dell'artista  essendo  esclusi- 
vamente T  osservazione  diretta  della  vita  reale, 
l'intreccio  perde  importanza,  e  l'azione  si  svolge, 
quasi  normalmente,  tra  gli  infelici,  i  sofferenti, 
i  diseredati  della  società,  con  intendimenti  al 
tutto  sociali. 

Nel  romanzo  del  Verga  l'ambiente,  sempre 
siciliano,  è  vigorosamente  dipinto,  men  chiari 
e  spiccati  son  forse  i  singoli  personaggi  ;  lo  stile 
è  nervoso,  a  scatti,  a  reticenze,  la  forma  deli- 


348  La  letteratura  dell1  oggi. 

beratàmente  ricca  di  dialettismi  di  costrutto  e 
di  parola. 

[Altre  opere  del  Verga,  oltre  le  già  citate,  sono:  Storia 
d'una  capinera,  Eva,  Tigre  reale,  Mastro  don  Gesualdo, 
I  ricordi  del  capitano  d'Ara,  Vita  dei  campi,  ecc.]. 

Segue  i  canoni  realistici  Luigi  Capuana  (1839), 
siciliano  anch' egli;  critico,  romanziere  [Profumo, 

La  sfinge,   Il  marchese  di   Boccaverdina,   Il  benefattore, 

Giacinta],  novelliere  e  scrittore  di  fiabe  [Cera  una 
volta....  Il  racconta  fiabe,  Storia  fosca,  Fumando,  Le  appas- 
sionate, Le  paesane,  Nuove  paesane,  Fausto  Bragia  e  altre 
novelle,  Anima  a  nudo,  ecc.],  il  Capuana  ha  portato 
nei  suoi  scritti  una  nota  personale  derivata  dalla 
sua  fede  nelle  scienze  spiritiche. 

Federico  de  Roberto  (1861)  è  ancor  troppo 
giovine  all'arte*  perchè  si  possa  affermar  defi- 
nitivo il  benevolo  giudizio  che  le  sue  prime 
opere  paiono  meritare;  certo  egli  ha  una  per- 
sonalità artistica  assai  fortemente  disegnata, 
cosi  nei  suoi  romanzi  di  costumi  e  d'ambiente 
siciliano  [L1 Illusione  -  1  Viceré],  come  nel  vo- 
lume di  critica  letteraria  su  Giacomo  Leopardi, 
e  in  quel  libro  di  profonda  indagine  filosofica 
e  psicologica  che  s'intitola  L'Amore. 

Tra  i  minori  di  questa  scuola  noteremo  Ni- 
cola Misasi  e  Domenico  Ciampoli  [1852]  illu- 
stranti tipi  e  costumi  calabresi  l'uno,  e  abruz- 
zesi l'altro. 

Il  Ciampoli,  critico  e  romanziere,  traduttore  di  molte  opere 
straniere,  cultore  della  letteratura  slava,  ha  pubblicato,  oltre 
alle  opere  critiche  e  alle  traduzioni,  romanzi  :  Diana  (1884), 
Boccamarina  (1889),  L'invisibile  (1897),  San  Giorgio  (1898)  ; 


//  romanzo.  349 


novelle:  Floridi  monte  (1878),  Fiabe  abruzzesi  (1889), Rac- 
conti abruzzesi  (1880),  Trecce  nere  (1882),  Fra  le  selve  (1890), 
li  Pinturicchio  (1894). 

Vogliono  menzione  a  parte,  per  la  loro  fiso- 
nomia  affatto  particolare,  due  romanzieri,  d'in- 
dole molto  affine,  quantunque  si  sian  venuti 
per  via  discostando  l'uno  dall'altro. 

Gabriele  D'Annunzio  è  in  Italia  il  creatore  e 
quasi  il  solo  rappresentante  della  psicologia 
egotista  nel  contenuto,  dell'estetismo  nella  forma. 

Intendesi  per  estetismo  della  forma  la  ricerca 
d'una  forma  seducente,  affascinante,  voluttuosa, 
d'un' efficacia  plastica,  ottenuta  oltreché  con  lo 
stile  e  con  le  immagini,  con  la  scelta  delle 
parole.  Intendesi  per  psicologia  egotista  quella 
che  procede  all'analisi  non  degli  stati  dell'anima 
moderna,  ma  della  successione  psicologica  de- 
gli stati  d'animo  d' un  solo  e  stesso  io,  do- 
minato nei  libri  del  D'Annunzio  da  una  teoria 
spirituale,  se  cosi  é  lecito  dirla,  morbosa,  d'ecce- 
zione, antisociale,  che  si  manifesta  in  tre  modi  : 
sensuale,  sentimentale,  intellettuale,  ai  quali  nel- 
l'opera del  D'Annunzio  dovrebber  corrispondere 
tre  cicli  di  romanzi  :  della  Rosa  (sensuale),  del 
Giglio  (sentimentale),  del  Melagrano  (intellet- 
tuale). 

Il  Ciclo  della  Rosa  comprende  i  romanzi  già  \ 
pubblicati  che  s'intitolano  Piacere,  L'Innocente,  j 
Il  Trionfo  della  Morte  ;  al  Ciclo  del  Giglio  ; 
appartengono  Le  Vergini  delle  Rocce,  edito,  e  } 
futuri  La  Grazia  e  L'Annunciazione  ;  al  Ciclo  l 
del  Melagrano,  Il  Fuoco,  edito,  e  futuri  //  Do-  ) 
natore,  Il  Trionfo  della  vita. 


350  La  letteratura  dell'oggi. 

Discutere  la  dottrina  psicologica,  dimostrarla, 
come  fu  detta,  eccezionale,  antisociale,  falsa,  non 
conviene  né  alla  mole  né  air  indole  di  questa 
opera  ;  basterà  dirne  il  carattere,  che  è  il  trionfar 
del  sensualismo,  carnale,  sentimentale  o  arti- 
stico, dell'individuo,  sopra  tutti  i  doveri  morali 
e  sociali  che  Y  uomo  odierno  riconosce  ed  ac- 
cetta, anche  quando  non  li  pratica. 

Ma  la  dottrina  potrebbe  esser  falsa,  esiziale 
se  praticata  dagli  uomini,  e  vivere  robusta  e  po- 
tente l'opera  d^arte;  tale  apparve  dapprincipio 
l'opera  dannunziana  e  parvero  e  furono  figure 
fortemente  scolpite,  per  quanto  ritraenti  nature 
degenerate,  morbose  e  illogiche:  Andrea  Sperelli 
«  l'ideai  tipo  del  giovin  signore  del  secolo  XIX  > 
nel  Piacere,  spirito  essenzialmente  formale,  di 
finissimo  gusto  estetico,  natura  eminentemente 
sensuale  che  nell'amore  riacquista  unità  di 
forze,  vigoria  d'azione;  Tullio  Hermil,  V Inno- 
cente, volubile,  freddamente  analitico,  multa- 
nime,  nell'alternante  predominio  del  pensiero 
sull'azione,  della  sensualità  violenta  sul  pen- 
siero; Giorgio  Aurispa,  dominato,  nel  Trionfo 
della  morte,  dal  bisogno  di  trovare  la  felicità 
nel  possesso  d'un'altra  creatura,  ma  sempre  tor- 
mentato dal  dubbio  di  non  essere  amato  com- 
pletamente, quindi  morbosamente  geloso,  fino  a 
quello  spasimo  di  sensualità  e  di  gelosia  che 
lo  trascina  ad  uccidere  Ippolita,  la  donna  amata. 

Oggi  non  pare  che  l'arte  del  D'Annunzio  ro- 
manziere si  sia  serbata,  anche  a  giudizio  dei 
più,  quale  ella  era  all'inizio. 


Il  romanzo.  351 


Nella  fattura  il  D'Annunzio  é  venuto  esage- 
rando le  sue  caratteristiche  sino  a 'trasformarle 
talora  in  difetti  o  in  affettazioni;  la  mancanza 
della  descrizione  d'ambiente,  destinata  a  lasciar 
campeggiare  il  protagonista  superuomo,  che  non 
era  nel  Piacere,  ma  s'è  venuta  manifestando  già 
dall'Innocente  in  poi,  ha  generato  la  monoto- 
nia, trasformando  il  romanzo  in  un  monologo, 
in  un  soliloquio  continuo,  in  cui  ormai  non  si 
scorge  più  questo  o  quel  protagonista,  ma  l'au- 
tore stesso  .abbandonato  ad  una  costante  esal- 
tazione ed  adorazione  del  suo  io  morale  e  fisico, 
della  sua  dottrina  di  vita,  come  nelle  Vergini 
delle  Rocce  e  nel  Fuoco  ;  l'intreccio,  il  contenuto 
psicologico,  la  rappresentazione  scompaiono  a 
poco  a  poco  entro  i  viluppi,  i  labirinti,  le  di- 
vagazioni anatomiche  di  un  solo  dramma  inte- 
riore; il  dialogo  perde  colore,  vibratezza,  effi- 
cacia, che  anch'esso  non  è  più  destinato  a  far 
procedere  una  qualsiasi  azione,  ma  a  dipingere 
stati  dell'animo.  Ora  questo  studiar  l'uomo 
«  modello  del  mondo,  direttamente,  senza  tran- 
sposizione alcuna»,  nella  continuità  dunque 
d'un'esistenza  individua,  potrà  essere  forse  og- 
getto di  scienza,  ma  cessa,  per  la  soppressione 
quasi  assoluta  della  favola,  di  fornire  argomento 
ad  un'opera  d'arte,  tanto  più  quando  questo  se- 
dicente studio  naturale,  che  dovrebbe  esser  con- 
dotto senza  preconcetto  alcuno,  s'aggira  invece 
intorno  ad  un  personaggio  non  vero,  ma  arti- 
ficialmente fatto  di  filosofia  individualista,  di 
psicologia  e  di  psichiatria. 


352  La  letteratura  dell'oggi. 

Pur  nella  forma  i  pregi  si  van  traducendo  a 
poco  a  poco  in  difetti.  Lo  stile,  un  tempo  forte- 
mente rappresentativo,  s'è  fatto  più  spesso  mo- 
noritmo, uniforme,  rigido,  agghiacciante.  Alla 
rappresentazione  calda  dei  fatti,  anche  se  psico- 
logici, s'è  sostituita  un'analisi  patologica  svol- 
getesi in  aridi  e  sillogistici  ragionamenti,  e  le 
descrizioni,  un  di,  come  nel  Piacere,  nel  Trionfo 
della  morte,  in  alcune  pagine  delle  Vergini  delle 
Rocce,  sapientemente  trattate  e  utili  a  rompere 
la  monotonia  dell'analisi  e  della  narrazione,  si 
son  fatte  più  rade  e  han  perduto  di  naturalezza, 
esagerando  anche  lo  sforzo  di  limitarsi  ad  es- 
sere riproduzione  impassibile  della  natura  ;  i 
periodi  son  divenuti  troppo  spesso  incalzantisi 
l'un  l'altro,  con  ripetizioni  continue,  stucchevoli, 
frequentemente  inutili. 

La  lingua  stessa'  che  fu ,  e  rimane  in  gran 
parte,  il  maggior  pregio  del  D'Annunzio,  frutto 
di  diuturno  studio  di  tutte  le  agili  movenze  e 
l'efficacia  significativa  dei  nostri  secoli  aurei,  e 
opera  un  tempo  di  squisito  cesello  che  intar- 
siava pure  bellezze  classiche,  restituendo  con 
particolar  efficacia  alle  parole  il  lor  significato 
primitivo,  e  cercando  nell'armonia  de'  suoni  la 
musica  delle  idee,  è  divenuta,  o  pare,  oggi,  nella 
prosa  come  nella  drammatica  e  nella  lirica, 
un'affettazione,  un'ostentazione  di  singolarità. 
Essa  é  ormai  più  ch'altro  una  maniera,  poco  dis- 
simile da  quella  preziosità  che  è  stata  rimessa 
in  voga  dai  Parnassiens  francesi,  i  quali  voller 
convertito  il  poeta  in  orafo  e  niellatore  acuto  e 


//  romanzo.  353 


paziente,  e  dopo  loro  dai  simbolisti  che  nella 
parola  non  cercano  più  il  pensiero,  ma  «  de  la 
musique  avanl  toute  chose,  de  la  musique  en- 
core  et  toujours!  »' 

Enrico  Annibale  Butti  [(1868)  milanese,  critico  dap- 
principio (Né  odi  né  amori),  si  dedicò  poi  al  teatro  e  al  ro- 
manzo. Scrisse:  L'automa  (1892),  L'anima  (1894),  L'immo- 
rale, racconto  (1889-95),  L'incantesimo  in  due  parti:  La  sirena 
(1897),  La  chimera  in  preparazione],  è  certo  partito 
dall'ammirazione  e  dall'imitazione  del  genere 
di  Gabriele  D'Annunzio,  quantunque  oggi  egli 
non  voglia  esser  detto  dannunziano.  Iniziò  la 
sua  opera  letteraria  con  Automa,  Tesarne  d'un 
caso  di  psicologia  morale,  o  meglio  di  patologia 
della  volontà  soggiogata  e  distrutta  dalla  sen- 
sibilità e  dall'  intelligenza  ;  in  Anima  egli  ha 
accennato  già  a  volgersi  a  quel  neo-misticismo, 
cui  l'anima  sua  oggi  deliberatamente  inclina. 
Senza  giungere  —  per  ora  —  all'estremo  di 
J.  A.  S.  Symonds,  che  affermava  il  Butti  esser 
destinato  a  divenire  il  più  gran  genio  letterario 
del  suo  paese,  è  innegabile  che  egli  è  venuto 
maturando  la  sua  arte,  allargando  il  campo 
della  sua  osservazione  psicologica,  attenuando 
quella  deliberata  trascuranza  dell'ambiente,  che 
notai  in  chi  gli  fu  un  tempo  caposcuola,  e  av- 
vivando la  lingua  e  lo  stile  di  nuova  forza  con- 
seguita con  costante  studio  della  forma  classica 
nostra  ;  come  è  innegabile  che  le  qualità  di  dram- 
maturgo che  egli  possiede,  rendono  anche  il 
suo  romanzo  più  mosso,  più  vissuto. 

Sulla  via  tracciata  dal  D'Annunzio  e  con  più 

Ferhari.  23 


354  La  letteratura  dell'oggi. 

di  fedeltà  del  Butti,  si  muove  oggi  Ugo  Oietti 
(Le  vie  del  peccato,  Il  gioco  dell'  amore,  Il  vecchio)  e  per 
la  stessa  via,  prima  del  D'Annunzio,  s'avviò, 
ma  s'arrestò  presto,  Alberto  Pisani  Dossi,  in 
arte  Carlo  Dossi  [1849],  che  con  la  Desinenza 
in  A,  il  Regno  dei .  Cieli,  e  la  Vita  di  Alberto 
Pisani,  deliziosa  biografia  de'  primi  anni,  rivelò 
specialissime  attitudini  di  psicologo,  in  uno 
stile  pittorico  e  nervoso,  ma  in  una  lingua  cui 
nocque  la  stranezza  di  innovazioni  nella  orto- 
grafìa e  nella  scelta  delle  parole. 

Romanzieri  minori  sono:  Ugo  Valcarenghi  (1860),  che 
ebbe  alquanta  voga  a  Milano,  oggi  è  quasi  dimenticato  (Co- 
scienze oneste,  I  Retori,  Marie,  Spergiuro,  Sotto  la  croce, 
Distruzione,  Baci  perduti);  Carlo  D ADONE  (1864,  Torino) 
autodidatto,  che  prima  scrisse  racconti,  novelle,  romanzi  sotto 
il  pseudomino  di  Ugo  di  San  Lery,  per  un  periodico  cleri- 
cale di  Torino,  poi  collaborò  con  strani  racconti  alla  Dome- 
nica del  Corriere  e  aUa  Lettura,  ora  ha  pubblicato  un  ro- 
manzo Come  presi  moglie,  di  carattere  umoristico,  non  sprov- 
visto di  brio,  ma  poco  corretto  nella  forma;  Silvio  Pagani 
(1867,  Milano),  autore  di  un  romanzo  psicologico,  Vassal- 
laggio (1893),  e  di  azioni  drammatiche  di  genere  simbolico. 

Poligrafia  dovrebbesi  intitolare,  per  mancanza 
d'altro  termine  adatto,  la  forma  di  prosa  nella 
quale  è  maestro  uno  tra  i  nostri  maggiori  scrit- 
tori di  prosa,  Edmondo  de  Amicis  [1846]  ligure 
di  nascita  e  piemontese  di  dimora. 

[Pagine  sparse,  Ritratti  letterari,  Fra  scuola  e  casa, 
Il  vino,  Ai  ragazzi,  La  carrozza  di  tutti,  Ricordi  d'in- 
fanzia e  di  scuola,  Memorie,  Speranze  e  glorie,  ecc.  Ricordi 
di  Londra,  Ricordi  di  Parigi,  Spagna,  Marocco,  Olanda, 


Poligrafia.  355 


Costantinopoli,  AUe  porte  d'Italia,  Le  tre  capitali  (Torino, 
Firenze,  Roma),  Vita  militare,  Il  romanzo  d'  un  Maestro, 
Gli  amici,  Cuore,  Novelle,  ecc.]. 

Manzoniano  nell'arte  e  nel  sentimento,  egli 
non  è  tale  al  tutto  anche  nella  forma,  abitual- 
mente più  colorita,  non  forse  sempre  altrettanto 
efficace  e  precisa  quanto  quella  del  Manzoni. 
Il  De  Amicis  ha  dato  prova  della  più  feconda 
vena,  della  più  versatile  intelligenza,  della  più 
nobile  moralità  d'intendimenti,  proveniente  e 
rafforzata  da  un  intimo  ottimismo,  da  un'inpata 
ed  espansiva  bontà  di  cuore,  che  appunto  per 
la  sua  esuberante  espansività  ha  finito  per  sem- 
brare a  taluno  persino  ostentata.  Cosi  nei  Boz- 
zetti militari  parve  troppo  idealizzato  il  tipo  del 
soldato,  negli  Amici,  nel  Cuore,  nella  Carrozza 
di  tutti,  il  sentimento  parve  talvolta  degenerare 
in  sentimentalismo. 

Il  De  Amicis  manca  forse  di  quelle  speciali 
qualità  che  formano  il  romanziere;  in  lui  il 
pensatore,  il  filosofo  d'una  mite  filosofia,  quella 
del  cuore,  l'osservatore  della  realtà,  soverchiano 
di  troppo  le  facoltà  fantastiche  creative;  egli 
non.  ci  ha  quindi  dato  romanzi,  ma  bozzetti, 
novelle,  libri  di  viaggio,  pagine  fine,  delicate, 
di  una  cara  freschezza,  come  il  capitolo  sulle 
sorelle  degli  amici,  o  i  ricordi  d'infanzia  e  di 
scuola;  di  potente  efficacia  come  la  descrizione 
di  un  duello  nel  capitolo  delle  amicizie  rotte, 
o  squarci  di  morale  divulgata  e  amenizzata; 
di  osservazione  arguta,  ma  non  subordinata  ad 
una  sintesi  veramente  efficace;  si  direbbe   che 


356  La  letteratura  dell'oggi. 

spesso,  come  nella  Carrozza  di  tutti,  e  in  alcuni 
altri  recenti  suoi  scritti,  il  De  Amicis  abbia 
voluto  darci  l'illusione  di  un'attività  sintetica 
nostra,  fìngendosi  oggettivo  relatore  dei  fatti 
che  cadon  sotto  i  suoi  occhi,  perché  noi  pos- 
siamo distillare  un  succo  di  moralità  dai  freschi 
e  saporosi  frutti  della  sua  osservazione. 

Non  si  saprebbe  affermare  duratura  la  vita 
di  quelli  fra  i  suoi  scritti  che  ebbero  maggior 
voga,  i  viaggi,  e  pare  il  fatto  confermi  già  oggi 
tale  previsione;  né  più  sembra  potersi  affermare 
al  tutto  spontanea  la  forma  colorista  di  lui;  ma  è 
innegabile  nel  De  Amicis  la  freschezza  della 
concezione  e  delie  immagini,  l'operosità  co- 
scienziosa, l'ideale  immacolato  ed  alto,  l'abbor- 
rimento  da  quanto  è  licenzioso  e  volgare,  la 
maestria  del  periodare  largo,  descrittivo,  sedu- 
cente, convincente,  la  perfezione,  o  quasi,  della 
lingua  che  raggiunge  una  proprietà  di  vocaboli 
meravigliosa  in  chi  come  il  De  Amicis  non  è 
toscano,  né  in  Toscana  ebbe  dimora. 

Ancora  tra  gli  scritti  del  De  Amicis  sono 
notevoli  molte  e  molte  pagine  di  Speranze  e 
glorie,  ricche  di  un  fare  largo  e  potente,  come 
in  quella  meravigliosa  visione  che  fantastica- 
mente compendia  la  lunga,  gloriosa,  leggenda- 
ria epopea  garibaldina.  In  questo  stesso  libro 
voglionsi  notare  alcuni  dei  discorsi  di  indole 
sociale  in  esso  contenuti  che  mostrano  1*  evo- 
luzione politica  del  De  Amicis,  non  meno  che 
l'evoluzione  spirituale  in  lui  compiutasi.  Anche 
qui  si  rivela  il  suo   ottimismo,  la   sua   innata, 


La  storia.  357 


intima  bontà,  rivoltasi  nelle  ultime  opere  (Sul- 
l'oceano,  Memorie,  La  carrozza  di  tutti)  a 
considerare  con  profondo  compatimento  le  sof- 
ferenze dei  diseredati  e  dei  miseri,  indagan- 
done le  cause  e  studiandone  i  rimedi,  più  con 
la  squisita  sensibilità  di. un  filosofo  umanitario, 
che   con  praticità   di  dottrine  sociologiche. 

La  Storia. 

Il  larghissimo  sviluppo  dato  ai  di  nostri  alle 
ricerche  storiche  minuziose  ed  accurate,  il  me- 
todo scientifico  fattosi  ogni  giorno  più  rigida 
norma  in  ogni  ramo  di  studio,  in  ogni  genere 
di  ricerca,  l'immenso  materiale  che  s'è  venuto 
e  si  viene  ogni  di  più  accumulando,  la  con- 
vinzione in  fine  che  non  c'è  fatto,  per  quanto 
limitata  ne  sia  l'importanza  individuale,  che 
non  possa  contribuire  a  determinarne  altri 
molto  maggiori  nel  loro  giusto  valore,  di  che 
l'esperienza  recò  la  conferma  con  l'aspetto 
nuovo  che  in  seguito  a  recenti  ricerche  è  ve- 
nuta assumendo  in  molti  punti  la  storia,  lette- 
raria o  civile  che  sia,  tutte  queste  cause  insieme 
hanno  contribuito  a  rendere  sempre  più  rari  i 
tentativi  di  storie,  non  dirò  universali,  ma  anche 
solo  generali.  Se  ne  hanno,  ma  di  carattere 
puramente  scolastico,  compilazioni  di  materiali 
di  prima  mano,  che  non  possono  per  l'indole 
loro,  assurgere  se  non  incidentalmente  al  posto 
di  opere  critiche  originali,  ma  debbono  trar 
pregio  dalla   buona   e   ordinata    compilazione, 


358  La  letteratura  dell'oggi. 


dall'accurata  e  prudente  scelta  del  materiale 
storico,  dall'efficacia  didattica,  insomma. 

Cosi  é  avvenuto  per  la  storia  letteraria  nostra, 
cosi  per  la  storia  civile.  Inoltre  nell'una  e  nel- 
l'altra, accanto  alle  opere  di  carattere  erudito, 
han  preso  posto,  di  recente,  scritti  d'indole 
meno  scientifica,  destinati  a  divulgare  tra  il 
grande  pubblico,  in  forma  più  o  meno  allettante, 
quelle  notizie  che  —  secondarie  e  talora  an- 
che frivole  in  sé  —  pure  contribuiscono  a  far 
conoscere  un'età,  un  fatto,  un  personaggio;  que- 
gli scritti  insomma  di  cui  é  si  grande  copia 
nella  Francia,  che  li  ha  battezzati  col  nome  di 
Mémoires. 

La  Storia  letteraria  ha  avuto  un  cultore  origi- 
nale in  Francesco  de  Sanctis,  di  cui  diremo  tra 
poco  come  fondatore  della  critica  moderna  lette- 
raria in  Italia. 

Iniziò  una  monumentale  Storia  della  lettera- 
tura nostra  con  criteri  scientifici  forse  troppo 
demolitori  di  tutto  che  fosse  tradizionale,  Adol- 
fo Bartoli,  che  ritroveremo  tra  i  critici,  e 
che  fu  dalla  morte  sovrappreso,  pubblicato  il 
settimo  volume  dell'opera  sua  che  trattava  del 
Petrarca. 

Una  buona  Storia  della  letteratura  italiana 
ha  pur  composto  Giuseppe  Finzi;  e  in  essa  — 
quantunque  l'indirizzo  sia  scolastico  —  pur  sono 
pregevoli  per  critica  originale  le  due  parti  del 
Tomo  IV,  che  riguardano  la  letteratura  mo- 
derna e  la  contemporanea,  da  Alessandro  Man- 
zoni al  1895;  e  pur  ricche  di  pregi,  non  ostante 


La  storia  letteraria.  359 

gli  intenti  scolastici,  sono  le  Storie  della  nostra 
letteratura,  di  Alessandro  d' Ancona  e  Orazio 
Bacci,  di.  Felice  Martini  [1852],  e  di  Vittorio 
Rossi. 

Finalmente  l'editore  Francesco  Vallardi  ha 
iniziata  una  Storia  letteraria  d'Italia  scritta  da 
una  società  di  professori,  e  che  riuscirà  certo 
opera  importante,  per  ordinata  e  completa  com- 
pilazione dei  frutti  dell'indagine  critica,  cosi 
attiva  in  questi  ultimi  tempi. 

Ne  sono  editi:  La  letteratura  romana  per 
Carlo  Giussani,  Dante  per  N.  Zingarelli,  Il  Tre- 
cento per  G.  Volpi,  Il  Quattrocento  per  V.  Rossi, 
Il  Cinquecento  per  F.  Flamini,  Il  Seicento  per 
A.  Belloni,  Il  Settecento  per  Tulio  Concari;  at- 
tendono al  periodo  delle  Origini  F.  No'vati,  al 
L'Ottocento  G.  Mazzoni. 

Gli  studiosi  di  lettere  si  sono  inoltre  accinti 
con  mirabile  operosità  alla  critica  letteraria, 
che  ha  subito  in  Italia  una  radicale  trasforma- 
zione ,  auspice  ed  iniziatore  Francesco  De 
Sanctis  [1817-1883].  Egli  nella  sua  Storia  della 
letteratura  e  ne'  suoi  Saggi  critici,  continuò 
ed  allargò  quel  genere  di  critica  che  conside- 
rando il  lavoro  d'arte  come  un  fenomeno  psi- 
cologico, ne  cerca  i  motivi  nell'anima  dello 
scrittore  e  nell'ambiente  del  secolo  in  cui  questi 
visse. 

I  suoi  scolari  e  i  seguaci  della  sua  dottrina 
vennero  a  mano  a  mano  attribuendole  più  ri- 
gido valore  scientifico,  scostandosi  sempre  più 
da  quella  critica  soggettiva,  impressionista,  este- 


360  La  letteratura  dell'oggi. 

tica  che  aveva  spadroneggiato  in  Italia  nella 
prima  metà  del  secolo  XIX. 

Taluni  dei  critici  odierni  si  occupano  ancora 
di  sola  critica  estetica,  ma  sono  i  meno;  i  più 
fra  i  critici  nostri  che  considerano  l'opera  d'arte 
sotto  l'aspetto  estetico,  se  prescindono  dall'am- 
biente morale,  sociale,  politico  in  cui  essa  crebbe, 
tengon  però  presente,  nel  giudicarla,  il  suo  am- 
biente artistico.  Tali  sono:  Giuseppe  Chiarini, 
già  mentovato  tra  i  poeti,  Pompeo  Molmenti, 
[1852],  Domenico  Gnoli,  Enrico  Panzacchi,  pur 
nominati,  il  compianto  Enrico  Nencioni  [1840- 
1896],  fino  conoscitore  delle  letterature  straniere, 
Ferdinando  Martini,  Paulo  Fambri,  e  Alessan- 
dro Ghiappelli  [1857]  in  taluni  suoi  scritti. 

Altri,  considerando  che  l'opera  d'arte  non 
nasce  casualmente,  ma  è  frutto  dell'indole  or- 
ganica e  spirituale  dell'autore,  e  delle  condi- 
zioni sociali,  morali,  intellettuali,  politiche  in 
cui  questi  visse,  o  si  dedicano  a  -ricercar  le 
fonti  individuali  dell'opera  d'arte,  o,  più  avve- 
dutamente, studiano  e  cercano  le  condizioni 
complesse  che  ne  hanno  determinati  i  caratteri; 
ed  è  questa  la  critica  positiva  o  storica. 

Appartiene  a  questa  scuola,  primo  e  massimo, 
Giosuè  Carducci,  che  forse  non  ha  lasciato  in- 
tatto alcun  punto  della  nostra  storia  letteraria, 
tutta  illuminandola  di  una  luce  potente  di  cri- 
tica, dappertutto  spingendo  il  suo  occhio  acuto 
ed  indagatore,  a  tutto  accostandosi  con  una  mi- 
rabile preparazione  erudita,  con  uno  squisito 
senso  .estetico,  con  una  straordinaria  facoltà  di 


La  crìtica  letteraria.  361 

penetrazione  ed  assimilazione  dell'ambiente,  in 
una  forma  meravigliosamente  lucida,  rapida, 
scultoria,  disinvolta  senza  sprezzatura,  nuova 
senza  bizzarria,  toscana  senza  volgarità,  rav- 
vivante senza  pedanteria  e  senza  preziosità 
le  più  limpide  e  fresche  grazie  del  trecento  e 
del  cinquecento. 

Tutti  questi  pregi  si  rispecchiano  in  mille 
scritti,  de'  quali  chi  volesse  citare  i  più  impor- 
tanti dovrebbe  ricordare  i  discorsi  su  Lo  svol- 
gimento della  letteratura  nazionale,  cosi  mi- 
rabili nella  sintesi  potente,  il  libro  sul  Giorno 
del  Parini,  lo  studio  proemiale  alla  nuova  edi- 
zione del  Rerum  Italicarum  scriptores,  ed  altri 
molti. 

Pari  a  lui  stanno,  quantunque  l'opera  loro 
sia  stata  per  quanto  larga  più  limitata  di  quella 
del  Carducci,  Arturo  Graf,  che  imprime  orma 
profonda  e  tutta  personale  nella  critica  come 
nella  lirica,  poiché  a  lui  si  può  applicare  con 
tutto  rigore  ciò  ch'egli  scrive  di  Aurelio  Ranieri, 
il  suo  redivivo,  che  cioè  fantasia  e  ragione  sono 
in  lui  egualmente  operose  ed  autonome,  sicché 
dalla  loro  libera  cooperazione,  favorita  dalla  più 
profonda  e  varia  coltura,  zampilla  una  critica 
vivace,  originale,  dotta  senza  pedanteria,  estetica 
senza  soggettivismo,  nutrita  alle  più  classiche 
fonti ,  esperta  dei  più  moderni  atteggiamenti 
spirituali,  intellettuali,  artistici; 

Alessandro  d'Ancona  [1835],  professore  a  Pisa, 
Adolfo  Bartoli  [1833-1894],  cui  la  morte  troncò 
a  mezzo  il  monumento  maggiore  ch'egli  si  stava 


362  La  letteratura  dell'oggi. 

erigendo  con  la  sua  Storia  della  Letteratura.  A 
questi  seguon  molto  da  presso  Francesco  d'Ovi- 
dio [1849],  professore  a  Napoli,  Pio  Raina,  [1849], 
Isidoro  del  Lungo  [1841],  e  Pasquale  Villari 
[1827],  professori  a  Firenze.  Dietro  a  questi 
maggiori,  dei  quali  taluni,  come  il  Villari  e  il 
Del  Lungo,  han  recato  larga  luce  alla  critica 
letteraria  anche  coi  loro  studi  di  storia  civile, 
intorno  al  Maeehiavelli  e  al  Savonarola  per  il 
Villari,  e  intorno  a  Dino  Compagni  per  il 
Del  Lungo,  viene  una  lunga  e  valente  schiera. 
V'appartengono:  Domenico  Gomparetti  [1835], 
Rodolfo  Renier  [1857],  Bonaventura  Zumbini 
[1839],  il  Novati,  Michele  Scherillo  [1860],  An- 
gelo Solerti  [1865]  illustratore  del  Tasso,  il 
Casini,  il  Torraca,  Vittorio  Rossi,  Vittorio 
Cian,  Francesco  Flaminj,  il  Mestica,  il  Masi, 
il  Biagi,  il  Mantovani,  il  Borgognoni  [1840-1893], 
il  Morandi  [1844],  il  Cesareo,  Orazio  Bacci  par- 
ticolarmente noto  per  i  lavori  suoi  sui  Cel- 
lini,  Giuseppe  Biadego  [1853],  che  in  sessanla- 
nove  pubblicazioni  s'è  venuto  dal  73  ad  oggi 
occupando  di  dare  in  luce  scritti  inediti  dei  più 
vari  autori  e  sui  più  vari  argomenti,  interes- 
santi per  lo  più  Verona,  Antonio  Fa  varo  [1847], 
matematico,  editore  delle  opere  del  Galilei  che 
sono  ora  al  XIII  volume  e  giungeranno  al  XX, 
e  autore  di  più  che  120  scritti  intorno  a  Galileo, 
fra  i  quali  importanti  Galileo  Galilei  e  lo  Studio 
di  Padova  [1883],  Bibliografia  Galileiana  [1891], 
e  Indice  cronologico  del  Carteggio  Galileiano 
[1896],  ]La  crjtjca  degli  uni  ristabilisce.  l'esattez- 


La  eritiea  letteraria.  363 

za  storica  di  sui  documenti;  altri  rintraccino 
la  foi?ma  originale  delle  opere  in  edizioni  cri- 
tiche, altri  infine  studiansi  di  restituire  nella 
vera  luce  le  personalità  storiche  e  psichiche  de- 
gli autori. 

Non  si  vuol  tacere  però  che  tale  critica  ha 
generato  un  equivoco  riguardo  al  suo  scopo  in 
alcuni  giovini,  i  quali  l'hanno  trattata  come  se 
essa  fosse  fine  a  se  medesima,  e  non  invece 
mezzo  ad  una  critica  più  larga,  più  efficace,  più 
complessa,  e  hanno  quindi  dedicata  la  lor  lode- 
vole attività  a  ricerche  sterili  e  delle  quali  il 
frutto  è  del  tutto  inadeguato  agli   sforzi   durati. 

Intanto  al  eulto  e  al  commento  di  Dante,  onore 
del  secolo  XIX,  dedica  specialissime  attitudini  il 
Conte  G.  L.  Passerini  (1858),  uno  dei  più  beneme- 
riti dantofili  nostri,  fondatore  e  direttore  del  Gior- 
nale dantesco,  della  Collezione  di  opuscoli  inediti 
e  rari,  della  Biblioteca  storico-critica  della  Lett. 
dantesca  in  collaborazione  con  P.  Papa,  della 
Strenna  dantesca  in  collaborazione  con  O.  Bacci. 
Dopo  avere  con  ventiquattro  sue  opere,  dal  1881 
al  1903,  studiato  e  illustrato  con  prezioso  contri- 
buto di  nuovi  documenti  e  con  profondo  acume 
critico  La  famiglia,  il  casato,  il  matrimonio,  la 
casa,  il  ritratto,  la  vita,  le  opere,  la  bibliografia 
di  Dante,  egli  ha  intrapresa  la  pubblicazione 
del  monumentale  Codice  diplomatico  dantesco 
in  collaborazione  con  Guido  Biagi,  ha  fondata 
la  Leetura  Dantis  in  Orsam michele  a  Firenze, 
e  finalmente  sta  ora  preparando  la  Bibliografia 
dantesca  deirullimo  decennio  del  Secolo  XIX, 


304  La  letteratura  dell'oggi. 


una  Storia  del  Casato  di  Dante,  una  Vita  dì 
Dante,  e  il  Commento  delle  opere  minori.  Mi- 
rabile operosità  onde  gli  studi  danteschi  trag- 
gono lustro  e  incremento  notevolissimo.  Della 
biografìa  e  delle  opere  di  Dante  si  occupano  pure 
con  parti  colar  competenza  Michele  Scherillo, 
lo  Scartazzini,  (1837-1901),  Luigi  Rocca,  Antonio 
Fiammazzo  (1851)  autore  di  studi  pregiati  sui  Co- 
dici friulani,  veneti  e  veneziani  della  D.  C,  Giu- 
seppe Vandelli,  editore  critico  del  sommo  poema; 
e  il  Pascoli,  che  ne  tenta  una  nuova  e  geniale 
interpretazione. 

Contemporaneamente  la  pubblica  lettura  di 
Dante  si  va  ognor  più  diffondendo  nelle  città 
nostre,  iniziatrice  e  modello  quella  Firenze  che 
nella  storica  Or  San  Michele  chiama  annual- 
mente a  convegno,  lettori  dei  canti  immortalai 
più  eletti  cultori  delle  nostre  lettere. 

La  storia  civile,  già  notammo  esser  divenuta 
oggi  una  vera  e  propria  scienza  che  rifugge  da 
ogni  lenocinio  artistico,  tutta  intenta  a  perse- 
guire l'ideale  suo  nella  scrupolosa  esattezza  di 
date  e  fatti,  nell'acuta  indagine  del  vincolo  lo- 
gico che  lega  i  fatti  tra  loro.  Pur  taluno  fra 
gli  storici  nostri  ha  saputo  vestir  di  forma  bella, 
nella  sua  austerità,  il  frutto  delle  proprie  ri- 
cerche; e  della  forma  storica  ha  dato  il  più 
splendido  esempio  Giosuè  Carducci  in  quella 
magistrale  sua  prefazione  alle  Letture  dei  Ri- 
sorgimento, e  in  alcune  pagine  del  proemio 
ai  Rerum  italicarum  Scriptores,   dove  la  con- 


La  storia  civile.  365 


cisione  e  la  rapidità  tacitiane  non  si  discom- 
pagnano  dal  più  lucido  ordine,  dalla  visione 
sinteticamente  chiara  dei  fatti,  delle  ragioni  e 
delle  conseguenze  loro,  dalla  dizione  più  effi- 
cace e  purgata. 

Morì  nel  1892  uno  dei  nostri  maggiori  storici, 
Bartolomeo  Malfatti  (1828)  che  a  Milano  par- 
tecipò ai  moti  d'indipendenza  e  d'unità,  e  qui  e 
a  Firenze  professò  storia  e  geografia,  e  lasciò 
a  testimonio  della  sua  vasta  coltura  e  del  suo 
acurfte  critico  :  Imperatori  e  papi  al  tempo  della 
signoria  dei  Franchi  in  Italia  (1876),  Bernardo 
re  a"  Italia^  Il  Quadrilatero,  e  un  Manuale  di 
Etnografia. 

Forte  cultore  della  storia  è  Francesco  Berto- 
lini  (1836),  professore  all'Università  di  Bologna, 
che,  data  ogni  sua  cura  alla  storia  d'Italia,  pub- 
blicò: Storia  d'Italia,  Saggi  critici  di  storia  ita- 
liana (1883),  e  una  monumentale  Sioria  del  Ri- 
sorgimento Italiano.  Insieme  a  questi  sarebbe 
da  annoverarsi  pure  Carlo  Tivaroni,  autore 
d'una  Storia  critica  della  Rivoluzione  francese, 
e  di  una  ampia  Storia  del  Risorgimento  italiano, 
fonte  inesausta  di  notizie,  radunate  con  inde- 
fesso lavoro.  Ma  il  valore  del  critico  non  è  pari 
alla  scrupolosità  del  ricercatore,  e  più  la  forma 
scorretta,  inelegante, faragginosa,  rende  inamena 
la  lettura  e  persin  difficile  l'uso  del  libro. 

Altri  storici  di  vaglia,  e  di  più  particolare 
competenza,  sono  Pasquale  Villari  e  Isidoro 
del  Lungo  già  nominati,  e  Giuseppe  de  Leva 
(1821-1895)  con  la  sua  monumentale  e  definitiva 
opera  biogra fico-critica  intorno  a  Carlo  V. 


366  La  letteratura  dell'oggi. 

Edoardo  Arbib  é  al  4°  volume  del  suo:  Cin- 
quantanni di  storia  parlamentare  che  è  rispetto, 
al  parlamento  quello  che  la  Storia  di  Nicomede 
Bianchi  rispetto  alla  diplomazia. 

Rimane  ora  che  si  tocchi  di  quel  genere,  pro- 
prio del  secolo  XIX0,  di  letteratura  storica  che 
i  francesi  battezzarono  col  titolo  di  Mèmoires, 
non  importa  se  riguardanti  fatti  od  uomini  con- 
temporanei o  passati.  Noi  non  abbiamo  il  nome, 
ma  abbiamo  la  cosa;  si  tratta  di  opere  che  re- 
cano il  frutto  di  un  lavoro,  talvolta  lun£o  e 
minuto,  di  ricerche  in  archivio,  in  biblioteca, 
negli  epistolari  privati;  l'opera  cui  queste  ri- 
cerche han  fornito  il  materiale  é  talvolta  fram- 
mentaria, adunazione  di  studi  parziali  sol  col- 
legati dalla  comunanza  del  soggetto  o  del  tempo; 
talvolta  assume  una  costituzione  organica  pro- 
pria; l'una  e  l'altra  tendono  a  dare  una  visione 
abbastanza  completa  e  profonda  di  una  età,  di 
un  gruppo  di  avvenimenti,  della  vita  o  di  parte 
della  vita  di  uno  o  più  uomini  notevoli.  Tale 
visione  è  raramente  destinata  agli  studiosi  pro- 
priamente detti;  più  spesso  invece  si  rivolge  al 
gran  pubblico  dei  non  indotti,  dei  profani,  e 
perciò  T  autore  si  sforza  di  sfrondare  1*  opera 
sua  di  tutto  l'apparato  critico  che  la  renderebbe 
pesante  e  di  inamena  lettura. 

Simil  genere  di  scritti  trova  particolare  ospi- 
talità, per  il  suo  carattere,  nelle  riviste  che  son 
per  l'appunto  destinate  al  gran  pubblico,  ed  ha 
per  cultori  anche  critici  e  studiosi  profondi,  cui 
piace  talora,  quasi  a  svago,  soffermarsi  su  que- 


La  storia  ciotte.  367 

ste  indagini  minori,  di  carattere  letterario  o 
storico  che  siano. 

Di  tal  genere  sono  :  Federico  Confalonieri  per 
Alessandro  D'Ancona,  prezioso  contributo  alla 
storia  del  Risorgimento  italiano,  quantunque 
parte  delle  asserzioni  in  esso  contenute  siano 
state  discusse,  e  che  tratteggia  la  figura  e  le 
vicende  di  questo  grande  patriota,  la  maggior 
vittima  dei  processi  del  '21  ;  il  volume  di  Arturo 
Graf  :  Attraverso  il  cinquecento,  che  ci  dipinge, 
pur  con  poche  e  incomplete  pennellate,  l'indole 
di  quel  secolo,  e  l'altro  Un'etèra  romana  (Tul- 
lia d'Aragona)  di  Guido  Biagi  che  tratteggia  il 
profilo  di  questa  poetessa  cortigiana  del  '500. 

Altri  nostri  studiosi  si  son  dati  di  proposito 
e  quasi  esclusivamente  a  trattar  simile  genere, 
e-  hanno  di  preferenza  rivolto  la  loro  attenzione 
sui  fatti  della  nostra  rivoluzione  dal  principiar 
del  secolo  XIX  al  1859;  periodo  che  offre  un 
duplice  interesse:  quello  patriottico,  e  l'altro  del 
romanzesco  misterioso  di  cui  quegli  avveni- 
menti sono  spesso  circondati. 

A  questa  schiera  appartiene  Raffaello  Bar- 
biera  [1851]  che,  oltre  gli  studi  suoi  di  indole 
letteraria,  ha  specialmente  dedicato  la  sua  atti- 
vità a  far  più  noti  e  cari  i  personaggi  e  i  fatti 
del  nostro  risorgimento.  Frutto  dei  primi  studi 
furono:  Simpatie  (1877),  Le  poesie  di  C.  Porta 
commentate  più  storicamente  che  filosoficamente, 
e  precedute  da  una  biografia  rifatta  in  parte 
su  documenti  inediti  (1884)  ;  Poesie  veneziane 
illustrate  (1880)  ;  /  poeti  della  patria,  I  poeti 
artigiani,  ecc. 


368  La  letteratura  dell'oggi. 


Il  secondo  ordine  di  ricerche  fruttò  :  Il  salotto 
della  Contessa  Maffei  (1895),  Figure  e  figurine 
del  secolo  che  muore  (1899),  La  principessa 
Belgioioso  e  il  suo  tempo  (1902),  Passioni  del 
Risorgimento  (1903). 

Abbondante  è  in  queste  opere  il  materiale  di 
prima  fonte,  di  documenti  inediti  che  il  Bar- 
riera ha  poslo  in  luce;  ed  esso  è  stato  utilizzato 
con  mano  per  lo  più  felice,  se  non  sempre  con 
esattezza  critica,  a  tralteggiare  ambienti,  fatti, 
e  personaggi  in  modo  accessibile  al  pubblico 
cui  quei  libri  sono  destinati,  e  presso  il  quale 
essi  hanno  ottenuto  larga  voga,  anche  per  la 
loro  forma  facile  e  alla  mano,  più  che  vera- 
mente corretta,  per  la  curiosità  e  talora  anche 
la  quasi  attualità  delle  notizie. 

Meglio  armato  criticamente,  e  con  minor  dif- 
fusione, produsse  simili  opere  Alessandro  Lu- 
zio,  direttore  dell'Archivio  di  Mantova  e  autore 
di  parecchie  molto  serie  e  molto  lodate  mono- 
grafie su  Silvio  Pellico  e  i  processi  del  *2t,  sul 
Commissario  Salvotti,  su  Radetzky  e  di  molte 
monografie  su  Isabella  d%  Este  Gonzaga  in  col- 
laborazione con  Rodolfo  Renier. 

Può  in  questa  categoria  annoverarsi  l'ottimo 
libro  di  Luigi  Morandi,  Come  fu  educato  Vit- 
torio Emanuele  III,  che  unisce  ai  pregi  lette- 
rari, alto  valore  pedagogico,  sicché  bene  a  ra- 
gione ne  fu  consigliata  la  lettura  nelle  nostre 
scuole  secondarie. 

Nello  stesso  genere  si  è  illustrato  Pompeo 
Molmenti   [1852],  deputato  al  Parlamento,  no- 


La  critica  filosofica.  369 

velliere,  romanziere  e  poeta,  studioso  e  innamo- 
rato della  sua  Venezia,  cui  ha  dedicato  la  parte 
migliore  della  sua  anima  e  della  sua  attività. 
Esordi  neir80  con  uno  studio  critico  su  Carlo 
Goldoni,  cui  tennero  dietro:  La  Storia  di  Ve- 
nezia nella  vita  privata  (1880)  diffusissima  in 
Italia  e  tradotta  in  quasi  tutte  le  lingue,  Vecchie 
Storie  (1882),  poistud!  particolari  su:  Le  doga- 
resse di  Venezia  (1884),  Calli  e  canali  di  Ve- 
nezia,  Le  isole  della  Laguna  (1893-1895,  in  col- 
laborazione con  D.  Mantovani),  /  Banditi  della 
Repubblica  Veneta  (1897),  Sebastiano  Venterò  e 
la  battaglia  di  Lepanto  (1899),  ed  altre  opere  di 
cui  parte  ricorderemo,  occupandoci  della  Storia 
dell'Arte.  Venezia  deve  essere  grata  a  questo  suo 
prediletto  figlio  che,  oratore  con  tutte  le  grazie 
della  parola,  scrittore  con  la  veste  dìù  elegante, 
ne  ha  illustrate  le  glorie  della  natura,  della  sto- 
ria, dell'arte. 

Fiori  contemporaneamente  la  critica  filosofica 
che  si  pose  sulle  traccie  di  Terenzio  Mamiani, 
e  di  Augusto  Conti  (1822),  illustre  filosofo  ed 
uomo  politico,  per  opera: 

di  Gaetano  Trezza  (1838-1892),  uno  dei  nostri 
più  insigni  e  geniali  filosofi,  instauratola  presso 
noi  della  dottrina  dell'  evoluzione  anche  nella 
critica  letteraria; 

di  Ruggero  Bonghi  (1828-1895),  mente  di  mi- 
rabile lucidità  e  coltura,  cui  nocque  forse  la 
produzione  troppo  farraginosa; 

di  Tullo  Mas  sarà  ni  (1826),  autore  di  nume- 
rosissime opere  di  critica  letteraria  e  artistica 

Ferrari.  24 


370  La  letteratura  dell'oggi. 

dal  1850  ad  oggi;  fra  esse  primeggiano  i  Saggi 
su  Carlo  Tenea  (1886),  su  Cesare  Correnti,  gli 
Studi  di  letteratura  e  d'arte,  (1873),  gli  Studi  di 
politica  e  di  storia  (1875),  e  quella  Storia  e  fi- 
siologia delV  arte  del  ridere  (1902)  che  attesta 
cosi  larga  ed  eclettica  coltura,  tanto  acume  di 
senso  critico  ed  estetico; 

di  Gaetano  Negri  (1838-1902),  profondo  e 
geniale  pensatore  lombardo,  cosi  tragicamente 
rapito  ai  suoi  cari  e  agli  studi  filosofici  e  cri- 
tici, ne'  quali  recò  tanta  austerità  e  tanta  mo- 
dernità di  metodo.  Egli  stesso,  in  una  sua  let- 
tera^) ricorda  le  sue  principali  opere:  La  crisi 
religiosa  (1876),  George  Eliot,  la  sua  vita  e  i  suoi 
romanzi  (1890),  «  è  il  mio  capo  lavoro  >  dice  il 
Negri  stesso,  aggiungendo  modestamente:  ciò 
che  non  vuol  dire  che  sia  un  bel  libro),  Bi- 
smark  (1882),  Nel  passato  e  nel  presente  (1892), 
Segni  dei  tempi  (1892),  Rumori  mondani  (1894), 
Meditazioni  vagabonde  (1896),  L'imperatore  Giu- 
liano (1901).  Scrutatore  ansioso  anch' egli  del- 
l'alto mistero  della  vita  e  della  morte,  studiò 
imparzialmente  le  disformi  scuole  filosofiche 
antiche  e  moderne,  e  volse  poi  al  razionalismo 
critico  del  Renan,  a  quella  incredulità  scienti- 
fica, cui  appare  «  che  la  fede  storicamente  guar- 
data, posa  su  di  una  base  di  sabbia  >,  ma  che, 
convinta  dell'utilità  della  fede  sincera,  non  fa 
propaganda  di  libero  pensiero.  La  forma  corretta 


(1)  George  Eliot  per  Gaetano  Negri  Prefaz.  di  M.  Scherillo, 
pag.  VI. 


La  crìtica  filosofica.  371 

e  nitida,  talora  un  po'  ridondante,  non  sempre 
squisitamente  pura,  rende  agevole  e  grata  la 
lettura  delle  sue  opere. 

Un'altra  morte  recente  ha  funestato  la  fami- 
glia degli  studiosi  de1  problemi  filosofici:  quella 
di  Giovanni  Bovio  (1841-1903),  autodidatto,  con- 
dizione questa  che  onora  l'uomo  ma  forse  rese 
men  sistematici  e  severi  i  suoi  studi,  e  quindi 
meno  scientificamente  critico  e  determinato  il 
suo  pensiero  e  il  suo  ragionamento. 

Razionalista  convinto  egli  sostituiva  ai  dogmi' 
teologici  un  dogma  suo:   la   ragione,  la   legge 
universale  che  già  aveva  affermato   nella   sua 
prima  opera,  11  verbo  novello  (1864). 

Il  Bovio  dedicò  la  sua  vita  quind'  innanzi  a 
concretare  il  sistema  di  questa  legge  universale 
e  del  suo  attuarsi  nel  mondo;  e  questo  sistema 
cercò  nelle  sue  opere:  Saggio  critieo  del  diritto 
penale  e  del  nuovo  fondamento  etico  (1872), 
Scienza  del  diritto  (1877);  cercò  di  dimostrarlo 
praticamente  attuato  nell'altre  :  Storia  del  diritto 
in  Italia  (1883),  Filosofia  del  diritto  (1885),  Posi- 
tivismo e  naturalismo  (1889),  //  Genio  (1897). 

Seguace  del  Mazzini  in  politica,  non  nell'idea 
teista,  il  Bovio  fu  anche  artista  a  suo  modo, 
come  vedemmo  nella  drammatica (1),  e  oratore; 
e  come  scrittore  ed  oratore  ebbe  una  forma  tutta 
sua,  breve,  assertiva,  assiomatica,  spesso  non 
facile  a  penetrarsi  da  persone  di  mezzana  col- 
tura, e  che  acquistava  una    particola!»   potenza 


(I)  V.  a  pag.  329. 


372  La  letteratura  dell'oggi. 

suggestiva,  anche  se  non  intesa,  dal  lussureg- 
giare delle  immagini,  dalla  musicalità  del  pe- 
riodo, dalla  solennità  del  gesto,  dalla  gravità 
della  voce,  dal  tono  apocalittico. 

Notiamo  ancora  Alessandro  Chiappelli,  mente 
aperta  e  scrutatrice  delle  grandi  questioni  che 
occupano  le  società  moderne. 

Su  tutti  domina,  non  certo  per  valor  lettera- 
rio, ma  per  profondità  di  pensiero  filosofico 
Roberto  Ardigò  (1828)  professore  all'Università 
di  Padova.  Egli,  fattosi  instauratore  in  Italia 
della  filosofia  positivista,  di  cui  fu  creatore  lo 
Spencer,  si  spinge  arditamente  con  l'indagine 
oltre  il  limite  dell'  inconoscibile,  posto  dal  filosofo 
inglese  alla  sua  speculazióne,  e  indaga  nella  sua 
Morale  positivista  anche  i  grandi  problemi  del- 
l'immortalità  dell'anima  e  dell'esistenza  di  Dio. 
Peccato  che  la  sua  forma  sia  tale  da  legittimare 
il  giuoco  di  parole  di  T.  Mamiani,  che  chiamato 
a  giudicare  dell'eleggibilità  dell'Ardigò  alla  cat- 
tedra universitaria,  disse  che  le  sue  opere £ran 
siffattamente  scritte  da  doversi  discutere  della 
leggibilità,  piuttosto  che  della  eleggibilità. 

Razionalista  e  positivista  fu  pure,  nella  parte 
più  feconda  della  sua  vita  di  studioso,  Ausonio 
Franchi,  pseudonimo  di  Cristoforo  Bonavino 
[1821-1895]  che  fu  prete,  poi,  abbandonato  il  sa- 
cerdozio, passò  all'insegnamento  della  Storia 
della  filosofia  sostenendo  con  profondità  di  pen- 
siero e  con  potenza  mirabile  di  dialèttica  la 
dottrina  positivo-razionalista,  e  pubblicando  :  La 
filosofia  delle  Scuole  Italiane  (1852). 


La  critica  filosofila.  373 


Per  uno  strano  rivolgimento  dello  spirito,  nel 
1889,  giunto  al  limitare  della  vecchiaia  e  la- 
sciato l'insegnamento,  A.  Franchi  tornò  alla 
religione  e  neir  Ultima  critica  combattè  e  di- 
sdisse le  dottrine  che  aveva  prima  sostenute 
con  tanta  tenacia  e  tanto  acume  di  critica.  Con- 
dusse sempre  vita  intemerata. 

Pietro  Siciliani  [1835-1885]  di  Galatina,  segui 
gli  stessi  principi  positivisti  deirArdigò,  appli- 
candoli in  particolar  modo  alla  Scienza  delle- 
dueasione.  Egli  fu,  può  dirsi,  1'  iniziatore  della 
pedagogia  positivista  in  Italia,  il  vero  maestro 
della  scuola  laica  e  nazionale,  di  quella  scuola, 
cioè,  che  ricollega  il  problema  dell'educazione 
all'altro,  ben  più  ampio  e  complesso,  della  for- 
mazione della  specie,  spiegato  col  concetto  di- 
namico della  evoluzione,  il  quale  afferma  che 
l'uomo,  fin  dai  suoi  stadi  embrionali,  non  fa  che 
rifare  il  cammino  della  specie. 

I  seguaci  hanno  superato  il  maestro,  ed  oggi 
la  pedagogia  positivista  vanta  i  nomi  del  De 
Dominicis  e  dell'ANGiULLi,  per  dir  dei  maggiori. 

Filosofo  profondo  e  critico  letterario  è  Gia- 
como Bahzellotti  [1844],  che  fu  negli  anni  suoi 
giovenili  poeta  e  prosatore  d'arte  non  mediocre, 
e  delle  tendenze  giovenili  serbò,  anche  nell'o- 
pere scientifiche,  le  qualità  di  squisito  artista, 
e  di  stilista  perfetto. 

Inestetica  è  stata  oggetto,  in  questi  ultimi  anni, 
di  studi  e  ricerche  di  carattere  scientifico  ispi- 
rate   ai   principi    professati   da   Francesco   De 


374  La  letteratura  dell'oggi. 

Sanctis  e  francamente  contrarie  alla  critica  che 
si  fonda  sulla  psico-patologia.  Essa  ha  oggi 
quattro  principali  cultori  ;  e  fra  essi  Benedetto 
Croce,  studioso  delle  correnti  storiche  dell'este- 
tica, che  ha  dato  il  frutto  delle  sue  speculazioni 
nel  suo  trattato  L'Estetica. 

Riassumere  qui  il  contenuto  e  la  teoria  di 
questa  poderosa  opera  sarebbe  troppa  ardua 
cosa,  tanto  essa  é  densa  di  pensiero,  ardita  e 
larga  della  concezione  del  tutto  originale.  Ri- 
corderemo solo  la  tesi  in  essa  sostenuta  la  quale 
mira  ad  estendere  l'impero  della  scienza  este- 
tica, affermando  che  ne  é  oggetto  non  il  bello 
né  l'arte,  come  nell'opinione  comune,  ma  il  lin- 
guaggio, nel  senso  più  largo  e  comprensivo 
della  parola,  cioè  l'espressione,  in  qualunque 
modo  attuata,  delle  immagini  interne.  Di  qui  il 
sottotitolo  dell'opera  che  considera  l'estetica  co- 
me scienza  e  linguistica  generale. 

Mario  Pilo,  notato  che  la  ponderosa  opera  si 
divide  in  due  parti,  affatto  indipendenti  e  che 
si  potrebbero  leggere  non  senza  frutto  anche 
staccate,  rileva  che  «  la  prima,  teoretica,  è  quella 
in  cui  spicca  e  colpisce  l'audace  e  sicura  ori- 
ginalità dell'autore  ;  l'altra,  storica,  è  un  so- 
lenne documento  della  ampiezza  mirabile  degli 
studi  preliminari  con  cui  egli  si  è  preparato 
a  quest'opera  personale.  >  Mario  Pilo  [1859], 
insegnante  prima  di  scienze  naturali,  poi  di  Estetica,  autore 
di  liriche  e  di  novelle  ;  L' estetica  psicologica  (1892),  Estetica 
(1893),  La  psycologie  du  beau  et  de  Vart  (1895),  La  estética 
integrai  (Madrid,  1898),  Studi  critici  sugli  estetisti  francesi 


L'estetica.  375 


contemporanei,  e  solle  successive  Esposizioni  internazionali 
dJ  arte  a  Venezia  ;  Psicologia  musicale  (in  preparazione), 
ha  pur  dato  largo  e  geniale  incremento  agli 
studi  di  estetica. 

Angelo  Conti,  avversario  deciso  della  critica 
storica  e  filologica,  che  egli  accusa  di  dare 
un'importanza  eccessiva  agli  accessori  dell'o- 
pera d'arte  obliandone  l'essenziale,  che  è  l'emo- 
zione, ha  affermato  la  sua  teoria  in  Beata  Riva 
—  trattato  dell'oblio,  dove  difende  e  propugna 
la  critica  puramente  estetica  contro  coloro  che 
limitano  il  loro  ufficio  alla  classificazione  delle 
opere  d'arte  considerate  come  dei  prodotti  ne- 
cessari dell'intelligenza  umana.  11  Conti  ha  eser- 
citato indubbiamente  con  le  sue  teorie  un  in- 
flusso notevole  su  Gabriele  d'Annunzio,  specie 
a  proposito  del  rinnovamento  teatrale;  ma  tale 
influsso  è  puramente  formale,  in  quanto  il  Conti 
nel  suo  platonicismo  è  reciso  avversario  del 
Nietzsche,  con  le  teorie  del  quale  hanno  molta 
affinità  quelle  sostenute  dal  D'Annunzio. 

Mario  Morasso  con  Imperialismo  artistico  e 
più  praticamente  con  La  vita  moderna  nel- 
l'Arte (1903),  sostiene  che  noi  ci  siamo  troppo 
compiaciuti  nell'evocare  e  rimpiangere  la  bel- 
lezza delle  età  sepolte,  negando  alla  nostra  epoca 
ogni  grandezza  ed  ogni  poesia,  mentre  nell'af- 
fannoso agitarsi  della  vita  moderna  e  nell'a- 
spetto quasi  eroico  assunto  dalla  nostra  coti- 
diana  esistenza,  nei  trionfi  della  macchina,  dello 
industrialismo,  della  scienza  egli  vede  un'ottima 
fonte  ispiratrice  d'arte  e  di  poesia. 


376  La  letteratura  dell'oggi. 

Valentissimi  cultori  hanno  la  filologìa,  la  Un- 
guistica,  lo  studio  comparato  delle  letterature 
classiche  o  straniere,  ed  è  loro  maestro  Grazia- 
dio  Isaia  Ascoli  [1829],  onore  della  linguistica 
europea,  fondatore  della  filologia  comparata  in 
Italiane  direttore  dell'Archivio  glottologico  ita- 
liano,  mente  mirabile  per  vastità,  per  ordine,  per 
prodigiosa  coltura  varia  e  geniale,  accompa- 
gnate e  corroborate  da  una  memoria  ferrea,  da 
una  attività  non  fiaccata  né  dal  lungo  lavoro  né 
dagli  anni.  Vano  sarebbe  volerne  ricordare  qui 
le  innumeri  opere  d'ogni  mole  e  de'  più  vari 
argomenti,  mentre  a  gloria  di  lui  basta  citare 
la  Fonologia  comparata  del  sanscrito,  del  greco 
e  del  latino  (1870)  e  quell'Archivio  glottologico 
italiano  del  quale  egli  può  veramente  dire  Exegi 
monumentum  aere  perennius. 

Coltivò  gli  studi  filologici  con  molto  onore 
l'abate  Gaspare  Gorresio  [1808-1891]  insigne  san- 
scritista, cui  si  deve  la  prima  traduzione  del 
poema  indiano  Rdmdyana,  compiuta  tra  il  1842 
e  il  1867,  sotto  gli  auspici  di  Re  Carlo  Alberto; 
Gorresio  tenne  il  primo  corso  di  lingua  san- 
scrita in  Italia  (1852),  da  quella  cattedra  sulla 
quale  poi  gli  successe  G.  Flechia. 

Filologi  di  grande  acume  e  sapienza  sono 
inoltre:  Cesare  Guasti  [1822-1889],  elegante  e 
schietto  nel  dettato; 

Michele  Kerbaker  [1836],  filologo  e  indianista, 
professore  di  lingue  e  letterature  comparate  al- 
l'Università di  Napoli;  autodidatto  per  il  San- 
scrito, ne  tradusse  molte  opere;   scrisse   saggi 


La  filologia.  377 


di  mitologia  comparata,  di  filologia  e  di  filoso- 
fìa della  religione;  notevole  specialmente  è  La 
filosofia  comparata  e  la  filosofia  classica. 

Seguono:  Giovanni  Flechia  [1811 J,  filologo 
sommo,  Elia  Lattes  [  18 43]  filologo  ed  archeologo, 
Pio  Raina,  illustratore  dell'epopea  francese, 
Francesco  d'Ovidio,  maestro  nella  quistione  della 
lingua,  Ugo  Angelo  G anello,  seguace  del  Trezza, 
che  lasciò  prove  di  cosi  squisito  intendimento 
della  letteratura  provenzale,  Ernesto  Monaci 
[1844]  dell'Università  di  Roma,  e  il  Teza  [1831] 
orientalista  e  il  Rigutini  [1830-1903],  e  il  Mo- 
handi  [1844],  che  si  esercitò  particolarmente 
sulla  lingua  dei  Promessi  Sposi,  e  il  Petrocchi, 
e,  maggiore,  Pietro  Fanfani  [1815-1879],  tutti 
valenti  nelle  discipline  linguistiche  nostre;  e  il 
Chiarini,  il  Ghiappelli,  il  Nencioni,  il  Pica,  fa- 
migliari conoscitori  delle  moderne  letterature 
straniere;  e  infine  Angelo  De  Gubernatis  [1840] 
più  fecondo  e  versatile  forse  che  profondo  scrit- 
tore di  letteratura  e  di  filologia;  e  Italo  Pizzi 
[1849],  operosissimo,  ottimo  conoscitore  delle 
lingue  e  letterature  sanscrita  e  persiana,  autore 
di  traduzioni  da  lingue  orientali  ed  europee,  di 
opere  di  critica  storica  e  letteraria  nonché  di 
genere  didattico  ed  originali.  \Firdusi  (1886-89), 
Antologia  epica  (1891),  1  Nibelunghi  (1889),  Le 
novelle  indiane  (1896),  ecc.;  Storia  della  poesia 
persiana  (1894),  Pessimismo  orientale  (1902), 
L'islamismo,  La  letteratura  araba  (1903),  Gram- 
matica di  diverse  lingue  orientali;  Miro  e  Naida, 
originale  romanzo  in  ottave,  in  20  canti  di  cui 


378  Lq  letteratura  dell'oggi. 

l'argomento  é  tratto  da  una   pietosa   storia  ro- 
manzesca persiana]. 

Valente  folklorista  e  cultore  delle  lingue  e 
romanze  è  Egidio  Gorra  [1861],  professore  al- 
l'Università di  Pavia  [Il  dialetto  di  Piacenza 
(1887),  //  dialetto  dì  Parma  (1891),  Il  Fiore  e  il 
Romanzo  della  Rosa  (1888),  Lingue  neolatine 
(1894),  Delle  origini  della  poesia  lirica  nel  M.  E. 
(1895),  Lingua  e  letteratura  spagnuola  dalle 
origini  (1898)  ed  altre]. 

L'eloquenza,  una  delle  poche  forme  classiche 
della  prosa  che  viva  ancora  oggidì,  non  ha  però 
avuto  presso  noi  grandi  esempi,  né  sotto  l'aspetto 
politico,  né  nel  genere  religioso. 

Nel  parlamento,  gli  oratori  politici  dominando 
il  soggetto  che  trattano,  più  spesso  di  quel  che 
ne  siano  dominati,  mancando  cioè  di  convin- 
zione e  di  fervore,  e  spesso  anche  di  coltura 
letteraria  raffinata  e  di  addestramento  al  par- 
lare in  pubblico,  pochi  fra  essi  han  lasciato 
di  sé  fama. 

Camillo  Cavour  [1810-1861],  ebbe  certo  note- 
voli doti  di  oratore,  convinzione,  efficacia,  chia- 
rezza, ma  poco  conosceva  la  lingua  italiana  e 
mori  quando  il  diuturno  esercizio  lo  avviava  a 
ben  maggiore  correttezza. 

Ebbe  egli  notevoli  avversari  in  Angelo  Brof- 
ferio  e  nel  Guerrazzi,  verbosi  e  tribunizi,  un 
rivale  in  Urbano  Rattazzi  [1808-1873]  abile  ma 
freddo  e  riservato;  continuatori,  Marco  Min- 
ghetti  [1818-1886],  oratore  esimio,   forse  il  mi- 


L'oratoria.  379 


gliore,  per  distinzione  e  correttezza,  ma  più 
persuasivo  che  commovente,  come  Cesare  Cor- 
renti [1815-1888]  statista  di  prima  forza,  ma 
scarso  di  calore;  Agostino  Depretis  [1813-1887], 
più  astuto  che  corretto  ed  elegante  ;  Pasquale 
Stanislao  Mancini  [1817-1888],  più  facile  e  ap- 
pariscente, che  sodo  oratore;  Felice  Cavallotti 
che  avrebbe  avuto  forse  le  migliori  qualità  di 
coltura,  di  fantasia,  di  calore,  se  lo  avesse  soc- 
corso una  voce  più  aggraziata  e  forte. 

Ottimo  tra  i  viventi  è  Michele  Coppino  [1822] 
che  ha  le  qualità  di  Cesare  Correnti,  senza 
averne  i  difetti. 

Anche  elegante  e  colto  parlatore  è  Giovanni 
Faldella,  conferenziere  e  commemoratore  in- 
signe, e  che  deputato  in  quattro  elezioni,  poi 
senatore,  ha  pronunciato  notevoli  discorsi  riu- 
niti, in  parte,  nel  volume  che  s'intitola:  Giu- 
stizia giusta. 

Nell'oratoria  sacra  ebbe  voga  padre  Agostino 
da  Montefeltro  [1843],  al  mondo  Luigi  Vicini, 
francescano;  ma  ha  certo  maggior  larghezza  di 
vedute,  più  soda  ed  eclettica  coltura  padre  Gio- 
vanni Semeria  [1867]  acuto  e  intendente  anche 
nella  critica  letteraria,  laureato  in  lettere  ed  in 
filosofia,  autore  di  molte  opere  di  carattere  re- 
ligioso e  filosofico,  e  di  moltissime  conferenze 
intorno  a  questioni  religiose,  sociali  e  letterarie. 
(Venticinque  anni  di  Storia  del  Cristianesimo 
nascente,  Il  primo  sangue  cristiano,  Dogma, 
gerarchie  e  culto  nella  chiesa  primitiva,  Scienza 
e  fede  nel  loro  preteso  conflitto,  L'eredità  del 


380  La  letteratura  dell'oggi. 

secolo,  conferenze  sociali,  L'evoluzione  religiosa 
della  lirica  italiana  nel  secolo  XIX,  ecc.). 

Loratoria  letteraria  vorrebbe  lungo  discorso, 
ma  essa  si  confonde,  pel  genere  e  per  i  nomi 
con  la  critica  letteraria,  di  cui  altro  non  è  se 
non  la  manifestazione  orale. 

Vero  artista  della  parola  è  Antonio  Frade- 
letto  [1859],  mente  larga  ed  aperta  a  tutte  le 
manifestazioni  del  bello;  ma,  quantunque  egli 
abbia  ampia  competenza  anche  in  letteratura, 
mi  par  più  opportuno  parlarne  fra  i  critici 
d  arte,  nell'ultimo  paragrafo  di  questo  capitolo. 

Della  letteratura  scientifica  ci  interessa  un  solo 
ramo:  quello  della  fisiologia,  che  fu  da  taluni 
scrittori  divulgata,  popolarizzata ,  fatta  argo- 
mento di  opere  le  quali  per  essere  scritte  in  forma 
facile,  dilettevole,  amena  non  perdettero  del  loro 
valore  scientifico. 

Mentre  Antonio  Stoppani  [1824-1891]  abate  e 
studioso,  portava  la  genialità  della  sua  mente 
e  l'eleganza  della  forma  ad  avviare  lo  studio 
della  geologia,  e  Paolo  Mantegazza  [1831]  pro- 
duceva con  eccessiva  fecondità  ed  eccessiva  pre- 
tesa letteraria,  a  scapito  della  profondità  scien- 
tifica, numerosissime  opere  di  medicina  e  antro- 
pologia, si  formava  la  nuova  scuola  degli  scien- 
ziati letterati,  nella  quale  emerge  quello  che  il 
Carducci  disse  «  scienziato  di  molte  arti  >:  dico 
Michele  Lessona  [1823  1894]. 

Anima  temperata  e  candidamente  mite,  il 
Lessona  se  non  ebbe  la  divinazione  del  genio, 


La  prosa  scientifica.  381 

ebbe  però  larga  coltura,  omogeneità  di  idee  e 
di  ricerche,  facoltà  di  nitida  esposizione  in  forma 
briosa  e  vivace,  con  istile  attraente,  e,  se  men 
brillante  del  Mantegazza,  fu  di  lui  più  serio  e 
profondo. 

Il  suo  Volere  è  potere  ebbe  per  efficacia  edu- 
cativa la  maggior  parte  nell'attribuirgli  la  fama, 
quantunque  fosse  opera  che  pareva  uscire  dal- 
l'ambito delle  speciali  discipline  cui  egli  aveva 
rivolta  la  sua  attività;  dico  pareva  uscire,  perchè 
di  fatto  il  Lessona  fu,  prima  e  più  ancora  che 
uno  scienziato,  un  educatore  che  seppe  farsi 
amare  dai  suoi  scolari  e  dare  cittadini  probi  e 
onesti  alla  patria,  si  che  la  maggior  parte  delle 
sue  opere  scientifiche  son  dedicate  appunto  ai 
giovini,  ai  quali  egli  attese  a  spezzare  il  pane 
delle  scienze  naturali  con  la  Storia  naturale 
ad  uso  dei  licei,  le  Nozioni  elementari  di  zoo~ 
logia,  le  Conversazioni  scientifiche,  ecc.,  mentre 
al  pubblico  indirizzava  altre  opere  (Il  mare, 
Gli  acquari  ecc.)  e  la  traduzione  dell'  Origine 
dell'uomo  di  Carlo  Darwin,  il  grande  fisiologo 
che  con  L'Origine  delle  specie  ha  dettato  forse 
il  più  gran  libro  scientifico  del  secolo  XIX. 

Degno  continuatore  dell'opera  del  Lessona  fu 
Paolo  Lioy  [1836],  che  nell'accurato,  scientifico 
studio  della  natura,  ha  portato  un  potente  alito 
di  vera  poesia,  e  più  l'amore  dell'artista,  che 
l'arida  curiosità  della  scienziato,  si  che  i  suoi 
libri  hanno  fatto  la  loro  strada  nella  libera  e 
famigliar  veste  artistica,  meglio  forse  che  se 
li    avesse  presentati   al  mondo  «  in    giubba  a 


382  La  letteratura  dell'oggi. 

coda  di  rondine,  colla  tuba  e  la  cravatta  bian- 
ca >  come  egli  stesso  scherzando  deplora  di  non 
aver  fatto. 

Divulgatori  dell'antropologia  e  della  fisiologia 
furono  : 

Giuseppe  Sergi  [1841],  professore  air  Univer- 
sità di  Roma,  dove  creò  la  Scuola  d'Antropo- 
logia e  il  Museo,  ora  ricchissimo,  e  dove  sta- 
bili il  primo  Laboratorio  di  Psicologia  speri- 
mentale. L'elenco  delle  sue  opere  conta  122 
Memorie  quasi  tutte  su  argoménti  di  fisiologia, 
psicologia  e  antropologia,  e  più  che  27  opere 
voluminose  che  trattano  Principi  di  psicologia 
sulla  base  delle  scienze  sperimentali  [187,3-74], 
la  Teoria  fisiologica  della  percezione  [1881],  gli 
Elementi  di  psicologia  [1879],  V  Antropologia  e 
le  scienze  antropologiche  [1889],  ed  altri  ar- 
gomenti affini  a  questi,  portandovi  una  luce 
nuova  di  sperimentalismo  scientifico.  Pubblicò 
recentemente  Y Evoluzione  umana  individuale  e 
sociale,  e  ha  ora  in  corso  di  stampa  Y  Origine 
dei  fenomeni  psichici  (quarta  parte)  corretta  e 
aumentata; 

Enrico  Agostino  Morselli  [1852],  professore 
di  Psichiatria  all'Università  di  Genova,  che  nei 
suoi  lavori,  nelle  sue  lezioni,  nelle  sue  confe- 
renze, nelle  sue  ricerche  di  laboratorio,  si  oc- 
cupò, oltreché  di  Psichiatria  e  Neuropatologia, 
di  Antropologia,  di  Psicologia,  di  Filosofìa  scien- 
tifica; fondò  e  diresse  vari  periodici  di  scienze 
speciali,  fra  cui  la  Rivista  di  filosofìa  scienti- 
fica,  il  periodico  più  reputato  quale  rappresen- 


La  prosa  scientifica.  383 

tante  del  pensiero  filosofico  moderno.  Le  sue  me- 
morie scientifiche  superano  le  150,  tra  le  quali 
notansi  come  più  importanti:  II  suicìdio,  saggio 
di  statistica  morale  comparata,  tradotto  in  varie 
lingue  [l 879],  Critica  e  riforma  del  metodo  in 
antropologia  [1880],  Antropologia  generale  [1887- 
1903]  Carlo  Darwin  e  il  darvinismo  nelle  scienze 
biologiche  e  sociali  [1892],  Biografia  di  un  bandito 
(G.  Musolino  di  fronte  alla  psichiatria  e  alla  so- 
ciologia) [1903]  ;  ha  in  corso  di  stampa  :  Psicolo- 
gia e  Spiritismo  e  Antropologia  psicologica. 

Tito  Vignoli  [1828],  è  profondo  e  novatore 
negli  studi  antropologici  e  sociologici  cui  recò 
notevolissimo  contributo  con  Dottrina  razionale 
del  progresso  [1867],  Legge  fondamentale  del- 
l'intelligenza nel  regno  animale  (tradotto  in  in- 
glese e  tedesco),  Mito  e  Scienza,  Descrizioni 
antropologiche,  Descrizioni  scientifiche.  Dirige 
il  Civico  Museo  milanese  di  Storia  Naturale,  e 
professa  alla  R.  Accademia  Scientifìco-Lette- 
raria  pure  di  Milano,  dove  ha  recentemente 
svolto  la  materia  che  formerà  argomento  d'una 
sua  prossima  opera:  Le  dottrine  biologiche,  an- 
tropologiche e  trasformiste  attuali. 

Sicuro  e  geniale  indagatore  nelle  scienze  fi- 
siologiche é  Angelo  Mosso  [1846],  professore 
alla  Università  di  Torino,  vero  artista  della  pa- 
rola, osservatore  acuto  e  calmo,  potente  ri- 
produttore della  natura,  geniale  e  attraente  espo- 
sitore della  dottrina  fisiologica,  fresco  nelle  im- 
magini, schietto  nelle  espressioni,  corretto  e  lu- 
cido nella  frase  e  nella  parola.  Sono  sue  opere 


384  La  letteratura  dell'oggi. 

principali  La  Paura,  La  Fatica,  Fisiologia  del- 
l'uomo sulle  Alpi,  e  la  più  recente,  di  grande 
valore  anche  pedagogico:  Mens  sana  in  cor- 
pore  sano. 

E,  poiché  anche  di  scienze  antropologiche  e 
psicologiche  venimmo  a  parlare,  non  m'è  con- 
sentito tacere  di  una  Scienza  che  l'Italia  ha  il 
vanto  d'aver  fondato,  la  Psicologia  patologica, 
la  quale  fu  applicata  a  due  distinte  ricerche: 
quella  intorno  alle  influenze  esercitate  sul  ma- 
nifestarsi del  genio  dalle  condizioni  psicologi- 
che e  patologiche  ingenite  od  ereditarie  nel- 
l'individuo, e  l'altra  che  die  origine  alla  psico- 
logia criminale* 

All'una  e  all'altra  dette  impulso  potente  Cesare 
Lombroso  [1836],  professore  air  Università  di 
Torino,  che  con  Enrico  Ferri  fondò  la  nuova 
scuola  criminale,  indirizzata  a  ridurre  a  scienza 
positiva  lo  studio  delle  tendenze  criminose  del- 
l'uomo, riscontrandone  le  fonti  in  condizioni 
psichiche  patologiche,  normalmente  ereditarie,  e 
manifestantisi  con  particolari  caratteri  somatici. 

Il  Lombroso,  cui  niuno  può  negare  una  pro- 
fonda convinzione  e  coscienza  di  scienziato,  ha 
anche  voluto  ridurre  a  forme  di  degenerazione 
patologica  le  manifestazioni  del  genio,  nelle  sue 
opere  Genio  e  follia,  L'Uomo  di  genio,  Pensieri 
e  meteore.  Ma  pare  che  egli,  e  più  taluni  suoi 
seguaci,  abbiano  condotto  tropp'oltre  le  loro  de- 
duzioni; e  a  loro  si  oppose,  con  più  calore  di 
convinzione  che  lucidità  d'argomentazione  Gio- 
vanni Bovio  nel  suo  libro  11  Genio. 


La  prosa  scientifica.  385 

Il  problema  dell'essenza  del  genio  tortura  anche  la  mente 
di  Adolfo  Padovan  (1869)  che,  dopo  aver  affrontato  il  pub- 
blico con  alcuni  scritti  minori,  s'è  preparato  con  due  saggi: 
Le  creature  sovrane  e  /  figli  della  gloria  (tradotto  in  varie 
lingue)  a  cimentarsi  nello  studio  dell'  Uomo  di  genio,  ch'egli 
anzitutto  analizzerà,  nella  sua  prossima  opera,  come  poeta. 
Gli  scritti  di  questo  giovine  scrittore  risentono  ancora  della 
sua  fede  di  nascita  recente,  ma  attestano  indagine  attenta, 
acume  di  critica  e  di  induzione,  varietà  di  coltura,  e  tendono 
a  dimostrare  una  teoria  fisiologica  del  genio  del  tutto  opposta 
a  quella  patologica  del  Lombroso. 

Meritano  di  esser  ricordati,  tra  i  seguaci  e  i 
cultori  della  psicologia  patologica  positiva  il 
Patrizi  col  suo  libro  sul  Leopardi,  il  De  Domi- 
nici, il  Sergi,  il  Sighele,  il  Morselli,  il  Fer- 
RIANI  [(1852),  magistrato  e  cultore  di  patologia  criminale  ; 
L'amore  in  tribunale,  Madri  snaturate,  Minorenni  delin- 
quenti. Nel  mondo  délVinfanzia,  Delinquenti  scaltri  e  for- 
tunati, Studi  di  psicologia  infantile,  I  drammi  dei  fan- 
ciulli, ecc.]. 

Principale  fra  questi  studiosi  è  Enrico  Ferri 
[1856,  allievo  di  Pietro  Ellero,  avvocato,  deputato,  giornalista, 
uno  dei  capi  del  partito  socialista  in.  Italia.  Dei  40  e  più  suoi 
scritti  i  più  importanti  saggi  di  sociologia  sono  :  La  sociologia 
criminale  (1900),  che  tu  tradotto  in  tedesco,  francese,  inglese 
e  spagnuolo,  Lf  omicidio  néW  antropologia  criminale  (1895), 
Studi  sulla  criminalità  (1901),  La  scuola  criminale  posi- 
tiva (1901)"].  Egli  ha  dedicato  tutta  la  sua  attività 
scientifica  alla  sociologia  criminale,  svolgendo 
in  una  sua  prima  opera  la  Teoria  dell'  imputa- 
bilità e  la  negazione  del  libero  arbitrio,  e  in 
altre  successive  tentando  disvelare  /  nuoci  oriz- 
zonti del  diritto  e  della  procedura  penale. 

Ferrari.  25 


386  La  letteratura  dell'oggi. 

Resta  ch'io  dica  dei  giornali,  di  quelli  almeno 
che  hanno  importanza  letteraria  ;  che  il  giornale 
nel  secolo  XIX  ha  percorso  rapido  cammino  e 
segnata  una  parabola  nella  quale  è  trascorso 
oltre  il  vertice.  Oggi  il  giornale,  nel  senso  vol- 
gare della  parola,  non  é  più,  come  argutamente 
ha  detto  nella  North  American  Review  [Gen- 
naio 1901]  Alfredo  Harmsworth,  che  una  specie 
di  cestino  collocato  alla  fine  di  un  filo  telegra- 
fico, nel  quale  qualsiasi  reporter  o  telegrafista 
può  buttare  tuttociò  che  gli  piace.  Or  non  è  certo 
di  questo  giornale  che  la  storia  letteraria  può 
e  deve  occuparsi;  l'indole  sua  gli  toglie  ogni 
valore  duraturo,  come  la  fretta  con  cui  di  ne- 
cessità deve  essere  composto  lo  priva  di  pregio 
letterario. 

Ma  cosi  non  fu  sempre;  e  tra  i  giornalisti  che 
han  lasciato  traccia  di  sé  mi  par  debito  ricor- 
dare Leone  Fortis  [1824-1896]  il  quale,  oltreché 
autore  drammatico  che  ebbe  voga  ai  suoi  tempi, 
fu  facile  scrittore,  critico  arguto,  giornalista 
insigne  ;  il  suo  «  Pungolo  >  ebbe  larghissima 
diffusione  per  molto  tempo,  e  piene  di  brio  e  di 
humour  furono  le  sue  conversazioni  sulP  Illu- 
strazione Italiana,  da  lui  poi  riunite  in  volumi. 
Vicino  al  Fortis  per  molti  pregi  sta  Pietro 
Ferrigni  [1836-1898?]  che  soleva  firmarsi  col 
pseudonimo  di  Yorick.  Avvocato,  il  Ferrigni  la- 
sciò il  fóro  per  il  giornale  e  per  molt'anni  nelle  ap- 
pendici della  Nazione  di  Firenze  profuse  a  larga 
mano,  parlando  di  letteratura  o  d'arte,  di  tribu- 
nali o  di  esposizioni  floreali,  tutte  le  grazie,  tutta 


Il  giornale,  387 


la  vivacità,  il  brio,  la  festività,  l'arguzia,  talora 
un  po'  biricchina  e  svelta,  del  suo  spirito  to- 
scano. Fu  colto,  erudito  anche,  ma  non  abusò 
mai  della  sua  erudizione,  né  per  essa  fu  mai 
pesante; ebbe  memoria  prodigiosa,  spirito  pronto, 
cuore  aperto  a  quanto  era  nobile  e  bello  ; .  ma- 
neggiò la  lingua  più  correttamente  toscana  con 
una  sicurezza,  una  disinvoltura,  una  eleganza 
squisita,  una  felicità  di  tono  e  di  coloritura  tali 
da  accostarsi  per  l'efficacia  ravvivatrice  de'  suoi 
scritti  al  De  Amicis. 

I  suoi  articoli  raccòlti  in  volume  son  letti  an 
cor  oggi  con  sano  e  vero  godimento;  e  pari  al 
successo  del  Su  e  già  per  Firenze,  della  Festa 
dei  fiori,  del  Vedi  Napoli  e  poi.,.,  fu  quello  del 
suo  miglior  libro  :  Il  Re  è  morto  !  [1878],  per  la 
morte  di  Re  Vittorio  Emanuele  II. 

Tra  i  migliori  giornalisti  viventi  sono  da  an- 
noverarsi Edoardo  Arbib  e  Ugo  Pesci,  autore 
anche  di  buone  e  facili  monografie  contempora- 
nee (Come  siamo  entrati  in  Roma,  Il  Re  Mar- 
tire, ecc.). 

Oggi  dei  giornali  —  fatte  le  debite  ed  onore- 
voli eccezioni  —  meritano  d'esser  ricordati  :  per 
valore  letterario  e  critico,  La  Nuova  Antologia, 
La  rivista  d'Italia,  YEmporium,  Natura  ed  Arte, 
V Illustrazione  Italiana;  e.  per  valore  di  critica 
letteraria,  //  Giornale  storico  della  letteratura 
italiana,  la  Rivista  critica  di  L.  itaL,  il  Bollet- 
tino bibliografico  della  letteratura  italiana,  La 
critica,  e  il  Bollettino  della  Società  dantesca  ita- 
liana, che  si  pubblicano  rispettivamente  a  To- 


388  La  letteratura  dell'oggi. 

rino  sotto  la  direzione  di  F.  Novati  e  R.  Renier, 
a  Napoli  sotto  la  direzione  di  E.  Pércopo  e 
N.  Zingarelli,  a  Pisa  sotto  la  direzione  di  A. 
D'Ancona,  a  Napoli  da  B.  Croce,  a  Firenze  per 
cura  di  M.  Barbi. 

Troppe  sono  le  riviste  di  carattere  scientifico 
perché  si  possa  dar  qui  luogo  alla  loro  enu- 
merazione. 


§  III. 

Le  donne  letterate  nella  poesia  e  nella  prosa. 


La  storia  dell'ultimo  trentennio,  in  Italia  e 
fuori,  ha  tra  le  sue  note  particolari  quella  di 
una  più  larga  partecipazione  della  donna  alla 
vita  cosi  professionale  come  letteraria  del  paese. 
Le  cause  se  ne  debbon  probabilmente  ricercare 
in  quel  largo  rinnovamento  morale,  intellettuale, 
sociale,  che  accompagnò  il  ricostituirsi  d'Italia 
ad  unità. 

Il  fondersi  dei  molti  stati  in  uno  solo  ha  re- 
cato con  sé  il  formarsi  di  grandi  centri  di  col- 
tura e  di  vita  sociale,  ha  ristretto  di  molto,  in- 
vece, il  numero  delle  piccole  società  provinciali, 
e  fra  quelle  che  ancor  son  rimaste  s'è  diffuso 
dalle  grandi  città  un  alito  di  vita  più  fecondo 
d'attività.  Anche  la  posizione  famigliare  e  so- 
ciale della  donna  s'è  mutata,  e  nei  cresciuti 
bisogni  della  vita  la  donna  ha  trovato  l'impulso 
a  cercar  d'attuare  a  profìtto  di  sé  o  della  sua 
famiglia  le  proprie  attitudini  materiali  od  in- 
tellettuali, iniziando  nelle  professioni  più  umili 
una  concorrenza  all'uomo  che  si  fa  di  giorno 


390  La  letteratura  dell  oggi. 

in  giorno  più  grave;  ad  un  tempo  il  movimento 
femminista,  propugnante  l'uguaglianza  fonda- 
mentale della  donna  di'fronte  all'uomo,  ha  ge- 
nerato in  lei  il  desiderio  di  provare  che  essa  po- 
teva contendere  all'uomo  anche  il  primato  let- 
terario. 

La  prova,  a  dir  vero,  non  pare  sin  qui  ot- 
tenuta. 

Nelle  scienze  nessuna  donna  ha  sapulo  affer- 
marsi notevolmente,  né  coll'esercizio  pratico  di 
esse,  né  con  opere  speculative;  di  tutte  le  gentili 
scrittrici  di  cui  parleremo  in  appresso,  non  una 
ha  saputo  conseguire  quella  giustificata,  perdu- 
rante notorietà,  che  è  pur  vanto  di  molti  fra  i  cul- 
tori delle  lettere  nostre,  e  che  non  è  la  fama,  tran- 
sitoria anche  se  varcante  le  Alpi  ed  il  mare, 
della  quale  possono  compiacersi  alcune  maggiori 
tra  le  nostre  letterate.  Mancano  di  solito  in  esse 
quelle  doti  dell'intelletto  e  della  forma  che  sole 
possono  qualificare  grande  uno  scrittore,  poeta 
o  prosatore  ch'egli  sia;  manca  una  nota  vigo- 
rosa e  personale,  l'impronta  di  uno  spirito  che 
ha  una  visione  sua  propria  del  mondo,  e  la 
persegue  senza  posa  negli  uomini  e  nelle  còse  ; 
manca  quindi  lo  stile  nello  scrittore  come  nel- 
l'opera sua,  la  forma  è  spesso  incolore,  dilavata, 
prolissa  e  convenzionale,  poco  è  originale  la 
concezione,  come  son  scarse  l'acutezza  dell'os- 
servazione psicologica,  la  profondità  dell'analisi, 
la  potenza  della  sintesi. 

Non  è  malevolenza  maschile  che  detta  queste 
parole:  che  anzi  dp  forse  più  severo  giudizio 


Le  donne  letterate.  391 

della  letteratura  femminile  una  gentile  scrittrice, 
Mara  Antelling,  affermando  di  Neera  che  «  si 
può  dire  che  ella  con  Bruno  Sperani  ed  altre 
poche  conservino  ancora  la  prerogativa  di  scri- 
vere perchè  hanno  qualchecosa  da  dire,  non  — 
come  molte  altre  —  per  mettere  insieme  delle 
frasi  onde  fare  un  rumor  vano  intorno  al  loro 
nome  ». 

D'altronde  c'è  un  vasto  campo  d'osservazione 
psicologica  in  cui  l'uomo  non  può  «  ficcar  lo 
viso  al  fondo»:  l'anima  femminile,  di  cui  solo 
una  donna  può  scrutare  l'enigma  ;  e  il  mistero 
è  troppo  attraente,  quando  non  anche  torturante, 
perchè,  sacrificando  l'orgoglio  alla  curiosità, 
l'uomo  non  invochi  la  guida  sicura  che  lo  di- 
sveli. Cosi  l'avvenire  sia  più  propizio  all'attuarsi 
del  voto. 

Della  più  larga  partecipazione  femminile  al- 
l'attività letteraria  s'ebber  già  i  prodromi  «  in 
quell'albore  lunare  di  sentimentalismo  che  fu 
Tetà  innanzi  il  '60  »,  quando  sotto  la  dittatura  del 
poeta  di  Dasindo,  Erminia  Fua-Fusinato,  di  Ro- 
vigo ]1834-76]  —  insieme  con  il  marito  Arnaldo 
—  «  rinfrescava  di  un  rivolo  pratiano  di  poe- 
sie, l'ultima  stagione  del  romanticismo  deca- 
dente »  (1)  —  pur  non  sopravvivendo  oggi  di 
lei  e  delle  sue  dolci  e  malinconiche  ballate  più 
che  il  ricordo;  e  Giannina  Milli,  di  Teramo 
[1827-88],  emula  di  lei,  versando,  pellegrina  per 


(1)  V.  Checchia.  —  Poeti,  prosatori  e  filosofi   nel  secolo 
che  muore,  pag.  387. 


392  La  letteratura  dell'oggi. 

l'Italia,  il  suo  canto,  saliva  in  fama  di  ispirata 
improvvisatrice,  quantunque  mancasse  alle  sue 
liriche  —  notevoli  certo  per  facile  e  spontanea 
vena  —  vitalità  nel  pensiero  affettivo  e  nel  fan- 
tasma lirico,  ed  efficacia  nella  rappresentazione, 
senza  parlar  della  forma  spesso  incerta  e  pro- 
sastica, sempre  un  pò*  cedevole  e  slegata  (1). 

Ma  una  vera  e  propria  repubblica  letteraria 
femminile  non  cominciò  a  costituirsi  se  non 
dopo  il  70. 

Nel  famoso  periodo  sommarughiano  ebbe 
fama  e  voga  notevole  per  quanto  fugace,  Eva 
Cattermolb  Mancini  [1858-1898]  di  Cannes^  che 
scrisse,  sotto  il  pseudonimo  di  Contessa  Lara, 
novelline,  bozzetti,  articoli  critici,  e  soprattutto 
tenui  e  melanconici  versi  in  cui  parve  sdop- 
piarsi l'anima  lirica  di  Lorenzo  Stecchetti. 

Venendo,  finalmente,  all'oggi,  veramente  po- 
tremo enumerare  tutta  una  schiera  di  donne 
che  vanno  facendo,  con  più  o  meno  di  valore,  le 
lor  prove  ne*  vari  campi  della  letteratura  con- 
temporanea. 

Poesia. 

Meritano  particolare  attenzione,  del  manipolo 
che  combatte  nel  campo  della  poesia,  alcuni 
nomi. 

Grande  fama,  in  Italia  e  fuori,  conquistò  d'un 
tratto  Ada  Negri,  lodigiana,  con  i  due  volumi 


(1)  Cfr.  Chegchia,  ib. 


Le  donne  letterate  nella  poesia.         393 

di  liriche:  Fatalità  (1893)  e  Tempeste  (1896)  — 
che  furono  giudicati  assai  variamente  dalla  cri- 
tica, ma  dove  non  può  negarsi  rispecchiata  una 
non  comune  tempra  poetica,  ed  aleggiante  un 
impeto  lirico  talvolta  — *  a  detta  del  Nencioni  — 
persino  eccessivo. 

Nata  di  madre  operaia  e  nell'ambiente  ope- 
raio vissuta,  animata  da  un  generoso  ideale  di 
fratellanza  universale  e  di  redenzione  degli 
umili,  degli  abbietti,  dei  vinti  nella  lotta  quoti- 
diana e  terribile  per  resistenza,  la  Negri  canta 
di  questi  oppressi  le  angosce,  i  diritti  e  le  ri- 
bellioni, con  accesa  fantasia  e  notevole  fascino 
comunicativo;  senonchè  il  suo  stesso  entusia- 
smo di  fede  la  conduce  spesso,  da  un  lato  a 
trasfigurare  ed  idealizzare  eccessivamente  i  la- 
voratori, i  contadini,  gli  operai  che  sono  i  pro- 
tagonisti della  sua  poesia,  e  dall'altro  a  mo- 
strarsi ingiusta  e  partigiana  verso  le  altre  classi 
sociali,  e  in  particolar  modo  verso  quella  bor- 
ghesia cui  il  progresso  umano  deve  pur  le  più 
meravigliose  fra  le  sue  conquiste. 

La  forma  di  queste  liriche,  spesso  trascurata 
od  eccessivamente  prosastica,  ha  tuttavia  grandi 
pregi  di  spontaneità,  di  colorito  e  di  sincerità 
nella  rappresentazione. 

Fu  tenuta  dal  Carducci  al  fonte  battesimale 
della  poesia  Annie  Vivanti,  nata  a  Londra,  di 
padre  italiano  e  di  madre  tedesca,  venuta  bam- 
bina in  Italia,  educata  giovinetta  in  America; 
meteora  brillata  di  luce  fulgida  ma  fugace  nel 
cielo  letterario,  con  le  sue  Liriche  (1890)  —  dove 


394  La  letteratura  dell'oggi. 

ella  appare  veramente  <  come  il  portato  insieme 
fisiologico  del  sangue  misto,  e  morale  della  tra- 
dizione domestica  (la  madre  usciva  da  una  fa- 
miglia di  letterati)  e  <jella  libera  educazione 
americana  (1). 

Nei  suoi  versi,  l'anima,  l'ardenza,  l'espressione 
è  tutta  meridionale  e  italiana;  ma  nella  struttura 
e  nel  giro  della  strofe  è  qualcosa  del  movimento 
e  della  indeterminatezza  vaga  del  Lied  ger- 
manico. 

Le  liriche  della  Vivanti,  prevalentemente  ero- 
tiche, hanno  decisa  impronta  romantica,  pur 
nella  zingaresca  scapigliatura  dell'ispirazione 
e  della  forma;  quest'ultima  è  colorita  ed  effi- 
cace, ma  troppo  spesso  scorretta,  prosastica, 
volgare. 

Anima  vera  d'artista  e  certo  la  maggiore  tra 
le  viventi  poetesse  italiane  è  Vittoria  Aganoor, 
veneto-armena  di  sangue  e  di  sentimento,  già 
alunna  dell'abate  Zanella,  della  cui  classica 
eleganza  e  spontaneità  è  il  riflesso  visibile  nelle 
sue  poesie,  Leggenda  Eterna  (1900). 

Dotata  di  una  larga  e  profonda  coltura  clas- 
siòa  e  di  un'eletta  arte  del  verso  e  dello  stile, 
per  questo  come  pel  contenuto  la  lirica  della 
Aganoor  rivela  un  temperamento  di  poeta  essen- 
zialmente ed  intimamente  aristocratico. 

Una  forza  concentrata  di  passione,  una  visione 
immediata  ed  animatrice  della  Natura  —  quasi 
shelleyana ,   per   la  identificazione   dell'  anima 


(1)  Crf.  ^.  Vivanti:  Liriche,  prefazione. 


Le  donne  letterate  nella  poesia.  395 

umana  con  la  grande  anima  delle  cose  —  sono 
le  qualità  artistiche  più  notevoli  della  Aganoor; 
—  alla  quale  anche  la  storia  offre  materia  per 
alta  ed  epica  poesia,  come  nella  bellissima  ode, 
I eavalli  di  S.  Marco,  che  è  una  rapida  e  potente 
rievocazione  lirica  della  grande  e  tragica  storia 
di  Venezia. 

Degne  di  nota  sono  pure,  in  questo  campo: 
la  perugina  Alinda  BonacciBrunamonti  [1841- 
1903],  (Versi,  Nuovi  canti,  Versi  Campestri,  ecc.), 
allieva  anch'essa  dello  Zanella  e  del  Maffei,  dei 
quali  sa  render  ne*  suoi  versi  il  profumo  della 
espressione  e  la  gentilezza  del  pensiero;  Clelia 
Bertini  Attili,  Elda  Gianelli,  triestina,  autrice 
di  versi  di  mite  e  serena  purezza  nella  conce- 
zione e  nel  sentimento;  Rachele  Botti  Binda, 
Luisa  ANZOLETri  con  versi  di  natura  e  di  con- 
tenuto piuttosto  austero  e  talvolta  filosofico; 
Grazia  Pierantoni  Mancini  ed  altre. 

Romanzo  e  novella. 

Più  largo  é  il  contributo  recato  dalla  donna 
alla  odierna  produzione  romanzesca  e  novelli- 
stica. 

E  per  questo  riguardo  in  primo  luogo  va  se- 
gnalata Matilde  Serao;  nata  a  Patrasso  [1856], 
di  padre  napoletano  esule,  e  di  madre  uscente 
da  nobilissima  famiglia  greca,  essa  è  certo  la 
maggiore  tra  le  viventi  scrittrici  italiane. 

Dotata  di  attività  e  di  fecondità  istancabili, 
.ella  é  venuta  in  20  anni  accumulando  cornar* 


396  La  letteratura  dell'oggi. 

e  novelle,  che  sollevarono  tempeste  di  entusiasmi 
e  di  critiche,  ma  che  le  assicurarono  fama  in 
Italia  e  fuori,  massime  in  Francia. 

La  caratteristica  che  la  distingue  è  una  ine- 
sauribile e  veramente  meridionale  potenza  di 
fantasia,  spesso  senza  legge  né  freno;  d'onde, 
insieme  a  pregi  grandissimi  di  colorito,  di  fa- 
cilità, di  suggestiva  efficacia  nello  stile,  le  de- 
riva anche,  non  lieve  difetto,  molta  sovrab- 
bondanza, con  pregiudizio  della  semplicità  e 
sincerità  nella  rappresentazione. 

Nella  maggior  parte  dei  suoi  romanzi  e  delle 
sue  novelle  ella  riproduce  l'ambiente  e  la  vita 
di  Napoli,  quale  si  manifesta  in  tutti  i  vari  stati 
sociali,  dalla  aristocrazia  elegante  e  corrotta, 
alla  piccola  borghesia  lavoratrice  e  al  popolo 
miserabile  gaio  e  chiassoso,  che  vive  nei  vicoli 
e  negli  angiporti  di  queir  immenso  alveare 
umano.  Il  romanzo  napoletano  II  paese  di  cuc- 
cagna [1891]  —  rimane  infatti  sino  ad  ora  l'o- 
pera migliore  di  M.  Serao,  che  si  è  anche  mo- 
strata acuta  analizzatrice  psicologica  nei  due 
volumi  Gli  amanti  e  Le  amanti. 

Con  il  recente  libro,  Al  paese  di  Gesù,  ap- 
parso poco  dopo  Le  Désert  e  Jérusdlem  di  P. 
Loti,  la  Serao  sembra  essepsi  ricollegata  al 
movimento  neo-mistico  che  va  sempre  più  ac- 
centuandosi nella  letteratura  contemporanea 
(Bourget,  Verlaine,  Tolstoi)  —  e  che  ha  in  Italia 
il  suo  più  autorevole  campione  in  Antonio  Fo- 
gazzaro. 

Notevole  scrittrice  è  Elena  Zuccàuq  Radius 


Le  donne  letterate  nella  prosa.  397 

(Neera),  tempra  forse  più  di  pensatrice  che  di 
artista,  la  quale,  in  particolar  modo  in  alcuni 
dei  suoi  ultimi  romanzi,  mostra  di  sapere  co- 
gliere assai  bene  le  mille,  continue  ed  occulte 
rispondenze  tra  l'anima  e  le  cose,  donde  si  dif- 
fonde su  razione  —  per  sé  stessa  tenuissima  — 
una  atmosfera  di  poesia,  che  rende  vaghi  i  con- 
torni delle  cose  e  forse  talvolta  nuoce  alla  ef- 
ficace rappresentazione  della  realtà. 

Neera  scrisse:  Il  Nido,  Un  romanzo,  Addio, 
Teresa,  Vecchie  Catene,  Lydia,  Nel  segno,  Un 
amuleto,  ed  altri  romanzi  e  novelle;  Teresa 
è  il  suo  capolavoro,  finissimo  nella  descrizione 
del  piccolo  ambiente  di  provincia. 

Bella  fama  si  va  acquistando  la  giovane  scrit- 
trice e  poetessa  sarda  Grazia  Deledda  [1875]: 
scrisse  La  via  del  male,  Il  Tesoro,  La  giustizia, 
Le  anime  oneste,  Le  tentazioni,  Il  vecchio  della 
montagna,  Elias  Portolu,  ecc. 

I  suoi  versi,  le  sue  novelle,  i  suoi  romanzi 
ritraggono  con  ricca  tavolozza  ed  acume  di  in- 
dagine psicologica  la  vita  e  i  costumi  semplici 
e  primitivi  dei  pastori  sardi,  viventi  nella  soli- 
tudine delle  loro  montagne,  in  cospetto  delle 
aspre  e  selvaggie  bellezze  di  quella  natura  ver- 
gine e  alpestre.  Con  notevole  sicurezza  sa  la 
Deledda  fissare,  a  tocchi  rapidi,  crudi,  i  carat- 
teri dei  suoi  personaggi;  e  sa  con  grande  ve- 
rità ed  evidenza  descrivere  il  paesaggio  nel  quale 
essi  si  muovono. 

Grazia  Deledda  rappresenta  una  notevole  pro- 
messa, ed  ha  certo  un'originalità  spiccata  nella 


3àS  La  letteratura  delVoggL 

scelta  degli  argomenti,  nelle  linee  sculturali 
del  disegno,  nella  efficacia  suggestiva  della  rap- 
presentazione; la  forma  è  rapida,  serrata,  ma 
non  impeccabile. 

S'aggruppano  a  lei  —  per  un  particolar  segno 
che  le  contraddistingue  —  Fulvia,  Regina  di 
Luanto,  Luigi  di  San  Giusto,  Térésah,  Jolanda, 
Gemma  Ferruggia,  sei  giovani  donne  che  V  av- 
venire forse  riserba  a  smentire  la  previsione 
nostra  pessimistica  sulla  donna  letterata. 

Rachele  Fulvia  Saporiti  (Fulvia),  si  adde- 
strò alle  lettere  scrivendo  per  giornali  letterari 
e  politici,  poi  ben  presto  affrontò  il  pubblico 
con  volumi  separati  di  novelle  e  romanzi,  dei 
quali  usciron  primi:  Troppo  fiera?  e  Realtà, 
due  raccolte  di  novelle  che  fecero  subito  simpa- 
tica e  cara  ai  lettori  questa  giovane  scrittrice, 
robusta  nella  forma,  decisa  nei  contorni,  risoluta 
e  forte  nella  concezione,  senza  quella  ostentata 
mascolinità  che  contrasta  in  talune  letterate  con 
la  grazia  del  sesso  cui  appartengono. 

Sicura  e  delicata  nel  bozzetto  Foglie  sparse, 
affettuosa  e  sapiente  nelle  novelle  per  l'adole- 
scenza (Per  voi,  fanciulli,  Storielle  seréne),  Ful- 
via ha  inoltre  composto  quattro  romanzi  :  Pro- 
celle  dell'anima,  Marco  Delinas  (autobiografia), 
Bianca,  e  Bianca  Monselice,  e  ha  recentissi- 
mamente pubblicato  11  dubbio,  che  aduna  due 
novelle,  e  ripubblicato  Marco  Delinas,  sotto  il 
nuovo  titolo  di  Via  Mala,  e  Bianca,  e  Bianca 
di  Monselice  pure  ribattezzati  Virtù  d'amore. 

La  Marchesa   Maria   Plattis   Maiogchi  («Tò- 


Le  donne  letterate  nella  prosa.         39$ 

landa),  prende  naturalmente  posto  presso  Ful- 
via, per  raffinila  di  indirizzo  sentimentale  e 
artistico  che  accomuna  i  loro  scritti,  ne'  quali 
riscontrate  —  più  vivido  in  Jolanda  —  l' in- 
flusso del  romanzo  fogazzariano.  Oltre  ad  al- 
cune opere  di  analisi  psicologica  storica  (Le 
donne  nei  poemi  di  Wagner,  Le  incognite),  Jo- 
landa, nella  solitudine  triste  in  cui  la  piombò 
il  soffio  della  morte  tragicamente  passando 
sulla  sua  casa,  ha  composto  più  romanzi  (Sotto 
il  paralume  color  di  rosa,  Rivincita,  Tre  Ma- 
rie, Alle  soglie  d'eternità). 

Freme  nei  romanzi  di  Jolanda  un  cuore  par- 
ticolarmente sensibile,  amoroso,  appassionato; 
e  che  della  passione  sa  più  i  dolori  che  i  de- 
liri; e  quelli  descrive  con  una  verità  impres- 
sionante; su  questi  sorvola  senza  ostentazione 
ina  con  verecondia.  Il  paesaggio  è  sentito  ed 
espresso  con  sicura  ed  efficace  parsimonia  di 
tratti,  facile  e  piana  la  forma. 

Regina  di  Luanto  (che  vuol  serbare  il  mistero 
intorno  al  suo  vero  nome),  vien  qui  terza  per 
virtù  di  contrasto  con  Jolanda.  Essa  con  Sala- 
mandra, La  scuola  di  Linda,  Gli  agonizzanti, 
La  servetta,  ha  senza  alcun  rilegno  preso  ad 
anatomizzare  vizi,  corruzione,  passioni  basse, 
e  nel  suo  stile  tagliente,  incisivo,  persegue  un 
intento  di  moralità  che  nobilita  la  sua  opera, 
e  fa  apparire  meno  strana  la  signorilità  opu- 
lenta della  sua  bellezza  femminile  nell'ambiente 
in  cui  analizzando  si  attarda. 

Luigia  Macina  Gervasio  (Luigi  di  San  Giusto) 


400  La  letteratura  dell'oggi. 

[Un  cinto,  Nennella,  Vita  nuova,  Errore,  I  bimbi, 
La  maestra  bella,  Fede},  tesse  intorno  alle  fi- 
gure disegnate  con  molta  nitidezza,  frutto  d'una 
fine  analisi,  intrecci  vivi  di  interesse,  e  fatta  fa- 
migliare con  T  infanzia  dall'esercizio  dell'inse- 
gnamento, ne  tratteggia  con  particolar  valentia 
la  piccola  vita  spirituale  e  materiale. 

Gemma  Ferruggia,  sincera  nell'opera  sua  come 
nel  suo  nome,  ha  tentato  il  romanzo  e  la  com- 
media; questa  lasciò  ben  presto,  quello  coltiva 
con  amore  insieme  al  bozzetto  [Fascino,  Follie 
muliebri,  Gli  addii  (bozzetti)];  ha  studiato  con 
particolar  cura  11  cervello  della  donna  sotto  il 
rispetto  psicologico,  e  ha  conquistato  con  que- 
ste sue  opere,  che  mostrano  una  forte  indivi- 
dualità, posto  eminente  tra  le  sue  compagne 
letterarie. 

Ida  Finzi,  in  tetteratura  Haydée,  è  autrice  di 
bozzetti,  novelle  e  racconti,  scritti  con  uno  stile 
spigliato  e  nervoso,  che  ne  fa  simpatica  la  lettura. 

Larghissima  produzione  romanzesca  ha  dato 
Bice  Speraz,  prima  col  pseudonimo  di  Livia, 
poi  ben  presto  con  quello  molto  più  noto  di 
Bruno  Sperani. 

Questa  scrittrice,  dalmata  di  nascita  ma  mi- 
lanese di  dimora,  si  trasse  coi  suoi  romanzi  dai 
disagi  economici,  scrisse  per  vivere,  e  per  dire 
qualche  cosa,  e  la  sua  fantasia  —  sotto  l'assillo 
del  bisogno  —  forni  larga  messe  di  intrecci  ro- 
manzeschi interessanti,  prima  per  romanzi  d'ap- 
pendice, poi  per  volumi;  dall' 81  ad  oggi  ha 
pubblicato  non  meno  di  diciotto  tra  romanzi  e 


Le  donne  letterale  nella  prosa.  401 

raccolte  di  novelle;  fra  i  romanzi  furono  par- 
ticolarmente lodati  in  Italia,  e  all'estero  in  tra- 
duzione, Numeri  e  sogni  (1885)  U Avvocato  Mal- 
pieri  (1888). 

Viene  ultima  per  età,  ma  procedente  con  passo 
sicuro  verso  la  fama  Corinna  Teresa  Ubertis 
(Térésah),  che,  dopo  aver  esordito  con  un  vo- 
lume di  versi  (Il  campo  delle  ortiche)  si  è  d'ac- 
chito posta  tra  le  migliori  autrici  di  bozzetti 
con  Rigoletto  che  vinse  un  concorso  bandito 
dalla  Lettura.  Essa  è  anche  tra  le  più  promet- 
tenti autrici  drammatiche  con  Sul  Gorner,  e 
II  Giudice,  dramma  che  fu  prescelto  tra  quelli 
di  altri  novanta  concorrenti,  nel  concorso  re- 
centemente indetto  dalla  Società  degli  autori 
drammatici  in  Roma. 

Térésah  prepara  ora  un  nuovo  dramma:  Il 
pane  rosso. 

Anche  han  tentato  l'arringo  scenico  con  lu- 
singhiero successo  in  numerosi  lavori  Gual- 
berta  Alaide  Beccari,  e  di  recente  Clelia  Ber 
tini  Attili,  Clarice  Tartufari. 

Del  numeroso  manipolo  di  scrittrici  odierne 
meritano  pure  onorevole  menzione:  Virginia 
Treves  (Cordelia)  autrice  di  molte  e  buone  rac- 
colte di  racconti  e  bozzetti  (21  regno  della  donna. 
Nel  regno  delle  chimere,  Dopo  le  nozze,  I  nostri 
figli,  Casa  altrui,  AlV aperto,  ecc.)  di  buoni  romanzi 
(Catene,  Il  mio  delitto,  Per  vendetta,  L  incom- 
prensibile, ecc.),  oltreché  di  libri  per  i  ragazzi  ; 

Maria  Torelli  Viollier  (1876),  nota  nel  mondo 
letterario  col  pseudonimo  di  Marchesa  Colombi, 

Ferrari.  26 


402  La  letteratura  dell'oggi. 

autrice  del  La  gente  per  bene,  raccolta  di  re- 
gole di  convenienza  che  ebbe  favorevolissima 
accoglienza,  e  di  tredici  volumi  di  romanzi  e 
novelle,  (Troppo  tardi,  Il  tramonto  di  un  ideale, 
Le  gioie  degli  altri,  ecc.)  tra  i  quali  è  degno  di 
particolar  menzione  In  risaia,  di  tanta  verità  di 
ambiente,  di  tanto  squisita  sentimentalità.  Le 
opere  sue  ebbero  onore  di  molte  traduzioni  in 
lingua  straniera. 

Antonietta  Giacomelli  coltiva  con  notevole 
fortuna  un  genere  di  scrittura  sua  particolare, 
in  tre  successive  opere  (Lungo  la  via,  Sulla 
breccia,  A  raccolta)  intrecciando  alla  biografia 
tessuta  in  forma  di  diario  di  Nicoletta  da  Ponte, 
protagonista,  molteplici  inviluppi  di  romanzo, 
tra  i  quali  e  con  i  quali  ella  va  combattendo 
sempre  più  tenacemente  in  prò  d'un  suo  nobile 
ideale,  di  virtù  e  di  moralità.  La  forma  di  diario 
rende  men  sensibile  l'impressione  che  potrebbe 
farci  la  veste  negletta  e  disadorna  ; 

Paola  Baronchelli  Grosson  (Donna  Paola), 
acquistò  miglior  nome  come  giornalista,  di  che 
vedremo;  ma  si  devono  ricordare  quelle  sue 
bizzarre  e  ardite  Confessioni  di  una  figlia  del 
secolo,  mussettiane  nel  contenuto  e  nella  forma 
nevrotica,  alle  quali  seguirà  tra  breve  I giovani 
della  pianura. 

Buone  novelliste  sono  pure:  Amelia  Rosselli 
(Gente  oscura)  originale  nella  concezione,  rapida, 
sobria  nella  forma  con  intento  di  ironia  pun- 
gente, Sofia  Bisi  Albini,  e  la  Contessa  Eugenia 
Codronchi    Angeli    (Sfinge),   analizzatrice    an- 


Le  donne  letterate  nella  prosa.  40:* 

ch'essa,  come  Jolanda,  dei  tipi  psicologici  di 
donna  che  la  storia  ricorda  (Femminismo  sto- 
rico), che  ha  pur  tentato  il  romanzo  con  II  col- 
pevole e  Dopo  la  vittoria,  dove  l'alto  sentimento 
del  bene,  e  la  vigorosa  rappresentazione  plastica 
del  bello  di  natura,  compensano  quel  che  v'è  di 
manchevole  neir  analisi  psicologica,  di  troppo 
generico  e  quindi  indeterminato  negli  intenti. 

Anna  Vertua  Gentile  vide  favorevolmente 
accolto  il  suo  Come  devo  comportarmi  ?,  regole 
di  buona  creanza,  che  divise  le  lodi  del  pub- 
blico con  La  gente  per  bene  di  Cordelia;  pub- 
blicò anche  parecchi  romanzi,  prima  in  appen- 
dice di  giornali,  poi  in  volumi;  1* efficacia  edu- 
cativa de'  suoi  scritti  venne  riconosciuta  dal 
Ministero  della  P.  I.,  che  approvò  come  libri  di 
testo  sei  volumetti  suoi  dal  titolo:  Un'allegra 
nidiata,  e  il  pubblico  giudicò  favorevolmente 
l'opera  sua  più  recente;  Voce  materna. 

Anna  Franchi  (1867)  ha  tessuto  la  storia  della 
sua  triste  giovinezza  in  <  Avanti  il  divorzio; 
cui  precedettero  alcune  novelle,  e  alcuni  libri 
per  ragazzi;  meglio  è  nota  per  l'opera  sua  di 
critica  artistica:  Arte  ed  artisti  toscani  dal  1850 
ad  oggi  (1902)  che  ebbe  favorevole  accoglienza. 

Tre  nomi  di  donna  annovera  la  storia  della 
odierna  critica  letteraria:  quello  di  Emma  Bo- 
ghen  Conigliani  (1866),  insegnante  a  Brescia, 
premiata  con  la  medaglia  dyoro  dei  benemeriti 
dell'  istruzione  popolare,  che  pur  tra  le  fatiche 
dell'insegnamento  trova  lena  e  tempo  per  dare 
alla  luce  notevoli  e  numerosi  saggi  critici,  no- 


40i  La  letteratura  dell'oggi. 

velie  e  traduzioni;  quello  di  Maria  Pezze  Pa- 
scolato (1869),  laureata  in  lettere  all'Università 
di  Padova,  che  attende  con  infinito  amore  alla 
sua  missione  di  educatrice  in  Venezia,  e  in  pari 
tempo  dedica  la  sua  eletta  intelligenza  e  il  suo 
squisito  gusto  letterario  ad  opere  di  critica  e 
d'arte,  e  a  felici  versioni  di  opere  straniere  scelte 
con  ottimo  criterio;  e  finalmente  quello  di  Ca- 
terina Pigorini  Beri,  sorella  del  notissimo  ar- 
cheologo parmigiano,  che  deve  la  simpatica  ri- 
nomanza di  cui  gode,  più  che  alle  sue  novelle, 
al  frutto  veramente  notevole  de'  suoi  studi  di 
critica  e  di  folkore. 

Il  giornalismo  conta  anch'esso  valenti  colla- 
boratrici fra  le  donne  :  Gualberta  Alaide  Bec- 
cari  diresse  per  lunghi  anni  il  giornale  femmi- 
nista La  Donna,  prima  a  Venezia,  poi  a  Bolo- 
gna; Donna  Paola  è  condirettrice  della  Scena 
Illustrata  di  Firenze  cui  collabora  assiduamente  ; 
Olga  Lodi  Ossani  fu  redattrice  attiva  del  Ca- 
pitan Fracassa,  ed  é  ora  della  Tribuna  Illu- 
strata col  pseudonimo  di  Febea;  Neera  colla- 
bora a  molti  giornali,  fra  i  quali  il  Marzocco 
e  il  Fanfulla  della  Domenica;  in  molti  scrive 
Anna  Franchi;  del  Fracassa  fu  collaboratrice, 
del  Mattino  condirettrice  sino  a  pochi  di  fa  Ma- 
tilde Serao;  e  Sofia  Bisi  Albini,  scrittrice  sim- 
patica e  garbata,  dirige  con  geniali  intenti  edu- 
cativi La  Rivista  delle  Signorine;  Anna  Vertua 
Gentile  diresse  per  dodici  anni,  a  Milano,  il 
periodico  VItalia  giovine. 


§  iv. 

Varie  dal  XIX  al  XX  secolo. 


Le  arti  plastiche,  non  la  musica,  hanno  nello 
scorso  secolo  seguita  l'identica  via  di  trasfor- 
mazioni sulla  quale  abbiam  visto  procedere  la 
letteratura;  sono  passate,  cioè,  dal  classicismo 
antico  al  romanticismo  puro  o  patriottico,  e  da 
questo,  per  vari  gradi,  ad  un  classicismo  rin- 
novato. 

Sul  finire  del  secolo  XVI li,  quando  nella 
poesia  imperavano  da  insuperate  altezze  Vittorio 
Alfieri  e  Giuseppe  Parini,  Carlo  Botta  e  Vin- 
cenzo Monti,  e  il  classicismo  pareva  rivivere 
in  tutta  la  magnificenza  dei  suoi  atteggiamenti, 
la  pittura  s'elevava  pure  a  classica  perfezione 
con  Andrea  Appiani  coetaneo  del  Monti,  e  la 
scoltura  toccava  V  eccellenza  accademica  con 
Antonio  Canova. 

Andrea  Appiani.  —  (1754-1817),  detto  il  pittore 
delle  Grazio,  frescava  con  purezza  di  disegno, 
classicità  di  concezione,  paganesimo  di  soggetti, 
gli  Amori  di  Psiche  nel  palazzo,  ora  reale,  di 
Monza,  e  di  soggetti  sacri  abbelliva  la   cupola 


406  La  letteratura  dell'oggi. 

di  Santa  Maria    presso    bari    Gelso   in   Milano. 

Né  meno  squisita  eleganza  e  signorilità  di 
linea,  né  meno  profonda  conoscenza  della  tec- 
nica portava  nell'arte  sua  classica  Antonio  Ca- 
nova (1757-1822),  che  con  una  straordinaria  ope- 
rosità e  con  potenza  di  genio  idealizzatore  ria- 
nimava nel  marmo  Amore  e  Psiche  come  le 
Tre  Grazie,  Venere  oincitrice  come  Ebe,  Cle- 
mente XUI,  e  Maria  Cristina  come  Napoleone  I\ 
e  il  Foscolo  s'ispirava  ài  suoi  marmi  per  l'ul- 
timo canto  del  classicismo  morente,  YInno  alle 
Grazie. 

L'  architettura  invece  sfrondava  lo  stile  clas- 
sico di  quella  lussureggiante  fioritura  di  fan- 
tasia che  era  caratteristica  del  barocco,  e  deca- 
deva nel  neo-classicismo  già  iniziato  da  Luigi 
Vanvitelli  (1700-1773),  con  Giuseppe  Piermarini 
(1736-1808)  autore  del  Teatro  alla  Scala  di  Mi- 
lano (1776-1778),  con  Luigi  Canonica  (1764-1844), 
edificatore  dell'Arena  milanese  (1806-1807),  con 
Luigi  Cagnola  (1762-1833),  famoso  autore  del- 
l'Arco del  Sempione  o  della  Pace,  pure  a  Mi- 
lano (1807-1837),  quello  che  forse  più  d'ogni  altro 
suo  contemporaneo  senti  e  riprodusse  la  solen- 
nità maestosa  della  classica  linea* 

Intanto,  ancora  come  nella  letteratura,  anche 
nell'arte  s'iniziava  la  lotta- tra  classici  e  roman- 
tici; e  mentre  gli  uni,  gli  artisti  creatori,  com- 
battevano con  opere  immortali,  gli  altri,  i  cri- 
tici, aguzzavano  alla  lotta  le  armi  della  storia; 
e  Tommaso  Temanza  (1705-1789),  già  aveva  scritte 
le  Vite  dei  più  celebri  architetti  e  scultori  ve- 


L'arte  dal  XIX  al  XX secolo.  407 


neziani  del  secolo  XVI;  lo  imilava  Francesco 
Milizia  (1725-1798)  con  Memorie  degli  archi- 
tetti antichi  e  moderni,  combattendo  fiera  lotta 
in  prò'  del  neo-classicismo;  lo  superava  Luigi 
Canina  (1797-1855)  con  opere  di  storia  e  di  po- 
lemica. Intanto  Antonio  Diedo  (1772-1847)  pro- 
fessava estetica  classica  a  Venezia,  e  Luigi  Po- 
letti  (1792-1869)  insegnava  classici  precetti  in 
Roma,  e  li  traduceva  in  atto  riedificando  San 
Paolo  e  con  altre  opere. 

Ma  tuttociò  non  fu  valida  diga  contro  il  dila- 
gare del  romanticismo  che  segui  alla  restaura- 
zione anche  nell'arte. 

Ecco  il  romanticismo  cristiano  con  Lorenzo 
Bartolini  (1776-1850)  scultore  di  quella  Fiducia 
in  Dio  che  il  Giusti  cantò  in  un  suo  ispirato  so- 
netto; ecco  la  pittura  3torica  con  Francesco 
Hayez  (1791-1881),  pittore  che  superò  ogni  altro 
suo  contemporaneo  per  delicatezza  di  forma, 
verità  d'espressione,  sicurezza  di  contorno  e 
vivacità  intonata  di  colore;  ecco  il  romantici- 
smo puro  con  Carlo  Marocchetti  (1805-1868), 
che  fece  coi  suoi  busti  e  le  sue  statue  onorata 
in  Francia  e  Inghilterra  la  nuova  arte  italiana. 

Ne  mancò  la  pittura  patriottica  al  momento 
dell'azione;  Massimo  d' Azeglio  fece  la  Disfida 
di  Barletta  non  meno  famosa  col  suo  romanzo 
che  col  suo  quadro;  Nicolò  Barabino  (1831-1891) 
popolò,  in  quarantanni  d'assiduo  lavoro,  di  te- 
sori dell'ingegno  e  dell'arte  storica  e  religiosa 
l'Italia  intera  e  specialmente  Genova  sua  patria; 
Adeodato  Malatesta  (1806-1891)  emulò  nell'E- 


408  La  letteratura  dell'oggi. 

milia  la  squisita  arte  dell'Hayez,  anch'egli  trat- 
tando soggetti  storici  e  patri. 

Ecco  finalmente  il  romanticismo  volgere  la 
pittura  e  la  scultura,  come  già  per  i  canoni 
manzoniani  s' era  volta  la  poesia,  allo  studio 
amoroso  del  vero,  alla  rappresentazione  sincera 
della  vita  contemporanea,  della  natura. 

A  Milano  i  due  fratelli  Induno,  Domenico  [1815- 
1878]  e  Girolamo  [1827-1890],  chiedevano  ai  sem- 
plici episodi  della  vita  quotidiana,  borghese,  delle 
famiglie,  delle  vie,  l'ispirazione  a  quadri  vivaci 
per  sentimento  e  per  colorito,  corretti  e  lindi 
nel  disegno. 

A  Napoli  Filippo  Palizzi  [1818-1899]  rinno- 
vando più  viva  e  vera  ancora  l'arte  nella  quale 
era  stato  maestro  già  nel  secolo  precedente  il 
pittore  milanese  Francesco  Londonio  [1723-1783], 
popolava  i  suoi  quadri  di  animali  riprodotti  con 
un'evidenza  meravigliosa. 

Simile  moto  e  con  vigoroso  impulso  si  com- 
pieva nella  scultura  per  opera  di  Giovanni  Du- 
prè  [1817-1882]  letterato  e  scultori»  fiorentino, 
emulo  del  Bartolini,  e  di  Vincenzo  Vela  [1822- 
1891],  il  potente  e  originale  ingegno  ticinese  che 
atteggiò  a  risoluto  realismo  la  scultura  con 
le  sue  forti  opere,  dallo  Spartaco  al  Napoleone 
morente.  . 

Ecco  ormai  fiorire  splendida  la  moderna  arte. 
Mentre  a  Milano  Tranquillo  Cremona  [1837- 
1878],  poneva  il  frutto  di  severi  studi  della  tecnica 
nel  disegno  e  nel  colore  a  servizio  d' un'arte 
novatrice  che  pareva  fatta  d'impressione,  di  luci 


L'arte  dal  XIX  al  XX  secolo.  409 

e  di  ombre,  e  diveniva,  come  il  Cesarotti,  «  pa- 
dre incorrotto  di  corrotti  figli  >,  Domenico  Mo- 
relli napoletano  [1826-1902],  dava  il  colpo  di  gra- 
zia all'arte  accademica  coi  suoi  quadri  cosi  pieni 
di  luce,  cosi  vivi,  freschi,  suggestivi  d'impres- 
sione, e  Giulio  Monteverde  [1837]  piemontese, 
concretava  nel  marmo,  con  potenza  rievocatrice 
di  vita,  le  concezioni  della  sua  lussureggiante 
fantasia  disposatasi  al  più  vivo  senso  d'arte 
naturalista. 

E  fu  da  questo  momento  un  pullular  d'artisti 
di  cui  vano  sarebbe  ora  voler  ricordare  qui 
tutti  i  nomi,  quali  spingenti  la  pittura  impres- 
sionista, di  cui  è  decano  A.  Formis,  e  sono 
maestri  Mosé  Bianchi  e  Filippo  Garcano  , 
oltre  i  limili  concessi  dall'arte;  quali  troppo 
ligi  alle  forme  accidentali  del  vero  fotografi- 
camente riprodotte;  quali  tentanti  nuovi  artifici 
tecnici  di  luminosità,  sommi  tra  essi  Giacomo 
Segantini  [1858-1899],  e  Giacomo  Favretto  [1849- 
1887],  con  più  o  meno  di  successo;  quali  final- 
mente contemperanti  il  senso  squisito  della 
modernità,  colle  ispirazioni  d'un  nobile  idea- 
lismo, e  con  la  purezza  classica  della  tecnica  e 
dell'arte,  per  cui  furono  grandi  il  Canova  e 
l'Appiani;  tali,  per  dir  dei  maggiori ,  nella 
pittura  Giuseppe  Bertini  [1820-1898],  ed  Eleu- 
terio  Pagliano  [1826]  in  Lombardia,  Ettore 
Tito  e  Luigi  Nono  nel  veneto,  Francesco  Ja- 
covacci  [1838]  a  Roma.  Tali  nella  scultura 
Francesco  Jerace  di  Napoli,  del  quale,  io  non 
conosco  il  maggiore  oggi   per   maestria  d'arte, 


410  La  letteratura  dell' oggi. 

purezza  e  signorilità  di  linea,  nobiltà  di  conce- 
zione, Ettore  Ferrari  romano,  emulo  del  com- 
pianto Ercole  Rosa  [1846-1893],  il  Butti,  il 
Grandi,  il  Magni,  il  Secchi,  lombardi,  il  Ta- 
bacchi, il  Calandra,  e  il  Bistolfi  a  Torino  e,  tra 
i  giovini  ottimo  il  Trentacoste. 

L'architettura  ebbe  anch'essa  il  suo  periodo 
di  romanticismo,  e  meglio  dovrebbe  dirsi  di 
confusionismo  architettonico,  nato  dal  voler 
chiedere  modelli  e  ispirazioni  air  architettura 
medievale,  libera  e  capricciosa,  oscillante  tra 
la  scuola  lombarda  ed  il  rinascimento,  tra  il 
gotico  ed  il  bizantino.  Ne  venne  un'arte  prege- 
vole nella  riproduzione  dei  caratteri  propri  alle 
varie  scuole,  ma  spesso  infiacchita  e  snaturata 
dallo  sforzo  vano  di  contemperare  tra  loro  queste 
varie  maniere,  per  trarne  un  nuovo  stile. 

Oggimai  molti  han  veduta  l'inutilità  di  tale 
sforzo,  e  di  essi  taluni  hanno  acuita  e  perfe- 
zionata la  già  notevole  loro  attitudine  —  eser- 
citatasi nel  restauro  degli  antichi  monumenti  — 
a  ravvivare  con  artistica  riproduzione  la  clas- 
sica linea,  tali  il  povero  G.  Brentano  [1862-89], 
cosi  immaturamente  rapito  all'arte,  Luca  Bel- 
trami  [1854],  onore  della  architettura  lombarda; 
altri  tentano  un'arte  nuova  —  e  che  per  ora  ha 
solo  carattere  industriale  —  cioè  la  siddettaarte 
liberty. 

Intanto  fiorisce  la  storia  dell'arte  nelle  opere 
di  G.  B.  Cavalcaselle  [1827-1897],  del  Crivel- 
lucci,  di  Corrado  Ricci,  di  Alfredo  Melani, 
del  Venturi,  squisito   critico  quanto  dotto   sto- 


L'arte  dal  XIX  al  XX  secolo.  41 1 

rieo  clic  lia  dato  leslè  alla  luce  il  II.  tomo  della 
sua  Storia  dell'arte  (1)  opera  monumentale  con- 
dotta con  modernità  di  criteri,  edita  con  vera 
signorilità  di  mezzi. 

La  critica  artistica  conta  nomi  pregevoli  quali 
quelli  di  A.  Venturi,  G.  Boito,  G.  Ricci,  V.  Pica, 
U.  Oietti,  E.  Thovez;  Pompeo  Molmenti  illustra 
con  ottime  monografie  11  Carpaccio  e  il  Tie- 
polo  (1885),  Il  Moretto  da  Brescia  (1898),  La 
Scuola  di  Sant'Orsola  e  i  quadri  del  Carpaccio 
(1903,  in  collaborazione  co  G.  Ludwig),  La  pit- 
tura veneziana  (1903).  E  viva,  lussureggiante, 
ricca  di  tutti  i  lenocini  e  le  seduzioni  d'una 
parola  che  ruba  le  malie  alla  musica,  alla  scol- 
lura,  alla  pittura,  fiorisce  la  critica  parlata  di 
Antonio  Fradeletto,  educatosi  all'arte  tra  le 
meraviglie  della  sua  Venezia. 

La  musica  —  sorta  più  tardi  di  tutte  le  altre 
arti  e  quando  queste  avevan  già  percorso  o  tutto 
o  quasi  il  loro  cammino  ascendente  —  ha  avuto 
vita  non  contemporanea  ad  esse.  Ebbe  anch'ella 
il  suo  rinascimento,  ma  fu  d'  un  secolo  poste- 
riore al  rinascimento  letterario,  ed  ebbe  inizio 
col  Palestrina  [1514?-1594]. 

Il  seicento  fu  periodo  di  decadenza  per  tutte 
le  arti,  ma  la  musica  fiori  invece  allora  per  l'ap- 
punto con  Claudio  Monteverde  [1568-1643]. 

V Arcadia  fu  per  la  letteratura  ancora  manife- 
stazione di  decadenza,  e  Arcadia  pure  si  potrebbe 
qualificare  quella  scuola  musicale.  <$he  fu  detta 


(\)  Milano,  Hoepli,  1902. 


412  La  letteratura  dell'oggi. 

napoletana  dai  suoi  principali  maestri  e  che  iìori 
in  Italia  nella  seconda  metà  del  secolo  XVIIL  Fu 
però  scuola  decadente?  Io  non  oserei  dirlo,  tanta 
la  freschezza,  la  giovenilità,  la  vivacità  e  gaiezza 
dell'ispirazione  che  fece  immortali  le  opere  del 
Gimarosa  e  del  Paisiello,  che  rese  per  lungo 
tempo  incerta  la  vittoria  tra  Gluckisti  e  Piccin- 
nisti  a  Parigi.  Arcadica  per  la  tenuità  sua,  per 
il  suo  «  compiacersi  ed  accontentarsi  di  acca- 
rezzare, per  cosi  dire,  l'epidermide  dell'anima, 
senza  entrare  nelle  sue  più  oscure  profondità  >, 
la  musica  del  finir  del  settecento  segna  tuttavia 
l'apogeo  dell'antica  scuola  operista  italiana  che 
doveva,  secondo  la  frase  del. Panzacehi,  «  ele- 
gante vaso  di  Campania,  spezzarsi  urtandosi 
col  ramo  tedesco  ». 

Ma  ancora  risonava  l'eco  delle  dolci  e  lim- 
pide melodie  del  Gimarosa,  ancora  il  Paisiello 
profondeva  le  gemme  purissime  della  sua  mu- 
sica soave  o  giocosa,  quando  un  giovine  di 
ventun  anni  dava  al  pubblico  la  sua  prima 
opera:  Tancredi. 

Fu  questi  Gioachino  Rossini  [1792-1868],  il 
musicista  meraviglioso  d'ispirazione  e  di  fecon- 
dità, se  non  per  numero  d'opere,  per  incredi- 
bile rapidità  nel  comporle,  il  vero  genio  crea- 
tore della  moderna  opera  italiana. 

Ed  ecco  intorno  a  lui  adunarsi  la  scuola  che 
potrebbe  ben  dirsi  «  dei  signor  dell'altissimo 
canto  ». 

Ecco  Vincenzo  Bellini  [1802-1835],  anima  me- 
lodica per  eccellenza,  ricco  di  tanto  senso  di 


L'arte  dal  XIX  a l  XX  secolo.  4 1 3 

modernità,  il  romantico  malinconico  e  dolente 
della  Norma,  della  Sonnambula,  dei  Puritani; 
ecco  Gaetano  Donizzetti  [1798-1848]  romantico 
anch'esso,  con  la  Lucia  di  Lamermoor,  col  Po- 
liuto,  con  la  Favorita;  ecco  Saverio  Merca- 
tante [1797-1870]  ;  ecco  Giovanni  Pacini  [1796- 
1867];  ecco  Enrico  Petrella  [1813-1877]  con  le 
Precauzioni. 

Parve  il  genio  musicale  dovesse  essersi  spos- 
sato in  quel  gigantesco  sforzo.  Doveva  egli 
invece  trarne  lo  slancio  per  levarsi  a  sublimi 
altezze. 

Taceva  il  Rossini,  compiuto  nel  1829  il  Gu- 
glielmo Teli,  il  suo  capolavoro  insieme  col  Bar- 
biere di  Siviglia;  era  morto  nel  '35  il  Bellini, 
morta  nel  '36  Maria  Malibran,  la  grande  col- 
laboratrice di  quei  geni,  quando  un  giovine, 
quasi  ignoto  musicista,  trascinava  con  una  sua 
opera  il  pubblico  di  Parma  a  deliri  di  entu- 
siasmo: nel  1842  Giuseppe  Verdi  [1813-1901]  pro- 
duceva il  Nabucco. 

Mi  parrebbe  superfluo  ritessere  oggi,  mentre 
Italia  ancor  piange  perduto  il  suo  gran  genio 
musicale,  la  storia  dei  trionfi  della  musica  ver- 
diana, ricontare  i  gradini  di  quella  mirabile 
ascensione  che  va  da  ir  Oberto  di  San  Bonifacio, 
al  Falstaff,  durante  la  quale  l'arte  del  musi- 
cista s'è  venuta  affinando,  trasformando,  indivi- 
duando potente,  s'è  imposta  al  pubblico  di  tutto 
il  mondo,  con  una  originalità  e  sincerità  im- 
pareggiate, con  una  vena  melodica  spontanea, 
ricca,  inesauribile,   con   una   ricchezza  di   toni 


414  La  letteratura  dell'oggi. 

sentimentali  e  drammatici  che  gli  ha  consen- 
tito la  descrizione  musicale  delle  passioni  più 
violente  e  terribili,  come  la  dipintura  dei  senti- 
menti più  dolci  ed  elegiacamente  lirici,  con  una 
vivacità  e  varietà  d'ispirazione  che  s'è  purifi- 
cata e  accostata  alla  perfezione,  senza  mai  per- 
dere la  pura  italianità  sua,  né  la  freschezza 
della  sua  vena,  tanto  da  consentire  all'artista 
già  vecchio  la  potenza  tragica  dell'  Otello,  e  la 
lussureggiante  festività  del  Falstaff. 

È  dolce  chiudere  il  discorso  sulle  moderne 
manifestazioni  del  genio  italico,  traendo  orgo- 
glio e  lieto  vaticinio  dal  nome  di  questo  grande 
che,  assidendo  la  nostra  patria  sopra  un  trono 
incontrastato  nei  regni  dell'arte,  fu  ad  un  tempo 
tra  i  più  grandi  cooperatori  della  nostra  unità 
e  die  toni  dolcissimi,  accenti  strazianti  di  com- 
mozione, maschie  voci  d'entusiasmo  e  di  ribel- 
lione ai  combattenti,  ai  prigionieri,  ai  martiri 
del  nostro  riscatto.  Per  lui  anche  l'arte  musi- 
cale occupò,  degnamente  quanto  ogni  altra,  il 
suo  posto  tra  i  grandi  fattori  dell'indipendenza 
e  dell'unità  italiana;  per  lui  il  nome  italiano  va 
grande  e  onorato  fra  le  genti. 


FINE. 


INDICE  ALFABETICO  DEI  NOMI 


I  numeri  in  transetto  indicano  i  luoghi  dove  si  trovano 
indicazioni  bio  o  bibliografiche. 


1773-1846    Acerbi  Giuseppe  110.  148 
1741-1797    Affò  Ireneo  32.  34 

Aganoor  Vittoria  394-395 
1728-1804    Albergati  Francesco  243 

AlbertinrG.  297.  331 
1812-1878    Aleardi  Aleardo  235.  238-241 

1749-1803    Alfieri    Vittorio  4.  5.  40.  49.  56.  69.  71  79.  84.  88.  80. 
91.  104.  107.  109.  113   117. 123.  133. 136.  161.  199.  202. 
247.  311.  405. 
1712-1764    Algarotti  Francesco  43.     * 

Alici  ?   305 

Alonge-  Antonino  306 

Amelotti  G.  298 

A  menta.  58.  "64 
1837-1890    Angiulli  Andrea  373 

Anile  Antonino  290 

Anzoletti  Luisa  395 

Antona  Traversi  Camillo  326 
1881    Antona  Traversi  Giannino  324.  328 

1828  Ardigò  Roberto  372.  373 
1782-1836    Arici.Cesarel26 

Aristarco  Scannabue  vedi  Baretli 

1829  Ascoli  Graziadio  Isaia  376 


416 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


1770-1834    Arrivabene  Ferdinando  225 
1840    Arbib  Edoardo  337.  366.  387 
1866    Avancini  Avancinio  340 
1798-1866.    Azeglio  (d')  Tapparelli  Massimo   153.  198.  209-210. 
223.  407. 
Azeglio  (d'>  Tapparelli  Cesare  155.  170 


1863    Baccelli  Alfredo  275.  290 
Bacci  Orazio  174.  359.  363 
Bacigaluppo  Nicola  304 
1789-1853    Balbo  Cesare  11.  220.  225 
1714-1780    Balestrieri  Domenico  136 
Bandiera  (P.)  80 
Barbarani  Berto  302 
Barbi  Michele  388 
1851    Barbi  era  Raffaello  367-368 
1716-1789    Baretti  Giuseppe  32.  45-46.  47.  49.  89.  133.  134.  135. 
Barison  Eugenio  302 
Baronchelli  Grosson  Paola  402.  404 
Barotti  F.  34. 
1836    Barrili  Anton  Giulio  336.  346 
1833-1894    Bartoli  Adolfo  358  361 
1844    Barzellotti  Giacomo  373 
Bazzoni  Gian  Battista  209 
Beccari  Gualberta  Alaide  401.  404 
1738-1794    Beccaria  Cesare  21.  27-29.  85.  93 

Bel  lata  11  a  Archimede  305 
1791  1863    Belli  G.  Gioacchino  138.  143-146.  306 
Bellini  Melchiorre  301 
Belloni  Antonio  350 
1785-1821    Benedetti  Francesco  126 

1783  1851    Berchet  Giovanni  134.  148-151.  163.  187.  188.  190-191. 
193.:231.  232.  277 
Bernetti  F.  Saverio  305 
1830    Bersezio  Vittorio  331.  338. 

1869  Bertacchi  Giovanni  289 
Bei-tini  Attili  Clelia  396.  401 

1753-1798    Bertela  Aurelio  39.  40-41.  48.  49.  93.  110.  116 

1870  Bertolazzi  Carlo  332-333 
1836    Bertolini  Francesco  365 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


417 


1840 
1792-1882 
1718-1808 

1835 

1853 

1855 

1768-1830 

1818-1886 
1662-1729 
1806-1870 

1841 
1776-1839 


1866 

£1842 

1836 

1788-1858 

1841-1903 

1828-1895 


1515-1580 
1840-1893 
1827-1899 
1766-1837 


1841-1903 


1798-1862 
1802-1866 


Betteloni  Vittorio  243 

Betti  Salvatore  226 

Bettinelli  Saverio  32.  34.  37.  43-44.  45.  49.  70.  89. 110 

136 
Bettoli  Parmenio  315 
Biadego  Giuseppe  362 
Biagi  Guido  275.  362.  363.  367 
Biagioli  Giosafatte  129 
Bianchi  Brunone  225 
Bianchi  Nicomede  222.  366 
Bianchini  Francesco  12 
Biava  Samuele  191 
Biblioteca  Italiana  110.  148 
Bignami  Vespasiano  299. 
Biondi  Luigi  126 
Biondo  Flavio  8.  171 
Bisi  Albini  Sofia  402.  404 
Boghen  Conigliani  Emma  403-404 
Bogno  Ettore  302 
Boito  Arrigo  334 
Boito  Camillo  340.  411 
Bon  Francesco  Augusto  244 
Bonacci  Brunamonti  Alinda  395 
Bonavino  Cristoforo  vedi  Franchi  Ausonio 
Bonghi  Ruggero  129.  155.  369 
Bonzanini  G.  331 
gorelli  A.  333 
Borghini  G.  Vincenzo  8 
Borgognoni  Adolfo  362 
Bossetti  Giovanni  291-292 
Botta  Carlo  127-128.  405 
Bottari  Giovanni  34 
Botti  Binda  Rachele  395 
Bovio  Giovanni  329-330.  371-372.  384 
Bracco  Roberto  308.  323.  326-327 
Branda  (P.)  80.  136 
Bresbi  Ettore  304 
Bresciani  Antonio  212 
Brofferio  Angelo  192-193.  231.  378 
Bruni  Leonardo  171 

27 


418 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


Bucchetti  G.  298 

Buratti  Pietro  137 
1843    Bussi  Federico  299.  331 
1868    Butti  E.  Annibale  256.  324-326. 


353 


1823-1903 

1764-1766 

1847 


1811-1875 
1838 

1838 

1804-1895 
1810-1877 
1792-1876 

1821 
1839 


1812-1884 
1836 


1778-1859 
1801-1850 
1673-1724 


1778-1846 
1820 
1835 
1839 
1814 
1505?-1571 
1721-1803 


Caccianiga  Antonio  338 

Il  Caffè  29 

Cagna  A.  G.  337 

Calvia  Pompeo  309 

Camaiti  Ventanno  305 

Camerini  Eugenio  224 

Campagnani  Policarpo  299 

Canello  Ugo  Angelo  377 

Cannizzaro  Tomaso  278 

Cantoni  Rocco  301 

Cantù  Cesare  209.  221 

Cantù  Ignazio  226 

Capponi  Gino  129.    153.  171.   172.  174.    198-199.  200. 

201.  205.  206 
Capranica  Luigi  338 
Capuana  Luigi  333.  348 
Capurro  Giovanni  308 
Caracciolo  8 
Carcano  Giulio  227-238 
Carducci  Giosuè  2.  7.  8.  21  n.  38.  39  n.  48.  79.  «3. 

84.  87.  92.  112.   120.  128.  145.   158.   177.   183   n.  184. 

239.  257.  260.   263.   264-273.  274.  275.  277.   278.  281. 

291.  360-361.  364-366.  380.  393 
Carena  Giacinto  155 
Carrer  Luigi  41.  196. 
Caruso  G.  Battista  9 
Casa  (della)  Giovanni  16 
Casini  Tomaso  362 
Cassi  Francesco  126 
Castelli  Pompeo  298 
Castelnovo  (di)  Leo  315 
Castelnuovo  Enrico  345-347 
Castelvecchio  Riccardo  314 
Castelvetro  Lodovico  10.  171 
Casti  G.  Battista  39.  49.  78 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


41<> 


1801-1869 
1827-1897 
18421898 
1810-1861 

1794-1880 

186  L 

1760-1828 

1730-1808 


1789-1851 
1857 

1711-1785 
1833 

1855 

1802-1870 

1827 
1553-1627 

1770-1823 


1756-1821 

1747-1838 

1835 

1818 

1677-1749 
1822 
1822 

1815-1888 

1830-1881 
1771-1836 


Cattaneo  Carlo  220 

Cavalcasene  G.  Battista  410 

Cavallotti  Felice  277.  314.  379. 

Cavour  Camillo  378 

Cena  Giovanni  276-276 

Centofantì  Silvestro  198  200 

Cesareo  G.  Alfredo  276.  362 

Cesari  Antonio  37.  98.  130.  171.  268 

Cesarotti  Melchiorre  37.  75  94-97.  98.  HO.  133.  135. 

136.  171.  409 
Checcucci  Camillo  291 
Cherubini  Francesco  143. 298. 
Chiappelli  Alessandro  360.  872.  377 
Chiari  Pietro  65.  68.  136 

Chiarini  Giuseppe  121.  268.  273274.  275.  360.  377. 
Chiossone  David  244 
Ciampoli  Domenico  348-348 
Cian  Vittorio  362 
Cibrario  Luigi  222 
Cicognini  Jacopo  58 
Qma  Camillo  299.  330-331 
Cittadini  Celso  171 
Cletto  Arrighi  vedi  Righetti  C. 
Coco  Vincenzo  128 
Codronchi  Angeli  Eugenia  402 
Colautti  Arturo  278.  282-293.  334 
Colletta  Pietro  128.  174.  198. 
Colombo  Michele  171 
Comparetti  Domenico  362 
Concari  Tulio  359 
//  Conciliatore  148.  151 
Conti  Angelo  375 

Conti  Antonio  67.  68-69.  93.  134.  135 
Conti  Augusto  369 
Coppino  Michele  379 
Cordelia  (vedi  Treves) 
Correnti  Cesare  222.  370.  379 
Cosenza  (Barone)  244 
Cossa  Pietro  249-260.  311 
Costa  Paolo  126.  129.  171 


420 


Indice  alfabetico  dei  nómi. 


1834    Costetti  Giuseppe  315 
1663-1728    Crescimbeni  G.  M.  17.  33 

1852    Crespi  Gaetano  299  800.  302.  310  n. 
Crivellucci  C.  J.  410 
Croce  Benedetto  374.  388 
Crosara  Adolfo  302 
1703-1745    Crudeli  Tommaso  38 
CucinieUo  244 
Curi  Antonio  305 
1858    Curti  Antonio  300.  331 
Custodi  Pietro  30 


1864 

1810-1873 

1835 

1864 

1749-1838 
1846 

1869 

1846 

1840 

1754-1824 

1821-1895 


1841 
1851-1901 
1731-1813 

1813-1887 
1836-1900 
1861 
1754-1827 
1817-1883 


Dadone  Carlo  354 

Dall' Ongaro  Francesco  137.  234 

D' Ancona  Alessandro  359.  361.  367.  388. 

D'Annunzio  Gabriele  260.263.264.  275.  278-283. 281 

293-296.  311-318.  349-353.  375 
Da  Ponte  Lorenzo  57 
De  Amicis  Edmondo  354-357.  387 
De  Bosis  Adolfo  283 
De  Capitani  Massara  Rosa  300 
De  Domini cis  Giovanni  308 
De  Dominicis  Saverio  373.  385 
De  Gubernatis  Angelo  377 
D'Elei  Angelo  Maria  126.  202 
Deledda  Grazia  397-398 
De  Leva  Giuseppe  365 
Della  Chiesa  Speri  301 
Della  Porta  Antonio  233 
Del  Lungo  Isidoro  362.  365 
De  Marchi  Emilio  300.  339-340 
Denina  Carlo  32-33 
De  Paulis  Giovanni  309 
Depretis  Agostino  379 
De  Renzis  Francesco  314 
De  Roberto  F.  177.  182.  348 
De  Rossi  Giovan  Gherardo  39.  41.  243 
De  Sanctis  Francesco  162.  225.  358.  359-300.  374 
Di  Giacomo  Salvatore  308.  333 
Di  Martino  Gaspare  333 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


421 


Di  Napoli  Vito  V.  333 
1513-1574    Doni  Anton  Francesco  16 

Donna  Paola  vedi  Baronchelli 

Dossi  Carlo  vedi  Pisani 
1849    D'Ovidio  Francesco  362.  377     - 
1817-1882    Duprè  Giovanni  224 

Duroni  Giovanni  331 


1778-1835 
1660-1742 

1846 
1827-1898 
1815-1879 
1755-1807 

1846 
1812-1866 

1772-1844 

1847 

1749-1802 

18121876 

1822-1889 

1856 


1856 

1852 

1836-1898 

1851 
1752-1788 


1852 


1811 


Fabbri  Edoardo  202 

Fagioli  G.  Battista  58.  64.  212 

Faldella  Giovanni  379 

Fambri  Paulo  314.  360 

Fanfani  Pietro  377 

Fan  toni  Giovanni  48.  117.  202 

Farina  Salvatore  336-337 

Farini  Luigi  Carlo  221-222 

Fasolo  Oreste  298 

Fauriel  Claudio  Carlo  155.  171 

Faustini  Valente  303 

Favaro  Antonio  362 

Febea  vedi  Lodi 

Federici  Camillo  243 

Ferrari  Giuseppe  16 

Ferrari  Paolo  246-249 

Ferrari  Severino  274  275 

Ferrerò  Alfonso  298 

Ferrerò  Guglielmo  290 

Ferri  Enrico  384.  385 

Ferriani  Lino  385 

Ferrigni  Pietro  386-387 

Ferruggia  Gemma  400 

Fiammazzo  Antonio  364 

Filangieri  Gaetano  21.  23-24.  25.  37 

Fino  Leone  298 

Finocchiaro  Vincenzo  309 

Finzi  Giuseppe  358 

Finzi  Ida  400 

Flaminj  Francesco  359.  362 

Flechia  Giovanni  376.  377 

Foà  Arturo  290 


422 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


1842  Fogazzaro  Au Ionio  257. 275. 287-268. 340-344. 345. 396 
1850    Fontana  Ferdinando  298.  331.  334 

1666-1736  Fontanini  Giusto  17 
1798-1858  Fornaciari  Luigi  226 
1824-1996    Fortis  Leone  314.  386 

1778-1827    Foscolo   Ugo   34.  82.  85.  87.  92.  101.  110-121.    122.  124. 
126. 133.  140.  188.  197.  198.  201.  202.  203.  225.  237.  406 
1803-1866    Fraticelli  Pietro  225 

1859    Fradeletto  Antonio  301.  380.  411 

1367    Franchi  Anna  403.  404 
1821-1895    Franchi  Ausonio  372-373 
1692-1768    Frugoni  Innocenzo  39.  41.  42.  43.  75 

Frusla  Arrigo  298 
1834-1876    Fuà  Fusinato  E.  391 

1843  Fucini  Renato  304 
Fulvia  vedi  Saporiti 

1817-1888    Fusinalo  Arnaldo  234-235 


1745-1830 
1728-1787 
1852-1897 
1770-1846 

1806-1872 


1813-1866 
1712-1769 
1815-1881 
1778-1861 

1816-1882 
1847 

1676-1748 
1790-1873 


1660- 1729 


Galeani  Napione  G.  F.  32.  97-98.  171 

Galiani  Ferdinando  21.  22-23.  37.  57 

Gallina  Giacinto  331-332 

Galluppi  Pasquale  132 

Galluzzi  32 

Galvani  Giovanni  131.  226 

Garneri  B.  298 

Gastaldi  Giovanni  298 

Gazzoletti  Antonio  234 

Genovesi  Antonio  21-22 

Gherardi  del  Testa  Tommaso  245 

Gherardini  Giovanni  142 

Giacomelli  Antonietta  402 

Giacometti  Paolo  245-246 

Giacosa  Giuseppe  316-320.  324.  334 

Gianelli  Elda  395 

Giannone  Pietro  7.  12-13.  21.  26.  31.  34 

Giannone  Pietro  193 

Giannotti  Giovanni  298 

Giaquinto  Adolfo  307 

Gigli  Gerolamo  36  n.  58 

Gimma  Giacinto  17 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


423 


1G98-1771 
1801-1852 
1774-1848 


1776-1834 
1812-1872 
18Ì8-1884 
1714-1780 
1809-1850 
1836 
1707-1793 

1861* 
1808-1891 
1720-1806 
1713-1786 

1848 

1664-1718 

1740-1811 
1791-1853 
17981858 
1819-1874 
1822-1889 
1804-1873 


1845 


Ginatini  Pietro  Paolo  31 

Gioberti  Vincenzo  218-219.  220 

Giordani   Pietro  110.  121.  129.  131.  142.  148.  174.  175. 

176  n.  198.  268 
Giorgeri  Contri  Cosimo  289-290 
Giovagnoli  Raffaello  338 
Giraud  Giovanni  244 
Giudici  Emiliani  Paolo  224 
Giuliani  G.  Battista  225 
Giulini  Giorgio  31-32 

Giusti  Giuseppe  153.  198.199.201.214-216.231.234.407 
Gnoli  Domenico  144.  274.  360 
Goldoni  Carlo  49.  55.  59-68.  71.  88.  133.  135.  136.  138. 

243.  244.  247.  369 
Gorra  Egidio  378 
Gorresio  Gaspare  376 
Gozzi  Carlo  34.  65-66.  93.  135.  133 
Gozzi  Gaspare  42.  44-45.  47.  49.  61.  89.  94.  133. 
Graf  Arturo  134  n.  156  n.  157.  167. 183  n.  184  n.  275. 

276-277.  344-345.  361.  367 
Gravina  Gian  Vincenzo  7.  13.  14.  52.  67 
Grilli  Luigi  290 
Gritti  Francesco  136.  138.  143 
Grossi  Tommaso  139.  140.  153.  193-195.  209.  227 
Guadagnoli  Antonio  212-213.  234 
Gualterio  Filippo  222 
Guasti  Cesare  376 
Guerrazzi   Francesco   Domenico  198.  201.  207.  208 

210.  211-212.  235.  378 
Gue rr ini  Olindo  286-287.  392 


Haydée  vedi  Finzi  Ida 


1857 
1845-1896 
1678-1757 


1836 


Ilari  Nino  307 
Illica  Luigi  334 
Interdonato  Stefano  314 
Intieri  Bartolomeo  21 
Jacopone  da  Jesi  306 
Jolanda  vedi  Maiocchi 
Kerbaker  Michele  376-377 


424 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


1815-1863 
1761-1838 


1843 
1685-1752 


1798-1837 

1823-1894 

1836 


1836 
1867 


Labindo  vedi  Fantoni 

La  Farina  Giuseppe  222 

Lampredi  Urbano  131.  171 

Lara  (Contessa)  vedi  Mancini 

Lattes  Elia  377 

Leonarducci  Gaspare  42 

Leoncavallo  Ruggero  334 

Leoni  Mario  vedi  Albertiui 

Leopardi  Alfonso  305 

Leopardi  Giacomo  120.  153.  173-186.  187.198.201.237 

Lessona  Michele  380-881 

Lioy  Paolo  381-382 

Lipparini  Giuseppe  290 

Lodi  Ossani  Olga  404 

Lombroso  Cesare  384 

Lopez  Severino  323.  327-328 

Lorenzi  G.  B.  57 

Luigi  di  San  Giusto  vedi  Macina 

Lupi  Augusto  307 

Luzio  Alessandro  388 


1798-1885 
1675-1755 
1630-1699 
1828-1849 
1799-1885 
1858-1898 
1817-1888 
1674-1739 
1690-1788 

1831 

1785-1873 


1790-1852 


Macina  Gervasio  Luigia  399-400 

Maffei  Andrea  238.  395 

Maffei  Scipione  7.  12.  31.  42.  69.  122 

Maggi  Carlo  Maria  10.  138 

Mameli  Goffredo  163.  233 

Mamiani  Terenzio  157.  220-221.  265.  369.  372 

Mancini  Cattermole  Eva  392 

Mancini  P.  Stanislao  379 

Manfredi  Eustachio  42 

Manni  Domenico  Maria  34 

Manni  Giovanni  276 

Man  tega  zza  Paolo  380.  381 

Mantovani  Dino  163.  362.  369 

Manzoni  Alessandro  87.  124.  134.    138.   151  172.   174. 

187.  188.  193.  194.  195.  198.  199.  202.  209.  218.  227.  236, 

237.  245.  257.  338.  355 
Maragliano  Alessandro  301 
Marchesa  Colombi  vedi  Torelli  Viollier 
Marchetti  Giovanni  126 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


425 


Marco  306? 
1800-1846    Marenco  Carlo  203 
1831-1899    Marenco  Leopoldo  314 

1852    Marradi  Giovanni  275.  276.  281 
1665-1727    Martelli  Pier  Jacopo  34.  67-68 

1824    Martignoni  Cario  298 

1852    Martini  Felice  369 

1841    Martini  Ferdinando  162.  243.  258.  3(4.  315.  360 
1803-1882    Martini  Vincenzo  244-245.  246 

Martoglio  Nino  309.  338 
1750-1800    Mascheroni  Lorenzo  47.  102 

1837    Masi  Ernesto  4.  362 
1811-1895    Maspero  Paolo  243 

1826    Massarani  Tulio  369-370 

1874    Mattei  Gentili  Paolo  345 
1816-1883    Mauri  Achille  209 

1805-1762    Mazzini  Giuseppe  77.  114.  115.  121.207-209.219.225. 
233.  262.  267.  288.  371 

1850    Mazzoni  Guido  274.  359 
1707-1765    Mazzucchelli  G.  M.  34 

1859    Melani  Alfredo  410 
17401815    Meli  Giovanni  136.  137-138 
1646-1704    Menzini  Benedetto  41 
1821-1872    Mercati  tini  Luigi  233 
1838-1903    Mestica  Giovanni  362 
1698-1782    Metastasio  Pietro  39.  41.  52-56.  138.  250.  251 

1841    Milelli  Domenico  274 
1827-1888    Milli  Giannina  391-392 

Mineo  Lorenzo  309 
1818-1886    Minghetti  Marco  378 
1734?-1817  Minzoni  Onorio  42.  104.  109 
Misasi  Nicola  348 

1852    Molmenti  Pompeo  360.  368-369.  41 1 

1844    Monaci  Ernesto    377 
1663-1743    Mongitore  Antonino  34 
1813-1862    Montanelli  Giuseppe  223 

1839    Montecorboli  Enrico  315 

1843    Montefeltro  (da)  Agostino  379 
1754-1828    Monti  Vincenzo  40.  87.  92.  100-110.  113.  116.  117.  119. 
122.  126.  129.  130.  136.  139. 140. 148. 152. 171. 188. 189. 
195.  202.  203.  237.  405 


426 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


1814    Morandi  Luigi  14G.  362.  3GS.  377 

Morasso  Mario  376 
1852    Morselli  E.  Angelo  382-383.  385 
1846    Mosso  Angelo  383-384 
1672-1750    Muratori  Ludovico  Antonio  7.  9.  10-12.17.  31.  33.34 

Neera  vedi  Zuccaro 

Negri  Ada  392-393 
1838-1902    Negri  Gaetano  370-371 

Nelli  J.  Angelo  58.  64 
1840-1896    Nencioni  Enrico  265.  380.  377.  393 
1782-1661    Niccolini  G.  Battista  108.  112.  129.  153.  170.  171.  172. 

198.  201-206.  222.  311 
1788- 1855    Niccolini  Giuseppe  203 
1832-1861    Nievo  Ippollito  227-229.  234 

Noelli  Agide  260 

No  sari  Adone  301 
1775-1847    Nota  Alberto  243-244 

Novali  Francesco  359.  362.  388 

Novelli  Augusto  330 

Oietti  Ugo  354  411 
1855  Oriani  Alfredo  328 
1660-1727    Orlandi  Pellegrino  34. 

Orsini  Luigi  289 

Orvieto  Angelo  283 
1587-1631    Osio  Felice  8 

Ossian  vedi  Cesarotti 


1869    Padovan  Adolfo  385 

1867    Pagani  Silvio  355 
1748-1799    Pagano  Mario  21.  24-26 

Paggio  Fernando  298 
1766-1837    Pananti  Filippo  126-127.  212 

1841    Panzacchi  Enrico  259.  277-278.  340.  360.  412. 
Paoli  Giulio  330 
1763-1834    Papi  Lazzaro  128 
1736  1783    Paradisi  Agostino  48 
1797-1857    Paravia  Pier  Alessandro  226 
1788-1862    Parenti  Marc' Antonio  226 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


427 


1655-1715 
1729-1799 

1810-1852 

1869 
1855 
1858 
1713-1803 
1875 


1590-1773 
1789-1854 


1816-1858 
1779-1822 


1852 
1853 


1859 

1751-1812 

1753-1828 

1849 

1849 


1802-1848 

1775-1821 

1839-1875 

1862 


Parlati  Pietro  53 

Parini  Giuseppe  40.  80-89.  91.  92.  101.  104.  109.  117. 

138.  139.  142.  215   234.  241.  247.  361.  405 
Parzanese  Pietro  Paolo  232-233 
Pascarella  Cesare  281.  305.  306-307 
Pascolato  Pezze  Maria  404 
Pascoli  Giovanni  260.  276.  284-286.  364 
Passerini  G.  L.  363 
Passeroni  Gian  Carlo  47.  49.  80 
Pastonchi  Francesco  283-284 
Patrizi  M.  L.  385 
Pelaez  D'Avo  ine  Alberto  330 
Pellegrino  Camillo  8 
Pellico  Silvio  188- 190.  202.  223 
Pércopo  Erasmo  388 
Peretti  Antonio  235 
Perrotla  Avv.  309 

Perticar!  Giulio  129.  130-131.  171.  187 
Pesci  Ugo  387 
Petrocchi  Policarpo  377 
Piadeni  Federico  301 
Piazza  Giuseppe  290 
Piazza  Giulio  302 
Piazza  Ferruccio  302 
Pica  Vittorio  377.  41 1 
Picciòla  Giuseppe  274 
Pierantoni  Mancini  Grazia  395 
Pigorini  Beri  Caterina  404 
Pilo  Mario  374-375 
Pindemonte  Giovanni  70.  122.  202 
Pindemonte  Ippolito  100.  117.  118.  122-1 
Pisani  Dossi  Alberto  354 
Pizzi  Italo  377-378 
Platania  Saru  309 
Plattis  Majocchi  Maria  399.  403 
Poerio  Alessandro  163.  232.  233 
Porro  Lambcrtenghi  Luigi  148.  187 
Porta  Carlo  138.  138-143.  145.  194 
Praga  Emilio  240 
Praga  Marco  329 


428 


ìndice  alfabetico  dei  nomi. 


1815-1884    Prati  Giovanni  285-288.  241 
Pucci  Francesco  305 
Pucci  Vanni  309 

Puccino  della  Chiacchiera  vedi  Pucci 
Pullè  Giulio  vedi  Castelvecchio 
Pullè  Leopoldo  vedi  Castelnovo 

1682-1847    Puoti  Basilio  129.  171 

1695-1756    Quadrio  Saverio  18.  33,  34 
1871    Quaglino  Romolo  289 


?     1861    Raiberti  Giovanni  301 
1849    Rajna  Pio  362.  377 
1813-1894    Ranalli  Ferdinando  226 
Ranieri  Antonio  174.  177 
1814?    5?    Rapi  sardì  Mario  291 
1808-1873    Rattazzi  Urbano  378 
1809-1883    Regaldi  Giuseppe  234 
Regina  di  Luanto  399 

1857  Renier  Rodolfo  362.  368.  388 
1812-1888    Revere  Giuseppe  226.  234 

1858  Ricci  Corrado  410.  411 
1816-1863    Ricotti  Luigi  222 

1830  Righetti  Carlo  299.  331 
1830-1903  Riguttini  Giuseppe  377 
1828-1889    Rizzi  Giovanni  287 

Rocca  Luigi  364 
1687-1765    Rolli  Paolo  39.  93 

1761-1835    Romagnosi  Gian  Domenico  93.  132. 140. 148. 188.  316 
1788-1865    Romani  Felice  234.  251 
1776-1855    Rosini  Giovanni  198.  199.  213.  226 
1797-1855    Rosmini  Antonio  153.  170.  218.  219 

Rosselli  Amelia  402 
1783-1854    Rossetti  Gabriele  163.  193.  231-232.  277 

Rossi  Vittorio  359.  362 
1818-1874    Rovani  Giuseppe  240 

1854    Rovetta  Gerolamo  316.  320-322.  324. 345  346.  347 
1807-1881    Ruffini  Giovanni  339 

Rumor  Sebastiano  345 

Russo  Ferdinando  306 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


420 


1832-1881    Salmini  Vittorio  311.  814 

Salustri  C.  A.  306.  807 
1781-1867    Sanvitale  Jacopo  286 

Saporiti  Rachele  Fulvia  806 

Sappa  Mercurino  290 
?     1900    Sarfatti  Attilio  801-802.  332 
1729-1804    Savioli  Lodovico  32.  39-40.  48.  116. 
1837-1901    Scartazzini  G.  A.  364 

1860    Scherillo  Michele  362.  364 

Selvatico  Riccardo  801.  331.  332 
1867    Semeria  Giovanni  (P.)  378-880 
1856    Serào  Matilde  305-806.  404. 
1721-1791    Serassi  P.  Antonio  34 
1841    Sergi  Giuseppe  382.  385 

Serra  Antonio  21 
1792-1825    Sestini  Bartolomeo  193.  105 
1813-1877    Settembrini  Luigi  224-225 

Sfinge  vedi  Codronchi 
1835-1885    Siciliani  Pietro  878 

Sighele  Scipio  385 
1867    Silva  Giulio  301 

Sindici  Augusto  307 

Simon i  Renato  332 
1773-1842    Sismondi  G.  Carlo  33 

Soavi  Giuseppe  290 

Società  palatina  10 

Soldani  Valentino  330 
1865    Solerti  Angelo  862 

Solferini  Amilcare  297 
1740-1794    Spedalieri  Nicola  25-26 

Speroni  Bruno  vedi  Speraz 

Speraz  Bice  40O40I 
1695-1762    Spolverini  G.  Battista  47 

Starace  Francesco  383 

Stecchetti  Lorenzo  vedi  Guerrini 
1824-1891    Stoppani  Antonio  880 

Storia  letU  tfltalia  ecc.  359 
1662-1830    Strocchi  Dionigi  126 

Stuffler  Enrico  303 


430 


Indice  alfabetico  dei  nomi. 


1841-1869 
1706-1761 


1565-1635 
1793-1829 


1816-1883 


1831 
1809-1861 

1731-1794 
1707-1773 

1802-1874 
1844 
1846 
1853 

1774-1852 


1838-1892 
1827 


Tamanti  G.  B. 

Tarchetti  Iginio  Ugo  241 

Tartarotti  Girolamo  32 

Tartufali  Clarice  401 

Tassari  Francesco  309 

Tassoni  Alessandro  10 

Tcdaldi  Fores  L.  Carlo  195.  202 

Tempio  Domenico  137 

Tenca  Carlo  224.  370 

Térésah  vedi  Ubertis 

Testoni  Alfredo  303.  330.  333 

Teza  Emilio  377 

Thouar  Pietro  226 

Thovez  Emilio  411 

Tiraboschi  Gerolamo  17.  18.  32.  34-36 

Tirabosco  Antonio  47 

Tivaroni  Carlo  365 

Tommaseo  Nicolò  41.  109.  198.  200-201.  206.  225 

Torelli  Achille  122.  246 

Torelli  Viollier  Maria  401 

Torraca  Francesco  125.  362 

Torti  Giovanni  118.  195 

Trapassi  Pietro  vedi  Metastasio 

Treves  Virginia  401.  103 

Trezza  Gaetano  339 

Trezzini  Angelo  298 

Trilussa  vedi  Salustri 


1806-1876    Uberti  Giulio  240 

Ubertis  Corinna  Teresa  401 


1810-1873 
1705-1788 


1840 


Valcarenghi  Ugo  354 

Valmagia  Cirillo  298 

Valore  Alessio  309 

Vandelli  Giuseppe  364 

Vannucci  Atto  222 

Varano  Alfonso  43.  70.  104.  109 

Venturi  Adolfo  410.  411. 

Verga  Giovanni  322-323.  333.  347-348 

Veroni  Vincenzo  303 


Indice  alfabetico  dei  nomi.  431 

1741-1816    Verri  Alessandro  21.  28.  85 
1728-1797    Verri  Pietro  4.  21.  27.  28.  29-31.  37.  82.  85 
Vertua  Gentile  Anna  403.  404 
Vicini  Luigi  vedi  Montefeltro  (da) 
1668-1644    Vico  Gian  Battista  7.  13.  14-16.  25.  31.  34.  92 
1820    Vieusseux  (Gabinetto)  198 
1828    Vignoli  Tito  383 
1827    Villari  Pasquale  302.  365 
Viriglio  Alberto  297 
1751-1818    Visconti  Ennio  Quirino  101.  221 
1832    Visconti  Venosta  Gino  340 
Vitali  Giuseppe  137 
1749-1835    Vittorelli  Jacopo  41-42.  48.  116 
Vivanti  Annie  383-394 
Volpi  Silvio  305 

Zanazzo  Giggi  386.  333 

Zandrino  F.  M.  330 
1820-1888    Zanella  Giacomo  125  n.  241-242.  287.  394.  395 

Zannoni  G.  Battista  59 
1699-1777    Zanotti  Frane.  Maria  42 
1839-1879    Zendrini  Bernardino  241.  242 
1668-1750    Zeno  Apostolo  9.  17.  51.  52.  53.  55.  136 

Zeno  Pier  Caterino  18 

Zingarelli  Nicola  358.  388 
1821-1894    Zini  Luigi  222 

Zolesi  Antonio  304 
1792-1867    Zorutti  Pietro  302 

Zuccaro  Radius  Elena  388-387.  404 
1839    Zumbini  Bonaventura  104.  362 


8oo 

MANUALI  HOEPLI 

Pubblicati  a  tutto  Gennajo  1904. 


Ministero  dell'  Istruzione 

Gabinetto 

del  Sottosegretario   di  Stato 

Roma,  3  nov.  1900. 

Ill.mo  Signore 
Coma.  Ulrico  Hoepli 
Editore 

MlCANO. 

La    collezione    dei    Manuali 
Hoepli,  ricca   ormai  di  quasi 
700  voltami,  forma  la  più  vasta 
enciclopedia  di  scienze,  lettere 
«d  ajrti  finora  apparsa  in  Ita- 
lia/ Meritano  lode  certamente 
«  /gli  autori,  che  in  forma  lu- 
cida e  breve  hanno  preparato 
Aosì  valido  ausilio  alla  gioventù 
mttudiosà,  e  Veditore  che  ha  sa- 
W  outo  scegliere,  tra  le  varie  di- 
f*  icipline,  quelle  che  meglio  val- 
f      yono  a  formare  un  complesso 
*        ii  cognizioni  indispensabili  alla 
cultura  moderna. 

firmato  : 

Enrico  Panzaccui. 

Sotto  Segretario  di  Stato 
Ministero  della  Pubbl.   Istru\ione. 


Il  Ministro 

per  l'Agricoltura,  l'Industria 

e  il  Commercio 

Roma,  25  ott.  1900. 

111.  sig.  Coram.  U.  Hoepli, 
Milano, 

La  larga  accoglienza  fatta 
alla  collezione  dei  manuali,  e- 
diti  dalla  Sua  benemerita  Casa, 
deve  certo  formare  la  migliore 
e  più  ambita  ricompensa  per  la 
S.  V.  Ill.ma,  che  con  intelli- 
gente cura  ne  dirige  la  pub- 
blicazione. 

Questo  Ministero  ha  avuto  più 
volte  occasione  di  fermare  la 
sua  attenzione  sui  lavori  che 
più  direttamente  riguardano 
V  agricoltura,  la  zootecnia  e  le 
industrie  adesse  attinenti,  tro- 
vandoli rispondenti  allo  scopo, 
che  la  S.  V.  Rima  si  propone 
di  conseguire. 

Mi  torna  quindi  gradito  di 
esprimerne  a  Lei  il  mio  sincero 
compiacimento,  mentre  Lesau- 
guro  che  sempre  maggior  fa- 
vore abbia  ad  incontrare  code- 
sta Sua  utile  raccolta 

firmato:  Carcano 
Min.  dell'Air.,  Ina.  e  Comm 


Tutti  i  MANUALI  HOEPH  sono  elegantemente 
legati  in  tela  e  si  spediscono  ftQnco  diporto^ 
Regno.  —  Chi  desidera  ricevere  iNtì"mi  racc0' 
mandati,  onde  evitare  lo  smarriment(ìÌPrefifal0 
di  aggiungere  la  sopratassa  di  raccomcn?0"6 

9@*    I  libri,  non  raccomandati,  via^g^ 
rischio  e  pericolo  del  committente    «^^ 


i 


800 


Manuali  Hoepli 

Divisione  sistematica. 

Nella  presente  divisione  sono  radunate  in  pochi  gruppi  e 
disposte  in  ordine  alfabetico  tutte  le  voci  pia  salienti  delle 
Materie  trattate  nei  Manuali  Hoepli  e  prego  gli  Studiosi  dt 
consultarla  sempre  nelle  loro  ricerche. 

(Agraria. 

Distillazione  vinacce 
Economia  fabb.  rurali 
Enologia 

Id.       domestica 
Estimo  rurale 

Id.     dei  terreni 
Floricoltura 
Fosfati,  perfosfati 
Frumento  e  mais 
Frutta  minori 
Frutticoltura 
Funghi  mangerecci 
Gelsicoltura 
Humus 
Igiene  rurale 

Id.     veterinaria 
Immunità  a.  malattie 
Insetti  nocivi 

Id.     utili 
Latte,  burro  o  cacio 
Legislaz.  rurale 
Slacchine  agricole 
Mais 


Abitazioni  d.  animali 
Adulteraz.  vino,  aceto 
Agricoltore(iliib.deli') 
Agricoltore  (pront.  cL) 

e  d.  ingegnere  rurale 
Agronomia 

Id.    e  agricoltura 
Agrumi 

Aflmentaz.  bestiame 
Analisi  vino 
Animali  da  cortile 

Id.      parassiti 
Apicoltura 

Aisiour.  aziende  rurali 
Bachi  da  seta 
Bestiame  e  agricolt. 
Campicello  Scolastico 
Cane 

Cantiniere 
Caseifloio 
Catasto 
Cavallo 

Chimica  agraria 
Cognac 
Colombi  domestici 


!  Maiale 
Malattie  crittogam. 


Computisteria  agraria  I  Malattie  dei  vini 
Concimi  'Meccanica  agraria 

Coniglicoltura  i  Mezzeria 


Molini 

Mosti  e  vini  (densità  d.) 

Olivo  e  Olio 

Olii  vegetali,  ecc. 

Orticoltura 

Panificazione 

Patate 

Piante  e  fiori 

Piante  industriali 

Piante  tessili 

Pollicoltura 

Pomologia         « 

Prato 

Prodotti  agr.d.Tropico 

Bazze  bovine,  equine. 

Selvicoltura 

Sofisticazione  vino  e 

aceto 
Tabacco 
Tartufi  e  funghi 
Terreno  agrario 
Triangolaz.  Top.  e  Cat. 
Uve  da  Tavola 
Vini  bianchi 
Vino 

Viticoltura 
Zoonosi 
Zootecnia 


Prodotti  alimentari. 


Adulteraz.  alimenti 
Adulterazioni  d.  vino 

e  dell'aceto 
Agrumi 
Aumentazione 
Animali  da  cortile 
Apicoltura 
Aromatici  e  nervini 
Caseificio 
Cantiniere 
Cognac 

Colombi  domestici 
Coniglicoltura 


Conservazione  sostan- 
ze alimentari 
Enologia 

Enologia  domestica 
Fecola 
Frumento 
Frutta  minori 
Frutticoltura 
Funghi  mangerecci 
Gastronomia 
Latte,  cacio  e  burro 
Liquorista 
Mais 


Majale 
Mosti  e  vini 
Olivo  e  olio 
Olii  vegetali 
Orticoltura 
Ostricoltura 
Panificazione 
Piscicoltura 
Pollicoltura 
Tartufi  e  funghi 
Uve  da  tavola 
Vini  bianchi 
Vino 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 


Industrie  diverse. 


Abiti  per  signora 
Acetilene 
Acido  solforico 
Alcool  industriale 
Apicoltura 
Arti  grafiche 
Asfalto 
Bachi  da  seta 
Biancheria 
Carta  (Industria  d.) 
Cognac 

Colori  e  vernici 
Commerc.  (Man.  del) 
Commercio  (Storia  d.) 
Concia  pelli 
Distillazione  del  legno 
Id.  delle  vinacce 
Elettricità  e  appi,  vedi 

al  gruppo  Elettricità 
Fabbro  ferraio 
Falegname  ebanista 
Fecola 

Filatura  e  tessitura 
Fiori  artificiali 
Fonditore  di  metalli 
Fotografia: 

Carte  fotografiche 


Fotografia  : 
Dizionario  fotogr. 
Fotocromatografia 
Fotog.  industriale 
Fotog.  ortocromat. 
Fotog.  p.  diiettanti 
Fotogrammetria 
Fotosmaltografla 
Processi  fotomeco. 
Proiezioni  fotog. 
Ricettario  fotog. 
Sp  ettrof otometria 

Gaz  illuminante 

Gioielleria,  oreficeria 

Imitazioni    e    succe- 
danei 

Incandescenza  a  gaz 

Industria  frigorifera 

Litografia 

Macchine  per  cucire 

Marmista 

Meccanica 

Meccanico 

Metalli  preziosi 

Modellatore  meccan. 

Naturalista  preparat. 

Operaio 


Orologeria 
Ostricoltura 
Panificazione 
Piante  industriali 

Id.     tessili 
Piccole  industrie 
Pietre  preziose 
Pirotecnia 
Piscicoltura 
Pomologia  artificiale 
Ricettario  domestico 
Id.        industriale 
Saggiatore 

Saponi  (Industria  dei) 
Seta  (Industria  d.) 
Specchi  (Fabbric.) 
Stearica  (Industria) 
Tessuti  <4  lana  e  oot. 
Tipografia 
Tintore 

Tintura  della  seta 
Tornitore  meccanico 
Trine  a  fuselli 
Vernici,  lacche,  inch. 
Vetro 
Zucchero 


Fisica  e  Chimica. 


Acetilene 

Acido  solforico 

Adulterazione  alim. 

Adulteraz.  vino,  aceto 

Alcool 

Analisi  chimica  qual. 

Analisi  vino 

Id.     volumetrica 

Calore 

Chimica 

Id.     agraria 
Id.      analitica 
Id.      appi.  a.  igiene 
Id.     clinica 
Id.     legale 

Chimico  industriale 

Climatologia 

Cognac 

Concimi 


Conservaz.  sost.  alim. 
Dinamica 
Disinfezione 
Distillazione  del  legno 
Id.      delle  vinacce 
Elettrochimica 
Energia  fisica 
Esplodenti 
Farmacista 
Farmacoterapia 
Fisica 

Fisica  cristallografica 
Fotografia  (v.  al  grup- 
po Industrie)        » 
Fulmini  e  parafulmini 
Galvanoplastica 
Galvanizzazione 
Galvanostegia 


Gravitazione 
Igroscopi,  igrom. 
Latte,  burro,  cacio 
Liquorista 
Luce  e  colori 
Id.    e  suono 
Meteorologia 
Microscopio 
Olii  veget.  miner. 
Ottica 
Profumiere 
Sieroterapia 
Soda  caustica,  cloro. 
Spettroscopio 
Termodinamica 
Terreno  agrario 
Tintore 
Tintura  di  seta 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 


Storia  Naturale. 

Fisica  cristallografica 
Fisiologia 

Id.       vegetale 
Fratti  coltura 
Fratta  minori 
Funghi  mangerecci 
Geologia 
Imenotteri  ecc. 
Insetti  nocivi 

Id.      utili 
Ittiologia 
Lepidotteri 
Maiale 

Malattie  crittog. 
Metalli  preziosi 
Mineralogia  gener. 

Id.  descritt. 

Naturalista  preparat. 
Naturalista  viaggiat. 

Medicina,  Chirurgia,  Igiene. 

Idroterapia  Nevrastenia 

Igiene  della  bocca        Nutrizione  bamb. 

Id.     del  lavoro 

Id.     vita  pubblioa 

Id.     della  pelle 

Id.     privata 

Id.     rurale 

Id.     scolastica 

Id.     veterinaria 

Id.     della  vista 


Acque  miner.  e  term. 

Anato  m.  e  fisiol.  comp. 

Anatomia  microscop.  « 

Anatomia  vegetale 

Animali  parass.  uomo 

Antropologia 

Batteriologia 

Biologia  animale 

Botanica 

Cane 

Cavallo 

Coleotteri 

Colombi  domestici 

Coniglicoltura 

Cristallografia 

Ditteri 

Embriol  e  morfol.  gen. 

Fiori  artificiali 

Floricoltura 


Orticoltura 

Ostricoltura  e  mitil. 

Paleoetnologia 

Paleontologia 

Piante  e  fiori 

Pietre  preziose 

Piscicoltura 

Pollicoltura 

Pomologia 

Proctologia 

Selvicoltura 

Sismologia 

Tabacco 

Tartufi  e  funghi 

Tecnica  protistol. 

Uccelli  canori 

Vulcanismo 

Zoologia 


Acque  miner.  e  term. 
Analisi  chimica  qual. 
Anatomia  e  fis.  comp. 
Anatomia  microscop. 
Anatomia  topograf. 
Animali  parass.  uomo 
Antropometria 
Aromatici 
Assistenza  infermi 

Id.         pazzi 
Batteriologia 
Biologia  animale 
Chimica  appi.  a.  igiene 
Chimica  clinica 
Chimica  legale  (toss.) 
Chirnrg.  operativa 
Climatologia 
Disinfez.  (Pratica  d.) 
Embriologia 
Epilessia 
Farmacista 
Farmacoterapia 
Fisiologia 
Fototerapia 


Cavi  telegrafici 
Correnti  elettr.  altern. 
Distillazione  del  legno 
Elettricità 
Elettrotecnica 
Elettrochimica 


Immunità  malattie 
Impiego  ipodermico 
Infortuni  d.  montagna 
Legislazione  sanitaria 
Luce  e  salute 
Malati  dei  paesi  caldi 
Malattie  del  sangue 
Massaggio 
Materia  medica 
Medicatura  antisett. 
Medico  pratico 
Microbiologia 
Microscopio 
Morte  vera  e  app. 

Elettricità. 

Fulmini  e  parafulmini 
Galvanizzazione 
Galvanoplastica 
Galvanostegia 
Illuminazione  elettric 
Magnetis.  e  elettricità. 


Organoterapia 

Ortofrenia 

Ostetricia 

Pellagra 

Protistologia 

Psichiatria 

Psicologia  fisiol. 

Psicoterapia 

Rachitide 

Radioterapia 

Rontgen  (Raggi) 

Semejotica 

Sieroterapia 

Soccorsi  d'urgenza 

Spettrofotometria 

Terapia  infanzia 

Tisici  e  sanatori 

Ufficiale  sanitario 

Veleni 

Zoonosi 


Metallocromia 
ROntgen  (Raggi  di) 
Telefono 
Telegrafia 
Telegrafia  senza  fili 
Unità  assolute 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 


Tecnologìa,  Ingegneria,  Costruzioni,  ecc. 


Abitazioni  anim.  dom. 

Architettura 

Aritmetica  e  Geom.  op. 

Asfalto 

Atlante  di  macchine 

Automobilista 

Calcestruzzo 

Calci  e  cementi 

Calderaio 

Casa  dell'avvenire 

Case  operaie 

Ciclista 

Coltivazione  miniere 

Conti  e  calcoli  fatti 

Cubatura  legnami 

Curve  circolari 

Decoraz.  e  indust.  art. 

Dinamica 

Disegnatore  meccan. 

Disegno  assonometr. 
Io.     geometrico 
Id.     industriale 
Id.      di  projez.  ort 
Id.      (Gramm.  del) 

Dizionario  tecnico 

Fabbricati  civili 


Algebra  elementare 

Id.     compi.  Ianal. 

Id.       Id.   Ilequaz. 

Id.      (Esercizi  di) 
Aritmetica  pratica 
Id.         razionale 
Id.         (Eaerc.  di) 
Id.     e  geom.  d.  op. 
Astronomia 

Id.    nautica 

Id.    n.  antico  test. 
Calcolo  infin.  I  calc.diff 

Id.    II  integrale 

Id.     III  d.  variaz. 

Id.     (Esercizi  di) 
Celeriniensura 
Compensazione  errori 
Computisteria 
Conti  e  calcoli  fatti 
Cubatura  legnami 
Curve  circolari 
Determinanti 
Disegno  assonometr. 


Fabbro  ferraio 
Falegn  ame-ebanista 
Fognatura  cittadina 
Id.        domestica 
Fonditore  in  metalli 
Fotogrammetria 
Gaz  illuminante 
Gnomonica 
Idraulica 

Imitazioni  e  suoced. 
Incandescenza  a  gaz 
Industrie  (Piccole) 
Infortuni    sul   lavoro 
(Mezzi  p.  prevenirli) 
Ingegnere  civile 
Ingegneria  legale 
Lavori  marittimi 
Lavori  in  terra 
Leggi  lavori  pubblici 
Leghe  metalliche 
Macchine  a  vapore 
Id.        agricole 
Id.        per  cucire 
Macchinista  e  fuochist. 
Marmista 
Meccanica 

Matematiche. 

Disegno  geometrico 
Id.      industriale 
Id.     di  proiezioni 
Id.     topografico 

Economia  matematica 

Equilibrio  corpi  elast. 

E8erciz.d.  geom.  elem. 
Id.     di  Trigonom. 

Euclide  (L')  emendato 

Formulario  di  matem. 

Fotogrammetria 

Funzioni  analitiche 
Id.       ellittiche 

Geometr.  anal.  d.  piano 
Id.       Id.  d.  spazio 
Id.       descrittiva 
Id.      metr.  e  trig. 
Id.       pratica 
Id.       proj.d.  piano 
Id.        Id.d.  spazio 
Id.       pura 
Id.     e  trig.  d.  sfera 

Gnomonica 

Gruppi  di  trasformai. 


Meccanico 

•Meccanismi  (500) 

Miniere 

Modellatore  meocanio. 

Molini 

Momenti  resistenti 

Montatore  d.  macchine 

Operaio 

Orologeria 

Peso  metalli 

Prontuario  d.  agricol- 
tore e  d.  ingegnere 
rurale 

Prospettiva 

Regolo  calcolatore 

Resistenza  d.materiali 

Scaldamento  e  ventil, 

Siderurgia 

Stereometria 

Strumenti  metrici 

Tavole  d'alligazione 

Tempera  e  cementar. 

Termodinamica 

Tornitore 

Zolfo 


Gravitazione 

Interesse  e  sconto 

Logaritmi 

Logica  matematica 

Logismografia 

Matematica  (compl.di) 

Matematiche  superiori 

Metrologia 

Peso  metalli 

Problemi  di  geometr. 

Prospettiva 

Ragionerìa 

Id.         d.  cooper. 

Id.  industriai. 
Ragioniere  (pront.  d.) 
-      *        *   )lat( 


Regolo  calcolatore 
Repertor.  di  matemat. 
Stereometria 
Strumenti  metrici 
Telemetria 
Teoria  dei  numeri 
Id.     d.  ombre     \ 
Termodinamica 
Triangolazioni  top 


i 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 


Amministrazione  pubblica 
Diritto  e  Giurisprudenza. 


Assicurazione 

Id.   e  stima  danni 

Avarie  e  sinistri  mar. 

Beneficenza 

Bonifiche 

Catasto 

Chimica  applicata 

Codice  del  Dolio 
Id.     doganale 
Id.     civile 
Id.     proced.  civile 
Id.     commercio 
Id.     pen.eproo.pen. 
Id.     di  marina 
Id.     pen.p.  l'eserc. 
Id.     del  teatro 
Id.     d.  perito  misnr. 

Cod.e  leggi  us.  d'Italia 

Computisteria 

Conciliatore 

Contabilità  comunale 
Id.         dello  Stato 

Cooperative  rurali 

Cooperazione 

Curatore  dei  falli  men. 

Debito  pubblico 

Digesto 

Diritti  e  dov.  d.  cittad. 

Diritto  amministrativ. 
Id.     civile 
Td.     commerciale 


Diritto  costituzionale 

Td.      Ecclesiastico 

Id.     Intern.  pubbl. 

Id.         Id.     privato 

Id.     penale 

Id.         Id.     romano 

Id.     romano 
Economia  politica 
Esattore  comunale 
Estimo  dei  terreni 

Id.     rurale 
Fognatura  cittadina 
Giurato  (Man.  del) 
Giurisdizione  volont. 
Giustizia  am miniati-. 
Igiene  scolastica 

Id.     veterinaria 
Imposte  dirette 
Infortuni  sul  lavoro 
Ingegneria  legale 
Interesse  e  sconto 
Ipoteche 

Lavoro  donne  e  fan  e. 
Legge  comunale 

Id.     sui  lav.  pubbl. 

Id.     s.  ordin.  giud. 

Id.     infort.  s.  lavoro 

Id.     s  propr.  letter. 

Id.     s.  diritti  d'aut. 

Id.     s.  priv.  indnstr. 


Legge  s.  sanità  e  sicu- 
rezza pubblica 

Legge  sulle  tasse  di  re- 
gistro e  bollo 

Legislazione  sanitaria 

Legislazione  rurale 

Logismografia 

Mandato  commerciale 

Notaio 

Ordinam.  Stati  d'Eni*. 
Id.         Id.  f.d'Eur. 

Paga  giornaliera 

Posta 

Produz.  e  commer.vino 

Prontuario  d.  agricoli 
Id.        d.  ragion. 

Proprietario  di  case 

Ragioneria 

Ragioneria  d.  Cooper. 
Id.         industriale 

Ricchezza  mobile 

Scienza  d.  finanze 

Scritture  d'affari 

Socialismo 

Società  di  mut.soccor. 
Id.     industriali 

Sociologia  generale 

Statistica 

Testamenti 

Trasporti  e  tariffe 

Valori  pubblici 


Archeologia,  Belle  Arti. 


Amatore  oggett  d'arte 
Anatomia  pittorica 
Antichità  greche 
Id.        priv.d.  rom. 
Id.        pubbl.  rom. 
Armi  antiche 
Araldica 

Archeol.  d.  arte  greca 
Id.    d.  arte  etr.  rom. 
Architettura 
Armi  antiche 
Arti  grafiche  fotomec. 
Atene 
Calligrafia 
Colori  e  pittura 


Decoraz.  e  ind.  artist. 
Disegno 

Id.      (Gramm.  del) 
Fiori  artificiali 
Fotosmaltografla 
Gioielleria,  oreficeria 
Guida  numismatica 
Litografia 
Luce  e  colori 
Majoliche  e  porcellane 
Marmista 
Mitologia 
Monete  greche 

Id.     romane 
Monogrammi 


Numismatica 
Ornatista 
Paleografia 
Paleoetnologia 
Pittura  italiana 
Id.     ad  olio 
Prospettiva 
Ristauratore  dipinti 
Scoltura 
Storia  dell'arte 
Teoria  d.  ombre 
Topografia  di  Roma 
Vocabolarietto  numis. 
Vocabolario  araldico 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 


Storia  e  Geografia. 


Acque  minerali 
Alpi 

Astronomia  (L')  n.  an- 
tico testamento 
Atlante  st.  geog.d.  Ital. 
Id.     geog.  uni  vere. 
Cartografia 
Climatologia 
Commercio  (Storia  d.) 
Cosmografia 
Cristoforo  Colombo 
Cronologia 

Id.         8cop.  geog. 
Dizionario  alpino 

Id.    geografico 


Dizionario  dei  oomuni 

d'Italia 
Dizionario  biografico 
Esercizi  geografici 
Etnografia 
Geografia 

Id.       classica 

Id.       fisica 

Id.       commercial. 
Geologia 
Islamismo 
Leggende  popolari 
Manzoni  A. 
Mare 
Mitologia 
Omero 


Paleoetnologia 

Prealpi  bergamasche 

Prontuario  di  geograt. 

Rivoluzione  francese 

Shakespeare 

Sismologia 

Statistica 

Storia  antica 
Id.     d.  arte  militare 
Id.     del  commercio 
Id.    d'Italia 
Id.     di  Francia 
Id.     d'Inghilterra 
Id.     e  cronologia 

Topografia  di  Roma 

Vulcanismo 


Erudizione,  Bibliografia,  ecc. 


Amatore  oggetti  d'art. 
Id.       di   maioliche 
Armi  antiche 
Atene 
Autografi 
Bibliografia 
Bibliotecario 
Classiflcaz.  d.  scienze 
Crittografia 


Dizionario  bibliograf. 
Id.         biografico 
Id.         stenograf. 
Id.         abbreviat. 
Enciclopedia  Hoepli 
Epigrafia  latina 
Errori  e  pregiudizi 
Evoluzione  (storia  d.) 
Grafologia 


Leggende  popolari 

Litografia 

Paleoetnologia 

Paleografia 

Raccoglitore 

Stenografia 

Stenografo 

Tipografia 


Filosofia,  Pedagogia,  Religione. 


Bibbia  ' 

Buddismo 

Didattica 

Diritto  ecclesiastico 

Estetica 

Etica 

Evoluzione 


Filosofia  morale 
Giardino  infantile 
Grafologia 
Igiene  scolastica 
Imitazione  Cristo 
Logica 
Mitologia 


Psicologia 

Id.        n  Biologica 
Id.       musicale 

Protezione  animali 

Ortofrenia 

Religioni  dell'India 

Sordomuto 


Arte  militare,  Nautica. 


Amatore  oggetti  d'art 
Armi  antiche 
Attrezzatura  navale 
Avarie  e  sinistri  mar. 
Canottaggio 
Codice  cavalleresco 
Costruttore  navale 
Disegno  e  costruz.navi 
ìoveri  macchin.naval. 


Duellante 
Esplodenti 
Filonauta 
Flotte  moderne 
Ingegnere  navale 
Lavori  marittimi 
Macchinista  navale 
Marine  da  guerra 
Marino 


Meccanica  dei  macchi- 
nista di  bordo 
Nautica  stimata 
Pirotecnia 
Scherma 

8toria  arte  militare 
Telemetria 
Ufficiale 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 


Letteratura,  Linguistica,  Filologia. 


Àrabo  parlato 
Arte  del  dire 
Conversaz.  Ital.-Ted. 
Id.        ItaL-Fran. 
Corri  sp.  comm.  italian. 

Id.         Id.     epagn. 

Id.         Id.    frane. 
Crittografia 
Dantologia 
Dialetti  italici 

Id.       grechi 
Dizion.  abbrev.  latine 

Id.      bibliografico 

Id.     Eritreo 

ld.     Milanese 

Id.      Olandese 

Id.     Tedesco 

Id.      univ.in41ing. 
Dottrina  pop.in41ing. 
Enciclopedia  Hoepli 
Esercizi  greci 
Id.       latini 
Id.      di  traduzione 

della  gramm.  frane. 
Esercizi  di  traduzione 

della  gramm.  tedesc. 
Filologia  classica 
Florilegio  poet.  greco 
Fonologia  italiana 

Id.        latina 
Fraseologia  francese 
Glottologia 
Grammatica  albanese 


Grammat.  dan.-norv. 

Id.  ebraica 

Id.  Francese 

Id.  Galla  (Orom.) 

Id.  Greca 

Id.  Greca-mod. 

Id.  Inglese 

Id.  Italiana 

Id.  Latina 

Id.  Olandese 

Id.  Portoghese- 
Brasiliana 
Grammat.  Rumena 

Id.  Bussa 

Id.  Slovena 

Id.  Spagnuola 

Id.  Svedese 

Id.  Tedesca 

Id.  Turca  osm. 
Leggende  popolari 
Letteratura  albanese 

Id.  american. 

Id.  araba 

Id.  assira 

Id.  catalana 

Id.  dramm. 

Id.  ebraica 

Id.  egiziana 

Id.  francese 

Id.  greca 

Id.  indiana 

Id.  inglese 

Id.  italiana 


Letteratura  norveg. 
Id.         persiana 
Id.        provenz. 
Id.        romana 
Id.         spagnuol. 
Id.        tedesca 
Id.         ungherea. 
Id.         slava 

Lingua  gotica 

Lingue  d'Africa 
Id.      neo-latine 
Id.  "  straniere 

Metrica  d.  greci  e  rom. 

Morfologia  greca 
Id.         italiana 

Omero 

Paleografia 

Belig.  e  ling.  di  India 

Bettorica 

Ritmica  italiana 

Sanscrito 

Shakespeare 

Sintassi  francese 

Sintassi  latina 

Stilistica 

Stilistica  latina 

Tavole  divina  comm. 

Tigre 

Traduttore  tedesco 

Verbi  greci 
Id.    latini 

Vocabol.  lingua  Russi 

Volapuk 


Acrobatica  e  atletica 

Alpinismo 

Amatore  oggetti  d'art. 

Armonia 

Armi  antiche 

Automobilista 

Ballo 

Biliardo 

Cacciatore 

Cane  (Allevatore  del) 

Canottaggio 

Canto  (II) 

Cantante 


Musica,  Sport. 

Cavallo 

Chitarra 

Ciclista 

Codice  cavalleresco 

Dizionario  alpino 
Id.         diatetico 

Dizionario  delle  corse 

Duellante 

Filonauta 

Furetto  (II) 

Ginnastica  femminile 
ld.        maschile 
Id.         (Storia  d.) 

Giuochi  ginnastici 


Giuoco  del  pallone 

Infortuni  d.  montagna 

Lawn-Tennis 

Mandolinista 

Nuotatore 

Pianista 

Proverbi  sul  cavallo 

Psicologia  musicale 

Raccoglitore  oggetti 

Scacchi 

Scherma 

Storia  della  musica 

Strumentazione 

Strumenti  ad  arco 


Elenco  completo  dei  MANUALI  HOEPLI 
disposti  in  ordine  alfabetico  per  materia. 

L.c 

Abitazione  degli  animali  domestici,  del  Dott.  u.  Babpi, 
di  pag.  xvi-872,  con  168  incisioni 4  — 

Abitazioni  —  vedi  Fabbricati  civili. 

Abitazioni   popolari  —  vedi  Case  operaie. 

Abiti  per  signora  (Confezione  di)  e  l'arte  del  taglio,  com- 
pilato da  Emilia  Cova,  di  pag.  vni-91,  con  40  tavole  .  8  — 

Abbreviature  —  vedi  Dizion.  abbreviature  —  Die.  stenografico. 

Acetilene  (L')  di  L.  CASTELLANI  2.*  ediz.  di  p.  XVI-164  .  2  — 

Aceto  —  vedi  Adulterazione. 

Acido  solforico,  Acido  nitrico,  Solfato  sodico,  Acido  mu- 
riatico (Fabbricazione  dell'),  del  Dott.  V.  Vender,  di 
pag.  vhi-312,  con  107  incisioni  e  molte  tabelle.    .    .    .  8  60 

Acque  (Le)  minerali  e  termali  del  Regno  d'Italia,  di  Luigi 
Tioli.  Topografia  -  Analisi  -  Elenchi  -  Denominazione  delle 
acque  -  Malattie  -  Comuni  in  cui  scaturiscono  -  Stabilimenti 
e  loro  proprietari  -  Acque  e  fanghi  in  commercio  -  Nego- 
zianti, di  pag.  XXH-552 6  60 

Acrobatica  e  atletica  di  A.  Zucca,  di  pag.  xxx-267,  con 

100  tavole  e  42  incisioni  nel  testo 6  60 

Aoustioa  —  vedi  Luce  e  suono. 

Adulterazioni  e  falsificazioni  (Dizionario  delle)  degli  ali- 
menti, del  Dott.  Prof.  L.  Gabba  (è  in  lavoro  la  2»  ediz.). 

Adulterazioni  (Le)  del  vino  e  dell'aceto  e  mezzi  come 
scoprirle,  di  A.  Aloi,  di  pag.  xil-227,  con  10  incisioni, 
delle  quali  4  colorate ^  2  50 

Agricoltore  (Prontuario  dell')  e  dell'ingegnere  rurale,  del- 
l'Ing.  V.  Niccoli,  3»  edizione  riveduta  ed  ampliata,  di  pa- 
gine XL-500,  con  30  incisioni 6  60 

—  (Il  libro  dell')  Agronomia,  agricoltura,  industrie  agricole 
del  Dott.  A.  Bruttini,  di  pag.  xx-446  con  808  figure    .  8  60 

Agronomia,  del  Prof.  Carega  di  Muricce,  8»  ediz.  rive- 
duta ed  ampliata  dall'autore,  di  pag.  xn-210 1  60 

Agronomia  e  agricoltura  moderna,  dia.  Soldani,  2*  ed. 
di  pag.  vni-416  con  134  incisioni  e  2  tav.  cromolit.  .    .  3  60 

Agrumi  (Coltivazione,  malattie  e  commercio  degli),  di  A. 
Aloi,  con  22  incisioni  e  5  tavole  cromolit.,  pag.  XH-238  8  60 

Alcool  (Fabbricazione  e  materie  prime),  di  F.  Cantamessa 
di  pag.  xii-807,  con  24  incisioni 8  — 

Alcool  industriale,  di  G.  Ciapetti.  Produzione  dell'al- 
cole industriale  dal  punto  di  vista  dell'agricoltura  italiana, 
applicazione  dell'alcole  denaturato  alla  fabbricazione  del- 
l'aceto e  delle  vinacce,  alla  produzione  della  forza  motrice, 
al  riscaldamento  e  illuminaz.,  con  105  ili.,  di  pag.  XH-262  .  8  — 

Algebra  complementare,  del  Prof.  s.  Pincherle  : 

Parte    I.  Analisi  Algebrica,  di  pag.  vni-174  .    .    .    .  1  60 
Parte  II.  Teoria  delle  equazioni,  pag.  rv-169  con  4  Inc.  1  60 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  11 

_ 

Algebra  elementare,  del  Prof.  s.  Pincherle,  8*  ediz.  di 
pag.  vin-210  e  2  incisioni 1  50 

—  (Esercizi  di),  del  Prof.  S.  Pincherle,  di  pag.  vni-185, 
con  2  incisioni • 1  50 

Alighieri  (Dante)  —  vedi  Dantologia. 

Alimentazione,  di  G.  strafforello,  di  pag.  vm-122    .  2  — 
Alimentazione  del  bestiame,    dei  Proff.  menozzi  e  Nic- 
coli, di  pag.  xvi-400  con  molte  tabelle 4  — 

Allattamento  —  vedi  Nutrizione  del  bambino. 

Alligazione  per  l'oro  e  per  l'argento  —  vedi  Leghe  -  Tavole. 

Alluminio  (L'),  di  e.  formenti,  di  pag.  xxvm-824  .    .    .  s  so 

Aloe  —  vedi  Prodotti  agrìcoli. 

Alpi  (Le),  di  J.  Ball,  trad.  di  I.  Cremona,  pag.  vi-120  .  1  50 

Alpinismo,  di  G.  brocherel,  di  pag.  vni-312    ....  8  — 

Amalgama  —  vedi  Leghe  metalliche. 

Amatore  (L')  di  oggetti  d'arte  e  di  curiosità,  di  L.  De 

Mauri,  di  600  pag.  adorno  di  numerose  incis.  e  marche. 
Contiene  le  materie  seguenti:  Pittura  -  Incisione  -  Scoltura 
in  avorio  -  Piccola  scoltura  -  Vetri  -  Mobili  -  Smalti  -  Ven- 
tagli -  Tabacchiere  -  Orologi  ■  Vasellame  di  stagno  -  Armi 
ed  armature  -  Dizionario  complementare  di  altri  infiniti  og- 
getti d'arte  e  di  curiosità  (è  in  lavoro  la  2a  edizione). 

Amianto  —  vedi  Imitazioni. 

Amido  —  vedi  Fecola. 

Anagrammi.  —  vedi  Enimmistica. 

Analisi  Chimica  qualitativa  di  sostanze  minerali  e  organiche 
e  ricerche  tossicologiche,  ad  uso  dei  laboratori  di  chimica  in 
genere  e  in  particolare  delle  Scuole  di  Farmacia,  del  Prof.P. 
E.  Alessandri.  2*  ediz.  intieramente  rifatta,  di  pag.  xii- 
384,  con  14  ine.  numerose  tabelle  e  5  tav.  cromolitografiche  5  — 

Analisi  di  sostanze  alimentari.  —  vedi  Chimica  applicata  all'Igiene. 

Analisi  delle  Urine.  —  vedi  Chimica  clinica. 

Analisi  del  Vino,  ad  uso  dei  chimici  e  dei  legali,  del  Dott. 
M.  Barth,  traduzione  del  Prof.  E.  Comboni,  2a  edizione 
riveduta  ed  ampliata,  di  p.  xvi-140,  con  8  ine.  nel  testo  2  — 

Analisi  volumetrica  applicata  al  prodotti  commerciali  e  in- 
dustriali, del  Prof.  P.  E.  Alessandri,  pag.  x-842,  con  ine.  4  50 

Ananas.  —  vedi  Prodotti  agricoli. 

Anatomia  e  fisiologia  comparate,  del  Prof.  R.  besta,  di 
pag.  vn-218  con  84  incisioni 1  60 

Anatomia  microscopica  (Tecnica  di),  del  Prof.  D.  C arazzi, 
di  pag.  XI-2U,  con  5  incisioni 1  50 


12  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPU 

_ 

Anatomia  pittorica,  del  Prof.  A  Lombardini,  2*  ediz.  ri- 
veduta e  ampliata,  di  pag.  Vin-168,  con  53  ine.     .    .    .  2  — 

Anatomia  topografica,  del  Dott.  Prof.  e.  Falcone,  di 
pag.  xv-895,  con  80  incisioni 8  — 

Anatomia  vegetale,  del  Dottor  A.  Tognini,  di  pagine 
XVI-274  con  41  incisioni 8  — 

Animali  da  cortile,  del  Prof.  P.  BONIZZI,  di  pag.  XIV-288 
con  89  incisioni.  (La  2»  ediz.  è  in  preparazione). 

Animali  (Gli)  parassiti  dell'uomo,  del  Prof.  P.  Mercanti, 
di  pag.  IV-179,  con  38  incisioni 1  50 

Antichità  private  dei  romani,  del  Prof.  N.  moreschi.  8* 
edizione  interamente  rifatta  del  Mannaie  di  W.  KOPP,  di 
pag.  XVI-181  con  7  incisioni 1  60 

Antichità  pubbliche  romane  di  J.  G.  Hubert,  rifacimento 
delle  antichità  romane  pubbliche,  sacre  e  militari  di  W. 
KOPP,  tradnz.  di  A..WITTGENS,  di  pag.  XIV- 824   .    .    .  8  — 

Antisettici  —  vedi  Medicatura  antisettica. 

Antologia  stenografica,  di  E.  Molina  (sistema  Gabelsber- 
ger-Noe),  contenente  brani  da  S.  A.  R.  Luigi  Amedeo  di 
Savoia,  La  Stella  Polare,  Gaetano  Negri,  Renato  P acini, 
Luigi  Rasi,  Pasquale  Villari,  Adolfo  Padovan,  Pietro  Orsi, 
Anna  Vertua  Gentile,  Alberto  Boccardi,  Onorato  Roux, 
Avancino  Avancini,  Antonio  Fogazzaro,  di  pag.  xi-199    .   2  — 

Antropologia,  del  Prof.  G.  Canestrini,  8»  ediz.,  di  pag. 
Vl-289  con  21  incisioni 1  50 

Antropometria,  di  R.  Livi,  di  pag.  vin-287  con  82  incis.  2  5ù 

Apicoltura,  del  Prof.  G.  Canestrini,  3*  ediz.  riveduta  di 

pag.  IV-215  con  48  incisioni .  2  — 

Appalti  —  vedi  Ingegneria  legale. 

Arabo  parlato  (L')  in  Egitto,  grammatica,  frasi,  dialoghi 
e  raccolta  di  oltre  6000  vocaboli  del  Prof.  A.  Nallino, 
di  pag.  xxvni-886 4  — 

Araldica  (Grammatica),  ad  uso  degli  italiani,  compilata  da 
F.  Tribolati,  4»  edizione  con  introduzione  ed  aggiunte 
di  G.  Di  CROLLALANZA,  di  pag.  xi-187,  con  274  ine.     .  2  50 

—  vedi  Vocabolario  araldico. 

Arano!  —  vedi  Agrumi. 

Archeologia.  Arte  Greca,  del  Prof.  1.  Gentile  (esaurito). 

È  in  preparazione  una  nuova  ediz.  rifatta  del  Prof.  8.  Rìcci 

Archeologia  e  Storia  dell'arte  italica,  etnisca  e  romana. 

8»  ediz.  intier.  rifatta.  Un  voi.  di  testo  di  p.  XXXIV-846 
con  96  tav.,  a  cura  del  Prof.  B.  Ricci  e  un  voi.  di  79  tav. 

e  ine.   a  cura  del  Prof.  I.  Gentile.    * 7  50 

Architettura  (Manuale  di)  italiana,  antica  e  moderna,  di 
A.  Melani.  4»  edizione  completata  ed  arricchita»  con  186 
tav.  e  67  incis.  intercalate  nel  testo  di  pag.  XXV-559        7  50 


ELENCO  DEI  MANUALI  H0EPLI  18 

_  _ 

Argentatura  —  vedi  Galvanizsaaione  —  Galvanoplastica  —  Galva- 
nostegia —  Metallooromia  —  Metalli  preziosi  —  Piccole  industr. 

Aritmetica  pratica,  del  Prof.  Dott.  F.  Panizza.  2»  odi- 
rione  riveduta,  di  pag.  vni-188 1  50 

Aritmetica  razionale,  del  Prof.  Dott.  F.  Panizza,  4»  edi- 
zione riveduta  di  pag.  xh-210 1  50 

—  (Esercizi  di),  del  Prof.  Dott.  P.  Panizza,  di  p.  vin-150  1  60 

Aritmetica  (L')  e  Geometria  dell'operaio,  di  Ezio  giorli, 

di  pag.  XII-18S,  con  74  figure        2  — 

Armi  antiche  (Guida  del  raccoglitore  e  dell'amatore  dì)  di 
J.  Gelli,  di  pag.  VIH-888,  con  9  tavole  fuori  testo,  432 
incisioni  nel  testo  e  14  tavole  di  marche 6  50 

Armonia  (Manuale  di),  del  Prof.  G.  Bernardi,  con  prefa- 
zione di  B.  Rossi  di  pag.  xn-288 8  50 

Aromatici  e  Nervini  nell'alimentazione.  I  condimenti,  l'al- 
cool (Vino,  Birra,  Liquori,  Rosolii,  ecc.).  Caffè,  Thè  Mate, 
Guaranà,  Noce  di  Kola,  ecc.  —  Appendice  sull'uso  del 
Tabacco  da  fumo  e  da  naso  ;  del  Dott.  A.  Valenti  .    .  8  — 

Arte  del  dire  (L'),  di  D.  Ferrari,  Manuale  di  rettorica 
per  lo  studente  delle  Scuole  secondarie.  5*  ediz.  corr.,  (10, 

JL1  e  12  migliaio),  pag.  xvi-850  e  quadri  sinottici .    .    .  1  50 

Arte  della  memoria  (L'),  sua  storia  e  teoria  (parte  scien- 
tìfica). Mnemotecnia  Triforme  (parte  pratica)  del  Generale 
B.  PLEBANI,  di  pag.  xxxh-224  con  18  illustr 2  50 

Arte  mineraria.  —  vedi  Miniere  (Coltivazione  delle). 

Arte  salutare  —    vedi  Memoriale  dei  Medici  pratici. 

Arti  (Le)  grafiche  fotomeccaniche,  ossia  la  Eliografia  nelle 
diverse  applicaz.  (Fotozincotipia,  fotozincografia,  fotocro- 
molitografia, otolitografia,  fotocollografia,  fotosilografia, 
tricromia,  fotooollocromia,  elioincisione,  eco.  secondo  i  me- 
todi più  recenti,  con  un  Dizionarietto  tecnico  e  un  cenno 
storico  sulle  arti  grafiche;  8*  ediz.  corr.  e  illustr.  di  pa- 
gine XVI-238 •_  •  _•     •  2  - 

Asfalto  (L'),  fabbricazione,  applicazione,  dell'Ing.  E.  Ri- 
ghetti, con  22  incisioni,  di  pag.  vin-162 2  — 

Assicurazione  in  generale,  di  u.  gobbi,  di  pag.  xn-808.  8  — 
Assicurazione  sulla  vita,  di  e.  Pagani,  di  pag.  vi-161..  1  50 
Assicurazioni  (Le)  e  la  stima  dei  danni  nelle  aziende  ru- 
/  rali,  con  appendice  sui  mezzi  contro  la  grandine,  del  Dr. 
A.  CaPLLUPI,  di  pag.  VLU-284,  17  incisioni 2  60 

Assistenza  degl'infermi  nell'ospedale  ed  In  famiglia,  dei 

Dott.  C.  Calliano,  2»  ediz.,  pag.  xxrv-448,  7  tav.  ...  4  50 
Assistenza  dei  pazzi  nel  manicomio  e  nella  famiglia,  dei  Dr. 

A.  Pieraccini,  e  prefaz.  del  prof.  E.  Morselli,  pag.  250  2  50 
Astronomia,  di  J.  N.  Lockyer,  nuova  versione  libera  con 
note  ed  aggiunte  del  Prof.  G.  Celoria,  4*  ediz.  (esaurito, 
è  in  lavoro  la  5*  edizione). 


14  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

_. 

Astronomia  (L')  nell'antico  testamento,  di  G  V.  Schia- 
PABELLI,  di  pag.  204 1  50 

Astronomia  nautica,  del  prof.  G.  Naccabi,  di  pag.  xvi- 
320,  con  45  incis.  e  tav.  numeriche 8  — 

Atene.  Brevi  cenni  sulla  città  antica  e  moderna,  segniti  da 
nn  saggio  di  Bibliografia  descrittiva  e  da  nna  Appendice 
Numismatica,  di  B.  ÀMBROSOLI,  con  nn  panorama  e  nna 
pianta  d'Atene,  22  tav.  e  varie  incisioni  nel  testo  .    .    .  8  50 

Atlante  geografioo-storico  d'Italia,  del  Dott.  G.  Garollo, 
24  tav.  con  pag.  vni-67  di  testo  e  un'appendice    ...  2  — 

Atlante  geografico  universale,  di  R.  Kiepert,  26  carte 

con  testo.  OH  Stati  della  terra  del  Dott.  G.  GAROLLO. 
10»  ediz.  aumentata  e  corretta  (dalla  91.000*  alla  100.000* 
copia)  pag.  vm-88 2  — 

Atletica  —  vedi  Acrobatica. 

Atmosfera  —  vedi  Igroscopi  e  igrometri. 

Attrezzatura,  manovra  navale,  segnalazioni  marittime 
e  Dizionarietto  di  Marina,  di  P.  imperato,  8»  edizione 
ampliata,  di  pag.  xxiv-648,  con  880  incis.  e  28  tav.  in 
cromolìt.  riproducenti  le  bandiere  maritt.  di  tutte  le  naz.  6  50 

Autografi  (L'amatore  d'),  del  conte  E.  Budan  con  861  fac- 
simili  di  pag.  XIV-426 4  50 

Autografi  (Raccolte  e  raccoglie  di)  in  Italia  di  G.  Vanbian- 
CHI,  di  pag.  xvi-876,  102  tav.  di  facsimili  d'aut.  e  rit.  .  6  50 

Automobilista  (Nanuaie  dell')  e  guida  del  meccanico  con- 
duttore d'automobili.  Trattato  sulla  costruzione  dei  vei- 
coli semoventi,  di  G.  Pedretti,  di  pag.  xxnr-480,  con 
181  incisioni 5  50 

Avarie  e  Sinistri  marittimi  (Manuale  del  regolatore  e  li- 
quidatore di)  del  Rag.  V.  Rossetto.  Appendice:  Breve 
dizionario .  di  terminologia  tecnico  navale  e  commerciale 
marittimo  inglese-italiano.  Ragguaglio  dei  pesi  e  misure 
inglesi  con  le  italiane.  Di  pag.  xv-4  96,  con  25  fig.  in  6  tav.  5  50 

Avicoltura  —  vtdi  Animali  da    ortile  —  Colombi  —  Pollicoltura. 

Avvelenamenti  —  vidi  Veleni. 

Bachi  da  Seta,  del  Prof.  P.  NENCI.  8»  ediz.  con  note  ed 
aggiunte,  di  pag.  xn-800,  con  47  incis.  e  2  tav.     .    .    .  2  50 

Ballstioa  —  vidi  Armi  antiche  —  Esplodenti  —  Pirotecnia  —  Sto- 
ria dell'arte  militare. 

Balio  (Mannaie  del)  di  P.  Gavina,  di  pag.  vm-249,  con  92 
figure.  Contiene:  Storia  della  danza  -  Balli  girati  -  Co- 
tillon -  Danze  locali  -  Feste  di  ballo  -  Igiene  del  ballo.  2  60 

Bambini  —  vedi  Nutrizione  dei  —  Ortofrenia  —  Terapia. 

Barbabietola  da  zucchero  —  vedi  Zucchero. 


ELENCO  BEI  MANUALI  HOEPLI  16 

-_ 

Batteriologia,  dei  Professori  G.  e  N.  Canestrini,  2»  ediz. 
in  gran  parte  rifatta,  di  pag.  x-274  con  87  incis.  .    .    .  1  50 

Beneficenza  (Mannaie  della),  del  Dott.  L.  Castiglione  con 
appendice  sulle  contabilità,  delle  istituzioni  di  pubblica 
beneficenza,  del  Rag.  G.  Rota,  di  pag.  xvi-840.    .    .    .  8  50 

Bestiame  (II)  e  l'agricoltura  In  Italia,  del  Prof.  E.  Al- 
berti, di  pag.  vm-812,  con  22  zincotlpie 2  60 

—  Vedi  Abitazioni  di  animali  —  Alimentazione  d.  bestiame 
—  Cavallo  —  Coniglicoltura  —,  Igiene  veterinaria  —  Ma- 
jale  -  Pollicoltura  -  Razze  bovine  -  Zoonosi  -  Zootecnica. 

Biancheria  (Disegno,  taglio  e  confezione  di),  Manuale  teo- 
rico pratico  ad  uso  delle  scuole  normali  e  professionali 
femminili  e  delle  famiglie,  di  E.  BONETTI,  8*  edizione 
riveduta,  coll'aggiunta  di  10  nuove  tavole  e  di  6  pro- 
spetti per  l' ingrandimento  e  l' impicciolimento  dei  mo- 
delli, di  pag.  xx-234,  60  tavole  e  6  prospetti     ....  4  — 

Bibbia  (Man.  della),  di  G.  M.  Zampini,  di  pag.  xn-808    .  2  60 

Bibliografia,  di  G.  Ottino,  2*  edizione  riveduta,   di  pag.  * 

IV-166,  cìm  17  incisioni 2  — 

Bibliotecario  (Manuale  del),  di  G.  Petzholdt,  tradotto 
sulla  8»  edizione  tedesca,  per  cura  di  G.  Biagi  e  G.  Fu- 
magalli di  pagine  xx-864-CCXm 7  50 

Biliardo  (Il  giuoco  del),  di  J.  Gelli,  di  pag.  XV-179,  con 
79  illustrazioni 2  60 

Biografia  —  vedi  Cristoforo  Colombo  —  Dantologia  —  Dizionario 
biografico  —  Manzoni  —  Napoleone  I  —  Omero  —  Shakespeare. 

Biologia  animale  (Zoologia  generale  e  speciale)  per  Natu- 
ralisti, Medici  e  Veterinarii  del  DottvG.  Collamarini, 
di  pag.  X-426  con  28  tavole 8  — 

Bollo  —  vài  Codice  del  bollo  —  Leggi  registro  e  bollo. 

Bonificazioni  (Manuale  amministrativo  delle)  di  C.  Mez- 
zanotti, di  pag.  XH-294 8  — 

Berta  (Operaz.  di)  —  vdi  Debito  pubblico  —  Valori  pubblici. 

Beton!  —  vedi  Selvicoltura. 

Botanica,  del  Prof.  I.  D.  Hooker,  traduzione  del  Prof.  N. 
PEDICINO,  4*  ediz.,  di  pag.  Vin-184,   con  68  incisioni    .  1  50 

Botti  —  tedi  Enologia. 

Bronzatura  —  vedi  Metallocromia  —  Galvanostegia. 

Bronzo  —  vedi  Leghe  metalliche. 

Buddismo,  di  E.  PAVOUNI,  di  pag.  XVI-164 1  60 

Burro  —  vedi  Latte  —  Caseificio. 

Cacciatore  (Manuale  del),  di  G.  Franceschi,  2»  edizione 
rifatta,  di  pag.  xjjj-815,  con  41  incisioni 2  50 

Cacio  —  v*di  Bestiame  —  Caseificio  —  Latte,  ecc. 

Caffè  —  vedi  Prodotti  agrìcoli. 


16  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

LTc. 
Caloestruzzo  (Costruzioni  in)  ed  in  oementl  armati,  di  G. 

Vacchelli,  2*  edizione,  di  pag.  xvi-851  con  230  figure  4  — 
Calci  6  Cementi  (Impiego  delle),  per  ring.  L.  Mazzocchi 

di  pag.  xn-212  con  49  incisioni 2  - 

Calcolazioni  mercantili  e  bancarie  —  vedi  Conti  e  Calcoli  fatti  — 

Interesse  e  sconto  —  Prontuario  del  ragioniere  —  Monete  ingl. 

Calcolo  infinitesimale,  del  Prof.  E.  Pascal: 

Parte     I.  Calcolo  differenziale,  2*  edizione  riveduta  di 

pag.  xh-811  con  10  incisioni 8  — 

„        II.  Calcolo  integrale,  2*  edizione  completamente 

rifatta  di  pag.  VIll-829 8  — 

,       III.  Calcolo  delle  variazioni  e  calcolo  delle  dif- 
ferenze finite,  di  pag.  XH-800    .    .    .    •    .  8  - 
—  Esercizi  di  calcolo  infinitesimale  (Calcolo  differenziale 
e  integrale),  del  Prof.  E.  Pascal,  di  pag.  xx-872  .    .    .  8  - 

Calderaio  pratico  e  costruttore  di  caldaie  a  vapore,  e 

di  altri  apparecchi  industriali,  di  G.  Belluomini,  di  pag. 
XH-248,  con  220  incisioni 8  - 

Calligrafia  (Manuale  di).  Cenno  storico,  cifre  numeriche, 
materiale  adoperato  per  la  scrittura  e  metodo  d'insegna- 
mento, con  55  tavole  di  modelli  dei  principali  caratteri 
conformi  ai  programmi,  del  Prof.  R.  Percossi,  con  38 
facsimili  di  scritture 8  — 

Calore  (II),  del  Dott.  E.  Jones,  trad.  di  U.  Fornarl.  di 
pag.  VHi-296,  con  98  incisioni 8  — 

Campicello  (11)  scolastico.  Impianto  e  coltivazione.  Ma- 
nuale di  agricoltura  pratica  per  i  Maestri,  dei  Dottori  B. 
Azimonti  e  C.  CAMPI,  di  pag.  xi-175,  con  126  incisioni  1  50 

Cancelliere  —  vedi  Conciliatore. 

Candele  —  vedi  Industria  stearica. 

Cane  (II)  Razze  mondiali,  allevamento,  ammaestramento,  ma- 
lattie con  una  appendice  :  I  cani  della  spedizione  polare 
di  S.  A.  R.  il  Duca  degli  Abruzzi,  di  A.  VECCHIO,  2»  edi- 
zione rifatta,  di  pag.  xvi-442,  000*152  ine.  e  68  tavole 
delle  quali  12  a  colori  pa  disegni  originali  dell'autore  .  7  5C 

Canottaggio  (Manuale  di),  del  Cap.  G.  CROPPI,  di  pagine 
XXIV-456,  con  887  ineis.  e  91  tav.  cromolit 7   61 

Cantante  (Man.  del),  di  L.  Mastrigli,  di  pag.  xn-182    .  2  — 

Cantiniere  (II).  Manuale  di  vinificazione  per  uso  dei  canti- 
nieri, di  A.  Strucchi,  8»  edizione  riveduta  ed  aumentata, 
con  52  incisioni  unite  al  testo,  una  tabella  completa  per 
la  riduzione  del  peso  degli  spiriti,  ed  un'Appendice  sulla 
produzione  e  commercio  dei  vino  in  Italia,  di  pag.  xvi-266  2  — 

Canto  (il)  nel  suo  meccanismo,  di  p.  guetta,  di  p.  vm- 

258,  con  24  incisioni 2  6C 

Carborundum  —  vedi  Imitazioni. 
Carburo  di  calcio  —  vedi  Acetilene. 


ELENCO  DEI  MANUALI   HOEPLI  17 

__ 

Carta  (Industria  della),  dell'Ing.  L.  Sartori,  di  pag.  vu- 
826,  con  106  incisioni  e  1  tavola 5  50 

Carte  fotografiche,  Preparazione  e  trattamento,  di  L.  Sassi, 
di  pag.  XH-858 8  50 

Carte  geografiche  —  vedi  Atlante. 

Cartografia  (Mannaie  teorico-pratico  della},  con  un  santo 
della  storia  della  Cartografia,  del  Prof.  E.  Gelcich,  di 
pag.  VI-257,  con  87  illustrazioni 2  — 

Casa  (La)  dell'avvenire,  dell'  Ing.  Pedrini.  Vade  mecnm 
dei  costruttori,  dei  proprietari  di  case  e  degli  inquilini. 
Raccolta  ordinata  di  principi  d'ingegneria  sanitaria,  do- 
mestica ed  urbana,  per  la  costruzione  di  case  igieniche, 
civili,  operaie  e  rustiche  e  per  la  loro  manutenzione,  di 
pag.  XV-468,  con  218  incisioni 4  50 

Case  coloniche  —  vedi  Economia  fabbricati  rurali. 

Case  operaie  e  abitazioni  popolari,  di  e.  Magrini,  (in  iav.). 

Caseificio,  di  L.  Manetti,  4»  ediz.  nuovamente  ampliata 
dal  Dr.  G.  Sartori  di  pag.  xh-280,  con  49  incisioni  .    2  — 

Catasto  (li  nuovo)  italiano,  di  E.  BRUNI,  di  pag.  VH-846   .  8  - 

Cavallo  (11),  del  Colonnello  C.  Volpini,  3»  edizione  rived. 
ed  ampliata  di  pag.  vi-288  con  48  tavole  ....  5  50 

Cavi  telegrafici  sottomarini.  Costruzione,  immersione,  ri- 
parazione, dell'Ing.  E.  Jona,  di  pag.  xvi-888,  188  flg.  e 
1  carta  delle  comunicazioni  telegrafiche  sottomarine   .    .  5  50 

Cedri  —  vedi  Agrumi. 

Celeriniensura  e  tavole  logaritmiche  a  quattro  decimali  del- 
l'Ing. F.  BORLETTI,  di  pag.  vi-148,  con  29  incisioni .     .  8  50 

Celeriniensura  (Manuale  e  tavole  di),  dell'Ing.  G.  Orlandi, 
di  pag.  1200,  con  quadro  generale  d'interpolazioni  .    .    .18-- 

Cellulolde  —  vedi  Imitazioni. 

Cementazione  —  vedi  Tempera. 

Cementi  armati  —  vedi  Calcestruzzo  —  Calci  e  cementi. 

Ceralacca  —  vedi  Vernici  e  lacche. 

Ceramiohe  —  vedi  Maioliche  e  porcellane  —  Fotosmaltografia. 

Chimica,  del  Prof.  H.  E.  Roscoe,  5*  edizione  rifatta  da  £. 
RICCI,  di  pag.  xil-228,  con  47  incisioni 1  50 

Chimica  agraria,  di  a.  aducco,  2»  ediz.  di  pag.  xii-512    s  5C 
Chimica  analitica  (Elementi  scientifici  di),  di  W.  Ostwald, 

trad.  del  Dott.  Bolis,  di-  pag.  XVi-284 2  50 

Chimica  applicata  all'igiene.  Guida  pratica  ad  uso  degli 
Ufficiali  sanit..  Medici  -  Farmacisti  -  Commercianti  -  Labo- 
ratori d'igiene,  di  merciologia,  ecc.,  di  P.  E.  Alessandri, 

di  pag.  XX-515,  con  49  incisioni  e  2  tav 5  50 

Chimica  Clinica,  del  Prof.  R.  SUPINO,  di  pagine  XH-202.     .  2  — 
Chimica  legale,  (Tossicologia),  di   N.   V  A  le  N  tini,    di   pa- 
gine xn-248 2  6C 

Chimico  (Manuale  del)  e  dell'industriale.  Raccolta  di  ta- 
belle, di  dati  fisici  e  chimici  e  di  processi  d'analisi  tecnica, 


18  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

L.C. 

ad  uso  dei  chimici  analitici  e  tecnici,  dei  direttori  di  fab- 
briche, dei  fabbricanti  di  prodotti  chimici,  degli  studenti  di 
chimica,  ecc.,  ecc.,  del  Dottor  L.  Gabba/  8*  edizione  am- 
pliata, riveduta  ed  arricchita  delle  tavole  analitiche  di 
H.  WlLL,  di  pag.  XIX-457,  con  12  tavole 6  50 

Chiromanzia  e  tatuaggio,  note  di  varietà,  ricerche  storiche 
e  scientifiche,  coll'appendice  di  un'inchiesta  con  risposte 
di  Ferrerò,  Lombroso,  Mantegazza,  Morselli  ed  altri  di  G. 
L.  Cerchiasi,  di  pag.  xx-828,  con  XXIX  tav.  e  82  ine.  4  50 

Chirurgia  operativa  (Man.  di),  dei  Dottori  R.  stecchi  e  A. 
Gardini,  di  pag.  vin-322,  con  118  incisioni 3  — 

Chitarra  (Manuale  pratico  per  lo  studio  della),  di  A.  Pisani, 
di  pag.  XVI-116,  con  36  figure  e  25  esempi  di  musica.    .    .  2  — 

Ci0li8ta,  di  I.  Ghebsi,  2»  ediz.  complet.  rifatta  del  "  Manuale 
del  Ciclista  „  di  A.  Galante,  di  pag.  244, 147  ine.  .    .    .  2  50 

Cimiteri  —  vedi  Ingegneria  legale. 

Civiltà  araba  (Islamismo)  del  prof.  Italo  Pizzi  (in  lav.). 

Cla88ifica2ione  delie  scienze,  di  e.  Triterò,  p.  xvi-292  .  s  — 

Climatologia,  di  L.  De  Marchi,  pag.  x-204  e  6  carte  .    .    .  1  50 

Cloruro  di  sodio  —  vedi  Sale. 

Codice  cavalleresco  Italiano  (Tecnica  del  duello),  di  j. 

GELLI,  9»  ediz.  rifatta,  di  pag.  XVi-288  ., 2  50 

Codice  del  bollo  (II).  Nuovo  testo  unico  commentato  colle 
risoluzioni  amministrative  e  le  massime  di  giurispru- 
denza, ecc.,  di  E.  Corsi,  di  pag.  c-564 4  50 

Codice  Civile  del  Regno  d'Italia,  accuratamente  riscon- 
trato sul  testo  ufficiale,  corredato  di  richiami  e  coordinato 
dal  Prof.  Avv.  L.  Franchi,  2»  ediz.  di  pag.  282    .    .    .  1  50 

Codice  di  commercio,  accuratamente  riscontrato  sul  testo 
ufficiale,  corredato  di  richiami  e  coordinato  dal  Prof.  Aw. 
L.  Franchi,  2»  ediz.  di  pag.  iv-158 1  50 

Codice  doganale  italiano  con  commento  e  note,  dell'Aw. 
E.  Bruni,  di  pag.  xx-1078  con  4  ine. 6  50 

Codice  di  marina  mercantile,  secondo  il  testo  ufficiale, 
corredato  di  richiami  e  coordinato  dal  Prof.  Aw.  L.  Fran- 
chi, 2»  ediz.  di  pag.  IV-290 1  60 

Codice  metrioo  internazionale  —  vedi  Metrologia. 

Codice  penale  e  di  procedura  penale,  secondo  il  testo 
ufficiale,  corredato  di  richiami  e  coordinato  dal  Prof.  Aw. 
L.  Franchi,  2»  ediz.  di  pag.  iv-280 1  50 

Codice  penale  per  l'esercito  e  penale  militare  maritti- 
mo, secondo  il  testo  ufficiale,  corredato  di  richiami  e  coor- 
dinato dal  Prof.  Avv.  L.  Franchi,  2»  ediz.  di  pag.  179  .    .  1  50 

Codice  del  perito  misuratore.  Raccolta  di  norme  e  dati 
pratici  per  la  misurazione  e  la  valutazione  d'ogni  lavoro 
edile,  prontuario  per  preventivi,  liquidazioni,  collaudi,  pe- 
rizie, arbitramenti,  degli  Ingegn.  L.  Mazzocchi  e  E.  Mar- 
zorati,  di  pag.  xiii-498  con  116  illustrazioni 6  60 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  19 

_ 

Codice  di  procedura  Civile,  accuratamente  riscontrato  sul 
testo  affidale,  corredato  di  richiami  e  coordinato  dal  Prof. 

Aw.  L.  Franchi,  2»  ediz.  di  pag.  167 1  50 

Codloe  sanitario  —  vedi  Legislazione  sanitaria. 
Codice  del  teatro  (II).  Vade-mecum  legale  per  artisti  lirici 
e  drammatici,  impresari,  capicomici,  direttori  d'orchestra, 
direzioni  teatrali,  agenti  teatrali,  gli  avvocati  e  per  il  pub- 
blico, dell' Aw.  TABANELLI,  di  pag.  XVI-828 8  — 

Codici  0  leggi  usuali  d'Italia,  riscontrati  sul  testo  affidale 
coordinati  e  annotati  dal  Prof.  Aw.  L.  Franchi,  raccolti  in 
cinque  grossi  volami  legati  in  pelle  flessibile 86  — 

Voi.  I.  Codice  civile  -  di  procedura  civile  -  di 
commercio  -  penale  -  procedura  penale  -  della 
marina  mercantile  -  penale  per  l'esercito  -  pe- 
nale militare  marittimo  {otto  codici)  2»  edizione,  di 
pag.  Vin-1261 8  50 

Yol.  II.  Parte  I.  Leggi  usnali  d'Italia.  Raccolta 
coordinata  di  tatto  le  leggi  speciali  più  importanti  e  di  piti 
ricorrente  ad  estesa  applicazione  in  Italia;  con  annessi  de- 
creti e  regolam.  e  disposte  secondo  l'ordine  alfabetico  delle 
materie.  Dalla  voce  K  Abbordi  in  mare  „  alla  voce  ■  Istrnz. 
pubblica  (Legge  Casati),  „  (è  in  corso  di  stampa  la  2a  ediz. 

Voi.  II.  JParte  II.  Dalla  voce  :  Laghi  pubblici  alla 
voce:  Volture  catastali  con  appen.,  p.  vill-1 869-2982, 2  col.  12  — 

Yol.  III.  Leggi  e  convenzioni  sni  diritti  d'au- 
tore, raccolta  generale  delle  leggi  italiane  e  straniere  e 
di  tatti  i  trattati  e  le  convenzioni  esistenti  fra  l'Italia 
ed  altri  Stati  a  cura  della  Società  italiana  degli  autori, 
2»  ediz.  interamente  rifatta  da  L.  Franchi,  di  p.  vn-617  6  50 

Voi.  IV.  .Leggi  e  convenzioni  sulle  privati  ve 
industriali.  Disegni  e  modelli  di  fabbrica.  Marchi  di 
fabbrica  e  di  commercio.  Legislazione  italiana,  Legisla- 
zioni straniere,  Convenzioni  esistenti  fra  l' Italia  ed  altri 
Stati,  di  pag.   viII-1007 8  50 

Cognac  (Fabbricazione  dei)  e  dello  spirito  di  vino  e  distil- 
lazione delle  fecce  e  delie  vinacce,  di  dal  fiaz,  con 
note  di  G.  Prato,  2a  ed.  rifatta  da  P.  A.  Santino  (in  lav.). 

Coleotteri  Italiani,  del  Dott.  A.  Gri  ffini,  (Entomologia  I) 
di  pag.  XVI-884,  con  215  ine.  .    .    , 8  — 

Collezioni  —  vedi  Amatore  d'oggetti  d'arte  —  Amatore  di  maioli- 
che —  Armi  antiche  —  Autografi  —  Dizionario  filatelico. 

Colombi  domestici  e  colombicoltura,  del  Prof.  P.  Bonizzi, 
2»  edizione  rifatta  a  cura  della  Società  Colombiflla  fioren- 
tina  di  pag.  x-211,  con  26  figure 2  - 

Colorazione  del  metalli  —  vedi  Metallocromia. 

Colori  (La  scienza  dei)  e  la  pittura,  di  L.  Guaita,  p.  248  .  2  — 

Colori  e  vernici,  di  G.  Gorini,  8»  ediz.  totalmente  rifatta, 
per  cara  di  G.  APPIANI,  di  pag.  X-282,   con  18  incisioni  2  — 


20  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

LTcT 

Combustibili  —  vedi  Imitazioni. 

Commedia  —  vedi  Letteratura  drammatica. 

Commerciante  (Manuale  del)  ad  uso  della  gente  di  com- 
mercio e  degli  Istituti  d'Istruzione  commerciale,  corredato 
di  oltre  200  moduli,  quadri,  esempi,  tavole  dimostrative 
e  prontuari  di  C.  DOMPE,  di  pag.  VT-629 5  50 

Commercio,  (Storia  del)  di  E.  Larice,  di  pag.  xvr-886    .  3  - 

Commissario  giudiziale  —  vedi  Curatore  dei  fallimenti. 

Compensazione  degli  errori  con  speciale  applicazione  al 

rilievi  geodetici,  di  F.  grotti,  pag.  rv-860 2  — 

Complementi  di  geometria  elementare,  del  Prof,  di  e. 

ÀLASIA,  di  pag.  xv-244,  con  117  figure 1  50 

Complemento  di  matematica  —  {vedi  Matematica). 

Compositore-tipografo  Manuale  dell'allievo),  di  8.  Landi  —  vedi 
Tipografia,  voi.  LL 

Computisteria,  del  Prof.  V.  Gitti: 

voi.  I.  Gompustiteria   commerciale,  5*   ediz.,  (9  e  10° 

migliaio)  di  pag.  ry-184 1  50 

Voi.  II.  Computisi  finanziaria,  4*  ediz.,  pag.  VLU-156  .    .  1  50 

Computisteria  agraria,  del  Prof.  L.  Petri,  seconda  edizio- 
ne rifatta,  di  pag.  vill-2 10 1  50 

Comuni  del  Regno  d' Italia  —  vedi  Dizionario. 

Concia  delle  pelli  ed  arti  affini,  di  G.  gorini,  8»  edizione 
interamente  rifatta  dal  Dott.  G.  B.  Franceschi, e  G.  Ven- 

TUROLI,  di  pag.  IX-210 2  — 

Conciliatore  (Manuale  del),  delTAvv.  G.  Pattaccini.  Guida 
teorico-pratica  con  formulario  completo  pel  Gonciliatore, 
Cancelliere,  Usciere  e  Patrocinatore  di  cause.  4»  edizione 
ampliata  dall'autore  e  messa  in  armonia  con  l'ultima  legge 
28  luglio  1895,  di  pag.  xn-461 8  — 

Concimi,  del  Prof.  A.  Funaro,  2»  edizione  rinnovata  e  ac- 
cresciuta, di  pag.  XLT-266 2  — 

Conolml  fosfatioi  —  vedi  Fosfati  —  Chimica  agraria. 

Concordato  preventivo  —  vedi  Curatore  di  fallimenti. 

Confezione  d'abiti  —  vedi  Abiti. 

Coniglicoltura  pratica,  di  G.  Licciardelli,  2'  ediz.,  di 
pag.  viii-248,  con  53  incisioni  e  12  tavole  in  tricromia    .  2  50 

Conservazione  delle  sostanze  alimentari,  di  g.  Gorini, 
8»  edizione  intieramente  rifatta  dai  Dott.  G.  B.  France- 
schi e  G.  VENTUROLI,  di  pag.  vin-256 2  — 

Consigli  pratici  —  vedi  Ricettario  domestico  —  Industriale  —  Soc- 
corsi d'urgenza. 

Contabilità  comunale,  secondo  le  nuove  disposizioni  legi- 
slative e  regolamentari  (Testo  unico  10  febbraio  1889  e  S. 
Decr.  6  luglio  1890),  del  Prof.  A.  De  Brun,  pag.  VHI-186  .  1  50 

Contabilità  domestica,  Nozioni  amministrativo-contabili  ad 
uso  delle  famiglie  e  delle  scuole  femminili,  del  Rag.  0. 
Bergamaschi,  di  pag.  xvi-186 1  50 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  21 

L.c. 

Contabilità  generale  dello  Stato,  dell'Avv.  e.  Bruni,  2» 
edizione  rifatta,  pag.  XVI-420 8  — 

Contabilità  delle  istituzioni  di  p.  beneficenza  —  vedi  Beneficenza. 

Conti  0  Calcoli  fatti,  dell'Ing.  I.  Ghersi,  93  tabelle  e  istru- 
zioni pratiche  sul  modo  di  usarle.  (Misure,  Pesi,  Monete, 
Termometro,  Gas  e  Vapori,  Areometri,  Alcolometri,  Solu- 
zioni zuccherine,  Pesi  specifici,  Legnami,  Carboni,  Metalli, 
Divisioni  del  tempo,  Paga  giornaliera,  Interessi  e  Annualità, 
Rendita,  Potenze  e  Badici,  Poligoni  e  Poliedri  regolari,  Sfe- 
ra, Circolo,  Divisione  della  circonf.,  Pendenza,  pag.  204.    .  2  60 

Contratti  agrari  —  vedi  Mezzeria. 

Conversazione  italiana  e  tedesca  (Manuale  di),  ossia  guida 
completa  per  chiunque  voglia  esprimersi  con  proprietà  e 
speditezza  in  ambe  le  lingue,  e  per  servire  di  vade  mecum 
ai  viaggiatori,  di  A.  Fiori,  8»  edizione  rifatta  da  G.  Catta- 
neo, pag.  XIV-400 8  50 

Conversazione  italiana-francese  —  V.  Fraseologia 

Cooperative  rurali,  di  credito,  di  lavoro,  di  produzione,  di 
assicurazione,  di  mutuo  soccorso,  di  consumo,  di  acquisto 
di  materie  prime,  di  vendita  di  prodotti  agrari.  Scopo,  costi- 
tuzione, norme  giuridiche,  tecniche,  amministrative,  compu- 
tìstiche, di  V.  Niccoli,  pag.  vni-362 8  60 

Cooperazione  nella  sociologia  e  nella  legislazione,  di  f. 

VIRGILI!,  pag.  Xn-228 1  50 

Correnti  elettriche  alternate  semplici,  bifasi  e  trifasi.  Ma- 
nuale pratico  per  lo  studio,  costruzione  ed  esercizio  de- 
gli impianti  elettrici,  dell'Ing.  A.  Marro,  di  pag.  xiv- 
615-LXTV,  con  218  incisioni  e  46  tabelle 6  50 

Corrispondenza  commerciale  poliglotta,  di  g.  frisoni, 
compilata  su  di  un  piano  speciale  nelle  lingue  italiana,  fran- 
cese, tedesca,  inglese  e  spagnuola. 

L  —  PARTE  ITALIANA:  Manuale  di  Corrispondenza  Commerciale 
Italiana  oorredato  di  facsimili  dei  vari  documenti  di  pratica 
giornaliera,  seguito  da  un  Glossario  delle  principali  voci  ed 
espressioni  attinenti  al  Commercio,  agli  Affari  marittimi,  alle 
Operazioni  bancarie  ed  alla  Borsa,  ad  uso  delle  Scuole,  dei 
Banchieri,  Negozianti  ed  Industriali  di  qualunque  nazione,  che 
desiderano  abilitarsi  alla  moderna  terminologia  e  nella  corretta 
fraseologia  mercantile  Italiana,  di  pag.  xx-444 4  — 

II.  —  PARTE  SPAGNUOLA:  Manual  de  Correspondencia  Comercial 
Etpanola,  p.  xx-440 4  — 


22  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

L  c 

UI.  —  PARTE  FRANCESE  :  Manuel  de  Corretpondanoe  commerciale 

franoalse,  dipag.vxi-446  .    .        , 4  — 

IV.—  PARTE  INGLESE:  A  Mamialof  en g li sh  Commercial  corre spon- 

dence,  p.  x vi -448 4  — 

V.  —  PARTE  TEDESCA  :   Handbuch  der  deutschen  Handelskorre- 

spondeiH,  di  pag.  xv-460 4  — 

.6.  Sono  5  Manuali  di  corn'spoDdenza,  ognuno  dei  quali  è  la 
traduzione  di  uno  qualunque  degli  altri   quattro,  per  cui  si 
fanno  reciprocamente  l'ufficio  di  chiave 
Corse  (Le),  con  un  Dizionario   delle  voci  più  in  uso,  di  G. 
Franceschi,  di  pag.  xii-805 2  50 

—  vedi  anche  Dizion.  dei  termini  delle  —  Cavallo  —  Proverbi 
Cosmografia.  Uno  sguardo  alFUniverso,  di B.  M.  La Let a, 

pag.  xn-197,  con  11  incisioni  e  8  tavole  ...*...  1  50 
Costituzione  degli  Stati  —  vedi  Diritti  e  doveri  —  Ordinam. 

Costruttore  navale  (Manuale  del),  di  G.  Rossi,  pag.  xvi- 
517,  con  281  fig.  intercalate  nel  testo  e  65  tabelle ....  6  — 

Costruzioni  —  vedi  Abitazioni  —  Architettura  —  Calcestruzzo  — 
Case  dell'avvenire  —  Case'  operaie  —  Fabbricati  civili  — 
Fognatura  —  Ingegnere  civile  —  Lavori  marittimi  —  Peso 
metalli  —  Resistenza  dei  materiali  —  Resistenza  e  pesi  di 
travi  metalliche. 

Cotoni  —  vedi  Prodotti  agricoli. 

Cremore  di  tartaro  —  vedi  Distillazione. 

Cristallo  —  vedi  Specchi. 

Cristallografia  geometrica,  fisica  e  chimfoa,  applicata  ai 

minerali,  di  E.  Sansoni,  p.  xvi-867,  284  ine.  nel  testo    .  8  — 
Cristo  —  vedi  Imitazione  di  Cristo. 

Cristoforo  Colombo,  di  V.  Bellio,  pag.  iv-186  e  io  incis. .  1  50 

Crittogame  —  vedi  Funghi  —  Malattie  crittogamiche  —  Tartufi. 

Crittografia  (La)  diplomatica,  militare  e  commerciale,  ossia 
l'arte  di  cifrare  e  decifrare  le  corrispondenze  segrete.  Sag- 
gio del  conte  L.  GiOPPl,  pag.  177 8  50 

Cronologia  delle  Scoperte  e  delie  esplorazioni  geografi- 
che dall'anno  1492  a  tutto  il  secolo  XX  del  Prof.  L. 

HUGTJES,  di  pag.  vni-487 .  4  50 

Cronologia  —  vedi  Storia  e  cronologia. 

Cubatura  dei  legnami  (Prontuario  per  la),  di  G.  Belluo- 
MINI,  4»  ediz.  corretta  ed  accresciuta,  pag.  220 2  50 

Cuoio  —  vedi  Concia  delle  pelli  —  Imitazioni. 

Curatore  dei  fallimenti  (Manuale  teorico-pratico  del)  e  del 
Commissario  giudiziale  nel  concordato  preventivo  e  proce- 
dura di  piccoli  fallimenti,  dell'Avv.  L.  MOLINA,  di  p.  XL-910  8  50 

Curiosità  —  vedi  Amatore  di  oggetti  d'arte  —  Maioliche  e  porcel- 
lane —  Armi  antiche  —  Autografi. 


ELENCO    DEI  MANUALI  HOEPLI  28 

L.c 

Curve  Circolari  3  raccordi.  Manuale  pratico  per  il  traccia- 
mento delle  curve  in  qualunque  sistema  e  in  qualsiasi  caso 
particolare  nelle  ferrovie,  strade  e  canali  e  per  il  computo 
generali  dei  raccordi  circolari  con  speciali  applicazioni  al 
tracciamento  dei  raddoppi  del  Binario  delle  derivazioni  e 
degli  scambi  ferroviari  (In  sostituzione  del  mannaie  del 
KBÒNHKE),  di  C.  FERRABIO,  pag.  xi-264,  con  94  incis. .    .  I  50 

Dantologia,  del  Dott.  G.  A.  Scartazzini,  2*  edizione.  Vita 
e  Opere  di  Dante  Alighieri,  pag.  Vi-408 I  — 

Danze  —  vedi  Ballo. 

Oatteri  —  vedi  Prodotti  agricoli. 

Debito  (II)  pubblico  italiano.  Regole  e  modi  per  le  operazioni 

sni  titoli  che  lo  rappresentano,  di  F.  Azzoni,  pag.  vhi-376  8  — 
Decorazione  dei  metalli  —  vedi  Metallocromia. 
Decorazioni  dei  vetro  —  vedi  Specchi  —  Fotosmaltologia. 

Decorazioni  e  industrie  artistiche,  dell'Architetto  a.  me- 

lani,  2  volumi,  pag  xx-460,  con  118  incisioni 6  — 

Denti  —  vedi  Igiene  della*  bocca. 
Destrina  —  vedi  Fecola. 

Determinanti  e  applicazioni,  di  e.  Pascal,  pag.  vu-sso  .  8  — 

Diagnostica  —  vedi  Semeiotica. 

Dialetti  italici.  Grammatica,  iscrizione,  versione  e  lessico, 

di  0.  Nazari,  pagine  xvi-864 8  — 

Dialetti  letterari  greci  (epico,  neo-ionico,  dorico,  eolico), 

del  Pof.  G.  Bonino,  pag.  xxxii-214 1  50 

Didattica  per  gli  alunni  delle  Scuole  normali  e  pei  maestri 

elementari,  del  Pof.  G.  Soli,  pag.  vm-814 1  50 

Digesto  (II),  del  Prof.  G.  Ferrini,  pag.  iv-184 1  50 

Dilettanti  di  pittura  —  vedi  Pittura  ad  olio. 

Dinamica  elementare,  di  g.  Cattaneo,  p.  vui-H6,  25  fig.  1  50 

Dinamite  —  vedi  Esplodenti. 

Diritti  e  doveri  dei  cittadini,  secondo  le  istituzioni  dello 
Stato,  per  uso  delle  pubbliche  Scuole,  del  Prof.  D.  Maf- 
FIOLI,  10»  edizione,  (dal  26  al  80°  migliaio)  con  una  appen- 
dice sul  Codice  penale,  pag.  XVl-229 1  50 

Diritti  d'Autore  —  vedi  Leggi  sui. 

Diritto  amministrativo,  giusta  i  programmi  governativi 
ad  uso  d.  Istituti  tecnici,  di  G.  Loris,  5»  ed.  pag.  xx-474  8  — 

Diritto  Civile  (Compendio  di),  del  Prof.  G.  Loris,  giusta  i 
programmi  governativi  ad  uso  degli  Istituti  tecnici,  2*  ediz. 
riveduta,  corretta  ed  ampliata,  pag.  xvi-885 8  — 

Diritto  civile  italiano,  di  C.  Albioni,  p.  vin-128  ...  l  60 

Diritto  commerciale  italiano,  del  Prof.  E.  Vidari,  2»  edi- 
zione diligentemente  riveduta,  pag.  x-448 8  — 

Diritto  oomunale  e  provinciale  —  vedi  Contabilità  comunale  —  Di- 
ritto amministrativo  —  Legge  comunale. 

Diritto  costituzionale,  di  F.  P.  contuzzi,  2»  ed.  p.  xvi-870  8  — 
Diritto  eccle8ÌastÌC0,  vigente  in  Italia.  2a   ediz.   riveduta 
ed  ampliata  di  G.  OLMO,  pag.  xvi-488 8  — 


24  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

_  _ 

Diritto  internazionale  privato,  deii'Aw.  Prof.  F.  P.  con- 
TUZZI,  pagine  xvi-822 8  — 

Diritto  internazionale  pubblico,  deii'Avv.  Prof.  f.  p.  con- 
TUZZI,  pagine  xn-820 8  — 

Diritto  penale,  dell'Avv.  A.  Stoppato,  2»  ediz.,  (in  lavoro) 

Diritto  penale  romano,  di  e.  Ferrini,  pag.  viii-860.    .    .  8  — 

Diritto  romano,  di  C.  Ferrini,  2»  ediz.  rif.,  pag.  xvi-178  .  1  50 

Disegnatore  meccanico  e  nozioni  tecniche  generali  di  Arit- 
metica, Geometria,  Algebra,  Prospettiva,  Resistenza  dei 
materiali,  Apparecchi  idraulici,  Macchine  semplici  ed  a  va- 
pore, Prepnlsori,  ecc.  per  V.  Goffi,  8»  ed.  riv.,  corretta  e 
grandemente  ampliata,  pag.  xiv-552,  con  477  figure.    .    .  6  60 

Disegno.  I  principii  del  Disegno,  del  Prof.  C.  Boito,  4»  edi- 
zione, pag.  iv-206,  con  61  silografie 2  — 

DÌ86gno  (Grammatica  del).  Metodo  pratico  per  imparare  il 
disegno,  di  E.  Ronchetti,  di  pag.  n-190,  con  84  figure, 
62  schizzi  intercalati  nel  testo  e  un  atlante  a  parte  con 
45  lavagnette,  27  foglietti  e  84  tavole.  (Indivisibili)    .    .  7  60 

Disegno  assonometrico,  del  Prof.  p.  Paoloni,  pag.  iv-122, 
con  21  tavole  e  28  figure  nel  testo 2  — 

Disegno  geometrico,  del  Prof.  a.  Antilli,  2»  ed.,  pag.  vm- 
88,  con  6  figure  nel  testo  e  27  tavole  litografiche  ....  2  — 

Oisegno,  Teoria  e  Costruzione  delle  Navi,  ad  uso  dei  Pro- 
gettisti e  Costruttori  di  Navi  -  Capi  tecnici,  Assistenti  e  Di- 
segnatori navali  -  Capi  operai  carpentieri  -  Alunni  d'Istituti 
Nautici,  di  E.  GiORLl,  pag.  vin-288,  con  810  incisioni   .    .  2  60 

Oisegno  industriale,  di  E.  Giorli.  Corso  regolare  di  dise- 
gno geometrico  e  delle  proiezioni.  Degli  sviluppi  delle  su- 
perfici  dei  solidi.  Della  costrizione  dei  principali  organi 
delle  macchine.  Macchine  utensili.  8»  ediz.,  pag.  vin-192, 
con  800  problemi  risolti  e  348  figure 2  50 

Disegno  di  proiezioni  ortogonali,  del  Prof.  D.  Land;,  di 
pagine  viil-152,  con  192  incisioni 2  — 

Oisegno  topografico,  del  Capitano  G.  Bertelli,  2»  ediz., 
pagine,  vi-137,  con  12  tavole  e  10  incisioni 2  — 

Disinfezione  (La  pratica  della)  pubblica  e  privata  per  i  Dot- 
tori P.  E.  Alessandri  e  L.  Pizzica,  2»  edizione,  pag.  vm- 
258,  con  29  incisioni 2  50 

Oistj dazione  del  legno  (Lavorazione  dei  prodotti  della).  Ace- 
tone, Alcool  metilico,  Aldeide  formica,  Cloroformio,  Acido 
acetico,  Acetato  di  piombo,  Acetato  di  sodio.  Industrie 
elettrochimiche.  Ossidi  di  piombo,  Minio,  Biacca,  Soda 
caustica,  Clorati,  Cromati,  dell'  Ing.  F.  Villani,  di  pagine 
XIV-312 3  50 

Distillazione  delle  Vinacce,  e  delle  frutta  fermentate. 
Fabbricazione  razionale  del  Cognac.  Estrazione  del 
Cremore  di  Tartaro  ed  utilizzazione  di  tutti  i  resi- 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  26 

— 

dui  della  distillazione,  di  M.  Da  Ponte,  2*  edizione  ri- 
fatta, contenenti  le  leggi  italiane  sugli  spiriti  e  la  legge 
Austro-Ungarica,  pag.  XH-875,  con  68  incisioni    .    .    .    .  8  50 

Ditteri  italiani,  di  PAOLO  Lioy  (Entomologia  III),  pag. 
vn-856,  con  227  incisioni 8  — 

Dizionario  alpino  italiano.  Parte  1*:  Vette  e  valichi  ita- 
liani, dell'Ing.  E.  Bionami-Sormani.  —  Parte  2»:  Valli 
lombarde  e  limitrofe  alla  Lombardia,  dell'Ing.  G.  SCO- 
LARI, pag.  xxn-810 8  50 

Dizionario  di  abbreviature  latire  ed  italiane  usate  nelle 
carte  e  codici  specialmente  del  Medio  Evo,  riprodotte 
con  oltre  18000  segni  incisi,  aggiuntovi  un  prontuario  di 
Sigle  Epigrafiche.  I  monogrammi,  la  numerizzazione  ro- 
mana ed  arabica  e  i  segni  indicanti  monete,  pesi,  misu- 
re, ecc.,  per  cura  di  Adriano  Cappelli,  Archivista-Pa- 
leografo presso  il  R.  Archivio  di  Stato  in  Milano,  pagine 
LXn-488,  con  elegante  legatura  in  cromo 7  50 

Dizionario  bibliografico,  di  e.  Arlia,  pag.  100    ....  1  50 

Dizionario  Biografico  Universale,  del  Professor  Dottor 
G.  GAROLLO.  (In  lavoro). 

Dizionario  dei  comuni  del  Regno  d'Italia,  secondo  il  Cen- 
simento del  10  febbraio  1901,  compilato  da  B.  Santi,  di 
pag.  XLVI-175 8  — 

Dizionario  Eritreo  (Piccolo)  italiano-Arabo-Amarico,  rac- 
colta dei  vocaboli  più  usuali  nelle  principali  lingue  parlate 
nella  Colonia  Eritrea,  di  A.  ALLORI,  pag.  XXXin-208    .    .  2  50 

Dizionario  filatelico,  per  il  raccoglitore  di  francobolli  con 
introduzione  storica  e  bibliografica,  di  J.  Gelli,  2»  ediz., 
con  Appendice  1898-99,  pag.  lxiii-464 4  50 

Dizionario  fotografico  pei  dilettanti  e  professionisti,  con  ol- 
tre 1500  voci  in  4  lingue,  500  sinonimi  e  600  formule  di 
L.  GHOPPI,  pag.  vni-600,  95  incisioni  e  10  tavole  .    .    .    .  7  60 

Dizionario  geografico  universale,  del  Prof.  Dott.  G.  Ga- 
ROLLO,  4*  edizione  del  tutto  rifatta  e  molto  ampliata,  di 
pagine  xil-1451 10  — 

Dizionario  gotico  —  vedi  Lingua  gotica. 

Dizionario  italiano  olandese  e  olandese-italiano,  di  A. 

NUYENS,  in-16,  di  pag.  xi-948 8  — 

Dizionario  milanese-italiano  e  repertorio  italiano-mila- 
nese, di  Cletto  Arrighi,  pag.  912,  a  2  colonne,  2»  ediz.  8  50 

Dizionario  Numismatico  —  vedi  Vocabolarietto  numismatico. 

Dizionario  rumeno  —  vedi  Grammatica  rumena. 

Dizionario  Stenografico.  Sigle  e  abbreviature  del  sistema 
Gabelsberger-Noe,  di  A.  Schia venato,  pag.  xvi-156    .    .  1  50 


26  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

.  _ 

Dizionario  tascabile  (Nuovo)  Italiano-tedesco  e  tedesco- 
italiano,  compilato  sui  migliori  vocabolari  moderni,  col- 
l' accentuazione  per  la  pronuncia  dell'italiano,  di  A.  Fiori, 
3*  edizione,  pag.  798,  rifatta  dal  Prof.  G.  Cattaneo    ,  3  50 
Dizionario  tecnico  in  quattro  lìngue  dell'Ing.  E.  Webber, 
4  volumi: 
Voi.  I.  Italiano-Tedeseo-Francese-Inglese,  2»  ediz.  com- 
pletamente riveduta  e  aumentata  di  circa  2000  ter- 
mini tecnici,  pag.  xn-558 6  — 

Voi.  II.  Deutsch  -  Italienisch  -  FranzSsisch  -  Bnglisch,  2a 
edizione  completamente  riveduta  ed  aumentata  di 
circa  2000  termini  tecnici,  di  pag.  612  .    .    .    .6  — 
Voi.  III.  Francais-Italien-Allemand-Anglais,  pag.  509  .    .4  — 
Voi.  IV.  Engiisch-Italian-German-French,  pag.  659.    .    .  6  — 
Dizionario  tecnico-navale  e  commerciale  marittimo  inglese-italiano. 

--  Vtdi  Avarie  e  sinistri  marittimi. 
Dizionario  turco  —  vedi  Grammatica  turca. 

Dizionario  universale  delle  lingue  italiana,  tedesca  in- 
glese e  francese,  disposte  in  unico  alfabeto,  1  volume  di 
pag.  1200  a  2  colonne    .    .    .    , 8  — 

Dogane  —  vedi  Codice  doganale  —  Trasporti  e  tariffe. 

Doratura  —  vedi  Galvanizzai.  —  Galvanostegia  —  Metallocromia. 

Dottrina  popolare,  in  4  lingue,  (Italiana,  Francese,  Inglese 
e  Tedesca).  Motti  popolari,  frasi  commerciali  e  proverbi, 
raccolti  da  G.  Sessa,  2»  edizione,  pag.  rv-112 2  — 

Doveri  dei  macchinista  navale,  e  condotta  della  macchina 
a  vapore  marina  ad  uso  dei  macchinista  navali  e  degli  Isti- 
tuti nautici,  di  M.  LiGNAROLO,  pag.  XVl-808 2  50 

Drammi  —  vedi  Letteratura  drammatica. 

Duellante  (Manuale  del)  in  appendice  al  Codice  cavalleresco, 
di  J.  Gelli,  2»  edizione,  pag.  vni-256,  con  26  tavole.    .    .  2  50 

Ebanista  —  vedi  Falegname  —  Modellatore  mecc.  —  Operaio. 

Edaoazione  del  bambini  —  vedi  Ortofrenia  —  Sordomuti. 

Economia  matematica  (Introduzione  alla),  dei  Prof.  F.  Vir- 
gulti e  C.  Garibaldi,  pag.  xii-210,  con  19  incisioni    .    .  1  50 

Economia  politica,  del  Prof.  W.  8.  JEVONS,  traduzione  del 
Prof.  L.  Cossa,  5»  ediz.  riveduta,  pag.  xv-180 1  50 

Edilizia  —  'vedi  Pabbric.  civili  —  Ingegneria  civ.  —  Ingegn.  leg. 

Elasticità  dei  corpi  —  vedi  Equilibrio. 

Elettricità,  del  Prof.  Fleemlng  Jenein,  traduz.  del  Prof. 
E.  Ferrini,  3*  ediz.  rived.,  pag.  xii-287,  con  40  incisioni .  1  50 

Elettrochimica  (Prime  nozioni  elementari  di),  del  Professor 
A.  Cossa.  pagine  vm-104,  con  10  incisioni 1  50 

Elettrotecnica  (Manuale  di»,  di  Grawinkel-Strecker,  tra- 
duzione italiana  dell'Ing.  Flavio  Dessy,  pagine  xvi-816, 
con  846  figure 9  00 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  27 

L.C. 
Elettroohlmiche  (Industrie)  —  vedi  Distillazione  del  legno. 
Ematologia  —  tedi  Malattie  del  sangue. 

Embriologia  e  morfologia  generale,  del  Prof.  g.  Catta- 
neo, pag.  X-242,  con  71  incisioni 1  50 

Enotolopedla  dei  giurista  —  vedi  Codici  e  leggi  usuali  d'Italia. 

Enciclopedia  Hoepli  (Piccola),  in  2  grossi  voi.  di  8375  pag.  di 
2  eoi.  per  ogni  pag.,  con  Appendice  (146740  voci) .    .    .    .  20  — 

Energia  fisica,  del  Prof.  fi.  Ferrini,  pag.  vin-187,  con  47 
incisioni.  2*  edizione  interamente»  rifatta 1  50 

Enimmistica.  Guida  per  comporre  e  per  spiegare  Enimmi, 
Sciarade,  Anagrammi,  Logogrifi,  Rebus,  ecc.,  di  D.  TOLO- 
SANi  (Bajardo),  pag.  XH-516,  con  29  illnstr.  e  molti  esempi  6  50 

Enologia,  precetti  ad  uso  degli  enologi  italiani,  del  Professor 
0.  Ottavi,  4»  edizione  interamente  rifatta  da  A.  Struc- 
CHI,  con  una  Appendice  sai  metodo  della  Botte  unitaria  pei 
calcoli  relativi  alle  botti  circolari,  dell'Ing.  agr.  R.  Bassi, 
pag.  xvi-304,  con  38  incisioni 2  50 

Enologia  domestica,  di  R.  Berna  Giotto,  pag.  vin-288 .  2  — 

Entomologia  di  A.  Griffini  e  P.  Lioy,  4  volumi  {vedi  Coleotteri  „ 
—  Ditteri  —  Lepidotteri  —  Imenotteri). 

Epigrafia  latina.  Trattato  elementare  con  esercizi  pratici  e 
facsimile,  con  65  tav.  del  Prof.  8.  Ricci,  pag.  XXXII-448    .  6  50 

—  vedi  Dizionario  di  abbreviature  latine. 

Epilessia,  Eziologia,  Patogenesi,  Cura,  Dr.  P.  Pini,  p.  x-27?  2  50 

Equilibrio  dei  corpi  elastici  (Teoria  matematica  dello),  di  - 
R    MARCOLONGO,  di  pag.  XIV-366 8  — 

Eritrea  (L')  dalle  sue  origini  a  tutto  Tanno  1901.  Appunti 
cronistorici  con  annessi  1  carta  ed  1  schizzo,  un'appen- 
dice di  note  geografiche  e  statistiche  e  di  cenni  sul  Be- 
nadir  e  sui  viaggi  d'esploraz.  di  B.  Melli,  di  pag.  xn-164  2  — 

Eritrea  —  v^di  Arabo  parlato  —  Dizionario  eritreo,  —  Gramma- 
tica galla  —  Lingue  d'Africa  —  Prodotti  del  Tropico  —  Tigre. 

Errori  e  pregiudizi  volgari,  confutati  colla  scorta  della 
scienza  e  del  raziocinio  da  G.  Strafforello,  2»  edizioue 
accresciuta,  pag.  xn-196 1  50 

Esame  degli  infermi  —  vedi  Semeiotica. 

Esattore  comunale  (Manuale  dell'),  ad  uso  anche  dei  Rice- 
vitori provinciali,  Messi  esattoriali,  Agenti  imposte,  ecc., 
del  Rag.  R.  Mainardi,  2*  ediz.  rived.  e  ampi.,  pag.  xvi-480  5  50 

Esercizi  geografici  e  quesiti,  sull'Atlante  geografico 
universale  di  R.  Kiepert,  di  L.  Hugues,  s»  ediz.  rifatta 
di  pagine  vm-208 1  50 

Esercizi  sulla  geometria  elementare,  dei  Prof.  s.  pin- 

CHERLE,  pag.  vill-180,  con  50  incisioni 1  50 

Esercizi  Sintattici  francesi,  con  oltre  cento  tracce  di 
componimento,  numerosi  temi  di  ricapitolazione  e  un  in- 
dice alfabetico  delle  parole  e  delle  regole,  di  D.  Rodami, 
di  pag.  xn-408 8   - 


28  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

_ 

Esercizi  greci}  per  la  4*  classe  ginnasiale  \n  correlazione 
alle  Nozioni  elemen.  di  lingua  greca,  del  Prof.  V.  Inama: 
del  Prof.  A.  V.  BlSCONTl,  2»  ediz.  rifatta,  di  p.  XXVI-284   .  8  — 

Esercizi  latini  Con  regole  (Morfologia  generale),  del  Prof. 
P.  E.  CERETI,  pag.  XII-382 1  50 

Esercizi  di  stenografia  —  vedi  Stenografia. 

Esercizi  di  traduzione  a  complemento  della  grammatica 

francese,  del  Prof.  G.  Prati,  2a  edizione,  pag.  vi-188 .  .  1  50 
Esercizi  di  traduzione  con  vocabolario  a  complemento 

della  Grammatica  tedesca,  di  g.  Adler,  2»  ed.,  p.  vm-284.  1  so 
Esercizi  ed  applicazione  di  Trigonometria  piana,  con 

400  esercizi  e  problemi  proposti  dal  Prof.  C.  Alasia,  pag. 

XVI-292,  con  80  incisioni 1  50 

Esplodenti  e  modo  di  fabbricarli,  di  R.  Molina,  p.  xx-800  2  50 

Espropriazione  —  vedi  Ingegneria  legale. 

Espropriazioni  per  causa  di  pubblica  utilità,  dell'inge- 
gnere Ernesto  Sardi.  (In  lavoro). 

Essenze  —  vedi  Profumiere  —  Liquorista  —  Ricettario  ind. 

Estetica,  del  prof.  M.  PILO,  di  pag.  xx-260 1  50 

Estimo  dei  terreni.  Garanzia  dei  prestiti  ipotecari  e  della 
eqna  ripartizione  dei  terreni,  dell'Ing.  P.  Filippini,  pag. 
XVI-828,  con  8  incisioni 8  — 

Estimo  rurale,  del  Prof.  Careoa  di  Muricce,  pag.  vi-164.  2  — 

Etica,  (Elementi  di)  del  Prof.  G.  VlDARl,  di  pag.  XVI-884 .  8  — 

Etnografia,  di  B.  Malfatti,  2»  ediz.  inter.  rifusa,  p.  vi-200.  1  50 

Euclide  (L')  emendato  del  P.  G.  Saccheri,  traduzione  e 
note  di  G.  BOCCARDINI  di  pag.  xxiv-126  con  55    ine.  .*  1  50 

Evoluzione  (Storia  dell'),  del  Prof.  Carlo  Fenizia,  con  bre- 
ve saggio  di  Bibliografia  evoluzionistica,  pag.  xiv-889   .    .  8  — 

Fabbricati  civili  di  abitazione,  deiring.  e.  Levi,  2»  ediz. 
rifatta,  con  207  incis.,  e  i  Capitolati  d'oneri  approvati  dalle 
principali  città  d'Italia,  pag.  XVI-412 4  50 

Fabbricati  rurali  (Costruzione  ed  economia  dei),  di  V.  NIC- 
COLI, di  pag.  xvi-885,  con  125  figure 8  50 

Fabbro  —  v.  Aritmetica  dell'operaio  —  Fonditore  —  Meccanico  — 
Operaio  —  Tornitore. 

Fabbro-ferraio  (pannale  pratico  del),  di  G.  Belluomini, 
opera  necessaria  ed  indispensabile  ai  fabbri  fucinatori,  agli 
aggiustatori  meccanici,  armajuoli,  carrozzieri,  carradori, 
calderai,  ed  a  tutti  quelli  che  si  occupano  di  lavori  in 
ferro  ed  in  acciaio,  di  pag.  vm-242,  con  224  incisioni    .  2  50 

Falegname  ed  ebanista.  Natura  dei  legnami,  maniera  di 
conservarli,  prepararli,  colorirli  e  verniciarli,  loro  cubatura, 
di  G.  Belluomini,  3»  ed.  di  pag.  x-228,  con  104  incisioni  .  2  — 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  29 

__ 

Fallimenti  (Vedi  Curatore  di). 

Fanolalli  —  (idioti,  imbecilli,  tardivi,  ecc.)  «.  Ortofremia. 

Farfalle  —  vedi  Lepidotteri. 

Farnacl8ta  (Manuale  del),  del  Prof.  P.  E.  ALESSANDRI,  2* 
edizione  interamente  rifatta  e  aumentata,  corredata  di  tutti 
i  nuovi  medicamenti  in  uso  nella  terapeutica,  loro  proprietà, 
caratteri,  alterazioni,  falsificazioni,  usi,  dosi,  ecc.,  pag.  xvi- 
781,  con  142  tavole  e  82  incisioni 6  50 

Farmacoterapia  e  formulario,  del  Dott.  p.  piccinini,  di 

pag.  vni-882    .    .    , 8  50 

Fecola  (La),  sua  fabbricazione  e  sua  trasformazione  in  De- 
strina, Glucosio,  Sagou,  e  Tapioca  artificiali.  Amido  di 
Mais,  di  Riso  e  di  Grano.  Nozioni  generali  sulla  sua  fab- 
bricazione. Appendice  :  Sulla  coltura  del  Lupino,  di  N. 
ADUCCl,  di  pag.  xvi-285,  con  41  ine.  intelaiate  nel  testo   3  5a 

Ferrovie  —  vedi  Codice  doganale  —  Curve  —  Ingegneria  legale 
Macchin.  e  Fuochista.  —  Trasporti  e  tariffe. 

Filatelia  —  vedi  Dizionario  filatelico. 

Filatura.  Manuale  di  filatura,  tessitura  e  lavorazione  mecca- 
nica delle  fibre  tessili,  di  E.  Gbothe,  traduzione  sull'ultima     . 
'  tedesca,  pag.  vni-414,  con  105  incisioni 5  — 

Filologia  classica,  greca  e  latina,  dei  Prof.  v.  inama, 

di  pag.  xn-195 1  50 

Filonauta.  Quadro  generale  di  navigazione  da  diporto  e  con- 
sigli ai  principianti,  con  un  Vocabolorio  tecnico  più  in  uso 
nel  panfiliamento,  del  Cap.  G.  Olivari,  pag.  xvi-286    .    .  2  50 

Filosofia  morale,  del  Prof.  L.  Friso,  2*  edizione  riveduta 
ed  aumentata,  di  pag.  xvi-850 8  — 

Fillossera  e  le  principali  malattie  crittogamiche  della  vite 
con  speciale  riguardo  ai  mezzi  di  difesa,  del  Dott.  V.  Pe- 
GLION,  pag.  vin-802,  con  89  incisioni 8  — 

Filugello  —  vedi  Bachi  da  seta. 

Fiori  artificiali,  Manuale  del  fiorista,  di  0.  Ballerini, 
pag.  XVl-278,  con  144  incisioni,  e  1  tav.  a  86  colori  .    .    .  8  50 

—  vài  anche  Pomologia  artificiale. 

Fisica,  del  Prof.  0.  Murani,  con  248  incisioni  e  8  tavole,  6» 
edizione,  completamente  rifatta  del  Manuale  di  Fisica  di 
Balfour  Stewart  pag.  xvi-4il 2  — 

Fisica  cristallografica,  W.  Voigt,  trad.  A.  Sella.  (In  lav.). 

Fisiologia,  di  Foster,  traduzione  del  Prof.  G.  Albini,  3» 
edizione,  pag.  xn-158,  con  18  incisioni    ..*....  1  50 

Fisiologia  comparata  —  vedi  Anatomia. 

Fisiologia  vegetale,  del  Dott.  Lumi  Montemartini,  pag. 
XVI-280,  con  68  incisioni 1  50 

Floricoltura  (Manuale  di),  di  C.  M.  Fratelli  Roda,  8»  ed.  ri- 
veduta ed  ampliata  da  G.  RODA,  pag.  vih-262,  con  98  ine.  2  50 

Flotte  moderne  (Le)  1896-1 900,  di  E.  Bucci  di  Santafiora. 
Complem.  del  Man.  del  Marino,  di  C.  De  Amezaga,  p.rv-204  5  — 


$0  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

L.  e. 

Fognatura  cittadina,  deiring.  D.  Sp ataro,  pag.  x-684,  con 
220  figure  e  1  tavola  in  litografia 7   - 

Fognatura  domestica,  deiring.  a.  cerutti,  pag.  viu-421, 

con  200  incisioni 4  — 

Fonditore  in  tutti  i  metalli  (Mannaie  dei),  di  G.  Belluo- 

M1NI,  2»  edizione,  pag.  vui-1  50,  con  41  incisioni  ....  2  — 
Fonologia  Italiana,  di  L.  stoppato,  pag.  vm-102.  ...  1  50 
Fonologia  latina,  del  Prof.  s.  consoli,  pag.  208  .    .    .    .  1  50 

Foreste  —  vedi  Ingegneria  legale  —  Selvicoltura. 
Formaggio  —  vedi  Caseificio  —  Latte,  burro  e  cacio. 

Forinole  e  tavole  per  il  calcolo  delle  risvolte  ad  arco 
Circolare,  adattate  alla  divisione  centesimale  ad  uso  de- 
gli ingegneri,  di  P.  Borletti,  di  p.  XH-69,  legato .    .    .  2  50 

Formularlo  scolastico  di  matematica  elementare  (aritme- 
tica, algebra,  geometria,  trigonometria),  di  M.  A.  Bossotti, 
di  pag.  xvi-192 1  50 

Fosfati,  perfosfati  e  concimi  fosfatici.  Fabbricazione  ed 
analisi  del  Prof.  A.  Minozzi,  dì  pag.  xn-801  con  48  ine.  3  50 

Foteoalchi  —  vedi  Arti  grafiche  —  Chimica  fotografica  —  Foto- 
grafia industriale  —  Processi  fotomeccanici. 

FetooolloQrafla  —  vedi  Processi  fotomeccanici.  v 

Fotocromatografia  (La),  del  Dott.  L.  sassi,  pag.  xxi-iss, 
-con  19  incisioni 2  — 

Fotografia  industriale  (La),  fotocalchi  economici  per  la  ri- 
produzione di  disegni,  piani,  carte,  musica,  negative  foto* 
grafiche,  ecc.,  del  Dott.  LUIGI  GlOPPI,  pag.  vin-208,  con 
12  incisioni  e  5  tavole  fuori  testo 2  50 

Fotografia  ortocromatica,  del  Dott.  e.  Bonacini,  pagine 
IVI-277,  con  incisioni  e  5  tavole 3  50 

Fotografia  pei  dilettanti.  (Come  dipinge  il  sole),  di  G. 
Muffone,  5»  edizione  rifatta  ed  ampliata,  pag.  xx-383, 
con  99  incisioni  e  11  tavole 3  — 

Fotogrammetria,  Fototopografia  praticata  in  Italia  e  appli- 
zione  della  fotogrammetria  all'idrografia,  dell'Ing.  P.  Pa- 
ganini, pag.  XVi-288,  con  56  figure  e  4  tavole.    .    .    .  3  50 

Fotoiitografia  —  vedi  Arti  grafiche  —  Processi  fotomecc. 

Fotosmaitografia  (La),  applicata  alla  decorazione  indu- 
striale delle  ceramiche  e  dei  vetri,  di  A.  Montagna,  pag. 
vni-200,  con  16  incisioni  nel  testo 2  — 

Fototerapia  e  radioterapia  —  vedi  Luce  e  salute. 

Fototipografia  —  vedi  Arti  grafiche  —  Processi  fotomecc. 

Fragole  vedi  Frutta  minori. 

Franola  —  vedi  Storia  della  Francia. 

Francobolli  —  vedi  Dizionario  filatelico. 

Fraseologia  francese-italiana,  di  E.  baroschi  soresini, 

pag.  Vin-262 2  50 

Fraseologia  lial lana-tedesca  —  vedi  Conversazione  —  Dottrina  po- 
polare. 
Frenastenia  —  vedi  Orto  freni  a. 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  SI 

L.C. 
Frumento  (II),  (come  si  coltiva  o  si  dovrebbe  coltivare  in 

Italia)  di  E.  ÀzmONTl,   2*  edizione  rifatta  del  Mannaie 

■  Frumento  e  mais  „  di  G.  Cantoni,  di  pagine  xvi-276  .  2  60 
Frutta  minori.  Fragole,  poponi,  ribes,  uva  spina  e  lamponi, 

del  Prof.  À.  Pucci,  pag.  vm-193,  con  96  incisioni    .    .  2  50 
Fretta  fermentato  —  v*di  Distillazione 
Frutticoltura,  del  Prof.  Dott.  D.  Tamaro,  3»  edizione,  di 

pag.  xvm-219,  con  81  incisioni 2  — 

Fratti  artificiali  —  vedi  Pomologia  artificiale. 

Fulmini  e  parafulmini,  del  Dott.  Prof.  Canestrini,  pag. 
vm-166,  con  6  incisioni 2  — 

Funghi  mangerecci  e  funghi  velenosi,  del  Dott.  F.  Ca- 
tara, di  pag.  XVI-192,  con  43  tavole  e  11  incisioni  .    .  4  50 

Funzioni  analitiche  (Teoria  delle),  di  G.  Vivanti,  pagine 
vm-482  (volume  doppio) 8  — 

Funzioni  ellittiche,  del  Prof.  E.  Pascal,  pag.  240  .  1  50 

Faoebltta  —  vedi  Macchinista  e  fuochista. 
Fuochi  artificiali  —  vedi  —  Esplodenti  —  Pirotecnia- 
Furetto  (II).  Allevamento  razionale,  Ammaestramento,  Uti- 
lizzazione per  la  caccia,  Malattie,   di  G.  Licciardelli. 
(In  lavoro). 
Gallinacci  —  vedi  Animali  da  cortile  —  Colombi  —  Pollicoltura. 

Galvanizzazione,  pulitura  e  verniciatura  del  metalli  e 
galvanoplastica  in  generale.  Mannaie  pratico  per  l'in- 
dustriale e  l'operaio  riguardante  la  nichelatura,  ramatura, 
doratura,  argentatura,  stagnatura,  acciaiatura,  galva- 
noplastica in  rame,  argento,  oro,  ecc.,  in  tutte  le  varie 
applicaz.  pratiche,  diF.  Werth,  di  p.  xvi-824,  con  158  ine.  8  60 

Galvanoplastica  ed  altre  applicazione  dell'elettrolisi.  Gal- 
vanostegia, Elettrometallurgia,  Affinatura  dei  metalli,  Pre- 
parazione dell'alluminio,  Sbianchimento  della  carta  e  delle 
stoffe,  Risanamento  delle  acque,  Concia  elettrica  delle 
pelli,  ecc.,  del  Prof.  R.  Ferrini,  3a  edizione,  completa- 
mente rifatta,  pag.  xn-417,  con  45  incisioni 4  — 

Galvanostegia,  dell'  Ing.  I.  Ghersi.  Nichelatura,  argenta- 
tura, doratura,  ramatura,  metallizzazione,  ecc.  pag.  xn- 
824,  con  4  incisioni 8  50 

Gastronomia   (Terminologia  gastronomica  italiana  e  fran- 

*   cese)  di  E.  BORGtORELLO,  con  800  Menus.  (In  lavoro). 

Gaz  illuminante  (Industria  del),  di  V.  Calzavara,  pag. 
XXXn-672,  con  875  incisioni  e  216  tabelle 7  60 

—  vedi  Incandescenza  a  gaz. 

Gelsicoltura,  del  Prof.  D.  Tamaro,  pag.  xvi-175  e  22  ine.  2  — 

Geografia,  di  G.  Grove,  traduzione  del  Prof.  G.  Galletti, 
2»  edizione  riveduta,  pag.  xn-160,  con  26  incisioni      .    .  1  60 


82  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

.  _ 

Geografia  Cla88lca,  di  H.  P.  Tozeb,  traduzione  e  note  del 
Prof.  I.  GENTILE,  5»  edizione,  pag.  iv-168 1  50 

Geografia  commerciale  economica.  Europa,  Asia,  Ocea- 
nia, Africa,  America,  di  P.  LANZONI,  2*  edizione,  di 
pag.  VIl-870 3  — 

Geografia  fisica,  di  A.  Geikie,  traduzione  di  A.  Stoppani, 
8»  edizione,  pag.  iv-182,  con  20  incisioni 1  50 

Geologia,  di  A.  Geikie,  traduzione  di  A.  Stoppani,  quarta 
edizione,  riveduta  sull'ultima  edizione  inglese  da  G.  Mer- 
CALU,  pag.  xn-176,  con  47  incisioni 1  50 

Geometria  analìtica  dello  spazio,  dei  Prof.  P.  aschieri, 
pag.  VI-196,  con  11  incisioni '  .    .  1  50 

Geometria  analitica  del  piano,  dei  Prof.  f.  aschieri,  di 
pag.  vi-194,  con  12  incisioni 1  50 

Geometria  descrittiva,  del  Prof,  aschieri,  pag.  vi-222, 
con  108  incisioni,  2*  edizione  rifatta 1  60 

Geometria  elementare  —  vedi  Esercizi  di  Geometria  pura  —  Com- 
plementi di  Geometria  —  Problemi  di  Geometria  elementare. 

Geometria  e  trigonometria  della  sfera,  dei  Prof.  e.  Ala- 

8IA,  pag.  VLU-208,  con  84  incisioni 1  50 

Geometria  metrica  e  trigonometria,  dei  Prof.  s.  Pin- 
CHERLE,  6*  edizione,  pag.  iv-158,  con  47  incisioni.    .    .  1  50 

—  vedi  anche  Esercizi  di  Trigonometria. 

Geometria  pratica,  dell'Ing.  Prof.  G.  Erede,  3»  edizione 

riveduta  ed  aumentata,  pag.  XII-258,  con  184  incis.    .    .  2  — 
Geometria  proiettiva  del  piano  e  della  stella,  del  Prof. 

F.  ASCHIERI,  2»  edizione,  pag.  VT-22S,  con  86  incisioni.   .  1  50 

Geometria  proiettiva  dello  spazio,  del  Prof.  f.  Aschieri, 
2»  edizione  rifatta,  pag.  vi-264,  con  16  incisioni    .    .    .  1  50 

Geometria  pura  elementare,  del  Prof.  s.  Pincherle,  6» 
edizione,  con  l'aggiunta  delle  figure  sferiche,  pag.  VIII- 
176,  con  121  incisioni %. .  1  50 

Ghiaccio  —  vedi  Industria  frigorifera. 

Giardino  (II)  Infantile,  di  P.  Conti,  pag.  iv-213,  27  tav.  8  — 
Ginnastica  (Storia  della),  di  F.  Valletti,  pag.  viii-181    .  1  50 
Ginnastica  femminile,  di  F.  Valletti,  pag.  vi-112,  67  ili.  2  -* 
Ginnastica  maschile  (Manuale  di),  per  cura  di  J.   Gelli, 
pag.  vm-108,  con  216  incisioni 2  — ' 

—  vedi  anche  Giuochi  ginnastici.  ' 

Gioielleria,  oreficeria,  oro,  argento  e  platino,  di  e.  bo- 

SELLi,  pag.  886,  con  125  incisioni 4  — 

—  vedi  anche  Metalli  preziosi  —  Pietre  preziose. 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  88 

Giuochi  ginnastici  per  la  gioventù  delle  Scuole  e  del  po- 
polo, di  F.  Gabrielli,  pag.  xx-218,  con  24  tavole    .    .  2  60 

Giuoco  (II)  del  pallone  e  gii  altri  affini.  Giuoco  del  calcio 
(Poot-Ball),  della  palla  a  eorda  (Lawn-Tennis),  della  palla 
al  muro  (Pelota),  della  palla  a  maglio  e  dello  sfratto,  di 
G.  Franceschi,  di  pag.  vni-214,  con  34  incisioni     .    .  2  50 

Giurato,  (Manuale  per  il)  del  D.»  A.  Setti.  2*  edizione  ri- 
fatta, di  pag.  XIV-246 2  50 

Giurisdizione  (La)  in  camera  di  consiglio,  del  Dottor  A. 
Tormentano.  (In  lavoro). 

Gltt8tlzia  amministrativa.  Principi  fondamentali,  Compe- 
tenze dei  Tribunali  ordinari,  Competenza  della  IV  Sezione 
del  Consiglio  di  Stato  e  delle  Giunte  provinciali  ammi- 
nistrative e  relativa  procedura,  di  C.  Vitta,  p.  xil-427  .  4  — 

Glottologia,  del  Prof.  G.  De  Gregorio,  pag.  xxxn-818  .  8  — 

Glucosio  —  tedi  Fecola. 

Gnomonica  ossia  l'arte  di  costruire  orologi  solari,  lezioni 

popolari  di  B.  M.  La  Leta,  pag.  vm-160,  con  19  figure.  2    - 
Somma  elastica  —  vedi  Imitazioni. 

Grafologia,  di  e.  Lombroso,  pag.  v-245  e  470  fac-simiii.  8  50 
Grammatica  albanese  con  le  poesie  rare  di  Variboda, 

del  Prof.  V.  Librandi,  pag.  xvi-200 8  — 

Brammatloa  Araba  —  vedi  Arabo  parlato. 

Qramraatica  araldica  -  -  vedi  Araldica  —  Vocabolario  araldico. 

Grammatica  ed  esercizi  pratici  della  lingua  danese- 
norvegiana  con  un  supplemento  contenente  le  principali 
espressioni  tecnico-nautiche  ad  uso  degli  ufficiali  di  ma- 
rina di  G.  Frisoni,  pag.  xx-488 4  50 

Grammatica  ed  esercizi  pratici  della  lingua  ebraica, 
del  Prof.  I.  Levi  fu  Isacco,  pag.  192 1  60 

Grammatica  francese,  del  Prof.  G.  Prat,  seconda  edi- 
zione riveduta,  pag.  xii-299 1  60 

Grammatica  e  dizionario  della  lingua  dei  Galla  (oro- 
monlea),  del  Prof.  E.  VITERBO: 

Voi.    I.  Galla-Italiano,  pag.  vin-152 2  50 

Voi.  II.  Italiano-Galla,  pag.  LXIV-106 2  50 

Brammatica  gotica  —  vedi  Lingua  gotica. 

Grammatica  greca.  (Nozioni  elementari  di  lingua  greca), 
del  Prof.  Inama.  2»  edizione,  pag.  xvi-208 1  50 

Grammatica  della  lingua  greca  moderna,  dei  Prof.  R. 

LOVERA,  pag.  VI-154 1  50 

Grammatica  inglese,  del  Prof.  L.  Pavia,  pag.  xn-260    .  1  60 
Grammatica  italiana,  del  Prof.  T.  Concari,  2»  edizione 

riveduta,  pag.  XVl-230 • 1  50 

Grammatica  latina,  L.  valmaggi,  2»  ediz.,  pag.  vin-256  i  50 
Grammatica  della  lingua  olandese,  M. Morgana, p.vin-i 24  8  — 

2 


84  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

Grammatica  ed  esercizi  pratici  ideila  lingua  portoghese- 

brasi  liana,  del  Prof.  G.  Frisoni,  pag.  xii-267  ...      8  — 
Grammatica  e  vocabolario  della  lingua  rumena,  dei  Prof 

R.  LOVERA,  pag.  Vitt-200. .'  1  60 

Grammatica  russa,  del  Prof.  Voinovich,  pag.  x-272  !    .  s  — 

Qrammatlca  sanscrita  —  tedi  Sanscrito. 

Grammatica  della  lingua  slovena.  Esercizi  e  vocabolario 
del  Prof.  Bruno  Guyon,  pag.  xvi-814 8  - 

Grammatica  Spagnuoia,  del  Prof.  Pavia,  2*  edizione  ri- 
veduta dall'autore,  di  pag.  xn-194 1  50 

Grammatica  delia  lingua  svedese,  di  e.  pàroli,  p.  xv-298  8  — 
Grammatica  tedesca,  del  Prof.  Pavia,  2»  ed.,  di  p.  xvm-272  1  50 

Grammatica  Tigre  —  vedi  Tigre  italiano. 

Grammatica  turca  osmanli,  con  paradigmi,  crestomazia, 
e  glossario,  di  L.  Bonelli,  pag.  vm-200  e  5  tavole    .    .  8  - 

Grandine  —  tedi  Assicurazioni. 

Qranturoo  —  tedi  Frumento  e  mais  —  Industria  dei  inoliai. 

Gravitazione.  Spiegazione  elementare  delle  principali  per- 
turbazioni nel  sistema  solare,  di  Sir  G.  B.  airy,  tradu- 
zione di  F.  Porro,  con  50  incisioni,  pag.  xxn-176   .    .  1  50 

Orsola  antloa  —  vedi  Archeologia  (Arte  greca)  —  Mitologia  greca 
—  Monete  greche  —  Storia  antica. 

Gruppi  continui  di  trasformazioni  (Parte  generale  della 
teoria),  di  E.  Pascal,  di  pag.  xi-878 8  — 

Guida  numismatica  universale,  contenente  6278  indirizzi  e 
cenni  storico-statistici  di  collezioni  pubbliche  e  private,  di 
numismatici,  di  società  e  riviste  numismatiche,  di  incisioni, 
di  monete  e  medaglie  e  di  negozianti  di  monete  e  libri  di 
numismatica,  di  P.  GNECCHI.  Quarta  ediz.,  di  pag.  XV-612  8  — 

Guttaperca  —  vidi  Imitazioni. 

Humus  (L),  la  fertilità  e  l'igiene  dei  terreni  culturali, 

del  Prof.  A.  Casali,  pag.  xvi-210 2  — 

Idraulica,  T.  Perdoni,  pag.  xxvin-892  con  801  fig.  e  3  tav.  6  50 
Idrografia  —  vedi  Fotogrammetria. 

Idroterapia,  di  g.  Gibelli,  pag.  iv-238,  con  80  incis. .  .  2  — 
—  vedi  anche  Acque  minerali  e  termali  del  Regno  d'Italia. 

igiene  della  Bocca  e  dei  Denti,  nozioni  elementari  di  o- 

dontologia,  di  L.  CoULLiAUX,  di  pag.  xvi-830,  e  23  ine.   2  50 
igiene  del  lavoro,  di  Trambusti  a.  e  Sanarelll,  pagine 
vni-262,  con  70  incisioni 2 '50 

Igiene  della  pelle,  di  a.  bellini,  pag.  xvi-240,  7  incis. .  2  — 
Igiene  privata  e  medicina  popolare  ad  uso  delle  famiglie, 

di  C.  Bock,  2»  edizione  italiana  curata  dal  Dott.  GiOV. 

Galli,  pag.  xvi-272 2  50 

Igiene  rurale,  di  a.  carrarou,  pagine  x-470  ....  8  — 
Igiene  scolastica,  di  a.  Repossi  2»  ediz.,  pag.  iv-246.  .  2  — 
Igiene  veterinaria,  del  Dott.  u.  Barpi,  pag.  vra-228  .  .  2  — 
Igiene  della  vista  sotto  il  rispetto  scolastico,  dei  Dott. 

A.  LOMONAÒO,  pag.  XII-272 2  50 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  85 

— 

Igiene  della  vita  pubblica  e  privata,  G.  Faralli,  p.  xii-250  2  50 

Igroscopi,  igrometri,  umidità  atmosferica,  del  Prof.  P. 
Cantoni,  pag.  xn-142»  con  24  incisioni  e  7  tabelle  .    .  1  50 

Illuminazione  —  **di  Acetilene  —  Gaz.  illum.  —  Incandescenza. 

Illuminazione  elettrica  (Impianti  di),  Manuale  pratico  del- 
l'Ing.  E.  Piazzoli,  5*  ediz.  interamente  rifatta,  (9-10  mi- 
gliaio) seguita  da  un'appendice  contenente  la  legislazione 
Italiana  relativa  agli  impianti  elettrici,  di  pag.  606,  con 
264  incisioni,  90  tabelle  e  2  tavole 6  60 

Imbalsamatore  —  vedi  Naturalista  preparatore  —  Naturalista 
viaggiatore  —  Zoologia. 

Imenotteri,  Neurotterl,  Pseudoneurotteri,  Ortotteri  e 
Rincoti  italiani,  del  Dott.  E.  Griffini  (Entomologia  IV), 
pag.  XVI-687,  con  243  incisioni 4  60 

Imitazione  di  Cristo  (Della),  Libri  quattro  di  Gio.  GER- 
senio,  volgarizzamento  di  Cesare  Guasti,  con  proemio 
e  note  di  G.  M.  Zampini,  pag.  lvi-896 8  60 

Imitazioni  e  succedanei  nei  grandi  e  piccoli  prodotti  indu- 
striali. Pietre  e  materiali  da  costruzione,  Materiali  re- 
frattarii,  Carborundum,  Amianto,  Pietre  e  metalli  preziosi, 
Galvanoplastica.  Cuoio,  Linoleum,  Seta  e  fibre  tessili 
diverse,  Paste  da  carta,  Materie  plastiche,  Colle  e  gomme, 
Gomma  elastica  e  Guttaperca,  Avorio,  Corno,  Ambra, 
Madreperla,  Celluloide,  Viscoso,  Cere  e  grassi,  Materie 
concianti,  Legno,  Agglomerati  di  carbone,  di  segatura,  di 
sughero,  Polvere  pirica,  Caffè,  Profumi,  Vetrerie,  ecc., 
deiring.  I.  GHERSI,   di  pag.  xvi-691,  con  90  incisioni    .  6  60 

Immunità  e  resistenza  alle  malattie,  di  a.  Galli  Va- 
lerio, pag.  VHI-218 1  60 

Impalcature  —  vedi  Costruzioni. 

Impiego  ipodermico  e  la  dosatura  dei  rimedi,  Manuale 
di  terapeutica  del  Dott.  G.  Malacrida,  pag.  805  .    .    .  8  - 

Imposte  dirette  (Riscoss.  delle),  E.  Bruni,  pag.  vni-158.  1  50 

Incandescenza  a  gaz,  (Fabbricazione  delle  reticelle)  di  L. 
CASTELLANI,  pag.  x-140,  con  88  incisioni 2  — 

I  noni  ostri  —  vedi  Ricettario  industriale  —  Vernici  ecc. 

Incisioni  —  vedi  Amatore  d'oggetti  d'arte  e  di  curiosità. 

Indovinelli  —  vedi  Enimmistica. 

Industria  (L')  frigorifera  di  P.  Ulivi.  Nozioni  fondamentali, 
macchine  frigorifere,  raffreddamento  dell'aria,  ghiaccio  ar- 
tificiale e  naturale,  dati  e  calcoli  numerici,  nozioni  di  fi- 
sica e  cenni  sulla  liquefazione  dell'aria  e  dei  gaz,  di  pa- 
gine xti-168,  con  86  figure  e  16  tabelle 2  — 

Industrie  elettrochimiche  —  vedi  Distillazione  del  legno. 

Industrie  (Piccole).  Scuole  e  musei  industriali  -  Industrie 
agricole  e  rurali  -  Industrie  manifatturiere  ed  artistiche, 
di  I.  GHERSI,  di  pag.  XII-872 3  60 

Infanzia  —  vedi  Terapia  delle  malattie  dell'  —  Giardino  infantile 
—  Nutrizione  —  Ortofrenia  —  Sordomuto. 

Infezione  —  vedi  Disinfezione  —  Medicatura  antisettica. 


86  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

__ 

Infortuni!  sul  lavoro  —  vtdi  Legge  eagli. 

Infortuni!  della  montagna  (Gli).  Mannaie  pratico  degli  Al- 
pinisti, delle  guide  e  dei  portatori,  del  Dott.  0.  Ber- 
nhard, traduzione  con  aggiunte  del  Dott.  R.  Curti,  di 
pag.  Xvm-60,  con  65  tav.  e  175  figure  dimostrative  .    .  S  50 

Infortuni  8Ul  lavoro,  (Mezzi  tecnici  per  prevenirli)  di  E. 
Magrini,  di  pag.  xxxn-252,  con  257  incisioni .    .    .    .  S  — 

—  vedi  anche  Leggi  per  gli. 

Ingegnere  agronomo  —  vedi  Agronomia  —  Prontuario  deU'agric. 

Ingegnere  Civile.  Manuale  dell'ingegnere  civile  e  industriale, 
di  0.  Colombo,  20»  ediz.  modificata  e  aumentata,  (52°  al 
54©  migliaio),  con  227  flg.  e  nna  tavola,  pag.  XIV-486    .  5  60 
Il  medesimo  tradotto  in  francese  da  P.  Margillac     .  5  50 

Ingegnere  navale.  Prontuario  di  a.  cignoni,  pag.  xxxn- 
292,  con  36  figure.  Legato  in  pelle 5  50 

Ingegnere  rurale  (Prontuario  dell')  —  Vedi  Agricoltore. 

Ingegneria  legale  per  tecnici  e  giuristi  (Manuale  di),  del- 
f'Aw.  A.  LiON.  Commento  ed  illustrazione  con  la  più  re- 
cente giurisprudenza:  Responsabilità  -  Perizia  -  Servitù  - 
Piani  regolatori  e  di  ampliamento  -  Legge  di  sanità  -  Re- 
golamenti d'igiene  ed  edilizii  -  Espropriazione  -  Miniere  - 
Foreste  -  Catasto  -  Privativa  industriale  -  Acque  -  Strade  - 
Ferrovie  -  Tramvay  -  Bonifiche  -  Telefoni  -  Appalti  -  Ripa- 
razioni -  Cimiteri  -  Derivazioni  di  acque  pubbliche  -  Monu- 
menti d'arte  e  d'antichità,  ecc.,  pag.  vm-552 5  50 

Inghilterra  —  vedi  Storia.  d'Inghilerra. 

Insegnamento  (L')  dell'Italiano  nelle  Scuole  Secondarie. 
Esposizione  teorico-pratica  con  esempi,  dei  Prof.  C.  Tra- 
balza, di  pag.  XVI-254 1  50 

Insetti  nocivi,  del  Prof.  F.  FRANCESCHINI,  pag.  VIH-264, 
con  96  incisioni 2  — 

Insetti  Utili,  del  Prof.  F.  Franceschini,  di  pag.  xn-160, 
con  48  incisioni  e  1  tavola "...  2  — 

Interesse  e  sconto,  del  Prof.  E.  Gagliardi,  2»  edizione 
rifatta  e  aumentata,  pagine  vin-198 2  — 

Inumazioni  —  vedi  Morte  vera. 

Ipnotismo  —  vedi  Magnetismo  —  Spiritismo  —  Telepatia. 

Ipoteche  (Man.  per  le),  di  A.  Rabbeno,  pag.  xvi-247   .    .    .  1  50 

Islamismo  (L')  del  Prof.  I.  Pizzi,  di  pag.  vm-494.    .    .    .  8  — 

Ittiologia  italiana,  del  Dott.  A.  griffini,  con  244  in  eia. 
Descriz.  dei  pesci  di  mare  e  d'acqua  dolce,  di  p.  xvxn-469  4  50 

—  vedi  anche  Piscicoltura  —  Ostricoltura. 
Laoohe  —  vedi  Vernici  ecc. 

Latte,  burro  e  cacio.  Chimica  analitica  applicata  al  casei- 
ficio, del  Prof.  Sartori,  pag.  x-162,  con  24  incisioni    .  2  — 

Lavori  femminili  —  tèdi  Abiti  per  signora  —  Biancheria  —  Mac- 
chine da  cucire  —  Monogrammi  —  Trine  a  fuselli. 

Lavori  marittimi  ed  impianti  portuali,  di  F.  Bastiani, 

di  pag.  XXm-424,  con  209  figure 6  50 

Lavori  pubblici  —  vedi  Leggi  sui  lavori  pubblici. 


.        EI.KNCO   DEI   MANUALI   HOEPLI  87 

.  _ 

Lavori  in  terra  (Mannaie  di),  dell'Ing.  £.  LEONI,  pag.  XI- 
805,  con  38  incisioni 8  — - 

Lavoro  (II)  delie  donne  e  del  fanciulli.  Nuova  legge  e  re- 
golamento 19  giugno  1902  —  28  febbraio  1908.  Testo 
atti  parlamentari  e  commento,  per  cura  deil'Avv.  E.  No- 
8EDA  di  pag.  xv-174 1  60 

Lawn-Tenni8,  di  V.  Baddeley,  prima  traduzione  italiana 
con  note  e  aggiunte  del  trad.,  pag.  xxx-206,  con  13  illustr.  2  50 

Legge  (La  nuova)  comunale  e  provinciale,  annotata  da  E. 
Mazzoccolo,  4»  edizione,  interamente  rifatta  con  l'ag- 
giunta del  regolamento  e  di  2  indici,  pag.  xn-820 .    .    .  7  50 

Legge  sui  lavori  pubblici  e  regolamenti,  di  L.  franchi, 
pag.  iv-110-cxlviii  .    * 1  50 

Legge  lavoro  donne  e  fanoiulli  —  vedi  lavoro. 

Legge  sull'ordinamento  giudiziario,  dell'Aw.  L.  Franchi, 

pag.  IV-92-CXXVI 1  50 

Leggende  popolari  di  E.  Musatti.  3»  edìz.  di  p.  viii-181  l  50 

LoggT  «  convenzioni  sui  diritti  d'autore  —  vedi  Codici  e  leggi  u- 
suali  d' Italia,  voi.  IH. 

Leggi  per  gl'infortuni!  sul  lavoro,  dell'Aw.  a.  Salva- 
tore, pag.  812 .  8  — 

Leggi  e  convenzioni  sulle  privative  industriali,  disegni, 
modelli  di  fabbrica,  marchi  di  fabbrica  e  di  commercio,  di 
L.  FRANCHI.  (Vedi  Codici  e  Leggi  usuali  d'Italia)  .    .    .  8  50 

Leggi  sulla  sanità  e  sicurezza  pubblica,  di  L.  Franchi, 
pag.  iv-108-xcn 1  50 

Leggi  sulle  tasse  di  Registro  e  Bollo,  con  appendice,  del 
Prof.  L,  Franchi,  pag.  iv-124-cn 1  50 

Leggi  limali  d'Italia  —  vedi  Codici  e  leggi. 

Leghe  metalliche  ed  amalgamo,  alluminio,  nichelio,  me- 
talli preziosi  e  imitazione,  bronzo,  ottone,  monete  e  me- 
daglie, saldature,  dell'Ing.  I.  Ghersi,  p.  xvi-481,  con  15  ine.  4  — 

Legislazione  delle  acque  di  D.  Cavalieri,  di  pag.  xv-274  2  50 

Legislazione  Mortuaria  —  vedi  Morte. 

Legislazione  sanitaria  italiana,  (La  nuova)  di  E.  Noseda. 

ài  pag.  VIH-570 5  — 

Legislazione  rurale,  secondo  il  programma  governativo  per 
gli  Istituti  Tecnici,  dell' Aw.  E.  Bruni,  pag.  xi-428  .    .  8  — 

Legnami  —  vedi  Cubatura  dei  legnami  —  Falegname. 

Legno  artificiale  —  vedi  Imitazioni. 

Legno  (Lavorazione  dei  prodotti  di  distillazione  del)  —  vedi  Di- 
stillazione. 

Lepidotteri  italiani,  del  Dott.  A.  griffini  (Entomoi.  il), 
pag.  xm-248,  con  149  incisioni 1  50 

Letteratura  albanese  (Manuale  di),  del  Prof.  A.  straticò, 
pag.  XXIV-280 8  — 

Letteratura  americana,  di  g.  Strafforello,  pag.  158    1  50 
Letteratura  araba,  del  Prof.  i.  Pizzi  di  pag.  xn-388     .  3  — 

—  vedi  anche  Islamismo. 


88  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

Letteratura  assira,  del  Dott.  b.  teloni  di  pag.  xv-266  e 

tre  tavole  fuori  testo 8  — 

Letteratura  catalana,  del  Prof.  Restori.  (in  lavoro). 

Letteratura  danese  —  vedi  Letteratura  norvegiana 

Letteratura  drammatica,  di  e.  Levi,  pag.  xii-889  .    .    .  8  — 

Letteratura  ebraica,  di  a.  Revel,  2  voi.,  pag.  864    .   .  s  — 

Letteratura  egiziana,  di  L.  Brighiti,  (in  lavoro). 

Letteratura  francese,  del  Prof.  E.  marcillac,  traduz. 
di  A.  Paganini,  8»  edizione,  pafc.  vni-198 l  60 

Letteratura  greca,  di  v.  Inama,  14»  ediz.  riveduta  (dal 
66o  al  61°  migliaio)  pag.  vni-286  e  una  tavola.    .    .    .  1  60 

Letteratura  Indiana,  A.  db  Gubernatis,  pag.  vui-169  :  ì  50 

Letteratura  inglese,  di  E.  solazzi,  2»  edizione,  di  pa- 
gine vm-194 1  50 

Letteratura  italiana,  del  Prof.  C.  Penini,  dalle  origini  al 
1748,  5*  edizione  completamente  rifatta  dal  Prof.  V.  Fer- 
rari, pag.  xvi-291 1  60 

Letteratura  Italiana  moderna,  (1748-1870).  Aggiunti  2  qua- 
dri sinottici  della  letteratura  contemporanea  (1870-1901) 
del  Prof.  V.  Ferrari,  pag.  290 1  50 

Letteratura  Italiana  moderna  e  contemporanea  1748- 

1901,  del  Prof.  V.  FERRARI,  pag.  Vin-406 8  - 

Letteratura  latina  —  vedi  Letteratura  romana 

Letteratura  norvegiana,  di  s.  consoli,  pag.  xvi-272.  .  ì  60 
Letteratura  persiana,  dei  Prof.  I.  pizzi,  pag.  x-208  .  .  1  50 
Letteratura  provenzale,  di  a.  Restori,  pag.  x-220  .  .  1  60 
Letteratura  romana,  del  Prof.  f.  Ramorino,  6*  edizione 

corretta,  di  pag.  vin-849 1  50 

Letteratura  spagnuola  e  portoghese,  dei  Prof.  L.  cap- 
pelletti, 2»  edizione  rif.  da  B.  Sanvisenti  (In  lavoro). 

Letteratura  tedesca,  del  Prof.  0.  Lange,  8»  edizione  ri- 
fatta dal  Prof.  Minutti,  pag.  xvi-188 1  50 

Letteratura  ungherese,  di  zigany  arpad,  pag.  xii-295.  1  50 

Letterature  slave,  del  Prof.  D.  ciàmpoli,  2  volumi  : 

I.  Bulgari,  Serbo-Croati,  Yugo-Russi,  pag.  iv-144.    .    .  1  50 
II.  Russi,  Polacchi,  Boemi,  pag.  iv-142 1  50 

Lexicon  Abbrevlaturarum  quae  in  lapidibus,  codicibus  et  ebartis 
praesertim  Medii-Aevi  occurrunt  —  vedi  Dizionario  di  abbre- 
viature. 

Levatrice  —  vedi  Ostetricia. 

Limoni  vedi  Agrumi. 

Lingua  araba  —  vedi  Arabo  parlato  —  Dizionario  eritreo  —  Gram- 
matica Galla  —  Lingue  dell'Africa  —  Tigre. 

Lingua  gotica,  grammatica,  esercizi,  testi,  vocabolario  com- 
parato con  ispecial  riguardo  al  tedesco,  inglese,  latino  e 
greco,  del  Prof.  S.  Friedmann,  pag.  xvi-888    ....  8  — 

Lingua  greca  —  vedi  Esercizi  —  Filologia  —  Florilegio  —  Gram- 
matica —  Letteratura  —  Morfologia  —  Dialetti  —  Verbi. 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  39 

L.C. 
Lingue  dell'Africa,  di  R.  Cust,  versione  italiana  del  Prof. 

A.  De  Gubebnatis,  di  pag.  iV-110 1  50 

Lingua  latina  vedi  Dizionario  di  abbreviature  latine  —  Epigrafia 

—  Esercizi  —  Filologìa  classica  —  Fonologia  —  Grammatica 

—  Letteratura  romana  —  Metrica  —  Verbi. 

Lingue  germaniche  —  vedi  Grammatica  danese-norvegiana  inglese, 

olandese,  tedesca,  svedese. 
Lingua  Turca  Osmanli  —  vedi  Grammatica. 

Lingue  neo-latine,  del  Dott.  E.  Gobba,  pag.  147.    .    .    .  1  so 

Lingue  straniere  (Studio  delle),  di  C.  Marcel,  ossia  l'arte 
di  pensare  in  una  lingua  straniera,  traduzione  del  Prof. 
DAMIANI,  di  pag.  XVI-186 1  50 

Linoleum  —  vidi  Imitazioni. 

Liquidatore  di  sinistri  marittimi  —  vedi  Avarie  e  sinistri  marit- 
timi. 

Liquorista,  di  A.  Rossi,  con  1270  ricette  pratiche.  Mate- 
riale, Materie  prime,  Manipolazioni,  Tinture,  Essenze  na- 
turali ed  artificiali,  Fabbricazione  dei  liquori  per  mace- 
razione, digestione,  distillazione,  con  essenze,  tinture,  ecc., 
Liquori  speciali,  Vini  aromatizzati,  pag.  xxxn-660,  con 
19  incisioni  nel  testo 5  — 

Litografia,  di  G.  Doyen,  di  pag.  vm-261,  con  8  tavole  e 
40  figure  di  attrezzi,  ecc.,  occorrenti  al  litografo    .    .    .  4  — 

Uuto  —  vedi  Chitarra  —  Mandolinista  —  Strnm.  ad  arco. 

Logaritmi  (Tavole  di),  con  6  decimali,  di  0.  Muller,  6» 
ediz.,  aumentata  delle  tavole  dei  logaritmi  d'addizione  e 
sottrazione  per  cura  di  M.  Raina,  di  pagine  xxxvi-191. 
(11,  12,  18*  migliaio) 1  50 

Logica,  di  W.  Stanley  Jevons,  traduz.  del  Prof.  C.  Can- 
toni, 5»  ediz.  di  pag.  vin-166,  con  15  incisioni.    .    .    >  1  50 

Logica  matematica,  del  Prof.  e.  Bubali-Fobti,  p.  yi-158.  1  50 

Logismografia,  di  e.  Chiesa,  8»  ediz.,  pag.  xiv-172    .    .  1  50 

Logogrifi  —  vedi  Enimmistioa. 

Lotta  —  vedi  Pugilato. 

Luce  e  Colori,  del  Prof.  G.  BELLOTTI,  pag.  X-157,  con  24 
incisioni  e  1  tavola 1  50 

Luce  e  suono,  di  E.  Jones,  traduzione  di  U.  Fobnabi,  di 
pag.  vm-886,  con  121  incisioni 8  — 

Luce  e  salute.  Fototerapia  e  radioterapia  del  Dott.  a. 
Bellini,  di  pag.  xn-862,  con  65  figure 8  50 

Macchine  (Atlante  di)  e  di  Caldaie,  con  testo  e  note  di 
Tecnologia,  di  pag.  xv-80,  con  112  tavole  e  170  figure  in 
iscala  ridotta 8  — 

Macchine  a  vapore,  (Manuale  del  costruttore  di),  di  H.  Hae- 
DEB.  Edizione  italiana  compilata  sulla  5»  edizione  tedesca, 
con  notevoli  aggiunte  dell'Ing.  E.  Webbeb,  pag.  xvi-452, 
con  1444  incisioni  e  244  tabelle,  legato  in  bulgaro  rosso  .  7  — 

Macchine  agricole,  del  Conte  A.  Cencelli-Pebti,  di  pag. 
vm-216,  con  6«  incisioni 2  — 


40  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

_ 

Macchine  per  cucire  e  ricamare,  deiring.  Alfredo  Ga- 
LASSINI,  pag.  vn-280,  con  100  incisioni 2  60 

Macchinista  e  fuochista,  del  Prof.  G.  Gautero,  riveduto 
e  ampliato  dall'Ing.  Prof.  Loria,  9»  ediz.  con  Appendice 
sulle  Locomobili  e  le  Locomotive  e  eoi  Regolamento  sulle 
"-v  caldaie  a  vapore,  pag.  xx-194,  con  84  incisioni ....  2  — 

Macchinista  navale  (Mannaie  del),  di  M.  Lignarolo,  2»  ed. 
rifatta,  pag.  XXIV-602,  con  844  incisioni 7  60 

■•dilazione  —  vedi  Industrie  dei  molini  —  Panificazione. 

Magnetismo  ed  elettricità.  Prìncipi  e  applicazioni  esposti 
elementarmente,  del  Prof.  F.  Grassi.  8»  ediz.  completa- 
mente rifatta  del  mannaie  di  Poloni  e  Grassi,  di  pa- 
gine xvi-508,  con  280  figure  6  tavole  fuori  testo   .    .    .  6  60 

Magnetismo  ed  ipnotismo,  del  Dottor  G.  Belfiore,  2»  ed. 
rifatta  pag.  vni-896 8  60 

Maiale  (II).  Sazze,  metodi  di  riproduzione,  di  allevamento, 
ingrassamento,  commercio,  salumeria,  patologia  suina  e 
terapeutica,  tecnica  operatoria,  tossicologia,  dizionario  sui- 
no-tecnico, del  Prof.  E.  Marchi,  2»  ediz.,  pag.  xx-786, 
con  190  incisioni  e  una  Carta 6  60 

Maioliche  e  porcellane  (L'amatore  dì),  di  L.  De  Mauri,  il- 
lustrato da  splendide  incisione  in  neroy  da  12  superbe 
tavole  a  colori  e  da  3000  marche.  -  Contiene:  Tecnica  della 
fabbricazione  -  Sguardo  generale  sulla  storia  delle  Cerami- 
che dai  primi  tempi  fino  ai  giorni  nostri  -  Cenni  storici  ed 
artistici  su  tutte  le  fabbriche  -  Raccolte  di  8000  marche  cor- 
redate ognuna  di  notizie  relative,  e  coordinate  ai  Cenni  Sto- 
rici in  modo  ohe  le  ricerche  riescano  di  esito  immediato  - 
Dizionario  di  termini  Artistici  aventi  relazione  coll'Arte  Ce- 
ramica e  di  oggetti  Ceramici  speciali,  coi  prezzi  correnti. 
Bibliografia  ceramica,  indici  vari,  pag.  xn-650  .    .    .    .    .  12  60 

Mais  (II)  o  granoturco,  o  formentone,  o  granone,  o  melgone, 
o  melica,  o  melicotto,  o  carlone,  o  polenta,  ecc.  Norme 
per  una  buona  coltivazione,  di  E.  Azimonti,  2»  edizione 
rifatta  dal  Manuale  "  Frumento  e  Mais  „  di  E.  Cantoni, 
di  pag.  xn-196  con  61  incisioni  nel  testo 2  60 

Malattie  dei  paesi  caldi,  del  Dott.  e.  Muzio,  (in  lavoro). 

Malattie  crittogamiche  delle  piante  erbacee  coltivate,  del 
Dott.  R.  WOLF,  traduzione  con  note  ed  aggiunte  del  Dott. 
P.  Baccarini,  pag.  x-268,  con  50  incisioni 2  — 

Malattie  ed  alterazione  dei  vini,  del  Prof.  s.  Cettolini,  di 
pag.  XI-188,  con  18  incisioni 2    — 

Malattie  della  vite  —  vedi  Filossera  —  Malattie  crittogamiche. 

Mammiferi  —  vedi  Zoologia. 

Mandarini  —  vedi  Agrumi. 

Malattie  dei  Sangue.  Manuale  d'Ematologia  del  Dott.  E.  Re- 
BUSCHINI,  pag.  VIII-482 8  &0 

Mandato  commerciale,  di  e.  Vidari,  pag.  vi-160.    .    .    .150 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPL*  41 

_ 

Mandolinista  (Mannaie  del),  di  A.  Pisani,  pag.  xx-140,  oon 

18  Agore,  8  tavole  e  89  esempi 2  — 

■anloomio  —  vedi  Assistenza  pazzi  —  Psichiatria. 

Manzoni  Alessandro.  Cenni  biografici,  di  L.  Beltrami,  di    ' 
pag.  109,  con  9  autografi  e  68  incisioni 1  50 

March»  di  Fabbrloa  —  vedi  Amatore  oggetti  d'arte  —  Leggi  sulle 
proprietà  —  Majoliche. 

Mare  (II).  V.  Bellio,  pag.  iv-140,  con  6  tav.  lit.  a  colori.  1  60 

Marine  (Le)  da  guerra  del  mondo  al  1 897,  di  L.  D'Adda, 
pag.  XVl-820,  con  77  illustrazioni 4  50 

Marino  (Manuale  del)  militare  e  mercantile,  del  Contr'am- 
miraglio  De  Amezaga,  con  18  xilografiie,  2»  edizione, 
con  appendice  di  Bucci  di  Santafiora 5  — 

Marmista  (Manuale  del),  di  A.  Ricci,  2»  edizione,  pag.  xu- 
154,   con  47  incisioni 2  — 

■armo  —  vedi  Imitazioni. 

Massaggio,  del  Dott.  R.  Majnoni,  p.  xil-179,  con  51  ine. .  2  — 

■attici  —  vedi  Ricettario  industriale  —  Vernici,  ecc. 

Matematica  (Complementi  di)  ad  uso  dei  chimici  e  dei  na- 
turalisti, di  G.  Vivanti,  di  pag.  x-881 8  — 

Matematiche  superiori  (Repertorio  di).  Definizioni,  formolo, 
teoremi,  cenni  bibliografici,  del  Prof.  E.  Pascal. 

Voi.    I.  Analisi,  pag.  XVI-642 6  — 

Voi.  II.  Geometria,  e  indice  gen.  per  i  2  voi.  pag.  950  9  50 

Materia  medica  moderna  f Man.  di),  g.Malacrid a,  p.xi-761  7  50 

Materiali  artificiali  —  v.  Ricettario  indnst.  —  Imitaz.  e  succedanei. 

Meccanica,  del  Prof.  R.  Stawell  Ball,  traduzione  del 
Prof.  J.  Benetti,  4»  edizione,  pag.  xvi-214,  con  89  ine.  1  50 

Meccanica  agraria,  di  V.  Niccoli.  (In  lavoro). 

Meccanica  (La)  del  macchinista  di  bordo,  per  gli  Ufficiali 
macchinisti  della  R.  Marina,  i  macchinisti  delle  Compa- 
gnie di  navigazione,  i  Costruttori  e  i  Periti  meccanici,  gli 
Allievi  degli  Istituti  Tecnici  e  Nautici  e  delle  Scuole  Indu- 
striali e  Professionali,  di  E.  GiORLl,  con  92  figure    .    .    .  2  50 

Meccanico  (II),  ad  uso  dei  capi  tecnici,  macchinisti,  elettri- 
cisti, disegnatori,  assistenti,  capi  operai,  conduttori  di  cal- 
daie a  vapore,  alunni  di  Scuole  industriali,  di  E.  GiORLl, 
4»  edizione  ampliata,  pag.  xv-428,  con  204  incisioni    .     .  8  — 

Meccanismi  (500),  scelti  fra  i  più  importanti  e  recenti  rife- 
rentisi  alla  dinamica,  idraulica,  idrostatica,  pneumatica, 
macchine  a  vapore,  molini,  torchi,  orologerie,  ecc.,  di  H. 
T.  BROWN,  trad.  d.  Ing.  P.  Cerruti,  8a  edizione  italiana, 
pag.  Vl-176,  con  500  incisioni 2  50 

Medaglie  —  tedi  Leghe  metalliche  —  Monete  greche  —  Monete 
romane  —  Numismatica  —  Vocabolarietto  dei  numismatici. 

Medicatura  antisettica,  del  Dott.  a.  Zambler,  con  prefa- 
zione del  Prof.  E.  TRIGONI,  pag.  xvi-124,  con  6  incis.  .  1  ? 


42  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

L.  e. 

Sedicina  operativa  —  vedi  Chinirgìa. 

Medico  pratico,  (II)  di  G.  Muzio.  8»  edizione  del  Nuovo 
memoriale  pei  medici  pratici,  di  pag.  xvi-492    ....  5  — 

■emoria  (L'arte  della)  —  vedi  Arte. 

Mercedi  —  vedi  Paga  giornaliera. 

MerciolOflia,  ad  uso  delle  seuole  e  degli  agenti  di  commer- 
cio, di  O.  LUXARDO,  pag.  xn-452 4  — 

Meridiane  —  vedi  Gnomonica. 

Metalli  preziosi  (oro,  argento,  platino,  estrazione,  fusione, 
assaggi,  usi),  di  G.  GORINI,  2»  ed.,  p.  n-196,  con  9  ine.,.  2  — 

Metallizzazione  —  v.  Galvanizz.—  Galvanoplastica  —  Galvanostegia. 

Metallocromia.  Colorazione  e  decorazione  chimica  ed  elet- 
trica dei  metalli,  bronzatura,  ossidazione,  preservazione  e 
pulitura,  dell'Ing.  I.  Ghersi,  pag.  vni-192 2  60 

Metallurgia  dell'oro,  deiring.  E.  Cortese.  (In  lavoro). 

Metallurgia  —  vedi  Coltivazione  delle  miniere  —  Fonditore  — 
Leghe  metalliche  —  Siderurgia  —  Tempera  e  cementazione. 

Meteorologia  generale,  del  Dott.  L.  de  Marchi,  pag.  vi- 

166,  con  8  tavole  colorate 1  60 

vedi  anche  —  Climatologia  —  Igroscopi. 

Metrica  dei  greci  e  dei  romani,  di  L.  muller,  2»  edizione 
italiana  confrontata  colla  2*  tedesca  ed  annotata  dal  Dott. 
Giuseppe  Clerico,  pag.  xvM86 l  60 

Metrica  Italiana  —  vedi  Ritmica  e  metrica  italiana. 

Metrologia  Universale  ed  il  Codice  Metrico  Internazionale, 

coll'indice  alfabetico  di  tutti  i  pesi  misure,  monete,  ecc., 
deiring.  A.  Tacchini,  pag.  xx-482 6  60 

Mezzeria  (Manuale  pratico  della)  e  dei  vari  sistemi  della  co- 
lonia parziaria  in  Italia,  d.  Prof.  A.  Rabbeno,  p.  vni-196  1  60 

Micologia  vedi  Funghi  mangerecci  —  Malattie  crittogamiche  —  Tar- 
tufi e  ranghi. 

Microbiologia.  Perchè  e  come  dobbiamo  difenderci  dai  mi- 
crobi. Malattie  infettive,  Disinfezioni,  Profilassi,  del  Dott. 
L.  Pizzini,  pag.  vin-142 2  — 

■Icrotoopia  —  vedi  Anatomia  microscopica  —  Animali  parassiti  — 
Bacologia  —  Batteriologia  —  Prostitologia  —  Tecnica  prosti- 
tologica. 

Microscopio  (II),  Guida  elementare  alle  osservazioni  di  Mi- 
croscopia, del  Prof.  Camillo  Acqua,  p.  xn-226,  81  ine.  1  60 

Mineralogia  generale,  del  Prof.  L.  BombicclT  2*  edizTri- 
veduta,  di  pag.  XVI-190,  con  188  ine.  e  8  tavole    .    .    .  1  60 

Mineralogia  descrittiva,  del  Prof.  L.  Bombicci,  2»  edi- 
zione, di  pag.  iv-800,  con  119  incisioni 8  — 

Miniere  (Coltivazione  delle),  di  8.  BERTOLIO,  2»  ediz.  ri- 
fatta del  Man.  u  Arte  Min.  „  di  ZOPPETTI,  p.  VIII-284  .  2  60 

Miniere  di  zolfo  —  vedi  Zolfo. 

Misurazione  delle  botti  —  vedi  Enologia. 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  48 

L.  e 
Misure  —  vedi  Avarie  e  sinistri  marittimi  —  Codioe  del  Perito  Mi- 
suratore —  Metrologia  —  Monete  —  Strumenti  metrici. 
Mitilicoltura  —  vedi  Ostricoltura  —  Pisoicoltnra. 
Mitologia  (Dizionario  dì),  di  F.  Ramorino.  (In  lavoro). 
Mitologia  comparata,  del  Prof.  A.  De  Gubernatis,  2» 

edizione,  di  pag.  vrn-150,  (Esaurito). 
Mitologia  greca,  di  A.  Poresti: 

Volume   I.  Divinità,  di  pag.  vni-264     ......  1  60 

Volume  II.  Eroi,  di  pag.  188 1  50 

Mitologie  orientali,  di  D.  Bassi: 

Voi.    I.  Mitologia  babilonese-assira,  pag.  XVI-219 .    .  1  50 
Voi.  II.  Mitologia  egiziana  e  fenicia,  (In  lavoro). 

■nemoteonia  —  vedi  Arte  della  memoria. 

Mobili  artlstlol  —  udi  Amatore  d'oggetti  d'arte. 

Moda  —  vdi  Abiti  —  Biancheria  —  Fiori  artificiali  —  Trine. 

Modellatore  meccanico,  falegname  ed  ebanista,  del  Prof. 

G.  Mina,  pag.  xvn-428,  con  298  incisioni  e  1  tavola     .  5  50 
Mollai   (L'Industria  dei)  e  la  macinazione  del  frumento, 

di  C.  SrBEB-MlLLOT,  di  pag.  xx-259,   con   108  incisioni 

nei  testo  e  8  tavole 5  — 

Monete  greche,  di  s.  Ambrosoli,  di  pag.  xiv-286,  con  200 
fotoincisioni  e  2  carte  geografiche 8  — 

Monete  (Prontuario  delle),  pe8i  e  misure  inglesi,  raggua- 
gliate a  quelle  del  sistema  decimale,  dell'Ing.  Ghebsi,  di 
pag.  xn-196,  con  47  tabelle  di  conti  fatti  e  40  facsimili 
delle  monete  in  corso. 8  50 

Monete  romane.  Manuale  elementare  compii,  da  F.  Gnec- 
cm,  2»  edizione,  riveduta  corretta  ed  ampliata,  di  pag. 
XXVn-870,  con  25  tàvole  e  90  figure  nel  testo  ....  8  — 

Monogrammi,  del  Prof.  A.  Severi,  78  tavole  divise  in  tre 
serie,  le  prime  due  di  462  in  due  cifre  e  la  terza  in  116 
in  tre  cifre 8  50 

llbntatore  (II)  di  macchine.  Opera  arricchita  da  oltre  250 
esempi  pratici  e  problemi  risolti,  di  S.  Dinaro,  di  pa- 
gine xn-B68    .• 4  — 

Morfologia  generale  —  vedi  Embriologia. 

Morfologia  greca,  del  Prof.  v.  Bettei,  pag.  xx-876  .  .  8  — 
Morfologia  Italiana,  del  Prof.  E.  gorra,  pag.  vi-H2  .  .  1  50 
Morte  (La)  vera  e  la  morte  apparente,  con  appendice  *  La 

legislazione  mortuaria  „  di  F.  DELL'ACQUA,  p.  vni-186  .  2  — 


44  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

Mosti  (Densità  dei),  dei  vini  e  degli  spiriti  ed  i  problemi 
Che  ne  dipendono,  ad  uso  degli  enochimici,  degli  eno- 
tecnici e  dei  distillatori,  di  E.  Cillis,  di  pag.  XYI-280, 
con  11  figure  e  46  tavole 2  — 

Musei  —  vedi  Amatore  oggetti  d'arte  e  curiosità  —  Amatore  ma- 
ioliche e  porcellane  —  Armi  antiche  —  Pittura  —  Scoltura. 

■lituo  soccorso  —  vedi  Società  mutuo  aoccorso 

Napoleone  1°,  di  L.  Cappelletti,  23  fotuinc,  p.  xx-272 .  2  60 

Naturalista  preparatore  (II),  del  Dott.  B.  Gestro,  8»  edi- 
zione riveduta  ed  aumentata  del  Manuale  dell'Imbalsa- 
matore, di  pag.  XVi-168,  con  42  incisioni 2  — 

Naturalista  viaggiatore,  dei  Prof.  a.'Issel  e  fi.  gestro 
(Zoologia),  di  pag.  vnr-144,  con  88  incisioni 2  — 

Nautica  stimata  o  Navigazione  piana  di  F.  Tami,  di  pag. 
XXXn-179,  con  47  incisioni 2  60 

Neurotteri  —  vedi  Imenotteri. 

Nevrastenia  del  Dott.  L.  Cappelletti  di  pag,  xx-490    .  4  — 

.Nichelatura  —  vedi  Galvanostegia. 

Notaio  (Manuale  del),  aggiunte  le  Tasse  di  registro,  di  bollo 
ed  ipotecarie,  norme  e  moduli  pel  Debito  pubblico,  di  A. 
Garetti,  4*  ediz.  riveduta  e  ampliata,  pag.  vni-880 .    .  3  50 

Numeri  —  vedi  Teoria  dei  numeri. 

Numismatica  (Manuale  di),  del  Dott.  S.  AMBROSOLI,  3.»  edi- 
zione riveduta,  di  pag.  xvi-250,  con  250  fotoincisioni  nel 
testo  e  4  tavole 1  50 

Numismatica  —  vedi  Guida  numismatica. 

Nuotatore  (Manuale  del),  del  Prof.  P.  ABBO,  di  pag.  xh- 
148,  con  97  incisioni 2  50 

Nutrizione  del  bambino.  Allattam.  naturale  ed  artificiale, 
del  Dott.  L.  Colombo,  pag.  xx-228,  con  12  incisioni.    .  2  50 

Oooultismo  —  vedi  Magnet.  e  ipnotismo  —  Spiritismo  —  Telepatia. 

Oouiistica  —  vedi  Igiene  della  vista  —  Ottica. 

Odontologia  —  vedi  Igiene  della  bocca. 

Olii  vegetali,  animali  e  minerali,  loro  applicazioni  di  g. 
GORINI,  2»  edizione  completamente  rifatta  dal  Dott.  G. 
FABRis,  di  pag.  Vin-214,  con  7  incisioni 2  -* 

Olivo  ed  Olio.  Coltivazione  dell'olivo,  estrazione,  purifica- 
zione e  conservazione  dell'olio,  del  Prof.  A.  Aloi,  5»  edi- 
zione accresciuta  e  rinnovata,  di  p.  xvi-865,  "con  65  ine.  3  — 

Omero,  di  W.  Gladstone,  traduzione  di  E.  Palumbo  e 
C.  FiORILLl,  di  pag.  XH-196 1  50 

Onde  Hertziane  —  vedi  Telegrafo  senza  fili. 

Operalo  (Manuale  dell').  Raccolta  di  cognizioni  utili  ed  in- 
dispensabili agli  operai  tornitori,  fabbri,  calderai,  fondi- 
tori di  metalli,  bronzisti,  aggiustatori  e  meccanici  di  G. 
Belltjomini,  5»  ediz.  aumentata,  di  pag.  xvi-262  ...  2  — 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  46 

LTc. 
Operazioni  doganali  —  vedi  Codice  doganale  —  Trasporti  e  tariffe. 
Oratoria  —  vedi  Arte  del  dire  —  Rettorica  —  Stilistica. 

Ordinamento  degli  Stati  liberi  d'Europa,  del  Dott.  f.  Ra- 

CIOPPI,  2*  edizione,  di  pag.  xii-816 8  — 

Ordinamento  degli  Stati  liberi  fuori  d'Europa,  del  Dott. 

P.  EACIOPPI,  di  pag.  Vin-876 8  — 

Ordinamento  giudiziario  —  vedi  Leggi  sull'. 

Oreficeria  —  vedi  Gioielleria  —  Leghe  metalliche  —  Metalli  pre- 
ziosi —  Saggiatore. 

Organoterapia,  di  e.  Rebuschini,  pag.  viii-482  .    .    .    .  8  50 

Oriento  antico  —  vedi  Storia  antica. 

Ornatista  (Manuale  dell'),  dell' Arch.  A.  Melani.  Raccolta 
di  iniziali  miniate  e  incise,  d'inquadrature  di  pagina,  di 
fregi  e  flnalini,  esistenti  in  opere  antiche  di  biblioteche, 
musei  e  collezioni  private.  XXIV  tavole  in  colori  per  mi- 
niatori, calligrafi,  pittori  di  insegne,  ricamatori,  incisori, 
disegnatori  di  caratteri,  ecc.,  I*  serie,  in-8 4  60 

Orologeria  moderna,  deiring.  garuffa,  di  pag.  vm-802, 
con  276  incisioni 5  — 

—  vedi  anche  Gnomonica. 

Orologi  artistici  —  vedi  Amatore  di  oggetti  d'arte. 

Orologi  solari  —  vedi  Gnomonica. 

Orticoltura  del  Prof.  D.  Tamaro,  2*  edizione  rifatta,  di 
pagine  XVI-576,  con  110  incisioni 4  50 

Ortocromatismo  —  vedi  Fotografia. 

Ortofrenia  (Manuale  di),  per  L'educazione  dei  fanciulli  fre- 
nastenici o  deficienti  (idioti,  imbecilli,  tardivi,  ecc.),  del 
Prof.  P.  Parise,  di  pag.  xii-281 2  — 

Ortotteri  —  vedi  Imenotteri  ecc. 

Ossidazione  —  vedi  Metallocromia. 

Ostetricia  (Mannaie  di)  Ginecologia  minore,  per  le  leva- 
trici di  L.  M.  BOSSI,  di  pag.  xv-493,  con  113  incisioni    4  50 

Ostricoltura  e  mitilicoltura,  del  Dott.  D.  Carazzi,  con 

18  fototipie,  di  pag.  vni-202 2  50 

Ottica,  di  B.  Gelcich,  pag.  XVI-576,  con  216  incis.  e  1  tav.  6  — 
Ottone  —  vedi  Leghe  metalliche. 

Paga  giornaliera  (Prontuario  della),  da  cinquanta  cente- 
simi a  lire  cinque,  di  e.  Negrin,  di  pag.  222.    ...  2  so 

Paleoetnologia,  del  Prof.  J.  Regazzoni,  di  pag.  xi-252, 
con  10  incisioni 1  50 

Paleografia,  di  E.  M.  Thompson,  tradazione  dall'inglese, 
con  agginnte  e  note  del  Prof.  G.  Fumagalli,  2»  edizione 
rifatta,  di  pag.  XH-178,  con  80  ine.  e  6  tav, .    .    .    .    .  2  — 

Paleontologia  (Compendio  di),  del  Prof.  P.  VlNASSA  De 
Eegny,  di  pag.  XVl-512,  con  356  figure  intercalate    .    .  5  f 


46  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

.  _ 

Pallone  (Giuoco  del)  —  vedi  Giuoco. 

Panificazione  razionale,  di  Pompilio,  pag.  iv-126  .    .    .  2  — 

Parafulmini  ~  vedi  Elettricità .—  Fulmini 

Patate  (Le)  di  gran  reddito.  Loro  coltura,  loro  importanza 
nell'alimentazione  del  bestiame,  nell'economia  domestica 
e  negli"  usi  industriali,  di  N.  ADUCCI,  di  pag.  xxiv-221, 
con  20  incisioni 2  50 

Pazzia  —  vedi  Assistenza  pazzi  —  Psichiatra  —  Grafologìa. 

Pediatria  —  vedi  Nutrizione  del  bambino  —  Ortopedia  —  Terapia 
malattie  infanzia. 

Pellagra  (La),  Storia,  eziologia,  patogenesi,  profilassi,  di  6. 
ANTONINI,  di  pag.  vm-166  con  2  tav 2  — 

Pelle  —  vedi  Igiene  della. 

Pelli  —  vedi  Concia  delle  pelli. 

Pensioni  —  vedi  Società  di  mutuo  soccorso  - 

Pepe  —  Prodotti  agricoli. 

Perfosfati  —  vedi  Fosfati  —  Concimi  —  Chimica  agraria. 

Perito  —  vedi  Codice  nel  perito  misuratore  —  Ingegneria  legale 

Pesei  —  vedi  Ittiologia  —  Ostriooitura  —  Piscicoltura. 

Pesi  e  misure  —  vedi  Avarìe  e  sinistri  marittimi  —  Metrologia  — 
Misure  e  pesi  inglesi  —  Monete  —  Strumenti  metrici  —  Tec- 
nologia monetaria. 

Peso  dei  metalli,  ferri  quadrati,  rettangoiarl,  cilindrici, 
a  squadra,  a  U,  a  Y,  a  Z,  a  T  e  a  doppio  T,  e  delle 
lamiere  e  tubi  di  tutti  i  metalli,  di  Q.  Belluomini, 
2*  edizione,  di  pag.  xxiv-248 8  50 

Piani8ta  (Mannaie  del),  di  L.  Mastrigli,  pag.  xvi-112    .  2  — 

Piante  e  fiori  sulle  finestre,  sulle  terrazze  e  nei  cortili. 
Coltura  e  descrizione  delle  principali  specie  di  varietà,  di 
A.  PUCCI,  2»  edizione,  -pag.  vm-214,  con  117  incisioni  .2  50 

Piante  Industriali,  coltivazione,  raccolta,  preparazione,  di 
G.  GORINI,  (esaurito,  la  8*  edizione  è  in  lavoro). 

Piante  tessili  (Coltivazione  ed  industrie  delle),  propriamente 
dette  e  di  quelle  che  danno  materia  per  legacci,  lavori 
d'intreccio,  sparteria,  spazzole,  scope,  carta,  ecc.,  coll'ag- 
giunta  di  un  dizionario  delle  piante  ed  industrie  tessili, 
di  oltre  8000  voci,  del  Prof.  M.  A.  Savorgnan  D'OsoPPO, 
di  pag.  xn,-476,  con  72  incisioni 5  .— 

Pietre  artificiali  —  vedi  Imitazioni. 

Pietre  preziose,  classificazione,  valore,  arte  del  giojelliere, 
di  G.  GORINI,  (esaurito,  è  in  lavoro  la  3»  edizione). 

Pirotecnia  moderna,  di  P.  Di  Maio.  2*  edizione  riveduta 
ed  ampliata,  di  pag.  xv-188  con  21  incisioni 2  50 

PÌ8CÌCOftura  (d'acqua  dolce),  del  Dott.  E.  Bettoni,  di  pa- 
gine vm-818.  con  85  incisioni 8  — 

Pittura  ad  olio,  acquarello  e  miniatura  (Manuale  per  di- 
iettante  di),  paesaggio,  figura  e  fiori,  di  G.  RONCHETTI, 
pag.  xvr-280,  29  incis.  e  24  Tav.  in  zincot.  e  cromolit. .  8  50 

Pittura  italiana  antica  e  moderna.  dell'Arch.  A.  Melani, 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPL1  47 

L.c. 

2»  edizione  completamente  rifatta,  di  pag.  xxx-480   con 

28  incisioni  intercalate  e  187  tavole 7  60 

Plastica  —  vedi  Imitazioni. 

Pollicoltura,  del  March.  G.  Trevisani,  5»  edizione  rifatta, 
di  pagine  XVI-2S0,  con  90  incisioni 2  60 

Polveri  piriche  —  vedi  Esplodenti  —  Pirotecnia. 

Pomologia,  descrizione  delle  migliori  varietà  di  Albicocchi, 
Ciliegi)  Meli,  Peri,  Peschi,  del  Dott.  G.  MOLON,  con  86 
incisioni  e  12  tavole  colorate,  di  pag.  xxxn-717   .    .    .  8  60 

Pomologia  artificiale,  secondo  il  sistema  Garnier-Valletti, 
del  Prof.  M.  Del  Lupo,  pag.  vi-182,  e  84  incisioni  .    .  2  — 

Poponi  —  vedi  Frotta  minori 

Porcellane  —  vedi  Maioliche  —  Ricettario  domestico. 

Porco  (Allevamento  del)  —  vedi  Maiale. 

Porti  di  mare  —  vedi  Lavori  marittimi. 

Posologia  —  vedi  Impiego  ipodermico. 

P08ta.  Manuale  Pestale  di  À.  Palombi.  Notizie  storiche 
sulle  Poste  d'Italia,  organizzazione,  legislazione,  posta 
militare,  unione  postale  universale,  con  una  appendice 
relativa  ad  alcuni  servizi  accessori,  di  pag.  xxx-809  .    .  8  — 

Prato  (II),  del  Prof.  G.  CANTONI,  di  pag.  146,  con  18  ine.  2  — 

Prealpi  bergamasche  (Guida-itinerario  alle),  compresa  la 
Valsassina  ed  i  Passi  alla  Valtellina  ed  alla  Valcamonioa, 
colla  prefazione  di  A.  Stoppani,  e  cenni  geologici  di  A. 
Tabamelli,  3»  edizione  rifatta  per  cura  della  Sezione 
di  Bergamo  del  C.  A.  L,  con  15  tavole,  due  carte  topo- 
grafiche, ed  una  carta  e  profilo  geologico.  Un  volume  di 
pag.  290  e  un  voi.  colle  carte  topografiche  in  busta  .    .  6  60 

Pregiudizi  —  vedi  Errori  e  pregiudizi.  Leggende  popolari. 

Previdenza  —  vedi  Assicura*.  —  Cooperai.  —  Società  di  M.  B. 

Privative  Industriali  —  vedi  Codice  e  Leggi  usuali  d'Italia  —  In- 
gegneria legale  —  Leggi. 

Problemi  di  Geometria  elementare,  deiring.  i.  Ghersi, 
(Metodi  facili  per  risolverli),  con  circa  200  problemi  ri- 
solti, e  119  incisioni,  di  pag.  xn-160 1  50 

Procedura  civile  e  procedura  penale  —  vedi  Codice. 

Procedura  privilegiata  fiscale  per  la  riscossione  delle  imposte  di- 
rette —  vedi  Esattore. 

Procedura  del  piccoli  fallimenti  —  vedi  Curatore  dei  fallimenti. 

Processi  fotomeccanici  (I  moderni).  Fotocollografla,  fototi- 
pografia, fotocalcografia,  fotomodellatura,  tricromia,  del 
Prof.  E.  Namias,  p.  vin-816,  53  fig.,  41  illustr.  e  9  tav.  & 

Prodotti  agricoli  del  Tropico  (Manuale  pratico  del  pian* 
latore),  del  Cav.  A.  Gaslini.  (Il  caffé,  la  canna  da  zuo- 


48  ELENCO  DEI  MANCALI  HOEPLI 

_ 

chero,  il  pepe,  il  tabacco,  il  cacao,  il  tè,  il  dattero,  il  co- 
tone, il  cocco,  la  coca,  il  b  ani  ano,  l'aloè,  l'indaco,  il  ta- 
marindo, l'ananas,  l'albero  del  chinino,  la  juta,  p.  xvi-270  2  — 
Produzione  e  commercio  del  vino  in  Italia,  di  s.  mon- 

DINI,  di  pag.  vn-803 2  50 

Profumiere  (Mannaie  del),  di  A.  Rossi,  con  700  ricette  pra- 
tiche, di  pag.  iv-476  e  58  incisioni 5  — 

—  vedi  anche  Ricettario  domest.  —  Ricettario  industr.  —  Saponi. 

Proiezioni  (Le).  Materiali,  Accessori,  Vednte  a  movimento, 
Positive  sul  vetro,  Proiezioni  speciali  policrome,  stereo- 
scopiche, panoramiche,  didattiche,  ecc.,  del  Dott.  L.  Sassi 
di  pag.  XYI-447,  con  141  incisioni 6  — 

Proiezioni  ortogonali  —  vedi  Disegno. 

Prontuario  di  geografia  e  statistica,  dei  Prof.  g.  Ga- 

ROLLO,  pag.  62 1  — 

Prontuario  per  le  paghe  —  vedi  Paghe  —  Conti  fatti. 
Proprietà  letteraria,  artistica  e  Industriale  —  vedi  Leggi 
Proprietario  di  case  e  di  opifici.    Imposta  sui  fabbricati, 

dell'Aw.  G.  Giordani,  di  pag.  xx-264.    .• 1  60 

Prosodia  —  vedi  Metrica  dei  greci  e  dei  romani   -  Ritmica. 
Prospettiva  (Mannaie  di),  dell'Ing.  L.  CLAUDI,  2*  edizione 

rivednta  di  pagine  xi-61  con  28  tavole 2  — 

Protezione  degli  animali  (La),  di  Nigro  Lieo,  p.  vin-200  2  — 
Protletologia,  di  L.  Maggi,  2»  ed.,  p.  xvi-278,  93  inois. .    .  8  — 

Proverbi  in  4  lingue  —  vedi  Dottrina  popolare. 

Proverbi  (516)  sul  cavallo,  raccolti  od  annotati  dal  Colon- 
nello VOLPINI,  di  pag.  XIX-172 2  60 

Psichiatra.  Confini,  cause  e  fenomeni  della  pazzia.  Con- 
cetto, classificazione,  forme  cliniche  0  diagnosi  delle  ma- 
terie mentali.  Il  manicomio,  di  J.  Pinzi,  pag.  vm-226  .  2  60 

Psicologia,  del  Prof.  C.  Cantoni,  pag.  vin-168,  2»  ediz. .  1  50 

Psicologia  fisiologica,  del  Dott.  G.  mantovani,  pag.  vm- 
165.  con  16  incisioni 1  50 

Psicologia  musicale.  Appunti,  pensieri  e  discussioni,  di 
M.  PILO  di  pag.  x-259 ,.,....  2  50 

Psicoterapia  di  g.  Portigliotti,  di  pag.  xii-818,  22  ine  8  — 
Pugilato  e  lotta  per  la  difesa  personale,  Box  inglese  e 

francese,  di  a.  cougnet,  pag.  xxiv-198,  104  incis.  .  2  50 
Raccoglitore  (II)  di  oggetti  minuti  e  curiosi.  Almanacchi, 
Anelli,  Armi,  Bastoni,  Biglietti  d'ingresso,  d'invito,  di  vi- 
sita, Culle,  Calzature,  Coltelli,  Chiavi,  Cartelloni,  Giar- 
rettiere, Guanti,  Lumi,  Orologi,  Pettini,  Parrucche,  ecc., 
di  J.  Gelli,  di  pag.  x-344,  con  310  incisioni     .     .     .     .  5  50 

Rachitide  (La)  e  le  deformità  da  esse  prodotte,  del  Dott. 

P.  Mancini.  (In  lavoro). 
Radiografia  —  vedi  Raggi  Rontgen. 
Radioterapia  —  vedi  Luce  e  salute. 
Ragioneria,  del  Prof.  V.  Gitti,    4*   edizione   riveduta,    di 

pag.  vm-141,  con  2  tavole I  60 


ELENCO  DEI  MANUALI   HOEPLI  49 

_ 

Ragioneria  delle  cooperative  di  consumo  (Mannaie  di), 
del  Rag.  G.  Rota,  di  pag.  xv-408 8  — 

Ragioneria  industriale,  del  Prof.  Rag.  Oreste  Bergama- 
schi, di  pag.  vil-280  e  molti  moduli 8  — 

Ragioniere  (Prontuario  del).  (Mannaie  di  calcolazioni  mer- 
cantili e  bancarie),  di  E.  Gagliardi,  pag.  xn-608    .    .  6  50 

Ramatura  —  vedi  Galvanostegia. 

Razze  bovine,  equine,  suine,  ovine  e  caprine  di  f.  faelli, 

di  pag.  XX-872,  con  75  illustrazioni  delle  quali  16  colorate  5  50 
Rebus  —  vedi  Enimmi8tica. 
Reclami  ferroviari!  —  vedi  Trasporti  e  tariffe. 
Registro  e  Bollo  —  vedi  Leggi  sulle  tasse  di. 

Regolo  calcolatore  e  sue  applicazioni  nelle  operazioni 
topografiche,  dell'Ing.  G.  Pozzi,  di  pag.  XV-288.  con  182 
incisioni  e  1  tavola 2  50 

Religioni  e  lingue  dell'India  inglese,  di  R.  cust,  tradotto 

dal  Prof.  A.  De  Gubernatis,  di  pag.  IV-124     .     .     .     .  1  60 

Resistenza  dei  materiali  e  stabilità  delle  costruzioni,  di 

P.  Gallizia,  2*  ediz.  rifatta  da  G.  Sandrinelli  (in  lav.). 
Resistenza  (Momenti  di)  e  pesi  di  travi  metalliche  composte. 

Prontuario  ad  uso  degli  Ingegneri,  Architetti  e  costruttori, 

con  10  figure  ed  una  tabella  per  la  chiodatura,    dell'Ing. 

E.  SCHENCK,  di  pag.  XI-188 8  60 

Responsabilità  —  vedi  Ingegneria  legale. 

Rettili  —  vedi  Zoologia. 

Rettorlca,  ad  uso  delle  Scuole,  di  P.  Capello,  p.  vi-122.  1  50 

Ribes  —  vedi  Frutta  minori. 

Ricami  —  vedi  Biancheria  —  Macchine  da  cucire  —  Monogrammi 

—  Piccole  industrie  —  Ricettario  domestico  —  Trine. 

Ricchezza  mobile,  dell'Avv.  E.  Bruni,  pag.  vm-218  .  .  ì  50 
Ricettario  domestico,  dell'Ing.  I.  Ghersi.  Adornamento 
della  casa.  Arti  del  disegno.  Giardinaggio.  Conservazione  di 
animali,  frutti,  ortaggi,  piante.  Animali  domestici  e  nocivi. 
Bevande.  Sostanze  alimentari.  Combustibili  e  illuminazione. 
Detersione  e  lavatura.  Smacchiatura.  Vestiario.  Profumeria 
e  toeletta.  Igiene  e  medicina.  Mastici  e  plastica.  Colle  e 
gomme.  Vernici  ed  encaustici.  Metalli.  Vetrerie,  di  pag.  550 
con  2340  consigli  pratici  e  ricette  accuratamente  scelte.  .  5  50 
Ricettario  industriale,  dell'Ing.  I.  Ghersi.  Procedimenti 
utili  nelle  arti,  industrie  e  mestieri,  caratteri;  saggio  e  con- 
servazione delle  sostanze  naturali  ed  artificiali  d'uso  comu- 
ne; colori,  vernici,  mastici,  colle,  inchiostri,  gomma  ela- 
stica, materie  tessili,  carta,  legno,  fiammiferi,  fuochi  d'arti- 
ficio, vetro;  metalli,  bronzatura,  nichelatura,  argentatura. 
doratura,  galvanoplastica,  incisione,  tempera,  leghe;  filtra- 
zione; materiali  impermeabili,  incombustibili,  artificiali;  ca- 
scami, olii,  saponi,  profumeria,  tintoria,  smacchiatura,  im- 
bianchimento; agricoltura,  elettricità;  3»  edizione  rifatta 


60  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

aumentata,  di  pag.  vh-704,  con  27  ine.  e  2886  ricette    .     ,  6  50 
Ricettario  fotografico.  Terza  edizione  riveduta  e  notevol- 
mente ampliata  di  nuove  forinole  e  procedimenti,  del  Dott. 

L.  Sassi,  di  pag.  xxiv-229 2  — 

Rilievi  —  vedi  Cartografia  —  Compens.  errori  —  Telemetrìa. 

Risorgimento  italiano  (Storia  del)  1814-1870,  con  l'ag- 
giunta di  un  sommario  degli  eventi  posteriori,  del  Prof. 
F.  BERTOLINI,  2»  ediz,,  di  pag.  vni-208 1  50 

Ristauratore  dei  dipinti,  del  Conte  G.  Secco-Suardo,  2 
volumi,  di  pag.  xvi-269,  xn-362,  con  47  incisioni.    .    .  6  — 

Ritmica  e  metrica  razionale  italiana,  del  Prof.  Socco 
Murari,  di  pag.  xvi-216.    .    .    * 1  50 

Rivoluzione  francese  (La)  (1789-1799),  del  Prof.  Dott.  Gian 
Paolo  Solerio,  di  pag.  iv-176 l  60 

Roma  antica  —  vedi  Mitologia  —  Monete  —  Topografia. 

Rontgen  (i  raggi  di)  e  le  loro  pratiche  applicazioni,  di 

Italo  Tonta,  pag.  vin-160,  con  65  incis  e  14  tavole  .  2  50 

—  vedi  anche  —  Fototerapia  e  radioterapia. 

Rhum  —  vedi  Liquorista. 

Saggiatore  (Manuale  del),  di  F.  Buttari,  di  pag.  vni-246, 
con  28  incisioni • 2  50 

Sagou  —  vedi  Fecola. 

Sale  (II)  e  le  Saline,  di  A.  De  Gasparis.  (Processi  indu- 
striali, usi  del  sale,  prodotti  chimici,  industria  manifat- 
turiera, industria  agraria,  il  sale  nell'economia  pubblica 
e  nella  legislazione),  di  pag.  vin-358,  con  24  incisioni  .  3  50 

Salumiere  —  vedi  Majale. 

Sanatori!  —  vedi  Tisici  e  sanatori!. 

Sanità  e  sicurezza  pubblica  —  vedi  Leggi  sulla. 

Sanscrito  (Avviamento  allo  studio  del),  del  Prof.  F.  G.  Fumi, 
2»  edizione  rifatta,  di  pag.  xii-254 8  — 

Saponi  (L'industria  saponiera),  con  alcuni  cenni  sull'indu- 
stria della  soda  e  della  potassa.  Materia  prima  e  fabbri- 
cazione in  generale.  Guida  pratica  dell'Ing.  E.  Marazza, 
(esaurito,  è  in  lavoro  la  2\  edizione). 

Sarta  da  donna  —  vedi  Abiti  —  Biancheria. 

Scacchi  (Manuale  del  giuochi  degli),  di  A.  Seghieri,  2» 
ediz.  ampliato  da  E,  Orsini,  con  una  appendice  alla  se- 
zione delle  partite  giuocate  e  una  nuova  raccolta  di  52 
problemi  di  autori  ital.,  di  pag.  vi-310,  con  191  incis.    .  8  — 

Scaldamento  e  ventilazione  degli  ambienti  abitati,  dì  E. 
Ferrini,  2»  ediz.,  di  pag.  vin-800,  con  98  incisioni. .    .  8  — - 

Scenografia  (La).  Cenni  storici  dall'evo  classico  ai  nostri 
giorni,  di  G.  Ferrari,  di  pag.  XXIV-827,  con  16  inci- 
sioni nel  testo,  160  tavole  e  5  tricromie  .         .         .    .  12  — 


.  ELENCO  DEI   MANUALI  HOEPLI  ,    61 

_ 

Scherma  italiana  di  j.  Gelli,  2*  ediz.,  di  pagine  vi-251, 

con  108  figure 2  50 

Sciarade  —  vedi  Enimmistica. 

Scienza  delle  finanze,  di  T.  carnevali,  pag.  iv-ho  .    .  1  50 

Scritture  d'affari  (Precetti  ed  esempi  di),  per  uso  delle 
Scuole  tecniche,  popolari  e  commerciali,  del  Prof.  D.  Maf- 
FIOLI,  8»  ediz.  ampliata  e  corretta,  di  pag.  vm-221  .    .  1  50 

Sconti  —  vài  Interesse  e  sconto. 

Scoperte  geografiche  -  vedi  Cronologia. 

Scultura  italiana  antica  e  moderna  (Manuale  di),  dell'Arch. 
À.  MELANI,  2»  edizione  rifatta  con  24  incisioni  nel  testo 
e  100  tavole,  di  pag.  xvn-248 5  — 

Souoie  Industriali  —  vedi  Industrie  (Piccole). 

Segretario  comunale  —  vedi  Esattore. 

Selvicoltura,  di  A.  Santilli,  di  pag.  vni-220,  e  46  ine. .  2  — 

Semeiotica.  Breve  compendio  dei  metodi  fisici  di  esame 
degli  infermi,  di  U.  Gabbi,  di  pag.  xvi-216,  con  11  ine.  2  50 

Sericoltura  —  vedi  Bachi  da  seta  —  Filatura  —  Gelsicultura  — 
Industria  della  seta  —  Tintura  della  seta. 

Servitù  —  vedi  Ingegneria  legale. 

Shakespeare,  di  Dowden,  trad.  di  A.  balzani,  p.  xn-242  1  50 
Seta  (Industria  della),  del  Prof.  L.  Gabba,  2*  ed.,  p.  iv-208  2  - 
Seta  artificiale  —  vedi  Imitazioni. 
Sicurezza  pubblica  —  vedi  Leggi  di  sanità. 
Siderurgia  (Manuale  di),  dell'Ing.  V.  Zoppetti,  pubblicato 
e  completato  per  cura  dell'Ing.  E.  Garuffa,  di  pag.  iv- 
-     368,  con  220  incisioni 5  50 

Sieroterapia,  dei  Don.  e.  Rebuschini,  di  pag.  vm-424  .  8  — 

Sigle  epigrafiche  —  vedi  Dizionario  di  abbreviature. 

Sinistri  marittimi  —  vedi  Avarie. 

Sintassi  francese»  razionale  pratica,  arricchita  della  parte 
stori  co -etimologica,  della  metrica,  della  fraseologia  com- 
merciale, ecc.,  del  Prof.  D.  Rodari,  di  pag.  xvi-206    .  1  50 

Sintasai  franoese  —  vedi  Esercizi  sintattici. 

Sintassi  greca,  di  v.  Quaranta,  dì  pag.  xvin-175  .  .  1  50 
Sintassi  latina,  di  T.  G.  Perassi,  di  pag.  vn-168  .  .  .  1  50 
Sismologia,  del  Capitano  L.  Gatta,  di  pag.  vm-175,  con 

16  incisioni  e  1  carta 1  50 

Smalti  —  vedi  Amatore  d'oggetti   d*  arte  -»-  Potosmaltografia  — 

Ricettario  industr. 

Soccorsi  d'urgenza,  del  Dott.  e.  Calmano,  4»  edizione 
riveduta  ed  ampliata,  di  pag.  xlvi-852,  con  6  tav.  litogr.  8  — 

Socialismo,  di  g.  Biraghi,  di  pag.  XV-285 8  — 

Società  di  mutuo  soccorso.  Norme  per  l'assicurazione  delle 
pensioni  e  dei  susssìdi  per  malattia  e  per  morte,  del  Dott. 
G.  GARDENGHI,  di  pag.  VI-152 1  50 

Società  industriali  Italiane  per  azioni,  del  Dott.  F.  Pie- 

CINELLI,  di  pag.  XXXVI-584 5  50 


52  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

Lu.   C 

Sociologia  generale  (Elementi  di),  del  Dott.  Emilio  Mor- 
selli, di  pag.  xn-172 1  50 

Soda  caustica,  cloro  e  clorati  alcalini  per  elettrolisi. 

Fabbricazione  e  sorveglianza  chimica,  di  P.  Villani,  di 

pagine  Vlli-314,  con  una  tavola 3  50 

Sordomuto  (II)  e  la  8Ua  istruzione.  Mannaie  per  gli  al- 
lievi e  le  allieve  delle  S.  Scuole  normali,  maestri  e  ge- 
nitori, del  Prof.  F.  Fornari,  di  pag.  vm-282,  eoe  11  ine.  2  — 

—  vedi  anche  Ortofrenia. 

Sostanze  alimentari.  —  vedi  Conservazione  delle. 

Specchi  (La  fabbricazione  degli)  e  la  decorazione  del  vetro 
e  Cristallo,  del  Professor  R.  Namias,  di  pagine  xn-156, 
con  14  incisioni 2  — 

Spettrofotometria  (La)  applicata  alla  Chimica  fisiologica, 
alla  Clinica  e  alla  Medicina  legale,  di  G.  Gallerani, 
di  pag.  XIX-395,  con  92  incisioni  e  tre  tavole     .    .    .    .  8  50 

Spettroscopio  (Lo)  e  le  sue  applicazioni,  di  R.  a.  Pro- 
ctor,  traduzione  con  note  ed  aggiunte  di  F.  Porro,  di 
nag.  VT-179,  con  71  incis.  e  una  carta  di  spettri    .    .     .  1  50 

Spiritismo,  di  A.  Pappalardo,  Seconda  edizione,  con  9 
tavole,  di  pag.  XVI-216 2   — 

—  vedi  anche  Magnetismo  —  Telepatia. 

Spirito  di  vino  —  v^di  Alcool  —  Cognac  —  Distillai.  —  Liquorista. 

Stagno  (Vasellame  di)  —  vedi  Amatore  di  oggetti  d'arte  e  di  cu- 
riosità —  Leghe  metalliche. 

Stabilità  deile  costruzioni  —  vedi  Resistenza  dei  materiali  —  Re- 
stenza  di  pesi  e  travi  metalliche. 

Statica  —  vedi  Metrologia  —  Strumenti  metrici. 

Statistica,  del  Pr.  F.  Virgulti,  8»  ed.,  rifatta  pag.  xix-225  1  60 

Stearineria  (L'industria  stearica).  Manuale  pratico  dell'Ing. 
E.  Marazza,  di  pagine  xi-284,  con  70  incisioni    .    .    .  6  — 

Stelle  —  vedi  Astronomia  —  Cosmografia  —  Gravitazione  — 
Spettroscopio. 

Stemmi  —  vedi  Araldica  —  Numismatica  —  Vocabol.  araldico. 

Stenografìa,  di  G.  Giorgetti,  (secondo  il  sistema  Gsbel- 
sberger-Noe),  8»  ediz.  rifatta  di  pag.  xv-289    ....  3  — 

Stenografìa  (Guida  per  lo  studio  della)  sistema  Gabelsber- 
ger-Noe,  compilata  in  85  lezioni  da  A.  Nicoletti,  4»  ed. 
riveduta  e  corretta,  di  pag.  xv-160 1  50 

Stenografia.  Esercizi  graduali  di  lettura  e  di  scrittura  ste- 
nografica (sistema  Gabelsberger-Noe),  con  8  novelle  del 
Prof.  A.  Nicoletti,  2»  ediz.,  di  pag.  vni-160  .    .    .    .  1  50 

—  vedi  anche  Antologia  stenografica  —  Dizionario  stenografico. 

Stenografo  pratico  (Lo)  di  L.  Cristofoli,  di  pag.  xn-181  1  so 
Stereometria  applicata  allo  sviluppo  dei  solidi  e  alia  loro 
costruzione  in  carta,  del  Prof.  a.  Rivelli,  di  pag.  90, 

con  92  incisioni  e  41  tavole , 2  — 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  58 

_ 

Stilistica,  del  Prof.  F.  Capello,  di  pag.  xn-164.  .  .  .  i  60 
Stilistica  latina,  di  A.  Bartoli,  di  pag.  xn-iio  ...  1  50 
Stimatore  d'arte  —  vedi  Amatore  di  oggetti  d'arte  e  di  curiosità 

—  Amatore  di  maioliche  e  porcellane  —  Armi  antiche 
Storia  antica.  Voi.  I.  L'Oriente  Antico,  del  Prof.  1.  GEN- 
TILE, di  pag.  xn-232 .    .  1  50 

Voi.  II.  La  Grecia,  di  G.  TONIAZZO,  pag.  IV-216   .    .  1  50 
Storia  dell'Arte,  del  Dott.  G.  Cabotti.  (In  lavoro). 
Storia  dell'arte  militare  antica  e  moderna,  dei  Gap.  v. 

EOSSETTO,  con  17  tav.  illustr.,  di  pag.  vni-504.    .    .    .  5  BO 
—  vedi  anche  Armi  antiche. 

Storia  e  cronologia  medioevaie  e  moderna,  in  ce  tavole 
sinottiche,  del  Prof.  V.  Casa&randi,  8»  edizione,  con 
nuove  correzioni  ed  aggiunte,  di  pag.  vin-254    .    .    .    .  1  50 

Storia  della  ginnastica.  —  Vedi  Ginnastica. 

Storia  d'Italia  (Breve),  di  P.  Orsi,  2»  ed.  rived.,  p.  xu-276  .  1  50 

Storia  di  Francia,  dai  tempi  più  remoti  ai  giorni  nostri, 
di  G.  Brag agnolo,  di  pag.  xvi-424,  con  tabelle  crono- 
logiche e  genealogiche .    .  8  — 

Storia  ital.  (Man.  di),  di  C.  Cantù,  pag.  IV-160  (esaurita). 

Storia  d'Inghilterra  dai  tempi  più  remoti  ai  giorni  nostri, 
del  Prof.  G.  Bragagnolo,  di  pag.  xvi-867 8  — 

Storia  della  musica,  del  Dott.  Untersteiner,  2»  edizione 
ampliata,  di  pag.  xn-880 8  — 

Strumentazione,  per  E.  Prout  versione  italiana  con  note 
di  V.  Ricci,  2»  ediz.  rived.,  di  p.  xvi-214,  95  incis.  .    .    .  2  50 

Strumenti  ad  arco  (Gii)  e  la  musica  da  camera,  dei  Duca 

di  Caffarelli,  di  pag.  X-235. 2  50 

Strumenti  metrici   (Principi  di  statica  e  loro  applicazione 

alla  teoria  e  costruzione  degli),  dell'Ing.  E.  Bagnoli,  di 

pag.  vni-252,  con  192  incisioni 8  50 

Stufe  —  vedi  Scaldamento. 

Suono  —  vedi  Luce  e  suono. 

Suocedanei  —  vedi  Ricettario  industriale  —  Imitazioni. 

Sughero  —  vedi  Imitazioni  e  succedanei. 

Surrogati  —  vedi  Ricettario  industriale  —  Imitazioni. 

Sussidi  —  vedi  Società  di  mutuo  soccorso. 

Tabacco,  del  Prof.  G.  Cantoni,  di  pag.  iv-176,  con  6  ine.  2    - 

Tabacchiere  —  vedi  Amatore  di  oggetti  d'arte  —  Raccoglitore  di 

oggetti. 
Taotaeometria  —  vedi  Celeriniensura  —  Telemetria  —  Topografia 

—  Triangolazioni. 

Tamarindo  —  vedi  Prodotti  agricoli. 

Tapioca  —  vedi  Fecola. 

Tappezzerie  —  vedi  Amatore  di  oggetti  d'arte  e  di  curiosità. 

Tariffe  ferroviarie  —  vedi  Codice  dog.  —  Trasporti  e  tariffe. 


64  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 

__ 

Tartufi  (I)  ed  i  funghi,  loro  natura,  storia,  coltura,  conser- 
.  vazione  e  cucinatore,  di  Folco  Bruni,  di  pag.  vm-184  2  — 
Tasse  di  registro,  bollo,  eoo.  —  vedi  Codice  di  bollo  —  Esattore 
—  Imposte  —  Leggi  Tasse  Reg.  e  Bollo  —  Notaio  —  Ricca,  mob. 
Tassidermista  —  vedi  Imbalsamata™  —  Naturalista  viaggiatore. 
Tatuaggio  —  vedi  Chiromanzia  e  tatuaggio. 
Tè  —  vedi  Prodotti  agricoli. 

Teatro  —  vedi  Letteratura  drammatica  —  Codice  del  teatro. 
Teonloa  mlcroscopioa  —  vedi  Anatomia  microscopica. 

Tavole  d'alligazione  per  l'oro  e  per  l'argento  con  nume- 
rosi es.  pratici  per  il  loro  uso,  P.  BUTTARI,  p.  xn-220.  2  50 
Tavole  logaritmiche  —  vedi  Logaritmi. 

Tavole  schematiche  della  Divina  Commedia  di  Dante  Ali- 
ghieri, di  L.  Polacco,  seguite  da  sei  tavole  topogr.  in 
cromolit.  disegn.  dal  Maestro  G.  AGNELLI,  pag.  x-152    .  8  — 

Tecnica  protistologica,  del  Prof.  L.  maggi,  pag.  xyi-sis  8  — 

Tecnologia  —  vedi  Dizionario  tecnico. 

Tecnologia  meccanioa  —  vedi  Modellatore  meccanico. 

Tecnologia  e  terminologia  monetaria,  di  g.  sacchetti, 

di  pag.  xvi-191 2  — 

Telefono,  di  D.  v.  Piccoli,  di  p.  iv-120,  con  88  incis.,  L.  2. 

(Esaurito,  è  in  lav.  la  2*  ediz.  complet.  rifatta  da  G.  Motta). 
Telegrafia,  del  Prof.  R.  Ferrini,  2k  edizione   corretta  ed 

accresciuta,  di  pag.  vin-815,  con  104  incisioni  ....  2  — 
Telegrato  senza  fili  e  Onde  Hertziane  di  0.  Murani,  di 

pag.  xv-841,  con  172  incisioni 8  50 

Telemetria,  misura  delle  distanze  in  guerra,  dei  Gap.  g. 

Bertelli,  di  pag.  xni-145,  con  12  zincotlpie  .  .  .  .  2  — 
Telepatia  (Trasmissione  del  pensiero),  di  À.  PAPPALARDO, 

2»  ediz.  di  pag.  XVI-279 2  50 

—  vedi  anche  Magnetismo  —  Ipnotismo  —  Spiritismo. 

Tempera  e  cementazione,  dell'ingegner  Padda,  di  pagine 
vm-10&\,  con  20  incisioni 2  — 

Teoria  dei  numeri  (Primi  elementi  della),  per  il  Prof.  U. 
SCARPIS,  di  pag.  vm-152 1  60 

Teoria  delle  ombre,  con  un  cenno  sul  Chiaroscuro  e  sul 
colore  dei  corpi,  del  Prof.  B.  Bonci,  di  pag.  vm-164,  con 
86  tavole  e  62  figure ,    .    .    .  2  — 

Terapia  delle  malattie  dell'Infanzia,  del  Dott.  G.  Catta- 
neo, di  pag.  XLT-506 4  — 

Termodinamica,  Prof.  G.  Cattaneo,  pag.  x-196,  4  flg.    .  1  50 

Terremoti  —  vedi  Sismologia  —  Vulcanismo. 

Terreni  —  vedi  Chimica  agraria  —  Concimi  —  Humus. 

Terreno  agrario.  Manuale  di  Chimica    del   terreno,  di  A. 

FUNARO,  di  pag.  vill-200 2  — 

Tessitore  (Manuale  del),  del  Prof.  P.  Pinchetti,  2»  ediz. 

riveduta,  di  pag.  xvr-812,  con  illustrazioni     .    .         .    .  8  50 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  56 

_ 

Tessuti  di  lana  e  di  cotone  (Analisi  e  fabbricazione  dei). 
Manuale  pratico  razionale  di  0.  Giudici,  di  pag.  xn-864 
con  1098  incisioni  colorate   , •     16  50 

Testamenti  (Manuali  dei),  per  cura  del  Dott.  G.  Sebina, 
di  pag.  VI-288 2  50 

Tigrè-itaiiano  (Mannaie),  con  due  dizionarietti  italiano-tigre 
e  tigre-italiano  ed  una  cartina  dimostrativa  degli  idiomi 
parlati  in  Eritrea,  del  Cap.  M.  Camperio,  di  pag.  180  .  2  50 

Tintore  (Mannaie  del),  di  B.  Lepetit,  3*  edizione,  di  pa- 
gine x-279,  con  14  incisioni 4  — 

Tintura  della  seta,  studio  chimico  tecnico,  di  T.  Pascal, 

di  pag.  XVI-482 5  — 

Tipografìa  (Voi.  I).  Guida  per  chi  stampa  e  fa  stampare.  - 
Compositori,  Correttori,  Revisori,  Autori  ed  Editori,  di  8. 
LANDI,  di  pag.  280 2  50 

Tipografia  (Voi.  II).  Lezioni  di  composizione  ad  uso  degli 
allievi  e  di  quanti  fanno  stampare,  di  8.  Landi,  di  p.  vm- 

.  271,  corredato  di  figure  e  di  modelli 2  60 

—  vedi  anche  Vocabolario  tipografico. 

Tisici  e  i  Sanatori!  (La  cura  razionale  dei),  del  Dott.  A. 
Zubiani,  prefaz.  del  Prof.  B.  Silva,  p.  xli-240,  4  incis.  2  — 

Titoli  di  rendita  —  vedi  Debito  pubblico  —  Valori  pubblici. 

Topografia  e  rilievi  —  vedi  Cartografia  —  Catasto  —  Celerinien- 
sura —  Compensazione  errori  —  Curve  —  Disegno  topografico 
—  Estimo  terreni  —  Estimo  rurale  —  Fotogrammetrìa  —  Geo- 
metria pratica  —  Prospettiva  —  Regolo  calcolatore  —  Tele- 
metrìa —  Triangolazioni. 

Topografia  di  Roma  antica,  di  L.  borsari,  di  pag.  vin- 
486,  con  7  tavole     .     .    .     .    , 4  50 

Tornitore  meccanico  (Guida  pratica  del),  ovvero  sistema 
unico  per  calcoli  in  generale  sulla  costruzione  di  viti  e 
ruote  dentate,  arricchita  di  oltre  100  problemi  risolti,  di 
8.  Dinaro,  2»  edizione,  di  pag.  xn-175 2  — 

Traduttore  tedesco  (II),  compendio  delle  principali  diffi- 
coltà grammaticali  della  Lingua  Tedesca,  del  Prof.  R. 
MlNUTTI,  di  pag.  XVI-224 1  50 

Trasporti,  tariffe,  reclami  ferroviari  ed  operazioni  do- 
ganali. Manuale  pratico  ad  uso  dei  commercianti  e  pri- 
vati, colle  norme  per  l'interpretazione  delle  tariffe  vigenti, 
di  A.  Bianchi  2»  edizione  rifatta,  di  pagine  xvi-208.    .  2  — 

Travi  metallici  composti  —  Vedi  Momenti  resistenti. 

Triangolazioni  topografiche  e  triangolazioni  catastali, 
deiring.  0.  Jacoangeli.  Modo  di  fondarle  sulla  rete  geo- 
detica, di  rilevarle  e  calcolarle,  di  pag.  xiv-840,  con  32 


66  ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI 


incisioni,  4  quadri  degli  elementi   geodetici,    32   modelli 

pei  calcoli  trigonometrici  e  tavole  ausiliarie 7  50 

Trigonometria  —  vedi  Celeriniensura  —  Esercizi  Geometria  me- 
trica —  Geometria  metrica  —  Logaritmi. 

Trigonometria  della  sfera  —  vedi  Geometria  e  trigonom.  della. 

Trine  (Le)  a  fuselli  in  Italia.  Loro  origine  discussione, 
confronti,  cenni  bibliografici,  analisi,  divisione,  istruzioni 
tecnico-pratiche  con  200  illustrazioni  intercalate  nel  testo 
di  Giacinta  Romanelli-Marone.  di  pag.  vm-881  .    .  4  50 

Tubercolosi  —  vedi  Tisici. 

Uccelli  canori  (I  nostri  migliori);  loro  caratteri  e  costumi. 
Modo  di  abituarli  e  conservarli  in  schiavitù.  Cura  delle 
loro  infermità.  Maniera  per  ottenere  la  riproduzione  del 
Canarino,  di  L.  Untersteiner,  di  pag.  xii-175    ...  2  — 

Ufficiale  (Manuale  per  1')  del  Regio  Esercito  italiano,  di  U. 
MORINI,  di  pag.  XX-888 8  50 

Ufficiale  sanitario  (Manuale  dell')  di  C.  Tonzig  e  G. 
RuatA  (in  lavoro). 

Unità  assolute.  Definizione,  Dimensioni,  Rappresentazione. 
Problemi  dell'Ing.  G.  Berto-uni,  pag.  x-124.    .    .        .  2  50 

Usciere  —  vedi  Conciliatore. 

Uva  spina  —  vedi  Frutta  minori 

Uve  da  tavola.  Varietà,  coltivazione  e  commercio,  del  Doti. 
D.  Tamaro,  8*  edizione,  di  pag.  xvi-278,  con  tavole  co- 
lorate, 7  fototipie  e  57  incisioni 4  — 

Valli  lombarde  —  vedi  Dizionario  alpino  —  Prealpi  Bergamasche. 

Valori  pubblici  (Manuale  per  l'apprezzamento  dei),  e  per  le 
operazioni  di  Borsa,  del  D.  P.  PICCINELLI,  2»  edizione 
rifatta  e  accresciuta,  di  pag.  xxrv-902 7  50 

Valutazioni  —  vedi  Prontuario  del  ragioniere. 

Vasellame  antico  —  vedi  Amatore  di  oggetti  d'arte  e  curiosità 

Veleni  ed  avvelenamenti,  dei  Dott.  e.  Ferraris,  di  pag. 

XVI-208,  con  20  incisioni 2  50 

Velocipedi  —  vedi  Ciclista. 

Ventagli  artistiol  —  vedi  Amatore  di  oggetti  d'arte  e  di  curiosità. 

Ventilazione  —  vedi  Scaldamento. 

Verbi  greci  anomali  (I),  del  Prof.  p.  spagnotti,  secondo 
le  Grammatiche  di  Curtius  e  Inama,  pag.  xxiv-107     .  1  50 

Verbi  latini  di  forma  particolare  nel  perfetto  e  nel  su- 
pino, di  A.  P.  Pav anello,  con  indice  alfabetico  di  dette 
forme,  di  pag.  vi-215 1  50 

Vermouth  —  vedi  Liquorista. 

Vernici  (Fabbricazione  delle),  e  prodotti  affini,  lacche, 
mastici,  inchiostri  da  stampa,  ceralacche,  deiring.  Ugo 
Fornari,  2*  ediz.  riveduta  e  ampliata  di  pag.  xn-244  .  2  — 

Vetri  artistici  —  vedi  Amatore  oggetti  d'arte  —  Specchi  —  Poto- 
smaltografla. 


ELENCO  DEI  MANUALI  HOEPLI  57 

_ 

.Vetro  (II).  Fabbricazione,  lavorazione  meceanica,  applica- 
zioni alle  costruzioni,  alle  arti  ed  alle  industrie,  dell'  ing. 
G.  D'ANGELO,  di  pag.  xix-527,  con  825  figure  intercalate, 
delle  quali  25  in  tricromia 9  50 

Vini  bianchì  da  pasto  e  Vini  mezzo  colore  (Guida  pratica 
per  la  fabbricazione,  l'affinamento  e  la  conservazione  dei), 
di  G.  A.  Prato,  di  pag.  xn-276,  con  40  ine 2  — 

Vino  (II),  di  G.  Grassi-Soncini,  di  pag.  xvi-152.    .    .    .  2  — 

Vino  aromatizzato  —  vedi  Adulterazione  —  Cognac  —  Liquorista. 

Viticoltura.  Precetti  ad  uso  dei  Viticoltori  italiani,  del  Prof. 
0.  OTTAVI,  5»  ed.  riveduta  ed  ampliata  da  A.  STRUCCHI, 
di  pag.  XVI-227,  con  30  incisioni  .    .    .    , 2  — 

Vocabolarietto  pei  numismatici  (in  7  lingue),  del  Dott.  s. 

Ambrosoli,  di  pag.  vni-134 1  50 

Vocabolario  araldico  ad  uso  degli  italiani,  dei  Conte  G. 

Guelfi,  di  pag.  vm-294,  con  856  incisioni 8  50 

Vocabolario  compendioso  della  lingua  russa,  del  Prof. 

VOINOVICH,  di  pag.  XVI-288      .     .     .     .     , 8  — 

Vocabolario  tipografico,  di  s.  Landi.  (in  lavoro). 

Volapiik  (Dizionario  italiano-volapiik),  preceduto  dalle  No- 
zioni compendiose  di  grammatica  della  lingua,  del  Prof. 
C.  Mattei,  secondo  i  principii  dell'inventore  M.  Schleyer, 
ed  a  norma  del  Dizionario  Volapùk  ad  uso  dei  francesi, 
del  Prof.  Kerckhoffs,  di  pag.  xxx-198 2  50 

Volapiik  (Dizion.  volapiik-ital.),  Prof.  C.  Mattei,  p.  xx-204.  2  50 

Volapiik,  Manuale  di  conversazione  e  raccolta  di  vocaboli 
e  dialoghi  italiani-volapiik,  per  cura  di  M.  Rosa,  Tom- 
masi  e  A.  Zambelli,  di  pag.  152 2  50 

Vulcanismo,  del  Cap.  L.  Gatta,  di  pag.  vin-268  e  28  ine.  .  1  50 

Zeoche  —  vedi  Terminologia  monetaria. 

Zolfo  (Le  miniere  di)  di  G.  Cagni,  di  pag.  xn-275,  con  34 
incisioni  e  10  tabelle 8  50 

Zoologia,  dei  Prof.  E.  H.  Giglioli  e  G.  Cavanna: 

I.  Invertebrati,  di  pag.  200,  con  45  figure    .    .    .     .  1  50 

II.  Vertebrati,  Parte  I,  Generalità,  Ittiopsidi  (Pesci  ed 
Anfibi),  di  pag.  XVI-156,  con  83  incisioni      .     .    .  1  50 

III.  Vertebrati.  Parte  II,  Sauropsidi,  Teriopsidi  (Rettili, 

Uccelli  e  Mammiferi),  di  pag.  xvi-200,  con  22  incis..  1  50 
Zoonosi,  del  Dott.  B.  Galli  Valerio,  di  pag.  xv-227.  .  1  50 
Zootecnia,  del  Prof.  G.  Tampelini,  p.  viii-297,  52  incis.  2  50 
Zucchero  (Industria  dello): 

I.  Coltivazione  della  barbabietola  da  zucchero,  dell'Ing. 
B.  R.  Debarbieri,  di  pag.  XVI-220,  con  12  ine.    .  2  \Q 

II.  Commercio,  importanza  economica  e  legislazione 

doganale,  di  L.  Fontana-Russo,  di  pag.  xn-244    .  2  *0 

III.  Fabbricazione  dello  zucchero  di  barbabietola  del- 

l'Ing. A.  TACCANI,  di  pag.  XII-228,  con  71  incis  .     .  8  * 


Indice  alfabetico  per  autori  dei  Manuali  Hoepli 

(I  numeri  indicano  *e  pagine). 


Abbo  P.  Nuotatore 44 

Aoqua  C.  Microscopio 42 

Adler  G.Eserc.  di  lingua  tedesca  28 
Aduooi  N.  Le  patate 46 

—  La  fecola 29 

Aduooo  A.  Chimica  agraria.  .  .  17 
Agnelli  6.  Tav.Div.  Commedia  54 

Alry  fi.  B.  Gravitazione 34 

Aitila  C.  Eserc.  Trigon.  piana  28 

—  Complementi  di  geomet.elem.  20 

—  Geometria  della  sfera  ...  32 
Alberti  F.  Il  bestiame  e  Pagrìcol.  15 
Albiolnl  6.  Diritto  civile  ....  23 

Albini  8.  Fisiologia 29 

Alestandrl  P.  E.  Analisi  chimica  11 

—  Analisi  volumetrica 11 

—  Chimica  applio.  all'Igiene .  17 

—  Disinfezione 24 

—  Farmacista  (Manuale  del).  29 

—  Sostanze  alimentari 5 

Allori  A.  Dizionario  Eritreo .  .  25 
Alo!  A.  Olivo  ed  olio 44 

—  Agrumi 10 

—  Adulterazione  del  vino  .  .  10 
Ambrotoli  S.  Atene 14 

—  Monete  greche 43 

—  Numismatica 44 

—  Vocabolarietto  pei  numism.  57 
Antllll  A.  Disegno  geometrico.  24 

Antonini  E.  Pellagra    46 

Appiani  G.  Colori  e  vernici  .  .  19 
Arila  C.  Dizionario  bibliogr.  .  25 
Arrighi  C.  Dizionario  milanese  25 

Arti  grafiche,  ecc 13 

Aschleri  F.  Geom.anal.  d.  spazio  32 

—  Geometria  anal.  del  piano  32 

—  Geometria  descrittiva  ...  32 

—  Geom.  proiettiva  del  piano 

e  della  stella 32 

Geom.  projett.  dello  spazio  32 
Azimontl  E.  Frumento 31 

—  Campicello  scolastico  ....  16 

—  MaiB 40 

Azzonl  F.  Debito  pubb.  italiano  23 
Baocarinl  P.  Malatt.  crittogam.  40 
Baddeley  V.  Law-Tennis  ....  37 

Bagnoli  E.  Statica 53 

Ball  J.  Alpi  (Le) 11 

Ball  R  Staweil.  Meccanica  ...  41 
Ballerini  0.  Fiori  artificiali  .  .  29 

Balzani  A.  Shakespeare 51 

Barotchl  E.  Fraseologia  frane.  30 
Barpi  U.  Igiene  veterinaria  .  .  34 

—  Abitaz.  degli  anim.  domest.  10 
Barth  ■.  Analisi  del  vino  ...  11 
Bario  li  A.  Stilistica  latina  ...  53 


Bassi  D.  Mitologie  orientali .  .  43 
Baetlanl  F.  Lavori  marittimi .  36 
Belfiore  G.  Magnet.  ed  ipnot.  .  40 
Bellini  A.  Igiene  della  pelle .  .  34 

—  Luce  e  salute .39 

Belilo  V.  Mare  (II) 41 

—  Cristoforo  Colombo 22 

Ballotti  G.  Luce  e  colori  ....  39 
Beliuominl  G.  Calderaio  prat  .  16 

—  Cubatura  dei  legnami  ...  22 

—  Fabbro  ferraio 28 

—  Falegname  ed  ebanista  .  .  28 

—  Fonditore .  30 

—  Operaio  (Manuale  dell')  .  .  44 

—  Peso  dei  metalli <  .  46 

Beltraml  L.  Aless  Manzoni  .  .  41 

Bonetti  J.  Meccanica 41 

Bergamaschi  0.  Contabilità  dom.  20 

—  Ragioneria  industriale  ...  49 

Bernardi  G.  Armonia 13 

Bernhard.  Infortunii  di  mont. .  36 
Bertelli  9.  Disegno  topografico  24 

—  Telemetria 54 

Bertollnl  F.  Bisorg.  italiano  .  .  50 
Bertolinl  G.  Unità  assolute.  .  .  56 
Bertollo  8.  Coltiv.  delle  min.  .  42 
Beata  R.  Anat.  e  flsiol.  compar.  11 
Bettel  V.  Morfologia  greca.  .  .  43 

Bottoni  E.  Piscicoltura 46 

Blagl  G.  Bibliotec.  (Man.  del).  15 
Bianohi  A.  G.  Trasporti  e  tariffe 

ferroviarie 55 

Bignami-Sormani  E.  Diz.  alpino  26 

Biraghi  9.  Socialismo 51 

Blsoontl  A.  Esercizi  greci  ...  28 
Boocardlnl  G.L 'Euclide  emendato  28 

Boek  C.  Igiene  privata 34 

Boito  C.  Disegno  (Princ.  del)  .  24 
Bombiccl  C.  Minerai,  generale  42 

—  Mineralogia  descrittiva.  .  .  42 
Bonacinl  C.  Fotografia  ortocr.  30 
Bonol  E.  Teoria  delle  ombre  .  54 
Bottelli  L.  Grammatica  turca  .  34 
Bonetti  E.  Biancheria  (Disegno, 

taglio,  ecc.;.   .  .  : 15 

Bonino  Q.  B.  Dialetti  greci.  .  .  23 
Bonizil  P.  Animali  da  cortile.  12 

—  Colombi  domestici 19 

Borgarello  E.  Gastronomia,  Ter- 
minologia italiana  e  frane.  31 

Borlotti  F.  Celeri mensura.  ...  17 

—  Form,  per  il  cale.  d.  risvolte  30 
Borsari  L  Topog.  di  Roma  ani  55 
Bosetti  E.  Gioielleria  e  orefic.  32 

Bossi  L.  M.  Ostetricia 45 

Bragàgno'o  G.  Storia  di  Francia  53 


INDICE  ALFABETICO  PER  AUTORI 


59 


Sragagaolo  fi.  Storia  d'Inghilt.  53 
Brighiti  L.  Letterat  egiziana .  38 

Bracherei  8.  Alpinismo 11 

Brown  H.  T.  Meccanismi  (500)  41 
Bruni  F.  Tartufi  e  funghi  ...  54 
Bruni  E.  Catasto  italiano.  ...  17 

—  Codice  doganale  italiano. .  18 

—  Contabilità  dello  Stato.  .  .  21 

—  Imposte  dirette 35 

—  Legislazione  rurale 37 

—  Ricchezza  mobile 49 

Bruttinl  A,  Il  libro  dell'agricol.  10 
Buocl  di  Santafiora.  Marino  .  .  41 

—  Flotte  moderne  (Le) 29 

Sudan  E.  Autografi  (Amat.  di).  14 
Burali-Forti  C.  Logica  matem.  39 
Buttar!  F.  Saggiatore  (Man.  d.)  50 

—  Tav.  per  l'allig.  oro  e  arg.  54 
Caftareill  F.  Strumenti  ad  arco  53 
Cagni  G.  Le  miniere  di  solfo.  .  57 
Caldano  C.  Soccorsi  d'urgenza  51 

—  Assistenza  degli  infermi.  .  13 
Calzava»  V.  Industria  del  gas  31 
Camparlo  ■.  Tigre-italiano  .  .  55 
Campi  C.  Campicello  scolastico  16 
Canestrini  E.  Fulmini  e  parai  31 
Canestrini  8.  Apicoltura 12 

—  Antropologia 12 

Canestrini  C.  e  R.  Batteriologia  15 

Cantamessa  F.  Alcool 10 

Cantoni  C.  Logica 39 

Cantoni  C.  Psicologia 48 

Cantoni  G  Prato  (II) 47 

—  Tabacco  (II) 53 

Cantoni  P.  Igroscopi,  igrome- 
tri, umidità  atmosferica.  .  .  35 

Canta  C.  Storia  italiana  ....  53 
Capello  F.  Rettorica 49 

—  Stilistica 53 

Capllupi  A.  ABsicuraz.  e  stima  13 
Capeilettl  L.  Napoleone  I.  ...  44 

—  Letterata  spagn.  e  portogh.  38 
Cappelletti  L.  Nevrastenia  ...  44 
Cappelli  A.  Diz.  di  abbreviat. .  25 
Carezzi  D.  Ostricoltura 45 

—  Anat.  microsc  (Tecn.  di)  .  11 
Carega  di  Buricco.  Agronomia  10 

—  Estimo  rurale 28 

Carnevali  T.  Scienza  finanze  .  51 
Carotti  8.  Storia  dell'arte  ...  53 
Carraroli  A.  Igiene  rurale.  ...  34 
Cataorandi  V.  Storia  e  cronol.  53 

Casali  A.  Humus  (L') 34 

Castellani  L  Acetilene  (L').  .  .  10 

—  Incandescenza 35 

Castigllonl  L.  Beneficenza  ...  15 
Cattaneo  C.  Dinamica  element.  23 

—  Termodinamica 54 


Cattaneo  C.  Terapia  infanzia  .  54 
Cattaneo  8.  Embriolog.  e  mori  27 
Cavalieri  D.  Legisl.  delle  acque  37 

Cavanna  8.  Zoologia 57 

Cavara  F.  Funghi  mangerecci.  31 

Caloria  8.  Astronomia 14 

Cenoelll-Perti  A.  Macch.  agric.  39 
Cerchiar!  G.  L.  Chir.  e  tatuaggio  18 
Ceretl  P.  E.  Esercizi  latini.  .  .  28 
Cerruti  F.  Meccanismi  (500) .  .  41 
Cerutti  A.  Fognat.  domestica  .  30 
Cettolini  S.  Malattie  dei  vini .  40 
Clapetti  Q.  L'alcool  industriale  10 
Chiesa  C.  Logismografia  .  ...  39 
Clàmpoli  D.  Letterature  slave.  38 
Cignoni  A.  Ingegnere  navale  .  36 

Claudi  C.  Prospettiva 48 

Clerico  G.  vedi  Muller,  Metrica  42 

Coltamarlnl  8.  Biologia 15 

Colombo  8.  Ingegnere  civile.  .  36 
Colombo  L.  Nutriz.  del  Bamb.  44 
Combonl  E.  Analisi  del  vino.  .  11 
Corioarl  T.  Gramm.  italiaua .  .  33 
Consoli  S.  Fonologia  latina  .  .  30 

—  Letteratura  norvegiana  .  .  38 
Conti  P.  Giardino  infantile  .  .  32 
Contuzzl  F.  P.  Diritto  costituz.  23 

—  Diritto  internaz.  privato.  .  24 

—  Diritto  internaz.  pubblioo.  24 
Corsi  E.  Codice  del  bollo.  ...  18 
Cortese  E.  Metallurgia  dell'oro  42 
Costa  A.  Elettrochimica  ....  26 
Cossa  L  Economia  politica .  .  26 
Couqnet.  Pugilato  an  tioo,  e  mod.  48 
Coufllaux  L.  Igiene  della  booca.  34 
Cova  E.  Confez.  abiti  signora.  10 

Cremona  1.  Alpi  (Le) 11 

Cristofoli  L.  Stenografo  pratico  52 
Crollalanza  8.  Araldica  (Gr.).  .  12 

Croppl  G.  Canottaggio 16 

Cretti  F.  Compens.  degli  errori  20 
Curti  R.  Infortuni  della  mont  36 
Cust  R.  Relig.  e  lingue  d.ìndia  49 

—  Lingue  d'Africa 39 

D'Adda  L  Marine  da  guerra  .  41 

Dal  Plaz.  Cognac 19 

Damiani  Lingue  straniere  ...  39 

D'Angelo  8.  Vetro 57 

Da  Ponte  M.  Distillazione  ...  24 
De  Amezaga.  Marino  militare  .  41 
De  Barbieri  R.  Zucchero  (Ind.  d.)  57 
De  Brun  A.  Contab.  comunale.  20 
De  Cillls  E.  Mosti  (Densità  dei)  44 
De  Gasparis  A.  Sale  e  Saline  .  50 
De  Gregorio  8.  Glottologia.  .  .  33 
De  Subornati»  A.  Lett.  indiana  38 

—  Lingue  d'Afr .  .  39 

—  Mitologia  comparata  ....  43 


60 


INDICE  ALFABETICO  PER  AUTORI 


De  Gubernatis  A.  Relig.  e  lingue 

dell'India 49 

Dell'Acqua  F.Morte  vera  e  appar.  43 
Dei  Lupo  ■■  PomoL  artificiale.  47 
De  Marchi  L.  Meteorologia.  .  .  42 

—  Climatologia 18 

0e  Mauri  L  Maioliche  (Amatore)  40 

—  Amatore  d'oggetti  d'arte  .  11 

Dessy.  Elettrotecnica 27 

Di  Baio  F.  Pirotecnica 46 

Dinaro  S.  Tornitore  meccanico  56 

—  Montatore  di  macchine  .  .  43 

—  Atlante  di  macchine  ....  39 
Dizionario  universale  in  4  lingue  26 
Dompè  C.  Man.  del  Commerciante  20 

Dowden.  Shakespeare 51 

Doyen  C.  Litografia 39 

Enciclopedia  Hoepll 27 

Erede  8.  Geometria  pratica.  .  32 

Fabrit  8.  Olii  vegetali 44 

Fadda.  Tempera  e  cementaz. .  54 

Faelll  F.  Razze  equine 49 

Falcone  C.  Anat.  topografica  12 
Faralli  8.  Ig.  della  vita  pub.  epr.  34 
Feninl  C.  Letteratura  italiana  38 

Fenizla  C.  Evoluzione 28 

Ferrari  D.  Arte  (L')  del  dire .  .  13 
Ferrari  Q.  Scenografia  (La)  .  .  50 
Ferrari  V.  Lett.  moderna  ital.  38 

—  Letter.  moderna  e  oontemp.  38 
Ferrarlo  C.  Curve  circolari.  .  .  23 
Ferrarit  C.  Veleni  ed  avvelen.  56 
Ferrini  C.  Digesto  (II) 23 

—  Diritto  penale  romano.  .  .  24 

—  Diritto  romano 24 

Ferrini  R.  Elettricità 26 

—  Energia  fisica 27 

—  Galvanoplastica 31 

—  Scaldamento  e  ventilaz. .  .  50 

—  Telegrafia     54 

Filippini  P.  Estimo  dei  terreni  28 

Flnzl  J.  Psichiatria 48 

Fiorini  C  Omero 44 

Fiori  A.  Dizionario  tedesco  .  .  26 

—  Conversazione  tedesca ...  21 
Fontana-Russo.  Zucch.  (Comm.)  57 
Foresti  A.  Mitologia  greca.  .  .  43 
Formentano    A.     Giurisdizione 

volontaria 33 

Formenti  C.  Alluminio 11 

Fornarl  P.  Sordomuto  (II)  ...  52 
Fornarl  U.  Vernici  e  lacche  .  .  56 

—  Luce  e  suono 39 

—  Calore  (II) 16 

Foster  ■.  Fisiologia 29 

Franceschi  G,  Cacciatore ....  15 

—  Corse 22 

Franceschi  G.  Giuoco  del  Pallone  33 


Franceschi  6.  B.  Concia  pelli  .  20 

—  Conserve  alimentari.  .  .  .20 
Franceschi^  F.  Insetti  utili  .  .  36 

—  Insetti  nocivi 96 

Franchi  L.  Codici 18-19 

—  Leggi  sui  lavori  pubblici  .  37 

—  Legge  s.  tasse  di  reg.  e  bollo  37 

—  Legge  sull'Ordin.  giudiz.  .  37 

—  Legge  sanità  e  sicur,  pnbbl.  37 

—  Leggi  sulle  priv.  indnstr.  19-37 

—  Leggi  diritti  d'autore  18-19-37 
Frledmann  S.  Lingua  gotica  .  .  38 
Friso  L.  Filosofia  morale.  ,  .  .  29 
Frisoni  G.  Gramm.  port.-bras.  34 

—  Corrispondenza  italiana.  .  21 

—  ,  8pagnuola  22 

—  ,  francese  . .  22 

—  Gramm.  Danese-Norveg.,  .  33 
Fumagalli  G.  Bibliotecario  ...  15 

—  Paleografia 45 

Fumi  F.  8.  Sanscrito 4  50 

Funaro  A.  Concimi  (I) 20 

—  Terreno  agrario 54 

Gabba  L  Chimico  (Man.  del).  17 

—  Seta  (Industria  della).  ...  51 

—  Adnlt.  e  falsific.  degli  alim.  10 

Gabbi  U.  Semeiotica 51 

Qabelsberger-Noè.  Stenografia.  52 
Gabrielli  F.  Giuochi  ginnastici  33 
Gagliardi  E.  Interesse  e  sconto  36 

—  Ragioniere  Pront.  del).  .  .  49 
Galassia!  A.  Maoc.  cuo.  e  ricam.  40 
Gallerani  G.  Spettrofotometria  52 

Galletti  E.  Geografia 31 

Galli  G.  Igiene  privata 34 

Galli  Valerlo  B.  Zoonosi 57 

—  Immunità  e  resist.  alle  mal.  85 
Galllzia  P.  Resistenza  dei  mater.  49 
Gardenghl  G.  Soc.  di  mutuo  eoe.  51 
Garetti  A.  Notaio  (Man.  del).  .  44 
Gardlni  A.  Chirurgia  operat  .  .  18 
Garibaldi  C  Econ.  matematica  26 
Garnier-Vallettl  Pomologia  ...  47 
Garollo  G.  Atl.  geog.-st.  d'Ital.  14 

—  Dizionario  biograf.  univ.  .  25 
— -  Dizionario  geograf.  nniv. .  25 

—  Prontuario  di  geografia.  .  48 
Garuffa  E.  Orologeria 45 

—  Siderurgia 51 

Gasllni  A.  Prodotti  del  Tropico  47 
Gatta  L  Sismologia 51 

—  Vulcanismo 57 

Gautero  Q.  Macch.  e  fuochista .  40 
Gavina  F  Ballo  (Manuale  del) .  14 
Geikle  A.  Geografia  fisica.  ...  32 

—  Geologia 32 

Qeicich  E.  Cartografia 17 

—  Ottica 45 


INDICE  ALFABETICO  PEB  AUTORI 


61 


Selli  J.  Armi  antiche 13 

—  Biliardo* 15 

—  Codice  cavalleresco 18 

—  Dizionario  filatelico 25 

—  Duellante 26 

—  Ginnastica  maschile 32 

—  Scherma 51 

—  Il  raccoglitore 48 

Gentile  I.  Archeologia  dell'arte  12 

—  Geografia  classica 27 

—  Storia  antica  (Oriente).  .  .  53 
Gerneslo  G.  Imltaz.  di  Cristo  .  35 
Gestro  R.  Naturai,  viaggi at..  .  44 

—  Naturalista  preparatore .  .  44 
Ghent  I.  Ciclista 18 

—  Conti  fatti 21 

—  Galvanostegia 31 

—  Imitazioni  e  succedanei .  .  35 

—  Industrie  (Piccole) 35 

—  Leghe  metalliche 37 

—  Metallocromia 42 

—  Monete,  pesi  e  rais.  ingl.  .  43 

—  Problemi  di  geometria.  .  .  47 

—  Ricettario  domestico  ....  49 

—  Ricettario  industriale.  ...  49 

Glbelli  G.  Idroterapia 34 

Qlglloll  E.  H.  Zoologia .57 

Gleppl  L.  Crittografia 22 

—  Dizionario  fotografico  ...  25 

—  Fotograffa  industriale  ...  30 
Giordani  G.  Proprietario  di  case  48 

Gloroettl  8.  Stenografia 52 

Glorll  E.  Disegno  industriale .  24 

—  Disegno  e  costruz.  Nave.  .  24 

—  Aritmetica  e  Geometria .  .  13 

—  Meccanico  (II) 41 

—  Meccanica  (La)    del  mac- 
chinista di  bordo 41 

Glttì  V.  Computisteria 20 

—  Ragioneria 48 

Gladio!  0.  Tessuti  di  lana  e  cot.  55 

Gladstone  W.  E.  Omero 44 

Gneochi  F.  Monete  romane.  .  .  43 

—  Guida  numismatica 34 

Gobbi  U.  Assicuraz.  generale  .  13 
Goffi  V.  Disegnat.  meccanico  .  24 
Gorinl  G.  Colori  e  vernici  ...  19 

—  Concia  delle  pelli 20 

—  Conserve  alimentari 20 

—  Metalli  preziosi 42 

—  Olii : 44 

—  Piante  industriali 45 

—  Pietre  preziose 45 

Gorra  E.  Lingue  neo-latine  .  .  39 

—  Morfologia  italiana 43 

Grawlnkel,  Elettrotecnica.  ...  26 
Grassi  F.  Magnetismo  e  elett.  40 
Qruzi-Soncint  G.  Vino  (II)  ...  57 


Qrifflnl  A.  Coleotteri  italiani.  .  19 

—  Ittiologia  italiana 36 

—  Lepidotteri  italiani 37 

—  Imenotteri  italiani 35 

Grotho  E.  Filatura,  tessitura.  .  29 

Grave  G.  Geografia 31 

Guaita  L.  Colori  e  la  pittura  .  19 
Guasti  C.  Imitazione  di  Cristo  35 
Guelfi  G.  Vocabolario  araldico  57 

Guetta  P.  Il  Canto 16 

Quyon  B.  Grammatica  Slovena  34 
Haeder  H.  Costr.  macc.  a  vap. .  39 

Hoepli  U.  Enciclopedia 27 

Hooker  I.  Botanica 15 

Hubert  I.  C.  Antich.  pubbl.  rom.  12 
Hugues  L  Esercizi  geografici .  27 

—  Cronologia  scop.  "geogr.  .  .  22 

Imitazione  di  Cristo 35 

Imperato  F.  Attrezz.  delle  navi  14 
Inama  V.  Antichità  greche.  .  .  12 

—  Letteratura  greca 38 

—  Grammatica  greca 33 

—  Filologia  classica 29 

—  Esercizi  greci .28 

lssel  A  Naturalista  viaggiat..  44 
Jaooangeli  0.  Triangola  topog..  55 

Jenkin  F.  Elettricità. 26 

Jevons  W.  Stanley.  Econ.  polit.  26 

—  Logica 39 

Jona  E.  Cavi  telegr.  sottomar.  17 
Jones  E.  Calore  (II) 16 

—  Luce  e  suono 39 

Klepert  R.  Atl.  geogr.  univers.  14 

—  Esercizi  geografici 27 

Kopp  W.  Antich.  priv.  dei  Rom.  12 
La  Leta  B.  M.  Cosmografia.  .  .  22 

—  Gnomonica 33 

Land!  D.  Dis.  di  proiez.  ortog.  24 
Land!  S.  Tipografia  (1°)  Guida  55 

—  (11°)  Compositore-tipogr.   .  55 

—  Vocabolario  tipografico  .  .  57 
Lange  0.  Letteratura  tedesca .  38 
Lanzoni  P.  Geogr.  comm.  econ.  32 
Larice  R.  Storia  del  commercio  20 
Leoni  B.  Lavori  in  terra.  ...  37 

Lepetlt  R.  Tintore 55 

Levi  C.  Fabbricati  civ.  di  abitaz.  28 
Levi  C.  Letterat.  drammatica  .  38 
Levi  I.  Gramm.  lingua  ebraica  .  33 
Librandi  V.  Gramm.  albanese .  33 
Llcciardelll  Q.  Coniglicoltura  .  20 

—  Il  furetto 31 

Lied  N.  Protez.  degli  animali .  48 
Lignarolo  ■.  Doveri  dei  macch  .  26 

—  Macchinista  navale  ....  40 
Lion  A.  Ingegneria  legale  ...  36 

Lloy  P.  Ditteri  italiani 25 

Livi  L.  Antropometria 1? 


62 


INDICE  ALFABETICO  PER  AUTORI 


Lockyer  t.  N.  Astronomia.  ...  13 
Lombardinl  A.  Anat.  pittorica  *  12 

Lombroso  C.  Grafologia 33 

Lomonaco  A.  Igiene  della  vista  34 
Loria  L.  Macchinista  e  fuochis.  40 
Loris.  Diritto  amministrativo.  23 

—  Diritto  civile 23 

Lovera  R.  Gramm.  greca  mod. .  83 

—  Grammatica  rumena  ....  34 

Luxardo  0.  Merceologia 42 

Mattioli  D.  Diritti  e  dov.  dei  citt.  23 

—  Scritture  d'affari 51 

■aggi  L.  Proctologia 48 

—  Tecnica  protistologica ...  54 
Magrini  E.  Infortuni  sul  lavoro  36 

—  Case  operaie 17 

Mainanti  G.  Esattore 27 

Majnoni  R.  Massaggio 41 

Malaorida  G.  Materia  medica  .  41 

—  Impiego  ipodermico ....  35 

Malfatti  B.  Etnografia 28 

Mancini  P.  La  rachitide 48 

Manettl  L.  Caseificio 17 

Mantovani  8.  Psicolog.  flsiolog.  48 
■arazza  E.  8tearineria 52 

—  Saponi  (Industria  dei)  ...  50 
Marcel  C.  Lingue  straniere  .  .  39 

Marchi  E.  Maiale  (II) 40 

Marcii  la  o  F.  Letterat.  francese  38 
Maroolongo  R. Equii,  corpi  elast.  27 
Marra  A.  Corr.  elettr.  alternate  21 
■arzorati  E.  Codice  perito  mia.  18 
Mastrigll  L.  Cantante 16 

—  Pianista 46 

Mattai  C.  Volapùk  (Dizion.)  .  .  57 
Mazzocchi  L.  Calci  e  cementi .  16 

—  Cod.  d.  perito  misuratore.  18 
Mazzocoolo  E.  Legge  comunale  37 
Melanl  A.  Architett.  italiana  .  12 

—  Decoraz.  e  industrie  artist.  23 

—  Ornatista 45 

—  Pittura  italiana 46 

—  Scultura  italiana 51 

Molli  B.  L' Eritrea 27 

Monozzi.  Alimentaz.  bestiame  11 
Mercanti  F.  Animali  parassiti  .  12 

Mezzanotti  C.  Bonifiche 15 

Mina  G.  Modellat.  meocanico  .  43 

Minozzi  A.  Fosfati 30 

Minutti  R.  Letterat.  tedesca  .  .  38 

—  Traduttore  tedesco 55 

Molina  E.  Antologia  stenografica  12 
Molina.  Curatore  dei  fallimenti  22 

Molina  R.  Esplodenti 28 

Molon  8.  Pomologia 47 

Mondin!.  Produzione  dei  vini .  48 
Montagna  A.  Fotosmaltografla  30 
Montemartini  L.  Pisiol.  veget. .  29 


Moreschi  N.  Antichità  private 

dei  Romani 12 

Morgana  G.  Gramm.  olandese.  33 
Morlnl  U.  Uffic.  (Man.  per  1')  .  56 
Morselli  E.  Sociologia  generale  52 

Motta  G.  Telefono 54 

Muffane  G.  Fotografia 30 

Mailer  L.  Metrica  Greci  e  Bom  42 

Mailer  0.  Logaritmi 39 

Huranl  0.  Fisica 29 

—  Telegrafia  senza  fili 54 

Murari  R.  Ritmica 50 

Musatti  E.  Leggende  popolari.  37 
Muzio  C.  Medico  pratico.  ...  41 

—  Malattie  dei  paesi  caldi .  .  40 
Nacoarl  8.  Astronomia  nautica  14 
Vallino  A.  Arabo  parlato ....  12 
Namias  R.  Fabbr.  degli  specchi  52 

—  Processi  fotomeccanici.  .  .  47 
Nazari  0.  Dialetti  italici  ....  23 
Negrln  C.  Paga  giornaliera.  .  .  45 

Menci  T.  Bachi  da  seta 14 

Nlocoll  V.  Alimentaz.  bestiame  11 

—  Cooperative  rurali 21 

—  Costruzioni  rurali 28 

—  Prontuario  dell'agricoltore.  IO 

—  Meccanica  agraria 41 

Nlooletti  A.  Stènogaafia 52 

—  Esercizi  di  stenografia.  .  .  52 
Noseda  E.  Legislaz.  sanitaria  37 

—  Lavoro  delle  donne  e  fanc.  37 
Nuyens  A.  Diz.  italiano-oland.  25 

Ollvarl  G.  Filonauta 29 

Olmo  C.  Dirito  ecclesiastico.  .  23 
Orlandi  G.  Celerimensura .  ...  17 

Orsi  P.  8toria  d'Italia 53 

Orsini  E.  Scacchi 50 

Ostwald-Bolla.  Chimica  analitica  17 
Ottavi  0.  Enologia ,27 

—  Viticoltura 57 

Ottino  9.  Bibliografia 15 

Pagani  C  Assicuraz.  sulla  vita  13 
Paganini  A.  Letterat.  francese  38 
Paganini  P,  Fotogrammetria.  .  30 
Palombi  A.  Manuale  postale .  .  47 

Palumbo  R.  Omero 44 

Panizza  F.  Aritmetica  razion.  13 

—  Aritmetica  pratica, 13 

—  Esercizi  di  Aritmetica  ras.  13 
Paoloni  P.  Disegno  assonom.  .  24 

(Pappalardo  A.  Spiritismo.  ...  52 

—  Telepatia 54 

Parise  P.  Ortofrenia 45 

Paroll  E.  Grammatica  svedese  34 
Pascal  T.  Tintura  della  seta  .  55 
Pascal  E.  Calcolo  differenziale  16 

—  Calcolo  integrale 16 

—  Calcolo  delle  variazioni .  .  16 


INDICE  ALFABETICO  PER  AUTORI 


68 


Pascal  E.  Esercizi  di  calcolo . 

—  Determinanti 

—  Funzioni  ellittiche 

—  Gruppi  di  trasformazioni .  . 

—  Matematiche  superiori  .  .  . 
Pattaci  ni  8.  Conciliatore  .  .  .  . 
Pavanelto  F  A.  Verbi  latini  .  . 
Pavia  L.  Grammatica  tedesca. 

—  Grammatica  inglese 

—  Grammatica  spaglinola  .  . 

tavolini  E.  Buddismo 

Pedlolno  N.  A.  Botanica 

Pedrettl  G.  Automobilista  (L'). 
Padrini.  Casa  dell' avvenire  .  . 

Pegllon  V.  Filossera 

Penassi  T.  G.  Sintassi  latina.  . 

Percossi  R.  Calligrafia 

Perdoni  T.  Idraulica 

Petrl  L.  Computisteria  agraria 

Petznoldt.  Bibliotecario 

Plano  II  E.  Illuminaz.  elettrica 
Picolnelll  F.  Società  Ind.  p.  az. 

—  Valori  pubblici 

Piccinini  P.  Farmacoterapia.  . 

Plcooil  D.  V.  Telefono 

Pleraoclnl  A.  Assist,  dei  pazzi 
Pilo  ■.  Estetica 

—  Psicologia  musicale 

Pinoherle  S.  Algebra  element. 

—  Algebra  complementare .  . 

—  Esercizi  di  algebra  elem. . 

—  Esercizi  di  geometria.  .  .  . 

—  Geometr.  metr.  e  trigonom. 

—  Geometrìa  pura 

Plnohettl  P.  Tessitore 

Pini  P.  Epilessia 

Pisani  A.  Mandolinista 

—  Chitarra 

Pizzlnl  L  Disinfezione  .  .     .  . 

—  Microbiologia 

Pizzi  I.  Letteratura  persiana  • 

—  Islamismo 

—  Letteratura  araba 

Plebanl  B.  Arte  della  memoria 
Polacco  L.  Tav.  Div.  Comm.  . 
Poloni  G.  Magnet.ed  elettricità 

Pompilio.  Panificazione 

Porro  F.  Spettroscopio 

—  Gravitazione 

Portlgllotti  G.  Psicoterapia  .  .  . 
Pozzi  G.  Regolo  calcolatore  .  . 
Prat  G.  Grammatica  francese. 

—  Esercizi  di  traduzione  .  .  . 
Prato  G.  Cognac 

—  Vini  bianchi 

Prootor  R.  A.  Spettroscopio  .  . 
Pront  E.  Strumentazione.  .  .  . 
Puoci  A.  Frutta  minori 


16  Pucci  A.  Piante  e  fiori 46 

23  Rabbeno  A.  Mezzeria 42 

31  —  Ipoteche  (Manuale  per  le)  36 
34  Racioppl  F.  Ordinamento  degli 

41       Stati  liberi  d'Europa 45 

20  —  Idem,  fuori  d'Europa  ....  45 

56    Ralna  ■.  Logaritmi 39 

34  Ramorino  F.  Letterat.  romana.  38 

33  —  Mitologia  (Dizionario  di)  .43 

34  Re  busca  Ini  E.  Mal.  del  sangue.  40 
15    —  Organoterapia. 45 

15  —  Sieroterapia 51 

14  Reflazioni  J.  Paleoètnologia  .  .  45 

17  Repossl  A.  Igiene  scolastica.  .  34 
29  Restorl  A.  Letterat.  provenzale  38 
51  —  Letteratura  catalana  ....  37 

16  Rovel  A.  Letteratura  ebraica  .  38 

34  Ricci  A.  Marmista 41 

20    Ricci  E.  Chimica 17 

15  Ricci  S.  Epigrafia  latina ....  27 

35  —  Archeologia.  Arte  greca.  .  12 

51  —  „             Arte  etr.  e  rom.  12 

56  Ricol  V.  Strumentazione  ....  53 

2&\  Righetti  E  Asfalto 13 

54  WvellrA.  Stereometria 52 

13    Rodarf  Ili.  Floricoltura 29 

28  Rodari  D.  Sintassi  francese ...  51 

48   —  Esercizi  sintattici 27 

11  Romanelli-M.  G.  Trine  al  fu  sello  56 

10  Ronchetti  G.  Pittura  per  dilett.  46 

11  —  Grammatica  d.  disegno  .  .  24 
27    Roscoe  H.  E.  Chimica 17 

32  Rossetto  V.  Arte  militare.  ...  53 

32  —  Avarie  e  sinistri  marittimi  14 
54    Rossi  A.  Liquorista 39 

27  —  Profumiere 48 

41  Rossi  G.  Costruttore  navale .  .  22 

18  Rossottl  M.  A.  Formai,  di  matem.  30 

24  Rota  G.  Ragioneria  cooperat.  49 

42  —  Contabilità  (v.  Beneficenza)  15 
38  Ruata  G.  Ufficiale  sanitario  .  .  56 

36  Saccherl  P.G.L'Euclide  emendato  28 

37  Sacchetti  G.  Tecnologia  raònet.  54 
1*  Salvatore  A.  Infort.  sul  lavoro  37 
54  Sanarelll.  Igiene  del  lavoro .  .  34 
40  Sandrlnelll  G.  Resister!,  mater.  49 
46    Sannino  F.  A.  Cognac 19 

52  Sansoni  F.  Cristallografia.  ...  22 
34  Santi  B.  Diz.  dei  Comuni  ital.  25 

48  Santini.  Selvicoltura 51 

49  Sanvlssnti  B.  Letteratura  spag.  38 

33  Sardi  E.  Espropriazioni 28 

28  Sartori  G.  Latte,  burro  e  cacio  36 

19  —  Caseificio 17 

57  Sartori  L  Carta  (Industr.  della)  17 

52  Sassi  L  Carte  fotografiche  .  .  17 

53  —  Ricettario  fotografico  ...  50 
31   —  Fotocromatografia 30 


64 


INDICE  ALFABETICO  PER  AUTORI 


Satti  L.  Proiezioni  (Le)  ....  48 
Savorgnan.  Colti  v.d.  pian  te  tesa.  46 
Soarpit  U.  Teoria  dei  numeri.  54 
Soartazzini  G.  A.  Dantologia.  .  23 
Sohdnok  E.  Resist.  travi  metal.  49 
Schiaparelli  9.  V.  L'astronomia 

n.  antico  testamento 14 

Sohi  ave  nato  A.  Diz.  stenogr.  .  25 
8ooiàrl  C  Dizionario  alpino.  .  25 
8ecco-Suardo.  Bistau.  dipinti  .  50 

Seghleri  A.  Scacchi 50 

Sella  A.'  Fisica  cristallografica  29 

Scrina  L.  Testamenti 55 

Sernagiotto  R  Enol  domestica  27 
Setta  G.  Dottrina  popolare  .  .  26 
Setti  A.  Man.  del  Giurato  ...  33 

Severi  A.  Monogrammi 43 

Slber-Hlllot  C.  Molini  (Ind.  dei)  43 
Soiazzi  E.  Letteratura  inglese.  38 
Soldanl  G.  Agronom.  moderna  10 
Solerlo  G.  P.  Rivoluz.  francese  50 

Soli  8.  Didattica 2H 

Spagnottl  P.  Verbi  greci  ....  56 
Spataro  D.  Fognat.  cittadina  .  30 
Stecchi  R.  Chirurgia  operai.  .  18 
Stoppini  A.  Geografia  fisica.  .  32 

—  Geologia 32 

—  Prealpi  bergamasche  ....  47 
Stoppato  A.  Diritto  penale  ...  24 
Stoppato  L.  Fonologia  italiana  30 
Strafforelio  G.  Alimentazione  .  11 

—  Errori  e  pregiudizi 27 

—  Letteratura  americana ...  37 
Strafico  A.  Letterat.  albanese.  37 

Streker.  Elettrotecnica 27 

Strucchi  A.  Cantiniere 16 

—  Enologia 27 

—  Viticoltura 57 

Supino  R.  Chimica  clinica  ...  17 
T&banelll  N.  Codice  del  teatro  19 
Taocanl  A.  Zucchero  (Fabbr.  d.)  57 

Taochini  A.  Metrologia 42 

Tamaro  D.  Frutticoltura  ....  31 

—  Gelsicoltura 31 

—  Orticoltura 45 

—  Uve  da  tavola 56 

Tarn!  F.  Nautica  stimata.  ...  44 

Tampelinl  G.  Zootecnia 57 

Taramelli  A.  Prealpi  bergamas.  47 
Teloni  B.  Letteratura  assira .  .  38 
Thompson  E.  ■.  Paleografia  .  .  45 
Tloll  L.  Acque  minerali  e  cure  10 
Togninl  A.  Anatomia  vegetale.  12 
Toletani  D.  Enimmistica  ....  27 
TommaslM.  R.Convers.volapùk  57 
Toniazzo  G.  St.  ant.  (La  Grecia)  53 
Tonta  I.  Raggi  Rontgen  ....  50 

onzig  C.  Ufficiale  sanitario.  .  56 


Tozer  H.  F.  Geogralia  classica.  32 
Trabalza  C.  Insegn.  dell'italiano  36 
Trambusti  A.  Igiene  del  lavoro  47 
Tratporti  e  tariffe  ferroviarie  .  .  55 
Trevisani  G.  Pollicoltura  ....  47 
Tribolati  F.  Araldica  (Gramm.)  12 
Triconl  E.  Medicat.  antisettica  41 
Trlvero  C.  Classific.  d.  soienze  18 
Ulivi  P.  Industria  frigorifera  35 
Unterstelner  A.  Storia  musica.  53 
Untertteiner  L.  Uccelli  canori.  56 
Vfacchelll  9.  Calcestruzzo  ....  16 
Vaienti  A.  Aromatici  e  nervini  13 
Valentin!  N.  Chimica  legale  .  .  17 
Valletti  F.  Ginnast.  femminile  .  32 

—  Ginnastica  (Storia  della).  .  32 
Valmaggl  L  Grani ra.  latina.  .  .  33 

Vanblanohi  C.  Autografi 14 

Vecchio  A.  Cane  ai) ™ 

Vender  V.  Acido  solforico,  ecc.  10 
Venturoli  Q.  Concia  pelli  ....  20 

—  Conserve  alimentari  ....  20 
Vidari  E.  Diritto  commerciale.  23 

—  Mandato  commerciale  ...  40 

Vidari  G.  Etica 28 

Villani  F.  Distillazione  del  le- 
gno (Prodotti  della) 24 

—  Soda  caustica 52 

Vlnasta  P.  Paleontologia.  ...  45 
VirgHII  F.  Cooperazione 21 

—  Economia  matematica  ...  25 

—  Statistica ,  ....  52 

Viterbo  E.  Grammatica  Galla  33 
Vltta  C  Giustizia  amministr. .  33 
Vivant!  Q.  Funzioni  analitiche  31 

—  Comp.  matematica  .  .  .  ..  41 
Voigt  W.  Fisica  cristallograf. .  29 
Voinovich.  Grammatica  russa  .  34 

—  Vocabolario  russo 57 

Volpini  C.  Cavallo.  .  .  : 17 

—  Proverbi  sul  cavallo  ....  48 
Webber  E.  Macchine  a  vapore  39 

—  Dizionario  tecnico  italiano- 

*  tedesco-francese-inglese.  .  .  26 
Werth  F.  Galvanizzazione  .  .  .  31 
Will.  Tav.  analit.  (v.  Chimico) .  17 
Wlttgent  A.  Antic.  pubbl.  rom.  12 
Wolf  R.  Malattie  crittogam..  .  40 
Zambelll  A.  Manuale  di  con- 

versaz.  italiano- volapùk  .  .  57 
Zambier  A.  Medicat.  antisett. .  41 
Zampini  Q.  Bibbia  (Man.  della)  15 

—  Imitazione  di  cristo 35 

Zigàny-Arpàd.  Lett.  ungherese.  38 
Zoppettl  V.  Arte  mineraria.  13-42 

—  Siderurgia 51 

Zubfani  A.  Tisici  e  sanatorii  .  55 
Zuooa  A.  Acrobatica  e  atletica  10 


This  book  should  beNreturned  to 
the  Library  on  or  before  the  last  date 
stamped  below. 

A  fine  of  five  cents  a  day  is  incurred 
by  retaining  it  beyond  the  specified 
time. 

Please  return  promptly.